venerdì 23 dicembre 2016

Befana 2017



CLIMA NATALIZIO SOFFOCANTE: LE POLVERI SOTTILI NON DANNO TREGUA NELLE VIE DELLO SHOPPING MILANESE DUE TERZI DEI NEGOZI TENGONO LE PORTE APERTE

MILANO, 23 DICEMBRE 2016                                                                                  COMUNICATO STAMPA


Legambiente: “Una tendenza assurda, che aumenta solo gli sprechi"


Corso Buenos Aires, una mattina invernale soleggiata come tante negli ultimi giorni di shopping natalizio, tra luci colorate e musiche di festa. Un quadretto perfetto, se non fosse che passeggiando lungo il corso si viene investiti da folate di aria calda seguite da tratti di aria gelida. Il motivo? Le porte dei negozi sono spalancate. Una tendenza ormai diffusa tra gli esercenti commerciali, convinti che non creare barriere all’ingresso invogli i clienti ad entrare.

Su 112 negozi monitorati dai volontari di Legambiente, il 70% è risultato avere le porte aperte e la maggior parte sono punti vendita di grandi catene o marchi internazionali, i cui gestori sono spesso costretti ad agire sulla base di rigide procedure dettate dal franchisor. Tale insana abitudine comporta una dispersione termica molto forte e uno spreco di energia, oltre a rendere poco salubre l'ambiente di lavoro per i commessi.

Di fronte ai dati allarmanti di dicembre, dovuti all'elevata concentrazione di polveri sottili, un mese in cui Milano ha fatto segnare una media di 70microgrammi per metro cubo di Pm10, con 18 giorni consecutivi di superamento dei limiti di legge, Legambiente ricorda che la combustione non industriale contribuisce fino al 60% del carico di PM10 nell’aria,

“È assurdo che mentre all’esterno la temperatura è di pochi gradi sopra lo zero, le porte dei negozi siano spalancate – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Non capiamo il senso di sprecare deliberatamente energia, aumentando di molto i consumi e i costi e contribuendo ad innalzare i livelli, già preoccupanti, di polveri sottili nell’aria"

Con l’ausilio di una termocamera sono state fotografate le facciate dei palazzi in cui i negozi erano presenti, rilevando una forte dispersione termica localizzata nella parte inferiore degli edifici. Occhi puntati allora anche sul termometro. Nell’85% degli esercizi commerciali monitorati la temperatura all’interno era superiore ai 20°C, con una media di 23°C e punte fino a 27°C.

“Una temperatura di 19-20°C è sufficiente a garantire il benessere sia dei lavoratori che dei clienti, così come imposto dalle misure antismog di Regione Lombardia, anche negli appartamenti – ricorda Barbara Meggetto – Si chiede ai cittadini di adottare comportamenti virtuosi e di cambiare il loro stile di vita e si riscaldano le strade milanesi in modo incomprensibile”.

Si ringrazia per la collaborazione Teicos Group per le rilevazioni termografiche.

NOTA PER LA STAMPA:
In allegato un report delle termorilevazioni.
A questo link è disponibile il video in HD del blitz con l'intervista a Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia: https://we.tl/dYXF6vMbkI
A questo link alcune foto dell'azione: https://we.tl/VRQxk1OIF7


Ufficio stampa Legambiente LombardiaSilvia Valenti
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giovedì 22 dicembre 2016

BORGARELLO (PV) DICE NO AL CEMENTO NEL NUOVO PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO CANCELLATE LE PREVISIONI DI NUOVI GRANDI CENTRI COMMERCIALI A RIDOSSO DELLA CERTOSA

MILANO, 22 DICEMBRE 2016                                                                                                   COMUNICATO STAMPA




Legambiente: “Al coraggioso sindaco Nicola Lamberti il nostro plauso, per aver chiuso un difficile procedimento senza piegarsi agli appetiti immobiliari”

Tra la Certosa e la città di Pavia continueranno a verdeggiare i campi: ieri sera il Consiglio Comunale di Borgarello ha approvato definitivamente il proprio piano urbanistico e ha scritto la parola fine ad un contenzioso, durato oltre un decennio, sul destino delle aree agricole di questo piccolo comune lungo il Naviglio Pavese, cresciuto molto e in fretta come accaduto a molti comuni di cintura: la popolazione di Borgarello è infatti aumentata dai 900 abitanti del censimento 1991 ai 2700 attuali, con una crescita delle aree urbanizzate del 30% avvenuta tra la fine degli anni '90 e il 2012.

In un territorio già provato da una tale espansione urbanistica, il piano di governo del territorio prevedeva ulteriori 400.000 metri quadri da destinare a centri commerciali e attività per il tempo libero, dai cinema multisala al ricettivo alberghiero, che avrebbero triplicato la crescita avvenuta negli ultimi 15 anni. Un’indigestione di cemento che faceva parte dell'aspettativa di inflazione immobiliare dei primi anni del 2000, duramente smentita poi dai dati dell'economia e della domanda reale. Una progettazione che incombeva ancora, fino a ieri, nelle planimetrie urbanistiche del Comune e nei contenziosi con gli avvocati delle proprietà. Contenziosi mai sopiti, nonostante il TAR della Lombardia nel 2013, con una sentenza storica su un ricorso presentato da Italia Nostra e Legambiente, si fosse già chiaramente pronunciato contro le esagerate previsioni urbanistiche. Oltre a ciò, il nuovo PGT cancella anche la previsione di una nuova arteria stradale che, se realizzata, avrebbe potuto generare ulteriori potenzialità di espansione commerciale anche nel vicino comune di Certosa di Pavia, trasformando la ex-statale dei Giovi in un enorme polo del commercio e dell'intrattenimento.

“Al coraggioso sindaco Nicola Lamberti e alla sua Giunta va il nostro plauso ed incoraggiamento, per la determinazione che ha saputo mantenere nei confronti delle aspettative edificatorie e per la linearità con cui ha intrapreso e concluso il percorso di revisione del piano urbanistico - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - Borgarello ha sventato il rischio di diventare una anonima periferia del capoluogo pavese. Potrà, invece, sviluppare le proprie storiche vocazioni legate alla produzione agricola e alla qualità paesaggistica del Parco Visconteo, i cui campi abbracciano l’adiacente Certosa"

Il nuovo PGT riconosce che il territorio agricolo deve essere considerato un patrimonio da amministrare nell'interesse esclusivo della comunità e delle future generazioni. “Borgarello indica la strada maestra da seguire: il suolo deve essere gestito e tutelato come un imprescindibile bene comune. È quanto chiediamo di riconoscere anche all'Europa, con la campagna #salvailsuolo. Vogliamo che in futuro la difesa del territorio non dipenda dal coraggio di sindaci come Lamberti, ma da amministratori che gestiscono l'interesse collettivo, applicando il diritto nazionale e quello comunitario, che invece oggi semplicemente non esiste. Per questo abbiamo lanciato una petizione popolare perché l'Europa si doti di una direttiva sul suolo e invitiamo tutti i cittadini di firmarla sul sito www.salvailsuolo.it" conclude Barbara meggetto.

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martedì 20 dicembre 2016

Processo amianto: tutti assolti i dirigenti Pirelli DI AMIANTO IN ITALIA SI CONTINUA A MORIRE: MIGLIAIA DI VITTIME E NESSUN COLPEVOLE

MILANO, 19 DICEMBRE 2016                                                                                                                                                    
La sentenza che assolve i dirigenti Pirelli purtroppo prosegue la serie di pronunciamenti analoghi, che fanno sì che le migliaia di vittime di mesotelioma ed altre patologie amianto-correlate entrino nella contabilità di una strage priva di colpevoli. Eppure la pericolosità dell'amianto era ben nota già dagli anni '70.

"Il dramma è che l'epidemia di mesotelioma non accenna a diminuire. In Lombardia si registrano oltre mille morti all’anno per malattie correlate all'amianto – constata Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – L'ennesima assoluzione di dirigenti di aziende i cui dipendenti si sono ammalati e hanno perso la vita per l’esposizione all'amianto in ambiente di lavoro è umanamente intollerabile, al di là del riconoscimento delle responsabilità soggettive”.


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domenica 18 dicembre 2016

FATTORE DI PRESSIONE DELLE DISCARICHE IL CONSIGLIO DI STATO ACCOGLIE IL RICORSO DI REGIONE LOMBARDIA: E' LEGITTIMO

MILANO, 16 DICEMBRE 2016                                   COMUNICATO STAMPA



Legambiente e WWF: ""Una norma importante per la tutela del territorio. Ora la Regione prosegua con azioni incisive sul fronte della bonifica e del risanamento ambientale"

Legambiente Lombardia e WWF, ancora una volta uniti nella tutela di ambiente e salute del territorio, esprimono grande soddisfazione per la sentenza con cui il Consiglio di Stato, annullando una precedente pronuncia del TAR Milano, ha affermato la piena legittimità del “Fattore di pressione delle discariche”, approvato da Regione Lombardia nel 2014, che tutela quei territori già gravemente compromessi da una pesante presenza di discariche. Legambiente, WWF e Italia Nostra si erano costituite in giudizio ad adiuvandum al fianco di Regione Lombardia per presentare ricorso alla sentenza del TAR. L'indice di pressione prevede, su tutto il territorio regionale, il divieto di realizzare nuove discariche nelle aree in cui siano già stoccati più di 160 mila metri cubi di rifiuti per ogni chilometro quadrato.

“Il Consiglio di Stato ha stabilito la piena legittimità del provvedimento regionale che non ha violato alcuna competenza dello Stato – dichiara Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia – Con questa sentenza viene confermato quello che dovrebbe essere un principio di civiltà: laddove sono presenti grandi quantitativi di rifiuti smaltiti in discarica non è possibile autorizzare ulteriori impianti. Una norma fondamentale per alcuni territori, come quello di Montichiari e della Bassa Bresciana, già gravemente sottoposti a forti impatti ambientali. Auspichiamo che la Regione voglia continuare su questa strada, affiancando a strumenti di prevenzione come il Fattore di Pressione, un'azione più incisiva sul fronte della bonifica e del risanamento ambientale di quelle zone martoriate dall’inquinamento e dalle contaminazione di sostanze pericolose, sia per l’ambiente sia per la salute umana”.

L’avv. Paola Brambilla, delegata Wwf Italia per la Lombardia, ha patrocinato l’intervento delle associazioni ambientaliste nel giudizio: “Le associazioni difendono l’ecosistema e le risorse naturali che assicurano ambiente e salute ai cittadini del pianeta, non solo contro chi pensa di avere la licenza di distruggerle, ma anche a favore delle Regioni, quando agiscono innalzando gli standard di tutela nazionali”.

Contrastare l’insediamento insostenibile di nuove discariche, affermano le associazioni, vuol dire anche tutelare il suolo, difendendo anche in giudizio il valore di questa risorsa, come spieghiamo nella campagna Salva il Suolo, in corso in questi giorni, a sostegno della petizione europea People4Soil per una direttiva europea a tutela del suolo.


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lunedì 12 dicembre 2016

Pendolaria 2016 Cremona-Brescia la linea peggiore della Lombardia


MILANO, 12 DICEMBRE                                                               COMUNICATO STAMPA


Legambiente: "Il trasporto ferroviario in regione è ancora inadeguato"


Treni obsoleti, ritardi, carrozze insufficienti negli orari di punta. È questo il desolante quadro dipinto dal rapporto Pendolaria 2016 di Legambiente che, ogni anno all’entrata in vigore dell’orario invernale, lancia con l'obiettivo di stilare un'analisi della situazione del trasporto ferroviario pendolare.
Secondo il dossier Pendolaria, in Lombardia, si aggiudica la maglia nera come peggior linea ferroviaria la Cremona-Brescia. La classifica è stata stilata in base a criteri oggettivi per evidenziare la scarsa qualità del servizio: le proteste degli utenti per i problemi di ritardi e tagli dei treni, la tipologia dei treni utilizzati sia per capienza sia per età, la carenza di orari adatti per l’utenza pendolare, la frequenza dei convogli, la condizione delle stazioni, situazioni che in taluni casi spingono i pendolari a prendere l’auto ogni mattina proprio per l’inadeguatezza del servizio.

"La linea ferroviaria che collega Cremona e Brescia presenta disagi e condizioni indegne per due città di questa importanza - denuncia Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia - Negli ultimi anni il tasso di puntualità è stato insoddisfacente e spesso sono stati soppressi i convogli senza nessun preavviso e senza l'intervento di autobus sostitutivi. Le pessime condizioni di viaggio hanno portato all'esasperazione i pendolari che, oltretutto, subiscono notevoli disagi per lo spostamento del sottopasso di Brescia a causa dei lavori in corso dell'alta velocità”.

Infatti, con l'introduzione del nuovo orario invernale e in concomitanza con l'alta velocità per Verona vengono modificate diverse coincidenze, in particolare con il passante di Milano: 3-5 minuti di anticipo che possono sembrare irrisori, ma non per quei lavoratori o studenti che rischiano di perdere il treno di ritorno a casa. Inoltre, i treni sono più lenti di 15 anni fa e con sempre meno collegamenti tra Cremona e Brescia. Sui 51 km di linea, i tempi di percorrenza sono aumentati rispetto al passato: nel 2002 il treno più veloce collegava Brescia e Cremona in 34 minuti, oggi in 58, con una velocità media di 52 km/h e con lunghe soste per incroci.

Un'altra nota dolente riguarda il materiale rotabile utilizzato su questa tratta, che è tra i più vecchi e poco affidabili di quello in servizio di Trenord con una flotta composta da treni Ale 582 in pessime condizioni e con 25/30 anni di età. Solo fino ad alcuni mesi fa il servizio era parzialmente effettuato da automotrici diesel (nonostante la linea sia elettrificata) fabbricate oltre 40 anni fa. Negli orari di punta gli affollamenti rendono difficoltosa la salita a molti pendolari, l'aria condizionata d'estate non funziona in molte carrozze, in inverno alcuni convogli non sono riscaldati e nel nodo di Brescia spesso si perdono le coincidenze per Milano o Venezia.

A crescere sono in particolare le differenze tra chi si muove sulla rete ordinaria, sugli intercity e sui treni regionali e chi prende i treni ad alta velocità, che accrescono l'offerta con il nuovo orario: sono state inserite altre 4 corse sulla Roma-Milano, per esempio, con un aumento dell'offerta del 276% in più dal 2007 ed è stato introdotto il Frecciarossa Milano-Verona via Brescia, cha ha creato variazioni di orario per i regionali e i Frecciabianca sulla stessa tratta, tutto a discapito dei pendolari che si accontentano di linee e materiale rotabile spesso vecchio e in pessimo stato.

“A fronte di un servizio lento a rinnovarsi, negli ultimi anni le tariffe in Lombardia sono aumentate del 30,3% dal 2010 - conclude Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - con i pendolari condannati a sistematici ritardi, treni soppressi e carrozze inadeguate! Il futuro della nostra regione passa anche attraverso una seria politica di riqualificazione dell’offerta di trasporto collettivo: in una delle aree a maggior densità di strade e autostrade d’Europa e con il più elevato livello d’inquinamento atmosferico, Regione Lombardia non può più permettersi azioni irresponsabili nei confronti dei pendolari, aumentando inutilmente la mobilità su gomma”.


A questo link è disponibile il rapporto Pendolaria 2016: http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/pendolaria_le_10_linee_peggiori.pdf


Ufficio stampa Legambiente Lombardia

Silvia Valenti
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venerdì 2 dicembre 2016

La befana in mostra


Incidente alla raffineria di Sannazzaro de Burgondi

MILANO, 1 DICEMBRE 2016.                                                COMUNICATO STAMPA

Incidente alla raffineria di Sannazzaro de Burgondi Legambiente: "Assurdo che l'emergenza sia classificata come problema interno allo stabilimento. Ad ogni incidente rilevante, i protocolli di allerta e dovrebbero essere applicati in maniera tempestiva per salvaguardare la salute dei cittadini!"

 Aria irrespirabile ovunque, eppure l'incidente nella raffineria di Sannazzaro de' Burgondi è gestito dall'Eni come se si trattasse di un'avaria interna allo stabilimento, senza considerare le case poste a qualche centinaia di metri di distanza investite dalla ricaduta dei fumi. "Ci pare che anche questa volta l'incidente, che interessa l'impianto notoriamente più inquinante della Lombardia e che quindi dovrebbe essere tenuto sotto stretta osservazione, venga gestito come se la raffineria fosse in un deserto e non in un'area densamente abitata - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, in contatto con gli attivisti del circolo Legambiente di Sannazzaro - i protocolli di allerta e sicurezza dovrebbero prevedere sistemi molto più efficaci e tempestivi, a salvaguardia della salute dei cittadini!" 

 L'impianto esploso, a quanto risulta, costituisce una sezione terminale della raffineria preposta alla lavorazione e alla pirolisi dei residui della raffinazione: una sezione che ha sempre avuto grossi problemi. "Ad emergenza cessata, vogliamo vedere chiaro nelle autorizzazioni all'attività di questo impianto e nel monitoraggio, ci aspettiamo dalla società un atteggiamento trasparente". 

 In Italia, dal censimento del Ministero dell'ambiente, ci sono impianti 1096 a rischio di incidente rilevante, di cui 285 solo in Lombardia. Su questi è prioritario che, oltre i controlli sulla sicurezza degli impianti e del loro funzionamento, ci sia una verifica riguardo i piani di emergenza interni allo stabilimento ed esterni, ovvero rivolti al territorio e alla popolazione circostante, e le necessarie campagne informative per far conoscere alla popolazione i rischi e i comportamenti nececessari in casi di incidente.

Ufficio stampa Legambiente LombardiaSilvia Valenti
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giovedì 1 dicembre 2016

In memoria di Mariella, Signora delle acque, del territorio, dell'agricoltura proposta per l'Ambrogino di Milano

Un'amica, una donna straordinaria, una persona speciale che per decenni ha profuso il suo impegno con passione per l'ambiente, per il Parco Agricolo Sud Milano, per le acque e per l'agricoltura. Qui sotto, Andrea Falappi, gestore della Cascina Campazzo e grande amico di Mariella, illustra quanto sia stato significativo l'immenso lavoro svolto per la valorizzzazione del territorio. Chi ha avuto la fortuna di condividere con lei anche solo in parte il suo impegno non può che esserne fiero, sentirsi fortunato. E anche chi non l'ha conosciuta, può imparare a conoscerla ora, con l'eredità che ci ha lasciato: l'amore per la terra, le acque, la vita.

Mariella Borasio (Biella, 10.10.1943 – Milano, 24.12.2014) ha lavorato in modo instancabile per decenni - con intelligenza, sapienza, umiltà e autorevolezza - a fianco delle varie Istituzioni del territorio milanese per la valorizzazione delle componenti rurali del territorio milanese, a partire dalle acque quale suo elemento identitario primario.
Grazie alle sue profonde conoscenze storiche è stata a più riprese coinvolta in qualità di consulente qualificata nella impostazione, redazione e divulgazione di studi e progetti di valenza territoriale, nell’attivazione di processi di governance complessi, fino alla definizione di atti istituzionali e norme grazie ai quali il Comune di Milano ed altre Istituzioni Pubbliche sono stati in grado di avviare politiche innovative per uno sviluppo sostenibile del territorio.
Tra gli innumerevoli contributi, il suo apporto è stato determinante- nella redazione degli studi che hanno portato alla ottimizzazione dell’inserimento ambientale del sistema depurativo dei reflui della città di Milano, in particolare del Depuratore di Nosedo in ambito Chiaravalle, configuratosi nel progetto del Parco Agricolo Urbano della Vettabbia, oggi in fase di completamento, che è valso al Comune di Milano il premio europeo per il Paesaggio, primo - e per ora unico - dallo stesso ottenuto in tale campo in qualità di committente;
- nell’attività di concertazione dei Contratti di Fiume all’interno dei bacini idrografici di Lambro/ Seveso/ Olona tra tutti i Comuni afferenti ai medesimi ambiti vallivi di appartenenza, a maggior garanzia di sicurezza idraulica ed ambientale di quelli di valle, tra cui il Comune di Milano;
- nella redazione dello studio propedeutico al Piano di Governance delle Acque Milanesi commissionato dal Comune di Milano, per la ricomposizione delle conoscenze e delle competenze sulle acque milanesi in grado di garantire il governo del complesso sistema idrico ereditato dai monaci cistercensi, che per secoli ha garantito alla città di Milano il primato di capitale agricola di eccellenza;
- nella promozione di interventi finalizzati alla valorizzazione del paesaggio agricolo attraverso lo sviluppo di nuove modalità gestionali dei parchi urbani in ambiti rurali, come nel caso del Parco Agricolo Urbano del Ticinello, di cui è in attuazione un primo stralcio finanziato con risorse esterne erogate in favore del Comune di Milano sulla base una proposta progettuale messa a punto proprio sotto la sua autorevole supervisione;
- nel processo di formazione ed accompagnamento - fino all’accreditamento presso Regione Lombardia - della Società Consortile del Distretto Agricolo Milanese, rappresentativa di c.a il 70% delle aziende agricole milanesi, contribuendo in modo sostanziale in qualità di Presidente del relativo Comitato Scientifico alla redazione del Piano Strategico Distrettuale;
- nel processo di promozione delle politiche attivate negli ultimi anni a sostegno dell’attività agricola come risorsa strategica per il riequilibrio ambientale dell’intero ambito metropolitano della città di Milano, accompagnandone sapientemente i passi fino alla sottoscrizione - da parte del Comune di Milano e degli altri Soggetti cointeressati - del “Protocollo d’Intesa per la condivisione della strategia per lo sviluppo rurale di Milano” nel Maggio del 2012 e dell’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale “Milano Metropoli Rurale” nel Gennaio 2015 con l’obiettivo di perseguire << … un nuovo modello insediativo in cui terra e acqua producono in modo innovativo una nuova fase di civilizzazione ove si coniugano prodotti alimentari sani e sicuri, energie rinnovabili, qualità paesaggistico/ambientale, tutela della biodiversità, possibilità di fruizione di spazi urbano/rurali, valorizzazione dei patrimoni …>>. Questo è stato l’ultimo lascito di Mariella alla città a lei più cara.
Mariella era una profonda studiosa e ammiratrice di Ambrogio, Agostino e – soprattutto – di Bernardo di Clairvaux: santi che hanno plasmato la forma e la storia della città di Milano e del suo territorio, uniti dal filo conduttore dell’acqua. Quando capitava l’occasione, Mariella non mancava di accompagnare coloro con cui si intratteneva sotto il sagrato del Duomo, dove amava mostrare i resti del Fonte Battesimale alimentato dalle acque di una vicina sorgente, in cui Ambrogio battezzò Agostino; oppure il complesso monastico di S. Maria di Chiaravalle fondato da Bernardo in un luogo di potente energia scaturente dalle acque, dove – all’interno delle medesime mura – trovano posto sia la chiesa che il mulino azionato ad acqua, affinchè la contemplazione non fosse astratta e la produzione non fosse fine a se stessa.
Il giorno del suo ultimo compleanno, nella grande cucina di cascina Campazzo, cuore del Parco Agricolo Urbano del Ticinello, ha tenuto un breve discorso che qui si ripropone, mantenendo la freschezza delle parole dette a voce.
" Ambrogio era un uomo d’acque. Le conosceva perfettamente. Ha costruito il battistero, cioè la famosa vasca ottagonale che è sotto il sagrato del Duomo. Vi consiglio di andare a visitarlo: è un posto bellissimo. Dove si capiscono tante cose: per esempio, ha fatto la vasca ottagonale perché l’ottagono è una forma geometrica che dà una certa energia ad un’acqua che già ce l’ha… perché le acque dei battisteri sono sacre, nel senso che sono terapeutiche. […] E poi, qualche secolo dopo, noi abbiamo Bernardo di Chiaravalle, che è un laico; una delle persone più colte del pianeta che io abbia mai conosciuto; la più colta. Non solo ottimo governante, grande uomo politico, è riuscito a fondare in tutto il territorio d’Europa 400 abbazie. Abbazia viene da abbas: l’abate è un maestro d’acque e l’abbazia è un’azienda agricola… […] Perché vi cito Bernardo? perché nel nostro territorio lui ha capito benissimo il potenziale idrico e ha letteralmente fondato la città metropolitana e l’ha fondata rurale e urbana, come la vogliamo noi. Il modello di Bernardo è splendido, quindi noi dovremmo anche solo, ogni tanto, studiarci un po’ di più i testi di Bernardo, che sono un insegnamento molto profondo. […] Noi non partiamo da zero, quando pensiamo ad un futuro metropolitano, urbano e rurale. Partiamo da quello che sono i fondamenti della nostra civiltà, per cui - come dire - è una via spianata. […] Qui nel Parco Agricolo Urbano del Ticinello, Andrea coltiva una marcita, una delle pochissime marcite che sono ancora rimaste dei migliaia di ettari di marcite che Bernardo aveva messo in piedi come “azienda agricola”. […] Un’azienda agricola fiorente, che si è espansa continuamente nelle “valli”. Perché la visione territoriale che hanno sempre avuto Ambrogio e Bernardo è quella delle valli, su cui sono costruiti gli insediamenti umani. E la matrice rurale, che è fondamentalmente acqua, era la loro visione ed è anche la nostra visione. Oggi, io vi chiedo perdono, non voglio fare lectio magistralis ma… io a queste cose ci tengo. Anche perché, a volte le persone invisibili sono più potenti dei visibili, e c’è molto da studiare e molto da imparare continuamente da loro".
Ora Mariella è divenuta una di loro: anche da lei rimane molto da studiare e molto da imparare.
Il suo impegno civile energico, coinvolgente, appassionato e disinteressato è stato d’esempio per tutti coloro che – all’interno del Comune di Milano e di altre Istituzioni, associazioni o in qualità di singoli cittadini interessati al bene comune – hanno avuto la fortuna di conoscerla e di lavorare insieme a lei per una Milano migliore.
Se volessimo raccogliere e condensare il senso profondo dell’operato di Mariella, potremmo farlo in poche righe con le parole raccolte tra coloro che questa fortuna l’hanno avuta, di seguito riportate.
L’attività e le azioni promosse dalla Prof.ssa Mariella Borasio sono infinite, molti progetti non realizzati sono oggi di puntuale attualità e si avviano alla realizzazione. Mariella di fronte alle difficoltà riusciva sempre a trovare non un’ alternativa ma la geniale soluzione. Instancabile fino all’ultimo ci ha donato i suoi scritti, oggi punto di riferimento per il lavoro di molti. Ogni azione di Mariella nasceva da un atto poetico, che si articolava con lucidità e razionalità nelle sue intuizioni. Poesia intima di chi ha rispetto per la natura e per l’uomo, l’amore per l’agricoltura era l’amore per la sua città. Mariella ha insegnato che Milano è alchimia di vuoto e di pieno, che il denso vuoto - l’agricoltura di Milano - è la forza che si sprigiona nella bellezza del pieno della città, che a sua volta rimanda energia al vuoto della campagna rurale in un infinito dialogo di acque, canali, rogge e fontanili. L’amore di Mariella per la terra di Milano non è mai stato didascalico o accademico ma intimo, spesso sofferto. Mariella ci ha donato questo amore che si legge nella bellezza dei suoi progetti, che oggi devono continuare non nel ricordo ma prendere forma nelle azioni quotidiane che partono dall’anima, così come raccontano i poeti.
Per favore, tutti coloro che amano Mariella e vogliono che le sia riconosciuto il suo impegno devono registrarsi al portale www.partecipaMi.it Solo le persone registrate possono esprimere il proprio consenso (votare) alle candidature. Dopo aver effettuato l'accesso, su ogni proposta è possibile esprimere il proprio consenso attraverso le stelline presenti sotto l'autore della stessa (in questo caso Andrea Falappi).

Fonte: www.assparcosud.org - 6 ottobre 2016

Pioggia di miliardi sulla Lombardia: 6,571 mld per dissestarla con autostrade e solo 0,0082 mld per il rischio idrogeologico

Non vogliamo soffermarci sulle solite polemiche delle autostrade "private" finanziate con fondi pubblici. Ci limitiamo a sottolineare che per Pedemontana, la Regione Lombardia ha ottenuto dallo Stato altri 2,7 miliardi (1,2 già elargiti in passato, con dichiarazioni di Delrio del tipo: "il governo non è un bancomat, basta soldi per opere private). Tralasciamo anche la questione dell'inquinamento atmosferico, che per l'Italia significa 90mila decessi prematuri, concentrati in Lombardia e nella Pianura Padana in generale: infatti, il particolato così come l’ozono e il biossido di azoto causano o peggiorano problemi respiratori, malattie cardiovascolari, cancro e portano ad aspettative di vita più brevi. Inoltre l’ozono vicino al suolo riduce i raccolti agricoli (fonte Agenzia Europea per l'Ambiente).
Ci preme, invece, evidenziare la ripartizione degli investimenti programmati da Maroni: è più esplicita di qualsiasi parola per capire quanto il nostro governatore sia interessato alle tematiche di salvaguardia ambientale, cui destina 175 milioni circa, di cui appena 8,2 al rischio idrogeologico! Eppure, nuovamente, proprio in questi giorni ne abbiamo visti gli effetti devastanti e luttuosi.

Cosa perdiamo con il consumo di 6.520 ettari di suolo

Sfogliando il Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti (PRMT) della Regione Lombardia, è chiaro che chi governa è ben conscio di quello che sta facendo. Infatti, il PRMT esplicita: "l’infrastrutturazione viaria e ferroviaria prevista nel PRMT, contando solo le previsioni nel breve e medio periodo comporterà, su scala regionale, un’occupazione di suolo per una superficie stimabile in circa 1.760 ettari. Il potenziale consumo di suolo è concentrato nell’area metropolitana, in cui tale fenomeno risulta rilevante per l’addensarsi delle funzioni antropiche e dei fenomeni legati al rischio idrologico (esondazioni dell’Olona, del Seveso e del Lambro), nella fascia di pianura agricola e nelle aree prevalentemente risicole (di cui il 64% occupata da seminativi, il 14% da aree boscate e il 13% da prati stabili). Ma, come stima la stessa Regione Lombardia -applicando una fascia di profondità variabile da 10 a 50 metri per lato a seconda della tipologia di infrastruttura- i nuovi spazi aperti interferiti occuperanno ulteriori 4.760 ettari nel medio periodo (di cui 75% coperti oggi da seminativi, il 14% da aree boscate e il 7% da prati stabili)".
Un delirio, se pensiamo che dall'estensione della superficie coltivata dipende direttamente l'autosufficienza alimentare del nostro Paese, che oggi arriva a coprire il fabbisogno di cibo di due cittadini su quattro (dati Cia-Confederazione Italiana Agricoltori). E se si va avanti a questo ritmo la sottrazione di terreni agricoli rischia di aumentare considerevolmente la nostra dipendenza dall'estero, dovendo ricorrere ulteriormente alle importazioni per coprire il deficit produttivo. Da una parte cresce la domanda di cibo e dall'altra diminuiscono le terre coltivate. Una contraddizione che va affrontata sia a livello nazionale sia a livello globale, dove Fao e Ocse stimano che per sfamare i 9 miliardi di persone che saremo nel 2050 bisognerà aumentare la produzione agricola del 60% in 40 anni.

Impatti delle infrastrutture lineari sul territorio

Analizzando il fenomeno ad un maggior livello di dettaglio (come evidenzia la stessa Regione Lombardia nel documento del PRMT) si nota che l’interferenza con gli spazi aperti interessa prevalentemente le seguenti zone:
- contesto produttivo cerealicolo della bassa pianura;
- alta pianura asciutta, in cui gli spazi aperti di qualità sono una risorsa ambientale scarsa e oggetto di pressioni di origine antropica, in primis riconducibili al fenomeno di urbanizzazione;
- pianura tra il Po e il Ticino, dove la coltura risicola risulta dominante.
Le nuove infrastrutture, inoltre, possono comportare l’erosione delle coperture vegetali e la compromissione delle loro funzionalità e spezzare la continuità di ambiti ecologicamente significativi, limitando la circolazione della fauna e indebolendo la connettività e la circuitazione della rete ecologica, poiché incrementano il livello di frammentazione
delle aree agricole e naturali.
Situazioni interessate da significativa frammentazione si osservano già oggi su buona parte del territorio regionale. I maggiori impatti in tali termini si potrebbero verificare:
- nell’area metropolitana;
- nella bassa pianura cerealicola e nella pianura foraggera;
- nella fascia fluviale dell’Adda;
- nella zona pedemontana e prealpina;
- nell’Oltrepò.

Risulta inoltre interessante valutare l’interferenza con un particolare tipo di aree naturali, che costituiscono la riserva più cospicua e tutelata di natura e di biodiversità: le aree protette. Le azioni infrastrutturali previste dal PRMT comportano l’attraversamento di parchi per circa 110 km, corrispondenti a un incremento percentuale del 2,5% della lunghezza delle infrastrutture che attraversano aree protette. Tale incremento è concentrato prevalentemente:
- nel Parco Agricolo Sud Milano (circa 30 km di nuove infrastrutture), il cui territorio si presenta già polverizzato, discontinuo e formato da tessere agricole, naturali o seminaturali, intercluse in contesti ad elevata urbanizzazione;
- nel Parco Lombardo della Valle del Ticino (più di 50 km di nuove infrastrutture), elemento di pregio naturalistico che consente la connessione tra il lago Maggiore e il fiume Po.
Il fiume Ticino, come in generale il reticolo idrografico superficiale, può subire gli effetti della nuova infrastrutturazione, dove siano richiesti interventi di regolazione dei corsi d'acqua e di artificializzazione delle sponde, provocando l’alterazione della morfologia fluviale, la compromissione di habitat, la riduzione della vegetazione ripariale (dalle fondamentali funzioni depurative e dei cicli geobiochimici), l’alterazione del regime idrologico, la compromissione di corridoi ecologici e l’alterazione del paesaggio locale.
Oltre alle aree e alle componenti naturali e seminaturali, le attività di trasporto possono rappresentare una fonte di interferenza anche con gli ambiti urbani: rumori, luci e vibrazioni possono causare disturbo alla popolazione.
Gli effetti diretti e indotti dalle infrastrutture lineari sono riconosciuti dal Piano Paesaggistico Regionale tra le cause di degrado dei paesaggi regionali, con effetti evidenti soprattutto nell’ambito del sistema metropolitano, ma con evidenze riscontrabili anche in pianura e nei fondovalle delle fasce alpine e prealpine. Oltre a rappresentare essi stessi elementi di tipo detrattore, spesso estranei ai contesti che attraversano, e a creare effetti di barriera, separazione o interferenza percettiva, i nuovi tracciati stradali possono rappresentare, in assenza di un’adeguata pianificazione territoriale e urbanistica, fattore di innesco per ulteriori processi di urbanizzazione e consumo di suolo e possono incidere sulle visuali vicine e lontane, compromettendo le possibilità di fruizione del patrimonio storico, architettonico, paesistico.


Firma anche tu

Considerata l'insensatezza dei nostri politici, comunque allineati ad altri Paesi europei, possiamo tentare di difenderci dalla loro fame di business a base di cemento con la petizione Salviamo il suolo, che vede l'aggregazione di oltre 450 associazioni a livello europeo: dobbiamo raccogliere un milione firme affinché l'Unione europea emani una direttiva efficace per frenare il consumo di suolo. È molto semplice, munitevi di carta di identità e firmate anche voi. Non servirà a fermare le devastazioni programmate da Maroni & Co, ma potremo sperare per il futuro delle prossime generazioni.

Fonte: www.assparcosud.org - 27 novembre 2016

venerdì 18 novembre 2016

PRIMA LA LEGGE 31 “TRUFFA” E ORA I REGOLAMENTI ATTUATIVI: LA LOMBARDIA SUL CONSUMO DI SUOLO GIOCA A CONFONDERE LE CARTE

MILANO, 18 NOVEMBRE 2016                                                COMUNICATO STAMPA

 
 “Basta con gli imbrogli. Sullo stop al consumo di suolo serve una direttiva europea” a richiederlo sono oltre 400 organizzazioni in tutta Europa. Si può già firmare la petizione su www.salvailsuolo.it

Strade, autostrade, parcheggi e altre infrastrutture di trasporto rappresentano, secondo ISPRA, ben il 55% del suolo consumato in Italia. Secondo Regione Lombardia, però, tutte queste opere, che sono anche le più impattanti sugli ecosistemi e sull'inquinamento atmosferico, non devono essere computate come consumo di suolo e quindi la loro realizzazione non deve essere soggetta ad alcuna valutazione o limitazione conseguente agli effetti che determinano sul territorio. "Maroni ci spieghi, allora, che cos'è il consumo di suolo?" domanda Legambiente Lombardia. L'associazione, attraverso un apposito centro di ricerca sviluppato insieme all'Istituto Nazionale di Urbanistica e il Politecnico di Milano, da quasi un decennio pubblica un periodico Rapporto sul consumo di suolo.

"Partita con la promessa ambiziosa di sviluppare un corpo di norme per fermare il consumo di suolo, l'amministrazione Maroni ha prodotto una legge-truffa, la n.31 del 2014, in virtù della quale la Regione è arrivata a commissariare i comuni che non si sbrigavano a rilasciare titoli abilitativi per le nuove urbanizzazioni. Adesso rincara la dose con una delibera di criteri che contiene un interminabile elenco di opere pubbliche o d’interesse pubblico, la cui realizzazione non dà luogo a consumo di suolo – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Ormai non ci stupiamo più di nulla. Il nostro giudizio su questa operazione è secco e chiaro, ma è anche evidente che sul consumo di suolo ognuno può scrivere tutto quello che gli pare, e nessuno può appellarsi a parametri precisi, in quanto ad oggi, purtroppo, non ne esistono nelle norme di livello nazionale ed europeo".

A differenza di molte altre norme ambientali, il consumo di suolo non ha riferimenti nel diritto europeo, in quanto l’Unione Europea non ha mai promulgato una direttiva in materia. Anche a livello nazionale, in Italia e nella maggior parte dei Paesi UE, manca una legge di riferimento. Una situazione insostenibile, considerato che il suolo è soggetto a crescenti livelli di pressione e degrado. “L'esigenza di una disciplina europea che tuteli il suolo è ormai indifferibile, ma per questo occorre una decisiva presa di coscienza da parte della politica: per questo chiediamo a tutti i cittadini di firmare la petizione europea per il suolo: ora è possibile farlo anche on line, sul sito www.salvailsuolo.it” conclude Barbara Meggetto.


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Festa dell'albero a Monza


giovedì 17 novembre 2016

FESTA DELL’ALBERO DI LEGAMBIENTE SARANNO PIANTATI 2000 NUOVI ALBERI IN TUTTA LA LOMBARDIA

MILANO, 17 NOVEMBRE 2016                                            COMUNICATO STAMPA



La campagna annuale di Legambiente promuove la petizione Salva il Suolo per una direttiva europea a tutela del suolo

In occasione dell’assemblea regionale dei circoli nasceranno nuovi boschi in ricordo di Lorenzo Corioni

Torna la Festa dell'Albero, l’annuale campagna di Legambiente per aumentare e migliorare la superficie boscata e il verde urbano. Quest’anno l’associazione pianterà 2000 nuovi alberi in tutta la Lombardia, grazie all'impegno dei 85 circoli del territorio, con l’obiettivo di consolidare la rete ecologica regionale. Gli alberi svolgono un ruolo importante proteggendoci dall'inquinamento atmosferico e acustico, contribuendo a mitigare gli effetti dei mutamenti climatici e riducendo il pericolo di frane e smottamenti, ma subiscono costantemente la minaccia dell’avanzare del consumo di suolo. Per questo nell’edizione 2016 la campagna è legata alla promozione dell’iniziativa di cittadini europei People4Soil #salvailsuolo, che Legambiente sostiene insieme a 400 associazioni europee, allo scopo di raccogliere un milione di firme per la proposta di una direttiva europea per la tutela del suolo. È possibile firmare la petizione, munendosi di carta di identità, anche sul sito www.salvailsuolo.it

“Legambiente è ogni giorno in prima fila per estendere il verde attraverso la partecipazione diretta dei cittadini – ricorda Marzio Marzorati, vicepresidente di Legambiente Lombardia Ogni albero viene piantato da almeno 4 persone, si crea in questo modo una relazione tra aree verdi prossime alla città, giardini delle scuole e boschi con le comunità locali. Vengono piantati alberi che saranno accuditi durante la vita. A sottolineare l’importanza di questo momento, la giornata dell’Albero è dal 2013 anche una legge dello Stato, vale a dire una responsabilità e un obbligo per tutti i cittadini. Legambiente è da 30 anni che non può fare a meno di prendersi cura degli alberi e quest’anno lo fa anche attraverso la petizione Salva Il Suolo”.

Ogni anno la Festa dell’Albero è in concomitanza con La Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che si celebra in tutto il mondo il 20 novembre. La data ricorda il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza adottata da 190 Paesi. Molti degli appuntamenti, infatti, saranno organizzati in collaborazione con le scuole per coinvolgere gli studenti.

Tanti gli eventi su tutto il territorio regionale. Si parte venerdì alle 15,30 a Brescia con la piantumazione di 16 alberi ai giardini di via San Benedetto, nel quartiere Buffalora. La città di Brescia quest’anno ospiterà nel fine settimana anche l’assemblea regionale dei circoli di Legambiente e per l’occasione domenica alle 10 sarà piantato anche un albero simbolico nell’area verde del Chiostro di Santa Chiara dell’Università. Nel bresciano prosegue anche l’esperienza del “Bosco di Lorenzo”, dedicato al giovane ambientalista scomparso nel 2015. Il Circolo di Erbusco pianterà 220 tra tigli, querce e aceri in diverse aree di Erbusco, Coccaglio, Palazzolo e Cologne.

A Milano domenica 20 il Circolo Zanna Bianca promuove dalle ore 10 alle 12,30 nel quartiere Gratosoglio la piantumazione di diversi alberi nel pratone centrale in via Baroni 45; restando nel milanese, a Cesano Boscone domenica il Circolo Abete Rosso dalle 10 alle 12 dà appuntamento per piantare nuovi alberi in via dei Pioppi all’angolo con via Vespucci; a Cormano il circolo locale organizza per domenica 27 dalle 9 la ricostruzione della lunga siepe al parco di via Tobagi, lungo la ferrovia tra Paderno e Cormano, distrutta durante i lavori di realizzazione della linea: in collaborazione don Ferrovie Nord saranno messi a dimora 600 nuovi cespugli e con i volontari di Legambiente saranno piantate 450 piante.

A Monza il Circolo Alex Langer organizza per domenica 20 dalle 10 alle 12 una piantumazione in via Ghilini; a Besana (MB) dalle 11 alle 14 il Circolo di Seregno di Legambiente promuove presso l'Azienda Agricola il Semino la piantumazione di 250 alberi da frutto di varietà “antiche” e originarie del Centro-Nord Italia; a Seveso (MB) domenica 20 in collaborazione con il Comune di Seveso, Agenzia InnovA21 per lo Sviluppo Sostenibile, Fondazione Lombardia per l'Ambiente, la Rete di Rigenerazione, la Scuola Da Vinci e il Gruppo Alpini della Valle del Seveso, nell'ambito del progetto Esserci finanziato dalla Fondazione Cariplo, dalle 10 alle 12 saranno piantati nuovi alberi al Parco di via Pavia.

La Festa dell’albero prosegue oltre il weekend, coinvolgendo gli studenti: a Treviglio (BG) lunedì 21 il Circolo Bassa Bergamasca in collaborazione con il Comune promuove una giornata di piantumazione presso la scuola Mozzi; a Malnate (VA) grazie ai volontari di Legambiente del Circolo Mulini dell’Olona lunedì 21 dalle ore 10.45 protagonista sarà il parco giochi della Scuola dell'Infanzia di Rovera, mercoledì 23 novembre dalle 10.30 gli alunni della Scuola dell'Infanzia di Gurone che pianteranno in via Firenze due carpini a completamento del filare esistente e venerdì 25 dalle 10.30 gli studenti della scuola Battisti procederanno alla messa a dimora di un biancospino nell'area verde dell'istituto in via Libia. A Bellano (LC) lunedì il circolo Lario Sponda Orientale in collaborazione con il Comune e le Scuole elementari e medie, promuove per tutta la giornata a partire dalle ore 11 la piantumazione di 20 alberi in diversi luoghi del paese. Infine a Gropello Cairoli (PV) lunedì alle 14.30 il circolo Terre d’Acqua coinvolgerà le Scuole comunali in una giornata dedicata alla cura degli alberi.


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mercoledì 16 novembre 2016

Nuova legge regionale sulle aree protette



MILANO, 16 NOVEMBRE                                         COMUNICATO STAMPA

LEGAMBIENTE: BENE LA RIORGANIZZAZIONE, MA SERVONO INVESTIMENTI PER IL RILANCIO DELLE INFRASTRUTTURE VERDI

L’iter della legge regionale sul riordino delle aree protette ha visto la sua conclusione con l’approvazione da parte del Consiglio regionale. Legambiente prende atto favorevolmente dei rilevanti miglioramenti che sono stati introdotti nel testo votato, recependo anche osservazioni formulate dalle associazioni ambientaliste, ma restano ferme le criticità già segnalate in più occasioni.

“Il riordino del sistema, che anche noi abbiamo ritenuto necessario – spiega Marzio Marzorati, vicepresidente di Legambiente Lombardia – deve essere fortemente governato dalla Regione. Diversamente si rischia che un processo affollato da centinaia di enti locali e gestori di aree, possa portare di fatto alla perdita di superficie tutelata. Le aree protette sono infrastrutture verdi la cui importanza dovrebbe giustificare un investimento di carattere strategico dal respiro molto maggiore rispetto a quanto visto fino ad ora”.

La legge, infatti, ha perso l'occasione di ripensare il meccanismo di finanziamento delle aree protette: gli enti parco offrono un servizio ecologico fondamentale all'intera regione. Per questo motivo Legambiente ritiene assurdo che i costi per il loro funzionamento siano affrontati in maniera rilevante dagli enti locali in cui le aree protette ricadono, invece che dall'intera comunità regionale, per altro contrariamente a quanto accade per gli altri enti regionali.


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Città, reti ed economia circolare


lunedì 14 novembre 2016

Ecosistema Urbano 2016

MILANO, 14 NOVEMBRE 2016                                                 COMUNICATO STAMPA

INQUINAMENTO, ENERGIA, RIFIUTI, MOBILITA’: MANTOVA TERZA IN ITALIA, MILANO TRA LE MIGLIORI METROPOLI, BERGAMO E PAVIA SALGONO AL 41° E 43° POSTO, SONDRIO, COMO E MONZA PRECIPITANO IN CLASSIFICA AL 41°, 86° E 91°

La staticità delle amministrazioni scossa solo della sensibilità dei cittadini. Legambiente presenta il rapporto annuale sullo stato di salute delle città italiane 

Il dossier nazionale completo di tabelle è disponibile su: http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/ecosistema-urbano-2016

Aree urbane in situazioni di stallo, città che faticano a rinnovarsi in chiave sostenibile e promuovere interventi innovativi. È il quadro della regione Lombardia dipinto dalla XXIII edizione di Ecosistema Urbano, il dossier di Legambiente realizzato in collaborazione con l’istituto di ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, che mira a tracciare una fotografia delle performance ambientali del Paese attraverso un’analisi dei risultati ottenuti dalle principali città in diversi ambiti. Aria, acque, rifiuti, mobilità, energia: sono gli indicatori presi in considerazione per stilare la graduatoria nazionale, valutando tanto i fattori di pressione e la qualità delle componenti ambientali, quanto la capacità di risposta e di gestione ambientale.
           
Nella top ten italiana si trova Mantova, al 3° posto centrando buone performance nelle basse medie dell’NO2 con 23,6 μg/mc, nella dispersione della rete idrica che si ferma al 15,5%, realizza un’ottima percentuale di raccolta differenziata che raggiunge il 77% e il secondo posto assoluto nell’indice dedicato alla ciclabilità, con 26,66 metri equivalenti ogni 100 abitanti. Lecco mantiene la 14^ posizione rispetto al 2015; Cremona sale di 4 gradini arrivando 20^; Bergamo scala la classifica dal 41° al 30° posto; Sondrio precipita dal 7° al 41°; Pavia guadagna 20 posizioni arrivando 43^; Lodi scende di 4 posizioni attestandosi alla 65^; Milano pur passando dal 51° posto al 73° e registrando i peggiori dati per le medie di polveri sottili, resta tra le migliori grandi metropoli superando di diverse posizioni Roma, Torino, Palermo. Varese dalla 49^ posizione cade alla 77^; Brescia si discosta di 4 posti dalla graduatoria dell’anno precedente, scendendo a 83; crolla anche Como dalla 45^ all’86^ posizione; Monza chiude la classifica lombarda al 91° posto, contro il 78° del 2015.

Tra gli indicatori della qualità dell’aria vengono presi in considerazione NO2, PM10 e Ozono, registrando una condizione generalmente stazionaria in negativo: Milano, insieme a Torino, si guadagna la maglia nera per la presenza di biossido di azoto, con valori medi superiori a 50μg/mc e per lo sforamento dei limiti di PM10 con 101 giorni; sono oltre 80 i giorni di superamento delle soglie di ozono a Bergamo, Brescia e Lecco. Sono dati che confermano che nei nostri centri urbani è la mobilità privata motorizzata a farla ancora troppo da padrona. "Mentre Milano si attesta come la città capoluogo più innovativa, le altre città fanno fatica a trovare una dimensione che le veda protagoniste in campo ambientale e per il benessere diffuso – commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia L'inquinamento atmosferico si riconferma il grande nemico della pianura Padana ma, mentre Milano sta agendo con uno sforzo di promozione di iniziative come il car o bike sharing, altre città non ingranano la marcia giusta. Decongestionare le città dal traffico e attuare una riqualificazione energetica degli edifici aumenterebbero il benessere dei cittadini e ne tutelerebbero la salute. Purtroppo da questi obiettivi siamo ancora lontani. Serve un cambio di passo anche delle amministrazioni anche per intercettare nuove opportunità di finanziamento, al di là dei sempre più scarsi trasferimenti statali”.

Una nota positiva arriva dal dato sul trasporto pubblico: Milano con 472 viaggi all’anno per abitante è in crescita rispetto ai 457 viaggi del 2014, anche grazie all’aumento dell’offerta del servizio, che passa da 83 a 92 Km-vetture/ab e si conferma al primo posto seguita da Roma e Venezia; tra le città di medie dimensioni, spicca Brescia con più di 150 viaggi/ab (+5% rispetto al 2014). Tra le città che non raggiungono la soglia dei 10 viaggi per abitante annui, invece, troviamo Sondrio. È opportuno, però, precisare che il valore dei passeggeri trasportati per abitante è influenzato da due fattori importanti che determinano notevoli variazioni: la presenza turistica e l'incidenza del pendolarismo. Mentre per quanto riguarda gli spostamenti (modal share) effettuati su mezzi motorizzati (automobili o motocicli) tra le prime dieci città con la più alta incidenza si evidenzia Bergamo: maggiore al 75% (considerato come soglia massima). Sugli spostamenti con mezzi privati incide anche la disponibilità di piste ciclabili. Tra le migliori posizioni in Italia si trovano ben tre città lombarde: Mantova, Lodi e Cremona (circa 26 metri equivalenti/100 abitanti), seguite da Sondrio con un indice di 20 m_eq/100 ab.

Pessime performance sullo spreco di acqua potabile: Pavia si classifica tra le prime 8 città per elevati consumi idrici domestici: oltre 200 litri al giorno pro capite.
Per quanto riguarda l’estensione delle isole pedonali Cremona si attesta tra i migliori 8 Comuni italiani che superano la soglia di 1 m2 per abitante, contro la media nazionale di 0,41 m2 per abitante. Sempre in tema di acqua, sulla dispersione della rete (differenza percentuale tra l’acqua immessa e quella consumata per usi civili, industriali e agricoli (%) si registrano due città lombarde che rientrano nelle prime cinque virtuose d’Italia, in grado di contenere le perdite a meno del 15%, a fronte di un consistente aumento del fenomeno a livello nazionale: Monza e Lodi.
In allegato il comunicato con le tabelle regionali.

Ufficio stampa Legambiente LombardiaSilvia Valenti
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Immagini dell'Olona di rara bellezza!


venerdì 11 novembre 2016

Goletta dei laghi di Legambiente

MILANO, 11 NOVEMBRE 2016                                                               COMUNICATO STAMPA

DOSSIER MICROPLASTICHE: NEL SEBINO E VERBANO LE PIU’ ALTE CONCENTRAZIONI

Legambiente: “Mancano sistemi di depurazione efficienti e serve una maggiore consapevolezza nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti domestici e delle attività produttive”

La plastica minaccia le acque dei nostri laghi. A rivelarlo sono i risultati dei campionamenti effettuati nel mese di luglio dall’equipaggio di Goletta dei laghi, la campagna itinerante di Legambiente - realizzata in collaborazione con COOU, consorzio obbligatorio degli oli esausti e Novamont - che da 11 edizioni denuncia le principali criticità che minacciano i bacini lacustri italiani. Nel Sebino, Lario, Verbano e Benaco per la prima volta in Italia, accanto al monitoraggio della presenza di inquinamento da batteri di origine fecale, è stato condotto anche un campionamento di microplastiche. I campioni prelevati dall’equipaggio di Goletta dei laghi nei principali laghi del nord Italia sono stati sottoposti a indagini di laboratorio e hanno rivelato la presenza di microparticelle plastiche in tutti i prelievi effettuati. I laghi in cui sono state trovate più particelle sono l'Iseo e il Maggiore, con valori medi di densità di 40.396 e 39.368 particelle su chilometro quadrato di superficie campionata, seguiti dal lago di Garda con 25.259 particelle su chilometro quadrato. La sezione lacustre a maggiore densità di microlitter è risultata la porzione del Verbano che va da Arona (No) ad Angera (Va), zona in cui confluiscono le correnti verso l'uscita. Mancano all’appello i risultati relativi all’indagine effettuata sul Lario, ma fattori inficianti hanno reso impossibile l’utilizzo in laboratorio dei campioni raccolti nell’estate 2016.

“È con grande soddisfazione che presentiamo i risultati di questo lavoro che per la prima volta aggiunge alle analisi microbiologiche un’indagine mirata a rilevare la presenza di questi rifiuti molto pericolosi per l’equilibrio degli ecosistemi lacustri – sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Purtroppo i corsi d’acqua continuano ad essere incessantemente sul banco degli imputati: l’Oglio sul Sebino, l’Adda sul Lario, i torrenti Bardello, Acquanegra e Boesio sul Verbano, il Bolletta sul Ceresio e per finire il Maguzzano sul Benaco. Quasi sempre pesano la mancanza di infrastrutture fognarie dei comuni dell’entroterra o l’inadeguatezza dei depuratori per il troppo carico antropico”.

L'intero progetto è stato possibile grazie alla collaborazione scientifica di Enea (l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) e dell'Università Ca' Foscari di Venezia, con le quali Legambiente ha studiato un protocollo specifico per i laghi, adattando il modello fino ad oggi impiegato solo nei mari, utilizzando una particolare strumentazione dotata di una rete a maglia ultrafine in grado di catturare le microparticelle. Una novità importante che ha consentito di costruire un’attenta analisi delle microlitter presenti nell’acqua e realizzare il primo studio sullo stato d’inquinamento dei laghi italiani per quanto riguarda questa tipologia di sostanze.
Contestualmente alla conta numerica sono stati raccolti anche i dati sulla forma delle particelle, che fornisce indicazioni sulla possibile natura delle microplastiche trovate, nella maggior parte dei casi di origine secondaria, in quanto provenienti dalla disgregazione dei rifiuti di maggiori dimensioni come packaging, cordame, fibre tessili sintetiche, imballaggi. Tra quelli di origine primaria invece troviamo I pellet, microparticelle di forma sferica, che rappresentano la materia prima per tutte le aziende che producono oggetti di plastica.

“La presenza di microplastiche nei laghi è la dimostrazione che innanzitutto manca anche una cultura della gestione dei rifiuti. Troppo spesso vengono gettati negli scarichi oggetti che andrebbero smaltiti nella spazzatura. Il cambiamento passa soprattutto attraverso la maggiore consapevolezza dei singoli che i propri comportamenti quotidiani hanno effetti globali. Inoltre in molti casi nei porti sulle sponde dei laghi mancano servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti dei diportisti. I dati dello studio di Legambiente rappresentano uno stimolo per le amministrazioni locali anche per intervenire sulla sensibilizzazione di residenti e turisti verso l’adozione di buone pratiche”, conclude Barbara Meggetto.

Scarica il dossier





Cava di Terrazzano: da problema ambientale a risorsa del territorio


Azioni locali e partecipate per il cambiamento climatico


giovedì 10 novembre 2016

RIDAY 2016


Waterscapes



Giovedì 10 novembre 2016, alle ore 21.15 in sede, si terrà una serata dedicata al ruolo delle acque a Milano.
I fiumi, i reticoli minori e le acque superficiali pongono al progetto delle città e dei territori di bacino questioni sempre più rilevanti e urgenti. Il loro trattamento richiede sensibilità e saperi tecnici che rimettano al centro del progetto le acque e i loro spazi.
Nel corso della serata si affronterà inoltre il progetto Re-Lambro, rivolto inizialmente alla individuazione di un corridoio ecologico e che è poi diventato uno schema strategico per la riconversione ecologica della città dell'Est milanese. Dal parco di Monza a Melegnano. Un parco metropolitano dove il fiume e inteso come nuova infrastruttura intorno alla quale ricostruire condizioni di qualità della vita e naturalità.
Ne parlano:
Alessandro Alì, introduzione al tema
Antonio Longo, programma Rete ecologica del Lambro milanese
Pietro Lembi, I luoghi delle acque: dentro, fuori, alto, basso...
Modera:
Vito Redaelli, consigliere Ordine Architetti Milano
Richiesti 2 cfp.
Numero di posti limitati, iscrizioni qui.

martedì 8 novembre 2016

Nuova Legge Regionale di riorganizzazione dei Parchi


NORMATIVA ANCORA INSUFFICIENTE: LA REGIONE NON ASSUME UN RUOLO CENTRALE NELLA PIANIFICAZIONE DELLE AREE PROTETTE
Legambiente: “Auspichiamo che il Consiglio apporti modifiche sostanziali per rendere l’iter istituzionale meno farraginoso e più efficace”

La Regione Lombardia ha presentato l’emendamento alla nuova legge di riorganizzazione dei Parchi a tutela della Rete Ecologica, dimostrando di aver intrapreso un passo nella giusta direzione rispetto al primo testo della normativa, recependo alcune osservazioni pervenute da parte di enti e associazioni del territorio. Tale emendamento, però, resta ancora carente nell’ottica di far diventare la legge uno strumento efficace per il miglioramento e lo sviluppo del sistema di protezione e conservazione della rete ecologica.

“L’attuale legge è insufficiente per affrontare la sfida contemporanea della riorganizzazione dei parchi regionali – sottolinea Marzio Marzorati, responsabile Aree Protette di Legambiente Lombardia Ben venga l’emendamento che disegna le macroaree d’intervento, ma il testo ancora non attribuisce compiti specifici alla Regione nella pianificazione delle aree omogenee, sulla quale è necessario costruire una nuova rete di aggregazione delle aree protette, perché delega di fatto ai soli parchi l’elaborazione di una proposta. La spinta alla fusione dei parchi potrebbe creare impasse gestionali, con il rischio che si riducano i perimetri delle aree di tutela e questo, per noi, è inaccettabile. Auspichiamo che il Consiglio apporti cambiamenti più sostanziali al testo, che vadano nella direzione di snellire l’iter istituzionale, ad oggi ancora troppo farraginoso ed inefficace”.

Le modifiche introducono in modo più adeguato il Prap (Piano Regionale delle Aree Protette), ma non conferiscono al piano il ruolo decisivo alla proposta di accorpamento e riorganizzazione da parte degli Enti Parchi, come noi invece chiedevamo, rendendo potenzialmente più complicato l’iter. “Il Prap, al contrario, deve essere propedeutico alla nuova gestione degli ambiti territoriali - continua Marzorati - La riforma dovrebbe stimolare in modo incisivo un sistema di convenzioni, attraverso sostanziali incentivi. Ci sembra che manchi una strategia di lungo termine da parte della Regione sul futuro delle aree verdi lombarde, che metta la tutela del suolo al centro dello sviluppo locale”.



Ufficio stampa Legambiente Lombardia

giovedì 3 novembre 2016

ECOSISTEMA SCUOLA 2016


Bergamo nella top ten italiana, Milano al 32° posto terza tra le metropoli, Varese al 33° guadagna 8 posizioni mentre Brescia al 12° ne perde 3

Legambiente: “La sicurezza e la salute dei bambini deve essere una priorità. Il 54% del patrimonio edilizio necessita di manutenzione urgente”

Edifici scolastici sotto i riflettori. L’indagine annuale Ecosistema Scola 2016, il Rapporto che ogni anno Legambiente redige per fare il punto sullo stato di salute delle scuole italiane, mette in luce una situazione a macchia di leopardo in Lombardia. Quasi tutti i Comuni capoluogo hanno partecipato allo studio, ottenendo risultati anche molto diversi dagli anni passati: nella top ten italiana rientra solo Bergamo al 5º posto (nel 2015 i dati erano incompleti); seguono nella parte più alta Brescia, che perde tre posizioni e si classifica 12^ e Sondrio 14^; Cremona (24º), Lecco (25º), Mantova (29º), Milano (32º), Varese (33º), Monza (35º) e Pavia (43º) in zona intermedia, mentre in coda chiude Como (67º). Lodi è l'unico Comune lombardo a non inviare il questionario, in quanto commissariato. Da segnalare il salto in avanti positivo di Varese che guadagna 8 posizioni rispetto al 2015.

"La vera grande opera che necessita il nostro paese è la riqualificazione edilizia delle scuole. La nostra regione ha un patrimonio scolastico tra i più vecchi in Italia – ricorda Luca Petitto, responsabile scuole di Legambiente Lombardia circa l’80% degli istituti è stato costruito prima del 1974, solo il 3% negli ultimi 25 anni e sono molti gli edifici che necessitano ogni anno di manutenzione urgente e sono privi di certificazioni importanti, come quella di idoneità statica e di agibilità. Le strutture sono insicure, sprecano energia e pertanto sono poco adatte ad ospitare degli studenti. Il dossier di Legambiente mostra anche esempi virtuosi che possono aiutare i comuni lombardi e il governo regionale a pianificare una progettazione degli interventi in modo intelligente. La sicurezza e la salute di studenti, insegnanti e lavoratori del mondo della scuola non vanno messe in secondo piano.”

Nonostante la vetustà degli edifici, ad oggi sono state eseguite indagini diagnostiche soltanto dei solai sul 21% degli edifici (rispetto al 15% della media nazionale), ma c'è una bella fetta del patrimonio edilizio scolastico, il 55%, che necessita ancora di manutenzione urgente. A questo dato viene associato anche quello relativo alle certificazioni: poco più del 50% ha quelle di collaudo statico, di agibilità e di idoneità statica, solo il 26% quella di prevenzione incendi, tutti dati che risultano sotto la media nazionale. Malgrado la Lombardia rientri in area a rischio sismico medio, solo nel 9% degli edifici sono state eseguite le verifiche di vulnerabilità sismica.

A fronte di ciò la Lombardia è una di quelle regioni che ha stanziato più fondi per la messa in sicurezza e manutenzione: basti pensare che in media per ciascun edificio sono stati stanziati €121.346 per la manutenzione straordinaria, una somma almeno tre volte superiore alla media nazionale.

Non meno preoccupante è il dato riguardante il rischio ambientale il 90% dei Comuni lombardi ha effettuato monitoraggi sulla presenza di amianto: nell'11% degli edifici sono stati certificati casi di presenza amianto e nell’1,5% casi sospetti, solo il 7% degli edifici hanno visto azioni di bonifica. Cremona, Lecco e Milano sono i più impegnati su questo fronte, soprattutto riguardo a coperture, pavimentazioni e tubature. Comuni impegnati anche sul fronte radon (30%), con il 2% di casi certificati e meno dell’1% in cui si sono svolte azioni di bonifica. Le situazioni di inquinamento outdoor riguardano il 9% degli edifici tra 1 e 5 km da una discarica e il 2% a meno di un km da industrie.

Solo il 6% degli edifici utilizza energie rinnovabili, prevalentemente solare fotovoltaico (73%), con una piccola percentuale che proviene da impianti geotermici o pompe di calore (5%). La produzione di energia da rinnovabili copre ben il 64% dei consumi degli edifici scolastici in cui sono presenti gli impianti (49% il dato nazionale). A Bergamo, Brescia e Sondrio le scuole hanno prevalentemente impianti utili per la produzione di acqua calda, mentre a Milano abbiamo 2 scuole servite da impianti geotermici.

Sul fronte dei servizi mancano incentivi da parte dei comuni per migliorare la mobilità per recarsi a scuola: solo il 9% delle scuole lombarde usufruisce di un servizio pedibus e il 8% può contare su piste ciclabili nell’area antistante; soltanto l’1,5% degli istituti rientra in zone a traffico limitato, il 15% in zone 30 e il 24% ha attraversamenti pedonali dedicati, che possano garantire una maggior sicurezza e qualità dello spostamento casa-scuola. “In una regione che quotidianamente affronta il problema dello smog – sottolinea Luca Petitto questi dati rimarcano ancora una volta che il mezzo privilegiato per recarsi a scuola resta l’automobile. I Comuni dovrebbero fare di più per incentivare una mobilità più sostenibile garantendo che le aree adiacenti alle scuole siano più a misura di bambino”.

In Lombardia le amministrazioni investono molto in progetti educativi e in iniziative rivolte agli under 14, soprattutto Milano, Bergamo, Brescia e Cremona. Nelle mense scolastiche, prevalentemente di Varese e Bergamo, si servono pasti bio e prodotti IGP e DOP, si privilegiano prodotti a Km 0, viene raccolto il cibo inutilizzato per destinarlo alle organizzazioni no profit e vengono creati bandi di appalto per il servizio mensa che richiedono la stagionalità degli alimenti. Infine, sul fronte tecnologico e dell'innovazione, la Lombardia si rivela tra le regioni più all'avanguardia: le scuole con reti wifi sono il 70% mentre meno di una su dieci presenta reti completamente cablate.

mercoledì 2 novembre 2016

Contratto di fiume Olona, Bozzente e Lura - aggiornamento


Gentilissimi,


a questo link potete trovare il report e i documenti presentati durante il Comitato di Coordinamento del Contratto di Fiume Olona-Bozzente-Lura tenutosi al Pirelli di Milano lo scorso 17 ottobre 2016.


Ringraziandovi per la vostra attenzione, porgiamo i più cordiali saluti


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Team Tecnico dei Contratti di Fiume di Regione Lombardia

martedì 25 ottobre 2016

Il corso per le fototrappole a Rho

All'interno del progetto Olona in città, lunedì 24 ottobre, è stato realizzato in collaborazione con ERSAF un piccolo corso dedicato a spiegare ai volontari come gestire le fototrappole usate per il monitoraggio degli spostamenti della fauna locale.


Fra i concetti affrontati:
- cos'è una fotocamera ed i di modelli più utilizzati
- come e dove viene posizionata
- settaggio della fotocamera
- come scaricare le sequenze video
- esempi di video registrati








 
Vai alla presentazione

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venerdì 21 ottobre 2016

SMOG: MILANO ‘FUORI LEGGE’ DA OGGI ALLA FINE DELL’ANNO

MILANO, 21 OTTOBRE 2016                                                                              COMUNICATO STAMPA


Ieri a Milano il superamento del fatidico 35° giorno di sforamento della soglia consentita di inquinamento da polveri sottili. Legambiente: “Ben vengano le nuove misure per l’Area C, occorrono anche interventi strutturali, non solo provvedimenti d’emergenza”

Da ieri Milano ha esaurito la ‘franchigia’ sullo smog, ovvero il numero di giorni in cui, secondo la direttiva europea, si ritiene tollerabile lo sforamento della soglia di inquinamento di 50 microgrammi/mc di PM10 (vd. tabella 1 in allegato). Un limite discutibile, perché il valore di 50 mcg/mc è molto elevato rispetto a livelli di inquinamento compatibili con la salubrità e la sicurezza dell’aria che respiriamo: tollerarne lo sforamento per ben 35 giorni all’anno significa accettare i danni sanitari che una simile esposizione comporta per milioni di cittadini.

“I dati ci dicono che le misure fin qui attuate sono efficaci, ma insufficienti a restituire ai milanesi e lombardi un’aria salubre – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardiaper questo è necessaria una nuova serie di interventi, non solo per gestire le emergenze, ma per migliorare in modo strutturale e permanente la qualità dell’aria, a partire dall’attuazione del blocco dei diesel Euro3, dal bando delle caldaie a gasolio nell’area critica, dalla riduzione della motorizzazione privata e del traffico nei capoluoghi di provincia, da perseguire con politiche di tariffazione e di contrasto della sosta in area urbana, oltre che di potenziamento del trasporto pubblico e della ciclabilità”.

L’unica consolazione deriva dal fatto che la situazione è sensibilmente migliorata rispetto al passato (vd. tabella 2 in allegato): nel primo decennio del secolo, infatti, quella data veniva raggiunta immancabilmente nel mese di febbraio, come dire che nei primi due mesi dell’anno i giorni di aria inquinata oltre i limiti erano molto più numerosi di quelli con aria respirabile. È pur vero, però, che questo risultato, come avvenuto già nel 2014, è molto più associabile all’imprevedibile turbolenza del clima che ad un effettivo miglioramento delle emissioni. Un po’ più rassicurante è la misura delle concentrazioni medie, che però resta ancora ben al di sopra di quello raccomandato dalle organizzazioni sanitarie. Si tratta di un progresso troppo lento, legato più ai provvedimenti presi nei decenni scorsi che dello slancio attuale delle istituzioni lombarde, che continuano ad occuparsi di smog solo quando l'urgenza è pressante e per altro solo attraverso accordi ai quali i comuni possono aderire su base volontaria. È quanto accaduto, infatti, nei mesi scorsi con il Protocollo Emergenza Smog e l’ennesimo rinvio, da parte di Regione Lombardia, della messa al bando dei veicoli diesel Euro3.



Ufficio stampa Legambiente LombardiaSilvia Valenti
Cel. 349 8172191
Tel.
02 87386480

PALE BLUE DOT: SPETTACOLO SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI PER RIFLETTERE SULLA FRAGILITA’ E LA BELLEZZA DEL NOSTRO PIANETA

MILANO, 17 SETTEMBRE 2019                                                                                                                ...