martedì 31 agosto 2010

Legambiente, nuovo caso Lambro: «È sotto scacco, inconcepibile»

Briosco - «Lambro: è inconcepibile che il fiume sia sotto scacco ad ogni malfunzionamento dei collettori». A dirlo è Legambiente Lombardia dopo il nuovo caso di inquinamento del fiume, alla fine della scorsa settimana: «Il fatto che lo sversamento di liquami nel Lambro, avvenuto il 26 agosto, sia stato dovuto - come pare - ad un evento accidentale come l'ostruzione di un collettore, e non ad un atto criminale, non rassicura Legambiente. Quanto accaduto rappresenta una grave spia dello stato in cui versa il sistema di fognature e collettori lungo il corso d'acqua». Si tratta di un «un quadro scoraggiante - insiste l'associazione - «anche perché, a fronte di episodi gravi, è considerato fisiologico il fatto che a ogni temporale gli scolmatori di piena scarichino direttamente nel fiume acque non depurate». «Noi non ci rassegnamo a convivere con un fiume che è una delle grandi vergogne nazionali: il risanamento del bacino Lambro-Seveso-Olona deve entrare nell'agenda delle priorità di Regione Lombardia e degli enti locali - dichiara Lorenzo Baio, responsabile acque di Legambiente Lombardia - È necessario attivare l'immenso cantiere della riqualificazione, realizzando le opere di depurazione mancanti, adeguando quelle esistenti, e soprattutto intervenendo sulle reti scolanti delle utenze civili e industriali». E ancora: la depurazione delle acque è contemplata dalle tariffe idriche, si tratta di pianificare e attuare i conseguenti interventi, senza aspettare il 2015, anno in cui inevitabilmente interverranno le sanzioni dell'Unione Europea per mancato rispetto della direttiva 2000/60 sulle acque. Traduzione: i soldi ci sono, dice Legambiente, basta usarli.

Fonte: Il cittadino di Monza e Brianza 30/08/2010

lunedì 30 agosto 2010

Lambro: ancora con l'acqua nera A causarne l'ennesimo inquinamento è stato il sovraccarico di uno scolmatore fognario

E' di nuovo allarme inquinamento per il Lambro, dopo che lo scorso Febbraio il fiume fu invaso da diverse tonnellate di petrolio. Questa volta, però, non sono stati gli idrocarburi a sporcarlo, ma uno svasamento per via del "sovraccarico" di uno scolmatore fognario all'altezza di Briosco.

A dare l'allarme sono stati, Giovedì scorso, alcuni pescatori che, all'altezza del ponte di Agliate, hanno visto le acque del Lambro diventare, improvvisamente, nere e ricoprirsi di schiuma. Polizia Locale, Polizia Provinciale, Arpa e Vigili del Fuoco sono accorsi sul posto, assieme alle Fiamme Blu di Milano, che ha sorvolato la valle per individuare l'esatta origine dello sversamento.

L'Alsi, azienda proprietaria del collettore, ha affermato che il sovraccarico potrebbe essere stato causato, da un lato, dalle piogge di Mercoledì notte e, dall'altro, dal lavaggio di alcuni impianti, forse di tintoria, tanto che a rendere nere le acque del fiume è stata una mistura di coloranti e residui fibrosi.

I Verdi e Legambiente parlano di “vergogna nazionale” e chiedono alla Regione di farsi carico dei lavori sul sistema fognario e dei collettori lungo il Lambro, mentre il Presidente della Provincia di Monza, Dario Allevi, chiede ai sindaci dei comuni limitrofi di salvaguardare le aree verdi limitando al minimo indispensabile l'urbanizzazione della zona.

Fonte: MilanoWeb 28/08/2010 - autore Caterina Bigliardo

venerdì 27 agosto 2010

Lambro è inconcepibile che il fiume sia sotto scacco ad ogni malfunzionamento dei collettori. Legambiente: occorre investire su fognature e colletto

Il fatto che lo sversamento di liquami nel Lambro, avvenuto ieri 26 agosto 2010, sia stato dovuto - come pare - ad un evento accidentale come l'ostruzione di un collettore, e non ad un atto criminale, non rassicura Legambiente. Quanto accaduto rappresenta una grave spia dello stato in cui versa il sistema di fognature e collettori lungo il corso d'acqua. Un quadro scoraggiante, anche perchè, a fronte di episodi gravi come quello di ieri, è considerato fisiologico il fatto che ad ogni temporale gli scolmatori di piena scarichino direttamente nel fiume acque non depurate, che invece dovrebbero essere trattenute in apposite vasche volano. "Noi non ci rassegnamo a convivere con un fiume che è una delle grandi vergogne nazionali: il risanamento del bacino Lambro-Seveso-Olona deve entrare nell'agenda delle priorità di Regione Lombardia e degli enti locali - dichiara Lorenzo Baio, responsabile acque di Legambiente Lombardia - E' necessario attivare l'immenso cantiere della riqualificazione, realizzando le opere di depurazione mancanti, adeguando quelle esistenti, e soprattutto intervenendo sulle reti scolanti delle utenze civili e industriali. I soldi per farlo ci sono, perchè la depurazione delle acque è contemplata dalle tariffe idriche, si tratta di pianificare e attuare i conseguenti interventi, senza aspettare il 2015, anno in cui inevitabilmente interverranno le sanzioni dell'Unione Europea per mancato rispetto della direttiva 2000/60 sulle acque."


L'Ufficio stampa Legambiente Lombardia 0287386480

Pomeriggio di paura per il Lambro Briosco, onda nera dal collettore

Briosco - Pomeriggio di mobilitazione nell'alta Brianza monzese a sud di Briosco per l'onda nera che, a più riprese, dalle 14, ha ricoperto le acque del Lambro. Una task force di tecnici, agenti e vigili del fuoco è stata al lavoro per ore e ore prima di venire a capo di quello che all'inizio si presentava come un giallo. Solo alle 19 la scoperta che lo sversamento inquinante proveniva da un'ostruzione al collettore fognario di via Bevera a Fornaci di Briosco.
Per sgombrare ogni dubbio sulle cause dell'intoppo e sulla qualità delle sostanze riversate nel fiume bisognerà attendere i risultati delle analisi dei campioni prelevati dai tecnici dell'Arpa. Non è esclusa la presenza di scarichi industriali da tintoria.



Nuovo colpo per il Lambro ferito gravemente nei mesi scorsi dall' “attentato” della ex raffineria Lombarda Petroli di Villasanta, quando si riversarono nel fiume oltre 2.600 tonnellate di idrocarburi. Imponente la task force intervenuta nel pomeriggio sulle sponde del Lambro. Con gli agenti dei comandi di polizia locale dei Comuni di Briosco, Giussano, Verano e Carate, c'erano gli agenti della polizia provinciale, i vigili del fuoco di Carate e, dalle cinque del pomeriggio, anche gli uomini dell'unità di intervento chimico nucleare dei pompieri di Milano. E sempre da Milano è arrivato l'elicottero dei vigili del fuoco per il pattugliamento aereo della zona. Il primo avvistamento della macchia nera che ha coperto le acque risale alle 14.15, in territorio di Giussano. Lo sversamento è quindi sceso verso Agliate di Carate. Intorno alle 16 il Lambro si è ricoperto di una densa coltre nera più a monte, in territorio di Briosco. Verso le 17.45 una terza ondata, avvistata ancora sul ponte di Agliate. Fino alla scoperta dell'intasamento al collettore di Fornaci di Briosco e alla messa in campo degli interventi per bloccare lo sversamento delle acque nere inquinanti nel fiume.

Fonte: Il Cittadino di Monza e Brianza 27/08/2010 articolo di A.Br.

Adda pericolso: stop ai tuffi Troppi annegamenti

Troppi annegamenti nell'Adda durante gli ultimi anni. Il sindaco si impunta e crea un'ordinanza comunale: niente più tuffi, pena duecento euro di multa per i bagnanti

Cornate d'Adda (Monza) - Troppi morti, troppi incidenti ogni anno nell’Adda. E così il sindaco di Cornate, Fabio Quadri, prova a fermare la strage estiva, con un provvedimento destinato a far discutere. Ha firmato un’ordinanza che a suon di multe salate ribadisce il divieto di fare il bagno nel fiume. Un tuffo può costare ben 200 euro. Per il primo cittadino è il tentativo di fermare gli incidenti che puntuali avvengono con l’arrivo della bella stagione, quando le rive dell’Adda sono invase da villeggianti spesso ignari delle insidie a cui li espone il tuffo nelle fresche acque. I divieti ci sono, scritti anche in arabo. Il problema è che molti li ignorano.

L’11 luglio l’ultimo annegamento: un 32enne di Sesto San Giovanni. E sette giorni dopo, i soccorritori hanno salvato una donna che si era tuffata nella diga di Porto, prima della centrale Bertini. Ogni anno è la stessa storia. Un’emergenza: «È una misura che abbiamo deciso di adottare sperando di fermare gli incidenti che avvengono nel fiume», ha detto a chiare lettere il sindaco (centrodestra).

L'ordinanza è stata criticata dalle opposizioni, convinte che sia meglio puntare sulla prevenzione. Ma intanto anche la prospettiva di dover sborsare 200 euro per un tuffo nel fiume può diventare un bel deterrente per chi va finta di non vedere i divieti di balneazione che si incontrano lungo l’alzaia. Sono soprattutto gli stranieri che utilizzano il fiume per fare il bagno. L’Adda però non una piscina. E non tutti sanno a cosa vanno incontro sfidando un fiume pericoloso ed impervio. La corrente ti porta via se non sei un bravo nuotatore. Basta un malore, un momento di disattenzione e uno affonda, anche perché è impossibile risalire la corrente. In un attimo si rischia di essere risucchiati. Prima erano soprattutto italiani a tentarlo. Soprattutto ragazzi, ma da qualche anno i «bagnanti» sono quasi esclusivamente stranieri, spesso povera gente che non può permettersi il lusso di una vacanza e arriva anche dai paesi vicini per concedersi un po’ di refrigerio e relax a buon mercato.

Non sono molti i posti da dove si può entrare in acqua. Il luogo più famoso è la penisola, detta «La Punta» perchè arriva fin dentro il fiume. È una spiaggia dove si può prendere il sole e fare il picnic. Ma se a qualcuno venisse la tentazione anche di nuotare, sarebbe meglio evitare. La Polizia locale di Cornate potrà applicare la sanzione per «ogni singola violazione». Dietro l’ordinanza anche la volontà di rilanciare l’Adda come luogo turistico e non solo di gite domenicali. Non a caso il sindaco ha istituito l’assessorato al Turismo, dandolo in mano a Luca Mauri. L’assessore ha già presentato il logo che contraddistinguerà le iniziative promozionali. E ha fatto l’elenco delle bellezze e delle attrazioni.

Fonte: Il Giorno di Monza e Brianza, 27/08/2010 articolo di Antonio Caccamo

giovedì 26 agosto 2010

Varese, proliferano i gamberi della Louisiana

Il lago e' letteralmente invaso dai nuovi crostacei

Varese – Tra lucci pregiati, pesci siluro da leggenda e diversi crostacei autoctoni, il lago di Varese presenta nella sua fauna un nuovo ospite. Si tratta del gambero della Louisiana che, importato per ragioni gastronomiche, ha letteralmente invaso il lago riproducendosi a velocità straordinaria. Sono una facile preda per i pescatori della zona, ma a causa della loro fame potrebbero presto arrecare danni al delicato ecosistema del varesotto.

Ghiottissimi di uova di pesce infatti, potrebbero colpire la fauna ittica d’acqua dolce limando di molto il ciclo riproduttivo di varie specie di pesce. Il Settore Faunistico della Provincia di Varese per il momento non ha ancora lanciato nessuno allarme e ha voluto sottolineare che “gli esemplari per ora non sono un pericolo per il delicato ecosistema”. Il rischio maggiore però è legato proprio alla ristorazione.

Nel caso infatti che la pesca di tali gamberi dovesse subire una brusca frenata, la loro riproduzione serrata non avrebbe più limiti dato che non troveranno i loro nemici naturali presenti invece in Florida, Louisiana e Messico. A quel punto il disastro ambientale sarà inevitabile.

Fonte: La Voce 15/08/2010 - Articolo di Alessandro Gatta

Informazioni sul Gambero della Lousiana

mercoledì 4 agosto 2010

Goletta dei Laghi 2010

Che cos'è Goletta dei Laghi

Campagna di monitoraggio e informazione sullo stato di salute dei principali laghi italiani: una risorsa naturale ed economica importante troppo spesso ingiustamente sottovalutata.

Dall’esperienza di Cigno Azzurro, una iniziativa di Legambiente che per alcuni anni dal 1990 ha monitorato i principali laghi del nord, è nata Goletta dei Laghi, la campagna di monitoraggio delle acque di balneazione per la tutela e la valorizzazione degli ecosistemi lacustri in Italia.

I laghi costituiscono una risorsa ambientale, culturale ed economica preziosa fatta di luoghi e paesaggi incantevoli che non hanno nulla da invidiare alle nostre più famose località marine. Eppure il peso ecologico e turistico dei laghi è spesso sottovalutato e il loro fragile ecosistema a rischio: scarichi illegali, abusivismo edilizio, captazioni eccessive, impoverimento della flora e e della fauna autoctone lo minacciano.


Per questo è nata Goletta dei Laghi, la campagna di monitoraggio e informazione sullo stato di salute degli ecosistemi lacustri: un mese a caccia degli abusi perpetrati ai danni dei laghi ma anche un’importante occasione per parlare di turismo di qualità e di economia sostenibile, per incentivare le strutture ricettive a una gestione ecocompatibile delle loro attività, per promuovere politiche di salvaguardia delle coste e della biodiversità.


Sos Goletta

È il servizio messo a disposizione dei cittadini per segnalare tubature che scaricano in mare, o nei laghi, liquidi o sostanze sospette in acqua, tratti di mare o di lago dal colore e dall’odore sgradevoli. Per fare una segnalazione basta inviare una breve descrizione della situazione, l’indirizzo e le indicazioni utili per individuare il punto, le foto dello scarico o dell’area inquinata e un recapito telefonico.
Gli SOS si possono inviare via mail, all’indirizzo scientifico@legambiente.it o tramite sms e mms al numero 346 0080726.

Scarica il dossier finale della Goletta


martedì 3 agosto 2010

Nell’Abbiatense il fiume è meno Azzurro

Le analisi delle acque del Ticino danno risultati altalenanti: bene soprattutto a nord, nel tratto tra Turbigo e Magenta, peggio nell’Abbiatense e nel Pavese, dove la classe di qualità passa dal buono al sufficiente

Magenta, 20 luglio 2010 - Fosse uno studente, avrebbe conquistato un sei in pagella. Con picchi di rendimento, alternati a qualche scivolone. Ma, nel complesso, sarebbe stato promosso. Il decimo monitoraggio sullo stato delle acque del Ticino ha evidenziato risultati in linea con quelli dell’ultimo anno. Un fiume che sta bene soprattutto a nord, nel tratto tra Turbigo e Magenta, e che peggiora nell’Abbiatense e nel Pavese, dove la classe di qualità passa dal secondo livello (buono) al terzo (sufficiente). Le analisi, che si riferiscono ai campionamenti condotti nell’inverno e nell’estate del 2009, hanno evidenziato un quadro analogo a quello del 2008.

«Le ultime due annate sono state caratterizzate da precipitazioni abbondanti - spiega Luigi Duse, vicepresidente del Parco del Ticino -. Il fiume sta vivendo stagioni positive, grazie alle condizioni meteorologiche favorevoli e agli interventi che il Parco ha messo in atto, andando anche al di là dei compiti richiesti». Da dieci anni, infatti, il Parco ha scelto di investire nel monitoraggio delle acque del fiume, promuovendo campionamenti in località scoperte dai rilevamenti dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente.

Prima con prelievi mensili, necessari per avere un quadro iniziale sullo stato del fiume, e successivamente con analisi stagionali, per conoscere l’evoluzione delle acque in condizioni differenti di clima e portata. Gli ecologI hanno verificato lo stato di salute del fiume in cinque diverse località: a Somma Lombardo, Abbiategrasso (Gabana), Motta Visconti (Geraci), Pavia e Valle Salimbene. E, per conoscere l’impatto dei depuratori, hanno scelto di monitorare alcune rogge e affluenti, quali, ad esempio, la Roggia del Molino di Turbigo, il Fontanile Mezzabarba di Besate e la Roggia Canalino di Motta Visconti, a monte e a valle degli scarichi.

Fino ai Geraci, il Ticino presenta una qualità dell’acqua buona, con parametri positivi sia dal punto di vista chimico-fisico, sia dal punto di vista biologico e microbiologico. Il fiume diventa meno azzurro soltanto dopo l’immissione della Roggia Canalino, che riceve gli scarichi del depuratore di Motta. Stesso scenario a Besate: le acque smalitite dall’impianto di depurazione fanno scendere il fontanile Mezzabarba al quinto livello (pessimo) durante la campionatura invernale, e al quarto (scadente) in estate. Meno inquinante, invece, risulta lo scarico del depuratore di Turbigo nella Roggia del Molino.

Qui, infatti, le analisi sull’affluente del Ticino hanno registrato un livello tre di qualità dell’acqua, che attesta la roggia a un livello sufficiente. «La qualità più alta delle acque del fiume si riscontra tra Cuggiono e Boffalora - fanno sapere le ecologhe Angela Manuela Vailati e Marina Lanticina -. Complessivamente, il tratto tra Turbigo e Magenta presenta livelli molto positivi, perché beneficia della presenza di risorgive presenti nel territorio. In questa zona il Ticino ha più acqua e non riceve gli scarichi dei depuratori».

Ma anche là dove la qualità delle acque si abbassa, l’uomo e l’ambiente non corrono pericoli. «Ci sono inquinanti e inquinanti - spiegano le ecologhe -. In generale non si registrano sostanze che possono danneggiare la salute. È da escludere ovunque la presenza di metalli nelle acque. La dove si parla di inquinamento, si riscontrano al massimo eccessi nelle concentrazioni di sostanze organiche».

di Luca Balzarotti