venerdì 27 marzo 2015

Approfondimento sui tetti verdi sul mensile Internazionale

Un giardino sul tetto di un condominio a Tokyo, in Giappone. - Yuriko Nakao, Reuters/Contrasto
Un giardino sul tetto di un condominio a Tokyo, in Giappone. - Yuriko Nakao, Reuters/Contrasto


 
In Francia i nuovi edifici dovranno avere tetti verdi o pannelli solari
(Adam Epstein, giornalista)
 
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CICLO DI SEMINARI: Progetti integrati per la riqualificazione dei bacini idrografici.

CICLO DI SEMINARI: Progetti integrati per la riqualificazione dei bacini idrografici.

ORGANIZZAZIONE: Regione Lombardia con il supporto di ERSAF
I Contratti di Fiume sono strumenti per la Governance territoriale finalizzati alla riqualificazione dei bacini fluviali. Il percorso di co-pianificazione che li caratterizza trova sintesi nei Progetti di Sottobacino  che ne rappresentano strumento operativo.
I Cdf, perseguono la riqualificazione paesistico-ambientale dei bacini attraverso la gestione integrata delle acque e suoli,  finalizzata al miglioramento dell’ambiente idrico, alla diminuzione del rischio idraulico e al miglioramento della qualità di vita delle comunità. Tali obiettivi possono essere raggiunti solo se i processi di riqualificazione vengono affrontati con un approccio integrato multisettoriale e multiscalare attraverso una stretta collaborazione fra le autorità preposte alla governance territoriale, ai vari livelli e settori, con il coinvolgimento delle comunità locali.
Il ciclo di seminari organizzati da Regione Lombardia intende rafforzare reti e relazioni tra i diversi settori impegnati nella programmazione, pianificazione e attuazione degli interventi che investono contemporaneamente le acque e i loro bacini. Saranno illustrati e discussi alcuni temi e progetti complessi di particolare interesse scientifico che, pur partendo da punti specifici, l’ingegneria idraulica e ambientale, la gestione del capitale naturale e dei servizi ecosistemici, l’architettura del paesaggio o la progettazione urbanistica, sono riusciti ad affrontare i temi dei bacini idrografici nella loro complessità e in maniera integrata.

PRIMO SEMINARIO
LA CITTÀ IDRAULICA: ACQUA, SPAZI, PROGETTI
Relatore PAOLA VIGANO’
Luogo: Palazzo Lombardia, sala 25, area verde – VI piano (ingresso N1) Piazza Città di Lombardia, 1 Milano – 7 aprile
Data: 7 aprile ore 15.00

LETTERA APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE AL PREMIER: IL CONSIGLIO DEI MINISTRI NON DEVE SOTTOSCRIVERE UN ATTO CHE ESTROMETTE LO STELVIO DALLA FAMIGLIA EUROPEA DEI PARCHI NAZIONALI

Parco dello Stelvio
 
La denuncia: così l’Italia infrange la Convenzione delle Alpi che ha ratificato!

Le associazioni ambientaliste - CIPRA Italia, ENPA, FAI, Federazione Protezionisti Sudtirolesi (Dachverband für Natur- und Umweltschutz in Südtirol), Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness Italia, Pro-Natura, Touring Club Italiano, WWF Italia - scendono in campo per salvare uno dei parchi nazionali più antichi d'Europa, il più esteso dell'intero arco alpino: il Parco Nazionale dello Stelvio, che quest'anno avrebbe compiuto i suoi primi 80 anni di tutela delle valli del massiccio montuoso Ortles-Cevedale a cavallo tra Lombardia, Trentino e Alto Adige.

Proprio il suo essere un territorio spartito tra una regione ordinaria e due province a statuto speciale è l'elemento su cui da cinque anni si è scatenata l'offensiva autonomista, per ottenere lo smembramento e la spartizione tra tre enti distinti sulla base del principio 'ciascuno padrone a casa propria'. Un'offensiva che era stata bloccata dal rifiuto dell'allora presidente Napolitano di sottoscrivere il decreto che avrebbe dovuto sancire la scissione già nel 2012, ma che ora rischia di arrivare al suo epilogo, con l'intesa sottoscritta l'11 febbraio e approvata nei giorni scorsi dal comitato paritetico tra Governo e Province Autonome, ora all'attenzione del Consiglio dei Ministri. Ma un massiccio montuoso non può essere separato nelle sue componenti amministrative, e anzi in tutto l'arco alpino la vera sfida è quella di riuscire a governare in modo unitario un patrimonio di natura, paesaggio e cultura che è frammentato da ogni possibile confine.  Per questo negli 8 Stati alpini da un ventennio è vigente un trattato internazionale di tutela, la Convenzione per la Protezione delle Alpi, che l'Italia ha ratificato con una legge che risale al 1999. Trattato, denunciano gli ambientalisti, che verrebbe fragorosamente  violato dall'Italia nel momento in cui un parco nazionale dovesse perdere questo attributo per diventare un patchwork di aree provinciali, con una forte attenuazione delle tutele su ambienti che per 80 anni hanno goduto, almeno sulla carta, di una protezione pressoché integrale.

"Crediamo che una devoluzione di competenze e responsabilità a Regione Lombardia e Province Autonome sia desiderabile e possa condurre a una gestione più snella, efficiente e vicina ai cittadini, ma il decentramento non deve avvenire senza le garanzie che la legge quadro sulle aree protette assicura a tutti i parchi nazionali” - dichiarano i responsabili delle organizzazioni nazionali CIPRA Italia, ENPA, FAI, Federazione Protezionisti Sudtirolesi, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness Italia, Pro-Natura, Touring Club Italiano, WWF Italia - che oggi hanno inviato un forte appello al presidente del Consiglio Matteo Renzi chiedendo di mantenere le norme di gestione del parco all'interno dei requisiti della legge nazionale. – “Il parco deve mantenere una unitarietà che consenta di qualificarlo come parco nazionale, e che produca gli atti fondamentali di tutela, come il piano e il regolamento, che valgano per tutto il territorio, con il presidio istituzionale del Ministero dell'Ambiente, anche a garanzia degli impegni che l'Italia ha assunto verso l'Europa per quanto riguarda i numerosi siti naturali di interesse comunitario presenti al suo interno: non è concepibile un parco in cui un gipeto o un camoscio godano di differenti tutele a seconda che si trovino in territorio lombardo, altoatesino o trentino!"

Nell'appello inviato al premier due sono, in particolare, i punti che gli ambientalisti contestano: il primo riguarda la soppressione dell'ente parco, sostituito da un comitato di coordinamento formato da 9 'saggi' che dovrebbero fornire indirizzi: un comitato privo di personalità giuridica, di personale, di bilancio (tanto da non poter nemmeno provvedere ai rimborsi per la partecipazione alle sedute). Quindi un salotto inutile e ininfluente, che certo non è un elemento di garanzia dell'unitarietà del parco: le associazioni chiedono che quel comitato sia dotato di personalità giuridica e di effettivi poteri per tutto quanto riguarda le funzioni unitarie del parco nazionale.
Il secondo punto riguarda il venir meno degli strumenti fondamentali di governo di ogni parco nazionale: il piano del parco e il regolamento. Secondo l'intesa sottoscritta, questi strumenti dovrebbero, infatti, venir redatti in modo indipendente dai tre enti gestori, ciascuno per il proprio pezzetto di territorio, e solo in una fase preliminare il 'comitato di coordinamento' potrebbe fornire indirizzi e produrre una proposta di piano.

Ulteriore aspetto che le associazioni criticano è quello relativo alle risorse economiche: il Ministero dell'Ambiente, infatti, cesserebbe di fornire il contributo ordinario di funzionamento dell'ente parco, che verrebbe interamente assunto dalle province autonome, anche per la parte lombarda del parco (in Lombardia si trova quasi metà del territorio tutelato), di fatto creando una situazione di forte diseguaglianza. Le associazioni ambientaliste chiedono che il funzionamento dell'ente continui a essere una responsabilità nazionale, utilizzando le risorse delle province autonome per progetti di sviluppo territoriale a beneficio dei comuni del parco.

"La de-nazionalizzazione del Parco dello Stelvio rappresenta un inaccettabile precedente, anche per la sua importanza e notorietà internazionale” sostengono le associazioni. “In nessuna parte d'Europa ci risulta sia mai stato cancellato un parco nazionale; che ciò possa avvenire proprio in Italia, Paese già sotto osservazione da parte dell'Unione Europea per le sue numerosissime infrazioni del diritto ambientale comunitario, sarebbe un servizio davvero pessimo ad un Paese che di certo non ha bisogno di peggiorare la propria credibilità internazionale anche in questo campo”.


Ufficio Stampa Italia Nostra tel. 335.1282864 mariagrazia.vernuccio@gmail.com
Ufficio stampa Legambiente Lombardia tel. 393.9283998 mario.petitto@legambientelombardia.it

giovedì 26 marzo 2015

Legambiente in piazza: basta con le autostrade inutili, salviamo lo spazio agricolo della Lombardia

Milano, 26 marzo 2015                                                                                           Comunicato stampa



Sabato 28 marzo 2015 una vasta coalizione popolare percorrerà la campagna dell'Abbiatense per dire no alla superstrada Vigevano-Malpensa, tra Parco del Ticino e Parco Agricolo Sud Milano.

“Asfaltare il pianeta per nutrire le lobby delle infrastrutture? No grazie”


Sabato mattina, nella piazza del Mercato di Albairate (MI) ci sarà anche Legambiente Lombardia, insieme a decine di associazioni e comitati locali e ai trattori degli agricoltori, per unirsi al corteo popolare che raggiungerà il centro di Abbiategrasso a gridare la propria opposizione al nuovo progetto stradale inutile, quello che secondo ANAS e Regione Lombardia dovrebbe collegare Vigevano con Boffalora (svincolo A4) collegandosi alla semideserta superstrada che raggiunge l'aeroporto di Malpensa. Un'opera devastante per il più prezioso tra i paesaggi rurali del milanese, quello dell'Abbiatense-Magentino, fino ad oggi miracolosamente scampato alla cementificazione selvaggia che ha afflitto il resto dell'area metropolitana. Un miracolo dovuto all'impegno di molte imprese agricole, custodi di un territorio in cui hanno innestato realtà di eccellenza sia per  qualità delle produzioni che per la cura riservata al paesaggio agrario. Un paesaggio la cui conservazione si avvantaggia anche della presenza di due parchi regionali, del Ticino e Agricolo Sud Milano, che da quest'opera verrebbero devastati come già avvenuto nell'Est milanese con i cantieri TEEM e Brebemi. La nuova superstrada diverrebbe di fatto una sorta di nuova tangenziale ovest esterna di Milano, pur non avendo nessun collegamento con il capoluogo.

“Sabato ci saremo per dire che è ora di voltare pagina rispetto a una politica di infrastrutturazione selvaggia del territorio che prescinde dai reali fabbisogni di mobilità per imporre opere di pesantissimo impatto ambientale e del tutto disinteressate al paesaggio in cui sono inserite, al di fuori di qualsiasi seria valutazione costi-benefici”, dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia.

Quella della Vigevano-Malpensa è una storia non diversa da quella di tutti gli altri grandi progetti infrastrutturali della Lombardia: si parte da problemi di mobilità locale che potrebbero essere risolti con oculati e rapidi investimenti sulla rete stradale esistente, per proporre mega-infrastrutture invocate da ben inserite lobby politico-imprenditoriali. Opere che hanno tempi di incubazione lunghissimi, su cui si concentrano pressioni affaristiche e frequenti episodi di natura corruttiva, che finiscono inevitabilmente con il far lievitare i costi e peggiorare i progetti lasciando irrisolti per anni, o anche per decenni - è il caso di Pedemontana - i problemi per cui erano state concepite. Salvo accorgersi, a opera conclusa e aperta al pubblico, che non esiste più, o non è mai esistita, la domanda di traffico che avrebbe dovuto giustificare quel gigantesco sforzo infrastrutturale e finanziario, come nel caso della Brebemi. Il territorio abbiatense ha indubbiamente problemi di mobilità, sia per quanto riguarda il trasporto pubblico  - ne è un esempio il paradosso della linea ferroviaria Milano Vigevano, il cui doppio binario si interrompe ad Albairate, pochi chilometri prima di entrare in Abbiategrasso - che per la presenza di 'colli di bottiglia' per il traffico stradale, alla periferia dei maggiori centri (come Abbiategrasso) o negli attraversamenti di centri minori (come Robecco Sul Naviglio). Problemi che si risolvono con interventi di fluidificazione o con la realizzazione di normali circonvallazioni. E invece la risposta istituzionale è arrivata nel 2001 con la Legge Obiettivo, che ha inserito l'opera nella sua interminabile lista di infrastrutture da cantierizzare subito con modalità 'fast and furious': e il risultato è che, quattordici anni dopo, il territorio continua ad avere gli stessi problemi irrisolti mentre si continua a progettare un'opera che minaccia centinaia di ettari agricoli.

“E' ora di riportare la mobilità nell'alveo di una pianificazione efficiente e sostenibile, sia per l'ambiente che per i conti pubblici – insiste Di Simine - asfaltare i campi agricoli dell'abbiatense per un'opera che si giustificherebbe solo con imponenti aumenti di traffico stradale è un vero sacrilegio. Crediamo che il 2015, proclamato dalla FAO 'Anno Internazionale dei Suoli', sia il momento giusto per fare l'unica azione sensata, stracciare la lista infinita delle infrastrutture in Legge Obiettivo, e iniziare a lavorare seriamente per risolvere i problemi di mobilità dell'ovest milanese, migliorando le connessioni ferroviarie e rafforzando la rete del Trasporto pubblico locale”.

L’ufficio stampa Legambiente Lombardia 02 87386480

Progetto Olona entra in città: dalla fattibilità ai fatti



Giovedì 2 aprile incontro pubblico di presentazione del progetto presso il CentRho


Rho, 26 marzo 2015

Il Comune di Rho e il Comune di Pregnana M.se insieme a Legambiente  organizzano l’incontro pubblico “Progetto Olona entra in città: dalla fattibilità ai fatti” giovedì 2 aprile 2015, ore 20.45 presso la sala convegni del CentRho,  piazza San Vittore, 22, a Rho.

Il convegno rientra nel progetto L’Olona entra in città: ricostruzione del corridoio ecologico fluviale nel tessuto metropolitano denso - Realizzazione" promosso dal Comune di Rho, Comune di Pregnana M.se e Legambiente Lombardia, per il quale si ha avuto la concessione di un contributo di euro 460.000,00 da Fondazione Cariplo.

Il progetto ha un costo di circa un milione di euro, di cui 66mila a carico del Comune di Rho, 69mila a carico del Comune di Pregnana M.ne e 370mila a carico del fondo di compensazione Expo 2015 oltre al finanziamento concesso da Fondazione Cariplo di euro 460.000.
Dopo il finanziamento per lo studio di fattibilità, si è passati alla fase di realizzazione di alcune azioni, che scaturiscono dai risultati delle indagini svolte.
Le aree di intervento del progetto sono localizzate all’interno del Parco Locale del Basso Olona nei territori comunali di Rho e Pregnana Milanese e lungo i varchi e i potenziali corridoi ecologici, che lo connettono con il Parco Agricolo Sud.

Il progetto ha come finalità le seguenti strategie:
      Miglioramento dei presidi naturali (boschi, elementi lineari, aree umide) dell’area.
      Potenziamento delle aree di presidio della biodiversità.
      Realizzazione e potenziamento di corridoi e varchi ecologici tra aree.
      Miglioramento della fruizione leggera e a basso impatto del Parco del Basso Olona per aumentarne il presidio della cittadinanza.

Programma dell’incontro pubblico

Saluti iniziali
Pietro Romano - Sindaco Comune di Rho
Sergio Maestroni - Sindaco Comune Pregnana Milanese
Presentazione del progetto
Damiano Di Simine - Presidente Legambiente Lombardia
Presentazione degli interventi tecnici
Fabrizio Monza - Studio Monza
Barbara Raimondi - Idrogea
Conclusioni
Gianluigi Forloni - Assessore all'Ecologia Comune di Rho
Modera
Marco De Stefano - Circolo Legambiente Rho

Al termine sarà  presentato il bando di concorso per la realizzazione del logo ufficiale del Parco Basso Olona.


Informazioni
Referenti di progetto
Comune di Rho
Angelo Lombardi, Ufficio Tutela Ambientale
ecologia@comune.rho.mi.it  ecologia.tutelaambientale@comune.rho.mi.it
tel. 02 93332259/333

Segreteria e informazioni
Lorenzo Baio
lorenzo.baio@legambientelombardia.it
lombardia.legambiente.it
Legambiente Lorenzo Baio
tel. 02.87386480 fax 02.873864487

Mancano troppi depuratori, ultimatum Ue a Italia


(ANSA) - BRUXELLES, 26 MAR - L'Italia rischia di dover rispondere davanti alla Corte di giustizia Ue della mancanza di sistemi per un adeguato trattamento delle acque reflue in ben 817 comuni. La Commissione europea ha inviato oggi a Roma un parare motivato - ultimo passo della procedura d'infrazione prima del deferimento alla Corte - in cui chiede all'Italia di adottare al più presto adeguate misure per porre rimedio a questa situazione. Altrimenti a pronunciarsi sulla vicenda - avverte Bruxelles - sarà la Corte.

martedì 24 marzo 2015

Segrate, compaiono le ruspe nell’aree della mega lottizzazione bloccata dal TAR

Milano, 24 marzo 2015                                                                                           Comunicato stampa

Legambiente e WWF diffidano il Comune: "Fermate la cementificazione del territorio"


Nonostante la chiara sentenza del TAR Lombardia che nei giorni scorsi aveva invalidato l'intero piano di governo del territorio di Segrate, le ruspe sono entrate in azione per realizzare la viabilità di raccordo delle lottizzazioni volute dall'amministrazione comunale. Previsioni urbanistiche a cui i cittadini, con l'appoggio di Legambiente e WWF, si erano opposti appellandosi al TAR contro l'immensa urbanizzazione del cosiddetto 'Golfo Agricolo', l'ultima area libera superstite del comune dell'hinterland milanese: è con grande sorpresa e sconcerto che i segratesi si sono trovati di fronte al nuovo cantiere spuntato dal nulla e piazzato proprio in mezzo a quei campi da loro strenuamente difesi. I legali delle associazioni sono stati immediatamente attivati per inviare una diffida al comune affinchè venga sospeso il cantiere, autorizzato con un titolo emesso dal comune lo scorso mese di febbraio, poche settimane prima della storica sentenza.

“Troviamo inaccettabile la spregiudicatezza di una amministrazione che, soccombente in una chiara sentenza del TAR, mira evidentemente a porre tutti di fronte al fatto compiuto - dichiarano Damiano Di Simine e Paola Brambilla, responsabili regionali delle associazioni Legambiente e WWF - in attesa del giudizio d'appello invocato dal comune, il piano urbanistico di Segrate è illegale, pertanto anche i cantieri e i titoli abilitativi rilasciati devono essere sospesi nella loro efficacia, per prevenire ogni danno ambientale evitabile, oltre che per non esporre le imprese e la pubblica amministrazione ad aggravi di oneri ed esose istanze risarcitorie. Nel giudizio d'appello non mancheremo di far rilevare l'atteggiamento irresponsabile e arbitrario con cui il comune ha ritenuto di soprassedere ai gravissimi vizi di legittimità riscontrati dal tribunale amministrativo della Lombardia”.

L'ufficio stampa Legambiente Lombardia 02 87386480

sabato 21 marzo 2015

Cattive acque Italia ancora molto lontana dagli obiettivi di qualità della Direttiva

Roma, 21 marzo 2015                                       Comunicato stampa

In occasione della giornata mondiale dell’acqua, Legambiente presenta storie di falde,
fiumi e laghi inquinati ma anche di acque salvate

Il nostro Paese è in grande ritardo. Il 2015 doveva essere l’anno, secondo la direttiva 2000/60,  per il raggiungimento degli obiettivi di buona qualità delle acque.
In occasione del 22 marzo, giornata mondiale dell’acqua, Legambiente ripercorre da nord a sud le principali vertenze ma anche le esperienze positive sulla qualità delle acque, a dimostrazione che oggi è possibile mettere in campo una seria politica di risanamento e una corretta gestione delle risorse idriche.

Ad oggi in Italia lo stato ecologico superiore al buono è stato raggiunto solo dal 25% dei corpi idrici superficiali, mentre lo stato chimico buono è stato raggiunto solo dal 18%. La percentuale dei corpi idrici superficiali che riesce a soddisfare tutti i requisiti è pari solo al 10%. Le previsioni per il futuro non sono migliori, come risulta da quanto comunicato dal nostro Paese alla Commissione europea: nel 2015 la percentuale dei corpi idrici superficiali in stato buono (o superiore) dovrebbe salire solo al 29%. Per le acque sotterranee, dal 49% in buono stato del 2009 dovremmo passare al 52,7%, con una prospettiva assolutamente insoddisfacente e ancora troppo lontano dagli auspicabili obiettivi della direttiva, che richiedono che tutti i corpi idrici significativi raggiungano il buono stato di qualità.
Senza considerare le molteplici fonti di inquinamento che ancora oggi gravano su fiumi, laghi e falde. Secondo il recente rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente “L'ambiente in Europa - Stato e prospettive nel 2015”, a livello europeo, “oltre il 40% dei fiumi e delle acque costiere sono interessati da un inquinamento diffuso, mentre tra il 20% e il 25% sono soggette a inquinamento da fonti puntuali, come strutture industriali, sistemi fognari e impianti per il trattamento delle acque reflue”. L’Italia rientra pienamente in questo quadro, con le maggiori criticità per le acque interne, principalmente nel mezzogiorno ma anche al centro-nord. Per le acque costiere invece la situazione sembra essere rovesciata ma è doveroso porre l’accento sulla storica mancanza di dati per alcune regioni del nostro Paese.

“In occasione della giornata dell’acqua – ha dichiarato il responsabile scientifico di Legambiente Giorgio Zampetti -, denunciamo quei casi di inquinamento e malagestione che mettono in pericolo i nostri fiumi, laghi e falde. Sono le principali vertenze che Legambiente da tempo segue sul territorio battendosi per una risorsa pulita e accessibile per tutti”.

Vogliamo ricordare il caso Tamoil a Cremona e quello di Augusta, Priolo e Melilli in Sicilia, con falde contaminate da idrocarburi; la valle del fiume Sacco nel Lazio, il basso bacino del Chienti o il fiume Sarno, ancora da bonificare; le storie di inquinamento da scarichi civili (il canale Navile di Bologna) e di avvelenamento dalle realtà industriali (il fiume Basento); le contaminazioni di corpi idrici potabili (la falda di Bussi sul Tirino a Pescara, quella tra Vicenza, Verona e Padova, quella di Solofra, in provincia di Avellino, e, ancora, il lago Alaco in Calabria); ma anche le lagune costiere di Grado e Marano in Friuli e quelle di Lesina e Varano sul Gargano. Infine, i casi di acque violate dalle eccessive captazioni, come nel caso del Canale del Mulino a Torre Pellice in Piemonte, o dalla cattiva gestione che non tiene conto degli impatti sugli ecosistemi lacustri e fluviali, come racconta la storia dei laghi Arvo e Ampollino sulla Sila in Calabria. Storie di bonifiche mancate, di inchieste che coinvolgono funzionari pubblici e privati, casi che attendono giustizia al grido di “chi inquina paghi”.

Ci sono però anche le storie delle acque salvate, di fiumi fortemente inquinati che però stanno riacquisendo uno stato migliore grazie a politiche attente di salvaguardia e recupero ambientale, attuate dalle amministrazioni di concerto con le associazioni e gli enti privati. Sono le esperienze nate con i Contratti di fiume in Lombardia, sul Lambro e l’Olona, o sulla Bormida al confine tra Piemonte e Liguria, dove il fiume dopo anni di sversamenti e inquinamento oggi ricomincia a vivere o gli interventi di riqualificazione fluviale sul Cherio, in provincia di Bergamo.

“Abbiamo voluto raccontare le storie positive – ha aggiunto Zampetti – perché siano di stimolo per mettere in campo una seria politica di recupero e di tutela dei fiumi, delle falde e delle acque. Serve però la volontà politica perché una corretta gestione della risorsa idrica deve prevedere azioni e strumenti precisi: piani che coinvolgano, tutti gli attori interessati e perseguano l’obiettivo di ridurre i prelievi e i carchi inquinanti; un’azione diffusa di riqualificazione dei corsi d’acqua e rinaturalizzazione delle sponde; fermare i numerosi scarichi industriali e civili che ancora oggi inquinano la risorsa idrica e realizzare la bonifica delle falde contaminate. Occorre, infine, applicare strumenti di partecipazione adeguati come i Contratti di Fiume, che, come dimostrano le esperienze già attuate, consentono di coniugare la qualità dei corpi idrici con la mitigazione del rischio e lo sviluppo socio economico delle comunità locali.”

Dossier completo: http://www.legambiente.it/dossier/cattive-acque

L'ufficio stampa Legambiente Lombardia 3939283998

venerdì 20 marzo 2015

ACQUA PUBBLICA. CONSIGLIO COMUNALE APPROVA PIANO D'AZIONE TRENTENNALE: 890 MILIONI PER ACQUEDOTTO, DEPURAZIONE, FOGNATURA


Maran: “Un grande piano di investimenti per mantenere il nostro acquedotto all'avanguardia”

Milano, 19 marzo 2015 - Miglioramento della già elevata qualità dell’acqua potabile distribuita, mitigazione del rischio idraulico nelle aree urbane, riduzione dei consumi energetici. Sono alcuni degli obiettivi del secondo aggiornamento, dopo il primo del 2010, del Piano d’Ambito della Città di Milano del 2007, approvato oggi dal Consiglio comunale con 24 voti a favore, nessun contrario e 1 astenuto.

Un aggiornamento reso necessario, oltre che per obblighi normativi, anche in ragione dei nuovi criteri regolatori disposti dall’Autorità per l'Energia Elettrica il Gas e il Sistema Idrico (AEEGSI). L’aggiornamento, inoltre, estende il periodo di riferimento del piano vigente di un decennio, spostandone la scadenza al 2037. In questo modo sarà possibile rimodulare gli interventi secondo le effettive possibilità di realizzazione, ridurre la spesa annua per gli investimenti, aumentare il monte complessivo di investimenti e intervenire positivamente sulle variazioni tariffarie previste dall’AEEGSI.

“La qualità delle nostre acque, certificata dal marchio Milano Blu, è tra le migliori d’Italia – spiega l’assessore alla Mobilità, Ambiente e Acqua Pubblica Pierfrancesco Maran – e con questo grande piano di investimenti manterremo il nostro acquedotto efficiente all'avanguardia”.

L’aggiornamento prevede un programma trentennale di azioni volte in parte al mantenimento e alla conservazione degli attuali livelli di servizio, in parte al miglioramento dello standard attuale fino ad una performance di massima eccellenza. Tra i principali interventi previsti, che verranno svolti da M.M. s.p.a. in qualità di gestore del Servizio Idrico Integrato, c’è il risanamento, dove necessario, delle reti dell’acquedotto e della fognatura attraverso metodi tecnologicamente avanzati che non prevedono scavi e che riducono quindi i costi e i disagi per i cittadini, mentre l’installazione di nuovi sistemi tecnologici di controllo sugli scaricatori di piena consentirà di mitigare il rischio idraulico nelle aree urbane. Si prevede inoltre la massiccia pulizia delle tubazioni, l’installazione di nuovi impianti di denitrificazione, che porteranno ad un ulteriore miglioramento della già ottimale qualità dell’acqua potabile, interventi di distoglimento delle acque bianche (dette tecnicamente “parassite") impropriamente recapitate nella fognatura, al fine di migliorare l’efficienza depurativa, e il rinnovo o potenziamento degli impianti di potabilizzazione.

Il piano porterà inoltre ad una riduzione dei consumi energetici, attraverso l’attivazione di sistemi di monitoraggio puntuale dei consumi, la sostituzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche vetuste e interventi di efficientamento energetico in varie centrali. Gli investimenti previsti fino al 2037 ammontano complessivamente a 890 milioni di euro. Per quanto riguarda il piano tariffario, lo spostamento della scadenza del Piano al 2037 consente di spalmare gli investimenti su un arco temporale più esteso e di ottenere quindi una stabilizzazione della tariffa favorevole ai cittadini. Grazie all’aggiornamento del Piano, ad esempio, nel 2027, si prevede una tariffa media di 0,89 €/m3, contro i 0,95 €/m3 previsti nella precedente pianificazione. La tariffa nel 2037 raggiungerà un livello di 0,91€/m3, inferiore quindi alla tariffa massima fissata nel 2010. Secondo il 'Rapporto sul monitoraggio delle tariffe pubbliche sulla piazza di Milano' presentato lo scorso novembre dalla Camera di commercio, Milano è peraltro al primo posto tra i capoluoghi di provincia italiani per il rapporto qualità/prezzo del servizio idrico erogato.


Fonte: Comune di Milano

giovedì 19 marzo 2015

Giornata Mondiale dell’Acqua Smart Water: quando l’innovazione aiuta l’economia e l’ambiente



Oggi 19 marzo 2015 - ore 11.00  presso la Sala Affreschi Palazzo Isimbardi,  si è tenuta la presentazione del libro “L’acqua intelligente, una gestione sostenibile ed economica è possibile” di Laura Bettini, giornalista di Radio 24 - Il Sole 24 Ore, realizzato con il supporto del Gruppo CAP
e pubblicato da Edizioni Ambiente. All'evento un buon numero di persone hanno raccolto le sollecitazioni dei relatori presenti in sala: 
Alessandro Russo -  Presidente Gruppo CAP
Laura Bettini - Giornalista Radio 24 - Il Sole 24 Ore 
Pierfrancesco Maran - Assessore alla Mobilità, Ambiente, Metropolitane, Acqua pubblica, Energia del Comune di Milano
Marco Alparone - Sindaco di Paderno Dugnano
Damiano di Simine - Presidente Legambiente Lombardia
Tanti gli argomenti trattati, dalla tariffa, agli investimenti, alla gestione del Seveso, fino alla realizzazione di una grande politica dell'acqua.

Segrate, salvo il Golfo Agricolo il Tar boccia il Piano di Governo


Storica vittoria degli ambientalisti e della cittadinanza locale, che da anni si sono messi di traverso per fermare il progetto che avrebbe devastato quel poco di verde che ancora esiste a Segrate.  Il Tar della Lombardia, infatti, ha annullato il piano di governo del territorio (Pgt) di Segrate, "i piani attuativi e il permesso di costruire rilasciati dal Comune di Segrate per cementificare il Golfo Agricolo, lembo di verde inedificato in passato noto come Rovagnasco, un'area dall'alto valore ecologico". Il Golfo Agricolo è una vasta area, di circa 100 ettari, dedicata all'agricoltura fin dal Medioevo. Ad annunciare lo stop è il Wwf della Lombardia che, unitamente a Legambiente e ai comitati locali, sin dal 2012, anno in cui il sindaco Alessandrini aveva varato il faraonico Pgt, si è da subito mobilitata con ricorsi al Tar e richieste di Via (Valutazione di impatto ambientale) alla Regione Lombardia.
Il Comune, spiega l'associazione ambientalista, "aveva portato avanti, noncurante delle osservazioni presentate dal comitato Golfo Agricolo e da Wwf Martesana, un progetto di completa edificazione della vastissima area verde posta tra Segrate e Milano, classificata come varco ecologico dalla rete ecologica regionale, attraverso procedure assolutamente carenti di ogni valutazione ambientale: la Vas (Valutazione ambientale strategica) del Pgt era incompleta, mancava ogni Vas dei piani attuativi, e l’intervento non era stato sottoposto alla doverosa Via, prevista per interventi di così ampie dimensioni, che il Comune aveva spezzettato in quattro distinti ambiti proprio per cercare di eludere anche questo passaggio partecipato."

mercoledì 18 marzo 2015

Conferenza AAA - Acqua, agricoltura, alimentazione

Campus Università di Parma -- Aula Congressi Q02, lato ingresso Via Langhirano
Venerdì 27 Marzo 2015 ore 9.00--13.00 

L’agricoltura  e  la  produzione  di  alimenti  sono  indissolubilmente  legati  alla  disponibilità  di
acqua. Al tempo stesso, le attività agricole e zootecniche e l’industria alimentare esercitano
pressioni sui sistemi acquatici, con effetti sulla qualità dell’acqua e degli alimenti e, in ultima
analisi, sulla salute e sul benessere dell’uomo.
La  conferenza  ha  l’obiettivo  di  analizzare  e  discutere  aspetti  delle  interazioni  acqua-
agricoltura-produzione  alimentare  identificando  eventuali  problemi  ed  indicando  possibili
soluzioni.
La conferenza è organizzata dall’Università in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua
ed è aperta ai docenti e agli studenti dei corsi di laurea universitari e delle scuole superiori,
agli  operatori  del  settore,  alle  associazioni  ambientaliste  e  di  categoria,  ai  portatori  di  interesse.

Programma:
09.00 Registrazione partecipanti
09.15 Saluto autorità e presentazione della conferenza
09.30  Giuseppe Bortone - Assessorato Ambiente e Difesa del Suolo e della
Costa, Regione Emilia Romagna
La gestione dell’acqua in Emilia Romagna
10.00 Antonio Bodini - Dipartimento di Bioscienze, Università di Parma
La sostenibilità dell'uso della risorsa idrica - tecnologie, educazione e
vincoli: un percorso ad ostacoli
10.30 Carlo Maurizio Modonesi - Dipartimento di Bioscienze, Università di
Parma
Pesticidi e acqua: aspetti eco-sanitari e trattati internazionali 
11.00  Marco Bartoli - Dipartimento di Bioscienze, Università di Parma
Inquinamento da nitrati: possibili cause, valutazione degli impatti e
prospettive di recupero degli ecosistemi
11.30 Ettore Capri - Facoltà di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali,
Università  Cattolica, Piacenza
Tecniche di greening per mitigare i rischi di contaminazione delle acque
12.00  Silvia Tavernini - FACT-Footprint Analysis
L’impronta idrica del cibo
12.30 Dibattito e conclusioni



Informazioni:   Prof. Pierluigi Viaroli
Tel. 0521 905683
E.mail: pierluigi.viaroli@unipr.it

Prof. Giampaolo Rossetti
Tel. 0521 905977
Email:  giampaolo.rossetti@unipr.it

Chiuso definitivamente il depuratore di Varedo



Il pubblico che funziona: grazie alla cooperazione fra il Gruppo CAP – azienda pubblica del servizio idrico – 8 Comuni, la città metropolitana di Milano, la Provincia di Monza e Brianza e la Regione Lombardia si è concluso oggi il maxi progetto di dismissione del depuratore di Varedo. Dove prima c’era un vecchio impianto sorgerà un’area verde a disposizione dei cittadini.

Il presidente del Gruppo CAP, Alessandro Russo ha aperto oggi a mezzogiorno la paratia che faceva confluire i reflui all’interno del depuratore di Varedo, deviando definitivamente le acque nei nuovi collettori che le porteranno all’impianto di Pero. Si conclude così il progetto di dismissione del vecchio depuratore che ha raccolto fino a oggi gli scarichi dei cittadini di 8 Comuni. Un impianto realizzato negli anni 60, che non reggeva più il confronto coi tempi e con le nuove norme, sempre più restrittive, sui limiti allo scarico. 
   
  “Ne beneficiano soprattutto i cittadini – ha spiegato il sindaco di Varedo Diego Marzorati aprendo la conferenza stampa – grazie a 60 mila metri quadri di area che lambisce il Seveso per la quale inizia oggi una nuova vita. Tutto questo grazie alla collaborazione fra CAP, i Comuni, le province, gli ATO e la Regione: ci siamo seduti intorno a un tavolo e oggi possiamo dire, tutti insieme, che abbiamo rispettato la parola data e portiamo a casa un grande risultato a beneficio dei cittadini, ma anche del fiume e del territorio”.  

CON EARTH HOUR TORNA LA SFIDA PER ‘CAMBIARE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO’

CENA A LUME DI CANDELA

SABATO 28 marzo dalle ore 18:30 presso La Banlieue
Associazione Culturale di San Giuliano Milanese, in via De Nicola 

"E' ora di fare la nostra energia!" presentazione della Cooperativa elettrica Retenergie, esempio concreto di gestione
partecipata del bene comune energia: produzione sostenibile, risparmio energetico e consumo consapevole. 

Presentazione  del  progetto  "Volare":  facciamo  rivivere  le  sponde  del  fiume  Lambro  da  San  Donato  a  Melegnano (passando anche da San Giuliano) grazie a un progetto di connessione ecologica   



Celebrazione dell’Earth Hour (Ora della Terra)  20.30-21.30: “L’ora della Terra sfida il mondo e unisce le persone per
un futuro sostenibile” www.wwf.it/oradellaterra: si cena a lume di candela 

Scarica il volantino
Vai al progetto VOLARE

venerdì 13 marzo 2015

TAV Brescia – Verona Legambiente scrive ai ministri: “Rivedete quel progetto, costoso e dannoso anche per l'esercizio ferroviario”

Brescia, 13 marzo 2015                                                                  Comunicato stampa



All'appello aderiscono esperti e analisti di trasporti, Coldiretti, Confagricoltura e amministratori locali di Lombardia e Veneto

Rallentiamo la corsa dell'alta velocità da Milano a Venezia: andando troppo in fretta rischiamo di perdere Brescia e il Garda. Legambiente prende carta e penna e scrive ai ministri dello Sviluppo Economico e dei Trasporti alla vigilia dell'approvazione del progetto di collegamento AV tra Rovato e Verona: 80 km di ferrovia ad alta velocità, con un costo che facilmente supererà i 4 miliardi di euro, ma che alla Lombardia fa un grave danno, saltando il capoluogo bresciano e il distretto turistico gardesano, che perderebbero la gran parte dei collegamenti ferroviari veloci. Infatti da Rovato a Verona la linea AV si svilupperebbe su un tracciato indipendente dalla linea storica, saltando del tutto la stazione ferroviaria di Brescia e i suoi collegamenti alle altre reti ferroviarie e ai servizi di mobilità collettiva. Il progetto compie una scelta davvero radicale: la fermata bresciana dei treni veloci sarà realizzata ex novo nella campagna di Montichiari, a servizio di un aeroporto fantasma, a 10 km dal centro cittadino. Nel farlo, la ferrovia compie un ampio giro tuffandosi nei campi coltivati della pianura bresciana che verranno devastati dai cantieri, e poi si immerge nei colli del Garda, per macinare decine di ettari di pregiatissimi vigneti del Lugana.

“E' un non-senso di esercizio ferroviario - commenta Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia - su una direttrice già congestionata e che potrebbe non poter accogliere i treni merci provenienti dalla linea internazionale del Brennero, si sceglie di stendere due coppie di binari riservati a treni veloci che vengono da Milano ma non si capisce dove vadano, visto che saltano destinazioni fondamentali come Brescia e il Garda. Così avremo due linee, una per i viaggiatori 'normali', ipercongestionata e sempre a rischio di blocco, e una veloce per pochissimi e facoltosi viaggiatori veloci, ancora meno di quelli che oggi usano la sottoutilizzata linea AV Milano-Torino”.

Il progetto di alta velocità si traduce in un enorme sproporzione tra costi (economici ed ambientali) e benefici? Legambiente ne è convinta, ma non è sola: infatti alla lettera-appello rivolta al governo per la modifica del progetto hanno aderito gli agricoltori di Coldiretti e Confagricoltura, gli amministratori dei centri interessati, ma anche le firme di esperti di trasporti delle università lombarde come il Politecnico di Milano (Marco Ponti, Antonio Laurino, Renato Pugno, Raffaele Grimaldi), lo IULM (Paolo Beria), la Cattolica (Andrea Boitani), l'Università di Bergamo (Giorgio Ragazzi), gli Istituti di ricerca dei trasporti TRT(Silvia Maffii, Patrizia Malgieri), Polinomia (Alfredo Drufuca), Ambiente Italia (Mario Zambrini), oltre a personalità della politica bresciana. La proposta alternativa, rappresentata dal raddoppio della linea storica, fermando a Brescia e sul Garda e viaggiando a velocità più basse (240 km/h, come la rete veloce in Germania), è reputata da tutti molto più performante per tutte le tipologie di treni, oltre ad essere molto meno costosa e impattante sul territorio.

“L'alta velocità tra Milano e Venezia è un costosissimo lusso che il sistema delle città del Nord Italia non deve permettersi - dichiara Damiano Di Simine presidente di Legambiente Lombardia e primo firmatario dell'appello - Non serve una linea a 300 all'ora per collegare città di media grandezza che distano tra i 50 e i 70 km, ciascuna delle quali è un'imprescindibile destinazione di traffico passeggeri e merci. Il treno deve essere senza dubbio un mezzo più veloce, ma soprattutto più affidabile, puntuale e confortevole rispetto ad oggi, per tutte le categorie di utenza: è questa la condizione affinchè la ferrovia attragga viaggiatori e competa con la mobilità privata”.

L’ufficio stampa Legambiente Lombardia 02 87386480

giovedì 12 marzo 2015

Convenzione con il teatro Elfo Puccini per i soci Legambiente

Scarica la recenzione degli spettacoli in offerta

Architettura dell’Acqua a Milano: dai sistemi di gestione storici al ruolo di Metropolitana Milanese


10 – 11 Aprile 2015
Politecnico di Milano Campus Leonardo
Edificio 3 Aula Osvaldo De Donato (S 0.1)
Piazza Leonardo da Vinci N. 32 Milano
Ingresso libero


si richiede cortesemente l’iscrizione tramite il Form:
https://www.eventi.polimi.it/iscrizioni.php?id_evento=1397&lang=it


Vasche del Parco Nord - incontro a Bresso


Giornata Mondiale dell’Acqua Smart Water: quando l’innovazione aiuta l’economia e l’ambiente

19 marzo 2015 - ore 11.00  - Sala Affreschi Palazzo Isimbardi, Corso Monforte 35 - Milano

Presentazione del libro “L’acqua intelligente, una gestione sostenibile ed economica è possibile”
di Laura Bettini, giornalista di Radio 24 - Il Sole 24 Ore, realizzato con il supporto del Gruppo CAP
e pubblicato da Edizioni Ambiente

Coordina
Federico Pedrocchi - Giornalista, direttore e conduttore di Moebius,
il settimanale di scienza di Radio 24 - Il Sole 24 Ore

Intervengono
Alessandro Russo -  Presidente Gruppo CAP
Laura Bettini - Giornalista Radio 24 - Il Sole 24 Ore 
Monica Chittò - Consigliere delegato ai Servizi pubblici di interesse generale della città metropolitana
Pierfrancesco Maran - Assessore alla Mobilità, Ambiente, Metropolitane,
Acqua pubblica, Energia del Comune di Milano
Marco Alparone - Sindaco di Paderno Dugnano
Damiano di Simine - Presidente Legambiente Lombardia

Seguirà rinfresco

mercoledì 4 marzo 2015

Convegno Italiano sulla Riqualificazione Fluviale

Il Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale (CIRF),dopo gli appuntamenti di Sarzana (2009) e di Bolzano (2012), organizza la terza edizione del Convegno Italiano sulla Riqualificazione Fluviale a Reggio Calabria dal 27 al 30 ottobre 2015.

L’evento si prefigge di favorire il dibattito sulla gestione sostenibile dei corsi d’acqua e sarà aperto ad un ampio ventaglio e tipologia di contributi relativi a buone pratiche applicative, di studio e progettazione, nonché ad iniziative di governance fluviale. Il programma alternerà sessioni plenarie e tematiche con visite di campo e momenti di dibattito.

Tutte le novità di questa edizione, insieme ai dettagli utili per la partecipazione, saranno comunicati nelle prossime settimane!


Seguici sul sito www.cirf.org e sui nostri canali twitter e facebook!

Corso base di manutenzione e riparazione


 
L’obiettivo è di fornire attraverso due incontri, le nozioni base riguardanti, la meccanica della bicicletta e la sua manutenzione.
Tali incontri non saranno meramente teorici bensì si avrà la possibilità di maneggiare gli attrezzi e i materiali.

Si svolgono presso la sede Legambiente Nerviano Via Cesare Battisti (ex-Meccanica) la partecipazione è libera e non necessita l’iscrizione. Il corso sarà tenuto da Stefano Baccaro esperto di settore e rappresentante FIAB.


1° Incontro Lunedì 23/03/2015 ore 21.00

Teoria e pratica dei primi rudimenti per non rimanere a piedi, attrezzature d’avere sempre con noi per la riparazione.


2° Incontro Lunedì 30/03/2015 ore 21.00

Nozioni sul corretto posizionamento in sella, dinamica della pedalata e dotazioni di sicurezza per la visibilità e il corretto utilizzo dei seggiolini dei bimbi;

Seguirà la presentazione del programma BICIcliAMO 2015 e proiezione video cicloescursioni 2014

INCENDIO CORTEOLONA: PATTEGGIAMENTO E RITO ABBREVIATO CON CONDANNE A PENE CHE VANNO DA DUE A QUATTRO ANNI DI RECLUSIONE

Milano, 17 Maggio 2019                                                                       Comunicato stampa   ...