giovedì 1 dicembre 2016

Pioggia di miliardi sulla Lombardia: 6,571 mld per dissestarla con autostrade e solo 0,0082 mld per il rischio idrogeologico

Non vogliamo soffermarci sulle solite polemiche delle autostrade "private" finanziate con fondi pubblici. Ci limitiamo a sottolineare che per Pedemontana, la Regione Lombardia ha ottenuto dallo Stato altri 2,7 miliardi (1,2 già elargiti in passato, con dichiarazioni di Delrio del tipo: "il governo non è un bancomat, basta soldi per opere private). Tralasciamo anche la questione dell'inquinamento atmosferico, che per l'Italia significa 90mila decessi prematuri, concentrati in Lombardia e nella Pianura Padana in generale: infatti, il particolato così come l’ozono e il biossido di azoto causano o peggiorano problemi respiratori, malattie cardiovascolari, cancro e portano ad aspettative di vita più brevi. Inoltre l’ozono vicino al suolo riduce i raccolti agricoli (fonte Agenzia Europea per l'Ambiente).
Ci preme, invece, evidenziare la ripartizione degli investimenti programmati da Maroni: è più esplicita di qualsiasi parola per capire quanto il nostro governatore sia interessato alle tematiche di salvaguardia ambientale, cui destina 175 milioni circa, di cui appena 8,2 al rischio idrogeologico! Eppure, nuovamente, proprio in questi giorni ne abbiamo visti gli effetti devastanti e luttuosi.

Cosa perdiamo con il consumo di 6.520 ettari di suolo

Sfogliando il Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti (PRMT) della Regione Lombardia, è chiaro che chi governa è ben conscio di quello che sta facendo. Infatti, il PRMT esplicita: "l’infrastrutturazione viaria e ferroviaria prevista nel PRMT, contando solo le previsioni nel breve e medio periodo comporterà, su scala regionale, un’occupazione di suolo per una superficie stimabile in circa 1.760 ettari. Il potenziale consumo di suolo è concentrato nell’area metropolitana, in cui tale fenomeno risulta rilevante per l’addensarsi delle funzioni antropiche e dei fenomeni legati al rischio idrologico (esondazioni dell’Olona, del Seveso e del Lambro), nella fascia di pianura agricola e nelle aree prevalentemente risicole (di cui il 64% occupata da seminativi, il 14% da aree boscate e il 13% da prati stabili). Ma, come stima la stessa Regione Lombardia -applicando una fascia di profondità variabile da 10 a 50 metri per lato a seconda della tipologia di infrastruttura- i nuovi spazi aperti interferiti occuperanno ulteriori 4.760 ettari nel medio periodo (di cui 75% coperti oggi da seminativi, il 14% da aree boscate e il 7% da prati stabili)".
Un delirio, se pensiamo che dall'estensione della superficie coltivata dipende direttamente l'autosufficienza alimentare del nostro Paese, che oggi arriva a coprire il fabbisogno di cibo di due cittadini su quattro (dati Cia-Confederazione Italiana Agricoltori). E se si va avanti a questo ritmo la sottrazione di terreni agricoli rischia di aumentare considerevolmente la nostra dipendenza dall'estero, dovendo ricorrere ulteriormente alle importazioni per coprire il deficit produttivo. Da una parte cresce la domanda di cibo e dall'altra diminuiscono le terre coltivate. Una contraddizione che va affrontata sia a livello nazionale sia a livello globale, dove Fao e Ocse stimano che per sfamare i 9 miliardi di persone che saremo nel 2050 bisognerà aumentare la produzione agricola del 60% in 40 anni.

Impatti delle infrastrutture lineari sul territorio

Analizzando il fenomeno ad un maggior livello di dettaglio (come evidenzia la stessa Regione Lombardia nel documento del PRMT) si nota che l’interferenza con gli spazi aperti interessa prevalentemente le seguenti zone:
- contesto produttivo cerealicolo della bassa pianura;
- alta pianura asciutta, in cui gli spazi aperti di qualità sono una risorsa ambientale scarsa e oggetto di pressioni di origine antropica, in primis riconducibili al fenomeno di urbanizzazione;
- pianura tra il Po e il Ticino, dove la coltura risicola risulta dominante.
Le nuove infrastrutture, inoltre, possono comportare l’erosione delle coperture vegetali e la compromissione delle loro funzionalità e spezzare la continuità di ambiti ecologicamente significativi, limitando la circolazione della fauna e indebolendo la connettività e la circuitazione della rete ecologica, poiché incrementano il livello di frammentazione
delle aree agricole e naturali.
Situazioni interessate da significativa frammentazione si osservano già oggi su buona parte del territorio regionale. I maggiori impatti in tali termini si potrebbero verificare:
- nell’area metropolitana;
- nella bassa pianura cerealicola e nella pianura foraggera;
- nella fascia fluviale dell’Adda;
- nella zona pedemontana e prealpina;
- nell’Oltrepò.

Risulta inoltre interessante valutare l’interferenza con un particolare tipo di aree naturali, che costituiscono la riserva più cospicua e tutelata di natura e di biodiversità: le aree protette. Le azioni infrastrutturali previste dal PRMT comportano l’attraversamento di parchi per circa 110 km, corrispondenti a un incremento percentuale del 2,5% della lunghezza delle infrastrutture che attraversano aree protette. Tale incremento è concentrato prevalentemente:
- nel Parco Agricolo Sud Milano (circa 30 km di nuove infrastrutture), il cui territorio si presenta già polverizzato, discontinuo e formato da tessere agricole, naturali o seminaturali, intercluse in contesti ad elevata urbanizzazione;
- nel Parco Lombardo della Valle del Ticino (più di 50 km di nuove infrastrutture), elemento di pregio naturalistico che consente la connessione tra il lago Maggiore e il fiume Po.
Il fiume Ticino, come in generale il reticolo idrografico superficiale, può subire gli effetti della nuova infrastrutturazione, dove siano richiesti interventi di regolazione dei corsi d'acqua e di artificializzazione delle sponde, provocando l’alterazione della morfologia fluviale, la compromissione di habitat, la riduzione della vegetazione ripariale (dalle fondamentali funzioni depurative e dei cicli geobiochimici), l’alterazione del regime idrologico, la compromissione di corridoi ecologici e l’alterazione del paesaggio locale.
Oltre alle aree e alle componenti naturali e seminaturali, le attività di trasporto possono rappresentare una fonte di interferenza anche con gli ambiti urbani: rumori, luci e vibrazioni possono causare disturbo alla popolazione.
Gli effetti diretti e indotti dalle infrastrutture lineari sono riconosciuti dal Piano Paesaggistico Regionale tra le cause di degrado dei paesaggi regionali, con effetti evidenti soprattutto nell’ambito del sistema metropolitano, ma con evidenze riscontrabili anche in pianura e nei fondovalle delle fasce alpine e prealpine. Oltre a rappresentare essi stessi elementi di tipo detrattore, spesso estranei ai contesti che attraversano, e a creare effetti di barriera, separazione o interferenza percettiva, i nuovi tracciati stradali possono rappresentare, in assenza di un’adeguata pianificazione territoriale e urbanistica, fattore di innesco per ulteriori processi di urbanizzazione e consumo di suolo e possono incidere sulle visuali vicine e lontane, compromettendo le possibilità di fruizione del patrimonio storico, architettonico, paesistico.


Firma anche tu

Considerata l'insensatezza dei nostri politici, comunque allineati ad altri Paesi europei, possiamo tentare di difenderci dalla loro fame di business a base di cemento con la petizione Salviamo il suolo, che vede l'aggregazione di oltre 450 associazioni a livello europeo: dobbiamo raccogliere un milione firme affinché l'Unione europea emani una direttiva efficace per frenare il consumo di suolo. È molto semplice, munitevi di carta di identità e firmate anche voi. Non servirà a fermare le devastazioni programmate da Maroni & Co, ma potremo sperare per il futuro delle prossime generazioni.

Fonte: www.assparcosud.org - 27 novembre 2016

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