lunedì 30 gennaio 2017

Dossier Mal’aria 2017 IN LOMBARDIA DA INIZIO ANNO TUTTE LE CENTRALINE HANNO REGISTRATO SUPERAMENTI DEI LIMITI DI POLVERI SOTTILI

MILANO, 30 GENNAIO 2017                                                       COMUNICATO STAMPA


Cremona maglia nera a livello nazionale: 25 giorni di sforamento delle soglie di legge

Legambiente: “Le città devono tornare a respirare. La Regione renda efficaci le misure d’emergenza e rendere obbligatoria l’adesione dei Comuni al Protocollo con le misure urgenti per il contrasto all’inquinamento”


Nel rapporto 2017 un decalogo di azioni per metropoli innovative e sostenibili, con zero consumo di suolo ed emissioni, mobilità dolce, efficienza energetica e rinnovabi

Il 2017 si è aperto nella morsa dello smog: nel primo mese dell’anno in tutte le centraline delle città lombarde si sono registrati almeno 5 giorni di superamento dei limiti di polveri. Cremona, alla centralina Fatebenefratelli, segna il record negativo addirittura a livello nazionale, con 25 giornate di sforamento, vale a dire oltre il 70% di quelle consentite per tutto il 2017. A Milano, Pavia, Monza i giorni di aria irrespirabile sono stati 18, con picchi di 146 microgrammi per metro cubo. Significativo anche il dato sui giorni consecutivi di sforamento: a Cremona 13, a Monza e Milano 12, a Lodi e Pavia 10, a Mantova 9. Sono i dati contenuti nel dossier Mal’aria 2017 di Legambiente, che monitora l’andamento giornaliero delle polveri sottili rilevate nei capoluoghi di provincia. Si tratta di un quadro preoccupante, che ha ingenti conseguenze sulla salute dei cittadini, se si pensa anche ai rilevanti impatti sulla salute e i costi sanitari associati.

Tab. 1 Superamenti limiti di pm10 nelle province lombarde a Gennaio 2017
Città
Media gennaio
Picco rilevato
Giorni di superamento
% rispetto a 35 gg
Bergamo
49,34
143
13
37,14
Brescia
50,31
131
16
45,71
Como
56,52
150
17
48,57
Cremona
65,29
127
25
71,43
Lecco
38,19
133
9
25,71
Lodi
52,52
105
15
42,86
Mantova
53,91
127
15
42,86
Milano
61,60
161
19
54,29
Monza
55,32
140
18
51,43
Pavia
58,75
108
18
51,43
Sondrio
47,10
84
9
25,71
Varese
48,31
115
13
37,14



Questa mattina a Bologna Legambiente Lombardia ha partecipato insieme alle Regioni dell'area padana, riunite con il ministro dell’Ambiente Galletti, all’incontro governativo sulla qualità dell’aria e le azioni unitarie da adottare nel bacino padano.
"Abbiamo consegnato a Regione Lombardia le proposte di Legambiente per tentare di uscire da uno stato d’emergenza che rappresenta ormai una condizione strutturale in ogni inverno - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Serve coraggio da parte di Regione nei prossimi mesi per risolvere le criticità e prevenire l’allerta smog, a partire dall’obbligatorietà delle misure d'emergenza, concordate nel Tavolo Aria, visto che ancora non tutti i Comuni dell’area critica hanno colto l’opportunità di fare fronte comune nella lotta all’inquinamento”.
Alla Regione si chiede, inoltre, di agire in maniera netta nella lotta alle emissioni, vietando la circolazione a tutti i veicoli diesel e, in un primo periodo di transizione, rifinanziando il bando per i Filtri Antiparticolato per i veicoli commerciali, precedentemente andato deserto. L’abbattimento delle emissioni in città passa anche attraverso la riqualificazione energetica degli edifici; a tal proposito si chiede l'istituzione di un fondo di garanzia, utile soprattutto per le unità immobiliari di grandi dimensioni. Sempre nell’ambito dell’edilizia, è necessario che Regione metta al bando le caldaie a gasolio che, a parità di prestazioni, costano il doppio e sono 25 volte più inquinanti di una caldaia a metano. Nel settore del trasporto, secondo Legambiente, Regione dovrebbe destinare maggiori risorse ai servizi pubblici, per disincentivare l’utilizzo di mezzi privati.
Far uscire le città dalla cappa di smog è una priorità. L’associazione ambientalista ne è convinta e sfida le amministrazioni disegnando le città di domani, innovative e sostenibili, sempre più verdi dove gli alberi tornano ad essere i protagonisti del centro e delle periferie. E poi reti ciclabili, mezzi pubblici e auto elettriche, ecoquartieri, edifici che tornano a nuova vita grazie a progetti rigenerazione urbana e riqualificazione energetica per Centri urbani sempre più smart, partecipativi e inclusivi.
Ecco le 10 proposte anti-smog che Legambiente ha presentato oggi:

- Ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici delle città, creando zone 30 e ampie aree pedonali - Aumentare il verde urbano sia nelle vie del centro che nelle periferie, ma anche sugli edifici
- Una mobilità verso “emissioni zero”, ampliando la rete ciclabile e incentivando car e bike sharing
- Priorità alla mobilità pubblica, potenziando il servizio e creando corsie preferenziali
- Fuori i diesel e i veicoli più inquinanti dalle città, con standard sempre più elevati da dover rispettare per poter accedere alle aree urbane
- Road pricing e ticket pricing: politiche tariffarie per l’ingresso con veicoli a motore nelle aree urbane, sull’esempio dell’Area C milanese
- Riqualificazione degli edifici pubblici e privati, per ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti e aumentare la sicurezza dal rischio sismico e idrogeologico
- Riscaldarsi senza inquinare, vietando i combustibili fossili (fatto salvo il metano) e incentivando le più moderne tecnologie che migliorano l’efficienza riducendo le emissioni, come le pompe di calore
- Rafforzare controlli su emissioni auto, caldaie ed edifici, prevedendo un sistema sanzionatorio efficace
- Intervenire su industrie e aree portuali


NOTA PER LA STAMPA:
In allegato una fotografia dello slogan di Mal'aria "Ne abbiamo pieni i polmoni".

Il dossier di Legambiente “Mal’aria di città 2017, come ridurre lo smog cambiando le città in 10 mosse” è disponibile su: https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/malaria-2017

domenica 29 gennaio 2017

IN LOMBARDIA UNA SOLA CERTEZZA: IL CONSUMO DI SUOLO È UN DIRITTO

BRESCIA, 27 GENNAIO 2017                                                                   COMUNICATO STAMPA


Legambiente: "Basta leggi truffa sul consumo di suolo. Di fronte all'incapacità delle Regioni, serve una norma europea per fermare la cementificazione del territorio. Sosteniamo la petizione #salvailsuolo"


Sono passati oltre due anni da quando il Consiglio Regionale ha approvato quella che avrebbe dovuto essere la legge “per il contenimento del Consumo di Suolo” (l.r. 31/14), ma che gli ambientalisti (e non solo loro) hanno bollato come legge truffa, anzi una vera 'ammazzasuolo'.

Dopo due anni i primi esiti della norma danno ragione a chi l'ha contestata. L'esempio più eclatante è la recente sentenza del TAR, riferita alla variante di piano urbanistico della città di Brescia, sotto scacco per aver scelto di ridurre gli ambiti di trasformazione di terreni agricoli. Nella sentenza, con cui il giudice amministrativo ha sancito l’illeggittimità della decisione del comune di sopprimere un’espansione da 120.000 metri cubi di edifici sui terreni del Parco Agricolo di San Polo, il riferimento alla legge 31/14 è esplicito: il giudice amministrativo, infatti, non può che prendere atto che per effetto di questa legge il Comune, fino all'approvazione del piano regionale che stabilisce i limiti di consumo di suolo, non ha il potere di modificare le previsioni vigenti, e quindi non ha nemmeno il potere di ridurre il consumo di suolo. Inoltre il giudice riprende la definizione-truffa di consumo di suolo contenuta dalla legge 31: è l'articolo più contestato dagli ambientalisti, quello che stabilisce che un suolo è 'consumato' nel momento in cui un piano urbanistico dice che su quel suolo si potrebbe costruire. In questa condizione, in Lombardia, ci sono quasi 45.000 ettari di suoli liberi, in gran parte coltivati, per il semplice fatto che da qualche parte su un piano urbanistico è tracciato un perimetro di possibile trasformazione urbana. Una superficie immensa, pari al doppio del territorio della provincia di Monza e Brianza, formato dai suoli più minacciati e che sono proprio quelli per cui la legge consolida discutibili diritti edificatori. E tra questi territori ci sarebbero, secondo il giudice amministrativo, anche i terreni di San Polo a Brescia.

"La vicenda della Legge Regionale sul consumo di suolo della Lombardia, con i suoi esiti grotteschi, è la dimostrazione chiara di come nel nostro ordinamento manchino ancora norme di riferimento per la tutela di questo bene comune - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - Per questo chiediamo a tutti i cittadini di aderire alla petizione europea che si può firmare on line sul sito www.salvailsuolo.it. Occorrono 1.000.000 di firme di cittadini europei per portare la tutela del suolo agricolo al Parlamento Europeo, e noi, insieme a centinaia di altre associazioni, siamo fortemente determinati a raggiungere questo obbiettivo"

In Lombardia si moltiplicano i casi di pessima applicazione della legge sul suolo: è il caso di Basiglio, comune del Parco Agricolo Sud Milano conosciuto per la presenza nel suo territorio della città giardino di Milano 3. Un comune da sempre al centro d’interessi immobiliari legati alla famiglia Berlusconi. Qui la ghigliottina della ‘legge ammazzasuolo’ è intervenuta addirittura con il commissariamento ad acta del comune, la cui amministrazione, in discontinuità con le precedenti, non era stata abbastanza solerte nell'adottare il piano attuativo richiesto dall'immobiliare Leonardo. Il Commissario, nominato dalla Regione ai sensi della legge 31 lo scorso 2 agosto, non ha perso tempo e il 9 settembre aveva già adottato la lottizzazione di 200.000 mq di suolo in gran parte agricolo per realizzarvi ben 137.000 metri quadri di nuova residenza, che ora attende solo l'approvazione definitiva per il rilascio dei titoli abilitativi.

Nel frattempo il piano territoriale regionale attuativo della legge, che nell'intenzione del legislatore avrebbe dovuto stabilire l'obiettivo regionale di riduzione del consumo di suolo, è al palo: ad oltre due anni di distanza non è ancora all'ordine del giorno delle Commissioni del Consiglio Regionale. Eppure avrebbe dovuto essere lo strumento da approntare rapidamente per dar modo a tutte le province e, a cascata, ai comuni della Lombardia, di adeguare i rispettivi strumenti urbanistici agli obiettivi, peraltro molto poco ambiziosi, di limatura delle previsioni di nuovo consumo di suolo. Soprattutto, avrebbe dovuto sancire l'uscita da un regime transitorio che limita fortemente le potestà dei comuni. Grazie alla mancanza di questi obiettivi, la legge che prometteva di ridurre il consumo di suolo di fatto permette (e anzi impone) ai comuni di continuare a mettere a disposizione tutte le facoltà di nuovo consumo di suolo contemplate dai loro vecchi piani, addirittura prorogando l'efficacia di quelli che, in assenza della norma, sarebbero già scaduti.


Legambiente con la campagna #Salvailsuolo promuove la petizione europea People4Soil
La petizione People4Soil è una ECI - Iniziativa dei Cittadini Europei, in Italia è sostenuta anche da una task force che raggruppa tra gli altri Coldiretti, Slow Food, ACLI, WWF, FAI, LIPU e INU, ha il sostegno di 460 associazioni di 26 Stati UE, e chiede alla Commissione Europea (attraverso una raccolta di un milione di firme in Europa) di attivarsi per sviluppare un testo legislativo di riferimento per tutti gli Stati Membri, che tuteli il suolo da cementificazione, degrado e contaminazione; si aderisce online con i dati della propria carta di identità. Si può firmare anche online su www.salvailsuolo.it


Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Silvia Valenti
Cell. 3498172191
Tel. 02 87386480

Giornata Mondiale delle Aree Umide


mercoledì 25 gennaio 2017

Mortara, Legambiente interviene dopo l’ultimo sversamento nell’Agogna Proposta una task force in commissione con Arpa, Aipo ed ex Forestale


«Acque troppo inquinate ripuliamo la Lomellina»

MORTARA «Bisogna tornare ad occuparsi dell’inquinamento delle acque in Lomellina». La proposta la lancia Legambiente Lomellina attraverso il proprio referente Gianfranco Bernardinello. Questo dopo l’ennesimo caso di sversamento: un liquido bianco, rimasto per ora misterioso, è finito nell’Agogna tra Robbio e Nicorvo. «La nostra proposta – spiega Bernardinello – è che la nuova Commissione provinciale per l’ambiente naturale si occupi anche della questione dell’inquinamento delle acque, affiancata agli altri organi preposti come Arpa, Aipo ed ex Forestale». I controlli avviati nel fine settimana sull’Agogna tra Robbio e Nicorvo non hanno comunque portato a individuare la fonte dello sversamento della grossa macchia bianca di origine con ogni probabilità artificiale. La nuova commissione sarà presieduta da Ruggero Invernizzi, consigliere d’opposizione, in quota Forza Italia, in consiglio provinciale. «Un percorso che riprende e che sarà lungo – sottolinea Invernizzi –. Ma la tutela dell’acqua, soprattutto in Lomellina presente ovunque, è vitale per la nostra provincia». Agogna, Sesia, Terdoppio e Po sono i fiumi principali che solcano il territorio della Lomellina. Spesso ci sono stati casi di sversamenti abusivi, come accaduto molto probabilmente anche tra Robbio e Nicorvo nel fine settimana nell’Agogna. «Il nostro piano d’azione prevede maggiori controlli proprio per quanto riguarda le immissioni di acque all’interno dei fiumi, ma pure dei corsi d’acqua artificiali che poi finiscono in quelli naturali – spiega Invernizzi –. L’obiettivo è avere, nello specifico in Lomellina, ma vale per tutta la Provincia, un territorio più pulito proprio a partire dall’acqua. Il presidente Vittorio Poma è con noi in questa azione». La commissione, nominata in questi giorni, punta ad emanare dei provvedimenti trasversali da portare poi in consiglio provinciale perchè diventino operativi. «In Lomellina sono presenti anche aree umide protette e di interesse naturalistico – conclude Invernizzi –. Abbiamo un progetto da realizzare in un arco di tempo preciso: tra il 2017 e 2018. È quello di dare corpo a un piano di gestione e di sviluppo di queste risorse naturali che possono rappresentare anche un richiamo turistico. Avere una Provincia più pulita non è un obiettivo politico, ma un interesse di tutti». 
 
Fonte: articolo di Sandro Barberis

martedì 24 gennaio 2017

Rapporto Pendolaria 2016

MILANO, 24 GENNAIO 2016                     COMUNICATO STAMPA


OGNI GIORNO 712MILA UTENTI SUI TRENI REGIONALI, IN CRESCITA NEGLI ULTIMI 10 ANNI

Legambiente: “La spesa regionale per i pendolari è inadeguata, mentre si punta a finanziare il trasporto su gomma”

I pendolari lombardi nel 2016 hanno toccato quota 712mila, registrando una crescita dell’1,3% rispetto all’anno precedente e del 20% in 10 anni. A rivelarlo è il rapporto Pendolaria 2016 di Legambiente. In Lombardia il gap rispetto a linee suburbane e metropolitane resta ancora molto alto, mentre l’offerta di autostrade, inclusi i numerosi nuovi tratti in fase di realizzazione o in progetto, rimane preponderante, come in parallelo il tasso di motorizzazione, che nella Provincia di Milano è oltre le 582 automobili per 1.000 abitanti. Un dato che pone la Lombardia in contrasto con altre realtà europee: la popolazione della regione può essere confrontata con quella di Londra o con quella della Catalogna, dove si registrano tassi di motorizzazione rispettivamente di 328 e 480 automobili per mille abitanti.

“Gli investimenti attuati dalla Regione nel comparto ferroviario si sono concentrati sulle direttrici che convergono su Milano, lasciando ai margini tutte le aree periferiche – sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Inoltre i pendolari in 7 anni si sono visti aumentare i costi dei biglietti del 30,3%, un adeguamento tariffario a cui non sempre corrisponde un miglioramento del servizio. Purtroppo l’attuale strumento di programmazione della mobilità (PMRT) continua a considerare una priorità i finanziamenti che favoriscono il trasporto stradale su gomma, mentre la crescita degli utenti del trasporto ferroviario dovrebbe far scegliere la direzione opposta”.

In Lombardia si muovono ogni giorno 2300 corse su 1920 km di rete ferroviaria, con un’età media del parco treni di 18,6 anni. Dei 461 treni presenti sul territorio, 336 sono elettrici, mentre 125 rientrano nella fascia più inquinante dei treni a diesel. La regione, inoltre, si posiziona tra quelle dove sono state applicate le più alte penali per non aver rispettato gli standard (puntualità, pulizia, numero di carrozze dei convogli ecc.) previste dai Contratti di Servizio, nei confronti dei gestori del servizio ferroviario: 10 milioni nel 2015, per un totale di 116 milioni in 15 anni.


Il Rapporto Pendolaria completo è disponibile su:
https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/pendolaria-2016
(da pag. 52 il focus sulla Lombardia per province)

venerdì 20 gennaio 2017

DEPURATORE DI SANT’ANTONINO: NUOVA PROROGA AL TERMINE DEI LAVORI FISSATA PER GIUGNO


MILANO, 20 GENNAIO 2017                                                                                            COMUNICATO STAMPA





Legambiente: “Chiediamo a Regione Lombardia un ruolo di controllo e monitoraggio più incisivo”


Una proroga fino a giugno 2017. È questa la nuova scadenza per la chiusura degli interventi di adeguamento e potenziamento del depuratore Sant’Antonino a Lonate Pozzolo. La data è stata definita dalla Società Tutela Ambientale Torrenti Arno Rile e Tenore durante il tavolo informale di coordinamento dei lavori sull’impianto, al quale hanno partecipato le associazioni e i comitati territoriali, Arpa, Regione Lombardia, Enel, AIPO e i Comuni dell’area interessata. Un ritardo di diversi mesi rispetto al cronoprogramma iniziale, che prevedeva il termine degli interventi a gennaio 2017, a seguito di altre posticipazioni già avvenute negli ultimi 2 anni. La data di fine lavori, se rispettata, si augua l'associazione possa consentire di dare finalmente risposte positive alle attese delle popolazioni coinvolte, riguardo all’annoso problema delle acque scaricate nel Naviglio Industriale e nel Canale Marinone, ramo pregiato del Ticino.

“Continueremo a vigilare sull’operato della Società Tutela Ambientale Torrenti Arno Rile e Tenore che, durante il tavolo di coordinamento, ha assicurato il completamento a breve degli interventi in sospeso – spiega Claudio Spreafico del Circolo Legambiente di Turbigo – A Regione Lombardia chiediamo un ruolo di controllo maggiore, attraverso il coinvolgimento di tecnici di ARPA sia nella fase di valutazione del funzionamento degli interventi fatti che nel periodo di monitoraggio."

Sono ancora diversi i lavori che mancano per il completamento dell'opera: il collaudo di alcuni macchinari per l’ossidazione, fondamentali per la parte biologica dell’impianto, l’attivazione del sistema dell’unità ad ozono per l’abbattimento dei colori e la sistemazione di parte del presidio di grigliatura. Si tratta di interventi sostanziali che, se completati in tempi brevi, non solo garantirebbero un miglior funzionamento dell'impianto, ma anche una migliore qualità ambientale, a tutela della salute dell’ecosistema lacustre.

Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Silvia Valenti

Cell. 3498172191
Tel. 02 87386480

giovedì 12 gennaio 2017

ELISKI, REALACCI: "BUONE NOTIZIE SUL FRONTE ELISKI: IN RISPOSTA A UNA INTERROGAZIONE PRESENTATA DA ME E DAL COLLEGA BORGHI IL GOVERNO SI IMPEGNA AD UNA REGOLAMENTAZIONE RIGOROSA”

Roma, 12 gennaio 2017 – Comunicato stampa


"Un passo avanti importante per vietare o limitare fortemente l'eliski anche in Italia con una regolamentazione stringente. L’eliski è una pratica pericolosa per sciare fuoripista che utilizza l'elicottero come mezzo di risalita ed è considerata «non adatta alle Alpi per ragioni ambientali» dalla Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (CIPRA) e per questo vietata o limitata negli altri Paesi alpini europei. Il ministero delle Infrastrutture oggi rispondendo a una interrogazione presentata da me e dal collega Borghi, anche su sollecitazione di Beppe Leyduan, Carlo Alberto Pinelli, Mountain Wilderness e Cai, ha annunciato l’intenzione di definire, di concerto con il ministero dell’Ambiente e gli Enti territoriali coinvolti , un rigido sistema regolatorio per l’eliski in linea con quanto indicato dalla CIPRA e con quanto già posto in essere dagli altri paesi alpini europei.

Il MIT condivide infatti la necessità di regolamentare con chiarezza e in modo uniforme su tutto il territorio nazionale l’utilizzo dell’eliski, vista la pericolosità di questa pratica per l’uomo e l’ambiente. Usare l’elicottero come mezzo di risalita crea infatti il rischio del possibile distacco di valanghe causato dai rotori o dall'azione degli sciatori che, peraltro, non testano la compattezza della neve durante la salita ignorando così le condizioni dei pendii che si accingono a percorrere. L’eliski è poi fonte di un forte inquinamento acustico che disturba la fauna alpina in un periodo dell’anno in cui diverse specie sono già messe a dura prova dai rigori del clima.
Per questi motivi l’eliski comincia ad essere vietato anche in alcuni comuni italiani. Il piccolo centro di Balme nelle valli di Lanzo (To), ad esempio, si è impegnato a inizio dicembre con una delibera a non autorizzare sul suo territorio la pratica dello sci con l’elicottero, né l’utilizzo di altri mezzi come quad, moto, fuoristrada e motoslitte.
Regolamentare in modo rigoroso questa pratica significa garantire maggiore sicurezza alle persone e permette di puntare su un turismo più sostenibile e sempre più attrattivo per il futuro”

Lo afferma Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, commentando la risposta del ministero delle Infrastrutture alla sua interrogazione a risposta immediata in Commissione sulla dannosa pratica dell'eliski.

DI SEGUITO E' DISPONIBILE IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE E IN ALLEGATO LA RISPOSTA DEL MIT (IL CUI CUORE E' NELLA PARTE FINALE)

REALACCI e BORGHI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'interno . — Per sapere – premesso che:
come si evince da articoli più volte apparsi sulla stampa nazionale l’eliski è una pratica dello sci fuoripista e «freeride» che utilizza come mezzo di risalita l'elicottero. Si tratta di un'attività vietata e limitata in un tutti i Paesi alpini, ad eccezione dell'Italia, perché ritenuta «rischiosa» e «non adatta alle Alpi per ragioni ambientali» dalla Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, la «CIPRA»;
più precisamente, le attività di eliski sono interdette in Germania, Slovenia e Liechtenstein. Anche in Francia vige un divieto generalizzato che però viene spesso aggirato, poiché gli sciatori depositati dagli elicotteri su creste oltre confine. In Austria è consentito unicamente nella regione dell'Arlberg, con soltanto due destinazioni. In Svizzera la legge consente l'atterraggio su una quarantina di siti (la maggior parte dei quali situati nel Canton Vallese); è recente la notizia che la Confederazione elvetica starebbe per ridurre i voli nella zona del Monte Rosa (una delle più battute) in quanto questo è considerato di alto pregio ambientale; dal punto di vista della sicurezza, oltre al rischio derivato dal possibile distacco di valanghe causato dai rotori o dall'azione degli sciatori depositati su pendii in quota, vette o crinali potenzialmente instabili, si deve considerare un'elevazione del rischio dovuto al fatto che chi pratica eliski non ha la possibilità di testare le condizioni della neve durante la salita ignorando così i pericoli insiti nelle condizioni del manto nevoso.
Il volo di elicotteri a bassa quota, così come il decollo e l'atterraggio concorre poi in modo significativo al disturbo della fauna alpina in un periodo dell'anno, quello invernale o di inizio primavera, in cui certe specie sono già messe a dura prova dai rigori del clima;
più recentemente, il comune di Balme, in provincia di Torino, ha scelto di essere il paese dove vivere esperienze di frequentazione della montagna dolce e silenziosa, ovvero più sostenibile, e non il borgo alpino degli elicotteri. Per questo il piccolo centro di Balme, nelle valli di Lanzo, a inizio dicembre 2016 impegnato, con una delibera votata dal consiglio comunale, a non autorizzare sul suo territorio la pratica dell’eliski e l'utilizzo – sia d'inverno che d'estate – di altri mezzi motorizzati come quad, moto, fuoristrada e motoslitte affinché si possa offrire al turista un contatto più genuino ed autentico con la natura, nel rispetto delle fragilità dell'ambiente alpino –:
se i Ministri interrogati non intendano assumere iniziative, considerato quanto già deciso dagli altri Paesi in Europa, al fine di ottemperare alle indicazioni date dalla Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, in modo tale da estendere così il divieto di eliski, ad eccezione delle aviosuperfici autorizzate, in tutto l'arco alpino del territorio italiano a tutela dell'ambiente e della sicurezza delle persone e delle cose.