sabato 29 giugno 2013

Biciclettiamo lungo il Lambro: un'avventura su due ruote

E' stata proprio un'avventura quella che trenta "piccoli" ciclisti hanno intrapreso oggi, 29 giugno, sotto il cielo velato di questa strana estate.
Un'avventura non tanto per la lunghezza o la durezza dell'itinerario, ma per il territorio stravolto e il paesaggio complesso offerto da questa area metropolitana che si perde fra i comuni di Milano, Sesto San Giovanni, Brugherio, Cologno Monzese e Monza.


Ma l'avventura inizia intorno alle dieci, dopo un'ottima colazione offerta dal Circolo Legambiente Crescenzago. Pochi avvertimenti e poi via lungo gli oltre 15 km che ci separano dalla meta guidati dall Guardie Ecologiche Volontarie del Parco Media Valle Lambro.


 Prima via San Mamete, il Parco Adriano, i neo-orti della Bergamella, fino ad arrivare sotto l'inceneritore di Sesto, cattedrale silenziosa nel paesaggio circostante.




Infine entriamo nel cuore pulsante del Parco Media Valle Lambro, superando le cave Melzi e alcune aree Falck, aperte per l'occasione. Il pezzo più spettacolare probabilmente è stato lungo gli argini del Lambro, dove in fila indiana ci siamo mossi guardando a destra il fiume malato.




Poi sulle collinette di San Maurizio al Lambro ecco la svolta: la prima (e unica) foratura. Il gruppo coglie l'occasione per fermarsi a riposare e a guardare il paesaggio. In lontananza si scorge il centro commerciale Vulcano...








Ma dopo poco la carovana riparte. E affrontiamo il pezzo più "emozionate". Il passaggio fra brugherio e Monza è degno di una tragedia shakespeariana, dove la bellezza del paesaggio è corrotta dallabuso e dal sopruso dell'uomo che costruisce dove non dovrebbe, scarica cumuli di rifiuti in prati e rogge e deturpa là dove vive. Ci piange il cuore a vedere quello che avviene ancora adesso, tutti i giorni. Ma un sorriso ci viene strappato da chi ci dice con serenità che qualcosa già sta cambiando, grazie alle persone....speriamo






Passiamo dunque dalla sterrata che porta da San Maurizio al Lambro  fino a Monza. A vista lo scarico del depuratore di Monza e dopo qualche centinaia di metri il depuratore stesso affiancato dal Irsa-CNR, il centro di ricerca sulle acque. Qui ci accoglie una delegazione di Monzainbici che prende la testa del gruppo fino a condurci ai terreni della Cassinazza attraverso la bella ciclabile che per un  tratto accompagna il canale Villoresi. Altra acqua!!!




Giorgio del Circolo di Monza ci spiega a grandi linee la storia di quest'area tanto importante per il territorio monzese, quanto agoniata dai grandi immobiliaristi (Berlusconi e Cabassi in primis).




Ed eccoci finalmente arrivati alla stazione di Monza e all'oasi Legambiente di Piazza Castello! Accolti dal circolo monzese e da un rinfresco conclusivo, cogliamo l'occasione per scoprire la piccola area verde incastrata fra Lambro e Lambretto. Dopo i saluti finali ciascuno sceglie come tornare. Chi con il treno+ bici, chi facendo a ritroso il percorso fatto fino a Milano. I più fortunati sono già a casa.







Che dire per finire. Un'esperienza tosta cercare di biciclettare lungo il Lambro. Un fiume fino ad ora maltrattato e che con fatica deve essere riconsegnato agli abitanti dei comuni rivieraschi e alla natura.
Un ringraziamento particolare va ai volontari dei circoli Legambiente di Monza, Reteambiente e Crescenzago, alle GEV del Parco Media Valle Lambro, al presidente Ceccattini e ad Alessandro Casati, a Ciclobby e Monzainbici, e beh, a tutti coloro che questa biciclettata se la sono fatta!!
Grazie e alla prossima.

LB

L'evento si inserisce nel progetto "GLI SPAZI APERTI E GLI AMBITI AGRO NATURALISTICI, IL FIUME LAMBRO, L’AREA METROPOLITANA MILANESE ESEMPIO DI ATTIVAZIONE DI RETE ECOLOGICA" che prevede la redazione di uno studio di fattibilità volto a definire la riqualificazione e il ripristino della funzionalità ecologica della porzione di territorio al confine Est di Milano

mercoledì 26 giugno 2013

Biciclettiamo lungo il Lambro

29 giugno 2013

Biciclettata lungo itinerari inaspettati del Lambro.
Aperta a tutti, anche se consigliata ad adulti e ragazzi.

Peschiera - Mantova ( sulla ciclabile del fiume Mincio)

per chi si è prenotato alla cicloescursione:

Ritrovo ore 7,10 - Stazione ferroviaria Parabiago

Treno ore 7,27 arrivo a Peschiera del Garda ore 10,02

Ritiro bici “Girolibero “ e insieme all'accompagnatore percorreremo
la ciclabile sul Mincio passando per Borghetto, piccolo borgo a 10
Km da Peschiera. La sosta per il pranzo al sacco è prevista a Valeggio.
L'arrivo a Mantova è alle ore 16.00 dove avremo un paio d'ore per la
visita alla città dei Gonzaga.
Treno per il ritorno ore 18,50 arrivo a Parabiago ore 21,31

cliccando sul link sotto sono disponibili un elenco delizioso di
immagini e informazioni:

http://www.bellitaliainbici.it/peschiera_mantova.htm

Per eventuali informazioni: 3395621963 claudio - 0331415834 albino

Buon estate a tutti.

Saluti dai circoli Legambiente di Nerviano e Parabiago

lunedì 24 giugno 2013

Workshop dal DMV al flusso ecologico: stato dell’arte nel distretto padano ed esigenze future di rilevanza europea,



In programma per il giorno 27 giugno p.v., dalle ore 9.30 alle ore 13,30, presso la sala Du Tillot della Camera di Commercio – Via Verdi 2/a, Parma.

L’agenda dei Workshop prevede, al termine della II Sessione, uno spazio dedicato agli interventi del pubblico: chi fosse interessato a presentare un proprio contributo é pregato di comunicarlo, possibilmente entro martedì 25 giugno, via posta elettronica a questo indirizzo e-mail.
  
Poiché fra i requisiti per la concessione dello spazio convegnistico é annoverato il rispetto della capienza massima della Sala concessa, Vi chiediamo la cortesia di voler effettuare una pre-iscrizione al Workshop, semplicemente rispondendo a questo messaggio.

Vi ringraziamo fin d’ora per l’interesse mostrato all’iniziativa e per la collaborazione che vorrete prestarci.

Cordiali saluti.

La Segreteria organizzativa
 

mercoledì 19 giugno 2013

Valle Lambro e Villaggio Solidale


Convegno di studio e impegno civico per

Il Villaggio sociale e solidale di Via Idro

nel Parco della Media Valle del Lambro

Sabato 22 giugno 2013
Dalle ore 16,00 alle 20,00

mostra “Gli ultimi Europei”

Le tappe della storia del popolo rom

Seguirà buffet Rom

Spazio City ART

via Dolomiti 11 Milano MM 1 fermata Turro

Portare all’attenzione dell’opinione pubblica milanese e degli abitanti dei quartieri di Crescenzago/Gobba/Adriano e di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese, Brugherio, l’importanza del PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) nel Nord Est  dell’area metropolitana e la necessità di salvaguardarne il patrimonio ambientale storico e paesaggistico.

Far conoscere la storia e la cultura dei rom e sinti e difendere l’esperienza del villaggio di Via Idro, a Milano. Dare voce alle testimonianze  sulle insostenibili condizioni di vita degli abitanti del “campo” comunale. Valorizzare la rete solidale di associazioni e comitati e  singoli cittadini.

Si vuole rendere possibile la realizzazione del progetto, richiedendo ancora una volta, impegni precisi all’amministrazione comunale milanese, auspicando la collaborazione di quelle dei centri urbani dell’area.


Interventi:

Presentazione del convegno e relazione sul progetto Villaggio Solidale

(Giuseppe Natale, ANPI Crescenzago e Forum Civico Metropolitano).

 Iniziative e proposte per i diritti e per l’ambiente

(Donata Levati, Ass. Amici del Parco del Medio Lambro; Cesare Moreschi, Comitato Vivere Zona 2; Loredana Verzino, Ass. Cologno Solidale e Democratica).

La figura di Carlo Cuomo fondatore dell’Opera Nomadi

(Paolo Pinardi, Martesana Due).

Progetto “Social Rom” ed evento ZigZart

(Angelo Caruso direttore artistico City ART)

Testimonianze dal campo e dalla scuola

frequentata dai bambini di Via Idro e dalla Rete delle Associazioni e degli Amici della Comunità Rom.

Tavolo di confronto con i rappresentanti istituzionali

del Consiglio di Zona 2 Mi; dei  Comuni  di Milano, Brugherio, Cologno Monzese, Sesto San Giovanni; del PLIS della Media Valle del Lambro.

Proiezione video “A forza di essere vento”

lo sterminio nazista degli Zingari (prodotto  dalla rivista A).

Inaugurazione della mostra “Gli ultimi Europei”

a cura di Angelo Arlati.

Le tappe della storia del popolo rom: origini, arrivo in Europa,  persecuzioni subite; usi, costumi, mestieri, musica, lingua e letteratura.

 LA MOSTRA SARA’ APERTA FINO AL 29 GIUGNO

mercoledì-sabato dalle 15,00 alle 19,00


Per info:

Giuseppe Natale 3476502062 giusnatale@alice.it

Angelo Caruso 3357689814 staff@cityart.it

con il Patrocinio

giovedì 13 giugno 2013

convegno “2013 – Anno internazionale della Cooperazione nel settore idrico” organizzato dalla Fondazione AEM e da Federutility, che si svolgerà il 19 giugno 2013 presso la Casa dell’Energia di Piazza Po 3 a Milano



alla presenza di:
Alberto Martinelli - Fondazione Aem
Basilio Rizzo - Comune di Milano
Sonia Cantoni – Fondazione Cariplo
Mauro Perini - Water Right Foundation
Renato Drusiani - Federutility
Alessandro Ramazzotti - CAP Holding
Lorenzo Bardelli – AEEG

mercoledì 12 giugno 2013

Sul Lambro l'accampamento rom

I nomadi sono una ventina. Gli abitanti della zona: «Ci sono anche dei bambini, qualcuno intervenga»

Le tende in riva al Lambro (foto Mascolo/Photoviews)Le tende in riva al Lambro (foto Mascolo/Photoviews)
La biancheria stesa al sole, i calzini a stampe colorate, il triciclo e un passeggino dimenticato nell'erba, i frammenti di un'infanzia che sarebbe invisibile altrove, talmente comune, ordinaria e familiare da passare inosservata. Non qui, oltre la stazione di Gobba, nella colonia rom sul Lambro. Più che ai margini, vite sull'argine: i panni s'asciugano tra gli alberi; il giardino dei bimbi scivola nel fango; tendine da campeggio e palafitte per resistere alla notte sul fiume; e l'elemosina, ai semafori, appena fa giorno. Saranno una ventina di accampati, nessuno li ha mai censiti. Forse qualcuno s'è arenato qui dopo aver vagabondato per un anno, dopo lo sgombero della baraccopoli di via Gatto. La riva del Lambro, l'ultima spiaggia. Rom accampati in riva al Lambro Rom accampati in riva al Lambro    Rom accampati in riva al Lambro    Rom accampati in riva al Lambro    Rom accampati in riva al Lambro    Rom accampati in riva al Lambro
«Ci sono i bambini, il Comune faccia qualcosa», è la richiesta pietosa che viene dal quartiere. Un insediamento è in fondo a via Padova, tra la rotatoria e il residence Cascina Gobba. Il campo gemello nei paraggi della tangenziale Est. Le aree sono pubbliche, di proprietà del Demanio: «Sono terreni soggetti ad allagamenti - dicono dall'assessorato alla Sicurezza - non possiamo recintarli». I rom erano stati allontanati in aprile, hanno aspettato che passasse l'onda lunga dei controlli. E sono rincasati sulla sponda del Lambro.


giovedì 6 giugno 2013

Convegno Ripensare l'idroelettrico



Le derivazioni a uso idroelettrico hanno raggiunto il limite. II numeri di captazioni e di tratti sottesi dimostrano che, su tutto l'arco alpino, la situazione ha raggiunto la soglia oltre la quale ogni ulteriore prelievo è più dannoso che utile.

E' tempo di smettere con altre concessioni e con altri impianti. Il plus di energia che si ricava è poca cosa, mentre i danni ambientali sono cospicui e provocano ricadute che non consentono un equilibrio tra le esigenze energetiche e quelle idrauliche e idrobiologiche.

Tutela e miglioramento dei corsi d'acqua, regolazione e controllo del deflusso minimo vitale, individuazione di criteri per il rilascio delle concessioni, governance pubblica dell'acqua a fini idroelettrici nel contesto di una nuova pianificazione energetica regionale: sono questi i temi che chiedono risposte chiare e organiche dopo anni di battaglie e a fronte di una Pubblica Amministrazione che li ha colpevolmente ignorati.

Bisogna sottrarre le acque delle Alpi a ogni ulteriore sfruttamento privatistico, oggi giustificato dall'entità dei contributi pubblici che consentono utili significativi e ritorni finanziari molto brevi. E' necessario affermare le ragioni della sostenibilità di un comparto, quello idroelettrico, che ha dato molto al Paese, ma che necessita oggi di un nuovo ruolo, restituendo l'acqua ai laghi e ai fiumi, consegnando al vantaggio comune ogni futuro prelievo energetico dell'acqua.

Legambiente FVG affronta la questione dell'idroelettrico proprio nell'ottica dell'acqua bene comune, portatrice di ricchezza biologica, di bellezza paesaggistica, di vantaggi per le comunità locali, avendo presente un quadro complessivo che, nelle Alpi, manifesta uguali situazioni di sfruttamento e aggressione con l'evidenza di una crescente riduzione delle acque superficiali, di inaridimento degli alvei, di ricchezza che se ne va altrove.

Esperti, amministratori e tecnici interverranno sulle possibili vie d'uscita, garanti di sostenibilità ambientale per la montagna friulana e, più in generale, di tutta la Regione. Per fare pace con l'acqua!



Documento di Legambiente presentato alla VI Commissione consiliare "Ambiente e Protezione civile", 6 giugno 2013



Circoli Legambiente Valle Olona
Legambiente Lombardia

Lo stato ecologico dell'Olona dopo tanti sforzi e risorse economiche spese rimane tristemente ancorato alle parole "scadente/pessimo". I dati di ARPA Lombardia  fotografano una situazione di stabilità al ribasso nel triennio 2009-2011, anche con l'entrata a regime dell'ultimo depuratore di Gornate Olona la situazione non tende a migliorare, questo dato ci preoccupa molto, vuol dire che le responsabilità non sono legate semplicemente allo schema depurativo, ma vanno ricercate le cause su vari fronti, come peraltro è da tempo noto.

Ciononostante attualmente il 50% dei depuratori operanti nel bacino Olona-Bozzente-Lura (ben 10 depuratori sui 20 presi in esame) presenta anomalie o malfunzionamenti rilevati da Arpa, situazione che non permette di certo il miglioramento delle condizioni dell'acqua. Un problema che riguarda il depuratore di Varese, che ha serie difficoltà nella rimozione dei carichi di azoto ammoniacale e fosforo, e gli impianti, anche recenti, del medio Olona, dove le non conformità, riguardanti il carico organico, il fosforo e l'azoto, nel 2012 hanno riguardato in particolare il grande impianto di Canegrate.

Passiamo a prendere in esame altre situazione che creano criticità:
Il grosso problema degli scolmatori di piena posti lungo le condotte che non riescono a gestire le crescenti portate che afferiscono al sistema fognario e riversano acque reflue non trattate anche in condizioni di tempo asciutto. Legato a questa problematica andrebbe realizzato un censimento degli scolmatori "problematici" con relativi progetti per il loro adeguamento e per la realizzazione di vasche di accumulo dell'acqua di prima pioggia.

Sicuramente bisogna intervenire con il collettamento laddove sussistano casi di aree non ancora allacciate ad un depuratore visto che queste, pur in numero percentulamente limitato, incidono notevolmente su carichi organici e batteriologici recapitati al fiume. Ma ben più impegnativa è la corretta gestione delle acque impropriamente recapitate a collettori fognari: la divisione della rete per limitare la diluizione degli scarichi e l'attivazione degli scolmatori in occorrenza di precipitazioni appare una azione prioritaria per mantenere in capo ai corsi d'acqua naturali le portate derivanti dal reticolo idrico minore e dalle acque di pioggia, evitando di sovraccaricare inutilmente le reti di collettamento e gli impianti di depurazione.

Per quanto riguarda l'area del milanese l'Olona, che fino a Legnano ha un giudizio "scadente", la situazione è anche peggiore a valle, dopo la confluenza, a Rho, dei torrenti Lura e Bozzente, che presentano caratteristiche chimiche e batteriologiche terribili, e il ricevimento delle acque trattate dagli impianti di Pero e del Sud Milano, le cui acque afferiscono al tratto deviato del fiume (che prende il nome di Lambro Meridionale). Nel tratto milanese del fiume, in parte tombato, l'Olona presenta in assoluto il peggior stato di qualità delle sue acque, nonostante la diluizione apportata dall'emissario del depuratore di Ronchetto delle Rane, che invece opera con buone prestazioni.

Dopo aver fotografato queste criticità passiamo ad esporre alcuni proposte di intervento a favore del bacino Olona Lura e Bozente.

Chiediamo:

-monitoraggio e controlli più severi sulle aziende critiche e incentivi a quelle che seguono protocolli più severi sugli scarichi;
-interventi sulla rete fognaria e collettamento di tutte le utenze ancora non collegate;
-eliminazione delle autorizzazioni di scarichi in deroga non adeguatamente monitorati;
-attenta valutazione di ulteriori scarichi industriali provenienti da impianti pericolosi ( vedi caso Elcon);
-confronto e sollecito dei comuni della provincia di Varese ad approvare lo statuto che permetta di far partire il Piano d'Ambito della Provincia in tempi ristretti fissati in un calendario;
-impegno da parte di Regione Lombardia a trovare le giuste risorse per far si che Arpa possa avere una capacità di monitoraggio puntuale ed intervento sul territorio molto più tempestiva e efficace di quella di oggi;

Ciò di cui stiamo parlando è un programma di risanamento che richiede notevoli impegni, sia sul versante della governance idrica, sia sul versante delle risorse. I due temi sono fortemente intrecciati, in quanto l'applicazione dei principi fondamentali della direttiva 2000/60/CE, e in particolare del pagamento di tariffe commisurate ai consumi e agli obiettivi perentori di qualità delle acque di scarico entro scadenze ragionevoli (per la direttiva occorre raggiungere la qualità 'buona' entro il 2015, ormai è chiaro che questo obbiettivo è irraggiungibile), richiedono una adeguata gestione dei flussi finanziari derivanti dalle tariffe. La taglia degli interventi richiesti è notevole, al punto che il risanamento dell'Olona (ed in generale dei fiumi lombardi) ha la dimensione di un grande intervento infrastrutturale, probabilmente in assoluto il più grande e più oneroso intervento infrastrutturale che la Lombardia deve programmare nei prossimi anni. O ci mettiamo in questa ottica di dimensione finanziaria, oppure l'inquinamento dell'Olona sarà una macchia destinata a durare ancora per molte generazioni. E questo, per una regione come la Lombardia, ci pare essere francamente inaccettabile, oltre che suscettibile di procedure di infrazione al diritto comunitario.

Vogliamo che il fiume Olona ritorni ad essere un fiume e non considerato un qualcosa simile ad uno scarico fognario, siamo consapevoli che bisogna fare degli sforzi economici ingenti, pensiamo che con una buona e chiara gestione di programma l'obbiettivo chiesto dalla comunità europea si possa e si debba raggiungere prima della scadenza della deroga richiesta (e non ancora accordata) al 2027 per il raggiungimento dei citati obiettivi di qualità.

SAVE THE DATE- Parma, 27 giugno 2013 -Workshop “Dal DMV al Flusso ecologico: stato dell’arte nel distretto padano ed esigenze future di rilevanza europea”

L'individuazione del Flusso Ecologico (Ecological Flow) è stato recentemente indicato dalla Commissione Europea tra le azioni chiave prioritarie e fondamentali per attuare le strategie e conseguire gli obiettivi ambientali fissati dalla Direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque).

Se da un lato è definito che la qualità e la quantità di acqua debbano essere integrati all'interno del concetto di "buono stato dei corpi idrici", ad oggi non esistono definizioni standardizzate di Flusso Ecologico, né una visione comune su come calcolarlo. Esiste, però, la volontà di definire, entro il 2014, un documento di orientamento per l'attuazione di tale strumento di gestione delle risorse idriche affinché esso possa essere adottato nel secondo ciclo dei Piani di gestione dei distretti idrografici al 2015.

Nel bacino del fiume Po, il concetto di Ecological Flow è stato in parte anticipato dal concetto di Deflusso Minimo Vitale con la Deliberazione del Comitato Istituzionale n. 7/2004(*).
La metodologia di calcolo della componente idrologica e dei fattori correttivi - in corso di applicazione secondo un approccio graduale da parte delle Regioni e sulla base degli esiti di importanti sperimentazioni - era, infatti, un primo tentativo di coniugare le esigenze di tutela ambientale dei corpi idrici con quelle di natura economica-produttiva delle concessioni d'uso già esistenti o future.

Tuttavia, lo stato attuale di corsi d'acqua e le nuove esigenze di natura ambientale, normative e politiche pongono nuove questioni e priorità di intervento anche per il bacino del fiume Po, su cui si ritiene opportuno promuovere confronti tecnici, scientifici ed istituzionali, adottando un ampio processo aperto e partecipativo.

E' per queste ragioni che l'Autorità di bacino e le Regioni del distretto padano ritengono importante realizzare il
 
Workshop Dal DMV al Flusso ecologico: stato dell’arte nel distretto padano ed esigenze future di rilevanza europea ,
 
in concomitanza all'avvio del processo di riesame e aggiornamento del Piano di Gestione del distretto idrografico del fiume Po .

L'incontro si terrà a Parma, il 27 giugno 2013; seguirà agenda dei lavori.
 
Cordiali saluti,
 
La Segreteria
 
Per informazioni:
Autorità di bacino del fiume Po
tel 0521 - 2761

mercoledì 5 giugno 2013

Le riserve idriche alpine in mano privata?


La proposta di direttiva di Bruxelles sulla privatizzazione dell'approvvigionamento idrico suscita scalpore. Una sintesi sui contenuti della proposta di direttiva e sull'Iniziativa dei cittadini europei che intende contrastarla. E perché c'è bisogno di una strategia comune per lo spazio alpino - anche per l'Europa.
Le Alpi, riserva idrica d'Europa: nel 2010 le Nazioni unite hanno riconosciuto il diritto all'acqua pulita come uno dei diritti umani universali e dichiarato il 2013 Anno internazionale della cooperazione nel settore idrico.
(c) Daniel Zupanc
Alpen Wasser
In realtà la proposta di direttiva si prefigge di fare chiarezza sull'assegnazione di concessioni sui servizi idrici: se i comuni gestiscono l'approvvigionamento idrico assegnandolo parzialmente o completamente ai privati, gli appalti dovranno essere indetti a livello UE. La miglior offerta vince. Fino ad oggi i comuni possono decidere autonomamente chi e a quali condizioni fornisce l'acqua potabile ai propri cittadini.

Privatizzazione dalla porta di servizio
Questa proposta di direttiva - il Parlamento europeo dovrà esprimersi in merito nella primavera prossima - ha suscitato scalpore. Le associazioni di comuni avvertono che le aziende comunali non sarebbero in grado di competere con le grandi multinazionali. Inoltre ciò renderebbe problematico stabilire prescrizioni su prezzo, qualità e tutela dell'ambiente. Il risultato: acqua cara a scapito della qualità. Così è successo a Grenoble e Klagenfurt, due città che avevano privatizzato l'acqua. Ora i servizi idrici sono tornati in mani pubbliche. La città di Grenoble sostiene addirittura ufficialmente l'iniziativa di cittadini "L'acqua è un diritto umano". Un milione di cittadini europei ha già firmato per chiedere alla Commissione europea che "i servizi idrici siano esclusi da qualsiasi forma di liberalizzazione".
I comuni che dal 2020 realizzano più dell'80% del loro fatturato all'interno del proprio territorio sono esclusi dall'obbligo di gara d'appalto. Tuttavia spesso le municipalizzate, oltre all'acqua potabile, forniscono anche gas ed energia elettrica ai comuni vicini. Poiché di solito l'elettricità supera il 20% del volume d'affari complessivo, l'approvvigionamento di acqua potabile verrebbe a ricadere nell'obbligo di appalto. La privatizzazione viene così fatta passare dalla porta di servizio, questa la critica. Per alcuni a Bruxelles la discussione non è che una tempesta in un bicchiere d'acqua.

Strategia comune per lo spazio alpino
La privatizzazione favorisce la concorrenza. Nello stesso tempo aumentano le esigenze di utilizzo della risorsa acqua. Secondo le previsioni scientifiche, a causa del cambiamento climatico - che comporta diminuzione delle precipitazioni e aumento della siccità estiva a fronte di un sensibile calo delle nevicate d'inverno - l a disponibilità d'acqua dalle Alpi subirà una forte contrazione. Ciò provocherà un acuirsi dei conflitti tra approvvigionamento potabile, produzione di energia, turismo e protezione della natura. Attualmente i fiumi alpini forniscono acqua a 170 milioni di persone. La sovranità sull'acqua deve pertanto essere pubblica. È piuttosto necessaria una strategia comune degli Stati alpini e dell'Unione europea per una gestione sostenibile dell'acqua. Nell'autunno 2013 la CIPRA porrà al centro del suo convegno annuale, che si svolgerà in Italia, la questione di chi ha la responsabilità dell'utilizzo sostenibile dell'acqua nello spazio alpino.
Link per l'Iniziativa dei cittadini europei, il Compact della CIPRA sul tema Acqua e cambiamento
climatico e le fonti: www.cipra.org/de/alpmedia/dossiers/23, http://derstandard.at/1358304543578 (de), www.wdr.de/tv/monitor//sendungen/2012/1213 (de), http://jetzt.sueddeutsche.de/texte/anzeigen/564942 (de), www.partagedeseaux.info/article474.html?id (fr), www.right2water.eu, www.europarl.europa.eu/document/activities (en) www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/, www.europarl.europa.eu/document/activities (en)

Fonte: Cipra 2013

Strumenti economici per la gestione dell’acqua in condizione di scarsità: una prospettiva europea sui mercati dell’acqua



che si terrà a Bologna, il giorno 10 giugno 2013, dalle ore 14 alle ore 17 .

L'incontro, organizzato dall'Università degli studi di Bologna, si svolgerà presso 

 Aula 7, ex-Facoltà di Agraria,
Viale G. Fanin 46,
 40127 Bologna.


Per maggiori informazioni:  davide.viaggi@unibo.it     matteo.zavalloni3@unibo.it

martedì 4 giugno 2013

L'acqua del rubinetto...imbrocchiamola!

Una campagna di Legambiente per sensibilizzare all'utilizzo dell'acqua del rubinetto: è buona e aiuta a rispettare l'ambiente

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“Negli esercizi pubblici puoi chiedere acqua del rubinetto in brocca. Perché è buona, sicura e controllata quotidianamente, rispetta l’ambiente ed è a km0. Non esiste alcuna legge che obblighi a servire solo acqua imbottigliata”. E’ questo l’invito che il circolo locale di Legambiente lancia alla città di Varese sulla scia di “Imbrocchiamola”, una campagna nazionale promossa dall’associazione ambientalista e dalla rivista Altreconomia che si pone l’obiettivo di creare una rete diffusa di locali, agriturismi e ristoranti che diano la possibilità di bere anche acqua del rubinetto ai clienti, in alternativa a quella in bottiglia. Un’operazione che richiede, secondo le intenzioni dei promotori, il coinvolgimento di entrambi i soggetti: i clienti, che devono sensibilizzare i titolari dei locali, e i titolari stessi, che possono registrarsi e pubblicizzarsi sul sito www.labbiamoimbroccata.it per entrare a far parte della rete. L’adesione li renderà dei veri e propri punti informativi: “Luoghi di diffusione della cultura dell'acqua pubblica – spiega Letizia Menzaghi del circolo Legambiente Varese -. Chi aderisce infatti riceve alcuni materiali utili per spiegare la scelta: volantini, libretti e manuali dell'acqua e un piccolo espositore con il logo della campagna”.
Al centro dunque c’è la volontà di fornire maggiore consapevolezza sull’acqua del rubinetto, ovviamente da scegliere, secondo gli ambientalisti, anche in casa.
“Dopo decenni di cecità consumistica – sottolinea la giovane ambientalista - riscopriamo il valore di un bene il cui costo è incluso nella tariffa di fornitura, e il cui valore è nella semplicità: l'acqua potabile non deve essere imbottigliata, etichettata, trasportata, filtrata, demineralizzata. Niente di tutto ciò, perchè ogni trattamento è un inutile costo supplementare che per di più rischia di contaminarla o di comprometterne i valori nutrizionali. L'acqua potabile è pulita, salubre e buona così come sgorga dai rubinetti”. “Con questa campagna vogliamo contribuire – conclude Letizia Menzaghi – ad aumentare la fiducia. Occorre mettere in campo azioni efficaci tra i cittadini e nelle scuole, promuovere la delle informazioni sulle caratteristiche organolettiche e chimiche dell’acqua di rubinetto nella bolletta, l’installazione di erogatori sui luoghi di lavoro, nelle strade e nelle piazze cittadine. Le casette dell’acqua, sempre più diffuse nella nostra provincia, vanno proprio in questa direzione. Su questo fronte ci aspettiamo qualche passo avanti in più anche dal Comune di Varese”. Secondo i dati Istat, la fiducia delle famiglie italiane nei confronti dell'acqua del rubinetto è aumentata negli ultimi anni: se nel 2002 il 40% ammetteva la propria sfiducia, nel 2011 il rapporto è diminuito a solo 3 famiglie ogni 10. Un aumento dell’apprezzamento dovuto sicuramente anche al costo dell’acqua in bottiglia: la spesa mensile per l’acquisto di acqua minerale infatti è di oltre 19 euro, pari quasi a quanto si paga per il servizio di acqua potabile, circa 20 euro. “Chi si affida all’acqua in bottiglia – rileva Legambiente – paga dunque due volte l’acqua che beve.”
Il giro d’affari in tutta Italia è notevole (2,25 miliardi di euro) e riguarda 168 società per 304 diverse marche commerciali; l’uso di oltre 6 miliardi di bottiglie di plastica prodotte utilizzando 456 mila tonnellate di petrolio determina l’immissione in atmosfera di oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2. Inoltre, ancora oggi solo un terzo delle bottiglie viene avviato correttamente al riciclo, mentre la gran parte continua a finire in discarica o ad essere dispersa nell’ambiente e che per l’85% dei carichi si continua a preferire il trasporto su gomma. Insomma, secondo Legambiente ed Altreconomia, che su questo tema hanno realizzato un dossier, c’è un vero e proprio business dentro una bottiglia d’acqua. 
 
Fonte: VareseNews 4/06/2013