venerdì 26 febbraio 2010

Legambiente: “Inutile annunciare pene esemplari per i responsabili. In Italia i delitti ambientali sono esclusi dal Codice Penale”

“I responsabili del disastro che ha colpito il Lambro e che sta minacciando l’ecosistema del Po, oltre alle attività economiche locali e la sicurezza dei cittadini, meriterebbero pene esemplari. Peccato che, ad oggi, nel Codice Penale non compaiano i delitti contro l’ambiente. Chi si rende responsabile di danni enormi e difficilmente recuperabili a scapito della flora e della fauna nonché dell’ecosistema complessivo, al massimo rischia un’ammenda”.

Questo l’allarme lanciato da Legambiente che torna a chiedere con forza di introdurre i reati contro l’ambiente nel Codice Penale.

I responsabili del dolo – ha dichiarato il vicepresidente dell’associazione Sebastiano Venneri – potranno verosimilmente essere condannati con pene sostanziali per aver messo in pericolo la sicurezza dei cittadini e per aver bloccato le attività produttive che insistono sui tratti inquinati, ma se nessuna di queste aggravanti verrà riconosciuta, potrebbero cavarsela con un nonnulla. Con una pena pecuniaria irrisoria che nulla ha a che vedere con l’entità del danno ambientale provocato”.

Fonte: Comunicato stampa Legambiente 26/02/2010

Inquinamento Lambro - Servizio Aljazeera









Fonte: Aljazeera 26/02/2010 (http://english.aljazeera.net/news/europe)

Appello di Legambiente per il Lambro




Quanto è avvenuto e sta avvenendo ai nostri fiumi è semplicemente incredibile: una grave vicenda di inquinamento, la cui origine è inquietante, in un deposito di combustibili in Brianza, destinato a divenire una lottizzazione residenziale ma, nel frattempo, lasciato quasi del tutto privo di presidi e piani di sicurezza. Ritardi intollerabili nell'intervento, assenza di coordinamento, gravissime sottovalutazioni.

Il Lambro e il Po sono destinati a pagare ancora a lungo le conseguenze dell'accaduto, ma già oggi il disastro gravissimo sembra essere stato declassato: già scomparso, come notizia, dalle pagine milanesi del Corriere, mentre tutti i media internazionali parlano della grave sciagura ambientale avvenuta in Italia, il Lambro può tornare a scorrere maleodorante nella periferia milanese.
E invece dobbiamo dirci che il Lambro è un fiume, il fiume di Milano, e non solo la cloaca che raccoglie gli scarichi di 6 milioni di lombardi.
CHIEDIAMO RISPETTO PER IL FIUME.
Diamo un segnale, troviamoci per dare un abbraccio al nostro fiume e per dire che MAI PIU' deve avvenire un simile attentato, MAI PIU' gli interventi in caso di incidente devono essere così scoordinati e tardivi, ma che invece vogliamo che il fiume venga veramente risanato, che la comunità milanese e lombarda investano per ripulire il fiume, risanare il territorio, eliminare gli abusivismi e il degrado che si affastellano sulle sponde

Domani, alle 11.30, troviamoci nel cuore del Parco Lambro per abbracciare il nostro fiume

Abbracciamo il Lambro

Noi cittadini vogliamo esprimere il nostro dolore e la nostra rabbia per la selvaggia aggressione al fiume Lambro, alle sue sponde, al fragile ecosistema che faticosamente stava cercando di recuperare la sua vitalità dopo decenni di inquinamento.
La catastrofe ecologica di questi giorni rischia di vanificare l’opera di risanamento necessaria a riportare la vita nel fiume più inquinato d'Italia.
Noi non ci rassegnamo e chiediamo una risposta rapida e determinata alle istituzioni.
Per questo lanciamo un appello a tutte le forze sane del Paese, agli imprenditori, alle associazioni, agli amministratori locali e regionali, al Governo, al mondo della politica e ai semplici cittadini, perché ciascuno si impegni in una straordinaria opera di attenzione e risanamento del fiume e del suo territorio.
C’è bisogno dello sforzo congiunto di tutta la comunità, di un grande abbraccio che stringa forte il nostro fiume, lo liberi dai veleni, gli restituisca la vita e gli faccia sentire l’affetto di chi lo ama.

Per rispondere all'appello, potete andare sul sito: www.legambiente.org.

Aderiscono le associazioni: Legambiente, ACLI Anni Verdi Ambiente, ACLI Milano, ACRA, AIAB Lombardia, Amici del Parco Trotter, ARCI Milano, Monza e Brianza, ARCI Lombardia, Centro Ambrosiano di Solidarietà, CGIL Lombardia, CIA Milano Lodi Monza e Brianza, CISL Milano, Coldiretti Lombardia, Fa' la cosa giusta, FAI Fondo Ambiente Italiano, Fondazione Casa della Carità, ISDE-Medici per l'Ambiente, ISTVAP Istituto per la tutela e la valorizzazione dell’Agricoltura Periurbana, Italia Nostra Milano, LIPU, Orchestra di Via Padova, Slow Food Milano, Terre di Mezzo, WWF Lombardia

ed inoltre: Ermanno Olmi, Giulia Maria Mozzoni Crespi, Giulio Cavalli, Ermete Realacci, Maria Berrini

La catena umana si svolgerà domani mattina, sabato, alle 11.30, al Parco Lambro di Milano (al centro del parco, presso il ponte che unisce via Licata e via Garcia Lorca, metropolitana più vicina: Udine M2)
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giovedì 25 febbraio 2010

Il petrolio sul Lambro

Il tratto del fiume Lambro, contaminato dall'inquinamento di petrolio

Che cosa si può fare quando un fiume è inquinato dal petrolio?

Fra gli interventi immediati predisporre paratie mobili, aspirare e spurgare le acque. Fortunatamente, dice Coldiretti, in questa stagione le coltivazioni sono ridotte al minimo e dopo le piogge non c’è bisogno di prelevare acqua per i campi. Il petrolio galleggia sull’acqua, formando uno strato che isola l'acqua dall’aria, l’impoverimento d’ossigeno fa morire molti organismi. Anche i volontari dell’Enpa stanno cercando di salvare gli animali in pericolo. Con il passare dei mesi le sostanze più leggere o evaporano o vengono distrutte lentamente da microrganismi o reazioni chimiche; quelle più pesanti, invece, rimangono sotto forma di grumi e poi lentamente affondano e vengono a poco a poco attaccate da batteri o da reazioni chimiche. Prima di scomparire, però, distruggono anche gli organismi che vivono sui fondali. Ma per salvare i fiumi è vitale adottare misure di lungo periodo.

Quali?
Il Wwf punta l’indice contro: incuria, indifferenza e incapacità delle istituzioni a realizzare un’efficace politica di difesa del suolo; mancanza di adeguati fondi ordinari per la prevenzione, la gestione e la riqualificazione del territori; distribuzione di fondi a pioggia con provvedimenti eccezionali e al di fuori della pianificazione ordinaria; crescente frammentazione delle competenze; interventi di canalizzazione e artificializzazione dei corsi d’acqua con conseguente aumento diffuso del rischio idrogeologico; mancanza di coordinamento; delegittimazione delle Autorità di bacino; non applicazione delle direttive europee in materia di acque e difesa del suolo.

L’inquinamento del Lambro è un caso isolato?
No, in Italia i corsi d’acqua subiscono da anni interventi negativi da parte dell’uomo: inquinamento delle acque con gli scarichi, urbanizzazione (strade, ponti e edifici), interventi di artificializzazione dell’alveo (rettificazione, arginatura), sbarramenti dei corsi d’acqua (che provocano processi di erosione fluviale), captazioni idriche (abbassamento falda e prosciugamento degli specchi d’acqua) o estrazione di ghiaia e sabbia.

Quali sono le cause dell’inquinamento?
I fiumi vengono trattati da alcuni industriali e amministrazioni come fogna di scarico o come risorsa da sfruttare. Molti dei rifiuti derivano da attività economiche, sono gli scarti delle lavorazioni. Parte dell’economia del territorio si basa su un’illegalità diffusa, le cui conseguenze sono pagate da tutti cittadini.

Quali sono le sostanze inquinanti più diffuse?
Contaminanti organici e inorganici, provenienti dalle acque reflue urbane, dalle colture agricole e dagli impianti industriali, scaricate con collettori spesso abusivi, che riversano i loro veleni direttamente nel fiume senza alcun tipo di trattamento.

Il Lambro era un fiume sotto osservazione?
Nel 1988 era stato istituito un Piano straordinario di bonifica «Lambro-Seveso-Olona» per riqualificare i tre fiumi più importanti e più degradati dell’area milanese, ma il piano non è mai stato realizzato. Lo stesso piano di tutela delle acque regionale ha rinunciato esplicitamente a un serio recupero del fiume, affermando che sarebbe impossibile entro il 2015 raggiungere il «buono stato ecologico» richiesto dall’Europa con la Direttiva Quadro Acque, 2000/60/CE. In pratica una dichiarazione di «morte biologica» dei fiumi. L’entrata in funzione dei tre depuratori milanesi ha ridato al fiume solo una minima vitalità.

In Italia ci sono altri fiumi inquinati?
Secondo il dossier della Cipra (Commissione internazionale per la protezione delle Alpi) «Acque, fiumi: l'Italia si prepara al peggio» il 79 per cento dei corsi d’acqua ha un equilibrio naturale compromesso dalle centrali idroelettriche e l’82 per cento ha una qualità d’acqua carente o pessima.

E in Lombardia?
Due anni fa si è chiuso il processo per l’inquinamento del fiume Serio, causato dal fatto che parte delle acque reflue industriali convogliate nell’impianto che doveva depurarle venivano versate direttamente nel fiume, provocando morìe di pesci e colorazione rosso-violacea delle acque.

Quali sono le cose che si dovrebbero fare con urgenza?
Applicare correttamente la Direttiva europea Quadro Acque (2000/60/ CE), che chiede ad esempio di istituire Autorità di Distretto con risorse e capacità operativa reali; accantonare i progetti di navigabilità del Po; procedere con un recupero ambientale a tutto campo, che preveda tra l'altro il ripristino della vegetazione e delle zone di esondazione dei fiumi, impianti di depurazione e controlli regolari sui numerosissimi scarichi che li affliggono.

Fonte: La Stampa.it - a cura di Carlo Grande

mercoledì 24 febbraio 2010

Monza, tonnellate di petrolio direttamente nella fogna

Chiusi i canali di sfogo per frenare il fiume nero

ADESSO È TUTTO LÌ, nelle vasche del depuratore di San Rocco che sta funzionando da polmone per filtrare il più possibile le acque contaminate. Sono state convogliate dalla rete fognaria lungo la quale sono stati chiusi i canali di sfogo per evitare che gli idrocarburi possano fuoriuscire nel Lambro come invece è successo nelle prime ore della mattinata di ieri prima che scattasse l’allarme ambientale. L’ultimo sfioratore è a poco più di cento metri dal depuratore. Questo ha permesso di salvare il Parco e il centro di Monza dalla contaminazione.

Nella sede dell’impianto, in via Fermi, è un continuo via vai di mezzi. È stato allestito un presidio permanente per gestire l’emergenza e che verrà mantenuto per le prossime 48-72 ore. In particolare, la strategia dei tecnici di Alsi (proprietaria del depuratore) e di Brianzacque (gestore dell’impianto) è quella di trattenere il più possibile il fiume di liquami contaminato all’interno delle vasche, tenendo conto che un litro d’acqua per uscire dal depuratore impiega 12 ore di trattamenti. L’attività, dunque, è stata fermata per permettere di smaltire il più possibile. Da Villasanta la rete fognaria si immette nel depuratore dal collettore Est: il liquame contaminato entra nel cosiddetto impianto di ingresso per un primo trattamento di dissabbiatura e disoliatura, quindi viene passato nelle vasche di scolimentazione primaria.
È lì che viene stoccato ed è da lì che, spiegano i tecnici di Brianzacque, dobbiamo ripescarlo, per rimanere nei limiti di capacità di trattamento del depuratore.

IN OGNI CASO, all’uscita del collettore del depuratore, a San Maurizio al Lambro, si sono posizionati i Vigili del fuoco con degli speciali «salsicciotti» gonfiabili oleoassorbenti per catturare gli inevitabili residui di idrocarburi dopo la depurazione. D’altronde l’impianto tratta abitualmente 200mila metri cubi di liquami al giorno (equivalenti a una popolazione di circa 700mila abitanti), tuttavia non è prevista la presenza in così grande quantità di olii pesanti. E per questo «i danni al depuratore sono ingenti anche se non ancora quantificabili perché attualmente la nostra priorità è gestire l’emergenza», precisa il presidente di Brianzacque, Filippo Carimati.

«LE CONSEGUENZE potremo verificarle soltanto nelle prossime ore - spiega l’ingegnere Enrico Mariani, responsabile dell’impianto -. Sicuramente ci saranno danni al processo biologico di depurazione». «Soltanto quando sarà finita l’emergenza e avremo tutte le autorizzazioni del caso - aggiunge Carimati - potremo chiudere provvisoriamente l’impianto e procedere alla completa bonifica delle linee di trattamento e delle vasche».

«Un disastro immane, l’ecosistema del fiume ne risentirà per lunghi anni»
- MONZA —
DARIO ALLEVI è appena atterrato sul pratone all’ingresso del depuratore di San Rocco. Insieme con il comandante provinciale dei vigili del fuoco ha sorvolato il percorso del Lambro nella Provincia di Monza ma anche giù fino al Lodigiano. «Si vede nettamente una ininterrotta striscia nera in mezzo al metto del fiume - racconta il presidente della Provincia -. Il danno ambientale è enorme. Ora affrontiamo l’emergenza e attendiamo che la magistratura faccia il suo corso per punire questo atto ignobile compiuto da un pazzo criminale». Ma al di là dei responsabili, Allevi se la prende anche con la Lombarda Petroli, perché «non ci ha avvisato in tempo, pensando invece di risolvere il problema da sola». «Oltretutto - continua - risulta che i responsabili di Brianzacque e la polizia provinciale abbiano avuto difficoltà a entrare nell’area di Villasanta. Assurdo almeno quanto il fatto che non siano stati loro ad avvisarci ma se ne siano accorti al depuratore, quando ormai il danno era fatto». Resta pacato ma deciso: «Questa è una cosa grave su cui dovrà indagare la magistratura. Perché in casi come questo un minuto è preziosissimo». Anche Allevi pensa al «grande disastro ambientale» per il quale «stiamo pensando di chiedere che ci venga riconosciuto lo stato di emergenza». E «quando verranno accertate le responsabilità - perché questo è un disastro che non rimarrà senza colpevoli - siamo anche pronti a costituirci parte civile». Anche l’onorevole leghista Paolo Grimoldi chiede «che vengano stabilite in tempi padani le responsabilità, e intanto ho chiesto l’intervento del Viminale e ottenuto un incontro con il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Oltre al lavoro che sta già svolgendo la Protezione civile, faremo in modo che vengano attuate tutte le misure per contenere i danni».

IN PRIMA LINEA pure l’assessore provinciale alla Protezione civile, Luca Talice, e il collega all’Ambiente, Fabrizio Sala. Si sono mobilitati fin da subito, prima con la Protezione civile locale, poi con quella regionale e nazionale. Contestualmente è stata avvisata la Prefettura, dove è stato attivato un centro di coordinamento dei soccorsi in stretto collegamento anche con le prefetture degli altri Comuni interessati dall’emergenza compresa l’Autorità di bacino del Po. La chiazza di idrocarburi ha passato la Provincia di Milano, quella di Lodi per arrivare fino al Piacentino. Da fare luce anche sulla posizione della Lombarda Petroli rispetto alla Direttiva Seveso: «Prima risultava come azienda con rischio 8, alto - spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Massimo Ponzoni -, ma nel febbraio del 2009 ci ha comunicato di voler chiudere e di non rientrare più nella Direttiva Seveso. Quindi avrebbe dovuto smantellare ogni cosa e comunque non stoccare più di 2.500 metri cubi di gasolio».

Secondo le prime ricostruzioni, invece, i metri cubi sarebbero superiori. Anche Gianni Confalonieri, coordinatore regionale di Sinistra ecologia e libertà, si chiede «come può una raffineria dismessa essere lasciata con i serbatoi pieni».

Un episodio che comunque «dimostra la fragilità del nostro territorio», le parole di Enrico Brambilla (segretario provinciale del Pd) e Gigi Ponti (capogruppo Pd in Provincia). «C’è bisogno di iniziative preventive - dicono - che la Provincia deve mettere in atto, rafforzando la tutela del territorio per alleggerire la pressione a cui sono sottoposti non solo il Lambro ma anche il Seveso e il Molgora».

Fonte: Il Giorno - 24/02/2010 MARCO GALVANI

Petrolio nel Lambro, è emergenza ambientale

Dieci milioni di litri di gasolio e olio combustibile si sono riversati nel fiume Lambro e sono arrivati in parte fino al Po. "Ci vorranno decenni per pulire tutto"

L’allarme è scattato alle 4 di mattina di ieri, martedì 23 febbraio: ignoti hanno aperto i collettori di tre cisterne del deposito della ex raffineria Lombarda Petroli di via Raffaello Sanzio a Villasanta, vicino a Monza.
In un attimo 10 milioni di litri di gasolio e olio combustibile si sono riversati nell’area circostante andando a finire anche nel fiume Lambro. I tecnici sono riusciti solo a fine mattinata a fermare la fuoriuscita di petrolio, ma l’emergenza ambientale è in corso, la Brianza non aveva mai vissuto un episodio ambientale così grave. Il depuratore di Monza, dove si erano riversati gli idrocarburi, è fuoriuso e lo rimarrà per settimane, a breve verrà chiesto lo stato di calamità naturale.


Centinaia di animali, tra anatre, pesci e altro sono già deceduti, nonostante i volontari si stiano facendo in quattro per salvarli.
I vigili del fuoco e gli uomini della protezione civile, della guardia forestale e dei carabinieri e polizia si stanno adoperando a centinaia per cercare di contenere il veleno che corre nel fiume, con spugne e polveri assorbenti. La Protezione civile ha lavorato per impedire che il petrolio fuoriuscito nel fiume Lambro finisse nel Po allestendo uno sbarramento a San Zenone, in provincia di Lodi.
Ma l'enorme macchia nera è passata arrivando fino al grande fiume padano.
Parallelamente corre anche l'indagine degli inquirenti che stanno cercando di capire il perchè dell'episodio, che è comunque da ritenersi originato da un atto doloso.
Video da Youreporter.it


Petrolio nel Lambro: si teme il disastro ecologico


Anni di controlli, bonifiche e sforzi andati in fumo in poche ore. Da ieri il Lambro è tornato ad essere il fiume nero della Lombardia. E il rischio ora è che l’allarme si estenda al Po, eventualità che si sta cercando di scongiurare ad ogni costo. Monza, Milano e nelle ultime ore anche Lodi e Piacenza. Tutti in allerta per il disastro ambientale causato da un’ondata di gasolio e oli combustibili fuoriusciti da un’ex raffineria che secondo la legge non avrebbe neppure dovuto contenerli. Non almeno in quei quantitativi. L’epicentro a Villasanta dove ha sede la Lombarda Petroli, raffineria chiusa nell’84 ma che fino allo scorso anno rientrava nell’elenco regionale delle aziende a rischio 8 sottoposta alla cosiddetta direttiva Seveso.


È qui che nella notte tra lunedì e martedì gli idrocarburi hanno cominciato a fuoriuscire da alcune cisterne. Un atto doloso è l’ipotesi investigativa data oramai per certa. Del resto sarebbe difficile pensare altrimenti considerato che le valvole che regolano i tre silos interessati sono state ritrovate spaccate. I carabinieri hanno sequestrato una videocamera di sicurezza che però potrebbe non fornire elementi decisivi essendo posizionata all’altezza del cancello d’ingresso dell’area. Un giallo, dunque, su cui si sta muovendo la Procura di Monza che ieri pomeriggio ha sentito Giuseppe Tagliabue, uno dei due fratelli titolari della Lombarda Petroli, vastissima area industriale di cui una parte ceduta per un intervento edilizio. L’altro fratello sarà sentito dai magistrati questa mattina. Nessuno di loro risulta indagato. Più di un punto in realtà è da chiarire, a cominciare dalla resistenza incontrata ieri mattina dai tecnici di Brianzacque, società che gestisce il depuratore e dalla Polizia provinciale da parte di alcuni dipendenti dell’insediamento industriale.

Un episodio che ha lasciato senza parole il presidente della Provincia di Monza e Brianza, Dario Allevi: «Sono state perse ore preziose – ha spiegato – al posto di chiamare immediatamente la Protezione civile e il depuratore hanno cercato di arginare da soli la situazione». Da un breve calcolo si può ipotizzare che almeno un paio d’ore siano andate sprecate, tempo preziosissimo per bloccare la marea nera che approssimativamente ha iniziato ad invadere le condotte fognarie dopo le 4, ma che soltanto verso le 7 è emersa in tutta la sua gravità. Sul quantitativo di gasolio e di oli dispersi, tutto è ancora nel campo delle ipotesi. Inizialmente era stata diffusa la cifra di 15mila metri cubi, poi nel pomeriggio le stime hanno subito una revisione: almeno 2.500 tonnellate di sostanze provenienti da una cisterna e una quantità imprecisata dalle altre due. Di sicuro non meno di 5mila tonnellate con un impatto sconvolgente.

Fonte: Il Giornale.it - Simona Calvi

Allarme per il Lambro Le barriere non hanno retto. Una parte del petrolio ha già raggiunto il Po

Nonostante il lavori dei tecnici dell'Arpa, della Protezione civile e dei Vigili del fuoco , il "fiume nero" dal Lambro è arrivato fino al territorio piacentino. ll prefetto Luigi Viana ha annunciato che verranno posizionate alcune paratie della lunghezza di 100 metri all'altezza di Calendasco ed è stata emanata un'ordinanza che vieta il prelievo dell'acqua nei comuni rivieraschi.

Villasanta (Monza) 23 febbraio 2010 - È il risultato di un atto doloso lo sversamento di almeno 600.000 litri di gasolio per autotrazione e riscaldamento, e olio combustibile che, complice la pioggia, sono finiti in parte nel vicino fiume Lambro.

L'incidente si è verificato nei depositi dell'ex raffineria Lombarda Petroli, in via Raffaello Sanzio a Villasanta vicino a Monza: intorno alle 4 di questa mattina ignoti hanno aperto i collettori di collegamento di tre cisterne del deposito. L'industria è in realtà un impianto abbandonato in attesa di riqualificazione con i serbatoi ancora pieni di petrolio e gasolio.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, i Vigili del Fuoco e il Corpo Forestale dello Stato per una prima valutazione dei danni ambientali. Una parte del liquido fuoriuscito dai serbatoi ha comunque già inquinato il fiume Lambro. Sono al lavoro i tecnici dell'Arpa e di Brianza Acque per cercare di convogliare la perdita nelle condotte del depuratore ed evitare un ulteriore inquinamento del fiume.

Il vice Sindaco Riccardo De Corato ha spiegato: "La Protezione civile del Comune di Milano sta partecipando in prima linea dalle prime ore del pomeriggio alle attività di coordinamento dell’Unità di crisi della Prefettura contro il disastro ambientale che ha colpito il Lambro. Purtroppo, numerose anatre e germani sono morti, ma per limitare al massimo i danni, la Protezione civile si è subito attivata per la ricerca di mezzi idonei ad aspirare i liquidi inquinanti e nelle prossime ore due operatori inizieranno le attività nelle aree di Melegnano e San Zenone al Lambro. Successivamente Arpa effettuerà puntuali verifiche sulle sponde del fiume per valutare l’impatto ambientale del passaggio dei combustibili’’.

Fonte: Il Giorno - Monza Brianza

Un serbatoio sabotato: petrolio dentro il Lambro

Un fiume di petrolio, 15.000 metri cubi di oro nero sono fuoriusciti dal serbatoio di una raffineria e finiti nel Lambro. Si ipotizza un atto doloso. Al lavoro i tecnici dell'Arpa per limitare i danni ecologici.

Monza - Un fiume di petrolio nel Lambro. Un serbatoio dell'ex raffineria Lombarda Petroli di Villasanta (Monza) ha avuto una grossa perdita di petrolio nelle prime ore della mattinata. Complice la pioggia, i liquami di sversamento sono finiti nel fiume Lambro che scorre poco lontano. Sono al lavoro i tecnici dell’Arpa e di Brianza Acque per cercare di convogliare la perdita nelle condotte del depuratore ed evitar un ulteriore inquinamento del fiume.

15.000 metri cubi di gasolio È il risultato di un atto doloso lo sversamento di almeno 15.000 metri cubi di gasolio e petrolio combustibile che si è verificato questa mattina nei depositi della raffineria Lombarda Petroli di Villasanta vicino a Monza. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, i Vigili del Fuoco e il Corpo Forestale dello Stato per una prima valutazione dei danni ambientali. Una parte del liquido fuoriuscito dai serbatoi ha comunque già inquinato il fiume Lambro. La raffineria è in realtà un impianto abbandonato in attesa di riqualificazione con i serbatoi ancora pieni di petrolio e gasolio.

Fonte: Giornale.it - Redazione


Il Lambro diventa un fiume di gasolio

Nel fiume 10 milioni di litri, pari a 670 autocisterne. L’ipotesi: sabotaggio. Allarme anche per la fauna

Un germano vittima del gasolio (Ansa)
Un germano vittima del gasolio (Ansa)
MILANO — Dalla prima all’ultima nera, enorme e pesante goccia, in serata spintasi a Lodi e in nottata scivolata fino al Po, per tante ore è corso un fronte di una quarantina di chilometri. Il fiume Lambro ne conta non molti di più: 130. E più d’un ambientalista, davanti agli almeno 10 milioni di litri di olio combustibile e gasolio volutamente —sull’atto doloso i dubbi degli inquirenti sono minimi—buttati in acqua, nella notte tra lunedì e ieri, dalle cisterne di una vecchia raffineria sulle rive monzesi, più d’uno, si diceva, davanti al fronte nero ha chiuso il capitolo: «Il Lambro è morto». Il nome Lambro vuol dire chiaro. Già immondezzaio grazie agli scarichi industriali di (così certificava nel ’96 il Cnr) azoto, fosforo, nichel, piombo, arsenico e cadmio, ecologisti e cittadini avevano provato, con pulizie (una volta fu rinvenuta una cassaforte) e con pazienza a rianimarlo. Insomma, a farlo sembrare un fiume.

Petrolio nel Lambro
Petrolio nel Lambro Petrolio nel Lambro Petrolio nel Lambro Petrolio nel Lambro Petrolio nel Lambro Petrolio nel Lambro Petrolio nel Lambro

E invece danni per milioni, uno stato di calamità naturale che verrà chiesto a breve, il depuratore di Monza danneggiato e fuori uso forse per settimane (gli scarichi fognari saranno dirottati sempre nel Lambro), i primi animali già morti (anatre, qualche cittadino si è dannato per salvarle) e altri animali che moriranno più avanti («Devastato l’intero ecosistema, chi migrerà qui non avrà futuro »), lo stato di crisi attivato in Prefettura, centinaia di vigili del fuoco e uomini della Protezione civile lì sulle rive, la contraerea affidata a enormi spugne assorbenti e polveri gettate in acqua per provare a distruggere, quantomeno rimpicciolire, olio e gasolio che, per far capire, riempirebbero 670 autocisterne parcheggiate una dopo l’altra. Ci sono tutte queste cose ma, a monte, c’è l’inchiesta, c’è il mistero, c’è la ditta.

La ditta si chiama Lombarda Petroli, ha sede a Villasanta, appunto a ridosso di Monza. In realtà era una raffineria; oggi funge da deposito. C’erano decine di operai, ne son rimasti 17, e di questi, dopo l’estate, sono andati in cassintegrazione 12. Le cisterne aperte sono state tre. La ditta ha fornito, con ritardo, soltanto nel tardo pomeriggio, i numeri della capienza delle cisterne, capienze peraltro da rispettare per legge. I conti però non tornano. I 2.500 metri cubi comunicati dalla Lombarda Petroli sono stati superati, e di molto. L’altra notte, l’unico dipendente presente, il guardiano, ha riferito che fin quando era di turno, le 3.30, non ha visto nessuno. L’accesso alle cisterne sarebbe da collocare non prima delle 4. La scoperta, attorno alle 7.30, quando in azienda sono arrivati gli altri operai. C’è una telecamera, all’ingresso. L’intero perimetro di cinta, che si sviluppa per chilometri, presenta brecce e varchi in più punti. Per far fuoriuscire olio e petrolio, c’è voluta una mano esperta. Bisogna azzeccare combinazioni di valvole e valvoline. «È come un labirinto. Se ti perdi subito, non ti ritrovi più» ha detto uno degli investigatori della polizia provinciale di Monza, che conduce le indagini. A guidarla, Gennaro Caravella, 58 anni. Ma poi, se il movente fosse da ricercare altrove? A chi interessa screditare l’azienda? La Lombarda Petroli, per medesima e datata ammissione dei suoi vertici, procede rapida verso la completa dismissione. Chi arriverà dopo in questa area? Se sì, cosa si costruirà?

Il presidente della Provincia di Monza Dario Allevi e Dante Pellicano, comandante dei vigili del fuoco, hanno visto il fiume dall’alto, in elicottero (Allevi giurava: «Troveremo i colpevoli e saranno puniti per questo scempio»). È stato un viaggio che non finiva più. Olio e gasolio, una volta immessi nel fiume, si sono ingrossati e ingrassati, si sono allungati. Monza, Milano, Melegnano, San Zenone, e via via. La rabbia di Legambiente: «Era un’azienda a rischio. Gli amministratori lo sapevano. Ma ci si è mossi tardi». «Nessun rischio per le persone » si sono affrettati in molti a dire. Un tecnico ha spiegato: «Di olio e gasolio, la metà finirà per ancorarsi al fondo. Ci vorranno decenni, per toglierli. Ma nessuno può dirci gli effetti dei veleni che si sono depositati e si stratificheranno su prati, strade, quartieri attorno al Lambro ».

Fonte: Corriere.it - Andrea Galli 24 febbraio 2010

lunedì 22 febbraio 2010

L'associazione dei consumatori di Berlusconi boicotta il "mini idro"


Il Consiglio di Stato taglia i prezzi al mini idroelettrico. Mini idro, maxi batosta: il Consiglio di Stato ha rigettato gli appelli proposti dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas e dall’Associazione produttori energia da fonti rinnovabili (Aper) e ha annullato definitivamente la delibera ARG/elt 109/08 dell’Autorità. Tale delibera fissava l’aumento dei prezzi minimi garantiti per l’energia prodotta da fonte idroelettrica.


Ne deriva che i gestori degli impianti idroelettrici di potenza inferiore al megawatt dovranno restituire allo Stato la differenza tra il vecchio prezzo minimo e il nuovo, che è stato cassato. Furiosa l’Aper che ritiene la decisione del Consiglio di Stato troppo penalizzante e ipotizza un 2010 in forte perdita per gli impianti di piccolissima taglia. Ma soprattutto, afferma l’Aper è pericoloso il messaggio che questa vicenda rischia di trasmettere al pubblico: ossia che le rinnovabili costano troppo, mentre gli operatori sanno bene che gli oneri che incidono sulla componente A3 sono ben altri. Il fattaccio, infatti, deriva da un ricorso fatto da una associazione di consumatori che riteneva troppo caro per i cittadini il contributo dato al mini idro. Tale associazione si chiama Casa del consumatore e, dal nome, già dovreste capire chi ha dietro come referenti politici. Se il nome non vi basta, c’è anche altro. La Casa del consumatore nasce dieci anni fa dall’idea dell’avvocato Roberto Arnoldi, ex sindaco democristiano di Curno (Bg) ed oggi è presieduta da Giovanni Ferrari, avvocato e docente di diritto commerciale a Genova, membro dei gruppi di lavoro Trasporti e Politiche UE presso il Ministero dello Sviluppo Economico e membro del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti presso il Ministero dello Sviluppo Economico, oltre che del Consiglio Regionale Consumatori e Utenti presso la Regione Liguria. Nel direttivo dell’associazione, negli anni, si sono succeduti diversi esponenti dell’attuale Pdl e della Lega Nord e il blog dell’associazione stessa è realizzato in collaborazione con il TgCom di Mediaset. Credo che non sia azzardato definire la Casa del consumatore come l’associazione dei consumatori di fiducia del Premier…Che il centro destra non ami le rinnovabili è ormai noto. Almeno tanto quanto è noto che ami il nucleare. Posizioni legittime, per carità, ma qualcuno ci spieghi perchè se la sono presa con il mini idroelettrico. Va bene l’eolico che deturpa il paesaggio, va bene il fotovoltaico che desertifica la campagna, ma l’idroelettrico… suvvìa, questo non faceva male proprio a nessuno.

Fonte: Ecoblog edito sabato 20 febbraio 2010 da Peppe Croce


TAVOLO ARIA: INCENTIVI DI REGIONE LOMBARDIA NON GARANTISCONO RIDUZIONE INQUINAMENTO

Milano, 15 Ottobre 2019                                        Comunicato stampa TORNANO A SALIRE I LIVELLI DI POLVERI SOTTILI NELL’ARI...