venerdì 17 maggio 2019

INCENDIO CORTEOLONA: PATTEGGIAMENTO E RITO ABBREVIATO CON CONDANNE A PENE CHE VANNO DA DUE A QUATTRO ANNI DI RECLUSIONE

Milano, 17 Maggio 2019                                                                      Comunicato stampa

 
Ciclo dei rifiuti settore ad alto rischio di infiltrazioni illegali

Legambiente: “in campo da subito provvedimenti volti a rendere più trasparente, sostenibile ed efficiente il settore della gestione dei rifiuti”

Questa mattina il Giudice per le Indagini Preliminari di Milano ha emesso una sentenza di patteggiamento e una con rito abbreviato per il traffico di rifiuti e il conseguente incendio nel capannone di Corteolona (PV) nel gennaio del 2018.
Da parte di tre degli imputati sono state patteggiate pene che vanno da 2 anni e 2 mesi a 4 anni di reclusione. Gli altri due imputati che avevano scelto il rito abbreviato, sono stati condannati alla pena di 2 anni per le attività finalizzate al traffico illecito di rifiuti e 3 anni e 6 mesi di reclusione per l'incendio e il traffico illecito di rifiuti. Per il sesto degli imputati si dovrebbe aprire nei prossimi mesi il dibattimento con rito ordinario.

Legambiente Lombardia, costituitasi parte civile nel processo, ribadisce la necessità di un maggiore sforzo comune per contrastare e prevenire il fenomeno dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti. 

«La gestione dei rifiuti come hanno confermato le ultime inchieste regionali sulla corruzione, continua ad essere sempre più un settore ad alto rischio di infiltrazioni illegali, in cui sia la  criminalità economica sia quella contigua alle mafie, ottengono elevati guadagni illeciti correndo rischi relativamente bassi, a danno delle imprese oneste – dichiara Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia –. Serve, ancora una volta, un cambio di passo, mettendo in campo da subito provvedimenti volti a rendere più trasparente, sostenibile ed efficiente il settore della gestione dei rifiuti: dai decreti attuativi sull’end of weste al rafforzamento del c.d. “indice di gestione” regionale, dalle politiche sulle riduzione dei rifiuti all’aumento degli standard ambientali previsti per gli impianti di trattamento. Il tutto inserito in una cornice di visione che metta al centro l’economia circolare ed eviti l’eccessivo spostamento di rifiuti da un capo all’altro dell’Italia. Dal nostro osservatorio, continueremo a vigilare sul territorio segnalando con spirito collaborativo le situazioni anomale o patologiche alle istituzioni».

Al meritorio impegno della magistratura e delle forze dell’ordine si deve affiancare anche l’azione degli enti di controllo e degli enti locali, possibilmente con una regia regionale di coordinamento per individuare tratti comuni e differenze tra i singoli episodi.

«Ci auguriamo che questa vicenda e le conseguenti condanne, chiudano una fase negativa per la provincia di Pavia relativa ai rifiuti e si apra, invece, una prospettiva di sviluppo realmente sostenibile, legato a realtà, possibilità e caratteristiche del territorio. Come Legambiente continueremo il nostro impegno perché favorire questo processo virtuoso» dichiara Renato Bertoglio, rappresentante di Legambiente in provincia di Pavia.


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PARTE IL PROGETTO ARETÈ: L’ACQUA COME SOSTEGNO ALLA BIODIVERSITÀ, ALL’AGRICOLTURA E AL PAESAGGIO

Milano, 17 Maggio 2019        Comunicato stampa

Il progetto, cofinanziato da Fondazione Cariplo e guidato dal Parco Lombardo Valle del Ticino, presentato stamane presso la sede del Parco

Elevata urbanizzazione e agricoltura intensiva frammentano in maniera preoccupante gli habitat naturali, non consentendo alle specie di muoversi nel proprio ambiente. Una condizione diffusa in diverse aree della pianura Padana che rischia di minare il delicato equilibrio tra natura e attività antropiche. Per fermare la perdita di habitat e valorizzare i benefici offerti dall’acqua negli ambienti rurali tra Piemonte e Lombardia, prende il via il progetto “ARETÈ - ACQUA IN RETE: gestione virtuosa della risorsa idrica e degli agroecosistemi per l’incremento del capitale naturale”, con interventi di riqualificazione ecologica su un’area che ha come fulcro la Valle del Ticino, ma si estende verso ovest fino colline novaresi, nelle zone ricomprese nella Riserva MAB UNESCO Ticino Valgrande Verbano, scende verso la Lomellina, mentre a est raggiunge l’Alto Milanese. Il territorio include numerose aree protette, quali i due parchi che tutelano il Ticino in sponda lombarda e piemontese, diversi siti della Rete Natura 2000, la rete ecologica diffusa su tutto il territorio europeo, oltre ad alcuni PLIS e all’Oasi WWF di Vanzago
Il progetto triennale, cofinanziato da Fondazione Cariplo nell’ambito del bando “Capitale Naturale 2018”, è guidato dal Parco Lombardo Valle del Ticino e può contare sulle competenze di un ampio gruppo di partner: l’Ente di gestione delle aree protette del Ticino e del Lago Maggiore, la Provincia di Pavia, l’Associazione Irrigazione Est Sesia, il Consorzio di Bonifica Est Ticino Villoresi, l’Università degli Studi di Milano, l’Istituto di Ricerca sulle Acque – Consiglio Nazionale delle Ricerche, Legambiente Lombardia Onlus, la Società Cooperativa Sociale Eliante Onlus e la Società di Scienze Naturali del Verbano Cusio Ossola. 

Il progetto, che ha avuto avvio a febbraio e si concluderà nei primi mesi del 2022, prevede innanzitutto una generale ottimizzazione della circolazione dell’acqua, che permetterà un incremento diffuso della biodiversità e un migliore approvvigionamento da parte delle realtà agricole. Particolare attenzione verrà rivolta a quegli interventi idraulici che uniranno la completa funzionalità ecologica a un migliore inserimento nel paesaggio tradizionale. 

Gli interventi saranno declinati a seconda delle caratteristiche puntuali del territorio: saranno create o recuperate aree umide, verranno incrementate le superfici gestite a marcita o prato allagato, si promuoverà la realizzazione di prati fioriti e tessere agro-ambientali (piccole macchie prative/arbustive)  e si interverrà per riqualificare ampie superfici boscate.

Il titolo del progetto, ARETÉ, che per gli antichi Greci significava virtù, è stato scelto perché ne riassume l’obiettivo generale che è rappresentato dalla volontà di accrescere il valore ecologico di zone già tutelate, rafforzandone il ruolo di aree sorgente di biodiversità, esportando al contempo le esperienze più virtuose ed efficaci di gestione agroambientale, naturalistica e forestale fuori dai confini delle aree protette. Innovativa sarà anche la quantificazione dei servizi ecosistemici derivanti dagli interventi, vale a dire tutti quebenefici che gli ecosistemi naturali apportano al genere umano come, per esempio, la depurazione dell’acqua o l’impollinazione - spiega Gian Pietro Beltrami, Presidente del Parco del Ticino Lombardo. - Durante il progetto verranno anche organizzate attività di disseminazione rivolte alle comunità locali e alle realtà attive sul territorio, quali aziende agricole, associazioni, amministrazioni comunali, scuole, GEV, con il duplice obiettivo di illustrare i vantaggi legati a una buona gestione delle risorse naturali e di creare una forte sinergia per garantire un presidio continuo degli interventi realizzati”.

L’acqua è l’asse portante del progetto, in quanto risorsa primaria che sostiene la biodiversità e che crea ambienti caratteristici come aree umide, fontanili, marcite, boschi igrofili, oltre a ricoprire il ruolo di “rete stradale” per molte specie selvatiche; il reticolo di canali che caratterizza questo tratto di pianura è, infatti, fondamentale per permettere loro di muoversi in un contesto molto urbanizzato e caratterizzato da barriere difficili da attraversare. Altrettanto importante è la funzione agricola e paesaggistica: dalle risaie della Lomellina ai campi coltivati dell’Alto Milanese, la presenza e la corretta gestione dell’acqua è fondamentale per garantire la sostenibilità economica delle aziende agricole locali e il mantenimento del paesaggio tradizionale. Per questo il progetto si pone l’obiettivo di attuare strategie di utilizzo efficiente dell’acqua, contrastando il più possibile gli sprechi e intervenendo sugli aspetti funzionali,strutturali ed ecologici del reticolo idrico.

Venerdì 17 maggio alle 10.30 il progetto è stato presentato presso la sede del Parco Lombardo Valle del Ticino a Magenta (MI)

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giovedì 16 maggio 2019

BICIPACE COLORA LE PROVINCE DI MILANO E VARESE CON OLTRE 2MILA CICILISTI

MILANO, 16 MAGGIO 2019                                                                                 COMUNICATO STAMPA

Appuntamento domenica 19 Maggio

Legambiente: “Festeggiamo la 37^ edizione dell’evento che unisce convivialità, promozione di una mobilità sostenibile e solidarietà”

Domenica 19 maggio torna Bicipace, l’iniziativa promossa da Legambiente che quest’anno spegne 37 candeline e nell’edizione precedente ha registrato l’adesione di oltre duemila ciclisti. La carovana in bicicletta attraversa i territori del varesotto e dell’alto milanese, portando i colori dell’arcobaleno in ben 44 comuni: da Abbiategrasso a Gallarate, passando da Somma Lombardo, Olgiate, Legnano e ancora Busto Arsizio, Saronno, Castellanza, Lainate, Rho e tanti altri. L’arrivo per tutti è previsto alla splendida Colonia Fluviale di Turbigo per un pranzo conviviale sano, naturale e a basso impatto ambientale. Da sempre Bicipace è sinonimo di accoglienza, unione e antirazzismo, valori condivisi con le tante associazioni del territorio che partecipano alla giornata di sport e festa. Anche quest’anno non mancano musica dal vivo, animazione e giochi per tutta la famiglia, laboratori creativi e la visita guidata al Mulino del Pericolo.

«Il tema di quest’anno è il cambiamento climatico – spiega Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. Bicipace si unisce al grido di Greta Thumberg e alla mobilitazione degli studenti che da settimane stanno mantenendo alta l’attenzione di politici e istituzioni a livello globale sull’emergenza ambientale e sociale legata ai mutamenti del clima. Migliaia di persone scendono in piazza sottolineando l'urgenza di azioni concrete per fermare gli effetti di un sistema economico e produttivo ormai insostenibile per il pianeta».

Non solo il piacere di condividere una giornata di attività all’aria aperta, immersi negli splendidi panorami della campagna lombarda, ma anche la solidarietà è un elemento che caratterizza questo evento. Bicipace sostiene due progetti, uniti dal tema comune “Dalla strada alla scuola: far crescere la comunità”. Il primo riguarda l’Associazione Orientamenti di Torino, che a Lamayuru, una piccola comunità isolata nel Ladakh, regione himalayana dell’India ad oltre 3500 metri di altitudine, si occuperà di ristrutturare il tetto e gli infissi delle finestre della scuola. Grazie anche ai fondi raccolti nella precedente edizione della biciclettata, è stato possibile costruire un ostello che ospita 50 bambini che arrivano da lontano o che hanno i genitori impegnati nelle attività agricole, consentendo loro di rimanere a scuola per tutta la settimana, trovandovi spazio, pernottamento, cibo e assistenza educativa. Il secondo è un progetto dell’associazione Cam To Me in Cambogia, dove collabora nelle attività formative della scuola professionale di Banteay Priep che ospita disabili fisici e mentali.

«Questo evento testimonia come l’utilizzo della bicicletta sia sempre più diffuso, ma la mobilità cosiddetta dolce deve essere sostenuta – dichiara Flavio Castiglioni, Coordinatore di BiciPaceLa ricchezza in termini di biodiversità dei paesaggi che circondano la Valle dell’Olona e il Parco del Ticino è un patrimonio importante da difendere e riscoprire, anche attraverso la creazione e la valorizzazione di sistemi di piste ciclabili che siano utili per incoraggiare il turismo sostenibile in queste zone».

Il programma prevede anche momenti di musica e intrattenimento con i Rock Around The Pop e Mike Pastori & His New Dodos. Per i più piccoli ci saranno i laboratori di scoperta degli strumenti musicali e l’animazione a cura di Mattamondo, il Truccabimbi, e poi la visita guidata al Mulino del Pericolo. Per un pomeriggio di relax, spazio ai massaggi a cura dell’associazione Shiatsu Xin. L’area ospiterà i banchetti informativi e gli spazi espositivi messi a disposizione di tante associazioni.

Per informazioni sui tutti i percorsi, gli orari delle partenze nei diversi comuni e prenotazioni: www.bicipace.org


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mercoledì 15 maggio 2019

INCHIESTA SU CORRUZIONE IN PROVINCIA DI VARESE: OCCHI PUNTATI SUL DEPURATORE DI SANT’ANTONINO

Milano, 15 Maggio 2019            Comunicato stampa

                                                                                 
Legambiente: “Da anni denunciamo le gravi condizioni delle acque e l’inerzia nella gestione della depurazione. Serve un drastico cambiamento, a partire dall’azzeramento dei vertici delle aziende coinvolte”

Le acque in provincia di Varese sono sempre più torbide e non solo per gli evidenti problemi di inquinamento e mancata depurazione, ma anche per la lunga mano del malaffare che per anni si è protesa sulla gestione del ciclo dell’acqua nel territorio e che, come si sta dimostrando, ha manovrato illecitamente appalti, assegnazioni e amministrazione di impianti. Quanto sta emergendo nell’inchiesta condotta dalla Dda della Procura di Milano, infatti, ha portato alla luce un sistema di affari afferente a Caianiello che ruota anche intorno ad Alfa srl, il gestore unico del Servizio Idrico integrato che serve l’intera provincia di Varese. Nei giorni scorsi Giuseppe Filoni, presidente della società Tutela Ambientale Arno Rile Tenore indagato per abuso d’ufficio, si è presentato spontaneamente dai magistrati per collaborare all’inchiesta, nelle carte compare anche il depuratore di Sant’Antonino di Lonate Pozzolo, sul quale gli occhi di Legambiente sono puntati da anni. 

«È un sistema malato da troppo tempo – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. Abbiamo più volte denunciato che la situazione di inquinamento e di inerzia degli enti che avrebbero dovuto gestire la depurazione fosse grave. Oggi è chiaro che una delle cause sia l’intricato sistema corruttivo che per decenni ha controllato tutto quanto ruotasse intorno al ciclo dell’acqua. Che fiducia possono avere oggi i cittadini varesotti nei confronti di chi avrebbe dovuto tutelare questa risorsa vitale? È necessario ora un drastico cambiamento, quindi, a partire dall’azzeramento dei vertici delle aziende coinvolte».

Già nell’aprile del 2016 l’associazione aveva presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio (VA) per denunciare schiume molto più evidenti del normale nel tratto del fiume Olona tra Fagnano Olona e Solbiate Olona. Un evento purtroppo ricorrente, ma che si era acutizzato nel periodo tra il 13 e il 24 aprile. Non da meno la condizione in cui versano i depuratori di Olgiate Olona e Gornate Olona, con problemi irrisolti e malfunzionamenti da troppo tempo.

Sempre sul fronte depuratori, il 17 Luglio 2017 Legambiente Lombardia si era inoltre costituita parte lesa nel procedimento penale relativo all’inquinamento idrico nei pressi del depuratore Sant’Antonino, inchiesta però in seguito archiviata per l’impossibilità di individuare i responsabili del reato. Oltre all’impianto vero e proprio, Legambiente, insieme ad altre associazioni locali, aveva messo in luce l’abbandono decennale delle vasche di accumulo e dispersione, a presidio delle acque di sfioro del sistema di fognatura e collettamento al depuratore Sant’Antonino, ma posizionate in località Borsano (Busto Arsizio). Tali manufatti, costati decine di milioni alla collettività, congiuntamente alle opere di collettamento e depurazione, avevano lo scopo di liberare i terreni interessati dai reflui provenienti dalla fognatura del comune di Busto Arsizio, che, in occasione di eventi meteorici allagavano le aree in località Borsano.

La lunga storia di problemi legati al depuratore di Lonate Pozzolo registra decenni di sprechi di risorse pubbliche e inefficienze: successivamente al collaudo avvenuto nell’anno 2000, le vasche rimasero prive di gestione e manutenzione e ciò ha comportato un graduale degrado generale dell’impianto, con conseguente perdita della loro funzionalità, tanto che Regione Lombardia aveva dovuto finanziare la loro riqualificazione nel 2008 con una spesa di un milione e 500mila euro, senza però risolvere la questione della gestione. Da novembre 2016 Regione deliberò la cessione al Comune di Busto Arsizio delle opere realizzate da Regione stessa, senza che di fatto cambiasse nulla.

«La quota di scarichi illegali è importante, ma sempre più marginale – spiega Lorenzo Baio, responsabile del settore Acqua di Legambiente Lombardia – la pressione derivante dalle acque trattate dai depuratori determina invece effetti sempre più rilevanti, rendendo fondamentale l’attività sistematica di manutenzione e adeguamento degli impianti di depurazione di tutto il bacino. I dati Arpa confermano per il 2018 le scarse prestazioni di 12 dei 47 depuratori presenti nel Bacino Lambro-Seveso-Olona. La Lombardia è già cronicamente in ritardo rispetto agli obblighi imposti dalla Direttiva Acque 2000/60, nata per impedire il deterioramento dello stato dei corpi idrici dell’Unione europea, che ha già subìto una proroga al 2021 o 2027 rispetto alla precedente scadenza al 2015 per il raggiungimento dello stato ecologico buono dei corsi d’acqua e rischia, così, pesanti sanzioni».

Uscire da questo groviglio di competenze e inefficienze è ora fondamentale secondo Legambiente, per ridare qualità e dignità alle acque della provincia di Varese, togliendo quella patina di opacità che sta generando troppi danni a carico dell'ambiente.


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sabato 11 maggio 2019

RISORSE IDRICHE IN LOMBARDIA: SOLO 27% DEI FIUMI E 53% DEI LAGHI E’ IN BUONO STATO ECOLOGICO

Varese, 11 Maggio 2019                                                                                                                  Comunicato stampa

L’Olona risulta tra i corpi idrici più compromessi della Lombardia: se ne è parlato a Castellanza nel convegno “Il fiume Olona ai tempi dei cambiamenti climatici”
Legambiente: “L’Italia rischia sanzione europee pesanti. Non si può più aspettare, la Lombardia è cronicamente in ritardo nella risoluzione del problema”

I corpi idrici lombardi sono malati cronici. È un quadro a tinte fosche quello che emerge dai dati presentati nel Piano di Tutela ed Uso delle Acque da Regione Lombardia, secondo il quale solo il 27% dei fiumi, il 53% dei laghi e il 17% dei corpi idrici sotterranei raggiungono attualmente l’obiettivo “buono” come richiesto dalla Direttiva Acque (2000/60/CE), la normativa europea nata per impedire il deterioramento dello stato dei corpi idrici dell’Unione europea. Tutti gli altri sono rimandati al 2021 o al 2027.
Il fiume Olona, che rientra nel complesso bacino Lambro-Seveso-Olona, non fa eccezione. Questo corso d’acqua, anche se negli ultimi dieci anni ha fatto degli importanti progressi, rimane uno dei corpi idrici più compromessi della regione. Seppure nel passato la situazione di criticità fosse dettata da attività industriali che riversavano nel fiume acque reflue non depurate, attualmente risulta sempre più evidente che il carico inquinante residuo sia di origine civile. Mentre la quota attribuibile agli scarichi illegali è oramai sostanzialmente irrilevante, infatti, molto significativa è la pressione derivante dalle acque trattate dai depuratori o rilasciate dagli sfioratori di piena.
Queste tematiche sono state al centro dell’incontro pubblico “Il fiume Olona ai tempi dei cambiamenti climatici”, organizzato presso la Biblioteca Civica di Castellanza (Va), al quale hanno partecipato enti pubblici e di monitoraggio, associazioni del terzo settore, gestori del Servizio Idrico Integrato. Presenti alla serata il Sindaco di Castellanza Mirella Cerini, il consigliere comunale di Castellanza Flavio Castiglioni che ha moderato l’incontro, il responsabile del settore Acqua di Legambiente Lombardia Lorenzo Baio, Pietro Genoni e Anna Brambilla e Elena Caprioli di ARPA Lombardia, Viviane Iacone dell’ufficio prevenzione rischi naturali e risorse idriche di Regione Lombardia, Franco Brumana dell’associazione Amici dell'Olona, il presidente e amministratore delegato del Gruppo Cap Alessandro Russo, il presidente della società Alfa Srl Paolo Mazzucchelli, Mario Clerici di Contratti di fiume, Stefania Mazzaracca dell’Istituto Oikos, Raul Dal Santo del Parco dei Mulini, Gianluigi Forloni del Comune di Rho e Valentina Minazzi del circolo Legambiente Varese. Durante il convegno si è cercato di dare risposte a due questioni fondamentali: la sfida ancora aperta di riuscire a rispettare la scadenza del 2027 per riportare il fiume Olona allo stato di qualità “buono”, dopo la proroga da parte dell’Europa e la capacità del territorio del bacino di sopportare eventi meteorologici sempre più estremi.
«Il 2027 e le successive sanzioni europee sono dietro l’angolo – ha ricordato Lorenzo Baio, settore acqua di Legambiente Lombardia –. L’Italia e la Lombardia, cronicamente in ritardo, stanno inseguendo le scadenze comunitarie che prevedono gli interventi necessari al risanamento. Non possiamo più aspettare, né pensare che basti fare il minimo sforzo. Piuttosto, l’impresa è di quelle che fanno tremare le gambe. Le sfide, da sempre rimandate, sono legate alla creazione di sistemi di collettamento e depurazione efficienti, alla riconquista da parte dei territori della naturalità e della fruizione dolce, al miglioramento morfologico e alla restituzione di spazi al fiume perché vengano ripristinate le sue capacità autodepurative e gestiti al meglio i fenomeni meteorologici estremi. Solo così potremo dire di aver visto rinascere davvero il fiume Olona».
La tavola rotonda, che ha visto coinvolti i relatori, è stata l’occasione per approfondire le problematiche legate alle pressioni antropiche significative ancora presenti, l’attenzione per la qualità delle acque non solo per rispettare i limiti normativi, ma, soprattutto, per salvaguardare i corpi idrici ricettori. Sono stati illustrati anche gli strumenti di adattamento ai cambiamenti climatici nella Città Metropolitana di Milano e gli interventi puntuali di riqualificazione ambientale che possano portare benefici al fiume Olona, in termini di paesaggio, qualità delle acque e fruizione del territorio, creando una “cultura del fiume”, come stanno facendo alcuni progetti con il sostegno di Fondazione Cariplo.
«Non possiamo non guardare agli avvenimenti giudiziari di questi giorni come una sconfitta della buona gestione della “res publica”. In provincia di Varese è stato portato alla luce un sistema politico e amministrativo inquinato, che ha causato solo danni e ritardi al nostro fiume – ha dichiarato Flavio Castiglioni, rappresentate dei circoli Legambiente della Valle Olona. Ora confidiamo che la magistratura metta fine a questo apparato di malaffare, ma è necessario un decisivo cambiamento di passo e che si possa quindi ripartire, contando sulle persone oneste che hanno a cuore l’interesse comune e non quello privato».
A tal proposito durante la serata si è dato spazio anche al concetto di “citizen science”, con la possibilità che la società civile sia da stimolo e aiuto grazie ad attività di “monitoraggio in continuo” del territorio e una responsabilizzazione dei cittadini su temi ambientali.

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giovedì 9 maggio 2019

UN'INVASIONE DI SERRE: IN LOMBARDIA GRAVI LACUNE NORMATIVE HANNO CONSENTITO MODIFICHE ESASPERATE DEL PAESAGGIO

Bergamo, 8 Maggio 2019                                                                                                Comunicato stampa

Legambiente: “Serve un tavolo di regia che rimetta ordine in quello che è diventato un vero e proprio Far West dell’agricoltura lombarda”

Presentato il dossier "Il settore delle serre fisse e mobili in Regione Lombardia: le ragioni di un’urgente riforma complessiva"


In Lombardia oltre 2300 ettari di terreno agricolo sono ricoperti da serre. Nei soli territori delle province di Mantova e Bergamo i numeri sono impressionanti: rispettivamente 968 e 800 ettari. Martinengo, in provincia di Bergamo, è tra i Comuni con la maggiore estensione di serre della Lombardia. Il paese rappresenta una condizione esemplare del fenomeno, esteso su tutta la regione, e sottolinea la gravità dell’assenza di un registro che censisca l'effettiva estensione delle coltivazioni, in costante crescita.

«L’impianto legislativo regionale, per come è attualmente, ha consentito nel tempo una modifica esasperata e incontrollata del paesaggio – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. È necessario che vengano stabiliti rapporti di copertura per le serre, sia fisse che stagionali e temporanee, fondati sulla valutazione della capacità di carico sostenibile del territorio e sugli impatti ambientali delle serre esistenti e di quelle potenzialmente insediabili. Serve dunque un tavolo di regia che rimetta ordine in quello che è diventato un vero e proprio Far West dell’agricoltura lombarda».

In Regione Lombardia le serre fisse e le serre mobili, infatti, sono soggette a due differenti discipline normative, ma con forti lacune dal punto di vista delle specifiche per una definizione corretta dell’impiego di tali strutture. Il decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222 ha stabilito che le serre mobili stagionali senza strutture in muratura sono da assoggettare al regime di edilizia libera, pertanto Oggi un imprenditore agricolo può semplicemente notificare al Comune la conversione del terreno agricolo a coltura in serra, senza avere bisogno di concessioni. In seguito la delibera 7117/2017 ha aggiunto che i rapporti di copertura massimi possono raggiungere il 70% della superficie aziendale per le serre stagionali, il 60% per le serre temporanee.

Gli impatti dell’agricoltura intensiva in serra sono molteplici e si declinano sia sul piano ambientale che su quello economico-sociale. La struttura delle serre, con sue le coperture in materiali plastici, rende impermeabile ettari di terreno agricolo, rendendolo esposto a rischio idrogeologico in caso di forti fenomeni atmosferici. In alcune zone si tratta di concentrazioni tali da non poter distinguere dove inizia un appezzamento e dove finisce un altro, spesso adiacenti all’abitato: una condizione potenzialmente pericolosa. Le tipologie privilegiate, la cosiddetta quarta gamma, sono ortaggi a rapido ciclo, come per esempio le insalate, per le quali si arriva fino a 13 cicli annui in serra. Per consentire un complesso produttivo così intensivo, le coltivazioni sono sottoposte all’uso di pesticidi, antiparassitari e antimicotici ad ogni ciclo, un vero bombardamento chimico nel terreno. La conversione al biologico in serra, infatti, rappresenta una percentuale molto esigua ad oggi, prediligendo un sistema il cui prodotto finale è destinato all’avvio al supermercato, dove i prezzi di vendita vengono stabiliti dalla GDO e i ricavi per i coltivatori sono risicati. Per garantire la sostenibilità economica, quindi, sono necessarie estensioni territoriali enormi e il ricorso a manodopera non qualificata, spesso sottopagati. Come nel caso di Telgate, dove un’intera comunità indiana e pachistana lavora nelle serre, e in paese si è andato costituendo un ghetto etnico vero e proprio. Anche il valore delle case risente dall’impatto di questo tipo di colture: il degrado ambientale e paesaggistico è stato quantificato in una perdita di circa il 30% del valore degli immobili nei comuni maggiormente interessati dal fenomeno.

«Ci chiediamo se in una regione che si fregia di essere tra le più evolute, qual è la Lombardia, sia accettabile un sistema normativo che lascia al produttore l’arbitrio di scegliere processi produttivi così insostenibili, senza alcuna programmazione, senza equilibro. Il rischio concreto è di ritrovarsi in tempi brevi in scenari aberranti come a Gela, Ragusa, nella Piana del Sele, Almeria in Spagna e Rotterdam, con distese di strutture impattanti e tonnellate di cellophane a ricoprire il terreno» sottolinea Paolo Falbo, presidente del circolo Legambiente Oglio-Serio.

Nel dossier “Il settore delle serre fisse e mobili in Regione Lombardia: le ragioni di una (urgente) riforma complessiva”, presentato in conferenza stampa a Bergamo, si evidenziano i vizi normativi e gli interventi necessari, per evitare situazioni come quelle ben descritte nelle immagini aeree presenti nel documento redatto da Paolo Falbo e Fabio Turani. Alla conferenza stampa erano presenti la presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto, il responsabile scientifico di Legambiente Lombardia Damiano Di Simine, il presidente del circolo Legambiente Oglio-Serio Paolo Falbo, il consigliere comunale di Telgate e socio del circolo Legambiente Valcalepio Fabio Turani, Edoardo Bano del circolo Legambiente Oglio Serio e Patrizio Dolcini del circolo Legambiente Lomellina.
I destinatari delle proposte avanzate dall’associazione ambientalista sono Regione Lombardia, in qualità di organo legislatore perché venga riordinato il sistema normativo andando a colmare le lacune esistenti in particolare sulla definizione di serre fisse e temporanee, e i Comuni lombardi, perché effettuino un censimento di tutte le superfici coperte e aggiornino lo strumento di pianificazione urbanistico, riducendo i rapporti di copertura (attualmente al 40% della superficie aziendale) ad una percentuale basata su una valutazione ambientale approfondita.



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martedì 7 maggio 2019

Arresti per corruzione e tangenti in Lombardia, coinvolti politici e imprenditori del settore trattamento rifiuti

Milano, 7 Maggio 2019                                                                Comunicato stampa


Legambiente: "Ancora una volta il settore ambientale è un terreno su cui prosperano gli affari malavitosi. In particolare nella provincia di Varese si smaschera un sistema che per troppo tempo ha penalizzato la buona gestione di servizi importanti per l’intera provincia"

Sono 95 le persone indagate a vario titolo per una lunga serie di reati contro la pubblica amministrazione e per associazione per delinquere di stampo mafioso, finalizzata alla corruzione, nell'inchiesta della DDA di Milano che vede coinvolti, oltre a politici lombardi, anche imprenditori del settore smaltimento rifiuti e bonifiche ambientali. Nonostante le numerose indagini e le condanne degli anni scorsi, nella classe dirigente lombarda continuano ad essere diffusi ed articolati i meccanismi criminali che piegano la gestione della cosa pubblica ad interessi privati e all’arricchimento personale. Ancora una volta il settore ambientale e in particolare la gestione dei rifiuti risulta essere un terreno su cui prosperano gli affari malavitosi.

"Il quadro che emerge è molto grave e preoccupante. L’inchiesta ci racconta di un sistema di controllo soprattutto degli appalti che lascia sconcertati e che coinvolge anche soggetti insospettabili. - sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. In particolare nella provincia di Varese si smaschera un sistema che per troppo tempo ha penalizzato la buona gestione di servizi importanti per l’intera provincia. È indispensabile ora aumentare gli sforzi per prevenire e contrastare il fenomeno a tutti i livelli. Devono essere messe in campo maggiori risorse per svolgere indagini e realizzare attività di prevenzione, bisogna permettere agli organi e ai sistemi di controllo di operare al meglio e rendere più veloce ed efficiente il nostro sistema giudiziario".

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martedì 16 aprile 2019

Rinviata l’approvazione della delibera per l’istituzione del Parco Naturale Sud Milano

La creazione dell’area naturale, attesa da vent’anni, è rimandata a causa dell’inerzia di Città Metropolitana

Milano, 16 aprile 2019 – Tutti si aspettavano che, nella seduta odierna, il Consiglio Direttivo del Parco Agricolo Sud Milano (PASM) avrebbe approvato la delibera che propone, all’interno del perimetro del Parco, i confini del Parco Naturale Regionale, la cui istituzione consentirebbe il riconoscimento del PASM da parte del Ministero dell’Ambiente. Un adempimento atteso da quasi vent’anni e che aprirebbe le porte a possibili finanziamenti nazionali.

Invece, inaspettatamente, l’approvazione della delibera verrà rinviata a data da destinarsi.

Anche se non ci sono pronunciamenti ufficiali, appare chiaro che il blocco arriva da indecisioni e tentennamenti da parte di alcuni sindaci molto ascoltati nelle stanze di Palazzo Isimbardi.
Sulla base della legge regionale, il Piano Territoriale del PASM (approvato il 3 agosto del 2000) impone di istituire, all’interno del suo perimetro, il Parco Naturale Regionale, un’area più ristretta (8.700 ettari sui 47.000 dell’intero Parco Sud) nella quale è istituito un maggiore regime di tutela, tra cui il divieto di caccia. Quasi tutti gli altri parchi regionali l’hanno già fatto negli anni scorsi, e quindi il Parco Agricolo Sud arriverebbe da buon ultimo.
Dopo quasi diciannove anni di inadempienza finalmente - nel dicembre 2017, sotto la spinta determinata dalla sua presidente Michela Palestra – il Parco avviò la procedura. Da allora è partito un complicato lavoro: elaborazione di una prima proposta di perimetro, presentazioni e discussioni in numerosissimi incontri con sindaci, associazioni agricole e singoli agricoltori, associazioni ambientaliste, cacciatori e pescatori; quindi raccolta di osservazioni ed elaborazione di una seconda proposta di perimetro per finire con nuove consultazioni con tutti i portatori di interesse.
Ora tutto sembrava pronto: il Consiglio Direttivo avrebbe dovuto approvare la proposta che successivamente dovrà passare dall’Assemblea dei sindaci e dal Consiglio Metropolitano, e quindi in Regione per l’approvazione definitiva.
Invece si rinvia: il Consiglio Direttivo e in particolare la sua presidente assecondano l’inerzia di Città Metropolitana, ente gestore del Parco Agricolo Sud Milano.

"Il mancato consenso di alcune associazioni di categoria degli agricoltori sta frenando alcuni sindaci che evidentemente hanno chiesto a Città Metropolitana di rinviare le decisioni – dichiara Paolo Lozza, membro del Consiglio Direttivo indicato dalle associazioni ambientaliste – ma tutti sanno che il rinvio a dopo le elezioni significa gettare al vento il lavoro di un anno e mezzo e archiviare definitivamente il progetto. Il mancato consenso di Coldiretti e di Confagricoltura è “un” problema ma non è “il” problema. D’altra parte gli agricoltori, trent’anni fa, erano assolutamente contrari all’istituzione del Parco Sud, salvo oggi ammettere che l’esistenza del Parco li ha salvati dall’urbanizzazione selvaggia che avrebbe fatto chiudere le loro aziende. - continua Lozza - Evidentemente i giovani dirigenti degli agricoltori di oggi sono miopi tanto quanto i loro predecessori. Dispiace che la presidente del Parco che, a differenza di precedenti presidenze opache e a volte pericolose, aveva fin qui condotto bene il Parco e aveva avviato e sviluppato egregiamente il progetto di Parco Naturale, stia cedendo a logiche che paiono autolesioniste."

Associazione Parco Sud
FAI
Italia Nostra Milano Nord Cintura Metropolitana
LIPU
Legambiente Lombardia
WWF

Referente Paolo Lozza, tel. 3349206894

mercoledì 10 aprile 2019

Le città elettriche. Presentato il rapporto sulle mobilità a emissioni zero in Italia: mappate tutte le città italiane

Milano, 10 aprile 2019                                                                         Comunicato stampa





Crescono gli spostamenti a zero emissioni (elettrici, bici, piedi): a Milano raggiungono il 52%

Tra le storie di mobilità virtuosa Bergamo con la prima linea di autobus completamente elettrici



Legambiente: “Tutte le città, dovrebbero dotarsi di PUMS che valorizzino lo spazio pubblico come bene comune, non adibito a parcheggio di mezzi privati, ma ad uso dei cittadini”




In allegato le tabelle riassuntive per la Lombardia



Sempre più persone decidono di spostarsi in città con mezzi non inquinanti: in bicicletta o e-bike, con i mezzi pubblici a trazione elettrica, compresi i treni urbani o anche a piedi. È quanto emerge dal rapporto Le città elettriche, il primo rapporto sulle mobilità a emissioni zero in italia, realizzato da Legambiente in collaborazione con MotusE (associazione per la mobilità elettrica), che analizza i dati dei 104 capoluoghi italiani attraverso diversi indicatori: dalla disponibilità di mezzi elettrici, all’inquinamento, al tasso di motorizzazione, alla presenza di piste ciclabili, al modal share. 



La mobilità sta cambiando e motore di questo cambiamento sono soprattutto le grandi città: nel caso di Milano gli spostamenti “a zero emissioni” rappresentano già ad oggi più del 50% del totale. Secondo l'Osservatorio Mobilità degli italiani (Legambiente e Lorien) a Milano la maggioranza, residenti e city user (55-60%, contro il 28% nazionale), si sposta più di 4 volte al giorno ed usa nell'arco della settimana più di 6 modalità di viaggio differenti: metro, bus, treno urbano, bici, tram, scooter o monopattino, di proprietà o in condivisione, noleggio e solo in ultimo l'auto privata. Il tasso di motorizzazione, infatti, è in calo: il capoluogo lombardo in vent’anni ha perso ben 100mila auto e guadagnato altrettanti abitanti, grazie a ad ambiziose politiche locali e agli strumenti che ne conseguono, tra tutti l’attivazione dell’Area B (low emission zone) dopo il successo dell’Area C (Congestion).


«È nella definizione di PUMS, Piani Urbani della Mobilità Sostenibile, incentrati su una mobilità a Zero Emissioni, che passa il cambiamento delle nostre città anche e soprattutto per combattere l’inquinamento atmosferica che attanaglia la nostra regione – sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. Tutte le città, non solo quelle più grandi, dovrebbero dotarsi di PUMS che valorizzino lo spazio pubblico come bene comune, non adibito a parcheggio di mezzi privati quindi, ma ad uso dei cittadini».

Città
% Accessibilità
(TPL + sharing + bici)
% mobilità a zero emissioni
(spostamenti elettrici,
bici, piedi)
Voto sulle politiche
(PUM e PUMS)
Bergamo
30
19
3/5
Brescia
16
21
3/5
Como
29
19
1/5
Cremona
20
35
3/5
Lecco
n.d.
n.d.
1/5
Lodi
35
17
1/5
Mantova
35
18
2/5
Milano
64
52
4/5
Monza
33
27
2/5
Pavia
33
13
1/5
Sondrio
n.d.
n.d.
1/5
Varese
15
23
2/5

Il rapporto contiene anche 12 racconti di buone pratiche già attivate nel territorio italiano. Si parte da Milano dove entro i prossimi anni il trasporto pubblico locale, sarà presto elettrico, rinnovabile e efficiente. Già oggi l’offerta di trasporto pubblico nella città metropolitana di Milano è potente, sia per entità (650 milioni di passeggeri all'anno), sia per il predominio della trazione elettrica, il 74% dell'offerta, con 960 vetture metropolitane, 535 tram e filobus in servizio, 30 autobus elettrici e idrogeno. Entro il 2030 sarà completata questa transizione.

Tra le storie di mobilità virtuosa figura anche Bergamo, con la linea C completamente elettrica attivata dal febbraio 2018 da ATB (l’azienda di traporto pubblico locale). Un’infrastruttura realizzata in tempi record: 18 mesi tra progettazione, appalti e cantieri. La C di Bergamo è di fatto la prima linea operativa di trasporto pubblico totalmente elettrica in Italia: è lunga 29.5 Km di cui 1240 metri di corsie preferenziali, con dodici

nuovi autobus elettrici di ultima generazione. I bus hanno un’autonomia di carica giornaliera di circa 180 km e viaggiano su un percorso in parte preferenziale che collega i quartieri periferici, permettendo la connessione con altri mezzi di trasporto: bike sharing, tram, altre linee ATB, parcheggi in struttura e di interscambio.

Secondo il rapporto la Lombardia ha più che raddoppiato il numero di colonnine di ricarica di mezzi elettrici, passando dalle 519 del 2018 alle 1134 del 2019, risultando così la prima regione d’Italia per numero di prese omologate disponibili, seguita dal Trentino-Alto Adige con le attuali 709.

Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Silvia Valenti
Mob. 3498172191

INCENDIO CORTEOLONA: PATTEGGIAMENTO E RITO ABBREVIATO CON CONDANNE A PENE CHE VANNO DA DUE A QUATTRO ANNI DI RECLUSIONE

Milano, 17 Maggio 2019                                                                       Comunicato stampa   ...