martedì 18 febbraio 2020

Smog: 2020 è già sul podio delle annate peggiori. Milano supera i 35 giorni concessi dalla normativa europea


MILANO, 17 FEBBRAIO 2020                                                      COMUNICATO STAMPA

SMOG: 2020 GIA’ SUL PODIO DELLE ANNATE PEGGIORI PER GIORNI DI SMOG. NEL WEEK END I LIVELLI DI POLVERI SOTTILI HANNO DOPPIATO LE SOGLIE DI INQUINAMENTO
MILANO HA VARCATO I LIMITI DI LEGGE CON 36 GIORNATE DI SUPERAMENTO DALL'INIZIO DELL'ANNO. A SEGUIRE PAVIA E CREMONA

Il 2020 per Milano comincia con un podio molto poco onorevole: quello degli anni più inquinati del decennio. Con 36 giornate di PM10 oltre la soglia, ieri le centraline hanno registrato il secondo anno peggiore del decennio in quanto a rapidità con cui Milano si è qualificata fuori legge per smog. Solo nel 2011 fu più veloce: le cronache ricordano che in quell'anno la data di superamento arrivò già l'8 febbraio. I dati dimostrano che da inizio anno, 3 giorni su 4 sono trascorsi con livelli di polveri sottili oltre ogni limite concesso.
Tab. 1 Data del raggiungimento della soglia dei 35 giorni di superamento dei limiti di legge per la concentrazione di polveri sottili consentita dalla normativa europea

Anno
Data raggiungimento 35 giorni oltre i limiti di legge
2011
08/feb
2012
17/feb
2013
28/feb
2014
26/set
2015
04/mar
2016
28/set
2017
20/feb
2018
06/mar
2019
22/feb
2020
16/feb
 
Il significato di questa data non è solo simbolico: la direttiva europea in materia di inquinamento atmosferico (2008/50) stabilisce un limite di concentrazione tossica delle polveri sottili (50 microgrammi di PM10 per metro cubo), consentendone il superamento fino a un massimo di 35 giorni all'anno
«L'Italia si trova già sottoposta a procedura di infrazione, proprio per lo sforamento sistematico della tolleranza dei 35 giorni di superamento dei limiti – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. A quanto pare, non sembra volersi smentire nemmeno nell'anno in corso, cominciato sotto migliori auspici dopo un 2019 in cui un generale miglioramento dei dati sullo smog aveva fatto ben sperare. Senza tavoli di coordinamento sovra-regionali, le azioni spot messe in campo dalle singole amministrazioni comunali possono contenere temporaneamente l’emergenza, ma non riescono da sole a contrastare una situazione cronica che caratterizza tutto il bacino padano e che necessita di interventi strutturali su più livelli: mobilità, edilizia, agricoltura».
Se i superamenti a Milano non stupiscono, considerato il milione di veicoli che quotidianamente invade la città, per Cremona, Pavia e Mantova il divario da Milano è solo questione di pochi giorni e la causa è da ricercarsi nelle emissioni di ammoniaca da parte degli allevamenti intensivi: un gas che, reagendo con i NOx prodotti dai motori diesel, forma particelle sospese costituite da cristalli di nitrato d'ammonio. La situazione degli altri capoluoghi di provincia, infatti, è differenziata: se le province montane e pedemontane se la passano relativamente bene, e l'uso di caminetti e stufe a legna (molto diffuse nei territori di Lecco, Sondrio e Varese) non riesce a scalfire la predominanza di giornate di aria pulita, molto peggio vanno le cose per il drappello delle città capoluogo della zootecnia. 
«La metà del PM10 ha origine zootecnica, una fonte ancora eccessivamente sottovalutata, considerato che la Lombardia è la regione con la maggior densità di capi allevati in Italia, e su cui sarebbe il caso di cominciare a ragionare – spiega Barbara Meggetto – perché è ormai evidente che il carico zootecnico della regione ha raggiunto livelli insostenibili. Con 1,4 milioni di bovini e 4,5 milioni di suini stipati negli enormi allevamenti, in termini di massa corporea è come se in Lombardia vivessero 25 milioni di abitanti in più rispetto agli oltre 10 milioni registrati all'anagrafe».
Tab. 2 Giorni di superamento nelle città capoluogo di provincia dei limiti di legge fissati dalla normativa europea a 50 microgrammi per metrocubo 
Capoluogo
Provincia
Giorni di superamento
(PM10 > 50 ppm)
 
 
MILANO
36
 
PAVIA
34
 
CREMONA
32
 
MANTOVA
29
 
MONZA
29
 
BRESCIA
28
 
LODI
25
 
COMO
22
 
BERGAMO
17
 
VARESE
9
 
SONDRIO
6
 
LECCO
6
 
 
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Spandimenti incontrollati di liquami zootecnici in pianura Padana: denuncia di Legambiente alla Commissione Europea

Milano, 18 febbraio 2020                                                                 Comunicato stampa 
  
Allevamenti insostenibili in pianura padana: Legambiente li denuncia alla Commissione Europea
 Volumi crescenti e ingestibili di liquami zootecnici inquinano suolo, acqua e aria. Campi agricoli usati come siti per smaltimenti all’aria aperta
Legambiente: “Serve un piano nazionale per fermare gli eccessi degli allevamenti intensivi, trasferendo le risorse europee a beneficio della zootecnia sostenibile nelle aree interne”

Ogni anno la stagione fredda, in Pianura Padana, ripropone il “tormentone” dei liquami zootecnici: milioni di tonnellate di materie fecali e liquidi maleodoranti prodotti dagli allevamenti intensivi, soprattutto di bovini e suini, in attesa del momento adatto per essere distribuite sui campi: in inverno la terra agricola non è in condizioni di riceverle, perché satura d'acqua o addirittura ghiacciata, le vegetazioni sono in fase di riposo, e quindi non possono assimilarne i nutrienti, ma le cisterne di stoccaggio inesorabilmente traboccano dei liquidi drenati da stalle e porcilaie sempre più immense. 
Questo inverno la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la circolare alle regionicon cui il Ministero delle Politiche Agricole, in dicembre, per venire incontro agli allevatori, ha autorizzato l'impiego di liquami anche nei mesi di dicembre e gennaio, mesi in cui - per rispettare la direttiva europea - vige il divieto di spandimento. Con il risultato di produrre immensi sciacquoni luridi, che hanno formato estese paludi maleodoranti e colature schiumose nei corsi d'acqua della 'bassa' padana ed in particolare nelle province della Lombardia, la regione più solerte nell'attuazione della circolare ministeriale. Tra gli effetti immediati, oltre alle proteste di residenti e comitati, anche un repentino aumento dei valori atmosferici del PM10 nei giorni centrali di gennaio, uno dei periodi di aria più inquinata del decennio. Questa circolare, che Legambiente aveva invano chiesto di ritirare, è al centro della denuncia fatta dalla stessa associazione ambientalista e trasmessa oggi agli uffici della Commissione Europea, contestandone la violazione di ben quattro direttive, in materia di acque, aria, rifiuti e inquinamento da nitrati.
«Gli spandimenti selvaggi che abbiamo descritto nella denuncia alla UE - dichiara Damiano Di Simine, Coordinatore della presidenza del comitato scientifico nazionale di Legambiente non possono in nessun caso essere spacciati per pratiche agricole: si è trattato di attività di smaltimento di rifiuti pericolosi su vasta scala, avvenuta con il benevolo assenso del MIPAAF, ma con effetti deleteri per la salute e per gli ambienti acquatici. Non siamo più disposti a tollerare pratiche nocive da parte di una zootecnia che, in Pianura Padana, ha passato il limite. Invece di autorizzare sversamenti di liquami, il MIPAAF dovrebbe predisporre con le regioni un programma nazionale di riduzione dell'intensità di allevamento in Pianura Padana, trasferendo le risorse comunitarie a beneficio della zootecnia sostenibile e delle aree interne. Nella prossima programmazione dei fondi europei per l'agricoltura, se davvero si vorranno perseguire le sfide climatiche ambientali della riforma PAC, occorrerà un deciso taglio ai sussidi dannosi destinati agli allevamenti intensivi».
Legambiente ricorda che nelle 4 regioni della pianura Padano-Veneta si concentra oltre l'85% di tutti i suini allevati in Italia, e oltre i 2/3 di tutti i bovini nazionali. Una densità di animali allevati che ha pochi eguali in Europa e che rappresenta, in termini di massa biologica, l'equivalente in peso di 50 milioni di esseri umani, come dire oltre il doppio della popolazione residente. Ma mentre le umane deiezioni vengono intercettate dalle fognature e trattate dai depuratori, per gli animali allevati non c'è alternativa allo spandimento sui campi: una pratica che funziona, quando le quantità sono appropriate e le colture richiedono fertilizzanti. È d'inverno che i liquami diventano un incubo, per gli allevatori che vedono riempirsi le cisterne, ma soprattutto per le popolazioni residenti, che devono sopportare miasmi e inquinamenti, gravi e dannosi per la salute: le deiezioni zootecniche sono all'origine delle emissioni di ammoniaca, gas che si combina con i micidiali NOx per formare sali d'ammonio, che compongono fino al 50% del particolato sottile per cui l'Italia è sotto procedura d'infrazione europea, 'per avere omesso di prendere misure appropriate per ridurre i periodi di superamento'. E se rendono l'aria irrespirabile, non va meglio per l'acqua: i composti azotati in eccesso infatti sono all'origine dell'inquinamento da nitrati di fiumi, canali e falde acquifere da cui attingono pozzi e acquedotti, un problema grave al punto da spingere l'Europa, già nel 1991, a promulgare una direttiva per la protezione delle acque da questo specifico inquinamento.
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giovedì 23 gennaio 2020

La protesta dei pesci di fiume: sabato 25 sit-in sui corsi d'acqua contro mini idroelettrico


Milano, 23 Gennaio 2019                                                                             Comunicato stampa

18 ASSOCIAZIONI INSIEME PER LA SALVAGUARDIA DEI CORSI D’ACQUA NATURALI CON “LA PROTESTA DEI PESCI DI FIUME”
SIT-IN E FLASH MOB SUI TORRENTI LOMBARDI
SABATO 25 GENNAIO DALLE 15 ALLE 17

Legambiente: “Basta incentivi all’idroelettrico nei corsi d’acqua naturali. Anche quando si tratta di energia rinnovabile è necessario il rispetto della Direttiva Quadro delle Acque”

Torrenti depredati, biodiversità a rischio, incentivi per lo sfruttamento indiscriminato di una risorsa preziosa: i corsi d’acqua naturali sull’arco alpino sono fortemente a rischio a causa del numero crescente di domande per la realizzazione di nuove derivazioni e impianti idroelettrici (mini e micro idroelettrico). Nella sola Lombardia risultano attivi 705 centraline sotto i 3000 kw(vd. tabella 1) e centinaia sono le richieste attualmente in fase di valutazione. Questo processo è coinciso certamente con l’esigenza di incrementare la produzione di energie rinnovabiliprodotte dal nostro paese per conseguire gli obiettivi della Direttiva 2009/28/CE e il piano di azione nazionale per le energie rinnovabili (Decreto Direttoriale 29 del Ministero dell’Ambiente), ma ha determinato un intenso conflitto con gli obblighi di qualità dettati dalla Direttiva Quadro Acque, la 2000/60/CE che invece impone la tutela e il miglioramento dei corpi idrici.
In regione Lombardia esistono 73 impianti di Grande Derivazione per una potenza nominale media annua complessivamente prodotta di circa 1224 MW a fronte dei291 MW prodotti dai 705 impianti di Piccola Derivazione. Per piccole derivazioni si intendononell'85% dei casi derivazioni di torrenti montanie in questo caso si parla di produzione discontinua, perché dipende dalle condizioni di portata che, per i torrenti montani, sono molto variabili. Nelle province di pianura (PV, MN, LO, MB, MI, CR) dove le centraline sfruttano i tratti fluviali planiziali, canali e simili, si arriva ad una potenza installata appena superiore ai 40 MW, una inezia sulla potenza installata complessiva. La biodiversità acquatica, già oggi fortemente a rischio in conseguenza dell’alterazione morfo-idrologica dei corsi d’acqua oltre che a causa dei cambiamenti climatici, rischia di subire un ulteriore forte contraccolpo così come spariranno i pochi ecosistemi fluviali naturali rimasti. Un grave danno a fronte di un contributo di energia rinnovabile irrisorio.
«Negli ultimi decenni c’è stata una scarsa pianificazione strategica da parte della Regione e delle Province e una grave sottovalutazione dei rischi potenziali sullo stato ecologico dei corpi idrici legati alla realizzazione di questi strutture. Gli incentivi agli impianti idroelettrici sono serviti più ad alimentare speculazioni sui territori che a realizzare progetti effettivamente utili al fabbisogno energetico della regione–dichiara Lorenzo Baio, coordinatore settore acqua di Legambiente Lombardia–. A tutto ciò si deve aggiungere l’assenza di trasparenza nelle pratiche formali e i controlli insufficienti relativi al rispetto delle misure di mitigazione già oggi imposte. Da anni Legambiente con i suoi circoli territoriali, i comitati e le associazioni che hanno a cuore il territorio, cerca di fronteggiare un vero e proprio far west, sottolineando la mancanza di strumenti normativi adatti a dare delle regole a questo mercato. I presidi organizzati su tutto il territorio lombardo insieme ai comitati locali e alle tante associazioni sensibili al tema, dimostrano le preoccupazioni dei cittadini rispetto alla salvaguardia dei corsi d’acqua naturali».
Sono oltre 60 gli eventi previsti in contemporanea su tutto l’arco alpino e appenninico. Anche in Lombardia le iniziative sono previste per sabato 25 gennaiodalle 14 alle 17lungo i siti fluviali che rischiano di avere un nuovo impianto, o già sono stati snaturati o che i presìdi locali intendono preservare. Nel lecchesei volontari del Circolo Legambiente Lario Sponda Orientale (CO) in collaborazione con il comitato "Salviamo i nostri torrenti" saranno presenti dalle 14 con striscioni e slogan il torrente Varrone a Premana, sul ponte pedonale dell'area industriale. Nel bergamascoil Circolo Legambiente Valcavallina organizza un sit-in dalle 14 sul fiume Cherio a Gorlago; il Circolo Legambiente Bergamo in collaborazione con il Comitato “Val Vertova Bene Comune” presidierà il torrente Vertova sul luogo delle micro centrali idroelettriche a partire dalle 14; il Circolo Legambiente Cerca Brembo con il Comitato per lo sviluppo sostenibile AltaVal Brembana sarà sul fiume Brembo presso il ponte di Fondra dalle 14; l’Oasi delle Oche aderirà al sit-in ad Alzano Lombardo presso l'area protetta della Guidana dalle 15 mentre alle 15,30 i cittadini supportati dal circolo Legambiente Bergamo presidieranno il fiume Brembo a Ponte San Pietro. Nel brescianoil Circolo Valle Camonica in collaborazione con il Comitato centraline idroelettriche val Camonica sarà presente sul fiume Oglio al Ponte storico di Montecchio di Darfo Boario dalle ore 15 alla presenza della presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto e con il Comitato “Amici del torrente Grigna e Resio” i volontari si ritroveranno a Esine sul ponte di via Manzoni alle 14 e in frazione Plemo Sacca alle 14.30. Nel sondrieseocchi puntati sul torrente Liro alle 15 a Chiavenna con il flash-mob del circolo Legambiente Valchiavenna in collaborazione conWWF Valtellina-Valchiavenna. Nel comascoappuntamento domenica 26 gennaio alle 14,30 con il circolo Legambiente Lario Sponda Orientale in Località Carcente, nel Comune di San Siro per un sit-in a difesa del fiume Greno. Tanti i comitati locali e i cittadini che si organizzeranno autonomamente in altri sit-in lungo i corsi d’acqua della regione. 
Come simbolo della “Protesta dei pesci di fiume”è stato scelto il Cottus Gobio, una specie d’acqua dolce diffusa in tutta l’Europa e che in Italia è minacciata soprattutto a causa delle opere di regimazione dei corsi d'acqua e dalla diminuzione delle portate, oltre che dall’inquinamento. 

Tab 1 – Incremento del numero di impianti autorizzati in Lombardia nel periodo 2013-2018 diviso per province

 
N° impianti 
Provincia
2013
2014
2015
2016
2017
2018
BG
100
128
132
135
142
149
BS
147
182
202
215
220
230
CO
14
17
18
19
18
18
CR
9
10
16
16
16
15
LC
27
29
30
30
30
30
LO
12
14
13
14
13
13
MB
0
1
1
1
1
1
MI
18
25
23
25
28
28
MN
10
15
14
16
23
24
PV
16
20
13
18
30
30
SO
108
108
114
127
129
134
VA
22
24
25
30
32
33
totale
483
573
601
646
682
705
 
Fonte: elaborazioni Legambiente Lombardia da dati di Regione Lombardia
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Mal'aria 2020: città lombarde nella morsa dello smog


Milano, 23 Gennaio 2019                                                                             Comunicato stampa

MAL’ARIA 2019: CAPOLUOGHI DI PROVINCIA NELLA MORSA DELLO SMOG
A MILANO 890 GIORNI DI SUPERAMENTO DEI LIMITI IN 10 ANNI
Legambiente: “Di fronte all’emergenza inquinamento si sta facendo sempre troppo poco, servono provvedimenti coordinati e strutturali in tutto il bacino padano per prevenire l'emergenza”

Nonostante il 2019 si sia chiuso con dati in miglioramento, quella che continuiamo a respirare è una Mal’aria, titolo scelto per l’annuale dossier presentato da Legambiente che fotografa la qualità dell’aria analizzando i trend degli ultimi anni. Secondo i dati elaborati dall’associazione, la situazione nelle città capoluogo di provincia è cronica: nella top25 nazionale, ci sono diverse città lombarde, a partire da Milano che si posiziona al secondo posto con 72 giorni di superamento annuale (vd. Tabella 2).
Se consideriamo gli ultimi 10 anni, ad esempio, a Milano ogni cittadino è come se avesse respirato per quasi 2 anni e mezzo aria inquinata. Sono infatti ben 890 i giorni di superamento dei limiti di Pm10 che vedono protagonista il capoluogo lombardo nonostante su base annua i valori di Pm10 si siano notevolmente ridotti (vd. Tabella 1).
«Dall’inizio del 2020 in diverse città lombarde si sono già registrati dai 15 ai 19 giorni consecutivi di superamento dei limiti di legge e, dopo una breve pausa con un’aria migliorata a seguito delle precipitazioni nello scorso weekend, i parametri sono tornati inesorabilmente a salire dalla giornata di ieri, facendoci ripiombare nell’emergenza - spiega Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. Di fronte all’emergenza non sono venute risposte chiare ma solo provvedimenti stop&go. Senza tavoli di coordinamento sovra-regionali, le azioni spot messe in campo dalle singole amministrazioni comunali risultano inutili a contrastare una situazione cronica che caratterizza tutto il bacino padano e che necessita di interventi strutturali su più livelli: mobilità, edilizia, agricoltura. Mentre le Istituzioni continuano a non avere un piano strategico strutturale e di informazione, noi continuiamo a rivolgerci ai cittadini perché adottino comportamenti più ecologici, lasciando a casa l’auto per spostarsi con i mezzi pubblici, limitando la velocità anche nelle tangenziali e autostrade, sostituendo vecchie caldaie e intervenendo sulla riqualificazione energetica degli edifici per ridurre le emissioni. Piccole azioni quotidiane di buon senso, che possono fare molto, anche in termini di educazione ad uno stile di vita più sostenibile».
A questo scopo Legambiente, insieme ai partner del progetto europeo Sharing Cities, ha lanciato ieri una campagna di sensibilizzazione aprendo una sfida social a premi per i cittadini milanesi perché si impegnino a non usare l’auto per un’intera settimana, accedendo alla community digitale che premia i comportamenti più green scaricando l’app SharingMi.
«Se nella stagione fredda a preoccupare sono le concentrazioni di polveri sottili, anche i mesi estivi non sono esenti da condizioni che rendono l’aria malsana – conclude Barbara Meggetto –. Una situazione che saremo costretti ad affrontare tra qualche mese. Non è con la chiusura dell’inverno che sparirà l’inquinamento atmosferico, l’estate porterà con sé un altro carico di inquinanti che dobbiamo imparare a conoscere per proteggere la salute dei cittadini». La causa principalmente è legata agli alti livelli di ozono, il cui limite è fissato dalla normativa in 120 microg/mc come media nelle otto ore, da non superarsi per più di 25 giorni all'anno. L’ozono troposferico, potente ossidante pericoloso per la salute, si forma a seguito di reazioni chimiche in cui sono implicati inquinanti tradizionali, come gli ossidi di azoto e composti organici volatili. Si tratta, quindi, di un inquinante secondario i cui precursori sono generalmente prodotti da combustioni e da processi che utilizzano o producono sostanze chimiche volatili, come solventi e carburanti, che si formano in aree densamente urbanizzate, ma si combina con l’ossigeno, maggiormente concentrato nelle aree extraurbane, lacustri, collinari e di campagna, in cui tende ad avere valori molto più alti.
Tabella 1 Numero di anni in cui le città capoluogo di provincia hanno superato il limite giornaliero per le polveri sottili (Pm10) dal 2010 al 2019. Il limite annuale è stabilito dal D.lgs. 155/2010 in 35 giorni con una media giornaliera superiore a 50 μg/m3
Anni di superamento Pm10
Città che hanno superato il limite dal 2010 al 2019
10/10
Brescia, Cremona, Lodi, Milano, Pavia
9/10
Bergamo, Monza
8/10
Como, Mantova
6/10
Biella, Bologna, Palermo, Pescara, Trieste, Varese
4/10
Cagliari, Firenze, Lecco, Lucca, Pesaro, Sondrio
 
Tabella 2 Classifica dei capoluoghi di provincia che nel 2019 hanno superato con almeno una centralina urbana la soglia limite di polveri sottili in un anno
Posizione
classifica
nazionale
Città
Centralina
Superamenti da gennaio 2019
2
Milano
Marche
72
8
Pavia
Piazza Minerva
65
9
Cremona
p.zza Cadorna
64
16
Mantova
Piazza Gramsci
57
17
Lodi
Viale Vignati
55
19
Brescia
Villaggio Sereno
52
22
Monza
via Machiavelli
44
Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa

Tabella 3 Classifica dei capoluoghi di provincia che nel 2019 hanno superato con almeno una centralina urbana le concentrazioni a 120 μg/m3 come media massima giornaliera calcolata su otto ore di ozono secondo il D.lgs. 155/2010 che prevede un numero massimo di 25 giorni/anno
Posizione
classifica nazionale
Città
Giorni di superamento 2019
Media giorni
superamento
in 3 anni
1
Lodi
80
74
3
Lecco
73
80
4
Bergamo
72
81
5
Monza
65
77
6
Pavia
65
64
7
Varese
65
75
8
Como
61
n.d.
11
Mantova
57
67
21
Cremona
48
63
33
Brescia
42
71
40
Milano
37
52
Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa

Il report nazionale Mal’aria è disponibile su: https://www.legambiente.it/malaria-di-citta/
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giovedì 16 gennaio 2020

Emergenza smog: in Lombardia misure d'intervento a macchia di leopardo. Stop a falò di Sant'Antonio

Emergenza smog: in Lombardia misure d'intervento a macchia di leopardo. Stop a falò di Sant'Antonio

Milano, 16 gennaio 2020                                                                              Comunicato stampa
EMERGENZA SMOG: IN LOMBARDIA SCATTANO MISURE D'INTERVENTO A MACCHIA DI LEOPARDO
Legambiente: "Regione Lombardia sta dimostrando cecità nei confronti del problema inquinamento dell'aria"
Richiesta di stop ai falò di Sant'Antonio: fonti di emissione inutile e dannosa

Immobilismo. È la parola d’ordine che sta caratterizzando la posizione di Regione Lombardia sulla questione emergenza smog. L’aria da inizio anno è tossica e i livelli di polveri sottili non accennano a diminuire in buona parte del territorio lombardo, eppure l’Assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo difende la decisione di non applicare ulteriori misure a per contrastare l’inquinamento dell’aria.
«Siamo stanchi dei botta e risposta ideologici su questioni importanti come l’inquinamento e la salute dei cittadini – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –.  Come fa l’Assessore Cattaneo a dire che i dati danno ragione a Regione Lombardia quando è proprio Arpa che certifica il dato di inquinamento giornaliero? Sarebbe più onesto dire che vedremo gli effetti delle misure strutturali in atto nel prossimo decennio (vedi rinnovo parco auto) ma le polveri sottili e gli NOx continueranno a tenerci compagnia perché non si investe abbastanza sulla riqualificazione degli edifici, non si cambia agricoltura e non si fa l’unica cosa che in altre città europee viene già attuata: limitare il più possibile la circolazione delle auto potenziando il trasporto pubblico locale rendendolo preferibile. Siamo difronte ad una situazione allarmante e la Regione Lombardia indossa il paraocchi, aspettando l’arrivo provvidenziale di pioggia e vento, dimostrando così di non essere in grado di affrontare le emergenze in tema di smog e denigrando, anzi, quei Comuni virtuosi che si pongono in prima linea per contrastarlo anche con iniziative drastiche».
Milano guida la classifica per i giorni di superamento della soglia critica di 50 microgrammi/mc di polveri sottili, ma è l’unica ad avere già attivato le misure di emergenza di secondo livello, che evidentemente funzionano se fatte rispettare: infatti è l’unica città, tra tutti i capoluoghi, ad aver migliorato, sia pur di poco, la propria situazione ambientale nella giornata di ieri che, contro le previsioni, è risultata in assoluto la peggiore in termini di qualità dell’aria da quando, negli ultimi giorni dell’anno scorso, è incominciata la fase di prolungata stabilità atmosferica. A parte Sondrio, tutti i capoluoghi sono ‘fuori legge’ per quanto riguarda lo stato di contaminazione atmosferica che, a Bergamo, Monza e nei capoluoghi della ‘Bassa’, si è attestata su valori circa doppi rispetto alle soglie di inquinamento stabilite dalla UE.
Città
giorni superamento
14/01/20
15/01/20
variazione
livello emergenza
SO
0
45
45
/
/
VA
2
54
64
19%
/
LC
1
45
82
82%
/
BS
3
60
83
38%
/
MI
20
95
85
-10%
2
CO
3
70
88
26%
/
CR
9
73
92
26%
1
LO
6
72
92
28%
1
PV
10
69
92
34%
1
MN
6
74
93
26%
1
MB
9
84
96
15%
1
BG
2
71
106
49%
/
Fonte: elaborazione Legambiente Lombardia su dati Arpa, valori medi PM10 rilevati nelle centraline urbane nelle giornate del 14 e 15 gennaio 2020

Oltre alle limitazioni di secondo livello introdotte a Milano, sono scattate le misure temporanee di primo livello nei comuni con più di 30.000 abitanti e in quelli aderenti su base volontaria nelle province di Monza, Cremona, Lodi e Mantova. Considerate le previsioni meteo, ancora favorevoli all'accumulo degli inquinanti, ancora per almeno due giorni non si potrà procedere con la disattivazione delle misure temporanee. Le limitazioni sono invece state revocate a Bergamo, Brescia. L’introduzione delle misure si articola su due livelli in base al superamento continuativo del limite giornaliero per il PM10 (50 μg/m3) registrato dalle stazioni di riferimento (per più di 4 giorni 1° livello o per più di 10 giorni 2° livello) attraverso un sistema macchinoso e non tempestivo: la verifica per stabilire l’attivazione viene effettuata nelle giornate di lunedì e giovedì (giornate di controllo) sui quattro giorni antecedenti; le misure temporanee, da attivare entro il giorno successivo a quello di controllo (ovvero martedì e venerdì), restano in vigore fino al giorno di controllo successivo.
Domani, venerdì 17 gennaio, ricorre Sant'Antonio e da tradizione in molti paesi lombardi si organizzano falò. Legambiente chiede di fermare questa pratica: «I fuochi che bruciano materiali compositi sono una fonte emissiva di CO2 in utile e dannosa – spiega Barbara Meggetto –. Siamo consci dell’aspetto folkloristico e di convivialità che questi eventi hanno per le comunità, ma non devono essere un motivo per peggiorare un’aria che già è irrespirabile. Facciamo un appello al buonsenso degli organizzatori e chiediamo di cancellare i falò in programma, propendendo per azioni simboliche di pari portata emozionale».
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Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Silvia Valenti
Tel. 02 87386480
Mob. 3498172191

mercoledì 15 gennaio 2020

Green New Deal: le 10 opere prioritarie in Lombardia

Green New Deal: le 10 opere prioritarie in Lombardia

Milano, 15 Gennaio 2020                                                                             Comunicato stampa
DIECI OPERE PER IL GREEN NEW DEAL 2020: ECCO LE PRIORITÀ DELLA LOMBARDIA
Il contributo di Legambiente al governo e al dibattito pubblico per aumentare la qualità della vita, recuperare ritardi nelle infrastrutture, produrre un salto di qualità nella modernità
Sono 10 le opere pubbliche individuate da Legambiente nel dossier “Green New Deal Italiano” per fare aprire i cantieri e rilanciare investimenti e occupazione anche in Lombardia, inserite nelle 170 opere considerate prioritarie in tutte le regioni d’Italia, oltre a11 emergenze nazionaliin attesa di risposte concrete. A farla da padroni in Lombardia sono i temi dei trasporti e delleinfrastrutture: opere grandi, medie o piccole che consentirebbero ai lombardi di vivere e spostarsi meglio. I criteri adoperati per la selezione delle priorità sono quelli dell’utilità per i cittadini e il territorio, del miglioramento della sicurezza e della salubrità, dell’innovazione nel sistema della mobilità, di un minore consumo delle risorse naturali e di materia.
«La Lombardia è una delle regioni che vanta le più importanti eccellenze nel campo dell’innovazione, eppure proprio qui si registrano tra i più i grandi sprechi di risorse per opere incompiute, mobilità interrotta, infrastrutture obsolete e insicure, progettazioni che non tengono conto dei reali bisogni del territorio ma solo degli interessi economici degli appaltatori - dichiara Barbara Meggetto, presidente di LegambienteLombardia -. Il futuro della Lombardia è necessariamente legato alla riqualificazione delle strade e dei ponti esistenti e al miglioramento delle connessioni ferroviarie, quando al contrario in Regione si continua a tenere in vita progetti di grandi opere stradali e autostradali impattanti e inutili».
Le opere selezionate raccontano di una regione dove inadempienze, contenziosi, cattiva progettazione, piani finanziari incerti, progetti troppo ambiziosi di project financing, lievitazioni dei costi, tengono bloccate o fanno procedere a rilento opere importanti per il territorio. In primo piano c’è la necessità di connettere lo “spezzatino ferroviario” pedemontano: sulla carta i binari esistono già, da Novara fino a Brescia, ma le tratte sono segmentate e inefficaci per decongestionare il traffico di un’area che da sempre lamenta carenza di trasporti trasversali, che collegano sulla carta le più popolose province della metropoli lombarda (Novara, Varese, Como, Lecco, Monza, Bergamo e Brescia) con i due aeroporti di Malpensa e Orio al Serio, che registrano oltre 35 milioni di passeggeri l’anno. Per quanto riguarda la gronda merci est, l’associazione rileva una situazione di stallo totale: non si parla più del collegamento a doppio binario tra la linea internazionale del Gottardo (Milano-Chiasso) e la ferrovia Bergamo-Treviglio, un raccordo di aggiramento merci rispetto al nodo di Milano nella connessione tra Europa Centro-Occidentale e i porti adriatici. Nello stesso ambito anche la connessione con i valichi svizzeri che potrebbe dare una risposta all’atteso aumento dei flussi di traffico merci del sistema svizzero Alptransit, procede a rilento. La direttrice che collega Milano alle strutture intermodali del Varesotto di Busto Arsizio e Gallarate e, da qui, si innesta sulla linea svizzera del Gottardo, passando per Luino su binario unico ha subito un blocco dovuto a ricorsi ed errori nelle procedure di progetto per la riqualificazione e il raddoppio della linea Rho-Gallarate. Sempre in tema trasporti, risulta necessario rivisitare l’AV Milano-Venezia in modo coerente con i bisogni di traffico: la ferrovia tra Milano e Venezia opera in condizioni prossime alla saturazione e giustificherebbe un servizio orientato all’intercity vista la presenza di numerosi grandi centri urbani sulla direttrice. Il progetto di raddoppio invece punta tutto sull’alta velocità costringendo gran parte dell’utenza a defatiganti cambi su treni locali. Andrebbe pertanto ripensato per adeguarlo al reale fabbisogno di maggiore capacità, passeggeri e merci, con la realizzazione di stazioni anche in quelle città che oggi sono escluse dai treni a lunga percorrenza, come Treviglio. Restando in tema di raddoppi ferroviari, la linea tra Mortara (PV) e Milano affronta una notevole domanda di trasporto passeggeri, soprattutto dai due centri maggiori Vigevano e Abbiategrasso, ma viaggia su binario unico, in quanto il doppio binario da Milano arriva solo ad Albairate (MI), fermandosi a quattro chilometri da Abbiategrasso. Non è un caso che dai due grandi centri gran parte dei passeggeri optino per l’uso dell’auto, congestionando inutilmente una rete viaria che interferisce pesantemente con la qualità della vita di molti residenti. E poi ancora la Brescia-Parma, che non è in grado di accogliere materiale rotabile ‘pesante’ dei nuovi treni passeggeri e dei convogli merci a causa della vetustà della sede ferroviaria e dei manufatti, e che per di più non è elettrificata; la Mantova-Codogno su cui l’adeguamento e il raddoppio della linea consentirebbe di aumentare frequenza e puntualità, oltre che di svolgere in modo accettabile il trasporto merci; la Piacenza-Cremona il cui stato di conservazione sarebbe complessivamente adeguato ed è incomprensibile che sia stata lasciata morire sopprimendo il trasporto passeggeri.
Per quanto riguarda le infrastrutture, spicca su tutti la priorità di abbandonare il megaprogetto autostradale della Pedemontana Lombarda: un esempio di project financing velleitario, inappropriato, fallito. I soldi pubblici sono serviti a realizzare il primo tronco dell’opera, che ha devastato centinaia di ettari di preziosi boschi planiziali tra il Varesotto e il Basso Comasco, ma resta del tutto irrisolto il vero nodo di congestione, quello della Brianza centrale, che avrebbe dovuto giustificare l’opera. Piuttosto servirebbe un’opera stradale che colleghi la ex-SS35 con la SS36 a nord di Monza, fino a Vimercate, ma molto più ‘leggera’, sia in termini finanziari che territoriali, per rispondere alla domanda di spostamenti di breve gittata per il pendolarismo e la consegna delle merci, riqualificando alcuni tronchi stradali, in gran parte già esistenti ma non connessi. Altre priorità per migliorare la viabilità congestionata riguardano la riqualificazione dellaex-SS35 Milano-Lentate e SP46 Rho-Monza, la SP 114 Abbiategrasso-Milano, la SP 10 Cremona-Mantova. Anche i ponti in Lombardia soffrono di fragilità strutturali, in particolare quelli sui fiumi Po e Ticino: usura del tempo e dei materiali con cui sono costruiti ne hanno causato vari cedimenti strutturali, che hanno compromesso la stabilità dei piloni. Le discussioni sulle alternative autostradali al Ponte della Becca sul Po (autostrada Broni-Mortara), o ai Ponti di San Daniele (CR) e di Viadana (MN) (le autostrade TiBre e Cremona-Mantova), hanno fatto perdere molto tempo e risorse alla messa in sicurezza di queste infrastrutture.
«Per troppo tempo – prosegue Barbara Meggetto – tante opere indispensabili nella maglia territoriale sono state accantonate, tenute in ostaggio di un'ideologia di gigantismo infrastrutturale, dannoso per l'ambiente e velleitario sotto il profilo della sostenibilità economica: ora è il momento di mettere in fila le vere priorità, e di farlo gettando definitivamente alle spine anche opere inutili come la autostrada Cremona-Mantova, la Pedemontana e la Vigevano-Malpensa, per concentrarsi invece sulla messa in sicurezza di queste infrastrutture».
Infine il capitolo delle bonifiche vede spiccare per la nostra regione la bonifica integrale da PCB alla Caffaro di Brescia, doveroso intervento per ripristinare gli scempi ambientali causati dallo stabilimento che ha prodotto la più grande area inquinata della Lombardia disperdendo, attraverso le acque, i suoi veleni in migliaia di ettari di campi coltivati: dai pesticidi organoclorurati ad arsenico e mercurio, con valori anche migliaia di volte superiori ai limiti di legge. Ad oggi gli interventi realizzati nel sito e nelle aree urbane limitrofe sono ad un grado di avanzamento inferiore al 2%. Una bonifica che non deve più essere il simbolo nazionale dell'inadeguatezza e intempestività con cui vengono affrontate, nel Paese e anche nel resto della Lombardia, le grandi emergenze ambientali.
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Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Silvia Valenti
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martedì 14 gennaio 2020

SMOG: 19 GIORNI DI ARIA TOSSICA

Milano, 14 Gennaio 2020                                                                            Comunicato stampa

Legambiente: “Occorre una nuova generazione di misure efficaci per affrontare l’emergenza smog, per ridurre le emissioni cominciamo dai SUV”
L’associazione scrive al Sindaco metropolitano Giuseppe Sala citando i dati della IEA: a partire dal Piano Aria Clima di Milano è prioritario contrastare la crescita del peso, oltre che del numero, dei veicoli circolanti

Sono passati 19 giorni da quando, a Milano e nelle città della ‘bassa’ lombarda, si è cominciato a respirare ininterrottamente aria con livelli di polveri sottili mediamente doppi rispetto a quelli che la normativa europea considera tollerabili per la salute umana. Un contesto in cui le misure di emergenza fin qui programmate si stanno rivelando sistematicamente inefficaci. Se negli anni il livello delle concentrazioni atmosferiche degli inquinanti ha teso a ridursi, grazie ai miglioramenti di motori, impianti termici e industriali, la situazione continua invece ad andare malissimo quando occorre fronteggiare condizioni meteoclimatiche critiche, in cui gli inquinanti si accumulano determinando lo stato più nocivo per le vie respiratorie. 
«Aver abbandonato misure drastiche e impopolari, come i blocchi del traffico, se da un lato è stato giustificato dalla scarsa efficacia di questi interventi spot, ha però portato a disperderne il valore educativo: oggi la gente non pensa più che di fronte all’emergenza smog si debba anche modificare il proprio comportamento. Infatti respiriamo un’aria tossica, ma il traffico è sempre lo stesso, se non peggio, dei giorni con aria accettabile  – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. Non diamo alibi ai cittadini per non comprendere che congestionare le città di traffico e usare l’auto anche per i piccoli spostamenti come portare i figli a scuola nel proprio quartiere non abbia un impatto significativo sul peggioramento della qualità dell’aria».
Per rendere le misure più efficaci occorre fare i conti con le emissioni dell’attuale parco auto. Se è vero che i diesel, specialmente quelli delle classi euro più basse, restano i veicoli più inquinanti tra quelli circolanti, è anche sempre più chiaro che, nei modelli automobilistici più recenti, le emissioni di polveri più rilevanti non sono più dallo scarico, ma derivano dall’usura: dei freni, degli pneumatici, dell’asfalto. Già cinque anni fa, con l’ultimo aggiornamento dell’inventario delle emissioni INEMAR, era chiaro come in una città come Milano il contributo di queste emissioni fosse pari a quelle dei gas di scarico. Sebbene non siano ancora disponibili inventari emissivi con dati più aggiornati, la situazione è sicuramente peggiorata per le emissioni da usura, soprattutto a causa della corsa agli acquisti di vetture di sempre maggior peso: un SUV da due tonnellate e mezzo, oltre ad inquinare di più con i gas di scarico, causa sicuramente maggior usura su freni, pneumatici e fondo stradale, rispetto a una utilitaria da nove quintali.
L’associazione scrive una lettera aperta al Sindaco di Città Metropolitana Giuseppe Sala, con i dati pubblicati da IEA (International Energy Agency) con un appello ad adottare misure mirate alla riduzione della circolazione dei mezzi più inquinanti, un consiglio che Legambiente Lombardia rivolge anche agli altri sindaci delle città del bacino padano che in questi giorni stanno respirando un’aria malsana.
«Chiediamo al Sindaco metropolitano di Milano, in quanto garante della salute dei cittadini, di introdurre misure di emergenza che, in situazioni di inquinamento come quella che stiamo vivendo, vietino la circolazione di SUV e altre autovetture pesanti, di qualunque motorizzazione, fissando il limite a 1,2 tonnellate e, se la situazione dovesse continuare ad essere critica, di arrivare a ordinare il completo blocco del traffico, non solo nella città, ma in tutta l’area metropolitana. Chiediamo anche di stabilizzare tale misura di emergenza nel redigendo ‘piano aria clima’, in affiancamento al necessario irrigidimento per quanto riguarda la sosta, affinché sia chiaro che nelle scelte ambientali e climatiche della città di Milano non c’è spazio per i SUV» conclude Barbara Meggetto.

In allegato la lettera con i dati IEA
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Smog: 2020 è già sul podio delle annate peggiori. Milano supera i 35 giorni concessi dalla normativa europea

MILANO, 17 FEBBRAIO 2020                                                      COMUNICATO STAMPA SMOG: 2020 GIA’ SUL PODIO DELLE ANNA...