giovedì 14 aprile 2016

Il parlamento UE vota sì al glifosato È cancerogeno o no? I ricercatori sono in disaccordo

Il glifosato, l'erbicida più usato in Italia e di larghissimo impiego in oltre 130 Paesi, è cancerogeno? Sì, probabilmente lo è, almeno secondo lo Iarc, acronimo di International agency for research on cancer, costola dell’Oms. Mentre per l'Efsa, ovvero European Food Safety Authority dell'Unione europea sostiene che sia improbabile che questa sostanza chimica cancerogeno
E il Parlamento Europeo, nella sua risoluzione votata oggi, 13 aprile, a Strasburgo, chiede alla Commissione Europea di rinnovare l'autorizzazione del glifosato, utilizzato in agricoltura e nel giardinaggio, per soli 7 anni, invece di 15, e unicamente per usi professionali. La decisione è motivata dalle preoccupazioni in merito al potenziale cancerogeno e alle proprietà d'interferenza endocrina del glifosato, impiegato in molte aziende agricole e nel giardinaggio.
I deputati chiedono inoltre una valutazione indipendente e la pubblicazione di tutte le prove scientifiche che l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha utilizzato per valutare la sostanza. Nella risoluzione non vincolante, approvata con 374 voti in favore, 225 voti contrari e 102 astensioni, si chiede alla Commissione di procedere al rinnovo dell'autorizzazione sul mercato del glifosato solo per altri 7 anni, invece dei 15 originariamente proposti. Inoltre, la Commissione non dovrebbe approvare nessun uso del glifosato se non quello professionale.

Speriamo nell'Authority europea per le sostanze chimiche
La Commissione dovrebbe anche rivalutare l'approvazione in attesa della presentazione all'Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) di un fascicolo concernente la classificazione armonizzata del glifosato. Nella risoluzione, i deputati invitano la Commissione a presentare un nuovo progetto di decisione che tenga maggiormente conto dell'utilizzo sostenibile degli erbicidi contenenti glifosato e a lanciare una revisione indipendente della tossicità e della classificazione del glifosato, sulla base non solo dei dati relativi alla sua cancerogenicità, ma anche sulle possibili proprietà di interferenza endocrina. I deputati invitano la Commissione europea e l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) a "divulgare immediatamente tutte le prove scientifiche che hanno costituito il fondamento della classificazione positiva del glifosato e della proposta di rinnovo dell'autorizzazione, alla luce dell'interesse pubblico prevalente alla divulgazione".
Nel documento si definisce "inaccettabile" l'uso di glifosato in una pratica agricola conosciuta come "disseccamento", ossia l'uccisione della coltura stessa prima del raccolto, in modo da accelerarne la maturazione e facilitarne la raccolta. Detta pratica comporta, tra l'altro, una maggiore esposizione alimentare umana. Il glifosato, infine, non dovrebbe essere approvato per uso in parchi, giardini e parchi giochi pubblici o nelle loro vicinanze.   Gli esperti nazionali del Comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi (sezione fitosanitari Paaf) voteranno per approvare o respingere la proposta della Commissione a maggioranza qualificata il prossimo maggio. Se la maggioranza non sarà raggiunta, il compito di decidere spetterà alla Commissione Europea. Il glifosato è una sostanza attiva molto utilizzata tra i diserbanti. Brevettata nei primi anni '70, è stata introdotta sul mercato nel 1974 come un erbicida ad ampio spettro ed è presto diventato una delle sostanze più vendute. Allo scadere del brevetto, nel 2000, il glifosato è stato commercializzato da molte aziende e diverse centinaia di prodotti fitosanitari contenenti glifosato sono attualmente registrati in Europa per l'utilizzo nel settore agricolo.
Ma in alcuni Paesi hanno già deciso diversamente: nel 2014, l'Olanda ne ha proibito la vendita ai privati per uso casalingo mentre, nel 2015, lo Sri Lanka ne ha vietato l'uso e l'importazione, come aveva già stabilito, nel 2013 El Salvador.
A nostro avviso, considerate le discordanze dei ricercatori qualificati, sarebbe stato opportuno applicare il principio di precauzione, ovvero, vietarne l'uso sino a quando non vi siano effettive certezze della sua innocuità.

Fonte: sito Associazione per il Parco Sud

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