giovedì 31 agosto 2017

Emergenza siccità. Contribuire al risparmio idrico non è una sfida impossibile. Le città, i singoli cittadini e il settore agricolo possono fare la differenza.

Le proposte di Legambiente per una gestione sostenibile dell’acqua nelle aree urbane, a casa e in agricoltura. Dall’ammodernamento degli acquedotti a sistemi di recupero delle acque piovane in città, dalle tecniche irrigue sostenibili al riutilizzo delle acque grigie. E poi condomini 2.0 e uno stile di vita più sostenibile che passa anche dalla tavola Legambiente: “Servono interventi efficaci di risparmio e tutela dell’acqua e politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. Urgente affrontare la questione dell’inefficienza delle reti di distribuzione e i costi irrisori dei canoni per le concessioni idriche e le tariffe” 
Costa troppo poco, vale tanto, e ne si spreca troppa. Stiamo parlando dell’acqua. Ogni minuto un rubinetto che gocciola può perdere 90 gocce, pari a 4.000 litri in un anno, mentre da un rubinetto aperto possono uscire 8/10 litri d’acqua. In questa estate segnata dall’emergenza siccità, dagli incendi e dalla progressiva riduzione delle portate di fiumi e falde, ci si accorge di quanto l’acqua sia un bene prezioso e vitale e di come l’attuale modello di gestione della risorsa idrica non sia sostenibile: da quello urbano a quello domestico per arrivare a quello agricolo. Eppure contribuire al risparmio idrico non è una sfida impossibile, ma una scommessa che si può vincere attraverso un impegno comune coinvolgendo le città, il mondo agricolo e i cittadini che possono fare davvero al differenza.

Legambiente è convinta che ogni piccolo gesto è utile allo scopo, per questo con il manuale “Il mondo è fatto di gocce” raccoglie e sintetizza una serie di soluzioni utili per ridurre i consumi idrici urbani, domestici e quelli legati all’agricoltura: consigli che vanno dall’ammodernamento degli acquedotti all’utilizzo di tetti verdi e giardini pensili in città per l’accumulo e il recupero delle acque piovane, dal ripensamento delle tecniche irrigue sia in agricoltura sia nelle aree verdi urbane al recupero e riutilizzo delle acque grigie (quelle che provengono da lavabi e docce) depurate. E poi condomini 2.0, edilizia sostenibile e regolamenti edilizi che puntano sempre di più al risparmio idrico, senza dimenticare una buona dose di buon senso quotidiano, fatto di scelte semplici ed efficaci come l’utilizzare ad esempio riduttori di flusso applicabili facilmente ai rubinetti, scegliendo elettrodomestici a basso consumo idrico, e optando per uno stile di vita attento all’ambiente e sempre più sostenibile che passi anche dalla tavola e dalla dieta mediterranea. Sono questi per Legambiente gli "ingredienti" fondamentali per fronteggiare la crisi idrica e ripensare nelle città italiane ad un nuovo modello di gestione sostenibile e pubblica dell'acqua, in grado di coniugare sostenibilità, innovazione, rispetto del territorio e partecipazione attiva. Soluzioni però che devono essere messe a sistema, accompagnate da un cambio culturale e da campagne di informazione e sensibilizzazione.

“Oggi la sfida della gestione sostenibile della risorsa idrica - dichiara Rossella Muroni, Presidente nazionale di Legambiente - si può vincere solo con un’attenta ed efficiente pianificazione di interventi, con politiche serie ed efficaci di adattamento al clima, di risparmio e tutela dell’acqua, che è una risorsa limitata, affrontando al tempo stesso quei nodi irrisolti. Tra le questioni da affrontare ci sono prima di tutto l’inefficienza delle reti di distribuzione, la dispersione idrica che a Roma raggiunge oltre il 40%, la mancanza di piani strategici e innovativi per una sua diversa gestione e il fatto che l’acqua in Italia costa troppo poco, negli usi civili come in agricoltura, e anche per questo se ne consuma troppa”.

Fatto salvo l’accesso universale che deve essere garantito “il prezzo dell’acqua - aggiunge la Muroni - va fissato a un livello che tenga conto del fatto che si tratta di un bene scarso, finito, destinato a scarseggiare sempre di più per effetto dei cambiamenti climatici, da tutelare nella qualità e da consumarsi parsimoniosamente. Ad una diversa politica tariffaria deve però seguire anche una efficace politica di interventi e miglioramento del servizio. Nonostante lo straordinario successo ai referendum del 2011 in Italia non si è mai veramente aperta una nuova stagione sul tema della gestione pubblica dell’acqua e siamo ancora lontani dalla sua concretizzazione. Al tempo stesso si è ancora distanti da un dibattito serio e approfondito sulla gestione della risorsa idrica, considerando che l’acqua è un diritto, ma anche una responsabilità di cui dobbiamo farci carico tutti, ciascuno per il proprio ruolo e che, dall’esercizio di questa responsabilità dipende la sua conservazione, disponibilità e la qualità di fiumi, laghi, falde e acque marine costiere”.

Come usare meglio l’acqua in città: Il risparmio idrico si gioca prima di tutto nelle grandi aree urbane. In che modo? Ammodernando gli acquedotti per ridurre le perdite delle reti di distribuzione e gli sprechi nel trasporto della risorsa idrica. Potenziando e migliorando la rete di depurazione del territorio, favorendo il recupero delle acque piovane per usi non potabili, approvando anche regolamenti che lo impongono come buona pratica per il riutilizzo della risorsa idrica. Tra le altre proposte per città più sostenibili e attente al risparmio idrico, Legambiente sottolinea l’importanza di recuperare e riutilizzare le acque reflue per usi non potabili e di incentivare la diffusione dei cosiddetti “tetti verdi” o giardini pensili in città. Questi, oltre a garantire un buon isolamento termico degli edifici, possono contribuire a modificare la risposta idrologica delle zone urbane: con i tetti verdi le piogge sempre più intense non vengono subito scaricate a valle gonfiando i torrenti, ma vengono in parte “raccolte”, accumulate e restituite lentamente. Queste “coperture verdi” possono dare anche un contributo fondamentale per la gestione degli eventi meteorici estremi, resi sempre più frequenti dal cambiamento climatico. Tra gli altri consigli, l’associazione ambientalista ribadisce l’urgenza di fermare il selvaggio consumo di suolo e di ripensare ad una pianificazione territoriale e urbanistica più sostenibile applicando le tecniche e i materiali che permettano uno sviluppo urbano che garantisca la permeabilità e favorisca la laminazione delle acque. E poi c’è la sfida legata ai condomini 2.0, inserendo il tema del risparmio idrico nei regolamenti edilizi. Molti comuni già lo stanno facendo obbligando e/o incentivando azioni come le cassette w.c. a doppio scarico e l’utilizzo dei riduttori di flusso. Una buona pratica che fa bene e che andrebbe replicata su tutto il territorio. Adottando il recupero delle acque di pioggia e il riutilizzo delle acque grigie depurate in fase di costruzione o di ristrutturazione edilizia è possibile ridurre i consumi domestici di acqua potabile del 70% arrivando a consumare a parità di comfort - circa 60 litri al giorno per abitante.

Come usare meglio l’acqua in agricoltura. In questa emergenza siccità, Legambiente ricorda che l’agricoltura è vittima e carnefice. Con circa 17 miliardi di metri cubi di prelievi idrici annui – l’agricoltura (inclusa la zootecnia) – costituisce il principale utilizzatore d’acqua. È anche il settore che causa i maggiori impatti sugli ecosistemi, essendo i prelievi irrigui concentrati nel tempo (principalmente da maggio a settembre) e nel periodo di portate più scarse (almeno nei bacini appenninici). Eppure una gestione più sostenibile della risorsa idrica non è una sfida impossibile: dalla scelta di varietà più resistenti alla siccità o comunque adeguate alle condizioni climatiche e alle disponibilità idriche del territorio – recuperando varietà locali o selezionandone di nuove – al miglioramento delle pratiche irrigue, alla diffusione dei sistemi di previsione e informazione in tempo reale – che permettono di somministrare l’acqua solo quando effettivamente necessario. In particolare tra i “consigli a gocce" che Legambiente rivolge agli agricoltori c’è quello di puntare a sistemi di microirrigazione a goccia, che possono garantire almeno il 50% del risparmio di acqua utilizzata e rivedere completamente il sistema di tariffazione degli usi dell’acqua, con un sistema di premialità e penalità che valorizzi le esperienze virtuose.

Come usare meglio l'acqua in casa, i consigli per i cittadini: Riduttori di flusso, sciacquoni a basso consumo, elettrodomestici a basso consumo idrico, più attenzione quando si annaffia il giardino, e poi uno stile di vita più sostenibile e una maggiore cura per ogni singolo gesto quotidiano. Anche i cittadini possono nel loro piccolo contribuire ad un maggiore risparmio idrico: ad esempio a casa è possibile applicare ai rubinetti del bagno e della cucina i riduttori di flusso (o rompigetto areati). Si tratta di semplici e poco costosi apparecchi che miscelano aria all'acqua in uscita, consentendo di ridurre drasticamente i consumi, anche del 30%, senza diminuire la resa lavante o il comfort. Per chi ha il giardino, innaffiare a spruzzo favorisce l'evaporazione (specie se si innaffia quando il sole è ancora alto) e non indirizza l'acqua dove è più necessaria. Meglio utilizzare impianti a goccia programmabili con timer: dotati di tubi con ugelli dosatori, sono molto comodi e consentono risparmi notevoli. Per le piccole innaffiature, si può usare l'acqua piovana raccolta con bacinelle oppure riutilizzare l'acqua impiegata per lavare frutta e verdura. Ridurre i consumi d'acqua diretti in bagno, in cucina e in giardino è importante, ma non basta. Non dimentichiamo che dietro ad ogni nostro pasto enormi quantità di acqua vengono usate per ottenere gli alimenti che compongono il nostro menù e che quando buttiamo via il cibo, buttiamo via anche l'acqua che contiene. Ecco perché il risparmio idrico deve passare anche dalla nostra dieta alimentare.

Sarebbe bene che ai risparmi privati corrispondesse una efficiente gestione delle reti pubbliche, che invece continuano a fare acqua da tutte le parti: ogni 100 litri immessi nelle condutture 39 vanno persi. Al Nord le perdite si attestano al 26%, al centro al 46, al Sud al 45. Ma si può scedere in dettaglio città per città: 68,8% di perdite a Potenza, 67,9% a Campobasso, 59,3% a Cagliari, 44,1% a Roma. Il 60% della rete nazionale ha più di 30 anni, il 25% addirittura più di 50. Eppure il rinnovamento delle condutture va a passo di lumaca: 3,8 metri per ogni chilometro. A questo ritmo ci vorranno 250 anni per sostituire l’intera rete.
Certo, se alle reti idriche colabrodo si unisce una scarsa propensione al risparmio di acqua da parte degli italiani, la situazione diventa critica. Sempre secondo Legambiente, il milanese medio consuma ogni giorno 297,4 litri di acqua potabile per uso domestico, i romani 165,2 litri procapite, i napoletani 154,7. Ma altre stime, che includono anche i consumi non domestici, dicono che ogni italiano utilizza in media 245 litri al giorno, mentre nei Paesi nordeuropei ci si attesta sui 180-190.
«Anche da noi però si registra anno dopo anno un graduale calo dei consumi» sottolineano da Utilitalia, la federazione delle delle imprese idriche energetiche e ambientali. «Si comincia a capire che l’acqua è una risorsa preziosa e non più così disponibile come un tempo».
In passato la tendenza degli italiani a essere spreconi è stata alimentata dalla naturale abbondanza d’acqua in gran parte della Penisola. «Ma anche dalle tariffe, tra le più basse d’Europa» fanno notare da Utilitalia. Già perché un metro cubo d’acqua per uso domestico a Milano costa 0,70 euro, a Roma 1,40, a Parigi 3,33, a Oslo 4,77 e a Berlino addirittura 5,13 euro.
Sarà bene iniziare a risparmiare acqua se non vorremo pagarla così cara anche noi.

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lunedì 28 agosto 2017

Avviati i lavori di sfalcio e pulizia dell’ambito verde lungo Via Rizzoli

Sono stati avviati da parte di ERSAF, in collaborazione con il Comune di Milano e il Municipio 3, i lavori di sfalcio e pulizia dell’ambito verde lungo Via Rizzoli, un’area fino ad ora caratterizzata da un intrico di vegetazione non gestita e interessata da fenomeni di abusivismo e usi impropri del territorio che la rendevano di fatto inaccessibile alla popolazione.

I lavori eseguiti hanno consentito di rimuovere gran parte della copertura vegetazionale invasiva e di raccogliere una notevole quantità di rifiuti e inerti di ogni genere, lasciando finalmente intravedere le grandi potenzialità da un punto di vista ecologico/ambientale, oltre che fruitivo di quest’area, nel contesto più ampio della riqualificazione dell’intero corridoio fluviale del Lambro milanese.

Si tratta di un importante passo del percorso intrapreso dal progetto RE Lambro volto alla riqualificazione e restituzione ai cittadini di una significativa area lungo il fiume Lambro, interessata fino ad ora da fenomeni di degrado e di abusivismo, un vero e proprio “retro” che verrà invece ridisegnato e restituito alla città e ai suoi cittadini.

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Escursione Coordinamento Salviamo il Ticino


domenica 27 agosto 2017

Carovana delle Alpi a Barge


LA FRANA DEL CENGALO E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Quattro milioni di metri cubi di granito che si staccano da un’altezza attorno ai 3.000 metri sul livello del mare e precipitano verso valle. E’ quanto successo stamattina in val Bondasca, una valle laterale alla val Bregaglia, la valle che collega Chiavenna (Sondrio) con St. Moritz (Svizzera). La val Bondasca si trova poco oltre il confine italo-svizzero, nei grigioni, ed è una valle splendida, racchiusa da impressionanti pareti granitiche, tra le quali svetta il pizzo Cengalo.

E’ dal Cengalo che questa mattina si è scatenata la frana, una frana in qualche modo prevista (con conseguenti avvisi di pericolo), dato che nei giorni scorsi l’area aveva evidenziato segnali di cedimento, prontamente rilevati da appositi sistemi che monitorano la parete del Cengalo proprio perché è spesso soggetta a eventi franosi. Da alcuni anni si sta cercando di studiarne le cause e il principale indiziato sembra essere il riscaldamento globale. «Le Alpi», in un articolo di quattro anni fa che faceva riferimento a un’altra frana del Cengalo, scriveva: «Il disgelo a lungo termine del permafrost nel corso degli ultimi decenni, nonché la penetrazione di acqua di scioglimento nel caldo inizio di primavera del 2011, potrebbero avere svolto un ruolo nello svolgersi dell’evento. Con il perdurare del riscaldamento di ripidi versanti con permafrost, il numero dei franamenti rocciosi importanti sembra aumentare. Negli ultimi 20 anni, nelle Alpi, al di sopra dei 2500 metri si sono osservate cinque frane con volumi superiori a un milione di metri cubi, più di quanti se ne siano contati nei 100 anni precedenti». Tre anni fa mi trovavo da quelle parti. La rifugista della Capanna Sasc Furà ci sconsigliò di proseguire lungo il viale che passa sotto il Cengalo: «è pericoloso perché il permafrost si sta sciogliendo».

Le zone abitate sono molto distanti dalle pareti granitiche eppure le conseguenze della frana si sono abbattute anche nei pressi delle abitazioni, distruggendo alcune baite e un ponte. «Per un puro caso – scrive Repubblica e speriamo che sia così, dato che nelle prime ore c’è stata preoccupazione per alcuni escursionisti – non ci sono stati né morti né feriti, e le autorità del cantone Grigioni escludono – benché non in modo assoluto, visto che l’area interessata è molto vasta – anche l’ipotesi di dispersi. Fortuna, certo, ma pure la perfetta organizzazione elvetica: la Val Bondasca è monitorata da un sistema d’allarme, che è scattato al primo muoversi della terra. Non appena le rocce si staccano, e prima che arrivino a valle, viene inviato un segnale ai semafori che immediatamente bloccano le strade della zona».

A seguito della frana del 2011 è stato inoltre creato un bacino di contenimento, «bacino che ha sorpassato un livello critico, ma al momento non è esondato. Se lo facesse, ostruirebbe ulteriormente la strada cantonale», scrive Repubblica. Le conseguenze si sono viste fino a Chiavenna, in Italia, dove la Mera si è ingrossata in maniera inverosimile.

Quando pensiamo ai cambiamenti climatici pensiamo alla desertificazione, alle tempeste di sabbia, all’innalzarsi del livello del mare. In questo caso, dobbiamo alzare lo sguardo e guardare alle montagne, chenel nostro immaginario sono sinonimo di forza e di solidità, soprattutto se le pareti sono di granito. Eppure non è così, viviamo in territori sempre più fragili, e ce lo ricordano i quattro milioni di metri cubi di granito franati oggi.

(Nella foto, al centro, il pizzo Cengalo. Leggermente a destra il più famoso pizzo Badile).
Fonte: www.possibile.com

sabato 26 agosto 2017

Milano- Legambiente presenta il dossier “Idroelettrico: impatti e nuove sfide al tempo dei cambiamenti climatici”. In Lombardia fiumi e torrenti assediati dalle centrali: a rischio lo stato ecologico dei corpi idrici.


Siccità e captazioni eccessive sono tra le cause principali di una forte contrazione della disponibilità di acque nella regione alpina, una condizione che rende indispensabile rivedere la gestione delle risorse naturali montane. È quanto emerge dal dossier Idroelettrico: impatti e nuove sfide al tempo dei cambiamenti climatici pubblicato da Legambiente, che in 40 storie racconta l’impatto sul territorio degli impianti idroelettrici, mettendo in luce le problematiche connesse allo sfruttamento delle acque e il conflittuale rapporto tra incentivi alla produzione e norme spesso inefficaci di tutela dei fiumi.

«Occorrono regole capaci di tutelare i bacini idrografici avendo particolare attenzione per la fragilità dei tratti montani e la risorsa idrica. – sottolinea Lorenzo Baio, responsabile acque di Legambiente Lombardia – Il piccolo idroelettrico in Lombardia, benché produca molto meno del grande, determina la maggior impronta idrica in termini di portata e d’impatto sui corsi d’acqua, in quanto le derivazioni sono responsabili della desertificazione di ampie componenti del reticolo idrico, quasi sempre in aree estremamente sensibili. Per tutelarli davvero bisogna fare un salto di qualità nell’ottenimento dei parametri minimi per la sopravvivenza degli ecosistemi fluviali. Proponiamo dunque che il Deflusso Minimo Vitale, che si è rivelato inefficace a tutelare le condizioni di sopravvivenza di questi ambienti delicati, venga sostituito con il Deflusso Ecologico, un concetto maggiormente cautelativo per la salvaguardia dell’ecosistema fluviale».


I casi più significativi in Lombardia riguardano la provincia di Sondrio con il torrente del Soè e dell’Avero, dove si registrano secche ed episodi di infiltrazione in subalveo. Il dossier segnala anche il totale prosciugamento di parte degli alvei del Fiume Spoel e dei torrenti Alpe Vago, Valle delle Mine, Lago del Monte e Trepalle, ai confini con la Svizzera e il torrente Liro, dove la criticità è dovuta ad un rilascio di DMV troppo basso e tale da determinare eventi di asciutta o scarsità d’acqua. Non da meno è la provincia di Lecco, dove sul torrente Varrone insistono ben quattro centrali concentrate lungo 8 km di percorso, con un prelievo d’acqua già a circa 50 metri dalla sorgente. Nel territorio della Brianza in sofferenza è in particolare il fiume Lambro, che da alcuni anni è oggetto di numerose richieste di derivazione e attualmente sono state completate 7 centraline lungo il suo corso determinandone un’accentuata artificializzazione e impedendone una possibile riqualificazione delle sponde.

Se quasi tutti i grandi impianti sono stati costruiti nel ‘900, le nuove installazioni dell’idroelettrico, invece, sono pressoché esclusivamente riconducibili ad impianti ad acqua fluente, con potenza inferiore a 1 MW, distribuiti quasi sempre su corsi d’acqua di dimensioni ridotte e sempre più in quota. Tali impianti si calcola che tra il 2009 e il 2015 (periodo di studio considerato dal dossier) abbiano prodotto solamente il 2 per mille dell’energia primaria complessivamente consumata, il 5% dell’energia idroelettrica. Con questo ritmo si può supporre che gli oltre 2000 nuovi impianti in progetto in Italia con più di 3000 km di corsi d’acqua derivati potranno mettere fortemente a rischio fiumi, torrenti e rii per produrre quantità esigue di energia. Rimane inoltre l’incognita di cosa accadrà alle centinaia di centraline già distribuite sul territorio lombardo, qualora scomparissero gli attuali incentivi.

Le condizioni di salute di fiumi e laghi dell’arco alpino e delle Prealpi sono fortemente condizionate dai cambiamenti climatici. Negli ultimi 150 anni le Alpi hanno registrato un aumento delle temperature di quasi 2 gradi centigradi: più del doppio della media globale dell’intero pianeta. Questi cambiamenti climatici stanno producendo consistenti effetti sul ciclo idrologico. La disponibilità delle risorse idriche nelle Alpi è in diminuzione, a partire da una forte contrazione dell’estensione e del volume dei ghiacciai, a cui si associa un aumento del rischio di frane e valanghe. Il repentino scioglimento di ghiacciai ha indotto nei corsi d’acqua variazioni delle portate, fonti preziose soprattutto nelle estati più torride e siccitose. Gli studi del Servizio Glaciologico Lombardo sul fiume Adda, portano a stimare una componente glaciale media nella portata nel periodo di fine estate pari al 10%-20%.

«La Lombardia, a parte le preoccupazioni sui livelli dei laghi di Garda e Idro, non si trova ancora in una situazione drammatica di siccità. – spiega Damiano Di Simine di Legambiente Lombardia – Ma non possiamo abbassare la guardia, perché in questi mesi stiamo utilizzando la riserva idrica fossile, quella dei ghiacciai, che appaiono destinati a estinguersi nei prossimi decenni a causa del cambiamento climatico. Sarà sempre più difficile affrontare le siccità senza questa scorta idrica, per questo l’agricoltura è chiamata a sviluppare strategie di riduzione delle proprie pressioni sulle risorse idriche».

Per migliorare la situazione attuale la prima sfida da cogliere riguarda innanzitutto la qualità dei corpi idrici, che si dovrebbe ottenere con una piena attuazione della Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE, recepita con il D.Lgs 152/06) che prevede la necessità di raggiungere il “buono stato” ecologico dei corsi d’acqua. In Lombardia su 679 Corpi Idrici fluviali, solo il 33% presenta uno Stato Ecologico “elevato” o “buono” (15 con stato “elevato” e 176 con stato “buono”), mentre il restante 67% presenta condizioni ecologiche insufficienti a garantire questo obiettivo. Inoltre sui corpi idrici lombardi influisce la pressione antropica, che sul 75% di essi ha conseguenze significative per l’equilibro degli ecosistemi, in particolare a causa degli scarichi civili e degli sfioratori di piena che modificano i livelli di batteri e inquinanti presenti nelle acque, dell’uso idroelettrico e delle alterazioni della fascia riparia.

Il dossier nazionale Idroelettrico: impatti e nuove sfide al tempo dei cambiamenti climatici è disponibile al link: https://drive.google.com/open?id=0B7oPiEto3FCZb1dkN2p1ZTN3NXc

Impianti idroelettrici malgestiti, così prosciugano i fiumi lombardi

I casi Adda e Lambro, l’allarme di Legambiente: «Rete complicata da monitorare, impossibile impostare le politiche più adatte per la salvaguardia dei corsi d’acqua»



  

mercoledì 2 agosto 2017

La corsa per la vita del Lago d'Idro


Laghi a rischio siccità e cambiamenti climatici, scarichi e cattiva gestione, eccessiva captazionestanno mettendo in pericolo i principali bacini italiani



Nel 2017 nei 4 grandi laghi del nord cala di 9,5miliardi di m3 l’afflusso d’acqua,
equivalente a tutta l’acqua prelevata per gli usi civili in Italia
Tra i bacini del nord situazione critica per il Garda, il lago di Como e di Iseo. In centro Italia oltre a Bracciano, in deficit il Trasimeno.

Goletta dei Laghi di Legambiente fa il bilancio dell’edizione 2017
14 laghi monitorati, 11 in forte sofferenza idrica, 100 punti campionati di cui il 50%risultati inquinati per mancata depurazione

Legambiente: “Necessarie serie politiche nazionali di tutela della risorsa idrica e di adattamento al clima. Per fermare gli scarichi inquinanti servono investimenti
nel settore della depurazione e controlli su quelli abusivi utilizzando la legge sugli ecoreati”


I laghi italiani non godono di ottima salute, sono sempre più a secco e minacciati da scarichi fognari non depurati. Oltre a quello di Bracciano, simbolo dell’emergenza siccità che ha colpito tutta la Penisola, sono ben 10 i bacini lacustri italiani del nord e centro Italia in forte sofferenza idrica con un elevato abbassamento delle acque, a causa delle alte temperature, delle poche precipitazioni, ma anche per colpa dell’eccessiva captazione e il sovrasfruttamento della risorsa idrica. Tra i grandi laghi del Nord la situazioni più critica è quella del lago di Garda, con un riempimento del 35% rispetto ai livelli di riferimento e un’altezza del livello dell’acqua (altezza idrometrica) di ben 36 cm sotto la media storica, seguito dal lago di Como che, seppure in aumento, è pieno solo al 57,6% del suo volume medio, con un’altezza idrometrica al di sotto di 59 cm della media storica. Il lago d’Iseo, pieno al 56,4%, ha attualmente un’altezza idrometrica di quasi 21 cm sotto al valore medio, mentre il Maggiore è tornato sotto il livello medio storico (-5,4 cm sotto l’altezza idrometrica media). In particolare nel 2017 nei 4 grandi laghi del nord - Garda, Maggiore, Como e Iseo - si è registrata una riduzione delle portate in ingresso, ovvero dell’acqua entrata nei bacini lacustri, di 9,5 miliardi di m3, pari, secondo i dati Istat, a tutta l’acqua prelevata per gli usi civili nella Penisola. Numeri che, sebbene ad oggi non hanno fatto ancora scattare situazioni emergenziali nelle regioni del nord, con eccezione dell’agricoltura, indicano una tendenza a cui occorre rispondere da subito con un’efficace azione di adattamento al clima e tutela quantitativa della risorsa idrica.
In centro Italia a soffrire di più, dopo il lago di Bracciano (sotto di circa 160 cm dallo zero idrometrico), è invece il Trasimeno che ha registrato meno 60 cm circa rispetto allo zero idrometrico (su una profondità massima di 6 metri circa). Anche lo stato della qualità delle acque lacustri non è delle migliori - su 100 punti monitorati da Legambiente, il 50% è risultato inquinato da scarichi non depurati, e nel 90% sono stati trovati rifiuti. È quanto emerge dalla fotografia scattata dalla 12esima edizione di Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente dedicata allo stato di salute dei bacini lacustri e realizzata in collaborazione con il CONOU e Novamont, che nel report finale “Laghi a rischio” fa il punto sulle criticità dei 14 laghi monitorati, dislocati su sei regioni (Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Umbria e Lazio). Un viaggio quello di Goletta dei Laghi partito a fine giugno e che ha visto impegnati i tecnici in un monitoraggio scientifico, ma anche in una serie di attività che hanno coinvolto i cittadini e le comunità territoriali.

“Nell’estate 2017 - dichiara Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente - l’Italia si trova ad affrontare una pesante crisi idrica inasprita dai cambiamenti climatici. I laghi e fiumi sono il simbolo di questa emergenza che se non affrontata correttamente rischia di ripetersi nel prossimo futuro. Per questo è fondamentale mettere in campo interventi strutturali di lungo periodo e politiche di adattamento al clima, cambiando allo stesso tempo l’approccio che fino ad oggi ha guidato la pianificazione della risorsa idrica. È inoltre fondamentale intervenire sulla qualità, dato che circa il 60% delle acque lacustri non ha raggiunto l’obiettivo fissato dalle direttive europee. Ritardi che, insieme a quelli sulla depurazione, oltre ad avere gravi conseguenze sugli ecosistemi lacustri, ci costeranno multe salate per le procedure di infrazione attivate dall’Europa nei confronti del nostro Paese. Infine anche quest’anno, i nostri dati confermano il problema della cattiva depurazione, con alcuni punti che sono dei veri e propri malati cronici, risultando inquinati ad ogni edizione della campagna partita nel 2006, e dell’inefficienza degli impianti o la presenza di scarichi abusivi. Chiediamo alle autorità competenti di intervenire applicando la nuova legge 68 del 2015 sugli ecoreati, che in diverse situazioni si è rivelata molto efficace anche su questo fronte”.

Per quanto riguarda gli altri laghi monitorati da Legambiente, l’abbassamento del livello delle acque si è registrato anche per il Lago Albano che è diminuito di quasi 5 metri negli ultimi decenni. Il Lago di Vico è in sofferenza idrica con 1 metro sotto il livello massimo della soglia farnesiana e anche quest’anno come nel 2012 è ricomparsa un’isoletta all’interno del Lago. I bacini lacustri Salto e Turano scendono a vista d’occhio ogni giorno scoprendo aree del lago prima sommerse, con abbassamenti anche di 20-30 centimetri in un solo giorno. Infine in provincia di Frosinone, nel lago di Canterno continua l’abbassamento del livello: quasi 90 cm in meno negli ultimi 3 mesi.

Dati Goletta dei Laghi 2017 - Per quanto riguarda i campionamenti effettuati da Legambiente, i parametri indagati dal laboratorio mobile della Goletta dei Laghi hanno riguardato la ricerca di batteri di origine fecale - con le metodologie indicate dal decreto del Ministero della Salute del 30 marzo 2010 (che riporta, nello specifico, la “definizione dei criteri per determinare il divieto di balneazione”) e dal decreto legislativo 116 del 2008 - la cui presenza rappresenta un indicatore di scarichi civili non depurati. Nelle analisi della Goletta dei laghi vengono prese in esame soprattutto le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che si trovano lungo le rive dei laghi, punti spesso segnalati dai cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. In particolare l’associazione ha effettuato 100 punti campionati, di questi il 50% è risultato fuori dai limiti previsti dalla legge; senza contare i diversi rifiuti dispersi nell’ambiente ritrovati sulle rive durante i campionamenti. Nel 90% dei siti campionati i tecnici hanno registrato presenza di plastica, ma anche polistirolo, vetro, metallo, carta, rifiuti da mancata depurazione (come cotton fioc, assorbenti, blister di medicinali). In molti casi si tratta di frammenti di piccole dimensioni. Rifiuti urbani, frutto della cattiva gestione a monte e dell’abbandono consapevole, che alla fine arrivano sulle sponde dei laghi o direttamente in acqua.

Per il secondo anno consecutivo, Legambiente ha, inoltre, condotto il monitoraggio sulla presenza di microplastiche, seguendo un protocollo fino ad oggi eseguito solo nei mari, arricchito quest’anno da un’indagine ancora più ampia comprendente i principali corsi immissari ed emissari. Lo studio si avvale della collaborazione di ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, e i risultati verranno presentati durante la fiera Ecomondo di Rimini in programma a novembre. I laghi monitorati sono stati quello di Iseo, Maggiore, Garda e Trasimeno, e per la prima volta quelli di Como e Bracciano nel Lazio. Durante i vari campionamenti i tecnici di Goletta hanno utilizzato una strumentazione dotata di una particolare rete (la manta) a maglia ultrafine in grado di catturare le microparticelle inferiori a 5 millimetri; la manta ha percorso in totale quasi 50 chilometri ai quali sono da aggiungere le 10 ore di campionamento statico fluviale.

Anche quest’anno il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati è stato main partner di Goletta dei Laghi di Legambiente. Attivo da 33 anni, il CONOU garantisce la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale. L’olio usato che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli è un rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l'olio usato è anche un’importante risorsa perché può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 95% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa. “La difesa dell’ambiente, in particolare del mare e dei laghi - spiega il presidente del CONOU, Paolo Tomasi - rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione. L’operato del Consorzio non solo evita una potenziale dispersione nell’ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese”.

Segue la tabella con i risultati di Goletta dei Laghi:

Ai seguenti link è possibile scaricare foto e video in HD