mercoledì 28 ottobre 2015

Da sempre Legambiente denuncia lo stato di degrado del Seveso

Milano, 28 ottobre 2015                                                                                         Comunicato stampa


Ora che anche la Procura di Milano ci ha dato ragione troviamo la cura per questo fiume prima che sia troppo tardi

Basta cemento vicino al torrente, ripuliamo le acque e delocalizziamo le aree produttive e abitazioni a rischio


Da decenni Legambiente e le associazioni del territorio denunciano lo stato di degrado del torrente Seveso e del suo territorio. Spesso controcorrente e lasciati soli dall'immobilismo delle amministrazioni, vediamo infine riconosciute le nostre ragioni da parte della Procura di Milano che oggi ha ufficializzato un lungo lavoro di mappatura, svolto dalle Polizie provinciali e dal Corpo forestale, di tutte le criticità e gli abusi perpetrati in più di cinquant’anni lungo il corso d'acqua.

Legambiente plaude a questo lavoro necessario e fondamentale, ma che sarebbe stato utile realizzare da parte delle istituzioni sovralocali, prima di ogni programmazione urbanistica e di sistema. Adesso che  il problema è noto a tutti, bisogna trovare la cura, ma soprattutto il percorso per prevenirne che le situazioni si aggravino. Ovvero bisogna avere una vision del futuro per tutto il sottobacino del Seveso. Un’idea coerente e condivisa dalle amministrazioni comunali, che poi sul territorio devono calarla in maniera attiva e partecipata. Non più subendo le istanze dei privati, per quanto importanti, ma dirigendone le scelte verso un disegno comune. Il gruppo tecnico dei Contratti di Fiume sta realizzando un Piano di Sottobacino che riteniamo importante, ma parallelamente devono essere approvate norme coraggiose per rendere il principio dell'invarianza idraulica una realtà diffusa in Lombardia (le acque prodotte in un territorio urbanizzato dovranno essere gestite nel territorio stesso), il vincolo di non edificabilità a 10 metri dal corso d'acqua inderogabile e pensare in un futuro a delocalizzare aree produttive e abitazioni a rischio.  E' chiaro a tutti inoltre che, finchè dovremo gestire acque di qualità fra il pessimo e lo scadente, tutto sarà più complesso. Sia in termini di rapporto con i cittadini che di sicurezza per la qualità delle acque di falda. Fondamentale è chiudere il problema del collettamento e testare il sistema depurativo del Seveso. Mai più acque di fogna nel Seveso o nei suoi diretti affluenti.

“E’ una sfida impossibile? Noi pensiamo di no – dichiara Lorenzo Baio, settore acqua di Legambiente Lombardia - La riqualificazione della Ruhr in Germania, un'area che assomiglia a quella del bacino Lambro Seveso e Olona, ci insegna che è possibile disegnare un progetto di drenaggio urbano che sia capace di rispondere in modo flessibile agli eventi climatici, garantisca miglior efficienza d'uso della risorsa e una superiore qualità delle acque restituite ai corpi. Il tutto riqualificando un territorio vasto ed estremamente complicato. Chiediamo anche ai comuni del sottobacino del Seveso, coadiuvati dallo strumento dei Contratti di Fiume, di farsi portavoce di una nuova visione perché si passi dalle parole ai fatti”.

L’Ufficio stampa Legambiente Lombardia 0287386480

martedì 13 ottobre 2015

La messa in sicurezza dello scolmatore

In arrivo uno stanziamento di € 450.000 euro per gli interventi urgenti sulle sponde del Ticino in prossimità del canale scolmatore
Dopo la piena eccezionale del Ticino, avvenuta a metà del mese di novembre 2014, lo sbocco del Canale Scolmatore in prossimità del fiume è stato completamente spazzato via creando non pochi problemi alle aree circostanti.

Una grande mobilitazione da parte di enti, associazioni e singoli cittadini attuata anche attraverso la raccolta di più di 1.000 firme ha sensibilizzato gli Enti competenti sulla necessità di prevedere interventi urgenti di ripristino.

Sono seguiti incontri tra l’Amministrazione Comunale, Regione Lombardia e AIPO (Agenzia Interregionale per il fiume Po) al fine di sollecitare i necessari  finanziamenti.

La Regione Lombardia ha deciso quindi di stanziare, nell’ ambito del  “Programma di interventi prioritari e urgenti di manutenzione dei corsi d’acqua e delle opere idrauliche e finanziamento di progettazioni di interventi strutturali” un finanziamento a favore del Comune di Abbiategrasso  per il “ripristino difesa spondale sul fiume Ticino alla confluenza con il Canale Scolmatore di Nord Ovest”  pari a €.450.000,00 tramite Delibera di Giunta Regionale D.g.r. 18 settembre 2015 - n. X/4058.

Nel frattempo, al fine di intervenire in maniera appropriata, lungo tutto il corso del fiume Ticino, è stato svolto, a cura dell’Aipo, un rilievo batimetrico che ha fornito dati sulla portata del fiume e sui vari sedimenti che determinano differenti profondità lungo il suo corso.
 
Scarica qui la D.G.R. n.X/4058

Milano incontra Essen, Green Capital Europea 2017



Milano, 13 ottobre 2015                                                                                        

COMUNICATO STAMPA

La città tedesca presenta la sua strategia di adattamento climatico
Al centro delle città del futuro? La gestione delle acque di pioggia

Milano come Essen? E’ la sfida che Legambiente e Gruppo CAP lanciano da Expo immaginandosi, anche per la nuova Città Metropolitana, un cambio di passo nella gestione delle acque come quello che ha consentito a Essen, grande centro nella metropoli della Ruhr di ottenere dalla Commissione Europea il riconoscimento di European Green Capital 2017, come ha spiegato questa mattina la vicesindaca Simone Raskob nel convegno promosso da CAP e Legambiente a Cascina Triulza in Expo. Il programma ambientale della città tedesca che ha maggiormente impressionato la giuria prevede di gestire in maniera differenziata l'acqua di pioggia, a partire da un primo obiettivo che fissa al 15% la quota di acque piovane da sottrarre al sistema misto di fognature da qui al 2020. Lo sforzo sarà quello di trovare le soluzioni innovative capaci di permettere a queste acque di arrivare in falda o di essere recapitate ai corsi d’acqua naturali senza sovraccaricare il sistema dei collettori e dei depuratori, e dilazionandone la restituzione così da attenuare le piene fluviali e i connessi rischi di esondazione. Fra le soluzioni adottate c'è lo sviluppo di infrastrutture verdi urbane, che affiancano alla tradizionale funzione del verde, pubblico e privato, anche la gestione delle acque piovane con soluzioni quali il ricorso a trincee drenanti, tetti verdi, bacini di ritenzione, rinaturalizzazione, scopertura ed espansione dei corsi d'acqua.

“Quello tra le città e la gestione delle acque è sempre stato un rapporto delicato – dichiara Alessandro Russo, presidente CAP Holding - tanto più oggi che dobbiamo pensare al superamento degli stretti confini amministrativi per un approccio su scala di bacino, costruendo un vero smart land. Un territorio intelligente in cui i temi dell’acqua possano essere affrontati in modo integrato. Da parte nostra – continua Russo – in qualità di gestore del servizio idrico affermiamo da tempo che siamo pronti ad occuparci per esempio delle acque meteoriche, la cui gestione oggi è parcellizzata fra troppi enti diversi. L’esempio di Essen è illuminante: si tratta di un’area urbanizzata che per dimensioni e densità è molto simile alla nostra e rappresenta senz’altro un modello stimolante”.

Oggi la sfida è quella di governare i processi di trasformazione urbana progettando un'infrastruttura idrica intelligente e diffusa, che trattenga le acque piovane, le gestisca, ne contempli il riutilizzo per usi compatibili, crei nuovi paesaggi urbani che assecondino e moderino i deflussi. Il tema non è solo quello di 'contenere' le acque attraverso la proliferazione di vasche e bacini artificiali, ma di introdurre i concetti di resilienza idrica nei criteri di progettazione ed esecuzione di edifici, quartieri, e soprattutto nella rigenerazione di intere parti di città, riducendo l'impermeabilizzazione delle superfici e consentendo di gestire in modo efficace ed ecologico la circolazione idrica, ed aumentando la sicurezza a tutto beneficio dei cittadini, rispetto ai rischi connessi ai fenomeni climatici estremi.





“Occorre disegnare un progetto delle acque di città che sia capace di rispondere in modo non rigido agli impulsi meteoclimatici, garantisca miglior efficienza d'uso della risorsa e una superiore qualità delle acque restituite ai corpi idrici – insiste Damiano Di Simine, presidente Legambiente Lombardia -. Per questo oggi prendere esempio da città virtuose come Essen è prioritario per un’area come quella metropolitana di Milano, che ad ogni fenomeno di pioggia intensa vede allagarsi i propri quartieri proprio a causa della pervasiva cementificazione e impermeabilizzazione dei suoli e delle aree fluviali. Occorre un ripensamento degli approcci ingegneristici puri con cui fino ad oggi si sono disegnate le reti scolanti, e per farlo bisogna pensare alle città come organismi complessi e capaci di adattarsi al clima che cambia: per questo non basta più pensare di gestire lo smaltimento delle acque solo realizzando tubi che scaricano verso i comuni a valle, l'acqua deve essere invece trattenuta, gestita, e se possibile utilmente impiegata”.


Ufficio Stampa Gruppo CAP                                                        
Ufficio stampa Legambiente Lombardia 


Scarica la presentazione di Essen

venerdì 9 ottobre 2015

Premana cala a valle a difesa della sua acqua

In cinquanta stamattina in Provincia contro la centrale idroelettrica. La Soprintendenza e il Comune chiedono modifiche . «Devasta il territorio, non bastano correttivi al progetto»
Sono scesi dalla montagna per difendere l’acqua del loro torrente.
Gli alpigiani di Premana capitanati dal presidente del comitato per salvare il Fraina e tutti gli altri corsi d’acqua, Mauro Spazzadeschi, e anche alcuni rappresentanti di Legambiente - in tutto una cinquantina di persone - hanno pacificamente occupato la sala del terzo piano del palazzo della Provincia in corso Matteotti dove era riunita la prima conferenza dei servizi . All’ordine del giorno una prima valutazione del progetto presentato dalla società “Energia Futuro” di Sondrio, che opera nel campo delle energie rinnovabili, per costruire una mini centrale idroelettrica captando appunto l’acqua del torrente Fraina. Ma quel torrente non si tocca, secondo i premanesi che non hanno esitato a mobilitarsi per mettersi di traverso a un’operazione avviata già, però, sulla strada della conclusione per quanto invisa e avversatissima dalla gente di Premana
in questa prima seduta dell’iter di autorizzazione, comunque, il progetto non ha incassato i pareri favorevoli degli enti preposti. Lo Ster, ovvero la Regione, ha chiesto integrazioni, idem la Provincia, il Comune di Premana, nella persona del sindaco Nicola Fazzini, ha manifestato tutte le sue perplessità , per non parlare poi della Soprintendenza ai beni ambientali che ha a sua volta chiesto ulteriori integrazioni.
Il progetto insomma non convince e la decisione di una sospensione di novanta giorni in attesa di modifiche da parte della società, riaccende la speranza del partito di chi vuole salvare il torrente a tutti costi.

Fonte: La Provincia di Lecco - 7 ottobre 2015

SUPERSTRADA VIGEVANO-MALPENSA: DALLE ORGANIZZAZIONI AMBIENTALI LOMBARDE UN SECCO NO ALLA DISTRUZIONE DEL PAESAGGIO AGRICOLO ABBIATENSE

Milano, 8 ottobre 2015                                                                            Comunicato stampa
   



E' stato condiviso oggi da una vasta platea di associazioni ambientaliste e organizzazioni no-profit attive in campo ambientale un appello contro quello che a molti appare come l'ennesimo ecomostro stradale: il collegamento Vigevano-Malpensa, che attraversa territori agricoli pregiati tra Parco Sud Milano e Parco del Ticino. L'occasione è stata costituita dall'annuale incontro di Fondazione Cariplo con le organizzazioni di area ambientale. La allarmante situazione è stata esposta alla presenza dei dirigenti della Fondazione, le cui erogazioni sono state spesso legate a progetti per la cura e la connessione ecologica proprio in questo ambito. Gli ambientalisti e le organizzazioni no-profit hanno condiviso le preoccupazioni delle imprese agricole dell'abbiatense, ovvero che questa infrastruttura possa compromettere i delicati equilibri dell'area agricola più pregiata della città metropolitana milanese. "Sarebbe paradossale che nel 2015, in cui il mondo celebra l'anno internazionale del suolo e Milano vede chiudersi una esposizione universale interamente dedicata al cibo, questo territorio venisse ferito da una infrastruttura che rispetto a queste risorse si mostra del tutto indifferente" conclude l'appello, che chiede di spostare le risorse economiche pubbliche per la realizzazione della superstrada verso progetti più compatibili di razionalizzazione della viabilità e del trasporto collettivo.

Di seguito il testo dell'appello:

Appello per la difesa del suolo e del paesaggio agricolo abbiatense
Nella città metropolitana milanese esiste un territorio agricolo estremamente pregiato, punteggiato di cascine secolari nelle quali vivono da generazioni le medesime famiglie di agricoltori dedite al miglioramento funzionale e all’ammodernamento delle strutture aziendali. Ci troviamo di fronte ad un modello agricolo contraddistinto da vasti appezzamenti di terreno coltivato, con aziende di medie e piccole dimensioni, custodi dei paesaggi agrari che oggi sono interamente ricompresi nel territorio di due parchi regionali: il Parco del Ticino e il Parco Agricolo Sud Milano.
Questo irripetibile e vitale mosaico paesaggistico, che beneficia di una particolare fertilità dei suoli e ricchezza del reticolo irriguo, è ora seriamente minacciato da un nuovo collegamento stradale, quello tra Vigevano, Albairate e Magenta, che rappresenta il proseguimento - a sud della A4 - della superstrada Boffalora – Malpensa. Questo progetto, già finanziato dal CIPE e posto in carico ad ANAS, ha la pretesa di affrontare nodi viabilistici reali, tutti risolvibili con interventi puntuali di decongestionamento e circonvallazione sulla viabilità esistente, ma sceglie di farlo con una nuova infrastruttura lineare la quale, correndo a ridosso del confine tra Parco del Ticino e Parco Sud, tronca o compromette molte connessioni ecologiche e paesaggistiche tra le due aree protette.
Il dichiarato beneficio di questa nuova opera non appare supportato da una seria valutazione di efficacia in ordine ai costi, economici e ambientali, che la sua realizzazione comporta: ad esempio per quanto riguarda la frammentazione dei fondi agricoli, la riduzione di superfici coltivabili, la perdita di superfici per la gestione dei reflui zootecnici, la maggior dipendenza da importazioni di foraggi, l'interferenza con l'infrastruttura irrigua che mette a rischio il tipico sistema di irrigazione per scorrimento, che risulta qui particolarmente appropriato a perpetuare la fertilità e la produttività della terra. Nel delicato equilibrio entro cui le aziende agricole riescono a generare il loro reddito, ogni aumento di costi aziendali potrebbe risultare critico perfino per la sopravvivenza di molte imprese.
Stiamo parlando di aziende che hanno dimostrato in più occasioni, anche con progetti ammessi al sostegno di Fondazione Cariplo e con l'utilizzo coordinato di fondi UE per lo sviluppo rurale, di saper costruire distretti e alleanze virtuose, finalizzate al recupero e alla valorizzazione degli elementi agroecologici del paesaggio, all'introduzione di tecniche di coltivazione sostenibili, alla conversione al biologico e alla valorizzazione turistica del territorio, stringendo alleanze con organizzazioni di consumatori, distretti di economia sociale e associazioni ambientaliste, oltre che con i parchi e le altre istituzioni di governo territoriale, con una vitalità e una partecipazione che ha saputo mantenere vivo e vivace il sistema di relazioni e di custodia del territorio anche nei momenti più difficili di crisi economica. Non stupisce perciò che siano state proprio le aziende agricole, e le loro organizzazioni, a prendere parola per chiedere che la nuova strada non venga realizzata, e affinchè le risorse pubbliche stanziate vengano collocate in modo mirato alla risoluzione dei nodi critici, come l'attraversamento di centri urbani e l'eliminazione delle intersezioni semaforiche. Resta ancora non attuato anche il collegamento dei maggiori centri al servizio ferroviario suburbano, che oggi si attesta ad Albairate, sebbene l'infrastruttura ferroviaria esista e richieda solo degli adeguamenti per servire le città di Abbiategrasso e Vigevano.
Il progetto di questa infrastruttura rappresenta una minaccia per un percorso di miglioramento ecologico del territorio mirabilmente costruito dal basso; è inoltre un progetto obsoleto, che non tiene conto delle nuove prospettive di sviluppo della mobilità di cui la città metropolitana dovrà farsi carico, non compatibili con l'aumento di traffico e degli impatti dell'infrastruttura su suolo, biodiversità e salute umana. Inoltre, il problema dei mutamenti climatici ci impone, ora, di ridurre il consumo di combustibili fossili e di favorire progetti virtuosi per la riduzione dell'uso dell'auto anziché a favore.
Il territorio rurale abbiatense è oggi un laboratorio di sviluppo di produzioni sostenibili e di ricostruzione delle connessioni ecologiche del paesaggio agrario. La sua collocazione entro la città metropolitana deve rappresentare una opportunità in più e non una minaccia per la perpetuazione del paesaggio agricolo. Sarebbe paradossale che nel 2015, in cui il mondo celebra l'anno internazionale del suolo e Milano vede chiudersi una esposizione universale interamente dedicata al cibo, questo territorio venisse ferito da una infrastruttura che rispetto a queste risorse si mostra del tutto indifferente.

CHIEDIAMO PERTANTO DI CANCELLARE IL PROGETTO ANAS PER UNA NUOVA SUPERSTRADA TRA VIGEVANO E MALPENSA, E DI PROGETTARE LE INFRASTRUTTURE UTILI SENZA PER QUESTO NEGARE IL RISPETTO DOVUTO ALLA STORIA, ALLE TRADIZIONI E ALLE RISORSE NATURALI DI QUESTO TERRITORIO

 Sottoscrivono il presente appello i rappresentanti delle associazioni:
Legambiente Lombardia VAS Lombardia
WWF Lombardia
Italia Nostra Milano-Cintura Metropolitana
Acli Anni Verdi
FAI Lombardia
AmbienteAcqua ONLUS
Alchimia Cooperativa Sociale ONLUS
Forum Cooperazione Tecnologia
Associazione 100 Cascine
Cooperativa Eliante
Venti Sostenibili
Eco dalle Città
Progressi.org
Coop Soc. Praticare il Futuro
(seguono adesioni individuali)
riunite oggi, 8 ottobre 2015, a Milano presso la sede della Fondazione Cariplo, in occasione dell’incontro annuale tra la Fondazione e le organizzazioni private no profit attive in campo ambientale.

giovedì 8 ottobre 2015

Pedemontana e rischio idrogeologico: Legambiente vuole vederci chiaro

Milano, 8 ottobre 2015                                                                                           Comunicato stampa


La nuova autostrada autorizzata a scaricare portate idriche in grado di raddoppiare l’onda di piena del Lura

Quali rischi per il territorio? Quali le responsabilità dei cantieri in alveo per le secche che hanno colpito negli scorsi mesi il torrente nel suo tratto saronnese?


“Non c’è pace per il Lura”, questo il titolo della serata organizzata da Legambiente per questa sera a Saronno. Occasione in cui l'associazione, che ha invitato rappresentanti di Regione Lombardia, del Parco del Lura e di Pedemontana, vuole approfondire le problematiche di questo corso d'acqua che scorre dai colli comaschi alle porte di Milano. Sarà un confronto aperto, per parlare degli effetti che la costruzione dell'autostrada Pedemontana ha avuto e potrà avere su questo torrente, ma sarà incentrato su due problematiche specifiche. La prima è che il Lura, dall'avvio dei cantieri dell'autostrada, ha visto una diminuzione sensibile della propria portata di magra con gravi effetti in particolare nel saronnese. Colpa dei lavori di Pedemontana che hanno provocato lo stravolgimento dell'alveo naturale del torrente o effetto della calda estate? Di certo a luglio ha piovuto poco, ma non è stata un'annata record quanto a siccità, ed inoltre le secche si sono riproposte anche in mesi molto più piovosi. “Ad oggi non abbiamo certezze sulle responsabilità del cantiere autostradale nel determinare questo grave stato di cose - denuncia Giulia Alliata, del circolo Legambiente di Saronno - I dati sulla portata del Lura a valle del cantiere sono stati rilevati, ma fino ad oggi abbiamo incontrato un muro di fronte alle richieste di avere accesso a questi dati. Certo se si dimostrerà che ci sono responsabilità di Pedemontana o dell'impresa appaltante, i danni ambientali e le opere di ripristino li chiederemo a loro”.

L’altra grande problematica, assai più grave, è quella legata all'autorizzazione allo scarico delle acque meteoriche raccolte dalla tratta autostradale che corre tra valle del Lura e SS35: sono le acque di piattaforma stradale, ma anche quelle di una intera porzione di bacino in territorio comasco, deviate artificialmente nel Lura per consentire a Pedemontana di correre in trincea profonda senza allagarsi alla prima pioggia. Secondo il progetto di infrastruttura, queste acque - che potrebbero convogliare un'onda di piena anche di 30 mc/sec - avrebbero dovuto essere confinate in un bacino artificiale prima di essere scaricate nel torrente, proprio per evitare l'eventualità di un evento in cui una simile enorme portata si sommasse all'onda di piena del Lura, causando inedite devastazioni a valle. Ma la vasca di laminazione di Pedemontana non è stata realizzata, e difficilmente lo sarà almeno per i prossimi 5 o 10 anni (periodo per il quale Pedemontana ha ottenuto l'autorizzazione provvisoria allo scarico anche in assenza di vasche). “Da anni, inascoltati, segnaliamo a prefetture e autorità di protezione civile l'inaccettabile rischio a cui la realizzazione di Pedemontana espone le comunità rivierasche del Lura, in particolare tra Saronno e Rho - dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - Abbiamo anche diffidato le autorità di controllo dall'autorizzare lo scarico in assenza della vasca di laminazione progettata tra Lomazzo e Bregnano. Adesso non ci tocca altro che sperare che non piova troppo nei prossimi anni: ma in caso di alluvione sapremo a chi chiedere conto dei danni a persone e cose”.

L’Ufficio stampa Legambiente Lombardia 02 87386480

mercoledì 7 ottobre 2015

Risorsa paesaggio, un orizzonte di sviluppo per la valle dell'Adda


La gestione integrata dell'acqua del futuro tra smart city e smart land



Non c'è pace per il Lura


IL PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE: STRUMENTO DI TUTELA O GRIMALDELLO PER LO SFRUTTAMENTO IDROELETTRICO DEI TORRENTI?

Incontro pubblico

Un  pomeriggio  di  informazione  e  confronto  sui  temi  della  tutela  delle  acque  dei  nostri
torrenti e sulla situazione nel resto delle Alpi.
SAINT CHISTOPHE, SALA DELLA BIBLIOTECA COMUNALE
DOMENICA 11 OTTOBRE, ore 15
Interverranno:
- Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente
- Lucia Ruffato del “Comitato acque delle Alpi”
    
La tutela dei corsi d'acqua e lo sviluppo dell'energia idroelettrica alla luce delle modifiche normative nazionali ed europee.
      
-  Nella  seconda  parte  del  pomeriggio,  dibattito  pubblico  sulla  situazione  valdostana
relativamente all'aggiornamento del Piano Tutela Acque in corso e allo stato dei torrenti
nella Regione, con particolare riguardo alla realizzazione delle centraline idroelettriche.
Le Istituzioni sono state invitate a partecipare.
Modera Alessandra Piccioni, Legambiente Valle d'Aosta

Festival dell'acqua di Milano


Il Festival dell’Acqua è alle porte, e le porte quest’anno saranno quelle di casa nostra. Dal 5 al 9 ottobre la manifestazione nazionale più ampia e completa dedicata ogni due anni alla risorsa idrica, promossa da Utilitalia,
si terrà infatti al Castello Sforzesco di Milano.

Il Gruppo CAP, oltre alla partecipazione ad una decina di eventi in programma, disseterà, in collaborazione con MM, i partecipanti al Festival con una casa dell’acqua identica a quelle installate ad EXPO.

Il programma del Festival è consultabile all’indirizzo 
http://www.festivalacqua.org/
È possibile partecipare a tutti gli eventi gratuitamente, previa registrazione online al link: http://www.festivalacqua.org/richiesta-di-partecipazione

Il calendario degli appuntamenti in cui interverranno relatori del Gruppo CAP:


5 OTTOBRE
h 13.00 - 14.00 Testimonianze dal Senegal 
                          
     Fabio Ferrari, Gruppo CAP

6 OTTOBRE
h 14.00 - 17.00 Politica dell’acqua in Europa: sfide e risultati
                         
      Michele Falcone, Direttore Generale del Gruppo CAP

h 15.45 - 16.45 Ossigeno, Ozono e Anidride Carbonica
                           
     gli alleati preziosi dell’acqua
                         
       Davide Chiuch, Gruppo CAP 

7 OTTOBRE
h 09.30 - 12.45 Investimenti e sviluppo delle imprese operanti sui servizi a rete
                           
     Alessandro Russo, Presidente di CAP Holding

h 14.00 - 17.15 Emergenze idriche e tutela del territorio 
                           
     Alessandro Russo, Presidente di CAP Holding

h 14.30 - 17.30 Incontro sulla Drinking Water Directive [DWD]
                         
      Michele Falcone, Direttore Generale di CAP Holding

8 OTTOBRE
h 12.45 - 14.00 Chioschi dell’acqua fra territorio e tecnologie
                          
      Alessandro Russo, Presidente di CAP Holding

h 9.30 - 12.30 Qualità, controlli, sicurezza: acqua da bere
                         
     Davide Chiuch, CAP Holding

h 9.30 - 11.20 Acque reflue in Lombardia: impegni e regole
                        
      Pier Carlo Anglese, CAP Holding

h 14.00 - 17.30 Acqua da pulire, recuperare, controllare
                         
      Cesare Cristoforetti

9 OTTOBRE

h 14.00 - 17.00 Acqua bene comune o bene del comune?
                         
      Economia e governance del bene acqua
                         
      Alessandro Russo, Presidente di CAP Holding e
                         
       Michele Falcone, Direttore generale CAP Holding

                                                             e coordinatore task force CEEP

X Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume a Milano

Gentili Signore, gentili Signori,

 

Abbiamo il piacere di inviarVi il programma delle due giornate del X Tavolo
Nazionale dei Contratti di Fiume che si terrà a Milano i prossimi 15 e 16
ottobre 2015.

Il X Tavolo si concentrerà sulla “Buona governance” quale occasione di
miglioramento delle politiche sull’acqua, evidenziando il ruolo chiave delle
Regioni e delle comunità locali nel determinare il cambiamento.

Le due giornate di lavoro consentiranno ai partecipanti di avere una ampia
panoramica sulle esperienze in corso e sui risultati raggiunti dai Contratti di
Fiume, favorendo lo scambio di idee e testimonianze.

In allegato al presente invito trovate il documento "Definizioni e requisiti
qualitativi di base dei Contratti di Fiume".


A questo indirizzo web
http://www.ersaf.lombardia.it/servizi/eventi/dettaglio_iscrizione.aspx?ID=94

è possibile iscriversi alle sessioni dell’evento. Vi preghiamo di compilare la
scheda di iscrizione in ogni sua parte in modo tale da permetterci, nel caso vi
sia utile, anche l'invio di un pass per la giornata del 15 ottobre in EXPO
Milano 2015. 

A questo indirizzo www.contrattidifiume.it/2199,News.html è possibile trovare
tutte le informazioni pratiche per gli hotel ed i trasferimenti necessari per
raggiungere EXPO (prima giornata) e la sede di Regione Lombardia (seconda
giornata).
Grazie per la cortese attenzione.
Distinti Saluti


Endro Martini, Presidente  ALTA SCUOLA, Responsabile Premio Nazionale Contratti
di Fiume 2015
www.altascuola.org

martedì 6 ottobre 2015

NOVE ASSOCIAZIONI PROMUOVONO UNA PETIZIONE POPOLARE IL PRESIDENTE MATTARELLA DIFENDA IL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO


Comunicato stampa
La Petizione: http://bit.ly/SalviamoloStelvio

Da oggi è on-line sulle pagine web istituzionali e i siti social di 9 associazioni e su Change.org la petizione popolare contro lo smembramento del Parco nazionale dello Stelvio.

CTS, FAI, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, Touring Club Italiano, WWF nella Petizione rivolta al Presidente della Repubblica chiedono di non avallare con propri atti la Mal/Intesa sottoscritta l’11 febbraio scorso dal Ministero del’Ambiente, dalla Regione Lombardia e dalla Province autonome di Trento e di Bolzano sul parco nazionale dello Stelvio. Nel loro appello le associazioni chiedono che continui ad essere garantita una gestione autonoma, unitaria, nazionale dell’area protetta e si eviti di assecondare gli appetiti localistici contro natura dei cacciatori e di chi preferisce il grigio dell’asfalto e del cemento al verde di un’area protetta
Le Associazioni sostengono che con l’Intesa sottoscritta l’11 febbraio 2015 il Parco dello Stelvio difficilmente può ancora essere qualificato come nazionale. Due i motivi principali:
1) non esiste più una gestione affidata ad un ente nazionale autonomo con propria personalità giuridica, né una governance unitaria a tutela della natura; al contrario, le due Province di Trento e di Bolzano e la Regione Lombardia possono decidere di operare indipendentemente nelle loro rispettive zone di competenza;
2) nel comitato di coordinamento, che ha solo poteri generici di indirizzo, prevalgono gli interessi locali e non c’è alcuna vigilanza sulla gestione quotidiana dell’area protetta da parte dal Ministero dell’Ambiente.

Il Parco Nazionale dello Stelvio, istituito nel 1935, è uno dei parchi più antichi d’Europa ed il più esteso dell’arco alpino. Il Parco è nato per proteggere la fauna, la flora e i paesaggi del gruppo montuoso Ortles-Cevedale e le vallate alpine della Lombardia, Trentino e Alto Adige e per proteggere specie a rischio tutelate da convenzioni internazionali e dalle normative comunitarie come aquile, stambecchi, camosci, lupi e orsi, gipeti, galli cedroni, pernici bianche.


Roma, 5 ottobre 2015

Gli Uffici stampa di CTS, FAI, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness,  Touring Club Italiano, WWF

INCENDIO CORTEOLONA: PATTEGGIAMENTO E RITO ABBREVIATO CON CONDANNE A PENE CHE VANNO DA DUE A QUATTRO ANNI DI RECLUSIONE

Milano, 17 Maggio 2019                                                                       Comunicato stampa   ...