venerdì 8 agosto 2014

Interrogazione Senatrice Laura Bignami su inquinamento Cromo esavalente in via Bazzi e altre zone di Milano

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-02600

Atto n. 4-02600

Pubblicato il 6 agosto 2014, nella seduta n. 301

BIGNAMI , ORELLANA , CASALETTO , PEPE , GAMBARO , MASTRANGELI , DE PETRIS - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -
Premesso che:
il cromo è un metallo pesante presente in natura in vari stadi di ossidazione. Il cromo esavalente è considerato la forma più pericolosa per la maggiore solubilità e capacità di penetrare nelle strutture cellulari; la IARC (International agency for research on cancer) classifica il cromo VI come «cancerogeno certo» per l'uomo;
nelle falde acquifere il limite massimo di presenza consentito di cromo VI è pari a 5 microgrammi al litro, oltre tale soglia la presenza del metallo risulta pericolosa per la salute umana;
dal report ARPA del settembre 2013 sullo stato delle acque sotterranee della provincia di Milano si evince che vi sia una presenza di cromo esavalente oltre i limiti consentiti in alcune zone del comune di Milano: nello specifico vi è una concentrazione pari a 19 microgrammi al litro nelle centrali dell'acqua di Gorla, e pari a 17 microgrammi al litro in quelle di Armi, pari a 185 microgrammi per litro nel quartiere di Trenno, dove è stato previsto uno sbarramento idraulico, pari a 1.500 microgrammi al litro in via Savona e pari a 9.600 microgrammi al litro nella falda freatica di via Bazzi. In questa area sono in corso un'analisi del rischio da parte di ARPA per valutare l'inquinamento del terreno e una parte di 2 società esterne Tecno in SpA e Natura Srl; tali analisi verranno ultimate per il mese di settembre 2014;
l'alta concentrazione di cromo esavalente in via Bazzi è dovuta al passato industriale della zona: qui era infatti attiva un'azienda galvanica di circa 8.000 metri quadri che realizzava cromature, cadmiature, nichelature e stagnature; le prime notifiche in Comune di inquinamento procurato da tale stabilimento risalgono al 1994, ma è nell'estate 2005 che si sono verificati sversamenti di grandi quantità di cromo esavalente, di nichel e di altre sostanze nocive, sia nei pozzetti di scarico all'interno dell'edificio, sia nelle fognature, con danneggiamento del depuratore di San Rocco;
ciò ha determinato l'inquinamento della falda freatica sottostante l'edificio (circa 8 metri), fino ad allora utilizzata per vari usi pubblici e privati, e ha arrecato un potenziale pericolo per la falda più profonda utilizzata per l'acqua potabile, mettendo in serio rischio la salute pubblica (come stabilito dalla sentenza del tribunale di Milano del dicembre 2008 che si avvalse di due perizie);
visto il serio rischio di inquinamento provocato dalle materie prime e dai rifiuti presenti, il Servizio piani di bonifica del Comune di Milano ha emesso in data 9 agosto e 30 settembre 2005 alcuni provvedimenti relativi alla messa in sicurezza dell'area e della falda; tali provvedimenti non furono, però, mai ottemperati, come dichiarato del Settore bonifiche del Comune in un documento prodotto il 23 luglio 2014 in risposta alle istanze del consigliere della circoscrizione 5 di Milano, Massimiliano Toscano;
considerato che:
ancora il 29 agosto e il 28 settembre 2007, nell'area di via Bazzi sono avvenuti altri 2 grossi incidenti che hanno provocato lo sversamento di cromo esavalente e il rovesciamento di due trasformatori contenenti PCB, causando altre contaminazioni e l'aggravamento di quelle già in atto in un luogo che non è stato sufficientemente sorvegliato e sigillato;
in seguito a tali eventi nel 2007 era stato dato incarico ad AMSA di realizzare uno sbarramento idraulico costituito da due pozzi per il contenimento della contaminazione riscontrata nelle acque di falda; realizzato nel 2008, esso non è ancora entrato in funzione perché non è stato dotato di un impianto di depurazione; il Comune di Milano contestualmente aveva avviato diverse azioni di bonifica, quali lo svuotamento delle vasche in superficie e interrate, rilevando una contaminazione diffusa da cromo esavalente;
nel frattempo è stato condannato il titolare signor Frisinghelli con sentenza del Tribunale sezione X penale in data 19 dicembre 2008, in relazione al disastro ambientale avvenuto;
l'amministrazione comunale aveva intimato al signor Frisinghelli di produrre un piano di caratterizzazione con ordinanza del 10 febbraio 2009 come operazione iniziale per successivo piano di bonifica;
data l'inerzia del signor Frisinghelli ad agire il Comune aveva dato incarico in data 6 ottobre 2010 alla NCE di Bresca, dopo selezione pubblica, per realizzare il piano di caratterizzazione;
nel frattempo sono state fatte altre analisi dell'acqua di falda, considerato che si doveva urgentemente intervenire d'ufficio;
il piano di caratterizzazione è stato approvato alla conferenza dei servizi (tra ARPA, Provincia e Comune) del 16 novembre 2011, in seguito a questa è stata fatta una gara per assegnare ed eseguire il piano di caratterizzazione; scelte due società in associazione temporanea di imprese Tecno in SpA e Natura Srl, in data 13 aprile 2012 è stato sottoscritto il contratto;
in data 12 giugno 2012 le due società hanno presentato un cronoprogramma ad ARPA, Provincia e Comune di Milano per l'esecuzione delle attività e per concordare l'inizio delle attività;
ARPA, in data 9 novembre 2012, ha chiesto di aggiungere e analizzare ulteriormente il parametro IPA per l'analisi dei terreni;
queste ulteriori indagini in contraddittorio con ARPA si sono concluse il 7 marzo 2013, e gli ultimi dati di tutte le analisi della falda e dei terreni si sono concluse a dicembre 2013;
in data 7 febbraio 2014 una nuova conferenza dei servizi convocata ha considerato tutti i documenti, ma non ha approvato l'analisi del rischio; inoltre ARPA ha richiesto ulteriori analisi secondo la metodica prevista dall'art. 9 del decreto ministeriale 5 febbraio 1998 e successive modificazioni e secondo le nuove normative legate al decreto-legge n. 69 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 98 del 2013, art. 41, che riguardano l'analisi dei terreni;
il 28 aprile 2014 la Tecno in SpA ha protocollato una revisione del documento dell'analisi di rischio;
il 19 giugno 2014 il Settore bonifiche del Comune di Milano considerato il nuovo documento dell'analisi di rischio e viste le ultime considerazioni di ARPA, è stato chiesto alle due società di presentare un nuovo documento conforme a quanto prescritto dalla conferenza dei servizi;
in data 4 luglio 2014 il Settore bonifiche del Comune ha chiesto ad ARPA un preventivo per i costi del contradditorio per la validazione dei risultati dei test di cessione e ha richiesto gli ultimi prelievi in campo entro la fine di luglio;
le ultimi analisi dei terreni saranno ultimate entro settembre 2014, e verrà convocata una nuova conferenza dei servizi, verrà definito il quadro inquinologico completo sui suoli e sulla falda e verrà definita la reale entità dei rischi associati;
al momento sulla base delle prime valutazioni di Tecno in SpA e Natura Srl non emergerebbero rischi per la salute umana per quello che riguarda i recettori circostanti all'area, persistendo soltanto la contaminazione del suolo e del sottosuolo;
terminate le ultime analisi di ARPA, il Comune farà partire i primi lavori di messa in sicurezza e/o bonifica della falda e dei terreni;
sempre nello stesso stabile di via Bazzi 12 ci sono enormi coperture di Eternit molto deteriorato che dovrebbero essere rimosse entro un anno; tali coperture hanno disperso fibre per moltissimi anni nell'ambiente;
suscita, inoltre, forte apprensione tra i cittadini della zona il fatto che ci sia una scuola pubblica "G. Agnesi" nei pressi dell'ex industria galvanica di via Bazzi, 12, in un luogo contaminato da cromo esavalente e da amianto;
il cromo è, infatti, un metallo che ha capacità di infiltrarsi verso il basso finché non trova una barriera, che al momento non esiste, con seri rischi per la salute pubblica,
si chiede si sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto;
se sia in grado di fornire il valore di fondo di rilevazione di cromo esavalente e di cromo totale presente a Milano nelle falde acquifere e in tutte le centrali di acqua potabile, in particolare nelle centrali di Gorla e Armi;
se non ritenga necessario intraprendere le opportune iniziative, per quanto di sua competenza, affinché gli enti locali diano pubblicazione delle rilevazioni effettuate sulle falde acquifere e sulle centrali di acqua potabile sul sito internet del gestore dell'acqua potabile;
se non reputi opportuno, per quanto di sua competenza, eseguire l'analisi idrogeologica del terreno dell'azienda ex Lorenzi di via Bazzi 12 e di quello a valle, con riferimento alla prima e alla seconda falda, nonché localizzare i pozzi sensibili, privati e pubblici a valle del sito inquinato ed il piano di ricerca degli hot spot che giustificano il recente aumento delle concentrazioni degli inquinanti;
quali provvedimenti intenda assumere in questa fase ed in futuro per tutti i casi simili a quello di via Bazzi 12 di Milano in cui si rilevi presenza di cromo esavalente e cromo totale;
se non ritenga opportuno indagare, per quanto di sua competenza, per individuare su chi ricada la responsabilità del fatto che negli anni tra il 2005 e il 2007 vi è stata una totale inerzia da parte del Comune di Milano nell'installare una barriera idraulica per isolare il cromo VI rinvenuto nella falda di via Bazzi, provocando seri rischi per la salute pubblica.

Fonte: sito www.senato.it

martedì 5 agosto 2014

Parte I - discesa in canoa lungo il Fiume Po

Buonasera a tutti e grazie per avermi concesso di far parte del vostro team in questo mio viaggio giu’ per il Po da Torino a Venezia.
Come anticipato non abbiamo trovato segni di evidente inquinamento lungo il Po.Le condizioni del fiume grazie alla costruzione di depuratori e ai controlli e’ parecchio migliorata rispetto a vent’anni fa. Nel 2009 ho percorso da solo il Po da Piacenza a Venezia e parecchie chiatte cariche di sabbia solcavano allora il fiume. La sabbia del fiume, molto pregiata per l’edilizia, veniva sovente asportata  in maniera irresponsabile. Questa volta nemmeno l’ombra, forse e’ un buon segno.









In questo mio secondo viaggio giu’ per il Po a distanza di 5 anni e’ comparso il fenomeno della pesca al siluro, pesce per niente apprezzato da noi italiani, ma molto ricercato in Romania, Ungheria e qualche altro paese dell’est Europa.
Questo pesce di grande dimensioni viene pescato sia con mezzi legali (canna e lenza), ma anche con la corrente elettrica, danneggiando tutto quello che sta intorno al raggio d’azione della corrente.
Noi personalmente abbiamo visto parecchi barchini di gente dell’est risalire il fiume e appostarsi per la pesca del siluro lungo il fiume.

Proprio lungo il Po di Maistra abbiamo assistito ad una operazione che di legale sembrava aver ben poco. Un barchino con 2 persone si e’ accostato lungo la riva del fiume e in maniera rapida hanno scaricato e caricato su un furgoncino frigo un sacco contenente un grosso pesce siluro di cui noi abbiamo visto solo la coda. Le teste, come potete vedere dai filmati sul web, vengono tagliate e buttate in acqua.
L’operazione e’ stata davvero veloce. Quando abbiamo capito cosa stavano facendo erano gia’ spariti.
Abbiamo avvisato  telefonicamente la Guardia Forestale e dato le coordinate GPS.
Il fenomeno, detto dalla gente locale, e’ davvero preoccupante sia per il numero di pesci che vengono pescati che per il modo con cui vengono catturati.

TAVOLO ARIA: INCENTIVI DI REGIONE LOMBARDIA NON GARANTISCONO RIDUZIONE INQUINAMENTO

Milano, 15 Ottobre 2019                                        Comunicato stampa TORNANO A SALIRE I LIVELLI DI POLVERI SOTTILI NELL’ARI...