mercoledì 29 giugno 2011

Fest'ambiente laghi e Goletta dei Laghi - più laghi per tutti!




Al via la prima edizione di Festambiente Laghi: vi aspettiamo dal 28 giugno al 3 luglio a Castro (Bg), nello splendido scenario del lago di Iseo, per scoprire un bellissimo angolo di Lombardia e festeggiare insieme! Leggi tutto il programma

Per ulteriori informazioni: www.legambiente.org Tel: 02/87386480


Goletta dei laghi 2011

Il 30 giugno parte la goletta dei laghi lombarda: per essere protagonisti attivi di questa avventura segnalateci qualunque situazione possa mettere a rischio il delicato e prezioso ecosistema lacustre. Per lanciare il tuo SOS Goletta scrivi a scientifico@legambiente.it o invia un sms o un mms al numero 3460074114



martedì 28 giugno 2011

10 luglio 2011 - Big Jump : un salto verso il futuro




FALDE MALATE IN PIANURA PADANA: L'ALLARME DI LEGAMBIENTE, PER AVERE ACQUA PULITA OCCORRE LAVORARE M


Milano, 17 giugno 2011 Comunicato stampa


“DAI RUBINETTI L'ACQUA SANA E CONTROLLATA, MA PER LA POTABILIZZAZIONE CRESCERANNO I COSTI E LE TARIFFE”

Cromo, Nitrati e Arsenico gli inquinanti più frequenti: fogne-colabrodo disperdono liquami civili e industriali nel sottosuolo

Il 94% dell'acqua che sgorga dai rubinetti lombardi arriva dalle falde sotterrane. Un ricco giacimento di "oro blu" che fluisce sotto la Pianura Padana con una portata stimata in 10 miliardi di metri cubi all'anno, garantendo una adeguata fornitura d'acqua alle nostre case, così come a industrie e agricoltura. E si tratta di un'acqua di altissima qualità quanto a contenuto di sali minerali preziosi per la salute: molto migliore di molte acque minerali in commercio. Ma anche di una risorsa minacciata dagli inquinamenti, perchè la falda non è del tutto protetta da ciò che accade a livello del suolo. Il Rapporto sullo Stato dell'Ambiente 2009-2010 di Arpa Lombardia mostra come nella nostra regione sono presenti condizioni di inquinamento che minacciano le riserve idriche sotterranee negli strati meno profondi, mettendo KO la falda superficiale e costringendo a cercare in profondità le acque più pulite. Ma talvolta anche nelle falde profonde si riscontrano concentrazioni elevate di sostanze come cromo, arsenico, nitrati e solventi. Da Brescia a Saronno e da Treviglio a Varese sono ancora troppe le emergenze segnalate e legate all’acqua di falda.

Si è parlato di questo oggi durante un convegno sulle acque sotterranee della Lombardia, organizzato da Legambiente, a cui hanno partecipato tra gli altri anche Arpa, Regione Lombardia e MM Spa.

“In una regione che si rifornisce principalmente di acque sotterranee, un obiettivo strategico dovrebbe essere quello di preservare le falde da qualsiasi contaminazione, assicurando un continuo monitoraggio – dichiara Edoardo Bai, comitato scientifico di Legambiente Lombardia - Eppure dalle cronache degli ultimi mesi sono emersi significativi casi di inquinamento a volte mal gestiti e che determinano una fuga, spesso ingiustificata, dei cittadini dall’acqua del rubinetto verso le costose acque minerali”.

Ma dove sono le situazioni peggiori cui si è verificato inquinamento dell'acqua? Per quanto riguarda le concentrazioni di nitrati a vedersela male è il territorio di Saronno (VA), dove si sono scoperti ben 4 pozzi in cui i valori erano superiori al limite (50mg/l). “In questo caso – afferma Bai - la resposabilità va ricercata nelle fognature comunali, mal gestite e manutenute, con conseguente dispersione dei liquami nel sottosuolo”.

Damiano Di Simine - Presidente Legambiente Lombardia

Acque inquinate da cromo invece si possono trovare nel bresciano, dove il metallo tossico deriva dalla forte presenza di industrie metallurgiche, specialmente in Val Trompia dove si registra un grave deficit nella rete di collettamento e fognatura. Il cromo esavalente, sostanza tossica, ha minacciato per anni anche la falda dei cittadini di Treviglio. Gli abitanti di questa località della bergamasca hanno dovuto attendere a lungo perchè le autorità trovassero una soluzione rispetto ad un grave episodio di inquinamento industriale. Altra sostanza presente in molti acquedotti è l'arsenico, che talvolta ha origini naturali essendo un componente delle rocce, ma è comunque dannoso per la salute. Per legge la concentrazione massima nelle acque potabili non deve superare 10 microgrammi per litro ma in alcuni casi sono state concesse delle deroghe: 6 solo negli ultimi anni. Sono 8 invece le località che non hanno ottenuto tale deroga: 3 comuni in provincia di Mantova, 2 a Sondrio e tre in provincia di Varese.

“Lo stato di salute delle nostre falde potrebbe peggiorare nei prossimi anni, se non si metterà mano rapidamente alle reti di fognatura, industriale e civile, delle nostre città – lancia l'allarme Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – realizzando immediati interventi di adeguamento e manutenzione straordinaria della rete sotterranea di condotte: è un cantiere ciclopico quello che deve essere messo in funzione per impedire che il crescente deperimento delle fognature determini gravi perdite di liquami, destinate a raggiungere la falda sotterranea”.

L'allarme di Legambiente non riguarda tanto l'aspetto sanitario: i trattamenti di potabilizzazione e i continui controlli svolti dalle autorità assicurano un approvvigionamento potabile sicuro e di altissima qualità, quasi ovunque in Lombardia. Il problema riguarda da un lato la disponibilità della risorsa, visto che i pozzi inquinati devono essere sigillati ed esclusi dall'acquedotto, e dall'altro i costi: “I trattamenti di potabilizzazione sono costosi ed energivori, per questo se crescerà l'inquinamento della falda ciò determinerà inevitabili aumenti delle tariffe idriche: molto meglio prevenire l'inquinamento, programmando da subito gli investimenti necessari alla depurazione delle acque di scarico, al risanamento delle condotte fognarie, alla bonifica dei siti contaminati, senza dimenticare l'imperativo della riduzione dei fertilizzanti chimici e dei pesticidi in agricoltura.”

Ufficio Stama Legambiente Lombardia, Mario Petitto 02 87386480

I materiali proiettati:


Intervento di Valeria Marchesi - Arpa Lombardia

Intervento di Claudia Chiozzotto - Altroconsumo

Intervento di Maurizio Salamana - D.g. Sanità di Regione Lombardia

Intervento di Carlo Carrettini - Metropolitana Milanese

Intervento di Silvana Galassi - Università degli Studi di Milano

Viviane Iacone - D.g. Ambiente, energia e reti di Regione Lombardia

Franco Beccari - Legambiente Lombardia


mercoledì 22 giugno 2011

Carovana sul Serio (il fiume) 2011 - verso un Contratto di Fiume



Dal 27 maggio al 18 luglio, i vari appuntamenti, per richiamare l'attenzione sul fiume bergamasco.
Il 10 luglio - Big Jump nel fiume Serio

martedì 21 giugno 2011

Partecipazione attiva Incontro tematico “Scarsità e siccità” “Cambiamenti Climatici”

23 giugno 2011 Sala Du Tillot, Camera di Commercio Via Verdi 4/a – Parma

Programma dei lavori – ore 10.00- 13.30

10.00 Presentazione
Obiettivi e i contenuti principali del Piano di Bilancio Idrico - F. Puma, R. Braga - Autorità di bacino del Fiume Po
Impatto dei Cambiamenti Climatici sul Piano di bilancio idrico – C. Vezzani – Autorità di bacino del fiume Po
10.30 Relazioni “Introduzione ai cambiamenti climatici ” – G. Monacelli, ISPRA
"La regionalizzazione degli scenari climatici e l'approccio all'incertezza" – C. Cacciamani, ARPA EMR, Servizio Idrometeoclima
“Impatto dei cambiamenti sull’agricoltura irrigua“ - Pacicco-Vollaro, INEA “Evoluzione recente degli ambienti di alta montagna” – Michèle Curtaz, Fondazione Montagna sicura - Regione autonoma Valle d'Aosta
“I cambiamenti climatici in Veneto” – A. Cagnati - Servizio Centro Valanghe di Arabba “L’innalzamento del mare nel Delta del Po” – S. Cremonese – Regione Veneto, Servizio Idrologico
“Gli impatti sulle acque sotterranee” - T. Bonomi – Università Bicocca “Impatti sugli ecosistemi acquatici“ – Arpa Piemonte
“Sistemi di previsione del rischio come strumenti di adattamento al C.C.” – R. Pelosini – Arpa Piemonte
12.30 Dibattito
13.30 Termine lavori


lunedì 20 giugno 2011

E ORA CHI PAGA PER L'ACQUA?

Il sì al secondo referendum sull'acqua dice che le tariffe idriche non devono remunerare il capitale. E le imprese che gestiscono il servizio ora bloccano gli investimenti. Miliardi di investimenti all'anno per molti anni sono a rischio. Nell'immediato, serve almeno una norma interpretativa transitoria "salva-investimenti". A regime, si deve scegliere se rinunciare agli investimenti o aumentare le imposte per salvare il settore. L'alternativa è tradire un'altra volta la volontà popolare.

Il secondo dei referendum sull’acqua ha deciso che il prezzo dell’acqua (più precisamente, la tariffa per il servizio idrico integrato, che include fognatura e depurazione) non dovrà più includere quella componente per la “remunerazione del capitale investito”, che la legge prevedeva. La tariffa idrica non servirà più a generare gli odiati profitti.
La stupenda conseguenza di questa decisione è che da un giorno all’altro un paio di miliardi di investimenti pronti a partire sono bloccati a tempo indefinito. Imprese quali Acea, Hera e Iren, controllate da comuni ma quotate in borsa, hanno chiarito quanto era da tempo piuttosto ovvio. Se non c’è una ragionevole garanzia della remunerazione degli investimenti, gli amministratori di queste imprese rifiutano di investire. Come dar loro torto? Essi sono responsabili del denaro dei loro azionisti, anche quelli privati, e sarebbero legalmente responsabili di una cattiva gestione.

DUE POSSIBILITÀ

Cosa può succedere, a questo punto? Fino all’altro giorno i piani di investimento previsti per il settore ammontavano ad una media di due miliardi l’anno per i prossimi trenta anni. Questi investimenti, richiesti dalle “autorità di ambito” pubbliche, sarebbero serviti a migliorare acquedotti, fognature e impianti di depurazione. Per effettuarli serve ovviamente capitale (debito o equity) e chi lo porta (i prestatori o gli azionisti) richiede una remunerazione. Che avveniva, prima del referendum, con aumenti dei prezzi (che sono, come è noto, tra i più bassi d’Europa).
Ora, una prima possibilità è che questi investimenti semplicemente non vengano effettuati. D’altronde oltre l’80 per cento della popolazione è già servita da fognature, e gli utenti le cui acque sono trattate da un depuratore sono circa il 70 per cento. Possiamo accontentarci? O forse un paese civile meriterebbe di meglio? O forse il nostro ambiente meriterebbe maggiore attenzione? Per non parlare poi delle perdite del nostro sistema di acquedotti, e della necessità di effettuare manutenzioni... Effettivamente, l’idea che tutti gli investimenti necessari non vengano effettuati repelle. Ma se vogliamo fare gli investimenti, chi paga?
Una seconda strada parte dalla constatazione che se non pagano i consumatori, pagheranno i contribuenti. Questi investimenti potrebbero quindi essere remunerati tramite specifiche risorse dei comuni. Si potrebbe riprodurre quanto avviene nel trasporto locale, ove parte dei ricavi dei gestori del servizio deriva da trasferimenti pubblici. Oppure i comuni potrebbero gestire e investire in prima persona (la soluzione preferita da molti “referendari”); ma anche le risorse pubbliche hanno un costo, quanto meno il costo-opportunità misurabile con i minori servizi che potranno erogare altrove poiché quelle risorse saranno impegnate in progetti idrici. E anche se si cercassero nuove risorse (tramite strumenti finanziari specifici quali i city bond) qualcuno dovrebbe pagarne gli interessi: ad ogni uscita per i comuni corrisponderà – presto o tardi – un maggiore carico fiscale.
Siamo in un periodo di grave crisi fiscale dello stato che si ripercuote sulle amministrazioni locali, alle quali sia le migrazioni, sia il difficile periodo dell’economia pongono richieste sempre nuove. Quale maggioranza parlamentare, odierna o futura, voterà una legge che conduca a riduzioni dei servizi pubblici o ad aumenti delle imposte locali?

UNA TERZA VIA TRA SCILLA E CARIDDI?

Credo che la risposta spetti a chi ci ha infilato in questo vicolo cieco, tra investimenti che servono e risorse pubbliche che non ci sono. Molti dei promotori del referendum sono “duri e puri”, entusiasti dell’intervento pubblico, e pronti a proporre senza riserve un aumento delle imposte. Ma altri sono saliti sul carro del referendum per calcolo politico. Colpito Berlusconi, ora guarderanno alla realtà dei fatti. Esercizio doveroso, ma anche pericoloso: non sarebbe la prima volta che il Parlamento ha tranquillamente ignorato i risultati di un referendum. Ovvero: una volta usato il referendum a fini politici “trasversali”, qualcuno si porrà il problema di come evitarne le conseguenze dirette.
Già qualcuno comincia a dire che in realtà la legge enumerava criteri tassativi, così che il referendum avrebbe abrogato l’obbligo di includere la remunerazione del capitale tra le componenti della tariffa. Ma nessuno vieta che una autorità pubblica decida invece autonomamente di prevederla comunque. Altri accennano invece a sostituire la remunerazione del capitale con la remunerazione della “attività industriale”. Concetto sfuggente, che consentirebbe di remunerare le imprese senza contraddire la forma. Ma è questo che il popolo italiano intendeva dire quando si è espresso? Mi permetto di avere dubbi in proposito.
Altri indicano che il problema vero è “il profitto”, ovvero la remunerazione del capitale di rischio, e non l’interesse, che remunera il capitale a prestito. Peccato che il referendum abbia abrogato il riferimento alla remunerazione di qualunque forma di capitale, e interpretare la volontà popolare oltre il suo aspetto “letterale” sia un esercizio impossibile. Neppure la remunerazione del capitale di prestito potrebbe essere messa in tariffa…
Qualcuno forse noterà che nessuno ha abrogato l’art. 117 del Testo unico degli enti locali (DLgs 267/2000) che dice che uno dei criteri per il calcolo della tariffa di tutti i servizi pubblici locali è “l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito, coerente con le prevalenti condizioni di mercato”. Finché nessuno abrogherà anche questa norma, immagino che occorra applicarla. Ma – di nuovo – questo è coerente con quanto “il popolo” ha detto?
Infine, qualcuno cercherà di interpretare il termine “remunerazione” del capitale, distinguendolo dal suo “costo”, e ricordando che tutti i costi devono essere coperti. Vero. Ma, purtroppo, il costo dei fattori produttivi non è altro che la remunerazione dovuta a chi fornisce tali fattori: il costo del lavoro è la remunerazione del lavoratore, e lo stesso vale per il capitale. Parliamo di sinonimi: pensare che il referendum abbia cancellato la remunerazione del capitale mantenendo la copertura del suo costo appare difficile da capire. Anche se il problema sta nel manico: la norma parzialmente abrogata parla di remunerazione del capitale da una parte, e dei costi come se fossero altro. Gli altri modi di pagare per gli investimenti sarebbero sofismi, ma questo almeno una base fattuale la avrebbe. Ma se così fosse, attenzione: il referendum sarebbe stato semplicemente inutile.

IERI, OGGI E DOMANI

Sui contratti in essere, non dovrebbe succedere nulla. Sui contratti che stanno per essere siglati, nelle more del nuovo regime, il Governo ha il dovere di dire alle imprese cosa succede; e credo sia ragionevole pensare che in qualche modo si possa continuare con il vecchio regime (invocando la copertura dei costi, o qualcos’altro) almeno per un periodo transitorio, di durata limitata. Senza questo, gli investimenti si bloccheranno a tempo indefinito, e tutti hanno da perdere da una situazione del genere.
Quanto alla soluzione “a regime”, questa pessima politica ci lascia con un paradosso. Se non vogliamo tradire la volontà popolare, rischiamo di uccidere un settore vitale. Ma tradire la volontà popolare (che piaccia o meno) non sarebbe peggio? Ai nostri sagaci politici l’ardua sentenza.

Fonte: Lavoce.info articolo di Carlo Scarpa

venerdì 17 giugno 2011

FALDE MALATE IN PIANURA PADANA: L'ALLARME DI LEGAMBIENTE, PER AVERE ACQUA PULITA OCCORRE LAVORARE M


Milano, 17 giugno 2011 Comunicato stampa


“DAI RUBINETTI L'ACQUA SANA E CONTROLLATA, MA PER LA POTABILIZZAZIONE CRESCERANNO I COSTI E LE TARIFFE”

Cromo, Nitrati e Arsenico gli inquinanti più frequenti: fogne-colabrodo disperdono liquami civili e industriali nel sottosuolo

Il 94% dell'acqua che sgorga dai rubinetti lombardi arriva dalle falde sotterrane. Un ricco giacimento di "oro blu" che fluisce sotto la Pianura Padana con una portata stimata in 10 miliardi di metri cubi all'anno, garantendo una adeguata fornitura d'acqua alle nostre case, così come a industrie e agricoltura. E si tratta di un'acqua di altissima qualità quanto a contenuto di sali minerali preziosi per la salute: molto migliore di molte acque minerali in commercio. Ma anche di una risorsa minacciata dagli inquinamenti, perchè la falda non è del tutto protetta da ciò che accade a livello del suolo. Il Rapporto sullo Stato dell'Ambiente 2009-2010 di Arpa Lombardia mostra come nella nostra regione sono presenti condizioni di inquinamento che minacciano le riserve idriche sotterranee negli strati meno profondi, mettendo KO la falda superficiale e costringendo a cercare in profondità le acque più pulite. Ma talvolta anche nelle falde profonde si riscontrano concentrazioni elevate di sostanze come cromo, arsenico, nitrati e solventi. Da Brescia a Saronno e da Treviglio a Varese sono ancora troppe le emergenze segnalate e legate all’acqua di falda.

Si è parlato di questo oggi durante un convegno sulle acque sotterranee della Lombardia, organizzato da Legambiente, a cui hanno partecipato tra gli altri anche Arpa, Regione Lombardia e MM Spa.

“In una regione che si rifornisce principalmente di acque sotterranee, un obiettivo strategico dovrebbe essere quello di preservare le falde da qualsiasi contaminazione, assicurando un continuo monitoraggio – dichiara Edoardo Bai, comitato scientifico di Legambiente Lombardia - Eppure dalle cronache degli ultimi mesi sono emersi significativi casi di inquinamento a volte mal gestiti e che determinano una fuga, spesso ingiustificata, dei cittadini dall’acqua del rubinetto verso le costose acque minerali”.

Ma dove sono le situazioni peggiori cui si è verificato inquinamento dell'acqua? Per quanto riguarda le concentrazioni di nitrati a vedersela male è il territorio di Saronno (VA), dove si sono scoperti ben 4 pozzi in cui i valori erano superiori al limite (50mg/l). “In questo caso – afferma Bai - la resposabilità va ricercata nelle fognature comunali, mal gestite e manutenute, con conseguente dispersione dei liquami nel sottosuolo”.

Damiano Di Simine - Presidente Legambiente Lombardia

Acque inquinate da cromo invece si possono trovare nel bresciano, dove il metallo tossico deriva dalla forte presenza di industrie metallurgiche, specialmente in Val Trompia dove si registra un grave deficit nella rete di collettamento e fognatura. Il cromo esavalente, sostanza tossica, ha minacciato per anni anche la falda dei cittadini di Treviglio. Gli abitanti di questa località della bergamasca hanno dovuto attendere a lungo perchè le autorità trovassero una soluzione rispetto ad un grave episodio di inquinamento industriale. Altra sostanza presente in molti acquedotti è l'arsenico, che talvolta ha origini naturali essendo un componente delle rocce, ma è comunque dannoso per la salute. Per legge la concentrazione massima nelle acque potabili non deve superare 10 microgrammi per litro ma in alcuni casi sono state concesse delle deroghe: 6 solo negli ultimi anni. Sono 8 invece le località che non hanno ottenuto tale deroga: 3 comuni in provincia di Mantova, 2 a Sondrio e tre in provincia di Varese.

“Lo stato di salute delle nostre falde potrebbe peggiorare nei prossimi anni, se non si metterà mano rapidamente alle reti di fognatura, industriale e civile, delle nostre città – lancia l'allarme Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – realizzando immediati interventi di adeguamento e manutenzione straordinaria della rete sotterranea di condotte: è un cantiere ciclopico quello che deve essere messo in funzione per impedire che il crescente deperimento delle fognature determini gravi perdite di liquami, destinate a raggiungere la falda sotterranea”.

L'allarme di Legambiente non riguarda tanto l'aspetto sanitario: i trattamenti di potabilizzazione e i continui controlli svolti dalle autorità assicurano un approvvigionamento potabile sicuro e di altissima qualità, quasi ovunque in Lombardia. Il problema riguarda da un lato la disponibilità della risorsa, visto che i pozzi inquinati devono essere sigillati ed esclusi dall'acquedotto, e dall'altro i costi: “I trattamenti di potabilizzazione sono costosi ed energivori, per questo se crescerà l'inquinamento della falda ciò determinerà inevitabili aumenti delle tariffe idriche: molto meglio prevenire l'inquinamento, programmando da subito gli investimenti necessari alla depurazione delle acque di scarico, al risanamento delle condotte fognarie, alla bonifica dei siti contaminati, senza dimenticare l'imperativo della riduzione dei fertilizzanti chimici e dei pesticidi in agricoltura.”

Ufficio Stama Legambiente Lombardia, Mario Petitto 02 87386480

I materiali proiettati:


Intervento di Valeria Marchesi - Arpa Lombardia

Intervento di Claudia Chiozzotto - Altroconsumo

Intervento di Maurizio Salamana - D.g. Sanità di Regione Lombardia

Intervento di Carlo Carrettini - Metropolitana Milanese

Intervento di Silvana Galassi - Università degli Studi di Milano

Viviane Iacone - D.g. Ambiente, energia e reti di Regione Lombardia

Franco Beccari - Legambiente Lombardia


giovedì 16 giugno 2011

Vizi e virtù delle acque per il consumo umano

Le acque sotterranee della Lombardia sono giacimento prezioso ed insostituibile di "oro blu". Conservarne l'integrità e prevenirne l'inquinamento è un obbligo irrinunciabile per custodire questo bene essenziale. Vogliamo fare il punto sulle minacce che insidiano la purezza e la salubrità dell'acqua che alimenta i nostri acquedotti per stimolare un programma di tutela adeguato.

Venerdì 17 giugno 2011 ore 9.15 presso l'Acquario Civico di Milano, via Gadio,2

ore 9.20 - Registrazione e saluti

NICOLETTA ANCONA - Acquario e Civica Stazione Idrobiologica di Milano

ore 9.45 - Casi critici di inquinamento della falda nella nostra regione

EDOARDO BAI - Comitato scientifico di Legambiente Lombardia

Verranno affrontati e riassunti i casi emblematici che hanno chiamato in causa direttamente Legambiente nella nostra regione: il cromo e i solventi clorurati a Brescia e Treviglio, i nitrati a Saronno e l’arsenico in altre località lombarde. Sinteticamente si traccerà il percorso che ha portato anche all’individuazione delle cause di contaminazione e la reazione delle popolazioni locali. In ultimo verranno fatte considerazioni sull’importanza della bonifica e/o la messa in sicurezza “reale” dei siti contaminati per fermare la contaminazione della falda.

ore 10.10 - Stato di qualità delle acque sotterranee in Lombardia

VALERIA MARCHESI - Arpa Lombardia

ore 10.30 - Indagini indipendenti sull'acqua al consumo

CLAUDIA CHIOZZOTTO - Associazione Altroconsumo

Ore 10.50- L'organizzazione dei controlli in Regione Lombardia

MAURIZIO SALAMANA – D.G. Sanità

ore 11.10 - Controlli di qualità sull'acqua potabile: il caso di Milano

CARLO CARRETTINI - Direttore acquedotto Metropolitana Milanese

ore 11.30 - Le sostanze che non dobbiamo temere nella nostra acqua

SILVANA GALASSI - Professore di Ecologia dell'Università degli Studi di Milano

ore 11.50 - Strategie per migliorare e proteggere le acque di falda

VIVIANE IACONE - D.G. Ambiente, energia e reti di Regione Lombardia

Ore 12.10 - Conclude

DAMIANO DI SIMINE - Presidente Legambiente Lombardia


Scarica il volantino



martedì 14 giugno 2011

Acqua, ora inizia la sfida

I referendum hanno detto che, almeno quando c'è in ballo un servizio essenziale come quello dell'acqua, il pubblico è più affidabile del privato. Bene, perché la situazione normativa era tale che realizzare quanto previsto dal "decreto Ronchi" sarebbe stato un danno per il patrimonio pubblico e sicuramente anche per le tasche dei cittadini. Ora però il pubblico deve dimostrare che la fiducia ottenuta è stata ben riposta e che si può gestire il servizio idrico aumentando l'efficienza e la qualità e riducendo i costi. Per riuscirci c'è bisogno di una serie di mosse: è assai dubbio che questo governo agonizzante sia in grado di compierle, ma intanto si può in parte cominciare a definirle, in parte anche realizzarle se vi si impegneranno istituzioni direttamente interessate al problema e vicine al territorio, come l'associazione dei Comuni (Anci) e la Conferenza Stato-Regioni.

Innanzitutto sarebbe necessaria un'Authority vera. Non l'Agenzia che il governo avrebbe intenzione di varare, ma un'autorità indipendente e con forti poteri sanzionatori, di regolazione e di controllo. Il referendum della scheda gialla ha stabilito che il gestore del servizio non può aumentare la bolletta per remunerare gli investimenti, ma questo non significa che la tariffa non debba tener conto di tutti i costi, compresi quelli del capitale necessario agli investimenti, senza di che questi ultimi semplicemente non si farebbero. Ma questo può facilmente dare adito ad abusi, e dunque c'è

bisogno di un controllore che verifichi quando e quali investimenti sono necessari e quale sia il costo effettivo che gli utenti sono chiamati a coprire. L'Authority inoltre dovrebbe individuare una serie di parametri di qualità e di efficienza del servizio, che servano sia a verificare che il gestore sia in grado di migliorare, sia a ripartire gli effetti positivi dei guadagni di efficienza tra il gestore e gli utenti. In altre parole, la bolletta dovrebbe aumentare perché bisogna spendere per migliorare le strutture - si stima che servano due-tre miliardi l'anno - ma i guadagni di efficienza dovrebbero far diminuire progressivamente i costi e questo dovrebbe andare anche a riduzione del peso degli aumenti.

Anche sulla struttura della tariffa si dovrà ragionare. Uno degli svariati motivi dell'inopportunità della gestione privata è che un gestore di questo tipo deve inevitabilmente tendere a vendere più prodotto possibile, quindi a far consumare di più, mentre di questa risorsa preziosa bisognerebbe fare un uso oculato. Un incentivo a stare attenti ai consumi potrebbe essere una tariffa che preveda una "fascia sociale" a prezzi più moderati, e poi aumenti progressivi a scaglioni secondo il principio "chi più consuma più paga". Del resto un sistema del genere è già in vigore sulla bolletta elettrica.

In attesa che l'Authority arrivi, gli enti locali potrebbero prendere l'iniziativa di dar vita a un organismo tecnico che individui i parametri di qualità e di efficienza, che servirebbero tanto a loro che alle società di gestione per valutare con una certa oggettività che cosa si sta facendo. A regime questo sistema, in analogia con i "costi standard" elaborati per la sanità, dovrebbe servire anche, evidenziando chi non sta facendo un buon lavoro, ad intervenire prima con avvertimenti e poi, se a questi non segue un miglioramento, con sanzioni. Non a caricodelle società, però, perché equivarrebbe a punire ulteriormente gli utenti, ma direttamente a carico degli amministratori: si potrebbe pensare di estendere anche al settore delle utility la disciplina varata per gli enti locali in dissesto, che arriva a prevedere la rimozione degli amministratori e la loro interdizione per dieci anni da incarichi analoghi. Tra i parametri potrebbero rientrare il numero e il costo del personale (naturalmente parametrato alla dimesione del servizio), il che dovrebbe porre un freno ai casi di sovrabbondanza di dipendenti dovuta al clientelismo; ma anche il numero e il costo degli amministratori, fattore a rischio non minore di inquinamento politico.

Certo, dell'apporto della politica non si potrà fare a meno. Nel senso che servirà non solo l'Authority, ma anche di fare ordine in un settore dove le competenze fanno capo a fin troppi soggetti, non si sa quanto coordinati. Sull'acqua hanno competenza almeno un paio di ministeri, le Province, ovviamente i Comuni, gli Ato, i Consorzi di bonifica, il Magistrato delle acque; e forse ne dimentichiamo qualcuno. Il fatto che questi soggetti - e anzi, si spera, qualcuno di meno - agiscano in base a un unico piano è ovviamente fondamentale.

La contrapposizione di pubblico e privato, se è astratta e non legata a problema specifici, non è altro che ideologia deteriore. Ci sono casi in cui è meglio affidarsi al secondo, altri - e il servizio idrico a nostro parere è uno di questi - in cui è invece opportuna la gestione pubblica. Che però, proprio come quella privata, ha bisogno di buone regole e di controlli: lo spreco non è meno dannoso della speculazione.

Fonte: La Repubblica.it - articolo di Carlo Clericetti del 14 giugno 2011

INCENDIO CORTEOLONA: PATTEGGIAMENTO E RITO ABBREVIATO CON CONDANNE A PENE CHE VANNO DA DUE A QUATTRO ANNI DI RECLUSIONE

Milano, 17 Maggio 2019                                                                       Comunicato stampa   ...