venerdì 29 aprile 2016

Schiume nel fiume Olona ESPOSTO DI LEGAMBIENTE ALLA PROCURA DI BUSTO ARSIZIO

MILANO, ‪29 APRILE 2016                                                            COMUNICATO STAMPA

Da 15 giorni nel corso d’acqua galleggiano sostanze marroni e bolle anomale

Da due settimane i cittadini residenti nell’area del fiume Olona tra Fagnano e Solbiate segnalano schiume molto più evidenti del normale, spume di colore marrone e bolle che galleggiano in superficie e arrivano fino al comune di Rho all'imbocco del canale scolmatore, le cui acque giungono fino al Ticino.

“Lo sversamento di sostanze chimiche nel fiume Olona non è un evento nuovo, purtroppo – sottolinea Lorenzo Baio, settore acqua di Legambiente Lombardia – il fenomeno si è, però, acuito nel periodo tra il 13 e il 24 aprile, come testimonia la documentazione fotografica fornitaci grazie al costante e attivo presidio del territorio da parte dei cittadini, delle associazioni locali e del circolo di Legambiente Valle Olona. Gli scatti dimostrano uno stato delle acque in peggioramento e pertanto sollecitiamo un intervento da parte della autorità competenti, ma un'attenzione maggiore anche da parte dei comuni rivieraschi affinché sia avviato un processo d’indagine per individuare la causa di queste schiume”.

A tal proposito Legambiente ha inviato oggi un esposto formale alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio segnalando il problema e chiedendo un’azione urgente, al fine di determinare l’origine di tali sostanze, con espressa istanza di valutare la possibile qualifica dell’associazione come parte offesa qualora fossero riscontrati reati di tipo ambientale.
L’Arpa nei giorni scorsi è intervenuta per prelevare un campione delle schiume nei pressi dello stabilimento della ex Sir a Solbiate Olona. Restiamo in attesa di sapere la composizione del materiale raccolto.



Ufficio stampa Legambiente LombardiaSilvia Valenti
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mercoledì 27 aprile 2016

Ecogiustizia è fatta. I delitti contro l'ambiente nel codice penale

Legambiente Lombardia e le ACLI Milanesi invitano al convegno "Ecogiustizia è fatta. I delitti contro l'ambiente nel codice penale"

giovedi 28 aprile alle 17,30
presso la sede delle Acli Milanesi
via della Signora 3, Salone Clerici

Ne parleranno:
Stefano Ciafani, Direttore nazionale di Legambiente
Roberto Pellicano, Sostituto Procuratore di Milano
Miriam Cominelli, Commissione Ambiente Camera dei Deputati (PD)
Massimo De Rosa, Commissione Ambiente Camera dei Deputati (M5S)
Sergio Cannavò, Centro di Azione Giuridica di Legambiente
Paolo Petracca, Presidente ACLI Milanesi

Modera:
Barbara Meggetto, Presidente Legambiente Lombardia


IN ALLEGATO: Comunicato stampa con i dati relativi agli ecoreati riscontrati nei primi 8 mesi dall'introduzione della nuova legge e le indagini in Lombardia



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martedì 19 aprile 2016

Progetto “L’Olona entra in città”: sporchiamoci le mani, è ora di piantare!

MILANO, 19 APRILE 2016                                                                                                 COMUNICATO STAMPA


300 nuovi alberi piantati dagli alunni dell'Istituto Comprensivo Fabrizio De Andrè lungo il fontanile Serbelloni


Martedì 19 aprile gli alunni dell’Istituto Comprensivo De Andrè hanno partecipato all’iniziativa di piantumazione collettiva “Sporchiamoci le mani, è ora di piantare!”, collegata al progetto “L’Olona entra in città”. Insieme ai Comuni di Rho e Pregnana M.ne, ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste) in collaborazione con DAVO e Legambiente e grazie alle associazioni locali, due classi, una IV e una V, della scuola primaria De Andrè hanno messo a dimora più di 300 nuovi alberi presso la testa del fontanile Serbelloni: il primo passo per costruire i nuclei dei nuovi boschi del Parco del Basso Olona.
Con l'appuntamento di "piantumazione condivisa" continua il lungo percorso finalizzato al ripristino delle connessioni ecologiche tra il parco sovracomunale del Basso Olona e le adiacenti aree protette (Parco del Roccolo e Parco Agricolo Sud Milano).
Dichiarano l’Assessori del Comune di Rho, Gianluigi Forloni, e l’Assessore del Comune di Pregnana M.se, Angelo Bosani: “A noi piace molto il titolo di questa iniziativa: sporchiamoci le mani! Ci ricorda che le cose non si fanno da sole e che senza un impegno concreto e diretto da parte di tutti (istituzioni, associazioni, cittadini) è impensabile raggiungere e mantenere impegni ambiziosi come quelli che abbiamo enunciato. Anche lo scorso 10 Aprile ci siamo sporcati le mani pulendo insieme ai ragazzi del Majorana i boschi del PLIS: non sporcare è facile, mentre pulire dopo aver sporcato costa molta più fatica. L’iniziativa di oggi conferma il messaggio: occorre prendersi cura dell’ambiente, impegnarsi, fare ognuno la propria piccola parte. Metaforicamente, se ognuno di noi si impegna a piantare e curare un solo albero, tutti insieme avremo creato un bosco.”
L'appuntamento odierno fa parte di un articolato progetto per la realizzazione della riqualificazione ambientale e della connessione ecologica dal nome "L’Olona entra in città", che beneficia di contributi di Fondazione Cariplo ed EXPO, ed ha unito diversi enti attuatori: amministrazioni pubbliche di Rho e Pregnana, ERSAF, Distretto Agricolo Valle Olona e Consorzio Fiume Olona insieme a realtà associative, come Legambiente Lombardia. Nello specifico, in questo ambito, ERSAF eseguirà la piantumazione di aree private a nord dell’imbocco del Canale Scolmatore di Sud Ovest creando un vero e proprio bosco misto, casa per la biodiversità locale. In totale verranno piantati circa 8.000 tra alberi e arbusti appartenenti a specie autoctone, a formare siepi e filari (nello specifico si tratta di oltre 7.000 piantine forestali e 600 piante già sviluppate in altezza, che verranno utilizzate per realizzare 1 km di nuove siepi e nuovi boschi per 2,7 ettari, ed inoltre saranno impiegate per la riqualificazione forestale di altri 1,9 ettari e la riqualificazione di 5,7 km di corsi d’acqua). E' incluso il ripristino della roggia molinara e lo scavo del riale, lo storico canale che tornerà a portare l’acqua ai campi a sud del Molino Prepositurale di Rho e a un’area umida, anch’essa da realizzare.
«ERSAF ben volentieri si è sporcato, si sporca e si sporcherà le mani per piantare alberi! – ha commentato la presidente dell’ente regionale Elisabetta Parravicini – Il lavoro sull’Olona fa parte di una convenzione stipulata nel 2013 con EXPO in base alla quale ERSAF è stato incaricato di realizzare 17 progetti di compensazione e riqualificazione ambientale. E’ questo uno degli interventi più complessi e articolati, non solo per la varietà delle operazioni, ma soprattutto per la modalità di lavoro qualificante e partecipata. Non un euro è stato speso per l’acquisizione dei terreni, che sono stati messi a disposizione anche da privati, che come noi credono fortemente non solo in una valenza naturalistica degli interventi, ma anche nell’occasione di ridare dignità a questi territori di grande tradizione agricola. Per questo va a tutti il mio sincero ringraziamento”.
"Abbiamo voluto collaborare all'iniziativa - dichiara Barbara Meggetto Presidente Legambiente Lombardia - per creare un momento pubblico, dedicato ai ragazzi, dove mostrare come è importante darsi da fare per aiutare la natura, sposando l'idea che, tanto più la comunità verrà coinvolta, maggiore e più duraturo sarà il legame verso il parco ed i nuovi boschi piantati.
Temporalmente a seguire partiranno gli interventi finanziati da Fondazione Cariplo e promossi dai partner di progetto (Comuni di Rho e Pregnana M.se e Legambiente Lombardia) con il supporto del Distretto Agricolo della Valle Olona e del Consorzio Fiume Olona. Tali interventi, che coinvolgono sempre il territorio del Parco del Basso Olona, prevedono invece la creazione di nuove aree umide per anfibi e libellule, la riqualificazione forestale lungo il Canale scolmatore e a scendere fino alla frazione di Lucernate, la creazione di un passaggio faunistico sotto via Pregnana, ma soprattutto la riqualificazione della testa del Fontanile Serbelloni e della ex-cava limitrofa con l’aggiunta di nuovi elementi forestali e di prati fioriti.

Il Presidente di DAVO, Giuseppe Caronni, conclude:

“La realizzazione del progetto Expo/ERSAF è la dimostrazione che solo con l’aggregazione è possibile ottenere risultati importanti. Grazie al contributo di ERSAF, della Regione, dell’amministrazione comunale, di Legambiente e degli agricoltori del distretto che rappresento, quello che poteva sembrare solo un sogno si sta realizzando. Gli agricoltori del distretto hanno partecipato con entusiasmo e generosità al percorso che ha portato alla realizzazione di quanto siamo orgogliosi di offrire ai nostri concittadini. Il mondo agricolo è protagonista della riqualificazione della Valle Olona e così come già realizzato nel parco dei mulini anche in pianura olona l’agricoltura è produzione e ambiente, le nostre aziende inizieranno a breve le opere idrauliche, si riaprirà lo storico Riale per portare acqua a quadri antichi e sarà la stessa acqua che alimenterà la zona umida, saremo parte attiva nella futura gestione/manutenzione delle opere”.

A questo link è possibile scaricare alcune fotografie in alta risoluzione della giornata: https://we.tl/CPUOj0pKBI









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lunedì 18 aprile 2016

Baranzate FONTANILE TESTA DI VIALBA, SCOPERTA OPERA MURARIA DURANTE GLI SCAVI DEL CANTIERE DELLA RHO-MONZA

MILANO, 18 APRILE 2016                                                                              COMUNICATO STAMPA

Legambiente: “La Soprintendenza dei Beni Culturali di Milano intervenga per tutelare l’opera”

Nell'ambito dei lavori di realizzazione della strada complementare Rho-Monza, è venuto alla luce un rilevante manufatto architettonico storico in corrispondenza della testa del fontanile detto 'Testa di Vialba', da tempo inattivo. Il cantiere era già stato fermato a seguito di un esposto alla Polizia provinciale e al Corpo Forestale in data 8 aprile 2016 da parte di Legambiente, in quanto i lavori di realizzazione della strada stavano coprendo la risorgiva. Le successive opere di escavazione per liberare dalla terra la testa del fontanile hanno rivelato l’inusuale struttura nel comune di Baranzate (MI), a sud dell'incrocio tra via Piave, via Don Uboldi e via Milano.

«È grave che il comune di Baranzate abbia sottovalutato i vincoli presenti nel proprio territorio! – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – il PGT prevede, infatti, una fascia di tutela assoluta di 50 mt attorno al fontanile che è stata totalmente disattesa. Le risorgive sono una risorsa strategica del paesaggio lombardo e vanno tutelate anche dal punto di vista architettonico. Per questo abbiamo chiesto l'intervento della Soprintendenza dei beni culturali di Milano, affinché venga salvato e individuato come bene monumentale l'intera area della testa del fontanile».

Si tratta di un'importante opera in mattoni, concepita a coronamento e contenimento delle sponde della testa del fontanile, composta da un semicerchio di circa 15 metri, dotata di nicchie sormontate da archi che, presumibilmente, dovevano dare accesso alle pozze sorgive poste al piede dello scavo. L'opera muraria appare in buone condizioni di conservazione, ma ha subìto interventi recenti di manomissione attraverso lo smantellamento di una porzione della struttura per la posa di una tubazione per lo scarico delle acque, contestualmente al cantiere della nuova viabilità. I lavori sono tuttavia ancora in corso, pertanto è urgente un intervento che possa impedire la perdita definitiva del bene.

La delicatezza del sito del fontanile era già stata rilevata e segnalata, anche con chiare istanze di verifica e di modifica dello sviluppo progettuale sia da parte dell’amministrazione comunale di Baranzate che aveva stabilito una formale tutela alla “fascia di rispetto della testata del fontanile, che risulta interdetta all'edificazione”, sia da parte di Regione Lombardia che da parte del Ministero dell'Ambiente di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in sede di osservazioni allo studio d’impatto ambientale del lotto 3 (variante di Baranzate) della Rho-Monza, dove si chiedeva di formulare “una soluzione progettuale alternativa che miri alla tutela del locale sistema di fontanili, in particolare il Testa di Vialba”. Osservazioni evidentemente non tenute in considerazione, se è vero che solo in extremis l'intervento di cittadini, nonché l’esposto formale di Legambiente reso alle autorità di polizia locale e forestale, ha impedito la colmata della testa del fontanile arginando solo momentaneamente il rischio di danni ancora più gravi.

In allegato: fotografia del complesso scattata in data 15 aprile 2016 nell'ambito del cantiere



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manufatto fontanile testa vialba.png

Referendum trivellazioni

Roma, 17 aprile 2016                                    Comunicato stampa


Legambiente: “Non sarà il mancato raggiungimento del quorum a salvare le fonti fossili
Ora spetta al Governo rispettare gli impegni presi alla Cop 21 di Parigi e avviare
una nuova stagione incentrata sulle fonti rinnovabili”

Nonostante le difficoltà ai seggi, la disinformazione e gli inviti all’astensione
 Una straordinaria mobilitazione dal basso ha portato milioni di italiani al voto

“Il quorum non è stato raggiunto ma di due cose siamo certi. La prima è che la proroga senza limiti delle concessioni per l’estrazione di petrolio e gas rimane una colossale ingiustizia, in contrasto con le regole del diritto UE sulla libera concorrenza. La seconda, è che non sarà certamente il mancato raggiungimento del quorum a fermare un cambiamento del modello energetico che sta già mettendo le fonti fossili ai margini, perché esiste un altro scenario più conveniente, pulito, democratico. La nostra battaglia continua e la straordinaria mobilitazione dal basso organizzata in poche settimane, malgrado disinformazione e inviti all’astensione, dimostra il consenso di cui gode tra i cittadini il tema dello sviluppo sostenibile, per combattere i cambiamenti climatici e far crescere le energie pulite”.

Questo il commento della presidente di Legambiente Rossella Muroni ai risultati del referendum sulle trivellazioni. La campagna referendaria, secondo l’associazione ambientalista ha messo in evidenza come l'ambiente sia diventato oggi una questione centrale per i cittadini e trasversale agli schieramenti politici. Il Governo Renzi, malgrado gli inviti all’astensione e le politiche a favore delle fonti fossili, dovrà prenderne atto e accelerare sulle scelte di tutela degli ecosistemi e di sviluppo incentrato sulle fonti rinnovabili. L’Italia possiede  oggi risorse naturali e opportunità per ridurre l'utilizzo di petrolio e gas puntando sulle alternative realmente competitive ma bloccate da politiche miopi e sbagliate: l’autoproduzione da energie rinnovabili, il
biometano, l'efficienza energetica.

Legambiente annuncia quindi che nei prossimi giorni presenterà una denuncia alla Commissione europea contro la norma che concede concessioni illimitate per le estrazioni di petrolio e gas. Continuerà la battaglia affinché si intervenga da subito sulle numerose criticità emerse rispetto alle attività estrattive in mare, a partire dalla dismissione delle piattaforme che già oggi non sono più attive e per stabilire royalties giuste per tutte le attività estrattive, cancellando un sistema iniquo per cui larga parte delle concessioni non paga le royalties e chi lo fa le deduce dalle tasse. In tutto il mondo si sta andando verso una tassazione legata alle emissioni di gas serra per spingere gli investimenti verso l’efficienza e il nostro Paese avrebbe tutto l'interesse ad andare in questa direzione cancellando privilegi assurdi per i petrolieri.

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venerdì 15 aprile 2016

La Riqualificazione Fluviale come approccio integrato per la gestione dei corsi d’acqua e del territorio

Politecnico di Milano - aula T02 - Via Bonardi 9, Milano
3 maggio 2016, ore 15:00

CONTENUTI


Nel quadro di un rischio di alluvioni crescente e di una qualità ambientale in declino, la legislazione europea e nazionale chiedono di adottare un approccio integrato alla gestione dei corsi d’acqua e del territorio, capace di creare sinergie tra i diversi obiettivi e ridurre i conflitti. La riqualificazione fluviale può avere un ruolo chiave nel conciliare gli obiettivi previsti da diverse Direttive Europee, in particolare tra Direttiva Acque (2000/60/CE) e Direttiva Alluvioni (2007/60/CE). Ma cosa significa nella pratica riqualificare i corsi d’acqua? Quali sono le opportunità di farlo in Italia? Quali i finanziamenti previsti? Con questo workshop, rivolto ad un ampio pubblico di giovani studenti, ricercatori e professionisti*, si introdurrà l’approccio della riqualificazione fluviale, attraverso un excursus sui suoi principi fondanti, sulle principali tipologie di interventi, in particolare in relazione alle strategie di mitigazione del rischio di alluvioni e di adattamento ai cambiamenti climatici; verranno discussi esempi applicativi di interventi integrati e strumenti di valutazione economica dei benefici della loro applicazione.

PROGRAMMA
Ore 15:00 - Apertura dei lavori
Ore 15:10 - Introduzione alla riqualificazione fluviale: principi, approccio, metodologie e
obiettivi – Laura Leone (CIRF)
Ore 15:40 – Alluvioni d’Italia – Prof. Renzo Rosso (PoliMi)
Ore 16:10 - Gli interventi integrati per la riduzione del rischio di alluvioni e il miglioramento
degli ecosistemi acquatici – Andrea Goltara (CIRF)
Ore 16:40 - Analisi economica e servizi ecosistemici: come valutare i benefici delle misure di
riqualificazione fluviale – Alessandro de Carli (AIAT – STR Lombardia)
Ore 17:10 - Domande e discussione aperta con i partecipanti
Ore 18:00 - Chiusura dei lavori
Per esigenze organizzative si richiede di confermare la propria partecipazione inviando un’mail all’indirizzo info@cirf.org

Il Workshop è cofinanziato dalla Fondazione CARIPLO attraverso il progetto "LINFA - Local
Information, Networking, Facilitation and Action".

Visita il sito www.cirf.org per tutte le informazioni!

Referendum abrogativo di domenica 17 aprile DECALOGO DELLE MOTIVAZIONI PER VOTARE Sì

MILANO, 15 APRILE 2016                                                                                                    COMUNICATO STAMPA


Legambiente: “Fermando le trivellazioni in mare non si rinuncia ad una risorsa strategica e non si perdono posti di lavoro, ma si può dare impulso agli investimenti sulle energie rinnovabili

Domenica oltre 46milioni di italiani sono chiamati al voto per il Referendum sulle trivelle. Per la prima volta in Italia il referendum è stato richiesto congiuntamente da 9 Regioni. L’unico quesito sul quale gli italiani sono chiamati ad esprimersi, superstite di un pacchetto di 6 inizialmente proposti ma non approvati, riguarda le concessioni di trivellazioni per l’estrazione di petrolio e gas in mare entro le 12miglia. Il testo che domenica si troveranno davanti sulla scheda gli aventi diritto al voto richiede l’abrogazione dell’art. 6 comma 17 della Legge n. 208 del dicembre 2015 che attualmente prevede la possibilità di proroga delle scadenza delle concessioni per 44 giacimenti attivi nelle acque territoriali italiane. Il referendum chiede di porre un termine chiaro alle estrazioni.

«E' assurdo pensare all'astensione come l'estensione di un diritto – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – assumerci una responsabilità come cittadini su un tema ambientale è un dovere prima ancora che un diritto. Non lasciamo in mano alle compagnie petrolifere il futuro del nostro mare. Con una concessione illimitata potremmo trovarci di fronte tra 20anni a una serie di cadaveri industriali, eredità di un futuro in estinzione. Il petrolio è una fonte in esaurimento: noi votiamo Sì pensando ad un futuro di energie rinnovabili e diffuse».

Ecco un decalogo sulle motivazioni del Comitato Vota Sì Ferma le Trivelle, di cui Legambiente fa parte:
1.    Dare una scadenza certa alle trivelle: la vittoria del referendum cancellerà l’ennesimo regalo fatto alle compagnie petrolifere grazie all’approvazione della Legge di Stabilità 2016 che concede loro di estrarre petrolio e gas nei nostri mari entro le 12 miglia senza limite di tempo. Se vince il Sì verrà ristabilita la norma precedente che prevede una scadenza temporale per ogni concessione.
2.    Non si rinuncia ad una risorsa strategica: l’apporto delle attività estrattive entro le 12 miglia marittime in Italia è pari al 3% dei nostri consumi di gas e meno dell’1% di petrolio. Un contributo che è ampiamente compensato dal calo di consumi in atto e che non comporterebbe alcun aumento dell’importazione.
3.    Ci riappropriamo del nostro mare: attualmente solo le compagnie petrolifere che operano entro le 12miglia godono del privilegio di concessioni a tempo indeterminato. Nessun utilizzo di un bene comune dello Stato può essere concesso senza limiti di tempo, come prevede la direttiva comunitaria.
4.    Si dà più forza alle rinnovabili: le fonti di energia alternative ai combustibili fossili già oggi coprono il 40% dei consumi elettrici del nostro Paese. Le rinnovabili sono sempre più efficienti e rappresentano una voce d’investimento crescente in tutto il mondo. Ad esempio incentivando il biometano potremmo ricavare quantità di gas 4 volte superiori a quello estratto nei mari italiani entro le 12 miglia: 8,3 miliardi di metri cubi potenziali. Secondo i dati diffusi dal Fondo Monetario Internazionale in Italia gli incentivi all’energia rinnovabile sono sotto gli 11 miliardi di euro, mentre in Germania, per esempio, superano i 23 miliardi di euro.
5.    Diminuiscono i rischi e abbiamo garanzie sulla dimissione degli impianti: lasciare in mare piattaforme di estrazione senza limiti di tempo aumenta molto il rischio di incidenti. Secondo i dati Ispra, in 30 anni sono state sversate nel Mediterraneo circa 312.000 tonnellate di petrolio, 132 incidenti di cui 52 con sversamento del carico durante il trasporto. Se vince il Sì potremo avere la garanzia che, una volta finite le concessioni, le compagnie petrolifere smantellino le piattaforme, i pozzi e tutte le infrastrutture come previsto dalla legge.
6.    Cancelliamo i privilegi delle lobby: il 70% delle concessioni produttive oggetto del referendum non paga le royalties perché estrae un quantitativo inferiore alla fanchigia prevista dalla legge. Il risultato è che nulla viene versato nelle casse dello Stato per lo sfruttamento di un bene comune. Fino a 80milioni di metri cubi è gratis e chi paga le royalties le deduce dalle tasse. Se vince il Sì l’Italia smetterà di svendere il proprio mare.
7.    Fermiamo le trivellazioni ancora consentite entro le 12 miglia: attualmente in Italia non è permesso ottenere nuove concessioni per trivellare entro le 12 miglia dalla costa, ma nulla vieta che, nell’ambito delle concessioni già rilasciate, siano installate nuove piattaforme e perforati nuovi pozzi, come nel caso di VegaB nel canale di Sicilia e di Rospo di Mare in Abruzzo.
8.    Creiamo altra occupazione nel settore energia: il referendum non metterà a rischio posti di lavoro nel settore dell’estrazione del petrolio e del gas, comparto già in crisi da tempo. Il 35% delle compagnie petrolifere è ad alto rischio fallimento visto il crollo del prezzo del petrolio. Secondo i dati diffusi da Althesys in Italia entro il 2030 si potrebbero garantire oltre 100mila posti di lavoro nel settore delle rinnovabili.
9.    Diamo un contributo alla lotta al cambiamento climatico: alla Cop21 di Parigi dello scorso dicembre il Governo italiano, insieme a 194 Paesi, ha sottoscritto un impegno storico a contenere l’innalzamento della temperatura terrestre entro 1,5 gradi centigradi, dichiarando fondamentale l’abbandono dell’utilizzo delle fonti fossili. Se vince il Sì, l’Italia sarà coerente con gli accordi siglati.
10. Difendiamo il diritto costituzionale di decidere per le scelte importanti del nostro Paese.

Ricordo alle 18.30 questa sera in Piazza Duomo il flash mob "Popolo del mare a raccolta contro le trivelle", organizzato da Legambiente in collaborazione con il Comitato Vota Sì Ferma le Trivelle e Greenpeace. Porteremo il mare in centro a Milano, al suono della Banda degli Ottoni a Scoppio.
Per chi non potesse presenziare al termine dell'evento invieremo fotografie e video.
Grazie dell'attenzione e della diffusione che potrete dare.

Ufficio stampa Legambiente LombardiaSilvia Valenti
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Sporchiamoci le mani, è ora di piantare!


Presentazione del libro "Anatomia di una grande opera"


“256 SECONDI, PIOVONO BOMBE! Ai bambini uccisi dalla guerra, nelle loro scuole, con i loro maestri”

Nel “Rifugio Antiaereo N° 87”, situato nei sotterranei della scuola primaria Giacomo Leopardi in Viale Bodio n. 22 - Milano, il regista Cesare Gallarini darà vita allo spettacolo teatrale-emozionale:
256 SECONDI, PIOVONO BOMBE! Ai bambini uccisi dalla guerra, nelle loro scuole, con i loro maestri”
 
Nella Seconda Guerra Mondiale 256 secondi era il tempo medio che impiegava una bomba d’aereo a giungere al suolo e deflagrare.
Orario degli spettacoli dal 19 al 29 aprile compresi:
Feriali ore 21.00
Sabato, festivi e 25 aprile ore 15.00 e ore 21.00
Prezzo del biglietto: intero € 12.00; ridotto under18 e over60 € 6,00.
Posti limitati a 70 spettatori a rappresentazione: si consiglia prenotare.
Prenotazioni: Scuola Giacomo Leopardi, sig.ra Nicoletta, orari 7,30-13 da Lu. a Ve., tel.: 02.88446840
Informazioni: Oltre Confine - 3355317488 - eventioltreconfine@yahoo.it
 
Si potrà inoltre visitare e fotografare il “Rifugio Antiaereo N° 87” e vedere la mostra fotografica BOMBARDANO MILANO, RIFUGIATI! organizzata dall’Associazione Speleologia Cavità Artificiali Milano (F.N.C.A.).
 
Gianluca Padovan
 
 

giovedì 14 aprile 2016

Il parlamento UE vota sì al glifosato È cancerogeno o no? I ricercatori sono in disaccordo

Il glifosato, l'erbicida più usato in Italia e di larghissimo impiego in oltre 130 Paesi, è cancerogeno? Sì, probabilmente lo è, almeno secondo lo Iarc, acronimo di International agency for research on cancer, costola dell’Oms. Mentre per l'Efsa, ovvero European Food Safety Authority dell'Unione europea sostiene che sia improbabile che questa sostanza chimica cancerogeno
E il Parlamento Europeo, nella sua risoluzione votata oggi, 13 aprile, a Strasburgo, chiede alla Commissione Europea di rinnovare l'autorizzazione del glifosato, utilizzato in agricoltura e nel giardinaggio, per soli 7 anni, invece di 15, e unicamente per usi professionali. La decisione è motivata dalle preoccupazioni in merito al potenziale cancerogeno e alle proprietà d'interferenza endocrina del glifosato, impiegato in molte aziende agricole e nel giardinaggio.
I deputati chiedono inoltre una valutazione indipendente e la pubblicazione di tutte le prove scientifiche che l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha utilizzato per valutare la sostanza. Nella risoluzione non vincolante, approvata con 374 voti in favore, 225 voti contrari e 102 astensioni, si chiede alla Commissione di procedere al rinnovo dell'autorizzazione sul mercato del glifosato solo per altri 7 anni, invece dei 15 originariamente proposti. Inoltre, la Commissione non dovrebbe approvare nessun uso del glifosato se non quello professionale.

Speriamo nell'Authority europea per le sostanze chimiche
La Commissione dovrebbe anche rivalutare l'approvazione in attesa della presentazione all'Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) di un fascicolo concernente la classificazione armonizzata del glifosato. Nella risoluzione, i deputati invitano la Commissione a presentare un nuovo progetto di decisione che tenga maggiormente conto dell'utilizzo sostenibile degli erbicidi contenenti glifosato e a lanciare una revisione indipendente della tossicità e della classificazione del glifosato, sulla base non solo dei dati relativi alla sua cancerogenicità, ma anche sulle possibili proprietà di interferenza endocrina. I deputati invitano la Commissione europea e l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) a "divulgare immediatamente tutte le prove scientifiche che hanno costituito il fondamento della classificazione positiva del glifosato e della proposta di rinnovo dell'autorizzazione, alla luce dell'interesse pubblico prevalente alla divulgazione".
Nel documento si definisce "inaccettabile" l'uso di glifosato in una pratica agricola conosciuta come "disseccamento", ossia l'uccisione della coltura stessa prima del raccolto, in modo da accelerarne la maturazione e facilitarne la raccolta. Detta pratica comporta, tra l'altro, una maggiore esposizione alimentare umana. Il glifosato, infine, non dovrebbe essere approvato per uso in parchi, giardini e parchi giochi pubblici o nelle loro vicinanze.   Gli esperti nazionali del Comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi (sezione fitosanitari Paaf) voteranno per approvare o respingere la proposta della Commissione a maggioranza qualificata il prossimo maggio. Se la maggioranza non sarà raggiunta, il compito di decidere spetterà alla Commissione Europea. Il glifosato è una sostanza attiva molto utilizzata tra i diserbanti. Brevettata nei primi anni '70, è stata introdotta sul mercato nel 1974 come un erbicida ad ampio spettro ed è presto diventato una delle sostanze più vendute. Allo scadere del brevetto, nel 2000, il glifosato è stato commercializzato da molte aziende e diverse centinaia di prodotti fitosanitari contenenti glifosato sono attualmente registrati in Europa per l'utilizzo nel settore agricolo.
Ma in alcuni Paesi hanno già deciso diversamente: nel 2014, l'Olanda ne ha proibito la vendita ai privati per uso casalingo mentre, nel 2015, lo Sri Lanka ne ha vietato l'uso e l'importazione, come aveva già stabilito, nel 2013 El Salvador.
A nostro avviso, considerate le discordanze dei ricercatori qualificati, sarebbe stato opportuno applicare il principio di precauzione, ovvero, vietarne l'uso sino a quando non vi siano effettive certezze della sua innocuità.

Fonte: sito Associazione per il Parco Sud

lunedì 11 aprile 2016

2ª EDIZIONE DEL FESTIVAL DEI DEPURATORI

Arte da mangiare mangiare Arte presenta

6 – 7 - 8 luglio 2016

c/o Depuratore di Milano Nosedo, Via San Dionigi 90 Milano

Da mercoledì 6 a venerdì 8 luglio si terrà la 2ª Edizione del Festival Internazionale
dei Depuratori, un progetto del Movimento Arte da mangiare - mangiare Arte in
collaborazione con Il Depuratore di Milano Nosedo ed Utilitalia.
Dopo la 1ª edizione andata in scena il 18 luglio 2015, nel pieno del fermento di
EXPO 2015 e fra le proposte di Expo in città, dove esponenti del mondo scientifico e
dell’arte rispondevano alla domanda “Quale Arte in un Depuratore?”, il Festival
Internazionale dei Depuratori torna alla ribalta con un nuovo argomento:
BELLEZZA (etica): i Depuratori come nuove “cattedrali” dell’uomo a servizio
della natura, future “Terme del 3.000” fra “etica ed estetica”.
L’appuntamento, ampliato rispetto alla scorsa edizione con l’estensione della
programmazione a tre giorni, prevede il coinvolgimento di Utilitalia; degli Enti locali di
Regione lombardia, Milano Città Metropolitana, Comune di Milano; dell’Ufficio di
Informazione del Parlamento Europeo di Milano; alcuni Consolati operativi a Milano
che promuoveranno l’aspetto Internazionale del Festival; Legambiente.
Nei giorni di mercoledì 6 luglio e giovedì 7 luglio si alterneranno conferenze, tavole
rotonde e workshop, mentre la giornata di venerdì 8 luglio sarà dedicata alle visite
guidate promosse in collaborazione con ICOM Milano 2016, - 24ª Conferenza
Generale ICOM (International Council of Museums) - per presentare l’idea di un
Museo Informale, dedicato all’ambiente all’arte e alla tecnologia. Le visite guidate si
svolgeranno nell’impianto di depurazione e di DepurArt Lab Gallery, galleria e
laboratorio d’arte del Movimento Arte da mangiare mangiare Arte all’interno del
Depuratore di Milano Nosedo.

Per informazioni:
Arte da mangiare mangiare Arte
www.artedamangiare.it
info@artedamangiare.it
Tel. 02 39843575

Il progetto VOLARE diventa....laboratorio partecipato


Prosegue il percorso di realizzazione dello studio di fattibilità per la costruzione di un corridoio ecologico lungo la valle del fiume Lambro, della roggia Vettabbia e del colatore Addetta promosso dai Comuni di San Giuliano M.se, San Donato M.se e Melegnano e da INU e Legambiente Lombardia. Giovedì 7 aprile presso Cascina Roma a San Donato Milanese e venerdì 8 aprile a Melegnano, grazie al coinvolgimento del Circolo Legambiente cittadino e dei tecnici dello staff di progetto, si sono tenuti i due incontri del percorso partecipato.


Il laboratorio è stato un momento di coinvolgimento degli attori territoriali a vario titolo interessati all’iniziativa, attraverso il quale favorire la condivisione di conoscenze, l’ascolto di istanze, la valutazione di proposte e l’assunzione di impegni in merito al percorso di specificazione delle misure di riqualificazione e valorizzazione ambientale del fiume Lambro e dei sui affluenti. Oltre 40 i partecipanti delle due serate.




Tra questi tecnici comunali, professionisti e rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni locali sensibili a questa tematica e impegnati nella valorizzazione di questi territori. Gli incontri, introdotti dall'Assessore all'Ecologia del Comune di San Donato e dall'Assessore all'Urbanistica di Melegnano, ha visto una prima parte di condivisione di informazioni e nozioni chiave utili a tutti i gruppi di lavoro. Completata dall'esposizione dei dati emersi dai questionari di strada, raccolti nelle precedenti inziative e dalla spiegazione delle modalità di svolgimento dei tavoli.


 A concludere sono stati attivati dei veri e propri tavoli di lavoro dove i partecipanti hanno individuato punti di forza e debolezza dell'area, rischi ed opportunità e infine delineato possibili azioni di riqualificazione ambientale. Alla fine dei tavoli di lavoro i moderatori hanno raccolto e sintetizzato brevemente quanto emerso.






Prossimo appuntamento il 5 maggio a San Giuliano Milanese per  condividere la prima bozza dello studio di fattibilità.

Ecco i materiali presentati:
Presentazione della rete ecologica e del progetto
Presentazione dei dati del "questionario di strada" e delle regole dei tavoli
Locandina degli eventi
Ambito 1 - Laboratorio partecipato
Ambito 2 - Laboratorio partecipato
Ambito 3 - Laboratorio partecipato
Ambito 4 - Laboratorio partecipato
Ambito 5 - Laboratorio partecipato
Abaco delle azioni

martedì 5 aprile 2016

VASCA DI LAMINAZIONE DEL SEVESO NEL PARCO NORD MILANO

Milano, 5 aprile 2016     COMUNICATO STAMPA

'ASSURDO CONTRAPPORRE SICUREZZA IDRAULICA E PARCO NORD: L'OPERA SI REALIZZI CON LE NECESSARIE COMPENSAZIONI ECOLOGICHE'


Ridurre il livello di rischio idraulico di Milano a costo di sacrificare un bosco protetto, peraltro l'ultimo bosco presente in fregio al Seveso nel tratto metropolitano, di recente piantagione a spese e cura dell'Ente Parco Nord, lastricandolo con il calcestruzzo di una vasca di oltre 30.000 mq? "In questo modo non si fa che perpetuare l'opera di artificializzazione del bacino del Seveso, una vera contraddizione - dichiara Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia - anzichè agire per la ricostruzione della naturalità di un alveo fluviale più ampio e naturale, capace di contenere l'intensità dei picchi di piena, si sceglie di lasciare il fiume in un alveo fortemente canalizzato, sacrificando per questo le superstiti aree libere. Siamo consapevoli che si debba fronteggiare una situazione di reale emergenza e pericolosità, ma si può e si deve ottenere lo stesso risultato in tempi rapidi, sia pure affrontando investimenti maggiori".
Il riferimento è alle opere di compensazione ecologica, che dovrebbero essere ragionevolmente assunte come requisito essenziale di ogni infrastruttura che determini il sacrificio di aree naturali, a maggior ragione in aree densamente urbanizzate come quelle del parco Nord. "Quello che chiediamo è che, se si persevera nella soluzione della vasca, la perdita di un territorio boschivo protetto e permeabile venga compensata con una superficie almeno pari a quella interessata dai cantieri della vasca, ad esempio con la rinaturazione di una delle tante aree dismesse in zona, da acquisire e ripristinare a terreno libero e rimboschito: è il principio contenuto in una legge regionale appena approvata, non si può chiedere ai privati di adempiere questo obbligo se l'ente pubblico per primo non se ne fa carico per le opere di propria competenza". Aree dismesse che certo non mancano nelle aree circostanti il Parco Nord. 


Fonte: Legambientelombardia.it

lunedì 4 aprile 2016

L'amministratore della Lombarda Petroli colpevole di disastro ambientale

Milano, 04 aprile 2016                                                                                                                                                 
SENTENZA LOMBARDA PETROLI 
Condannati in appello anche i vertici della società per il disastro ambientale
che nel 2010 sconvolse il Lambro 

Lo ha stabilito la sentenza della Corte di Appello di Milano sull'incidente che
riversò nel fiume 2600 tonnellate di idrocarburi nel fiume

“Soddisfatti a metà per questa sentenza”. Con queste parole Legambiente Lombardia ha accolto la lettura del dispositivo della sentenza della Corte di Appello di Milano che oggi, riformando parzialmente quella di primo grado emessa nel 2014 dal Tribunale di Monza, ha condannato per disastro ambientale colposo sia Giorgio Crespi, custode dell'impianto, sia Giuseppe Tagliabue, amministratore di fatto e di diritto del deposito di Villasanta (MB), da cui nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 2010 fuoriuscirono 2600 tonnellate di idrocarburi che devastarono il corso d'acqua con danni che si estesero lungo tutto il suo tragitto, arrivando a colpire anche il Po e l'Adriatico.
“E' sicuramente positivo che la sentenza di oggi – dichiara Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia – abbia individuato i responsabili di uno dei più gravi disastri ambientali che hanno colpito la Lombardia negli ultimi 20 anni. Finalmente sono state attribuite specifiche colpe anche a chi dirigeva la Lombarda Petroli e non solo al custode dell'impianto”.
Quello del 2010 è stato durissimo colpo per il Lambro, un corso d'acqua che già versava in non buone condizioni e che ancora oggi attende politiche di risanamento e rilancio che appaiono lontane dal venire nonostante la sottoscrizione, da parte delle amministrazioni, del Contratto di Fiume.
 L'associazione ambientalista, che si è costituita parte civile con gli avvocati Ilaria Ramoni e Sergio Cannavò, non nasconde la propria delusione per un procedimento che dopo più di 6 anni attende ancora la sentenza definitiva e che nel frattempo ha visto svanire nel nulla alcuni capi di imputazione, come ad esempio quello relativo allo sversamento abusivo, per intervenuta prescrizione e su cui pende l'incertezza dell'effettivo risanamento ambientale del fiume.
“Ci dispiace che questa sentenza sia arrivata dopo così tanti anni – conclude Barbara Meggetto – con la conseguenza di vanificare almeno in parte gli sforzi investigativi profusi da forze dell'ordine e magistratura, ma siamo ancora più rammaricati dal fatto che molto probabilmente chi è stato riconosciuto responsabile di questo tragico inquinamento non sarà mai chiamato a risarcire l'ambiente e la collettività per gli incalcolabili danni arrecati al fiume e ai suoi habitat”.

Per informazioni: 02 87386480 - 392 9087968