venerdì 28 novembre 2014

Tutto l’arco alpino si ribella all’idroelettrico selvaggio.



Comunicato Stampa e Invito


LUNEDI 24 NOVEMBRE  alle ore 11 presso il CSV
 
Legambiente della Valle d’Aosta indice una Conferenza Stampa per fare il punto della situazione sulle centrali idroelettriche

Petizione nazionale ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, al Parlamento e alle Regioni. E in Valle d’Aosta?

In tutte le regioni alpine (Friuli-Venezia-Giulia, Trentino Alto Adige, Veneto, Lombardia, Piemonte) è scoppiata la rivolta contro i prelievi indiscriminati di acqua dai fiumi, a favore delle centrali idroelettriche. Tutti i fiumi dell’arco alpino, e in particolare i torrenti alpini, sono ormai sistematicamente captati a più riprese, lungo tutto il percorso, e quindi deprivati della maggior parte della propria acqua, con gravi danni ambientali e paesaggistici.
Nei paesi e nelle vallate in cui questi prelievi provocano i maggiori danni anche economici, per il riflesso sull’indotto turistico, le popolazioni locali si stanno muovendo. Si sono costituiti dei Comitati, formati da ambientalisti, pescatori, amministratori, cittadini. Dall’unione di tanti movimenti e comitati e con il supporto delle maggiori associazioni ambientaliste (Legambiente, WWF, Mountain Wilderness, CIPRA, CIRF, CAI, LIPU,…)  è scaturito un appello:

APPELLO PER LA SALVAGUARDIA DEI CORSI DACQUA DALLECCESSO DI SFRUTTAMENTO IDROELETTRICO

L’appello è stato presentato a Roma il 28 ottobre scorso, durante una Conferenza presso la sala stampa di Montecitorio ai membri delle Commissioni Parlamentari competenti di Camera e Senato.

In sostanza si chiede al Ministero dello Sviluppo Economico, al Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Parlamento, alle Regioni e  al Segretariato della Convenzione delle Alpi:
- limmediata sospensione del rilascio di nuove concessioni e autorizzazioni per impianti idroelettrici, la revisione degli  strumenti  di incentivo e l’apertura di un tavolo di confronto a livello nazionale;
- che si considerino in modo esplicito gli impatti cumulativi dei progetti che incidono su uno stesso bacino imbrifero e che i corsi dacqua, in particolare quelli di montagna, vengano considerati un patrimonio di biodiversità, di valori ambientali e paesaggistici da tutelare, una risorsa preziosa per il paesaggio in grado di favorire un turismo ricreativo alternativo e meno impattante;
- che venga messo in discussione larticolato normativo secondo il quale le opere per la realizzazione degli impianti idroelettrici  sono di pubblica utilità, indifferibili ed urgenti.

Per presentare l’appello e fornire informazioni sul suo iter è stata invitata Lunedì 24 novembre ad Aosta una rappresentante dei Comitati che ha partecipato all’incontro di Roma:

Lucia Ruffato, presidente del Comitato Bellunese Acqua Bene Comune.

Sarà l’occasione per riflettere sullo stato dell’idroelettrico e sul suo futuro in Valle d’Aosta, in vista del termine, nel 2015, del blocco alla presentazione di nuove domande determinato dalla “moratoria” introdotta con la DGR n. 1253 del 15 giugno 2012.
Legambiente Valle d’Aosta intende fornire il proprio contributo nel percorso che dovrà essere avviato da parte della Regione per  individuare nuove norme che limitino i prelievi idroelettrici, al fine di salvaguardare i torrenti e i corsi d'acqua della nostra Valle.

Aosta, 19 novembre 2014   


Come è andata?

Nel 2015 scadrà la moratoria Viérin sulle centrali idroelettriche. A guardare con preoccupazione a quella data è Legambiente che oggi in una conferenza stampa ha denunciato il rischio che si arrivi ad un vero e proprio “saccheggio dell’idroelettrico”.
Ad oggi sono 226 gli impianti presenti in Valle d’Aosta che producono 530MW di energia. Dal maggio 2012, data di approvazione della delibera di Giunta che limita il rilascio di nuove concessioni di derivazione ad uso idroelettrico per almeno tre anni, all’ottobre 2014 la Regione ha rilasciato 50 nuove subconcessioni di cui nove relative a domande presentate dopo la delibera. 68 sono le domande giacenti e in corso di istruttoria. “E molte altre ne arriveranno da gennaio in poi” dice Rosetta Bertolin, vice presidente di Legambiente.
“Il provvedimento dell’Amministrazione regionale – spiega Alessandra Piccioni, Presidente del Circolo valdostano – non ha bloccato l’utilizzo di acqua già concessa, ci sono delle società che avevano già un impianto e che hanno chiesto di riturbinare l’acqua più in basso, anzi la moratoria è andata a cancellare alcune limitazioni".
L’Associazione chiede quindi alla Regione di “mettersi in regola” innanzitutto con la direttiva Ue “acque”.
Legambiente nei mesi scorsi ha scritto anche al Ministero dell’Ambiente segnalando come la Regione “non ha provveduto ad individuare le aree non idonee alla realizzazione degli impianti di produzione di energie idroelettrica, né ha previsto forme di tutela per le aree di maggior pregio ambientale o di maggiore fragilità idrogeologica”.

Per l’Associazione la battaglia principe in questo scenario è quella dell’Alpe Cortlys. “E’ il tipico torrente che verrebbe captato alla sorgente, in una zona di grande pregio ambientale. Se passasse questo principio tutti i nostri torrenti sarebbero a rischio” spiega Alessandra Piccioni.
Legambiente Valle d’Aosta è oggi una fra le centinaia di associazioni locali e nazionali ad aver aderito all’appello per la salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico. 
Il documento, presentato nelle scorse settimane a Roma, chiede l’immediata sospensione del rilascio di nuove concessioni, la revisione degli strumenti di incentivo, l’apertura di un tavolo di confronto a livello nazionale ma anche il superamento del Deflusso minimo vitale a favore del concetto di deflusso ecologico.
“Se è vero che l’energia idroelettrica contribuisce all’abbattimento delle emissioni di Co2 – sottolinea Lucia Ruffato Presidente del Comitato Bellunese Acqua Bene comune - il risultato finale non basta a compensare il miliardo di euro che i cittadini ogni anno danno ai costruttori per distruggere i nostri fiumi”.

di Silvia Savoye
24/11/2014

martedì 25 novembre 2014

Seveso, bene i cantieri per la sicurezza ma mancano regole idrauliche e urbanistiche

Milano, 25 novembre 2014                                                                                  Comunicato stampa


La regola di gestione deve assicurare che le vasche di Senago siano attive solo in ultima istanza

Disinquinamento del Seveso: la vera urgenza per Expo

Legambiente saluta con favore la notizia dei finanziamenti per la messa in sicurezza del bacino del Seveso, confermati oggi dal capo dell'Unità di Missione di Palazzo Chigi, Erasmo d'Angelis, presso la Commissione Ambiente del Comune di Milano. “E' davvero fondamentale che, finalmente, si veda la messa in sicurezza del Seveso in modo integrato con il risanamento ambientale delle acque e delle sponde del torrente: una sfida che la metropoli milanese attende da decenni e che vorremmo diventasse impegno solenne per fare del Seveso la vera via d'acqua di Milano, al posto di quella che non si è riusciti a realizzare per Expo”.

Ma Legambiente mette anche in guardia da facili professioni di fede verso infrastrutture pur importanti quali sono le vasche di Senago: opere che, singolarmente, sono sicuramente insufficienti a far fronte agli eventi più gravi e che rischiano di diventare rapidamente obsolete se non si ferma la cementificazione del territorio. “I disastri del Seveso non sono calamità naturali, ma il risultato di decenni di caos urbanistico, c'è bisogno di nuove regole e della possibilità di farle rispettare - dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - questo sia per fermare il consumo di suolo nel bacino idrografico, ripristinando le distanze di sicurezza tra edifici e corso d'acqua, sia per regolare il funzionamento del sistema delle vasche: occorre che il sistema della laminazione venga realizzato nella sua interezza, e che la regola di gestione degli invasi imponga l'utilizzo delle vasche di Senago solo in ultima istanza, in occasione degli eventi più gravi”.

L’ufficio stampa Legambiente Lombardia 02 87386480

BILANCIO SULLA SICUREZZA IDRAULICA DEL FIUME LAMBRO


Spettabile CRONACA LOCALE


Nella settimana compresa tra il 12 ed il 16 Novembre, il Lambro ha dimostrato quanto anche il nostro territorio sia sotto la “Spada di Damocle” del rischio idrogeologico.
Oltre 70 mm di pioggia, in ciascuna delle due mezze giornate del 12 e del 15, hanno portato, con una impressionante velocità, all’innalzamento del livello del nostro fiume. All’idrometro di Peregallo il livello delle acque del Lambro è salito, nelle stesse frazioni di tempo, con altrettanta velocità, raggiungendo l’eccezionale quota di quasi 3 metri sopra lo zero idrometrico. Con gli ulteriori contributi degli sfioratori della rete fognaria monzese le acque del Lambro hanno allagato i prati del Parco, le solite strade cittadine, e le case di molti monzesi. Il traffico automobilistico è impazzito e la Protezione Civile è stata impegnata duramente.
Occorre agire in fretta per porre in sicurezza la nostra città. Non è con le sole opere idrauliche di un milione di Euro, spesi in cemento e in argini artificiali, che si possono prevenire danni maggiori. Occorre instaurare un diverso rapporto con l’ambiente e una più accorta politica urbanistica a livello cittadino e sovraccomunale. In una provincia con oltre il 60% di territorio urbanizzato è ovvio che la maggior parte della pioggia finisca direttamente nei corsi d’acqua (finché riescono a recepirle poi vanno nelle strade e nelle case). Occorre dire stop al consumo di suolo, ripristinare terreno permeabile nelle aree industriali recuperate e procedere con il potenziamento degli impianti che smaltiscono le acque meteoriche. Occorre restituire al fiume i suoi spazi o recuperarne di nuovi, evitando di far costruire vicino al Lambro. Bisogna altresì che, nel nuovo PGT, siano previste ampie fasce di rispetto per tutti i corsi d’acqua cittadini, naturali o artificiali, in quanto trattasi di importanti beni paesaggistici. A quante altre alluvioni dovremo assistere prima che il rischio idrogeologico in Monza sia ridotto a livelli accettabili ?
La nostra oasi di piazza Castello è stata tutta sommersa da oltre 150 centimetri d’acqua lasciandoci in ricordo tanti rifiuti, raccolti nell’alveo a monte perché abbandonati dall’uomo. Molti alberi e arbusti sono stati abbattuti; le ringhiere, posizionate per la sicurezza dei fruitori, sono state divelte; i prati erosi e alcuni argini modificati dalla forza dell’acqua. Anche una parte delle nostre attrezzature è stata portata via dalla violenza del Lambro, ma l’acqua non è entrata nelle case di piazza Castello. (alleghiamo foto).



 Monza, 22.11.2014

C.p.c.: Sindaco di Monza
                                                                                                             LEGAMBIENTE
                                                                                                      Circolo A. Langer - Monza

giovedì 20 novembre 2014

SEVESO. DE CESARIS E MARAN: "BENE IL GOVERNO. PRONTI A PARTIRE CON LE OPERE"


Milano, 20 novembre 2014 - Oggi il governo, nell’incontro tenutosi a Palazzo Chigi sul dissesto idrogeologico, ha confermato il finanziamento degli 86,7 milioni di euro necessari, insieme ai 20 milioni già stanziati dal Comune di Milano e ai 10 milioni garantiti dalla Regione Lombardia, alla realizzazione del progetto di difesa idraulica e di depurazione delle acque del Seveso. La costruzione delle vasche di laminazione partirà, dunque, nei tempi prestabiliti. Il primo cantiere sarà quello di Senago, che si aprirà a giugno 2015.
L’esecutivo ha anche ribadito la propria disponibilità a finanziare le opere di contenimento del Lambro, il cui progetto di messa in sicurezza dovrà essere presentato dalla Regione Lombardia entro il 4 dicembre.
Inoltre, ai Comuni italiani colpiti dal dissesto idrogeologico sarà garantita la copertura dei costi di progettazione delle opere di messa in sicurezza del territorio, che per l’80% del loro valore saranno svincolate dal Patto di Stabilità. Infine, il ministero dell’Ambiente stanzierà un fondo di 10 milioni di euro per aiutare i sindaci nelle opere di abbattimento degli edifici realizzati in aree a rischio.

Soddisfazione da parte del vicesindaco di Milano Ada Lucia De Cesaris e dell’assessore alla Mobilità e Ambiente Pierfrancesco Maran: “Una riunione concreta ed operativa – hanno commentato - che certifica definitivamente che vi sono le risorse per realizzare il piano nella sua interezza. Piano predisposto grazie alla forte collaborazione tra Comune e Regione, e che oggi quindi non ha più ostacoli per essere realizzato”.

Fonte: Comune di Milano -Ufficio Stampa 

Consumo di Suolo: la Lombardia spalanca le porte alla speculazione

Milano, 18 novembre 2014                                                                               Comunicato stampa


Nella legge in discussione non c'è traccia di soglie e disincentivi alle urbanizzazioni in terreni agricoli, e nessun incentivo per la rigenerazione urbana: solo procedure agevolate per realizzare rapidamente le previsioni espansive dei piani di governo del territorio



“La legge regionale sul consumo di suolo va rivista in tutti i suoi fondamentali, diversamente è carta bianca per la cementificazione. E per la cementificazione peggiore, quella che occupa superfici agricole per interventi edilizi di dubbia qualità, con investimenti alimentati da capitali di provenienza incerta”. Legambiente sintetizza così, per voce del presidente regionale Damiano Di Simine, la posizione espressa questa mattina dal presidio di oltre duecento persone, tra ambientalisti, agricoltori, esponenti di Libera e delle ACLI, davanti alla sede del Consiglio Regionale lombardo in procinto di votare la legge sul consumo di suolo. Presidio che si svolgeva mentre giungeva l'ennesima notizia di arresti legati al crimine mafioso che ormai ha messo solide radici in Lombardia. “La dolorosa vicenda di Expo ci ha insegnato che la mafia non può essere combattuta solo con uno sforzo solitario di Magistratura e Forze dell'Ordine: occorre anche un contesto sociale e istituzionale che scoraggi gli investimenti mafiosi. Purtroppo la legge in discussione va in direzione opposta, promuovendo un termine per l'occupazione di suoli agricoli: significa trasformare gli esosi e irrealistici ampliamenti previsti dai piani urbanistici dei comuni in zone franche in cui attuare investimenti immobiliari a pronto effetto e ad alto rischio, in cui, vista l'attuale contingenza di mercato, potrebbero facilmente introdursi imprese che godono del privilegio dell'accesso agevolato a capitali derivanti da riciclaggio”.

Tornando alle ragioni della protesta di oggi, Legambiente sottolinea la trasversalità dei sottoscrittori dell'appello, a cui hanno aderito decine di docenti universitari degli atenei lombardi e le rappresentanze delle professioni tecniche più legate al governo del territorio: architetti e pianificatori, agronomi e forestali, geologi, oltre a firme più tradizionali legate al mondo agricolo e alle associazioni ambientaliste, dalla LIPU al Touring Club. “La vasta e qualificata adesione al nostro appello significa che con il consumo di suolo non si scherza, non c'è più né il tempo né lo spazio fisico per fare concessioni indebite all'abuso di suoli liberi, che restano la risorsa naturale più preziosa della nostra regione, e il presidio più importante per prevenire e gestire il rischio connesso con gli eventi climatici. La Lombardia, che per prima aveva introdotto nel proprio ordinamento il principio che il suolo è un bene comune, deve ripartire da qui, scrivendo una legge che impedisca la trasformazione irreversibile dei suoli agricoli. Per fare ciò, incentivi e semplificazioni devono rivolgersi agli interventi di qualità che recuperano e riabilitano la città già costruita. Siamo sempre stati e restiamo disponibili a partecipare in modo propositivo alla costruzione di un simile percorso di riforma, ma per questo occorre ritirare il progetto di legge e sottrarre la discussione sul consumo di suolo dalle contese e dai delicati equilibri di forza che tengono insieme la maggioranza di Palazzo Lombardia”.

A chi, Maroni in prima fila, sostiene che la legge non favorirà il consumo di suolo, Legambiente risponde senza perifrasi: “Prima di parlare, legga il testo della norma scritto dai suoi colleghi di maggioranza. Se c'è qualche punto poco chiaro, siamo disposti a spiegarglielo personalmente”.

L’Ufficio stampa Legambiente Lombardia 02 87386480

lunedì 17 novembre 2014

Legge ammazzasuolo - tutti in piazza

Tutti in piazza martedì 18 novembre 2014 alle ore 10,00 davanti al Pirellone, sede del consiglio regionale a manifestare contro questa assurda legge regionale in discussione in Consiglio.



APPELLO
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E AI CONSIGLIERI REGIONALI LOMBARDI
Signor Presidente, signore e signori componenti dell'Assemblea legislativa lombarda,
nelle prossime ore dovrete esprimervi sul progetto di legge recante 'Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato'.

Si tratta di un testo che ci lascia sconcertati, per la palese contraddittorietà tra titolo e dispositivo della norma.
Il riferimento è in primo luogo alla norma transitoria (art. 5) che dispone un periodo di moratoria durante il quale sono fatte salve tutte le previsioni dei piani urbanistici vigenti (stimate nell'ordine di 55.000 ettari di nuove urbanizzazioni su suoli agricoli!), stabilendo un limite di tre anni per il convenzionamento degli interventi attuativi, a cui per di più vengono concesse agevolazioni (rateazione degli oneri) e accelerazioni procedurali, prevedendo una straordinaria facoltà di interventi sostitutivi in caso di mancato rispetto dei ristretti tempi di istruttoria comunale.

Intento della legge non pare quello di contenere l'urbanizzazione espansiva, ma di fornire un formidabile impulso alla concretizzazione di diritti edificatori, in una contingenza di mercato in cui molte imprese rischiano con ciò di incorrere in sovraesposizioni debitorie e rischi di fallimento. Potrebbe persino accadere che tra le imprese in grado di avvalersi della norma possano annoverarsi quelle che gravitano nella contiguità della criminalità organizzata, tra le poche in grado di disporre di adeguata provvista finanziaria, ancorchè di provenienza illecita, per investimenti ad elevato rischio.

Rileviamo poi tra le incongruenze l'esclusione dalla contabilità del consumo di suolo delle opere pubbliche o di interesse pubblico, come se tale attributo bastasse a certificare l'assenza di impatti: una norma illogica oltre che contrastante con il diritto comunitario, l'interesse pubblico non può infatti giustificare l'indiscriminato abuso di risorse naturali o la localizzazione in aree incompatibili, o il mancato ricorso a misure di mitigazione e compensazione ambientale.

Ancora, segnaliamo la devitalizzazione di quel timido ma prezioso disincentivo al consumo di suolo costituito dall'art. 43bis della l.r. 12/2005 che, nel fissare una maggiorazione d'oneri per le trasformazioni urbanistiche di terreni agricoli 'allo stato di fatto', ha permesso di alimentare il fondo regionale aree verdi, destinato a finanziare interventi in aree protette: la sostituzione dell'espressione 'allo stato di fatto' con le definizioni del tutto aleatorie introdotte dal PdL (in virtù delle quali sono agricole solo le aree azzonate come tali) rende inapplicabile tale disposizione in tutti i casi di interventi edilizi coerenti con le previsioni urbanistiche.

Da questa non certo esaustiva premessa comprenderete come la norma appaia tutt'altro che scontata nei suoi effetti, e potenzialmente controproducente agli obiettivi dichiarati. Rileviamo che l'estrema rapidità con cui essa è stata sottoposta e dibattuta ha impedito anche di utilizzare gli strumenti conoscitivi e previsionali che avrebbero potuto essere messi in campo dalle strutture di valutazione tecnica e giuridica di cui lo stesso Consiglio Regionale si è dotato. Siamo così in presenza di un DdL che nella migliore delle ipotesi non innova il quadro legislativo nè introduce misure efficaci per limitare il consumo di suolo. Nella peggiore delle ipotesi, che reputiamo estremamente probabile, questa norma rischia di essere perfino profondamente peggiorativa del quadro attuale.

Ciò di cui invece sentiamo il pressante bisogno sono urgenti provvedimenti economici e regolativi diretti a sostenere e agevolare il recupero e la rigenerazione degli spazi urbani degradati, sottoutilizzati o dismessi, vera problematica attuale dei nostri centri urbani; questo anche attraverso apposizione di maggiori oneri sulla trasformazione di aree libere e, al contrario, alleggerimenti fiscali e procedurali per la trasformazione di aree già edificate e da riqualificare.
Per questo ci appelliamo alla vostra autonomia intellettuale e politica, affinché vogliate attivarvi per un rinvio della votazione finalizzato a una seria e trasparente ponderazione degli effetti che questa norma è in grado di produrre.
Milano, 17 novembre 2014
Sottoscrivono il presente appello, in rappresentanza delle rispettive organizzazioni,
Valentina Mutti, ACLI Anni Verdi Ambiente
Emanuele Patti, ARCI Milano
Dante Perin, Associazione DESR Parco Agricolo Sud Milano
Renato Aquilani, Associazione per il Parco Agricolo Sud Milano
Angelo Proserpio, Associazione Uomo e Territorio Pro Natura
Andrea Arcidiacono, Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo
Dario Olivero, CIA provinciale Milano, Lodi, Monza e Brianza
Angelo Monti, Consulta Regionale Lombarda degli Ordini degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori.
Marilena Ballestriero, Coordinamento dei comitati lombardi Forum Salviamo il Paesaggio
Renata Lovati, Donne in Campo CIA Lombardia
Oreste Magni, Ecoistituto della Valle del Ticino
Luca Imberti, INU Lombardia
Rossana Bettinelli, Italia Nostra Regione Lombardia
Damiano Di Simine, Legambiente Lombardia
Massimo Soldarini, LIPU Birdlife international
Adriano Licini, Mountain Wilderness Gruppo Regionale Lombardia
Vincenzo Giovine, Ordine dei Geologi della Lombardia
Carlo Negrini, Osservatorio del paesaggio dell'Oltrepò Mantovano

Aderiscono inoltre
Prof. Claudio Arbib, Università dell'Aquila
Prof. Alessandro Balducci, Politecnico di Milano
Prof. Stefano Bocchi, Università degli Studi di Milano
Prof Giuseppe Bogliani, Università di Pavia
Prof. Luca Bonardi, Università degli Studi di Milano
Prof. Roberto Camagni, Politecnico di Milano
Prof. Edoardo Croci, IEFE Università Bocconi
Prof. Marco Frey, Scuola Superiore S.Anna di Pisa
Prof. Fabio Iraldo, Università Bocconi
Prof. Eliot Laniado, Consiglio Nazionale delle Ricerche
Prof. Arturo Lanzani, Politecnico di Milano
Prof. Sergio Malcevschi, Università degli Studi di Pavia
Prof. Stefano Pareglio, Università Cattolica del Sacro Cuore
Prof. Roberto Spigarolo, Università degli Studi di Milano
Prof. Gabriele Pasqui, Politecnico di Milano
Prof. Paolo Pileri, Politecnico di Milano
Prof. Marcella Schmidt di Friedberg, Università di Milano Bicocca