giovedì 2 febbraio 2012

Gestione sostenibile delle acque urbane, due giorni di approfondimento tecnico-scientifico - Roma, 20-21 febbraio 2012

Oggi ogni italiano consuma circa 200 litri di acqua potabile al giorno ma, disponendo di tecnologie adatte, sarebbe possibile consumarne meno della metà, a parità di comfort.

Il 37% dell'acqua prelevata si perde per strada, ma prelevare, potabilizzare, distribuire, raccogliere e depurare questi ingenti volumi d’acqua e di scarichi ci costa molto sia in termini economici che energetici: l’industria dell’acqua conta per circa il 2% del totale dei consumi energetici nazionali.

Una gestione più sostenibile delle acque urbane è necessaria anche per ridurre l'inquinamento, dovuto ad una rete di depurazione malfunzionante, anche a causa di scarichi troppo diluiti.

Per proporre soluzioni al problema il progetto WATACLIC (www.wataclic.eu) organizza il 20 e 21 Febbraio presso la Terza Università di Roma una due giorni di approfondimento tecnico-scientifico sulla gestione sostenibile delle acque urbane. Il programma prevede 4 workshop che affrontano temi diversi ma complementari.

Programma delle giornate

20 Febbraio
Ore 9.00 - 10.00
Registrazione dei partecipanti e presentazione progetto WATACLIC

Ore 10.00 – 13.00 / 14.00 - 17.00

  • Acqua: nuove regole per nuove tecniche. Quali sono le soluzioni per la gestione sostenibile delle acque e come promuoverle attraverso le norme urbanistiche e i regolamenti edilizi. Workshop rivolto a: Amministratori pubblici di Comuni, Province e Comunità Montane; tecnici e progettisti. Programma - Iscrizione
  • Acqua ed energia: potenzialità dei servizi idrici e regimi di sostegno – primo modulo. Presentare esperienze locali, nazionali e internazionali ed orientare la gestione verso soluzioni tecnologiche e funzionali efficaci. Workshop rivolto a: tecnici, dirigenti ed energy manager di utilities e multi utilities. Programma - Iscrizione


21 Febbraio
Ore 9.00 - 10.00
Registrazione dei partecipanti e presentazione progetto WATACLIC

Ore 10.00 – 13.00

  • Acqua ed energia: potenzialità dei servizi idrici e regimi di sostegno – secondo modulo.


Ore 10.00 – 13.00 / 14.00 - 17.00

  • Idee e risorse per comunicare il risparmio dell’acqua. Presentare esperienze e sviluppare ragionamenti che possano costituire la base per la pianificazione di campagne informative sull’acqua. Workshop rivolto a: addetti alla comunicazione di utilities e multi utilities, pubbliche amministrazioni, associazioni ambientaliste, associazioni di consumatori, centri di educazione ambientale. Programma - Iscrizione
  • Strumenti economici per una gestione delle risorse idriche urbane. Come rispondere agli esiti del referendum di giugno 2011 e fare gli investimenti necessari per adeguare il sistema depurativo delle acque e tutelare i nostri fiumi? Workshop rivolto a: funzionari di Regioni, Provincie, Autorità di Bacino e Autorità d'Ambito; dirigenti delle utilities, esperti di diritto, rappresentanti di associazioni ambientaliste e dei comitati referendari, ecc. Programma - Iscrizione


L'iniziativa è promossa e organizzata da:

  • Ambiente Italia srl
  • IRIDRA srl
  • Università verde di Bologna – Centro Antardide
  • Università di Bologna
  • Università di Udine


In collaborazione con:

  • Università Roma Tre
  • Associazione Idrotecnica Italiana

lunedì 30 gennaio 2012

«Metalli pesanti nella roggia Molina» Agricoltore chiede 1,8 milioni di danni a comune e Astem

Si è aperto il primo processo per lo scandalo della roggia Molina, ma è un processo davanti al giudice civile: quello penale, se mai ci sarà, deve ancora attendere i tempi di indagini che si stanno rivelando più complesse del previsto. Ieri innanzi al giudice Stefania Calò si è tenuta la prima udienza della causa promossa dall’agricoltore Pietro Zanaboni, il quale chiede al comune di Lodi e all’Astem un milione e 800mila euro di danni per l’inquinamento che la roggia, quando esonda, causa e rischia di causare nei suoi campi tra la Selvagreca e l’Adda.

Non una cifra a caso, quella richiesta dal suo difensore Francesco Borasi: già un anno fa, infatti, e sempre su istanza dell’agricoltore, un ctu del tribunale di Lodi aveva depositato una perizia giurata in cui si quantificava in oltre un milione di euro il costo per la bonifica del tratto finale del corso d’acqua. Perché le analisi avevano evidenziato anche la presenza di metalli pesanti nei sedimenti grigiastri che negli anni la roggia ha depositato nell’alveo. E con le piene quel fango rischia di spandersi anche nei campi. A questo danno, frutto di una perizia cui avevano partecipato in contraddittorio anche i tecnici di Astem e Broletto, i legali dell’agricoltore ne aggiungono altri, tra cui le molestie olfattive. Una battaglia legale che a Zanaboni è già costata oltre 30mila euro, principalmente per analisi.

Zanaboni aveva iniziato a segnalare il degrado della Molina nel 1985, all’amministrazione di Andrea Cancellato, «e poi a ogni nuova amministrazione facevo presente il problema - spiega l'agricoltore -. Speravo che dopo la perizia il comune si sarebbe mosso. Invece penso che attendano una sentenza prima di intervenire».

Nel 2009 anche un esposto alla procura della Repubblica, e finalmente nell’autunno scorso la Forestale è partita con campionamenti di acque a monte, a valle e sui reflui del depuratore della città di Lodi. Che a sua volta scarica nella Molina. Già negli anni ’90 un documento dell’Asl suggeriva di collettare le acque della roggia, in uscita sotto la scarpata di Porta Cremona, e di portarle nel depuratore, perché le analisi dicevano che erano acque di fogna. Ma non risulta che il costoso impianto fu mai realizzato. E ora il comune nella memoria difensiva di 50 pagine redatta dall’avvocato Sabrina Tamagni, scrive che la roggia Molina non è un tronco di fognatura ma a tutti gli effetti appartiene al reticolo idrico superficiale, e che le acque sono a norma. «Ma se sono a norma - riflette l’agricoltore - perché ci sono quei fanghi?».

Il giudice civile si è riservato di valutare gli atti per fissare una nuova udienza, la procura invece attende le videoispezioni per censire gli scarichi nella roggia, che nasce a Montanaso, attraversa Lodi da nord-ovest a sud-est e poi si butta in Adda. E che periodicamente esonda perché raccoglie anche le acque piovane. Dal Broletto nessun commento ufficiale, per ora, ma si ricordano gli investimenti attuati e in corso per mandare tutti gli scarichi in fognatura, e il potenziamento del depuratore nel 2005. Magari un giorno si scoprirà che è tutto a norma. Ma basta andare a vedere com'è la Molina quando finisce in Adda, in zona Valgrassa, perché venga in mente la parola “scandalo”.

Fonte: Il Cittadino di Lodi - articolo di Carlo Catena (30 gennaio 2012)

Sequestro depuratore di Lodi

Milano, 30 gennaio 2012 Comunicato stampa

Ancora falle nel sistema dei controlli:
troppe sottovalutazioni nella depurazione delle acque in Lombardia

“Il sequestro del depuratore di Lodi solleva in modo grave e urgente il tema dei controlli e dell'aggiornamento dei dati relativi alla depurazione e alla qualità delle acque e degli scarichi idrici in acque superficiali”. Questo il primo commento di Legambiente in merito al sequestro dell'impianto disposto al termine di indagini per accertare cause e responsabili di un possibile inquinamento dovuto allo scarico abusivo di reflui fognari all'interno del corso d'acqua Roggia Molina, che attraversa il Comune di Lodi e il Parco Regionale dell'Adda Sud. “Questa vicenda dimostra ancora una volta che il sistema dei controlli continua ad avere troppe falle – dichiara Lorenzo Baio di Legambiente Lombardia - eppure in Lombardia quella della qualità delle acque è una emergenza ambientale primaria, rimarcata dalla gran quantità di procedure di infrazione comunitaria proprio per le gravi e generalizzate carenze del sistema di collettamento e depurazione delle acque di scarico”.

Da questa mattina, dunque, si aggiunge un problema in più, in materia di gestione delle acque, per il territorio del lodigiano. Da alcuni anni infatti l'Europa ha aperto l'iter di procedura di infrazione proprio a causa del sottodimensionamento del depuratore sequestrato oggi in rapporto al mancato allacciamento fognario di una percentuale significativa di utenti.

L'associazione ambientalista si dice sicura del fatto che la Magistratura operi con perizia per accertare la gravità dell'accaduto e le responsabilità dell'inquinamento, ma pone anche un problema di inadeguatezza delle norme a tutela delle acque: “Se fossero confermate le accuse alla base del provvedimento di sequestro ci chiediamo cosa ne sarà dei responsabili dell'inquinamento – insiste Baio - nel nostro paese infatti manca ancora un'efficace impianto normativo a tutela".


L'Ufficio stampa Legambiente Lombardia 02 87386480 - 349 1074971

AMBIENTE: GIP ORDINA SEQUESTRO DEPURATORE DI LODI CRO S42 QBXH AMBIENTE: GIP ORDINA SEQUESTRO DEPURATORE DI LODI

(ANSA) - MILANO, 30 GEN - Gli agenti del Corpo forestale dello Stato hanno sequestrato, su ordine della magistratura lodigiana, il depuratore che serva la città di Lodi. Il sequestro dell'impianto è avvenuto nell'ambito di indagini cominciate nel 2009 da parte della Procura della città lombarda e che erano state disposte per accertare ed individuare le cause ed i responsabili di un possibile inquinamento dovuto allo scarico abusivo di reflui fognari all'interno del corso d'acqua Roggia Molina che attraversa il Comune di Lodi e il Parco Regionale dell'Adda Sud, fino a sfociare nel fiume Adda. L'inchiesta era partita in seguito alla denuncia di un agricoltore proprietario di parte dei terreni attraversati dal Roggia, per il continuo sversamento di rifiuti, anche solidi, sui campi coltivati. I controlli si sono concentrati sul depuratore comunale di Lodi, il cui scarico si immette, dopo il ciclo depurativo, proprio nella Roggia. L'ispezione ha permesso di verificare irregolarita ' sia di conferimento di rifiuti dall'esterno sia strutturali, in seguito alle quali sono state ipotizzate responsabilità penali a carico di alcuni rappresentanti legali della società che gestisce l'impianto di depurazione. I reati ipotizzati riguardano la gestione illecita di rifiuti speciali, la loro immissione nelle acque superficiali e la carenza autorizzativa di esercizio. Sono state ipotizzate anche violazioni al codice penale per 'getto pericoloso di cose/imbrattamentò e «danneggiamentò. Il gip di Lodi ha ipotizzato, inoltre, per i vertici dell'azienda che gestisce l'impianto di depurazione, anche i reati di 'frode nelle pubbliche forniturè, in quanto pur percependo gli introiti sulla tassa di depurazione comunale, l' impianto da loro gestito non era sufficiente allo scopo. Il giudice ha, inoltre, disposto la nomina del presidente della Provincia di Lodi, in qualità di Autorità amministrativa competente per il settore, a custode giudiziario.(ANSA). COM-RT/KZT 30-GEN-12 10:19 NNN
FINE DISPACCIO

LODI: CORPO FORESTALE SEQUESTRA IMPIANTO DI DEPURAZIONE
LODI: CORPO FORESTALE SEQUESTRA IMPIANTO DI DEPURAZIONE = Milano, 30 gen. - (Adnkronos) - L'impianto di depurazione che serve la città di Lodi è stato sequestrato dal comando provinciale di Lodi del Corpo forestale dello Stato. Il sequestro preventivo dell'impianto è stato disposto al termine di indagini iniziate nel 2009 per accertare cause e responsabili di un possibile inquinamento dovuto allo scarico abusivo di reflui fognari all'interno del corso d'acqua Roggia Molina che attraversa il Comune di Lodi e il Parco Regionale dell'Adda Sud, fino a sfociare nel fiume Adda. Le indagini erano partite in seguito alla denuncia, presentata da un agricoltore proprietario di parte dei terreni attraversati dal Roggia, per il continuo sversamento di rifiuti, anche solidi, sui campi coltivati. I controlli effettuati dal personale del comando provinciale di Lodi e del comando regionale di Milano del Corpo forestale dello Stato si sono concentrati sul depuratore comunale di Lodi, il cui scarico si immette, dopo il ciclo depurativo, proprio nella Roggia, nel tratto che transita nella località Cà Basse e Maldotta. L'ispezione ha permesso di verificare alcune incongruità sia di conferimento di rifiuti dall'esterno sia strutturali, in seguito alle quali sono state ipotizzate responsabilità di carattere penale a carico di alcuni rappresentanti legali della società che gestisce l'impianto di depurazione. I reati ipotizzati riguardano la gestione illecita di rifiuti speciali, la loro immissione nelle acque superficiali e la carenza autorizzativa di esercizio. (Red-Mni/Zn/Adnkronos) 30-GEN-12 10:18 NNN
FINE DISPACCIO

venerdì 27 gennaio 2012

2° Convegno italiano sulla riqualificazione fluviale, Bolzano 6-7 Novembre 2012

Il CIRF, la Ripartizione Opere Idrauliche della Provincia Autonoma di Bolzano e la Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano organizzano il Secondo Convegno Italiano sulla Riqualificazione Fluviale, avente per titolo "Riqualificazione fluviale e gestione del territorio".

Questo evento, che fa seguito alla prima edizione tenutasi con successo a Sarzana nel 2009, si rivolge agli enti pubblici, ai professionisti del settore, al mondo della ricerca scientifica, alle associazioni e agli operatori economici legati ai fiumi perché si confrontino sui temi di maggiore rilievo in Italia e mostrino le più significative esperienze realizzate in relazione al miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e più in generale alla sostenibilità della pianificazione e gestione di bacino.

Vi invitiamo a sottomettere proposte di comunicazione in relazione ai seguenti temi:

- Riqualificazione fluviale e conservazione della biodiversità

- Riqualificazione fluviale e gestione del rischio idraulico

- Monitoraggio dei progetti di riqualificazione fluviale

- Analisi economica degli interventi di riqualificazione fluviale

- Riqualificazione fluviale e produzione idroelettrica: esperienze e strategie di mitigazione

- Riqualificazione fluviale e aspetti normativi (politiche agricole, direttive acque e alluvioni, ecc.)

- Metodologie per la progettazione degli interventi di riqualificazione fluviale

Per invio abstract e richieste informazioni: convegnoRF2012@cirf.org

Informazioni più dettagliate le potete trovare in allegato e sulla pagina web dedicata al convegno, che sarà periodicamente aggiornata in relazione a tempi, modalità di iscrizione, metodo di presentazione di abstract e memorie, ecc. .

Vi aspettiamo numerosi!

giovedì 26 gennaio 2012

Strumenti economici per una gestione sostenibile delle risorse idriche urbane


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Giovedì 9 febbraio, presso la Sala 1 di Palazzo Pirelli, sede di Regione Lombardia, in Via Fabio Filzi n. 22 a Milano, si svolge il workshop informativo "Strumenti economici per una gestione sostenibile delle risorse idriche urbane". L'inziativa, organizzata nell'ambito del progetto triennale WATACLIC, fa parte di una serie di Seminari "Acqua e denaro" dedicati alle Autorità d'Ambito.


Il workshop è promosso da Regione Lombardia e Legambiente, in collaborazione con l'Università di Udine e si rivolge ad Amministratori e dirigenti di Comuni, Province, Regioni, Autorità d'Ambito, Autorità di bacino, società di gestione del servizio idrico.

Programma:

  • 9.00-9.30 Registrazione dei partecipanti
  • 9.30 - 10.00 Presentazione del progetto Wataclic: Antonio Massarutto Università di Udine
  • 10.00 - 10.15 Come ottenere una buona governance da un intreccio multiforme di risorse e competenze: Viviane Iacone - Regione Lombardia
  • 10.15 - 10.30 Investimenti nelle infrastrutture del settore idrico e depurativo, tra urgenza di risanamento e opportunità per le imprese: Damiano Di Simine - Legambiente Lombardia
  • 10.30 - 11.00 I servizi idrici italiani dopo l'esito referendario: quali soluzioni per il settore? Antonio Massarutto - Università di Udine
  • 11.00 -11.15 Strumenti economici per una gestione sostenibile delle risorse idriche urbane: alcuni esempi da esperienze straniere: Alessandro de Carli - Università di Udine
  • 11.15 - 11.30 Pausa
  • 11.30-13.00 Discussione

mercoledì 25 gennaio 2012

Leggende metropolitane e dati di fatto sull’acqua di Treviglio: Nichel e Cloroformio.

“Lavori in corso: il seguito dell’aggiornamento alla prossima puntata.”
Avevamo chiuso così l’articolo precedente (dicembre 2011) e puntualmente riprendiamo da dove ci eravamo lasciati. Ci eravamo lasciati con una richiesta all’Amministrazione Comunale di una informazione corretta e comprensibile. Da lì tocca ripartire, infatti.
Dobbiamo registrare il ritardo del Comune, che solo dopo vari giorni ha sentito il dovere di intervenire per commentare le inquietanti notizie apparse sull’Eco di Bergamo, dove si affermava che eravamo in presenza di Nichel e Cloroformio nell’acqua, e che questo problema riguarderebbe anche la città di Treviglio.
A fronte di una dichiarazione dell’Assessore all’Ambiente, come Legambiente vogliamo dare il nostro contributo per fare un po’ di chiarezza sulla vicenda.

Cosa è successo ?
E’ successo che dopo anni di richieste, pressata da più parti, l’ARPA di Bergamo ha infatti effettuato delle analisi “a largo spettro” sulla falda, nelle zone dove la presenza di attività industriali potenzialmente inquinanti lo richiede. Analisi “a largo spettro” significa non partire con una ricerca mirata ad alcune sostanze, ma andare a cercare, invece, cosa è presente, senza partire da presupposti predeterminati.
Il risultato non si è fatto attendere. Accanto al Cromo, in un pozzo che pesca in prima falda, nella zona di Verdellino, sono comparsi (gennaio 2012) Nichel e Cloroformio.
E’ cosi’ arrivata, immediatamente, la prima informazione “distorta”: la nostra falda è inquinata da Nichel e Cloroformio!

Ma e’ proprio così ?
L’ARPA o la stampa hanno passato una informazione incompleta e fuorviante:
• le sostanze in questione sembrerebbero limitate ad alcuni pozzi.
• le analisi non sono ancora state ripetute, per stimare la loro significativita’.
• non è iniziata nemmeno una seria opera di “caratterizzazione” dell’area
inquinata e cioè l’opera di individuazione dell’area eventualmente da bonificare.

L’unico dato certo è che la falda profonda ed i pozzi della zona esterna a Verdellino non sono interessati dal Nichel, mentre molto più confusa è la situazione per il Cloroformio: quindi si sta parlando di un “caso” – stando sempre alle informazioni disponibili – che è stato per l’ennesima volta “sparato” in modo allarmistico, con la solita generalizzazione ed approssimazione.

Leggendo i titoli degli articoli degli organi di stampa sulla questione, si aveva l’impressione di un inquinamento accertato e diffuso. Invece l’estensione di questo inquinamento va ancora definita (possibilmente senza attendere i tempi biblici dei casi passati).

Premesso quindi che siamo in una situazione da tener d’occhio, ma non da drammatizzare, proviamo a tracciare il quadro attuale, stante le informazioni – poche e confuse – ad oggi disponibili:

Il cloroformio deriva da attività industriali; ad oggi si parla di una presenza in “tracce”, ma le misure rilevate non sono state rese pubbliche (perlomeno alla data di redazione di questo articolo, N.d.R.) e si vocifera che le misure siano fuori “limite”. Ma quale limite? Si tratterebbe – per fortuna , a quanto si capisce – del limite di bonifica, il cui superamento richiede un’azione di eliminazione della fonte d’inquinamento e di riduzione della concentrazione delle sostanze inquinanti (= bonifica della falda), e non del limite di potabilità, il cui superamento ne impedisce l’uso per l’alimentazione umana (i limiti hanno valori ben diversi: il limite di potabilità, che riguarda l’intera classe dei composti cui appartiene il Cloroformio, chiamata “classe dei trialometani”, è di 30 µg/l ; il limite di bonifica , invece , è di circa 200 volte inferiore = 0,15 µg/l).
In ogni caso il cloroformio è una sostanza da considerare con grande attenzione:
- e’ una sostanza che non e’ presente naturalmente nell’acqua;
- c’e’ da capire se era già presente in falda e non era inserito fra i possibili inquinanti da analizzare da ARPA oppure se è un dato nuovo che deriva da sversamenti, ad es. uso improprio di sostanze clorate in fase di potabilizzazione o inquinamenti ambientali vari.
- il cloroformio è un sospetto agente cancerogeno, con possibili attività sul fegato, quindi anche la semplice presenza di tracce (e’ una sostanza che non e’ presente naturalmente nell’acqua) è da chiarire e bisogna intervenire prontamente con le opportune misure di bonifica.


E il nuovo inquinamento da Nichel? E’ un dato recente, attualmente limitato ad una piccola area di Zingonia, comune di Verdellino e che non riguarda l’area di Treviglio o dei paesi vicini. Non è un dato da sottovalutare, ma non siamo, per le caratteristiche dell’inquinante (il Nichel è un allergene cutaneo), di fronte ad una problematica come quella del Cromo Esavalente.

Il limite di legge per il Nichel è di 20 µg/lt, ma quanto e’ il valore rilevato da ARPA in falda? Si parla di valori altissimi, 100 volte superiori al limite, ma limitati ad un pozzo del Comune di Verdellino; altrove , Treviglio inclusa, e’ assolutamente assente.
Inoltre, provenendo da trattamenti galvanici, i sali riscontrati dovrebbero essere idrossidi di Nichel, poco solubili e quindi non tendenti a migrare in falda, ma anzi a depositarsi sul fondo del pozzo.

Resta tuttavia da stabilire da quanto tempo è attivo l’inquinamento e da mettere in atto le misure di bonifica del caso.
La domanda a questo punto è: fino a quando dovremo ancora scontare l’approssimazione con cui si affronta, in termini di interventi, analisi ed informazione, la questione della sicurezza della nostra falda ?
E’ certo che con i metodi e la comunicazione corrente non si va da nessuna parte. Al costituendo “Tavolo dell’Acqua” del Comune di Treviglio abbiamo richiesto ed ottenuto, come impegno, una maggiore attenzione, da parte dei nostri Amministratori, ad un’informazione diversa, puntuale e corretta verso il cittadino, che oggi è sempre più attento a notizie sulla salute e la salvaguardia dell’ambiente.
Pretendere che l’acqua sia buona, ed essere informato adeguatamente,è un diritto non negoziabile. Occorre un nuovo approccio che tagli radicalmente con l’approssimazione e
certi livelli d’incompetenza, soprattutto a livello di ARPA.

Per dirla con Albert Einstein: Non si può risolvere un problema con la stessa
mentalità che l'ha generato.

Treviglio, 24 gennaio 2012
Circolo Legambiente BassaBergamasca
legambiente.bassabergamasca@gmail.com