martedì 28 dicembre 2010

La carcassa di un delfino sulla spiaggia autopsia per capire come è morto

L'animale forse ucciso da un sacchetto di plastica: la bestia sembrava in buona salute. Nei giorni scorsi, per le mareggiate, spiaggiate anche alcune tartarughe di mare
Sulla spiaggia, a cinquecento metri dalla foce del Bevano, nel Ravennate, è stata trovata la carcassa di un delfino. E' stato un cittadino che passeggiava sull'arenile ad avvertire gli agenti del Corpo forestale dello Stato.

Il delfino risultava in piena salute e senza evidenti ferite. Le cause del decesso verranno chiarite dall'autopsia che verrà eseguita nei prossimi giorni dalla fondazione Cetacei di Riccione. Anche se come per le tartarughe, ha spiegato la Forestale, la morte, se non dovuta a ferite da elica, è spesso causata da ingestione di sacchetti di plastica.

Le mareggiate dei giorni scorsi, ha aggiunto la Forestale, hanno inoltre portato sul litorale ravennate allo spiaggiamento di alcuni esemplari di tartaruga di mare (Caretta caretta), oltre che di legno e plastica.

Fonte: La Repubblica - 27 dicembre 2010

venerdì 17 dicembre 2010

Olona, Belotti firma accordo per studio idraulico

(Ln - Varese) L'assessore regionale al Territorio e Urbanistica Daniele Belotti ha firmato a Varese l'accordo di collaborazione tra Regione Lombardia, i Comuni di Varese, Induno Olona e Malnate, l'Autorità di Bacino del fiume Po, l'Agenzia Interregionale per il fiume Po (Aipo) e la Provincia di Varese per la redazione dello studio di fattibilità della sistemazione idraulica del fiume Olona, nel tratto compreso tra le sorgenti e il bacino di laminazione di Ponte Gurone.

L'accordo garantisce una risposta concreta alle richieste di un territorio colpito da periodiche e frequenti esondazioni, che coinvolgono spesso e inevitabilmente anche le aree urbanizzate e che evidenziano la vulnerabilità idrogeologica di quest'area.

"Lo studio di fattibilità - ha commentato Belotti - per il quale Regione Lombardia mette a disposizione 150.000 euro, consentirà di aggiornare gli studi a suo tempo realizzati dall'Autorità di Bacino del fiume Po per la parte alta del bacino dell'Olona e di individuare così, a livello puntuale e in base a un determinato ordine di priorità, gli interventi strutturali necessari per la mitigazione del rischio idrogeologico, in un'ottica di bacino idrografico".

Il Comune di Varese farà da capofila per l'attivazione, il coordinamento e lo sviluppo delle attività relative allo studio, raccordandosi sul territorio con gli altri soggetti. L'attuazione dell'accordo avverrà tramite un tavolo tecnico tra i soggetti sottoscrittori attraverso il quale verranno definite le specifiche tecniche dello studio e il programma delle attività e sarà monitorato lo sviluppo.

Il 4 novembre scorso il presidente Roberto Formigoni ha firmato l'Accordo di Programma con il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per la programmazione e il finanziamento di interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico; in base a tale accordo è stato previsto uno stanziamento di 5.400.000 euro per la realizzazione di opere di sistemazione dell'Olona nelle zone colpite nel luglio 2009 dal violento nubifragio, che aveva causato gravi danni a infrastrutture pubbliche e private. I risultati dello studio di fattibilità - ha concluso l'assessore Belotti - consentiranno di utilizzare al meglio queste risorse, realizzando gli interventi individuati attraverso un percorso partecipato e condiviso.

Fonte: Lombardia Notizie - 30 novembre 2010

Incontro pubblico "Acqua controcorrente" a Montichiari

martedì 14 dicembre 2010

Convegno: Tra fiume e città. Progettare sull'acqua

17.12.2010, Saronno dalle ore 09.30

Tra Fiume e Città. Progettare sull’acqua. Riflessioni ed esperienze a confronto - Saronno e il Lura” è il tema dell’importante dibattito organizzato dal Consorzio Parco del Lura in collaborazione con i Contratti di Fiume, la città di Saronno, il Politecnico di Milano – Dipartimento di Progettazione dell’Architettura - e l’Ordine degli Architetti di Varese. Sostengono l’iniziativa, Regione Lombardia e Fondazione Cariplo.

Sede dell’incontro, venerdì 17 dicembre 2010 presso Villa Gianetti in via Roma al 22 a Saronno, a partire dalle 09.30.
Il convegno si inserisce in un più ampio progetto pilota promosso tra le attività dei Contratti di Fiume di Regione Lombardia e tra le attività promosse per la riqualificazione del sottobacino del Torrente Lura, attraverso una serie di azioni mirate sia alla salvaguardia delle sorgenti che al recupero della continuità fluviale in corrispondenza dei principali nodi urbani attraversati, dove cioè il parco fluviale risulta inevitabilmente più compromesso nei suoi aspetti naturalistici.

E’ il caso di Saronno, comune attraversato dal Lura, in cui le modificazioni dello spazio pubblico urbano nel loro continuo divenire hanno negato o ostacolato un qualunque rapporto con l’acqua, fisico o visivo, giungendo in alcuni tratti a tombinare completamente il fiume per la costruzione di strade e di altri spazi pubblici.

La sessione mattutina ha inizio con i saluti, nell’ordine, di Luciano Porro sindaco di Saronno, Raffaele Cattaneo Assessore alle Infrastrutture di Regione Lombardia e l’Assessore ai Sistemi Verdi Alessandro Colucci. Conclude i saluti Luca Marsico, Assessore Tutela Ambientale, Energia e Ecologia della Provincia di Varese.

Tra i relatori intervengono, nella sessione mattutina, Giuseppe Campilongo del Comune di Saronno e Michele Ugolini del Politecnico di Milano. Apre la sessione pomeridiana lo studio West8 di Rotterdam, Andreas Kipar, Land Milano, Michela De Poli e Adriana Marangon, Studio MADE associati e Carlo Ducci di LINDA Foster. A seguire, dopo una breve pausa, gli interventi di Roberto Rizzi del Politecnico di Milano, Carlo Moretti del Comune di Legnano e per concludere Simone Bizzi del Cirf.

Per informazioni è possibile contattare lo 0332/812601 o scrivere a infovarese@awn.it

Indirizzo

Villa Gianetti, via Roma 22 a Saronno

lunedì 13 dicembre 2010

Ancora schiuma nel Lambro Ma c'è una traccia Coltre bianca in centro come il giorno prima, sversamento pure a Briosco.

Come 24 ore prima. L’ondata di schiuma bianca è tornata nel Lambro con una puntualità allarmante. Martedì, ore 13.30 circa: come il giorno prima, il Lambro si riempie di una sospetta coltre bianca particolarmente evidente in corrispondenza del tratto di fiume compreso fra Ponte dei Leoni e Ponte di San Gerardino. Decine di passanti, ma anche di residenti e commercianti che lavorano in zona, si precipitano ancora una volta a osservare il fenomeno sconsolati.

La memoria torna agli scempi di cui il Lambro è stato vittima nei mesi scorsi, quando, a partire dal disastro di idrocarburi usciti dalla Lombarda Petroli, i casi di sversamento sono stati addirittura cinque. «Sono dei barboni, bisognerebbe trovarli e punirli» si lascia sfuggire, con espressione tutta brianzola, un anziano mentre fotografa l’ultimo scempio, per fortuna destinato a dissolversi nel giro di poche ore. Stavolta però sembra esserci una traccia che potrebbe condurre ai responsabili, un bandolo che i tecnici di Brianzacque promettono di seguire da domani mattina, a Ponte dell’Immacolata finito. Spiega Angelo Pirovano, responsabile provinciale dell’Arpa: «La schiuma proviene da una fognatura di Villasanta».

E sembra esserci anche un’idea abbastanza precisa sulla sostanza che ha provocato tanto sconcerto: «tensioattivi», vale a dire detersivi. «A Villasanta la schiuma c’era - precisa Pirovano -, per poi scomparire all’altezza del Parco e rifarsi vedere nel centro di Monza, probabilmente per il “salto” in prossimità del Ponte di San Gerardino».

Ed è stata una brutta giornata per il Lambro anche a Briosco, dove alle 14.30 circa sono comparse chiazze scure nei pressi di via Peregallo in frazione Fornaci. Sul posto sono intervenuti Polizia Provinciale, Arpa, Nucleo sommozzatori della Protezione civile, Vigili del Fuoco di Carate, Polizia locale di Briosco. Secondo una prima ricostruzione, l’episodio sarebbe stato causato dal maltempo e dalle condotte fognarie, che corrono lungo il fiume, troppo piene d’acqua. Gli scolmatori dell’impianto fognario, cui fanno riferimento diverse tintorie della zona, in alcuni punti sono collegati direttamente col fiume, dove convogliano i liquami fognari in caso di necessità.

Intanto dal presidente della Provincia, Dario Allevi, arriva un appello: «Gravissimo il ripetersi di questi episodi ignobili. Il Lambro non è la pattumiera della Brianza, ma una risorsa del territorio. È necessaria una maggiore responsabilità e coscienza ambientale da parte di tutti per lavorare seriamente alla sua riqualificazione. I continui episodi degli ultimi mesi sono da condannare quali veri e propri attentati al patrimonio naturale della Brianza». «Ancora una volta cercheremo i colpevoli di questo ennesimo ignobile episodio – assicura Luca Talice, assessore provinciale alla Sicurezza – mentre continua il presidio capillare del territorio per evitare nuovi allarmi».

Fonte: Il Giorno di Monza e Brianza - Monza, 8 dicembre 2010 - articolo di Dario Crippa

sabato 11 dicembre 2010

ACQUE MINERALI, OK AD AUMENTO CANONI CONCESSIONE

IL CONTRIBUTO, FERMO DAL 2002, PASSA DA 0,516 A 1,20 EURO


(Ln - Milano, 01 dic) La Giunta regionale, acquisito il parere favorevole dell'ottava commissione consiliare, su proposta dell'assessore all'Ambiente, Energia e Reti Marcello Raimondi ha approvato una delibera che porta all'adeguamento del contributo indennitario proporzionale alla quantità di acqua imbottigliata. In pratica, i concessionari dovranno versare (dal primo semestre del 2011) 1,20 euro al metro cubo (ogni 1.000 litri) per l'acqua imbottigliata in contenitori di plastica e 0,90 euro al metro cubo per l'acqua imbottigliata in contenitori di vetro. Il contributo, previsto da una legge regionale del 1980, non aveva più subito adeguamenti dal 2002, quando si era attestato su 0,516 euro a metro cubo sempre ogni 1.000 litri imbottigliati. "Soddisfazione" è stata espressa da Raimondi, secondo il quale un atto del genere "riconosce il giusto contributo che deve essere garantito da chi sfrutta l'oro blu lombardo". "Abbiamo anche voluto differenziare l'entità del contributo a seconda del materiale utilizzato per l'imbottigliamento - aggiunge Raimondi- per disincentivare l'uso della plastica al fine di ridurre la produzione di rifiuti". L'introito è in favore delle Province a cui la Regione ha delegato la materia delle acque minerali e termali. Sono loro infatti a rilasciare la concessione e a incassarne la relativa indennità.

L'ACQUA IMBOTTIGLIATA - Annualmente in Lombardia si imbottigliano 2.906.000 metri cubi di acqua per un introito complessivo di 1.499.768 euro. Negli ultimi anni la quantità di acqua imbottigliata è rimasta pressoché costante. Attualmente le province in cui sono attive concessioni per l'imbottigliamento di acqua minerale sono Bergamo, Brescia, Como, Lecco e Sondrio. "I nuovi introiti - conclude Raimondi - dovranno essere utilizzati per progetti di difesa attiva dei bacini idrominerali e per interventi di compensazione ambientale nelle zone interessate dalle attività produttive dipendenti dalle concessioni. Nei prossimi mesi poi ridiscuteremo approfonditamente le procedure e le modalità di rilascio e gestione delle concessioni". (Ln)

Fonte: Agenzia di stampa della Giunta Regionale

giovedì 9 dicembre 2010

L' analisi gratuita dell' acqua? Ci pensa la scuola

GALLARATE (Varese) - Le analisi ufficiali per fortuna danno quasi sempre tutto ok, ma nella pratica la gente si chiede spesso se l' acqua del rubinetto sia buona e bevibile. Se qualcuno si volesse togliere uno sfizio in più, da oggi può andare a Gallarate, dove gratuitamente i professori di laboratorio dell' Isis Ponti analizzeranno i campioni per verificare che siano entro i limiti di legge. Basterà chiedere di tre professori: Mario De Carlo, Mauro Sabella, Lucia Mairani. E portare in via Stelvio 35 almeno un litro di acqua in una bottiglia risciacquata più volte, dopo aver tenuto aperto il rubinetto di casa per almeno un minuto. L' Isis ha una sezione Ipsia, in cui è stato progettato da anni un corso di chimica e biologia, materia quest' ultima sacrificata dall' ultima riforma scolastica, tanto che la scuola ha deciso di inventarsi un «ufficio prelievi» anche per rimarcare l' utilità di questi insegnamenti. A chi critica l' iniziativa dicendo che una scuola non può sostituirsi alla Arpa o all' Asl, i professori replicano così: «Non vogliamo certo fare concorrenza all' Arpa - spiega De Carlo - noi non certifichiamo nulla, ma possiamo fare analisi molto precise. Abbiamo anche un macchinario donatoci da una azienda americana che misura l' assorbimento atomico. Il nostro è un discorso civico - sottolinea il docente - il territorio ci potrebbe usare come delle sentinelle che segnalano il problema alle autorità competenti. In fondo, pur senza associare le due cose, è lo stesso concetto delle ronde».

Fonte: Corriere della Sera - 7 dicembre 2010 - articolo di Rotondo Roberto

Lambro - schiuma di sapone: per la provincia è ora di inasprire le sanzioni

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La schiuma bianca che ieri pomeriggio ha invaso le acque del Lambro sarebbe sapone. Nonostante ciò la macchina dei soccorsi e delle analisi si è messa in moto e per la Provincia è ora di inasprire le pene per chi getta illegalmente qualsiasi sostanza nel fiume.

Apparentemente non tossico, il materiale immesso nelle acque del Lambro, sarebbe stato riversato da un’attività localizzata in città o da qualche irresponsabile che ha pulito una cisterna svuotando poi il tutto nel fiume. L’episodio, come da copione, creato l’ennesimo allarme ecologico in Provincia che, dal disastro ecologico provocato dallo svuotamento delle cisterne della Lombarda Petroli di Villasanta, ha irrobustito i controlli. «La quantità di materiale visibile ha ovviamente scatenato l’allarme – dichiara Luca Talice, assessore provinciale alla Sicurezza – fino ad ora i controlli lo darebbero per innocuo, ma lambro-sversamento-2-mbattendiamo ulteriori conferme dai test». Secondo una prima ricostruzione il materiale sarebbe stato immesso nei pressi del Parco di Monza, o poco lontano «Escludiamo che possa essere stato gettato in altri comuni a nord – prosegue Talice – probabilmente chi ha deciso di lavare una cisterna ha poi buttato l’acqua insaponata proprio qui». L’apporto degli agenti della Polizia Provinciale e l’impegno delle Guardie Ecologiche Volontarie sono stati fondamentali per reagire tempestivamente all’emergenza, ma secondo Talice non basta «La legislatura in materia ambientale ha molte falle ed è lassista – afferma – le pene e le sanzioni, previste per tutti anche per chi riversa nei fiumi materiale “innocuo”, a mio avviso andrebbero quadruplicate». In Provincia hanno anche pensato ad una mappatura delle aziende poste in prossimità del fiume, in modo da poter risalire più velocemente ai responsabili di sversamenti abusivi «E’ il settimo episodio, dopo la Lombarda – conclude Talice – c’è anche da dire che spesso i responsabili provengono da fuori, caricano i rifiuti liquidi in camion-container e poi vengono a gettarli qui. Vanno puniti severamente, il fiume è un bene di tutti».

Fonte: Monza e Brianza News -scritto da Valentina Rigano - martedì 07 Dicembre 2010


domenica 5 dicembre 2010

WORKSHOP L’idroelettrico che rispetta i fiumi: la certificazione CH2OICE in Italia


Martedì 14 dicembre 2010

Libera Università di Bolzano

Piazza dell'Università 1, aula D1.02

La necessità di raggiungere il “buono stato” ecologico dei corsi d’acqua entro il 2015, come previsto dalla Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE), richiederà nei prossimi anni la messa in atto di misure per ridurre l’impatto ambientale delle derivazioni ad uso idroelettrico. D’altra parte, l’obiettivo fissato dalla Direttiva 2009/28/CE di usare fonti rinnovabili per almeno il 20% dei consumi di energia, richiede un complessivo sensibile incremento di produzione di energia da sole, vento, biomasse e acqua. Esiste dunque un potenziale conflitto tra le due direttive ed è necessaria la ricerca di soluzioni che consentano di ridurre l’impatto delle derivazioni entro limiti compatibili con il “buono stato” dei corsi d’acqua, mantenendo e, possibilmente, aumentando la produzione di energia idroelettrica.

Il progetto CH2OICE (www.ch2oice.eu), con il contributo di esperti provenienti da 5 paesi europei (Italia, Francia, Slovacchia, Slovenia e Spagna), ha sviluppato una metodologia di certificazione tecnicamente ed economicamente fattibile per la produzione di energia idroelettrica che, da una parte, consenta ai produttori di verificare volontariamente la compatibilità dei loro impianti con il buono stato ecologico dei corsi d’acqua, dall’altra, permetta agli enti pubblici e agli utilizzatori finali di verificare l’effettiva sostenibilità ambientale dell’energia prodotta.

Il 14 dicembre 2010 all’Università di Bolzano saranno presentati i risultati della sperimentazione della metodologia su 4 impianti idroelettrici con diverse caratteristiche. Per i produttori, sarà possibile verificare i costi e i benefici della certificazione CH2OICE, mentre gli enti pubblici potranno valutare se e come la certificazione volontaria (e le analisi ambientali necessarie per ottenerla) possano essere usate nell’ambito della propria attività di pianificazione e autorizzazione ambientale.

INGRESSO

La partecipazione all'evento è gratuita. È gradita la registrazione, inviando nome, cognome, ente di appartenenza e contatti e-mail e telefonici a: info@ch2oice.eu

Per informazioni:

Anna Bombonato, anna.bombonato@ambienteitalia.it, tel. 0644340129, www.ch2oice.eu

venerdì 3 dicembre 2010

Interventi illegittimi sulle sponde del fiume a Nibionno (LC)

Milano, 3 dicembre 2010

Comunicato stampa


Lambro


Interventi illegittimi sulle sponde del fiume a Nibionno (LC)


Legambiente: “Amministrazioni irresponsabili che usano il suolo senza nessun criterio di sicurezza e tutela”



Un altro scempio si sta perpetrando ai danni del povero fiume Lambro. Ancora una volta delle opere del tutto illegittime metteranno a rischio la sicurezza di quanti vivono lungo l'asta di questo corso d'acqua. A compromettere il normale deflusso del fiume sono “i lavori in corso” nel comune di Nibionno, in provincia di Lecco, che stanno letteralmente modificando la fisionomia di un tratto del Lambro. Le opere consistono nell'innalzamento di una delle sponde e l'ampliamento di una struttura sportiva a meno di dieci metri dal corso del fiume. L'intera area, superiore ai 5000 mq, sarà innalzata di più di un metro e poi coperta con una struttura fissa, in palese contrasto con quanto disposto dal Piano stralcio per l'Assetto Idrogeologico per le fasce "B", che vieta tutti gli interventi anche di trasformazione morfologica dei luoghi che comportino una riduzione e una parzializzazione della capacità di invaso.

Per questi motivi Legambiente Lombardia ha scritto a tutti i soggetti istituzionali interessati sollecitando l'immediata interruzione dei lavori e intravvedendo un possibile abuso edilizio. “Si tratta di opere del tutto illegittime che mettono in serio rischio chi vive più a sud di Nibionno - dichiara Marzio Marzorati, responsabile Area Parchi di Legambiente Lombardia - Per non dire quanto sia poco responsabile costruire in zone che sono periodicamente soggette a esondazioni per le piene del fiume in questo tratto. A nostro parere gli interventi non rispettano nessuna delle prescrizioni imposte dall'autorizzazione emessa dalla sede territoriale di Regione Lombardia di Lecco e sono in palese contrasto con quanto disposto dall’Autorità di bacino del Po che fa divieto assoluto a costruire nelle fasce “B” del Piano stralcio per l'Assetto Idrogeologico (PAI). Quando il fiume esonderà a Milano o nella altre città – conclude Marzorati – sapremo chi ringraziare: amministrazioni irresponsabili che usano il suolo senza nessun criterio di sicurezza e di tutela”.


L'Ufficio stampa Legambiente Lombardia 02 87386480 – 349 1074971

giovedì 2 dicembre 2010

Regione Lombardia: rinviato il voto della legge regionale sull’acqua!

Il Consiglio Regionale ne ridiscuterà il 23 dicembre; parziale vittoria dei Comitati per l’acqua pubblica.



La mobilitazione del Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’acqua pubblica, messa in atto attraverso la mailbombing sui consiglieri regionali e il presidio davanti al Pirellone, ha determinato il rinvio della votazione da parte del Consiglio Regionale della Lombardia del progetto di legge sui servizi idrici locali.

In occasione del dibattito di oggi, 30 novembre, in Consiglio Regionale, i Comitati per l’acqua pubblica hanno organizzato un presidio e un volantinaggio all’ingresso del Pirellone; il “pressing” è poi proseguito con la presenza di una delegazione del Coordinamento Regionale dei Comitati, composta da Roberto Fumagalli e Rosario Lembo, come auditori ai lavori del Consiglio.

Grazie al lavoro di ostruzionismo da parte dei Consiglieri di opposizione, con la presentazione di una serie di emendamenti (a partire da quelli proposti dal Coordinamento Regionale acqua pubblica), unita ad una puntuale contestazione sul merito e sull’urgenza del provvedimento, la discussione si è protratta per tutta la giornata, e verso sera i partiti della maggioranza hanno accolto la proposta di rinvio della messa in votazione del provvedimento alla prossima seduta del Consiglio Regionale fissata per il 23 dicembre.

A far maturare la decisione del rinvio ha concorso certamente l’azione costante di e-mail inviate dai comitati e dai cittadini, ma ha pesato anche la presenza al presidio di amministratori di Comuni lombardi. Il relatore della legge ha letto in aula l’Appello del Coordinamento regionale acqua pubblica e le ragioni della Manifestazione del 13 novembre; alcuni consiglieri dell’opposizione hanno letto in aula durante i loro interventi i messaggi di protesta inviati via e-mail da oltre 3 mila cittadini.

Nel merito delle obiezioni al provvedimento, le preoccupazioni sottolineate dai Consiglieri sono state quelle relative all’esproprio ai Comuni della titolarità del servizio idrico, all’obbligatorietà della messa a gara della gestione dell’acqua, alla mancata salvaguardia delle gestioni affidate a società totalmente pubbliche.

A questo punto, in preparazione della prossima seduta del 23 dicembre, si rende necessaria, accanto all’azione di monitoraggio e di vigilanza dei comitati e dei cittadini, una forte mobilitazione dei Sindaci nei confronti del Consiglio Regionale e delle forze politiche ivi rappresentante, per rivendicare con forza la titolarità dei Comuni rispetto ai modelli di affidamento e di gestione dei servizi idrici.

Il rinvio del voto tiene conto anche della possibilità che venga prorogata la soppressione delle Autorità ATO, anche in attesa della sentenza della Corte Costituzionale sul ricorso presentato dalla Regione Veneto.

Fonte: Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’Acqua Pubblica

Dividendi all'arsenico: l'acqua potabile, le deroghe al regime Ue e Acea

I titoli dei quotidiani sull'acqua potabile, negli ultimi giorni, sembrano uno di quei giochi che facevamo da bambini, “acqua, fuochino, fuoco”, alla ricerca di qualcosa o di una soluzione agli indovinelli. “Acque all'arsenico: l'Ue chiude i rubinetti di 128 Comuni italiani” (Corriere della Sera): acqua; “Acque 'all'arsenico', stop alle deroghe. Fazio, 'In 100.000 senza potabile'”: fuochino; (repubblica.it), “Acqua all'arsenico dai rubinetti la Ue dice no alla terza deroga” (la Repubblica): fuoco.
È così che, con grande ritardo, abbiamo scoperto l'“acqua calda”, ovvero che in parte del Paese c'è un problema legato alla qualità dell'acqua distribuita nella rete acquedottistica. In particolare, c'è una concentrazione di arsenico superiore a quanto consentito per legge, ovvero ai 10 milligrammi per litro, come stabilisce il decreto 31 del 2001. Finalmente, l'Unione europea ci permette di elencare -nel dettaglio- i nomi dei Comuni sottoposti a deroga (nell'allegato 1) e ci permette di fare due conti su quanti italiani ci vivono (poco più di un milione di persone), limitando la portata denigratoria dei messaggi diffusi dalle aziende delle acqueminerali (“l'acqua del rubinetto può essere erogata anche se non rispetta i parametri di legge, perché beneficia di un sistema di deroghe”, secondo l'ultimo messaggio istituzionale di Mineracqua, che noi di Ae abbiamo segnalato all'Antitrust, per capire se ci sono gli estremi per un intervento per pubblicità ingannevole).

Adesso che l'Ue ha bocciato la domanda di rinnovo della deroga per il terzo triennio consecutivo, si pone necessariamente una domanda: cosa è stato fatto, nel corso dei primi due trienni, per risolvere il problema? Perché il “problema” arsenico, che nella maggior parte dei casi è di origine naturale e non derivante da attività antropiche, può esser risolto. Per farlo, basta investire. Il governo, negli anni scorsi, ha addirittura stanziato finanziamenti a fondo perduto per “affrontare” la questione arsenico. La Regione Lombardia, tra le altre, ha avuto accesso a questi fondi, messi a disposizione delle aziende che gestiscono gli acquedotti dopo aver sottoscritto un Accordo quadro con lo Stato. In Lombardia, come spiega Giancarlo Peterlongo, direttore del settore acquedotti di Amiacque (ex Cap) il problema è stato in larga parte risolto (solo 8 Comuni, per 25mila abitanti, sono stati “bocciati” dall'Ue per aver chiesto il terzo rinnovo della deroga): “I soldi sono arrivati dallo Stato. Le Asl hanno segnalato le situazioni critiche, e i gestori sono stati tutti interpellati. Per noi, nel lodigiano è stato facile, nel pavese un po' meno. Abbiamo aperto nuovi pozzi, realizzato impianti di ossidazione per l'arsenico. Nel Lazio, in Toscana, in zone vulcaniche, forse l'arsenico è presente in maggiori concentrazioni. Però mi risulta che l'Unione europea concedesse le deroghe solo a fronte di progetti, solo documentando la pianificazione delle opere necessarie a risolvere il problema”.

Sarebbe bastato investire, quindi -e lo descrive in modo chiaro il dossier Acque potabili, il pasticcio delle deroghe, che Legambiente ha reso pubblico il 24 novembre-: “Le deroghe [devono essere considerate] come uno strumento finalizzato alla soluzione dei problemi di contaminazione. Per questo, una volta ottenute, è necessario mettere in campo tutti gli interventi utili a tornare il prima possibile a distribuire acqua potabile e di buona qualità […]”. Legambiente, nel dossier, fa l'esempio dei Comuni (117, per 1.049.844 abitanti) che hanno ottenuto il rinnovo della deroga (8 per l'arsenico, 17 per il boro, 92 per il fluoruro): “Obiettivi che -scrive l'organizzazione ambientalista- dovranno essere ottenuti nei prossimi mesi, come si vede nel termine della deroga stessa” cui Legambiente ha avuto accesso.
Tra i gestori che hanno quantificato il volume degli interventi necessari per rientrare della deroga in merito al fluoruro c'è Acea, gestore a Roma e provincia (in deroga 17 Comuni, per un totale di 145mila abitanti). Sono oltre 33 milioni di euro, per un intervento che dovrà concludersi entro il 2012. La stessa azienda, però, è fuorilegge per quanto riguarda l'arsenico. In 22 Comuni, dove vivono 252mila persone. Quanto avrebbe dovuto investire Acea, negli ultimi sei anni, per rientrare nei limiti? Non lo sappiamo, ma possiamo fare un po' di conti in tasca all'azienda, ex municipalizzato del Comune di Roma, oggi quotata in Borsa. Gli azionisti di riferimento sono, oltre all'amministrazione comunale (51%), Francesco Gaetano Caltagirone (12,993%) e Gdf Suez (10,024%). Negli ultimi anni, quando avrebbe dovuto intervenire per il problema arsenico a Roma (ma anche in altri Ambiti territoriali ottimali gestiti direttamente o attraverso società controllate) l'azienda ha distribuito dividendi per 0,19 euro per azione (2004), 0,378 (2005), 0,47 (2006), 0,54 (2007), 0,62 (2008), 0,657 (2009). Nei primi nove mesi del 2010 ha registro oltre 110 milioni di euro di utili. Ed è la stessa azienda che non è stata in grado di risolvere il problema arsenico, come "spiega" il caso Velletri, analizzato in fondo a quest'articolo. 

Viene il dubbio che 3 o 6 anni la deroga non venisse concessa in cambio di un programma d'investimenti per “rimediare”. Il dubbio lo conferma il ministro della Salute Ferruccio Fazio, che interrogato il 24 novembre alla Camera dei deputati dall'onorevole Armando Dionisi dell'Udc, ha fatto orecchie da mercante. Come se il problema non fosse di sua competenza. Come se, dal 2003 ad oggi, non fosse stato possibile intervenire. Come se non fosse stato il suo ministero, “con lettera del 2 febbraio 2010 l'Italia [a chiedere] una terza deroga per alcune forniture di acqua nelle regioni Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino-Alto Adige e Umbria. La richiesta di deroga riguarda il parametro dell'arsenico per valori di 20, 30, 40 e 50 μg/l, il parametro del borio per valori di 2 e 3 mg/l e il parametro del fluoruro per valori di 2,5 mg/l.”: “Ricordo in via preliminare che le funzioni inerenti alla gestione dell'acqua potabile sono attribuite dalla normativa vigente alle autorità locali e la competenza residua del Governo e del Ministero della salute è limitata soltanto alla fissazione di eventuali valori di deroga”, ha esordito il ministro alla Camera, scaricando su altri le responsabilità; “devo dire da questo punto di vista che le regioni si sono adoperate -anche con rilevanti impegni economici- ad avviare ogni iniziativa per cercare di risolvere il problema. Ad oggi, a seguito della nota direttiva della Commissione europea, ci sono alcune situazioni di non conformità che sono rientrate nel limite previsto dalla direttiva del 1998 a seguito degli interventi fatti nel frattempo e, invece, alcune situazioni di non conformità che stanno rientrando entro 20 milligrammi”, ha continuato, e questo è vero, come dimostra l'esempio lombardo che abbiamo raccontato. “Dunque, le iniziative del Ministero sono la collaborazione con le Regioni volta a stabilire programmi di attuazione relativi o alla installazione di dearsenificatori o alla richiesta di deroghe alla Unione europea, nonché altri interventi atti a garantire a tutti i cittadini italiani un approvvigionamento idrico adeguato”. La richiesta di nuove deroghe, una soluzione all'italiana che solo una pressante azione di lobby permetterà di far digerire a Bruxelles: “C'è stata una sottovalutazione del problema in linea generale -sottolinea Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente-. I funzionari italiani non s'erano letti la legge, perché sia la norma europea (98/83/CE) che quella italiana di recepimento (31/2001) dicono che la terza deroga deve avere l'approvazione dell'Ue. C'è stata inadempienza, e una sottovalutazione grave di un iter ben definito, che a un certo punto prevedeva un passaggio formale. Stiamo parlando di questioni legate alla salute dei cittadini. Chi doveva controllare l'attuazione del piano d'intervento, non lo ha fatto. Il cronoprogramma dell'intervento è stato presentato al ministero della Salute, che deve validarne la parte sanitaria. Le Regioni, invece, non hanno fatto i controlli nei confronti dei gestori. L'omissione è del gestore, delle Regioni, del ministero della Salute. È inaccettabile -conclude Ciafani- che Fazio dica 'Non lo sapevamo'”.

Lo sapevano eccome, invece, alcuni cittadini di Velletri (Roma), riuniti nel locale Comitato acqua pubblica. Alla qualità dell'acqua è dedicato un intero capitale del loro “libro nero delle acque” (nell'allegato 2), presentato a inizio novembre, nel quale fanno il punto sulle omissioni di Acea Ato2, una controllata di Acea, gestore del servizio idrico integrato nella cittadina laziale di 53mila abitanti: “La città di Velletri -come buona parte della provincia di Roma, capitale esclusa- è soggetta ad alti tassi di metalli pesanti nell'acqua distribuita per uso umano. In particolare esiste un superamento dei valori di legge per l'Arsenico, il Vanadio e il Fluoro. L'intossicazione cronica -ovvero l'assunzione anche a minime dosi per lunghi periodi di tempo- dell'Arsenico è una delle più conosciute cause di diversi tumori -scrive il Comitato-. Attualmente il limite di legge è di 10 microgramnmi litro, ma l'Oms e l'Unione europea stanno valutando la riduzione ulteriore di questo limite, portandolo a cifre vicine allo zero. Si tratta di un principio precauzionale assolutamente condivisibile. Ci troviamo di fronte ad una vera emergenza ambientale e sanitaria, che mostra con chiarezza come la politica delle deroghe serva solo a coprire il problema. I dati mostrano poi una evidente inadempienza da parte di Acea rispetto al programma di interventi che aveva presentato alla Regione nel 2008, quando ha chiesto ed ottenuto il decreto di deroga ai limiti di legge. Nel documento il programma di interventi prevedeva di risolvere il problema dell’arsenico in buona parte entro il 2009. L’unico intervento previsto per il 2010 riguarda il pozzo di San Pietro.
Il potabilizzatore per la 167, ad esempio, doveva essere terminato sei mesi fa; la potabilizzazione dei
pozzi di colle dei Marmi e gli interventi sul pozzo Poggidoro e sulla rete Vascucce dovevano -secondo il piano di Acea- essere consegnati alla fine dello scorso anno. Delle due una -conclude il dossier-: o gli interventi indicati sono stati realizzati e questo significa che non risolveranno il problema dell’arsenico, oppure le promesse sono rimaste sulla carta”.

Fonte: Altreconomia -articolo di Luca Martinelli - 25 novembre 2010

Allarme inquinamento a Sannazzaro

Operai e tecnici al lavoro per evitare il disastro ambientale

SANNAZZARO – Allarme al depuratore delle acque della Raffineria Eni: la fuoriuscita dalle vasche di “troppo pieno” di liquami oleosi sta caratterizzando in queste ore le condizioni dello scolmatore, lungo circa 400 metri, che porta le acque sino al torrente Razzolo e, da qui, al Po. Per bloccare in tempo le vaste chiazze oleose e schiumose l’Eni sta agendo con un mezzo aspiratore e con una decina di barriere assorbenti. Prima che le acque finiscano nel Riazzolo, l’Arpa sta effettuando analisi continuate. Il risanamento delle acque sta avvenendo in tempo e nessuna anomalia è sinora stata riscontrata alla foce del colatore Eni con il torrente.

Fonte: La Provincia Pavese - 30 novembre 20