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giovedì 29 aprile 2021

Il Parlamento europeo approva la risoluzione sulla protezione del suolo

  Roma, 29 aprile 2021                                                                                   Comunicato stampa


Plauso di Legambiente: “La risoluzione serve a colmare un grave vuoto del diritto ambientale della Ue; finalmente la richiesta alla Commissione europea di una proposta legislativa per la protezione e l’uso sostenibile del suolo”


È arrivata nella serata di ieri la comunicazione ufficiale dell’esito del voto che approva la risoluzione del Parlamento europeo sulla Protezione del suolo, dopo una tre giorni di dibattito che ha visto diversi tentativi di modifica del testo, finalizzati a renderlo molto meno incisivo, tuttavia respinti a larga maggioranza. Un risultato atteso per una risoluzione approdata al Parlamento su iniziativa di sei parlamentari di altrettanti Eurogruppi, in rappresentanza della larga maggioranza dell’assemblea.

“Siamo entusiasti dell'esito della votazione, la risoluzione approvata ieri, infatti, serve a colmare un gravissimo vuoto del diritto ambientale della UE, ovvero la mancanza di una direttiva sul suolo:  contiene la richiesta esplicita, alla Commissione europea, di redigere una proposta legislativa per la protezione e l’uso sostenibile del suolo - dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente - dopo 15 anni di promesse e di battaglie, questa risoluzione accende la luce verde a un percorso legislativo che ora deve ripartire, con il vento favorevole del Green Deal”.

La risoluzione è un documento complesso e denso di contenuti nei suoi 69 paragrafi, a partire dal primo che segnala la gravità del fenomeno del degrado del suolo, e riportando la cifra astronomica di 50 miliardi di euro l’anno: a tanto ammonterebbero i costi attuali dell'inazione sul fronte del degrado del suolo in tutta Europa. Al contrario, i suoli sani vengono identificati come un presupposto irrinunciabile per conseguire gli obiettivi del Green Deal: dalla lotta al cambiamento climatico alla conservazione e ripristino della biodiversità, dall'ambizione 'zero inquinamento' alla sostenibilità del sistema alimentare. Tra le richieste del Parlamento Europeo, anche l’esplicito richiamo alla necessità di metodi di contabilizzazione dei danni al suolo nei procedimenti di valutazione ambientale, la mappatura dei siti contaminati e delle aree dismesse, lo sviluppo di meccanismi di finanziamento europeo per la bonifica dei cosiddetti 'siti orfani', ovvero quelle aree inquinate per le quali non è più possibile imputare i costi di bonifica al responsabile dell'inquinamento, e l'introduzione di misure per la limitazione e la prevenzione del consumo di suolo dovuto a edifici e infrastrutture che devono invece privilegiare il recupero di siti dismessi.

Di una direttiva sul suolo si dibatte da tempo: risale al 2006 la prima proposta di direttiva europea sul suolo, affossata dall’opposizione di alcuni Stati membri tra cui il Regno Unito e ritirata per questo dalla Commissione Europea, definitivamente, nel 2014. A seguito di questa grave sconfitta, Legambiente si è mobilitata, lanciando una piattaforma europea che ha coalizzato oltre 500 associazioni di 26 Paesi membri e che ha promosso una petizione europea, People4Soil, che nel 2017 ha raccolto 216.000 firme, di cui 83.000 solo in Italia, ma la mobilitazione dei cittadini non fu sufficiente.

“Ora il vento è cambiato a Bruxelles, ma sappiamo che esistono ancora forti resistenze alla protezione del suolo da parte di diversi Paesi membri, su cui bisognerà lavorare, nei prossimi mesi, per evitare che la storia si ripeta: gli obiettivi climatici, di sostenibilità e di sicurezza alimentare ci mettono di fronte a sfide per le quali non si può prescindere dalla protezione di un bene che, come scrive la risoluzione approvata ieri, è una risorsa comune da cui dipende il benessere dell'intera comunità europea” dichiara Damiano Di Simine, responsabile suolo di Legambiente.

Per affrontare gli ostacoli e le diffidenze opposte dagli Stati membri a una normativa sul suolo, Legambiente nei prossimi mesi sarà impegnata nell’attività di advocacy, nei confronti del nostro Governo ma anche in relazioni con le organizzazioni della società civile di altri Paesi europei, anche attraverso l’ampio partenariato internazionale del progetto europeo SOIL4LIFE di cui Legambiente è capofila (www.soil4life.eu).

 

L’ufficio stampa Legambiente

Alice Scialoja 339 3945428 - Luisa Calderaro 349 6546593 - Valentina Barresi 346 2308590 


martedì 5 maggio 2020

MANIFESTO per un futuro sostenibile in Lombardia al tempo del Covid 19


Un manifesto per un futuro sostenibile in Lombardia, da sostenere anche attraverso una petizione su change.org: è quello che chiedono Legambiente, WWF ed Italia Nostra. Tre associazioni che si sono unite in un appello, perchè lo slogan della quarantena, "andrà tutto bene" si potrà concretizzare solo se non sarà tutto come prima, se verranno adottate politiche più green, a partire da un rapporto più equilibrato di reciprocità tra ambiente e umani. Misure concrete, come investire nella scuola e nella sanità pubblica e territoriale, incentivare l'agricoltura e l'allevamento biologico, tutelare la biodiversità, investire nei beni culturali e nel paesaggio, realizzare una vera riconversione energetica e molto altro.
"L'emergenza Coronavirus ci ha insegnato che è necessaria una riflessione sul modello di sviluppo fin qui adottato e questo riteniamo sia il momento propizio per cambiare rotta - si legge nel manifesto - Massicci investimenti verranno mobilitati per contrastare la forte crisi che succederà alla pandemia, un flusso di risorse economiche verrà messo in disponibilità a singoli, società, aziende ed enti pubblici. Queste ingenti risorse, che serviranno per la ripresa, non dovranno essere utilizzate per far crescere ancora i consumi, gli sprechi e la distruzione di risorse naturali e società umane col conseguente incremento di squilibri e nuove criticità ambientali".
SCARICA IL MANIFESTO COMPLETO
Firma la petizione
Serena Longaretti - Italia Nostra Lombardia  
Gianni Del Pero  - WWF Lombardia
Barbara Meggetto - Legambiente Lombardia 

Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Chiara Frangi

cell. 347 6592784

venerdì 16 marzo 2018

Parte la campagna Save the Blue Heart

Stamattina alle 9.00 ha preso il via “Save the Blue Heart”, la prima campagna ambientalista globale di Patagonia incentrata su una tematica europea: proteggere gli ultimi fiumi incontaminati d’Europa dalla minaccia di 3.000 progetti idroelettrici.

Questo è il sito: http://blueheart.patagonia.com/intl/it/



Sempre oggi (16/03) è stata lanciata la petizione che esorta le banche internazionali a porre fine agli investimenti nella distruzione degli ultimi fiumi incontaminati d’Europa: puoi firmarla qui: http://blueheart.patagonia.com/intl/it/take-action

Sarà una sfida difficile invitare le banche internazionali a smettere di investire nella distruzione degli ultimi fiumi incontaminati d'Europa.
Per avere successo, dobbiamo galvanizzare tutte le persone in Europa che amano i luoghi selvaggi ed incontaminati, fare pressioni su queste istituzioni e condividere la storia di questa campagna nel modo più ampio possibile.


I finanziamenti di circa 1.000 centrali idroelettriche nei Balcani sono attualmente sospesi, perciò è arrivato il momento di agire.


Cosa potete fare attivamente per sostenere questa battaglia?
Ogni singolo click, like o condivisione aiuterà la campagna.
Condividete questo post su Facebook per aiutarci a diffondere il messaggio.
Se volete fare di più cliccate qui per scaricare altro materiale che potete condividere sui vostri canali social.

Unitevi a noi per fermare la costruzione di queste 3.000 dighe e proteggere gli ultimi fiumi incontaminati d'Europa. È una battaglia troppo importante da ignorare.



LINK UTILI
Sito: http://blueheart.patagonia.com/intl/it/
Petizione: http://blueheart.patagonia.com/intl/it/take-action
Calendario proiezioni: http://blueheart.patagonia.com/intl/it/film

mercoledì 15 marzo 2017

22 Marzo Giornata Mondiale dell’Acqua

BRESCIA, 14 MARZO 2017                                                                                                                                                                                                                                                   
Legambiente e l’Associazione Amici della Terra Lago d'Idro promuovono una petizione
per salvare il bacino imbrifero del fiume Chiese e del lago d’Idro dai prelievi forzati e dalla mancata depurazione


La situazione di crisi idrica registrata nel Nord Italia negli ultimi anni è seria: se fiumi e laghi hanno portate ridotte, a soffrirne è l’intero ecosistema. In particolare destano preoccupazione le condizioni del fiume Chiese, che costituisce uno dei maggiori esempi di sfruttamento idroelettrico montano, tra bacini artificiali e centrali idroelettriche poste lungo i suoi 130km attraverso ben 24 Comuni di 2 regioni, Trentino e Lombardia. Nel piano di Tutela delle Acque, attualmente ancora in fase di approvazione, il fiume Chiese è indicato come uno dei corpi idrici fluviali che non registrano un livello di qualità buono. Per questo il raggiungimento dell' obiettivo di qualità per questo corso d’acqua è stato posticipato al 2021 .

«Lo stato ecologico del fiume Chiese risulta ancora inadeguato nel suo tratto Lombardo e continua a presentare criticità legati soprattutto all'utilizzo eccessivo delle sue acque che in alcuni tratti vengono completamente depredate come a valle dello sbarramento di presa di Bedizzole, in località Cantrina, dove il fiume resta del tutto in secca, ignorando il Deflusso Minimo Vitale (DMV) e l'equilibrio del bilancio idrico – sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Per questo è necessario definire l'insieme delle regole che presiedono all'utilizzo della risorsa idrica del bacino, con le finalità prioritarie di conseguire la razionalizzazione dell'uso dell'acqua e il recupero e la valorizzazione delle caratteristiche naturalistiche ed ambientali del lago d'Idro e del fiume Chiese. Bisogna ragionare secondo un'ottica nuova ove tutti gli enti coinvolti sottoscrivano un vero e proprio Contratto di Sottobacino».

In vista della Giornata Mondiale dell’Acqua, che si celebra il 22 marzo, Legambiente e l’Associazione Amici della Terra Lago d’Idro e Valle Sabbia promuovono una raccolta firme per presentare alle autorità competenti un appello affinché venga stabilita una gestione coordinata dell’intero bacino imbrifero, su tutta l’asta trentina e bresciana, per salvaguardare il deflusso minimo vitale in ogni tratto del corso d’acqua e per difendere i livelli ecosostenibili del lago d’Idro nel quale affluisce. Questo in ottemperanza della Direttiva Quadro Europea 2000/60 in materia di tutela delle acque, che obbliga alla protezione delle acque superficiali interne, di transizione, costiere e sotterranee.

«Chiediamo ai pubblici amministratori dei Comuni dell’intero bacino del Fiume Chiese, a partire dalla sorgente del fiume fino alla sua immissione nell’Oglio, unitamente alle associazioni presenti sul territorio bagnato dallo stesso fiume e a tutti i cittadini sensibili allo stato di salute delle acque di firmare questa petizione – spiega Gianluca Bordiga, presidente di Amici della Terra Lago d’Idro e Valle Sabbia – per chiedere alle autorità competenti, non solo locali, ma a livello nazionale e comunitario, di istituire un ente paritetico che coordini la gestione dell’intero bacino sotto ogni aspetto, al fine di ottenere un effettivo e soddisfacente risparmio idrico ed un controllo permanente sull’intera asta ed evitare il ripetersi delle crisi alle quali in passato con grandi difficoltà e con danni per l’economia è stato necessario far fronte».

Nella petizione, che si può firmare anche online sul sito www.change.org, si chiede esplicitamente di sollecitare l’ammodernamento dei sistemi irrigui della vasta area irrigata con l’acqua prelevata dal Fiume Chiese, vale a dire una grande porzione della pianura padana bagnata con sistemi ora obsoleti e concepiti per un grandissimo consumo della risorsa primaria; di pianificare la gestione coordinata delle risorse idriche attraverso un bilancio idrico e con modalità ragionevoli e rispettose delle esigenze ambientali sull’intera asta del fiume Chiese trentino e bresciano; di rivedere il precedente regolamento di gestione del Lago D’Idro, cd. regolamento 21 marzo 2002, che prevede escursioni dei livelli fino a 3,25 metri verticali che sono causa di evidenti danni ambientali; di sollecitare il completamento delle reti fognarie e di collettamento e di sollecitare l’ammodernamento degli impianti di depurazione sull’intero bacino trentino e bresciano del Fiume Chiese. La raccolta firme si affianca alla ECI (European Citizens Iniziative) People4Soil che Legambiente, insieme ad altre 400 associazioni in tutta Europa sta promuovendo attraverso la campagna di sensibilizzazione #salvailsuolo. L’obiettivo è il raggiungimento di un milione di firme per ottenere una legge europea a tutela del suolo, contro la cementificazione, la contaminazione dei terreni, il degrado ambientale e la perdita di suolo fertile. La petizione si può firmare anche online su www.salvailsuolo.it


Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Silvia Valenti
Cell. 3498172191
Tel. 02 87386480

martedì 6 ottobre 2015

NOVE ASSOCIAZIONI PROMUOVONO UNA PETIZIONE POPOLARE IL PRESIDENTE MATTARELLA DIFENDA IL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO


Comunicato stampa
La Petizione: http://bit.ly/SalviamoloStelvio

Da oggi è on-line sulle pagine web istituzionali e i siti social di 9 associazioni e su Change.org la petizione popolare contro lo smembramento del Parco nazionale dello Stelvio.

CTS, FAI, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, Touring Club Italiano, WWF nella Petizione rivolta al Presidente della Repubblica chiedono di non avallare con propri atti la Mal/Intesa sottoscritta l’11 febbraio scorso dal Ministero del’Ambiente, dalla Regione Lombardia e dalla Province autonome di Trento e di Bolzano sul parco nazionale dello Stelvio. Nel loro appello le associazioni chiedono che continui ad essere garantita una gestione autonoma, unitaria, nazionale dell’area protetta e si eviti di assecondare gli appetiti localistici contro natura dei cacciatori e di chi preferisce il grigio dell’asfalto e del cemento al verde di un’area protetta
Le Associazioni sostengono che con l’Intesa sottoscritta l’11 febbraio 2015 il Parco dello Stelvio difficilmente può ancora essere qualificato come nazionale. Due i motivi principali:
1) non esiste più una gestione affidata ad un ente nazionale autonomo con propria personalità giuridica, né una governance unitaria a tutela della natura; al contrario, le due Province di Trento e di Bolzano e la Regione Lombardia possono decidere di operare indipendentemente nelle loro rispettive zone di competenza;
2) nel comitato di coordinamento, che ha solo poteri generici di indirizzo, prevalgono gli interessi locali e non c’è alcuna vigilanza sulla gestione quotidiana dell’area protetta da parte dal Ministero dell’Ambiente.

Il Parco Nazionale dello Stelvio, istituito nel 1935, è uno dei parchi più antichi d’Europa ed il più esteso dell’arco alpino. Il Parco è nato per proteggere la fauna, la flora e i paesaggi del gruppo montuoso Ortles-Cevedale e le vallate alpine della Lombardia, Trentino e Alto Adige e per proteggere specie a rischio tutelate da convenzioni internazionali e dalle normative comunitarie come aquile, stambecchi, camosci, lupi e orsi, gipeti, galli cedroni, pernici bianche.


Roma, 5 ottobre 2015

Gli Uffici stampa di CTS, FAI, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness,  Touring Club Italiano, WWF

lunedì 31 marzo 2014

Consiglio Regionale Lombardia: NO AL TRAFFICO MOTORIZZATO SU SENTIERI, MULATTIERE, PASCOLI E BOSCHI

Con il Progetto Di Legge 124, che sarà in discussione nella riunione del Consiglio Regionale Lombardo il prossimo 8 aprile, s’intendono modificare alcuni articoli della LR 31/2008 “Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale” concernenti la viabilità agro-silvo-pastorale.
Nella LR vigente l’art. 59 “viabilità agro-silvo-pastorale …” ai commi 3 e 4 vieta il transito dei mezzi motorizzati su tali strade, sulle mulattiere e sui sentieri nonché in tutti i boschi e nei pascoli ad eccezione di quelli di servizio, di quelli autorizzati dalla Regione sui terreni appartenenti al patrimonio forestale della stessa e di quelli autorizzati in base al regolamento comunale.
Con la proposta di modifica si vuole introdurre una DEROGA ai suddetti commi per consentire agli enti proprietari di AUTORIZZARE il transito temporaneo dei MEZZI MOTORIZZATI in base a un regolamento regionale da definire.
E’ evidente come l’effetto di tale attività risulterebbe DEVASTANTE per le condizioni del SENTIERO, della MULATTIERA, del BOSCO e del PASCOLO eventualmente interessati dal transito stesso: IN POCHE ORE si POSSONO CREARE DANNI che solo la natura potrebbe riparare impiegando anni e ai quali l’uomo non può porre rimedio. La circolazione di mezzi motorizzati sui sentieri avrebbe, ma di fatto già ha, un impatto estremamente negativo sul delicato ambiente naturale, sulla FAUNA e in termini di inquinamento dell’ARIA e ACUSTICO.
Si sottolinea inoltre l’incompatibilità fra escursionismo e motociclismo su terreno comune, che appare un paradosso rispetto agli innumerevoli progetti ed attività, anche in capo a Regione Lombardia, per la promozione e per lo sviluppo del TURISMO DOLCE, che richiedono investimenti modesti ma sono realizzabili solo sulla base di scelte precise e coerenti.
Tali progetti, che necessitano di ulteriore sostegno e promozione, stanno rivelandosi uno strumento che ha favorito INIZIATIVE IMPRENDITORIALI a valenza agricola e turistica per le GIOVANI GENERAZIONI, riportando nuova LINFA VITALE nelle zone montane e di media montagna che sino ad ora sono state considerate marginali.
I sentieri tematici atti a promuovere la riscoperta della storia e della cultura locale, l’agricoltura, la connessione tra il mondo dell’escursionismo, quello agroalimentare ed enogastronomico, l’educazione al rispetto dell’ambiente e delle risorse del territorio non sono compatibili con il tipo di frequentazione ed uso del territorio che sarebbe autorizzabile con il recepimento del testo proposto.

https://secure.avaaz.org/it/petition/Consiglio_Regionale_Lombardia_NO_AL_TRAFFICO_MOTORIZZATO_SU_SENTIERI_MULATTIERE_PASCOLI_E_BOSCHI/share/?new

mercoledì 12 ottobre 2011

Petizione Alpe Devero

Ti invito a firmare online la petizione contro la centrale idroelettrica che toglierà l’acqua ai torrenti Devero e Sangiatto nella piana dell’Alpe Devero, sito di importanza comunitaria (SIC) e zona di protezione speciale per gli uccelli (ZPS), porta d’ingresso al Parco Regionale Piemontese Veglia-Devero.

La petizione è "contro la nuova centralina idroelettrica all'Alpe Devero" e trovi il testo qui
http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2011N14237
Io sono d'accordo con questa petizione e spero che anche tu lo sia.
Firma anche tu la petizione e diffondila fra i tuoi contatti.
Qui trovi qualche approfondimento
http://www.ossolanews.it/ultime/index.php?option=com_content&view=article&id=2447
http://www.ossolanews.it/ultime/index.php?option=com_content&view=article&id=2088
http://www.wwf.it/client/news_regionali.aspx?root=29127&parent=1111&content=1

Grazie, anche il Devero ti ringrazia

venerdì 17 settembre 2010

Meno sacchetti di plastica nei nostri fiumi!


Sostituendo con 10 sporte riutilizzabili i 300 sacchetti di plastica che ogni italiano consuma all’anno, risparmieremmo più di 180 mila tonnellate di petrolio e altrettante di emissioni di CO2, ma soprattutto eviteremmo di disperdere nei campi, lungo le rive dei fiumi, nei mari plastica indistruttibile.
Una petizione per dire “Stop ai sacchetti di plastica”, in nome del rispetto per l'ambiente dell'Italia e del pianeta, e tutti i numeri sugli shopper e i loro danni alle specie viventi sono stati presentati questa mattina a Milano da Legambiente in una conferenza stampa.
“I primi 1.500 cittadini che hanno firmato sul web - ha dichiarato Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente - non chiedono solo a governo e negozi di decretare la fine dell'inutile orgia di plastica ‘a perdere’, ma si impegnano a farne individualmente a meno. Ci attendiamo ora l'adesione dei volontari di Puliamo il Mondo. Il sacchetto di plastica è l’emblema dell’economia dello spreco, la sporta o il sacchetto elegante riutilizzabili sono tornati di moda: milioni di tartarughe, pesci e uccelli marini ci ringrazieranno”.
La petizione - che può essere sottoscritta online su www.legambiente.ito www.puliamoilmondo.ite vede tra i primi firmatari anche l’attore Sergio Muñiz - chiede, infatti, al ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare di impegnarsi a non prorogare ulteriormente, oltre il 31 dicembre 2010, il divieto di commercializzazione di sacchi non biodegradabili non rispondenti ai criteri fissati dalla norma tecnica comunitaria EN 13432.
“Ci auguriamo fortemente che la messa al bando dei sacchetti non biodegradabili su tutto il territorio nazionale non venga ulteriormente prorogata – ha detto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Già sarebbe dovuta scattare dal 1° gennaio 2010 ed è stata rimandata di un anno, rallentando, tra l’altro, i progressi della raccolta differenziata dei rifiuti organici per la quale la biodegradabilità dei sacchetti è indispensabile. E’ fondamentale che i cittadini si sentano coinvolti e mandino segnali chiari alle amministrazioni pubbliche e private, scegliendo borse per la spesa diverse e accettando un piccolo cambiamento nelle proprie abitudini. Solo con la consapevolezza di ognuno di noi, si potrà, infatti, vincere in fretta la battaglia contro l’invasione delle buste di plastica”.
Il 24, il 25 e il 26 settembre per il fine settimana di Puliamo il Mondo Legambiente coinvolgerà tutti i volontari in un’opera d’informazione e le firme raccolte verranno poi presentate al ministro Prestigiacomo.
I sacchetti di plastica utilizzati nei negozi e nei supermercati costituiscono, infatti, un grave problema d’inquinamento ambientale diffuso in tutto il mondo. Consumiamo in Italia circa 20miliardi di buste all’anno, assicurando così al nostro paese la maglia nera europea. In Europa le buste consumate sono 100 miliardi e le stime parlano di una commercializzazione annua mondiale di 1000 miliardi di sacchetti. Anche se solo una frazione di questi viene dispersa nell’ambiente, provoca la morte di milioni di pesci, balene, delfini, tartarughe e altri animali. L'Unep stima in un milione il numero di uccelli marini uccisi. Si sono trovati frammenti di plastica perfino nei nidi degli albatros in remote isole dell'Oceano Pacifico. Non ultimo, il problema della tossicità: nella stampa dei sacchetti, specialmente nei paesi in via di sviluppo, sono spesso utilizzati coloranti cancerogeni e metalli come additivi che vengono rilasciati nell'ambiente per poi riconcentrarsi negli organi interni delle specie, esseri umani compresi.
Qualsiasi bilancio costi – benefici è sfavorevole agli shopper di plastica usa e getta: consumano petrolio e inquinano, sono utili solo per pochi minuti ma creano degrado e sporcizia per anni. Costa poco produrli e, talvolta, importarli dai paesi asiatici, mentre il costo per raccoglierli, smaltirli o riciclarli è molto consistente. Tutte le analisi, anche della spesa famigliare, sono a vantaggio della sporta riutilizzabile: molti negozi la offrono ormai a prezzi che vanno dai 50 centesimi all'euro. Dopo 10 o 20 utilizzi ci fanno risparmiare. Ma convertire milioni di consumatori e migliaia di negozi non sarà facile, non basterà un decreto del governo. Occorre l'azione congiunta dei consumatori più consapevoli, delle istituzioni locali a cominciare dai comuni che debbono raccogliere i rifiuti, dei negozi, in primis della grande distribuzione che deve dare l'esempio. Per fortuna il processo è iniziato: più di un centinaio di comuni - tra cui Torino, Amelia in Umbria e alcuni piccoli comuni campani – hanno diffuso ordinanze che mettono in mora i sacchetti di plastica e centinaia di supermercati già ne fanno a meno o promuovono azioni di sensibilizzazione per ridurne l’uso indiscriminato.
Il primo dei problemi legato ai sacchetti di plastica è l'enorme quantità prodotta e consumata mentre solo l'1% dei sacchetti di plastica viene riciclato a livello mondiale. Riciclarli costa, infatti, più che produrli. Sulla base dei sistemi e dei costi di recupero e riciclo statunitensi riciclare una tonnellata di sacchetti di plastica costa 4.000 dollari; una tonnellata di sacchetti da materia prima vergine costa sul mercato delle commodities, 32 dollari.
I sacchetti di plastica si usano solo per poche ore,anche se si riutilizzano per i rifiuti domestici, ma sono un danno quasi eterno: un sacchetto resta nell'ambiente anche per secoli, da un minimo di 15 anni a un massimo di 1000 anni secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente. I sacchetti di plastica sono aerodinamici, basta poco vento per trasportarli e disperderli nell'ambiente, nei fiumi, laghi, mari e sul territorio. Si frantumano in minuscoli pezzi ma non si distruggono e, a volte, formano vere e proprie “isole” come a 800 miglia a nord delle Hawaii, nell'Oceano Pacifico, il cosiddetto Pacific Vortex, con un estensione che varia a seconda delle stime tra i 700 mila e i 10 milioni di Km2 e con un peso stimato di 3 milioni di tonnellate. Concentrazioni variabili di plastica si trovano anche nel Mediterraneo e sulle sponde dei mari italiani.
Il problema non riguarda solo gli animali, anche agricoltura e pesca risultano danneggiate. Si stima che il costo per rimuovere a mano i rifiuti dalle reti da pesca e dai terreni agricoli sia superiore a quello dell’uscita di produzione dei sacchetti. Per non parlare dei danni al paesaggio e, dunque, al settore turistico del quale vivono spesso comunità fragili.

giovedì 4 marzo 2010

Operazione SOS Po-Lambro

striscione salviamo il fiume

I tecnici di Legambiente sono in viaggio lungo il Lambro per verificare lo stato di salute delle rive e degli ecosistemi, per raccogliere le testimonianze dirette dei cittadini, per scattare una fotografia reale della situazione. Firma l'appello per chiedere che ci sia restituito il nostro fiume curato e pulito!

Dopo il disastro ecologico che ha colpito il Lambro il 23 febbraio scorso, non ci accontenteremo di resoconti rassicuranti e promesse pre-elettorali di fondi per la bonifica del bacino, vogliamo verificare di persona e monitorare direttamente lo stato della situazione. I tecnici di Legambiente sono partiti per l'Operazione SOS Po-Lambro, viaggeranno per circa 400 chilometri dal Delta del Po fino a Monza, per verificare direttamente lo stato degli ecosistemi e delle rive, per raccogliere le testimonianze dirette di chi vive sui fiumi colpiti dal disastro, su quanti lavorano lungo il corso del Po, gli allevatori di cozze e molluschi, gli agricoltori, i pescatori, ma anche le istituzioni locali, il Parco regionale del Delta del Po, l’Autorità del bacino e gli enti preposti ai controlli.

L’impegno è di tornare sugli stessi luoghi nei prossimi mesi e vedere se alle promesse avranno fatto seguito i fatti. Segui il diario di bordo.

Firmate l'appello per chiedere che ci sia restituito il nostro fiume curato e pulito!

Abbracciamo il Lambro

Noi cittadini vogliamo esprimere il nostro dolore e la nostra rabbia per la selvaggia aggressione al fiume Lambro, alle sue sponde, al fragile ecosistema che faticosamente stava cercando di recuperare la sua vitalità dopo decenni di inquinamento.

La catastrofe ecologica di questi giorni rischia di vanificare l’opera di risanamento necessaria a riportare la vita nel fiume più inquinato d'Italia.
Noi non ci rassegnamo e chiediamo una risposta rapida e determinata alle istituzioni.
Per questo lanciamo un appello a tutte le forze sane del Paese, agli imprenditori, alle associazioni, agli amministratori locali e regionali, al Governo, al mondo della politica, della cultura, dello spettacolo e ai semplici cittadini, perché ciascuno si impegni in una straordinaria opera di attenzione e risanamento del fiume e del suo territorio.
C’è bisogno dello sforzo congiunto di tutta la comunità, di un grande abbraccio che stringa forte il nostro fiume, lo liberi dai veleni, gli restituisca la vita e gli faccia sentire l’affetto di chi lo ama.

clicca qui per firmare l'appello

Le associazioni che hanno aderito

Legambiente, ACLI Anni Verdi Ambiente, ACLI Milano, ACRA, AIAB Lombardia, Altreconomia, Amici del Parco Trotter, ARCI Milano, Monza e Brianza, ARCI Lombardia, Centro Ambrosiano di Solidarietà, CGIL Lombardia, CIA Milano Lodi Monza e Brianza, CISL Milano, Coldiretti Lombardia, Fa' la cosa giusta, FAI Fondo Ambiente Italiano, FIC Federazione Italiana Canottaggio, Fondazione Casa della Carità, ISDE-Medici per l'Ambiente, ISTVAP Istituto per la tutela e la valorizzazione dell’Agricoltura Periurbana, Italia Nostra Milano, LIPU, Orchestra di Via Padova, Slow Food Milano, Slow Food Italia, Terre di Mezzo, WWF Lombardia

e inoltre

Ermanno Olmi, Paolo Rumiz, Giulia Maria Mozzoni Crespi, Giulio Cavalli, Ermete Realacci, Maria Berrini, Maurizio Baruffi, Enrico Fedrighini, Francesco Laforgia, Carlo Montalbetti, Stefano Maullu.

venerdì 26 febbraio 2010

Appello di Legambiente per il Lambro




Quanto è avvenuto e sta avvenendo ai nostri fiumi è semplicemente incredibile: una grave vicenda di inquinamento, la cui origine è inquietante, in un deposito di combustibili in Brianza, destinato a divenire una lottizzazione residenziale ma, nel frattempo, lasciato quasi del tutto privo di presidi e piani di sicurezza. Ritardi intollerabili nell'intervento, assenza di coordinamento, gravissime sottovalutazioni.

Il Lambro e il Po sono destinati a pagare ancora a lungo le conseguenze dell'accaduto, ma già oggi il disastro gravissimo sembra essere stato declassato: già scomparso, come notizia, dalle pagine milanesi del Corriere, mentre tutti i media internazionali parlano della grave sciagura ambientale avvenuta in Italia, il Lambro può tornare a scorrere maleodorante nella periferia milanese.
E invece dobbiamo dirci che il Lambro è un fiume, il fiume di Milano, e non solo la cloaca che raccoglie gli scarichi di 6 milioni di lombardi.
CHIEDIAMO RISPETTO PER IL FIUME.
Diamo un segnale, troviamoci per dare un abbraccio al nostro fiume e per dire che MAI PIU' deve avvenire un simile attentato, MAI PIU' gli interventi in caso di incidente devono essere così scoordinati e tardivi, ma che invece vogliamo che il fiume venga veramente risanato, che la comunità milanese e lombarda investano per ripulire il fiume, risanare il territorio, eliminare gli abusivismi e il degrado che si affastellano sulle sponde

Domani, alle 11.30, troviamoci nel cuore del Parco Lambro per abbracciare il nostro fiume

Abbracciamo il Lambro

Noi cittadini vogliamo esprimere il nostro dolore e la nostra rabbia per la selvaggia aggressione al fiume Lambro, alle sue sponde, al fragile ecosistema che faticosamente stava cercando di recuperare la sua vitalità dopo decenni di inquinamento.
La catastrofe ecologica di questi giorni rischia di vanificare l’opera di risanamento necessaria a riportare la vita nel fiume più inquinato d'Italia.
Noi non ci rassegnamo e chiediamo una risposta rapida e determinata alle istituzioni.
Per questo lanciamo un appello a tutte le forze sane del Paese, agli imprenditori, alle associazioni, agli amministratori locali e regionali, al Governo, al mondo della politica e ai semplici cittadini, perché ciascuno si impegni in una straordinaria opera di attenzione e risanamento del fiume e del suo territorio.
C’è bisogno dello sforzo congiunto di tutta la comunità, di un grande abbraccio che stringa forte il nostro fiume, lo liberi dai veleni, gli restituisca la vita e gli faccia sentire l’affetto di chi lo ama.

Per rispondere all'appello, potete andare sul sito: www.legambiente.org.

Aderiscono le associazioni: Legambiente, ACLI Anni Verdi Ambiente, ACLI Milano, ACRA, AIAB Lombardia, Amici del Parco Trotter, ARCI Milano, Monza e Brianza, ARCI Lombardia, Centro Ambrosiano di Solidarietà, CGIL Lombardia, CIA Milano Lodi Monza e Brianza, CISL Milano, Coldiretti Lombardia, Fa' la cosa giusta, FAI Fondo Ambiente Italiano, Fondazione Casa della Carità, ISDE-Medici per l'Ambiente, ISTVAP Istituto per la tutela e la valorizzazione dell’Agricoltura Periurbana, Italia Nostra Milano, LIPU, Orchestra di Via Padova, Slow Food Milano, Terre di Mezzo, WWF Lombardia

ed inoltre: Ermanno Olmi, Giulia Maria Mozzoni Crespi, Giulio Cavalli, Ermete Realacci, Maria Berrini

La catena umana si svolgerà domani mattina, sabato, alle 11.30, al Parco Lambro di Milano (al centro del parco, presso il ponte che unisce via Licata e via Garcia Lorca, metropolitana più vicina: Udine M2)
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giovedì 19 novembre 2009

CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L'ACQUA” - IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA !

Si tratta della definitiva consegna al mercato di un diritto umano universale

IMPEDIAMOLO !

Con un decreto del 10 settembre scorso il Governo regala l’acqua ai privati: sottrae ai cittadini l’acqua potabile, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.

Oltre 400.000 cittadini hanno sottoscritto una legge d’iniziativa popolare per l’acqua pubblica, che riconosce il diritto all’acqua ma la proposta giace da due anni nei cassetti delle commissioni parlamentari.

Entro il prossimo 24 novembre, il decreto che privatizza l’acqua potrebbe diventare legge.

Si tratta della definitiva mercificazione di un bene essenziale alla vita

Si tratta di un provvedimento inaccettabile!

Pertanto, noi firmatari del presente Appello chiediamo:

- A tutti i Parlamentari il ritiro delle nuove norme che privatizzano l'acqua e di escludere il servizio idrico dai servizi pubblici locali di rilevanza economica riconoscendo l’autonomia di scelta dei modelli di affidamento da parte degli ATO ed Enti locali.

- Alle forze politiche di sostenere le proposte del Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua e in particolare la rapida approvazione della legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico.

- Ai Presidenti delle Regioni di presentare ricorso di costituzionalità contro l’Art.15 del D.L. 135/09 a tutela della autonomia degli Enti Locali sulla base del principio di sussidiarietà riconosciuto dalla Costituzione.

- Agli Eletti nei Consigli Comunali di prendere posizione contro l’Art.15 del D.L 135/09 e di assumere l’impegno ad inserire nello Statuto Comunale il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e dichiarando il servizio idrico privo di rilevanza economica.

- Ai Cittadini di protestare contro questo Decreto del Governo facendo pressioni sui parlamentari e raccogliendo adesioni a sostegno del presente impegno.

Il presente Appello con le firme raccolte sarà inviato anche al Presidente della Repubblica
e ai Presidenti delle due Camere

L’acqua è un diritto umano universale e un bene comune da conservare per le future generazioni.

Il servizio idrico deve essere gestito da enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori.

Salvare l’acqua è una questione di democrazia

Ottobre 2009 – Appello a cura
Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua

Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org
Sito web: www.acquabenecomune.org

Se vuoi impegnarti e sottoscrivere vai alla petizione

martedì 20 ottobre 2009

Appello per una nuova politica del suolo e di gestione del territorio

Ci sembra fondamentale partire da questo appello per affrontare con maggior impegno l'apertura di una nuova discussione politica, di un "nuovo corso", per quanto riguarda la gestione del territorio.

Appello

Fonte: www.gruppo183.org

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