martedì 29 luglio 2014

Al via Carovana delle Alpi 2014 la campagna che fa il check up dello stato di salute dell’arco alpino

Milano, 29 luglio 2014                                                                                          Comunicato stampa


Ambiente alpino, tra pirati e smart citizens

In Lombardia Legambiente assegna 3 bandiere nere ai nemici della montagna e 3 verdi a chi, invece, la valorizza con pratiche ecosostenibili

Bandiera nera per i responsabili dello smembramento del Parco dello Stelvio


Al via la Carovana delle Alpi sulle montagne lombarde, la campagna che ogni anno fa il “check up” dello stato di salute dell'ambiente alpino assegnando le tradizionali bandiere verdi e nere, rispettivamente alle buone e cattive pratiche di gestione del territorio.  Le nostre Alpi sono un paradiso di bellezza e biodiversità, troppo spesso minacciato da una gestione miope. Ci pensa allora il Cigno verde a segnalare le eccellenze montane e a denunciare le situazioni che minacciano l’ambiente alpino. Quest’anno in Lombardia sono 3 le bandiere nere che l’associazione ambientalista dà ai nemici della montagna, per i danni causati al territorio da amministrazioni e società. Non mancano per fortuna anche le buone pratiche ecosostenibili e le idee positive per uno sviluppo locale green, come testimoniano le rispettive 3 bandiere verdi date, invece, a chi ha saputo valorizzare l’arco alpino.

“La montagna ricopre il 45% della superficie lombarda, un territorio ricco di eccellenze ma povero di politiche. Il Governo e la Regione Lombardia devono cambiare i propri obiettivi per rilanciare il territorio alpino - dichiara Lorenzo Baio, coordinatore lombardo della campagna Carovana delle Alpi - puntando a costruire una sinergia fra aree di pianura e vallate alpine. Alle nostre montagne non servono più faraoniche infrastrutture ingestibili e che drenano importanti risorse pubbliche con risultati per lo meno trascurabili. E’ ora di avviare il concetto di un’infrastruttura diffusa, fatta di agricoltura di qualità, riqualificazione naturalistica e idrogeologica del territorio, innovazione tecnologica, recupero del patrimonio edilizio e qualità nelle modalità di fruizione della montagna. Da anni registriamo nuova energia e vitalità in molte località alpine. Si tratta di dare modo a questa energia di sprigionarsi al meglio curandone la sostenibilità economica e ambientale”.

BANDIERE NERE Quest’anno ben tre bandiere nere vanno alla Lombardia. La prima, e più pesante, viene assegnata alle segreterie dei partiti PD (Partito Democratico) e SVP (Südtiroler Volkspartei) che si sono prodigate per lo smembramento del Parco dello Stelvio, i cui 131.000 ettari ricadono per il 45% in Lombardia. Con grandi responsabilità nella guida rispettivamente del Paese e della Provincia Autonoma di Bolzano, l'uno per colposo disinteresse alla conservazione della natura, l’altro per scelta deliberata, hanno coscientemente scelto di affossare il più grande Parco Nazionale delle Alpi attraverso un processo di scissione e declassamento e di far così deperire con esso la prospettiva di sviluppo sostenibile per questo spazio montuoso sovraregionale.

“Ancora una volta la politica abdica al proprio ruolo di governo del bene pubblico e utilizza in modo strumentale il territorio e l’ambiente per mantenere i propri equilibri politici – dichiara Marzio Marzorati, responsabile Parchi di Legambiente Lombardia - Invece di realizzare un parco europeo alpino, così come chiesto dalla comunità internazionale e della Convenzione delle Alpi, lo si smembra in tre piccoli parchi giochi regionali. Purtroppo non sempre l’autonomia locale è lungimirante e rappresenta un bene per i cittadini che invece chiedono alla politica di mettere al primo posto la tutela dell’ambiente e dei territori. Il parco più importante d’Italia avrebbe bisogno di ben altra considerazione – insiste Marzorati - siamo preoccupati che senza un grande organismo di gestione unitario, il Parco dello Stelvio subirà un peggioramento nelle attività di controllo e tutela soprattutto della biodiversità. I primi sintomi di questa deriva sono la recente delibera della Provincia di Trento che considera gli orsi dannosi. Ci chiediamo anche a cosa potrebbe servire la Macroregione alpina, proposta anche dalla Regione Lombardia, se tra i sui obiettivi non tutela il patrimonio del parco dello Stelvio e le risorse ambientali”.
La seconda bandiera nera lombarda è stata assegnata al Comune di Schilpario per non avere attuato in maniera efficace la regolamentazione dell’utilizzo di motoslitte, in spregio a qualsiasi regola di buon senso capace di preservare il turismo dolce e di qualità. La terza va alla Provincia di Lecco per aver previsto, anche nella recente revisione del Piano Territoriale di Coordinamento, il potenziamento del polo sciistico Artavaggio-Bobbio con un progetto invasivo di tunnel che dovrebbe collegare le due località.

BANDIERE VERDI - La Carovana delle Alpi anche quest’anno è quindi andata alla ricerca di quanti sviluppano progetti di tutela e salvaguardia della più grande catena montuosa d'Europa per premiare con le bandiere verdi l'impegno di quanti hanno mosso passi significativi verso uno sviluppo di qualità. Sono 3 i vessilli verdi assegnati in Lombardia. Il riconoscimento di Legambiente va al Comune di Cerveno per una politica fatta di scelte coerenti e continuate nel tempo, e di progetti di qualità, per la valorizzazione delle risorse del proprio territorio. Bandiera verde anche ai comitati di Premana “Salviamo i nostri torrenti” e di Pagnona “Per la difesa del torrente Varroncello” per la passione e l’impegno profuso nella collaborazione con la popolazione, le associazioni ambientaliste e le istituzioni per la difesa dei torrenti della Valvarrone dall’assalto delle captazioni per le minicentrali a danno dell’ambiente e del paesaggio e senza reali benefici per la popolazione. La terza esperienza lombarda premiata è quella dell’associazione Mercato&Cittadinanza per l’impegno nell’individuazione di buone pratiche produttive, nel rispetto dei lavoratori, dell’ambiente e nella ricerca della qualità del cibo e per la loro valorizzazione attraverso un mercato mensile associato ad iniziative culturali.

L'Ufficio stampa Legambiente Lombardia 02 87386480

Carovana delle Alpi 2014: la campagna che fa il check up dello stato di salute dell’arco alpino Alpi, tra pirati e smart citizens

Roma, 29 luglio 2014                                                                                             Comunicato stampa

  
Legambiente assegna 8 bandiere nere ai nemici della montagna e 10 verdi a chi, invece, la valorizza con pratiche ecosostenibili

“La crisi dei grandi centri urbani può indurre un ritorno al protagonismo della montagna”


Un paradiso di bellezza e biodiversità, troppo spesso minacciato da una gestione miope. Legambiente con Carovana delle Alpi 2014 torna a fare il “check up” dello stato di salute dell'ambiente alpino assegnando le tradizionali bandiere verdi e nere, rispettivamente alle buone e cattive pratiche di gestione del territorio. Quest’anno sono otto le bandiere nere che l’associazione ambientalista dà ai nemici della montagna, per i danni causati al territorio da amministrazioni e società. Delle 8 bandiere nere, ben 3 sono state assegnate in Lombardia, mentre una rispettivamente in Piemonte, Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Valle D’Aosta. Otto storie di “pirati” delle Alpi che hanno in comune una visione distorta della valorizzazione turistica del territorio, favorendo così una selvaggia speculazione. Non mancano però le buone pratiche ecosostenibili e le idee positive per uno sviluppo locale green, come testimoniano le dieci bandiere verdi date, invece, a chi ha saputo valorizzare l’arco alpino. In prima linea ci sono le esperienze modello di alcune amministrazioni comunali, di aziende agricole, associazioni e comitati della Lombardia (3 bandiere verdi), Piemonte (2), Friuli (2), Trentino (1), Liguria (1) e Valle d’Aosta (1) che puntano, ad esempio, sulla reinterpretazione delle tradizioni.

“l'attenzione che si sta affermando per le aree interne, anche nella nuova programmazione dei fondi comunitari, ci conferma che oggi c’è una domanda nuova di sviluppo per le aree montane. La crisi ambientale, sociale ed economica esplosa intorno ai grandi centri urbani crea una diversa attrattività sociale per queste aree e può indurre un ritorno al protagonismo della montagna –dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente-. Per il rispetto degli equilibri ecologici e sociali dell'intero territorio è ormai urgente abbracciare un diverso modello, dove le smart city possono intrecciarsi e sostenersi vicendevolmente con le smart mountain. Ecco che allora appaiono fuori tempo e fuori luogo tutti quei progetti che non hanno ancora incorporato il concetto di limite di sfruttamento per risorse naturali come acqua, suolo e biodiversità, tanto da rischiare di condannare sé stessi e il territorio al suicidio nel giro di poco tempo. Non capire che oggi le aree montane devono inventare un proprio modello di sviluppo e non imitare quello della pianura è una grande sfida culturale che ha in gioco il benessere di intere popolazioni”.

BANDIERE NERE – Quest’anno ben tre bandiere nere vanno alla Lombardia. La prima, e più pesante, viene assegnata alle segreterie dei partiti PD (Partito Democratico) e SVP (Südtiroler Volkspartei) che si sono prodigate per lo smembramento del Parco dello Stelvio (i cui 131.000 ettari ricadono per il 45% in Lombardia, per il 41% in Alto Adige e per il 14% in Trentino). Con grandi responsabilità nella guida rispettivamente del Paese e della Provincia Autonoma di Bolzano, l'uno per colposo disinteresse alla conservazione della natura, l’altro per scelta deliberata, hanno coscientemente scelto di affossare il più grande Parco Nazionale delle Alpi attraverso un processo di scissione e declassamento e di far così deperire con esso la prospettiva di sviluppo sostenibile per questo spazio montuoso sovraregionale. La seconda bandiera nera lombarda è stata assegnata al Comune di Schilpario per non avere attuato in maniera efficace la regolamentazione dell’utilizzo di motoslitte, in spregio a qualsiasi regola di buon senso capace di preservare il turismo dolce e di qualità. La terza va alla Provincia di Lecco per aver previsto, anche nella recente revisione del Piano Territoriale di Coordinamento, il potenziamento del polo sciistico Artavaggio-Bobbio con un progetto invasivo di tunnel che dovrebbe collegare le due località. Scelte di sviluppo locale quasi unicamente orientate alla monocultura dello sci e impattanti sull’ambiente montano che si ritrovano anche in Trentino e in Valle d’Aosta. In quest’ultima la bandiera nera di Carovana delle Alpi viene assegnata all’amministrazione comunale di Valtournenche (AO) per lo studio di fattibilità per nuovi collegamenti sciistici tra la Valtournenche e la Val d'Ayas che, se realizzati, distruggerebbero l'ultimo lembo non compromesso del versante sud del Monte Rosa, a favore unicamente della speculazione edilizia. In Trentino una delle due bandiere nere viene assegnata alla Comunità di Valle delle Giudicarie per l'Accordo quadro di programma che prevede un altro ampliamento delle aree sciabili in zone ancora intonse e di grande pregio ambientale e paesaggistico. Bandiera nera in Piemonte al Comune di Exilles (TO) per la perseveranza nel voler trasformare in zona edificabile un terreno geomorfologicamente instabile e a forte rischio di alluvioni, senza valutarne le pesanti conseguenze ambientali e di sicurezza. Altra bandiera nera in Veneto, alla Commissione Tecnica Provinciale per Attività di Cava di Verona, per aver espresso tre pareri favorevoli ad altrettante richieste di ampliamento di attività estrattive in sotterraneo in aree ad elevato rischio ambientale, già fortemente compromesse per fenomeni di collasso del suolo e da frane attive. Infine, in Friuli Venezia Giulia, Legambiente assegna una bandiera nera al presidente della società Carnia Welcome per le proprie affermazioni a favore delle manifestazioni motoristiche in alta quota.

“La green economy può trovare un terreno di crescita estremamente favorevole nel tessuto socioeconomico alpino –dichiara Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente- . Sempre più significativo è il numero di piccolissime, piccole e medie imprese, spesso supportate da virtuose amministrazioni locali, in grado di introiettare la sfida ambientale come fattore competitivo e di coniugarla con i temi della responsabilità sociale d’impresa e della centralità della persona. Riteniamo indispensabile il sostegno e il riconoscimento di quelle attività che vedono il protagonismo dei montanari e delle comunità locali. Essenziale è la presenza di giovani, gruppi di azione locale. Anche l'arrivo di nuovi e vecchi migranti alla “rovescia”, dalla pianura alla montagna, laddove accade, rafforza la capacità d’azione sociale dei singoli e della collettività. È in questa prospettiva che scegliamo di premiare con le bandiere verdi attività e progetti che sanno riguadagnare terreno a migliori pratiche agricole, ai bisogni di qualità alimentare, alle tipicità territoriali, alla diversificazione produttiva anche immateriale, al risparmio energetico, ad un turismo responsabile e sostenibile, per la difesa del suolo ed un più equilibrato utilizzo delle risorse idriche. Su una dimensione più ampia crediamo che una buona governance alpina potrebbe favorire una messa in rete delle buone pratiche, tanto da arrivare a produrre una sorta di patto tra simili, un accordo che dia forza a questa visione. L'ambizione è tendere ad una virtuosa macroregione alpina capace di produrre politiche di sistema, e legami tra territori che hanno affinità geomorfologiche e culturali a prescindere dai perimetri amministrativi”.

BANDIERE VERDI - La Carovana delle Alpi anche quest’anno è quindi andata alla ricerca di quanti sviluppano progetti di tutela e salvaguardia della più grande catena montuosa d'Europa per premiare con le bandiere verdi l'impegno di quanti hanno mosso passi significativi verso uno sviluppo di qualità. Sono sei le Regioni a ricevere il vessillo verde. In Lombardia il riconoscimento di Legambiente va al Comune di Cerveno per una politica fatta di scelte coerenti e continuate nel tempo, e di progetti di qualità, per la valorizzazione delle risorse del proprio territorio; riconoscimento anche ai comitati di Premana “Salviamo i nostri torrenti” e di Pagnona “Per la difesa del torrente Varroncello” per la passione e l’impegno profuso nella collaborazione con la popolazione, le associazioni ambientaliste e le istituzioni per la difesa dei torrenti della Valvarrone dall’assalto delle captazioni per le minicentrali a danno dell’ambiente e del paesaggio e senza reali benefici per la popolazione. La terza esperienza lombarda premiata è quella dell’associazione Mercato&Cittadinanza per l’impegno nell’individuazione di buone pratiche produttive, nel rispetto dei lavoratori, dell’ambiente e nella ricerca della qualità del cibo e per la loro valorizzazione attraverso un mercato mensile associato ad iniziative culturali. In Piemonte una bandiera verde va all’associazione Sassi Vivaci per aver saputo promuovere pratiche di turismo sostenibile sul Monviso attraverso il progetto “Altramontagna”. Altro riconoscimento piemontese per il progetto “Baci da Cantamerlo” promosso dalle associazioni Esalp ed Etinomia per l'approccio partecipato e per le sue finalità quali la riduzione del consumo di suolo, la riqualificazione e la maggior inclusione sociale. Anche in Friuli Venezia Giulia Legambiente assegna due bandiere verdi. La prima ai Comuni della Valle del But per aver avviato un piano di azione orientato all’autosufficienza energetica; la seconda a Damiano Nonis di Mountain Wilderness per la complessa e spettacolare pulizia dell’Alta Valle dell’Arzino. Premiata anche la Liguria dove è il Comune di Mendatica ad aggiudicarsi il riconoscimento di Legambiente per aver attivato buone pratiche sul proprio comune e sul territorio del parco regionale. In Valle d’Aosta la bandiera verde viene assegnata all’associazione NaturaValp per la propria attività di promozione del turismo responsabile e la creazione di una rete di operatori economici, allevatori, agricoltori, artigiani e semplici cittadini, orientati alla valorizzazione della propria vallata, la Valpelline, secondo un modello di sviluppo sostenibile. Infine non manca il Trentino, dove l’associazione di giovani produttori Baldensis riceve la bandiera verde per la scelta di utilizzare metodi, rispettosi dell'ambiente quanto della tradizione locale.

Quest’anno, nell’ambito della Carovana delle Alpi, Legambiente collabora con CIPRA Italia alla raccolta di idee per ri-dare vita a molti edifici alpini abbandonati. Un patrimonio edilizio che potrebbe rappresentare un’occasione per pensare in modo partecipato a nuovi utilizzi possibili che rispondano ai reali bisogni delle comunità alpine, contribuendo al processo di sviluppo del territorio montano. Legambiente e CIPRA (www.cipra.org/it/cipra/italia) raccoglieranno le proposte fino al prossimo 30 settembre attraverso un modulo on line e presenteranno il materiale raccolto alla Presidenza Italiana della Convenzione delle Alpi, al Ministero dell’Ambiente e alle istituzioni locali.

L'elenco completo delle bandiere di Carovana delle Alpi 2014 è disponibile al link:


Ufficio stampa Legambiente: 0686268353-76-99

lunedì 28 luglio 2014

Via Bazzi: amianto e cromo esavalente, inquinamento a Milano

Via Bazzi: amianto e cromo esavalente, inquinamento a Milano

"Per il cromo esavalente (cromo 6, n.d.r.) le emissioni in fognatura hanno raggiunto un livello duemila volte superiore al massimo consentito e le emissioni in acqua di falda hanno raggiunto un livello settantotto volte superiore al massimo consentito". Lo si legge nella sentenza con cui il tribunale di Milano, nel 2009, ha condannato l'amministratore unico della Arturo Lorenzi, ditta che si occupava di cromatura industriale in via Bazzi 12. Palazzina che, allo stato, è abbandonata e presenta un già noto problema di amianto.
La quantità massima di cromo esavalente consentita dalla legge è di 5 μg/l. L'Arpa, nel rapporto sulle acque in Lombardia (pubblicato nel 2013), evidenzia che nelle acque della città di Milano c'è una concentrazione generalizzata di poco superiore (5-10 μg/l), con il livello più alto proprio in via Bazzi (4000 μg/l).
La scoperta del cromo 6 era quindi nota almeno a partire dalla sentenza del tribunale: se n'è già parlato in più occasioni, tra cui sul sito "PartecipaMi" e sul giornale "La Conca". Il cromo 6 è una sostanza altamente tossica (la dose letale è di circa mezzo cucchiaino da the), irritante per gli occhi e la pelle e cancerogena.
La presenza così alta in acqua di falda evidenzia una pericolosità da non sottovalutare. Gli abitanti del quartiere sono preoccupati sia per questi dati sia perché la palazzina è ancora abbandonata, nonostante la stessa magistratura avesse raccomandato un'operazione di bonifica urgente. L'unica vera bonifica è probabilmente la demolizione totale (in sicurezza) dell'edificio, senza dimenticare il terreno circostante.
Via Bazzi: amianto e cromo esavalente, inquinamento a Milano
La notizia più recente proviene dal direttore del settore politiche ambientali del comune di Milano, Luigi Vigani, che ha risposto al consigliere di zona 5 Massimiliano Toscano su via Bazzi 12 facendo sapere che - secondo l'Asl - una tettoia in amianto deve essere rimossa "entro tempi brevi" e la copertura "entro dodici mesi". Questo per l'amianto. Per il cromo esavalente ancora nulla.
 


 
Fonte: Milano Today





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martedì 22 luglio 2014

Verso il Contratto di Fiume Meolo Vallio Musestre Esplorazione del fiume Vallio e poesia


Domenica 27 luglio alle 9.00: Continuano le esplorazioni dei fiumi Meolo, Vallio e Musestre e del territorio compreso fra Sile e Piave. Domenica 27 Luglio toccherà al fiume Vallio: alle ore 9.00 con partenza dalle sorgenti del Vallio (chiesa di Pero, via della Vittoria, Comune di Breda di Piave) e per un tratto a valle di circa 6 km (fino a via Bosco, a valle di villa Onesti, San Biagio di Callalta) si procederà all'esplorazione del fiume e del territorio, rilevando i punti di forza (valenze) e i punti di debolezza (criticità) del sistema fiume-territorio. Tutti sono invitati a partecipare: associazioni, amministratori locali, tecnici di enti del governo del territorio, sportivi, pescatori, agricoltori. Ciascuno sarà dotato di una mappa e potrà censire gli elementi di pregio e di degrado (la mappa è allegata alla presente mail: chi può, la stampi).
Alle ore 13.00  pranzo al sacco: l’arrivo è in prossimità di villa Onesti a San Biagio di Callalta. Dopo il pranzo al sacco, all’ombra di qualche albero frondoso all’interno della villa del barone Onesti (ci sarà una visita alla villa e sarà possibile accedere alla cantina), ci saranno letture di:Gian Pietro Barbieri (poeta) e di brani scritti da Renzo Franzin (le letture tratte dal libro Il respiro delle acque sono scelte da Irene Franzin) accompagnati dalla chitarra di Ulisse Fiolo.
Con alcune auto, lasciate in prossimità di villa Onesti, sarà possibile riportare i partecipanti all’esplorazione al parcheggio della chiesa di Pero (punto di partenza).

Per informazioni tel. 0422 846218 e www.meolovalliomusestre.it

domenica 20 luglio 2014

Condannati i dirigenti della Tamoil per disastro ambientale e omessa bonifica

Milano, 18 luglio 2014                                                                           Comunicato stampa

 
Grande soddisfazione di Legambiente che si era costituita parte civile nel processo

“Risultato storico: rispettato il principio del chi inquina paga

Grande soddisfazione in casa Legambiente per la notizia delle condanne che vanno dai 2 anni fino alla pena massima di 6 anni e sei mesi per 4 dei 5 imputati della dirigenza della Tamoil di Cremona, ritenuti colpevoli di disastro ambientale e omessa bonifica per aver inquinato i terreni nei pressi della raffineria. Un risultato che l’associazione ambientalista non fatica a definire storico perché premia l’impegno di chi da sempre combatte contro i nemici dell’ambiente.

“Da molto tempo attendevamo questa sentenza – dichiara l'avvocato Sergio Cannavò, del Centro di Azione Giuridica di Legambiente Lombardia – e finalmente si sono stabilite le responsabilità nei confronti di chi per anni ha inquinato i terreni di Cremona, mettendo in pericolo la salute dei cittadini, e che ora dovrà risarcire la popolazione dei danni causati dalla propria condotta. Nonostante le tante difficoltà, derivanti da un quadro normativo non particolarmente efficace in materia ambientale e dalle lungaggini per la messa in sicurezza e bonifica dell'area, oggi è stato rispettato il principio del chi inquina paga”.

A processo erano finiti nel 2010 alcuni dei dirigenti che si sono susseguiti ai vertici dell'azienda tra il 2001 e il 2008, a cui la Procura della Repubblica di Cremona ha contestato i reati di avvelenamento delle acque pubbliche, disastro ambientale, omessa bonifica e superamento dei limiti previsti dalla legge per gli scarichi industriali. La vicenda giudiziaria si è concentrata sulle condotte aziendali a partire dal 2001, quando fu accertato l'inquinamento da idrocarburi pesanti nel terreno. Successivamente si era rivelata una contaminazione estesa anche nella falda acquifera. La società petrolifera per anni ha cercato di scaricare le proprie responsabilità addebitando le cause dell’inquinamento ai precedenti proprietari della raffineria.

In questo processo Legambiente Lombardia si è costituita parte civile insieme al “Dopolavoro Ferroviario”, ad alcuni soci delle società canottieri “Bissolati” e “Flora” e al cittadino di Cremona Gino Ruggeri, che è intervenuto in sostituzione dell'amministrazione comunale. “Dal processo sono emerse alcune importanti verità – prosegue Cannavò - come ad esempio lo stato di totale degrado del sistema fognario della raffineria che si è protratto fino al 2009 o la poca incisività con cui gli enti di controllo hanno partecipato al procedimento amministrativo volto alla messa in sicurezza e alla bonifica dell'area. Prendiamo atto di questo risultato positivo, ma continuiamo a chiedere quelle riforme necessarie per realizzare una piena tutela penale contro le più gravi forme di inquinamento: l'introduzione dei delitti contro l'ambiente nel nostro ordinamento, la drastica riduzione dei tempi della giustizia penale e la revisione dell'istituto della prescrizione”.

L’ufficio stampa Legambiente Lombardia 0287386480

martedì 15 luglio 2014

Goletta dei laghi - conferenza finale

Milano, 15 luglio 2014                                                                   Comunicato stampa
 La Goletta dei Laghi presenta
i risultati del monitoraggio sulla sponda bresciana del Garda
e fa il bilancio sullo stato di salute dei laghi lombardi
Si chiude la tappa lombarda della campagna ambientalista
58 i punti analizzati, ben 38 oltre i limiti di legge
 Quattro su dieci i punti inquinati o fortemente inquinati sul Benaco
Legambiente lancia #salvaacque: “Ecco l'elenco delle opere da avviare subito per salvare i laghi della Lombardia”

Inquinamento cronico in alcuni punti ma una situazione generale in miglioramento. Adesso però urgono investimenti per non disperdere il lavoro fatto finora e guardare al futuro con speranza. E' questa la fotografia che esce dal monitoraggio effettuato sulla sponda bresciana del lago di Garda dalla Goletta dei Laghi, ultima tappa in Lombardia della campagna di Legambiente per la salvaguardia dei bacini lacustri italiani, realizzata con il contributo del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati) e Novamont.

Sui dieci punti esaminati lungo il Benaco lombardo, tre sono risultati fortemente inquinati ed uno inquinato. Si confermano fortemente inquinati i campioni prelevati a Salò nel canale nei pressi della spiaggia, a Padenghe alle foci del rio Maguzzano e del torrente nei pressi del porto. Inquinato a Rivoltella di Desenzano il punto alla foce del canale presso via F. Agello incrocio con via Giulio Cesare. Tutti esiti che si confermano purtroppo rispetto all'anno scorso.

Entro i limiti di legge invece la foce del torrente Barbarano a Salò che negli ultimi cinque anni per quattro volte era stata bocciata dalle analisi della Goletta. Passano l'esame anche le foci dei torrenti Toscolano e Bornico a Toscolano Maderno, la foce del torrente S. Giovanni a Limone del Garda, il punto al lido di Lugana a Sirmione e quello nei pressi dell'incrocio tra la SS45 bis e via Benaco a Tremosine.

Questi risultati sono stati presentati stamattina a Milano in una conferenza stampa a cui sono intervenuti Claudia Maria Terzi, Assessore ad ambiente, energia e sviluppo sostenibile di Regione Lombardia, Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, Barbara Meggetto, portavoce della Goletta dei Laghi e Giorgio Passionelli, presidente della Comunità del Garda. Un'occasione per fare il punto sulla situazione di tutti i bacini lacustri lombardi analizzati dalla Goletta e discutere delle azioni da intraprendere a livello regionale.

Oggi infatti si è anche chiuso il viaggio della Goletta dei Laghi di Legambiente in Lombardia. Iseo, Lario, Maggiore, Ceresio, Varese e Garda sono stati i bacini oggetto delle analisi microbiologiche che hanno dato esiti spesso negativi: sui 58 campioni analizzati complessivamente solo 20 sono risultati entro i limiti di legge, 12 sono risultati inquinati e ben 26 fortemente inquinati.

L’obiettivo del monitoraggio è quello di individuare i punti critici con particolare attenzione alle situazioni in cui la Goletta dei Laghi intravede un rischio più elevato di inquinamento, così come viene indicato dal decreto legislativo 116/2008, e analizza il carico batterico derivante da scarichi non depurati che minacciano la qualità delle acque. I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.

Imputati principali delle situazioni di inquinamento, nel lago di Garda come sugli altri bacini, sono le foci dei corsi d’acqua, che raccolgono reflui dall'entroterra, e tratti a lago “sospetti”.

“I rilievi del laboratorio mobile della Goletta non si sostituiscono a quelli degli enti istituzionalmente competenti ma vogliono integrarli con una fotografia puntuale. Ci chiediamo però perché l’Asl di Brescia, come scrive sul suo sito, faccia i prelievi a 100 metri dalla riva, distanza assolutamente non indicata dalla normativa e poco utile per la verifica della balneabilità – commenta Barbara Meggetto, portavoce della Goletta dei Laghi -. La fotografia del nostro monitoraggio dimostra la necessità di investire in infrastrutture fognarie e depurative in grado di rispondere all'aumento del carico antropico verificatosi in questi anni di continua crescita turistica. Per mettere in sicurezza il lago di Garda urge la costruzione di un nuovo depuratore”.

Una strada, quella degli investimenti in infrastrutture fognarie e depurative, che riguarda anche gli altri bacini lacustri. Per questo Legambiente con la chiusura della tappa lombarda presenta il dossier #salvaacque che raccoglie, tra le tante, alcune delle opere più urgenti per migliorare la qualità dei corpi idrici. Dalla realizzazione del nuovo depuratore della città di Lecco alla revisione della rete di collettamento e impianto di depurazione a Como, dal sistema di collettamento e depurazione delle acque in Val Camonica al varo di un programma complessivo di investimenti nell'intero sistema scolante della provincia di Varese.

“Il monitoraggio scientifico ha messo in luce anche quest’anno le numerose criticità in fatto di mancati investimenti nel ciclo integrato delle acque: un male cronico da cui non si salvano nemmeno le perle del turismo lombardo - sottolinea Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - Il risanamento dei bacini lacustri deve essere considerata una priorità assoluta. Siamo ancora troppo lontani dal raggiungimento degli standard di prestazioni depurative e di qualità delle acque che ci chiedono sia le direttive comunitarie che i cittadini lombardi. La Regione Lombardia deve dettare la tabella di marcia a tutti gli enti territoriali, a partire dalle autorità d'ambito, da cui dipende l'avvio della stagione del risanamento idrico, ma anche aiutare ad attivare le risorse necessarie a passare dalle parole ai piani di investimento. E sottolineo la parola investimento: non si tratta di spendere soldi, ma di far partire cantieri per interventi necessari da tempo e non più rinviabili”.

“Da tempo i comuni attraverso i Sindaci e le società consortili di gestione stanno definendo progetti per la riqualificazione del collettore fognario gardesano e la depurazione delle acque reflue. Siamo arrivati a un punto fermo, servono immediati e urgenti finanziamenti per la realizzazione delle opere progettate – dichiara Giorgio Passionelli, presidente della Comunità del Garda -. Il Garda ha raggiunto una qualità eccellente dell'acqua con una mirata azione partita ormai 40 anni fa. Ora si deve migliorare ancora l'efficienza del sistema di collettamento e trattamento delle acque reflue per mantenere integro questo splendido lago. E' necessario risolvere le situazioni critiche e quindi chiudere gli sfioratori di piena a lago, dismettere i collettori sublacuali, mettere in funzione un nuovo depuratore ed indirizzare lì tutti i reflui della sponda lombarda. Questa è la strada che i Comuni con i loro Sindaci hanno indicato con convinzione per tutelare questo immenso patrimonio. Ora non si perda altro tempo”!.

Una sfida importante e che interessa non solo il territorio locale, dato che il Garda è il più grande bacino di acqua dolce italiano e costituisce circa il 40% della riserva di acqua dolce nazionale. Le 450 mila persone residenti sulle sponde del lago attingono da esso l'acqua per i fabbisogni domestici come pure gli oltre 23 milioni di turisti che ogni estate si riversano sulle rive del bacino.

Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che da 30 anni si occupa della raccolta e del riciclo dell’olio lubrificante usato su tutto il territorio nazionale, è main partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e in particolare del mare e dei laghi, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, spiega Antonio Mastrostefano, direttore della Comunicazione del COOU. L’olio usato si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Nel 2013 il COOU ha raccolto in Lombardia 41.052 tonnellate di oli lubrificanti usati – un dato in aumento rispetto alle 37.021 recuperate l’anno precedente - evitandone così lo sversamento nell’ambiente.

Giudizio della Goletta dei Laghi di Legambiente 2014 Garda sponda lombarda
Lago
Regione
Pv
Comune
Punto
Giudizio
Goletta dei Laghi
2014






Garda Lombardia BS Padenghe sul Garda Foce rio Maguzzano Fortemente Inquinato
Garda Lombardia BS Padenghe sul Garda Foce torrente nei pressi del porto Fortemente inquinato
Garda Lombardia BS Desenzano, loc. Rivoltella Foce canale presso via F. Agello (SPBS11), incrocio via Giulio Cesare Inquinato
Garda Lombardia BS Salò Foce torrente Barbarano Entro i limiti di legge
Garda Lombardia BS Tremosine nei pressi dell'incrocio tra la SS45 bis e via Benaco Entro i limiti di legge
Garda Lombardia BS Limone del Garda Foce torrente S.Giovanni Entro i limiti di legge
Garda Lombardia BS Sirmione, loc. Santa Maria di Lugana Lido di Lugana Entro i limiti di legge
Garda Lombardia BS Toscolano Maderno  Foce torrente Toscolano Entro i limiti di legge
Garda Lombardia BS Toscolano Maderno Foce torrente Bornico Entro i limiti di legge

Il monitoraggio scientifico
I prelievi vengono eseguiti dalla squadra di tecnici che anticipa di qualche giorno l’equipaggio impegnato nella comunicazione. Le analisi chimico-fisiche vengono effettuate direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo mentre i campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell'analisi, che avviene nel laboratorio mobile entro le 24 ore dal prelievo. Come da normativa “il punto di monitoraggio è fissato dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti o il rischio più elevato di inquinamento in base al profilo delle acque di balneazione. I parametri presi in considerazione sono gli stessi previsti per i controlli sulla balneazione in base al Decreto Legislativo del 30 maggio 2008 n° 116.
Legenda:
INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 500 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1000 UFC/100ml
FORTEMENTE INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 1000 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 2000 UFC/100ml

 Segui il viaggio della Goletta dei Laghi sul sito www.legambiente.it/golettadeilaghi

Ufficio stampa Goletta dei Laghi:
Marco Fazio

Come è andato il Big Jump 2014!

Al suo decimo anno di vita la campagna Big Jump ancora richiama l'attenzione di cittadini ed istituzioni alle loro responsabilità. 
Vogliamo veder tornare i nostri fiumi, torrenti e laghi ad una buona qualità ecologica? 
Vogliamo rivedere pesci e macroinvertebrati "gareggiare" fra le acque limpide? 
Vogliamo tornare ad immergerci nelle fresche acque?

Bene. Bisogna darci da fare. Tutti quanti.

Legambiente, come sempre, farà la sua parte. Monitorando e indagando il territorio. Promuovendo e progettando una nuova connettività ecologica. Sensibilizzando e lavorando con associazioni, cittadini e amministrazioni.

Ed ora ecco alcune delle immagini che hanno caratterizzato gli eventi lombardi.

Parabiago - Olona, 
presso l'Oasi di Pace e Bellezza, un bellissimo progetto del Liceo Scientifico Cavalleri









Questo il tuffo simbolico







I laboratori e la visita guidata dagli alunni del Liceo Cavalleri

Turbigo - Ticino,
presso Ponte Ticino






 

Il tuffo e la gara dei barcè

E per approfondire:

Big jump (sito ufficiale)

lunedì 14 luglio 2014

La Goletta dei Laghi di Legambiente presenta i risultati del monitoraggio scientifico sul lago di Garda e fa il punto sulla situazione dei bacini lacustri della Lombardia

Milano, 14 luglio 2014                                                                                               
Invito stampa


Conferenza stampa martedì 15 luglio, alle ore 11.00
a Milano, presso la sede di Legambiente in via Vida 7

Si avvia alla conclusione l'ultima tappa in Lombardia della Goletta dei Laghi di Legambiente, la campagna di monitoraggio e informazione sullo stato di salute dei bacini lacustri.
Domani, martedì 15 luglio, a Milano, presso la sede di Legambiente in via Vida, è convocata una conferenza stampa per presentare i dati del monitoraggio delle acque della sponda bresciana del lago di Garda, fare il punto sulla situazione degli altri bacini lacustri della Lombardia monitorati dalla Goletta e discutere delle azioni da intraprendere a livello regionale.
Interverranno:
Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia
Claudia Maria Terzi, Assessore all'ambiente, energia e sviluppo sostenibile della Regione Lombardia
Barbara Meggetto, portavoce della Goletta dei Laghi
Giorgio Passionelli, presidente della Comunità del Garda
 
                                                            
Segui il viaggio della Goletta dei Laghi sul sitowww.legambiente.it/golettadeilaghi

venerdì 11 luglio 2014

Big Jump 2014 Domenica 13 luglio il tuffo europeo per i fiumi puliti

Milano, 11 luglio 2013                                                                                         Comunicato stampa


In Lombardia riflettori puntati sull’Olona e sul Ticino
“ancora grave il deficit depurativo per i fiumi lombardi, gli investimenti sono in gravissimo ritardo”

Appuntamenti per la stampa

Ticino
Domenica, 13 luglio 2014, alle ore 15 presso il Ponte di ferro sul Ticino tra Galliate (NO) e Turbigo (MI) presso il Mezzanino di Galliate

Olona
Domenica, 13 luglio 2014, alle 11 presso l’Oasi di Pace e Bellezza, via Unione, 1 - Parabiago


E’ tempo di tuffarsi nei fiumi lombardi. Domenica torna il Big Jump, la campagna europea di European Rivers Network (ERN) ideata per rivendicare la balneabilità di tutti i corsi d’acqua. Decine di migliaia di persone si tufferanno simultaneamente nei fiumi e nei laghi di tutta Europa per lanciare un messaggio alle istituzioni locali e internazionali affinché adottino tutte le politiche necessarie al ripristino, che la direttiva 2000/60 entro il 2015, del buono stato ecologico dei diversi ambienti acquatici. In Italia l’iniziativa è coordinata da Legambiente che come ogni anni organizzerà tuffi in tutta la Penisola, e in Lombardia nei fiumi Olona e Ticino.

E il tuffo che compiranno i volontari lombardi di Legambiente si può definire senza dubbio un atto di coraggio perché per migliorare la qualità delle acque dei nostri fiumi resta ancora molto lavoro da fare. Secondo l'elaborazione che Legambiente ha fatto sulla base degli ultimi dati di fonte ISTAT e Regione Lombardia risulterebbe infatti che ancora circa il 22% della acque reflue lombarde non viene trattato da un depuratore: rapportato a popolazione e imprese della Lombardia, significa che i liquami equivalenti a quelli di una città di tre milioni e mezzo di abitanti non ricevono alcun trattamento prima di ammorbare le acque di corsi d'acqua e falde. “La Lombardia e l'Italia hanno fatto di tutto per meritarsi le sanzioni comunitarie per le inadempienze alle direttive in materia di qualità delle acque: la situazione di inquinamento è inaccettabile, anche alla luce delle opportunità occupazionali che sarebbero offerte da un serio programma di investimenti in infrastrutture idriche e depurative” dichiara Lorenzo Baio, responsabile acque di Legambiente Lombardia.

Quest’anno, l’associazione ambientalista accenderà i riflettori in particolare sul Ticino, con un grande appuntamento che si svolgerà a Turbigo in collaborazione con le molte realtà del Coordinamento Salviamo il Ticino. Il Fiume Azzurro in questi giorni ha dovuto 'digerire' le acque tutt'altro che limpide recapitate dallo scolmatore del Seveso, il cui progetto di raddoppio pone non poche preoccupazioni. Ma le situazioni peggiori, come in ogni estate, potrebbero dover ancora arrivare: il periodo più critico è infatti la stagione irrigua, quando gli agricoltori reclamano acqua e, in caso di mancanza di piogge, il fiume entra in sofferenza per gli eccessivi prelievi. Allora si fanno sentire fortemente gli effetti degli scarichi insufficientemente depurati, a partire da quello di Lonate Pozzolo, che tratta le acque di Malpensa e di Busto Arsizio, ma che non ha ancora risolto i suoi severi problemi di inadeguatezza. Negli ultimi sei anni il problema delle 'magre' estive del Ticino, esploso con particolare gravità nella torrida estate del 2003, era stato gestito con una sperimentazione, risultata efficace, di diversa gestione dell'invaso del Lago Maggiore, finalizzato a trattenere più acqua nel lago così da disporre di un volano idrico da rilasciare in caso di siccità. Ma ora questa sperimentazione rischia di saltare a causa di una disposizione del Ministero dell’Ambiente che, su sollecitazione delle autorità svizzere, ha costretto il Consorzio del Ticino ad abbassare di mezzo metro la regolazione estiva del lago. In pratica si impone di regolare la diga della Miorina dando la priorità al turismo svizzero a danno dell’ecosistema fiume e dell'agricoltura irrigua della Pianura Padana.

In realtà il programma sperimentale di regolazione ha permesso di gestire in modo equilibrato i livello delle acque tra lago e fiume garantendo l’acqua alle attività produttive, la gestione delle piene a Pavia, e contemporaneamente assicurando al fiume un Deflusso Minimo Vitale indispensabile per preservare gli ecosistemi del Fiume Azzurro. “Nessun accordo diplomatico può sostituirsi alla gestione intelligente delle acque del bacino del Ticino - dichiara Damiano Di Simine, Presidente di Legambiente Lombardia - questi 6 anni di sperimentazione hanno permesso di prevenire il conflitto tra esigenze del fiume e fabbisogni per le attività produttive, evitando anche di incorrere in situazione di criticità per le località turistiche rivierasche grazie ad una gestione accorta dei rilasci della Miorina che tiene conto anche dell'evoluzione meteorologica. Non vorremmo mai più ritrovarci nelle condizioni del recente passato, quando la 'guerra' dell'acqua del Ticino, tra irrigazione e gestione degli ecosistemi, ha visto soccombere il fiume trasformato in rigagnolo maleodorante, per questo ci uniamo al parco nella richiesta al Ministro di trovare una soluzione che garantisca che il fiume continui ad essere azzurro”.

Gli appuntamenti che si svolgeranno sull’Olona, a Parabiago nel milanese e a Malnate nel varesotto, hanno invece l’obiettivo di accendere i riflettori su un fiume ha grandi problemi ma anche enormi potenzialità. L’infrastruttura fognaria, di collettamento e depurazione dell’Olona è ancora ampiamente deficitaria. Nel 2013 (fonte dati ARPA Lombardia) il 50% dei depuratori presenti nel bacino Olona-Lura-Bozzente (10 depuratori su 20) ha presentato anomalie o malfunzionamenti. Oltre ai classici problemi dei depuratori di Varese, che hanno serie difficoltà nella rimozione dei carichi di azoto ammoniacale, e degli impianti di Canegrate e Pero, su cui sono però previsti importanti miglioramenti, a preoccupare è anche la scarsa efficienza dei depuratori di Olgiate Olona e Cairate che fino all’anno scorso non mostravano problemi.

Il programma dei Big Jump in Lombardia:

Fiume Olona – Oasi di Pace e Bellezza – Parabiago
L’iniziativa prevede una visita dell’oasi a cura dei ragazzi del Liceo Cavalleri e un laboratorio di fiume per adulti e piccini.  Alle 11.30 il Big Jump simbolico nel fiume. La mattinata si concluderà con un aperitivo casereccio.

Fiume Olona – Mulini di Gurone – Malnate
L'iniziativa varesina inizierà alle 9.30 con la presentazione del dossier “Perché l’acqua dell’Olona non è invitante?” Alle 10 visita guidata all’area umida con i volontari del campo internazionale e alle 11.00, per i bambini, sarà invece dedicata la quinta edizione della “Regata dei Mulini” per barchette di carta, la “caccia” ai macroinvertebrati di fiume e una discesa in canoa. Al tuffo nell'Olona, previsto alle ore 11.30, parteciperanno i volontari ospiti dei campi di volontariato internazionale attivi in provincia. Al termine della giornata sarà offerto un aperitivo con i prodotti dell’orto dei Mulini presso il “Casello 10”.

Fiume Ticino – Turbigo
Appuntamento alle 14,30 presso la sede degli Amici del Ticino. Alle 14,45 raduno sulla spiaggia del Mezzanino e alle 15,00 il BIG JUMP. Alle 16 è prevista la partenza della regata barcè con spuntone a coppie. Dalle 17 prove gratuite di kayak, canoe canadesi e barcè

L’Ufficio stampa Legambiente Lombardia 02 87386480

INCENDIO CORTEOLONA: PATTEGGIAMENTO E RITO ABBREVIATO CON CONDANNE A PENE CHE VANNO DA DUE A QUATTRO ANNI DI RECLUSIONE

Milano, 17 Maggio 2019                                                                       Comunicato stampa   ...