lunedì 27 luglio 2020

Nuovo depuratore del Garda

Lago di Garda, 25 luglio 2020
comunicato stampa


Urgente ritornare a un progetto unitario che metta al centro la tutela del Lago 
Legambiente: “Se il Lago è uno, perché Lombardia e Veneto continuano a procedere in ordine sparso?”

SCARICA QUI LO SCHEMA DELLA SITUAZIONE ATTUALE
Il lago di Garda costituisce un patrimonio idrico, economico e ambientale fondamentale non solo per la Lombardia o il Veneto, ma a livello italiano ed europeo. Un patrimonio già oggi gravato sia dagli effetti dei cambiamenti climatici, sia dalle numerose pressioni antropiche che insistono su di esso – dal turismo di massa agli episodi di inquinamento ai prelievi idrici per scopi industriali e agricoli. Le acque del lago non conoscono confini amministrativi, regionali o provinciali che siano, e per questo Legambiente da sempre sostiene la necessità di una valutazione unitaria e la condivisione di tutti i piani e i progetti che possono avere ricadute a livello ecosistemico e/o di area vasta.
Tra i progetti oggi centrali per il bacino del Garda, c’è sicuramente quello del rifacimento del collettore fognario, un’opera che dovrà sostituire l’impianto esistente, e che fin dall’inizio ha dimostrato i propri limiti sia per la scelta di raccolta di acque miste (bianche e nere), sia per l'infelice collocazione prevalentemente sulle rive. Ma il progetto di rifacimento è purtroppo ancora denso di criticità: a tutt’oggi solo sulla sponda veneta è stato elaborato e approvato il progetto definitivo, mentre sulla sponda bresciana è ancora nella fase di studio del progetto di fattibilità preliminare. Ma le due sponde  sono inscindibilmente legate tra loro, dato che anche la raccolta e la depurazione delle acque miste bresciane sono convogliate nell'impianto di depurazione di Peschiera, realizzato unitariamente dai Consorzi veronese e bresciano. Questo vuol dire che l’attuazione del progetto veronese, da poco approvato, continuerà a mantenere in vita anche quegli aspetti – collettori sublacuali e raccolta dei reflui misti – che in teoria erano i principali e irrinunciabili elementi critici richiamati per motivare la necessità del nuovo impianto di collettamento. Francamente non se ne comprende la logica e il senso
“Legambiente con i suoi circoli sul territorio da anni lavora per ottenere una progettualità unitaria e si è da tempo esposta in prima fila a sostegno della necessità di un nuovo sistema di depurazione, dichiarandosi disponibile a discutere e lavorare per ricercare le migliori soluzioni atte a garantire non solo le migliori tecnologie disponibili, ma anche per promuovere sul territorio la partecipazione e la condivisione di un progetto di tale portata” dichiarano Chiara Martinelli, presidente del Circolo di Verona e Cristina Milani del Circolo per il Garda di Sirmione. . Il nuovo impianto di collettamento è, infatti, una grande occasione per promuovere un nuovo corso e una nuova vita al lago di Garda, con proposte e impegni che coinvolgano tutti i livelli istituzionali.
Rimaniamo convinti che sia indispensabile: 
sostenere e promuovere la redazione di un progetto unitario per il nuovo impianto di collettamento per la costa veneta e lombarda, sottoposto a un processo di Valutazione di Impatto Ambientale, come prescrive il Testo Unico dell’Ambiente;
fare riferimento per tutta la progettazione riguardante il lago di Garda alla Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, con particolare attenzione al capitolo riguardante gli “Ecosistemi di acque interne e di transizione” dove si definiscono i laghi di origine alpina (come il Garda) soggetti a diverse pressioni: prelievi idrici, turismo, carichi dei nutrienti ed eutrofizzazione;
valutare tecnicamente l’opportunità di utilizzare il solo impianto di depurazione di Peschiera del Garda per soddisfare le esigenze di depurazione delle acque reflue veronesi e bresciane, iniziando a praticare la separazione delle acque bianche e nere nei comuni serviti dall’impianto di collettamento. Promuovere di conseguenza la dismissione delle condotte sublacuali;
coinvolgere nel processo elaborativo anche la regione Trentino Alto Adige, dato che parte del bacino lacustre ricade nella Provincia di Trento;
introdurre, per tutte le dinamiche che coinvolgono il Garda, il concetto di "limite". Il nuovo impianto di collettamento non deve in alcun modo essere il veicolo per proseguire con gli stessi modelli di sviluppo fin qui adottati che hanno sottratto suolo e ambiente. Il suolo è prezioso e non rinnovabile, limitato e finito;
promuovere uno studio approfondito sulla fascia perilacuale che ne preveda la parziale rinaturalizzazione e il conseguente spostamento di ogni tipo di impianto al di sopra delle rive. Gli habitat costieri contengono molti elementi naturali che si intrecciano con l'ecosistema lacustre per formare una rete ecologica. La vegetazione, i sedimenti e il detrito giocano un ruolo importante nei cicli vitali dei pesci e della flora e fauna costiera e permette l'abbattimento dei carichi di fosforo e azoto;
valutare lo stato di salute dei corsi d’acqua che scendono a lago, promuovendo periodici prelievi delle loro acque per verificare la presenza di inquinanti, organici e non, per permettere di individuare eventuali scarichi abusivi o mancati allacciamenti alla rete fognaria locale. L’obiettivo in capo alle amministrazioni locali sarà quello di fornire reti adeguate per la raccolta separata delle acque nere da veicolare nel nuovo collettore, promuovendo una riforma dei regolamenti edilizi che privilegino ed incentivino la realizzazione di vasche per la raccolta delle acque piovane con il loro riutilizzo sul posto per i servizi sanitari e per l’irrigazione; 
istituire un Osservatorio Interregionale per il Garda, che riunisca tutti gli attori del territorio, da quelli istituzionali alle associazioni accreditate, con compiti di tutela dell'ecosistema e di promozione di attività scientifica e di ricerca a supporto dei decisori per la formulazione di proposte idonee alla valorizzazione del territorio gardesano. Dovrà, inoltre, comunicare e rendere partecipi le popolazioni locali anche predisponendo periodicamente un rapporto sull’ambiente e sulle politiche per il paesaggio; 
- aprire un tavolo sulle criticità e i bisogni del lago nel suo complesso. 
“È quindi necessario, proprio per il valore ambientale, paesaggistico, storico, culturale ed economico che il lago di Garda riveste, che si giunga al più presto a un nuovo progetto di collettamento e depurazione in grado di risolvere le criticità attuali e che sia invece concepito con il massimo rigore e la massima coerenza avendo come principio cardine la tutela del bacino del Garda e i suoi ambienti” dichiarano Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia e Luigi Lazzaro, Presidente di Legambiente Veneto. 


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Ufficio Stampa Goletta dei Laghi 2020
Alessandro Tettamanti| +39 348 3156116 | golettadeilaghi@legambiente.it

Goletta dei Laghi
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Goletta dei Laghi è una campagna di Legambiente

Cinque punti di monitoraggio delle microplastiche sul fiume Lambro il 25 e 26 luglio, con il progetto "Zero Plastica in Mare”,


promosso da Legambiente e BNL Gruppo BNP Paribas
e in collaborazione con il progetto ReLambro SE

L’iniziativa, forte dell’esperienza quarantennale dell’Associazione ambientalista, nasce nell’ambito della strategia di #PositiveBanking di BNL-BNP Paribas per contribuire ad un ambiente ed una società più sostenibili

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Insieme ai canonici monitoraggi microbiologici di Goletta Verde e Goletta dei Laghi, agli studi sulla beach litter e marine litter per l'individuazione delle tipologie di rifiuti in spiaggia e in mare e i monitoraggi delle microplastiche nei laghi, il panorama della ricerca di Legambiente sul tema dei rifiuti dispersi negli ambienti acquatici si amplia ulteriormente con il monitoraggio delle microplastiche trasportate lungo il corso dei fiumi.
Grazie al progetto "Zero Plastica in Mare” promosso da Legambiente e BNL Gruppo BNP Paribas, i tecnici dell'associazione stanno raccogliendo campioni lungo il corso del Lambro, che saranno poi analizzati da Enea, nel Centro Ricerche Casaccia. Iniziativa questa che rientra nell’obiettivo di liberare entro il 2021 mare e fiumi da almeno 15 tonnellate di plastica, l’equivalente di oltre 340mila bottiglie e contenitori, e contribuire così a contrastare il marine litter (i rifiuti in mare), un’emergenza ormai mondiale.
I tecnici sono in azione oggi e domani (25 e 26 luglio) in Lombardia, dove e il fiume il Lambro verrà monitorato dalla sorgente alla confluenza con il Po. Lo scopo è quello di individuare le tipologie e le possibili fonti di inquinamento da microplastiche provenienti dall'entroterra verso il mare, e i risultati saranno pubblicati nei prossimi mesi.
Il monitoraggio indaga anche alcuni punti compresi nei territori in cui sta lavorando il progetto ReLambro SE (Rete Ecologica Lambro metropolitano. Servizi Ecosistemici a Sud Est) ultimo nato del progetto che da anni sta sviluppando attività di riqualificazione nella fascia est della città fino a toccare i territori dei comuni di Segrate, Peschiera Borromeo, San Donato Milanese e Melegnano. ReLambro SE, dopo ReLambro e Volare punta non solo alla realizzazione di una migliore qualità ecologica del corridoio fluviale, ma a riconoscere il Lambro e il suo ambiente come un Capitale Naturale, vero e proprio patrimonio dei cittadini, rispetto al quale anche la qualità dell’acqua e di quello che viene trasportato diviene elemento essenziale.
“Da tempo monitoriamo lo stato di qualità del fiume Lambro - dichiara Lorenzo Baio vicedirettore di Legambiente Lombardia – denunciando i cronici problemi legati, purtroppo, ancora a una scarsa qualità depurativa e a vulnus del sistema, come la gestione scorretta delle acque di pioggia o l’attivazione troppo frequente degli sfioratori di piena. Nonostante siano stati fatti importanti passi avanti, anche grazie all’azione di coordinamento dei Contratti di Fiume e all’attivazione di piani strategici dedicati al fiume come il progetto ReLambro, Volare e ReLambro SE, il lavoro da fare è ancora imponente. Le indagini di oggi ci diranno quanto c’è ancora da fare, per esempio per migliorare la gestione dei rifiuti solidi e delle plastiche.”.
“La salvaguardia dell’ambiente e il benessere delle persone devono essere, ancor di più adesso, al centro dell’impegno di ognuno di noi - ha affermato Mauro Bombacigno, Direttore Engagement di BNL e di BNP Paribas in Italia - come contributo positivo per un futuro migliore con uno sguardo, soprattutto, alle nuove generazioni. A questo scopo prosegue la partnership con Legambiente, per agire insieme nel concreto sviluppo del progetto ‘Zero Plastica in Mare’. Portiamo così il nostro #PositiveBanking sui territori, coinvolgendo le comunità locali in una rete di sensibilizzazione, impegno e volontariato nella convinzione che un ambiente più sano sia una responsabilità individuale e collettiva: nostra come azienda socialmente responsabile, ma anche come singoli collaboratori di BNL-BNP Paribas e come cittadini”.
Il progetto prevede altre tappe di monitoraggio lungo l’Isonzo (Friuli Venezia Giulia) oltre ad attività di citizen science, di pulizia, volontariato ambientale
lungo gli stessi 4 fiumi (in Lombardia, Lazio, Campania e Friuli Venezia Giulia), alla raccolta dei rifiuti in 4 porti di Lazio, Campania, Marche, ed Emilia Romagna, ed un’ulteriore azione
specifica di raccolta e riciclo legati alla dispersione di retine utilizzate negli allevamenti di mitili in mare, uno dei rifiuti dispersi più comuni nell'Adriatico.

Fotografie di Lorenzo Zelaschi -  www.zelaschiphotography.com

Ufficio stampa Legambiente  Lombardia

Chiara Frangi
e-mail:
cell: 347 6592784

giovedì 23 luglio 2020

PRESENTATO OGGI DA ISPRA IL RAPPORTO NAZIONALE SUL CONSUMO DI SUOLO


IN LOMBARDIA SEGNALI PREOCCUPANTI DALLE PROVINCE DELL’EST
LA DOMANDA DI SUOLI DA TRASFORMARE SEMPRE PIU’ LEGATA ALL’IMMOBILIARE LOGISTICO
LA DENUNCIA DI LEGAMBIENTE “NEI PIANI PROVINCIALI LA POSSIBILITA’ DI USARE IL CONSUMO DI SUOLO COME MERCE DI SCAMBIO

SCARICA QUI LA VERSIONE PDF DEL COMUNICATO

Oggi a Roma ISPRA ha presentato il rapporto annuale che fotografa la situazione delle trasformazioni territoriali in Italia, con dati di estremo dettaglio, comune per comune. Dalle pieghe del rapporto emergono segnali di cambiamento, dopo una lunga fase di rallentamento legato soprattutto alla crisi del settore delle costruzioni.
La Lombardia, complessivamente, non può che confermare il suo piazzamento al primo posto dell’infausta classifica nazionale del consumo di suolo, con i suoi 287.000 ettari di superficie ormai impermeabilizzata da cemento e asfalto: il 2019 ha portato una perdita di altri 642 ettari agricoli convertiti in superfici urbanizzate, un dato in linea con quelli precedenti, ma che rappresenta la classica media del pollo tra contesti provinciali molto differenti, in cui si distinguono province del settore nord occidentale, in cui i dati sono in rallentamento, a partire da Lecco, di gran lunga la più virtuosa tra le province lombarde: insieme a quella di Milano che ha avuto una ‘crescita zero’ del consumo di suolo nel 2019, si tratta delle buone notizie, che dimostrano, nei fatti, che è possibile avere una buona qualità della vita e dell’economia senza sacrificare la risorsa naturale.
Al contrario, la fascia della bassa pianura, quella con i terreni più fertili e ben irrigati, continua a lamentare perdite severe: se nel decenni 2010 erano soprattutto le province di Milano, Lodi e Pavia ad accusare le perdite maggiori, ora i dati più allarmanti giungono dal settore sud-orientale della regione, in particolare dalla pianura delle province di Brescia, Mantova e Bergamo. In queste sole tre province infatti si concentrano perdite per 355 ettari di suolo nel 2019, il 55% del totale regionale.
Dati provinciali di urbanizzazione complessiva del territorio e di nuovo consumo di suolo
Elaborazione Legambiente su dati ISPRA





Gran parte dei nuovi stock di consumi di suolo in queste province deriva da nuove realizzazioni di compound logistici e centri di smistamento del commercio digitale, che richiedono grandi superfici e che, quasi sempre, atterranno su terreni liberi su cui sia possibile assemblare capannoni da consegnare nel più breve tempo possibile alla committenza. ‘Si tratta di un business immobiliare che deliberatamente trascura i sedimi dei tanti capannoni abbandonati lasciati a deperire spesso di fianco ai nuovi centri logistici – dichiara Damiano Di Simine, responsabile suolo di Legambiente – una situazione generata dalla inadeguatezza del sistema delle regole necessarie ad arginare un fenomeno che ha molti connotati speculativi’.

La denuncia di Legambiente si appunta in particolare sulla provincia di Bergamo, che si accinge ad approvare il PTCP, piano territoriale di coordinamento provinciale, che prevede meccanismo particolarmente velenoso per il libero scambio di quote di consumo di suolo, tra i comuni anche non contigui della Provincia. Tutti i Circoli Legambiente della Provincia di Bergamo depositeranno questa settimana osservazioni al PTCP per neutralizzare/mitigare la portata di tale meccanismo che di fatto aggira e annulla l'obiettivo e lo spirito della Legge Regionale 2014, n. 31 contro il consumo di suolo. “Lamentiamo una generale caduta di sensibilità degli amministratori locali sul tema della tutela del suolo, e il PTCP di Bergamo suona un campanello d’allarme nel momento in cui di fatto contempla diritti, scambiabili tra comuni, di consumare suolo, in pratica trasformando il suolo in moneta circolante. Così si rischia di innescare una spirale pericolosissima, a cui ci opporremo in ogni modo” dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia.

aumenti di consumo di suolo nelle province lombarde
incrementi relativi dell'anno 2019 e del periodo 2019-2012







Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Chiara Frangi
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giovedì 16 luglio 2020

Il monitoraggio della Goletta dei Laghi di Legambiente sulla sponda comasca del Lario

Goletta dei Laghi a Como: il Cosia ancora "fortemente inquinato"


                                          
Como, 16 luglio 2020



Dei quattro punti monitorati uno risulta fortemente inquinati e tre entro i limiti.
I dati sulle microplastiche

Legambiente: “Anche quest’anno si riconferma la foce del torrente Cosia punto di contaminazione batterica. Una situazione cronicizzata che deve essere affrontata con urgenza”

Qui la mappa interattiva del monitoraggio, con i punti di campionamento e i risultati delle analisi

Sono stati dieci i punti monitorati quest’anno dalla Goletta dei Laghi nelle acque del Lario e sottoposti ad analisi microbiologiche. Quattro di questi si trovano sulla sponda comasca. I risultati indicano un punto fortemente inquinato, mentre i restanti tre entro i limiti.
Nel mirino ci sono sempre canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento microbiologico, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva nei laghi.

È questa, in sintesi, la fotografia scattata nella seconda tappa lombarda lungo le sponde del Lago di Como da un team di tecnici e volontari di Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute dei bacini lacustri italiani. A parlarne, nel corso di una doppia conferenza stampa tenutasi stamane a Como, e Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia e Enzo Tiso, circolo Legambiente Como.

“Con le analisi della Goletta dei Laghi vogliamo mettere in luce situazioni critiche che sfuggono ai controlli tradizionali - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. Anche quest’anno sono le foci dei fiumi e dei torrenti, gli scarichi e le canalizzazioni che sboccano a lago i veicoli principali di contaminazione batterica di origine fecale, dovuta spesso all’insufficiente depurazione degli scarichi civili. Situazioni spesso cronicizzate che devono essere affrontare con urgenza, per garantire che la qualità dell’acqua sia all’altezza degli standard imposti dalle Direttive Europee e delle aspettative di residenti e turisti. Se vogliamo preservare i nostri laghi, l'azione delle amministrazioni e dei cittadini deve andare nella stessa direzione, ossia verso una migliore efficienza degli impianti di depurazione, e una maggiore diffusione di stili di vita più sostenibili”.
Nel rispetto delle restrizioni per il distanziamento fisico imposte dalla pandemia, la 15esima edizione di Goletta dei Laghi quest’anno sta vivendo di una formula inedita all'insegna della partecipazione attiva dei cittadini, con più spazio a citizen science e territorialità. La missione di Goletta dei Laghi resta però sempre quella di non abbassare la guardia sulla qualità delle acque e rilevare le principali fonti di criticità per gli ecosistemi lacustri: gli scarichi non depurati e inquinanti, la cementificazione delle coste, la captazione delle acque, l’incuria e l’emergenza rifiuti, in particolare l’invasione della plastica, che non riguarda soltanto mari e oceani, ma anche fiumi e laghi.

Partner di Goletta dei laghi 2020 sono CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, e Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Media partner della campagna è invece La Nuova ecologia.

I DETTAGLI DELLE ANALISI MICROBIOLOGICHE SUL LARIO

È bene ricordare che il monitoraggio di Legambiente non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi per porre rimedio all’inquinamento dei nostri laghi, prendendo prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. Foci di fiumi e torrenti, scarichi e piccoli canali che spesso troviamo lungo le sponde dei nostri laghi, rappresentano i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali che, attraverso i corsi d’acqua, arrivano nei bacini lacustri. Il monitoraggio delle acque in questi due laghi lombardi è stato eseguito gli scorsi 6 e 7 luglio dai volontari dell’associazione.

I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo. Le analisi per la sponda comasca sono state eseguite dal laboratorio Servizio Ambiente di Gallarate.

Sulla sponda comasca torna ad essere “fortemente inquinato” il punto alla foce del torrente Cosia in località Giardini a Lago nel Comune di Como, mentre sono risultati dentro i limiti di legge gli altri punti.

“Preoccupa  ancora lo scarico del torrente Cosia a Como, ai Giardini a Lago nel primo bacino”  dichiara Enzo Tiso del Circolo Legambiente di Como. “Le elevate concentrazioni di inquinanti di origine fognaria rilevate - continua Tiso - non rappresentano sicuramente un fenomeno occasionale considerate le frequenti segnalazioni di schiume, colorazioni anomale o rifiuti nell’alveo del torrente, sia presso la foce dopo l’immissione delle acque del depuratore  sia nel tratto più a monte compreso il corso del suo affluente che percorre la  Valmulini. Recentemente nel primo bacino sono state segnalate morie di pesci, facendo ipotizzare un inquinamento anche di natura chimica. Le fognature della città di Como, notoriamente soggette a guasti e rotture, sono ancora a gestione comunale. Ci auguriamo che si giunga presto ad una gestione unica del sistema fognario cittadino e del depuratore, ancora in carico a Como Depur, per mettere a punto una seria e tempestiva azione di risanamento e ammodernamento degli impianti, per migliorare la qualità delle acque, non solo visiva, di questa importante e frequentatissima porzione di lago”.

I prelievi e le analisi di Goletta dei Laghi vengono eseguiti da tecnici e volontari di Legambiente. L'ufficio scientifico dell'associazione si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento, individuando laboratori certificati sul territorio. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero fino al momento dell’analisi, che avviene lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli).
LEGENDA
Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:
INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 500 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1000 UFC/100ml
FORTEMENTE INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 1000 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 2000 UFC/100ml

Anche per l’edizione 2020 il CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, affianca, in qualità di partner principale, le campagne estive di Legambiente, Goletta dei Laghi e Goletta Verde. Nel 2019 il CONOU ha provveduto in Lombardia alla raccolta di 44.562 tonnellate di olio lubrificante usato. L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che, se smaltito impropriamente, può determinare gravi effetti inquinanti. Se gestito e rigenerato correttamente, può divenire una risorsa preziosa che torna a nuova vita sotto forma di basi lubrificanti.
«Preservare l’integrità degli ecosistemi acquatici è un obiettivo centrale per il CONOU, impegnato da 36 anni ad evitare che un rifiuto pericoloso come l’olio lubrificante usato possa danneggiare i nostri mari e laghi. Basti pensare che, dall’inizio della sua attività, il Consorzio ha salvato dall’inquinamento una superficie grande due volte il mar Mediterraneodichiara Paolo Tomasi, Presidente del CONOU.

Dopo la tappa sul Lario, il viaggio di Goletta dei Laghi in Lombardia continuerà dal 17 al 21 sul Lago d’Iseo e dal 22 al 27 su quello di Garda.

IL MONITORAGGIO RELATIVO ALLE MICROPLASTICHE

Per il quinto anno consecutivo, grazie alla collaborazione con ENEA e IRSA/CNR, è stata monitorata anche la presenza di microplastiche nelle acque dei laghi. Dallo scorso anno è stato introdotto anche il campionamento in colonna d’acqua, per stimare la presenza di microplastiche fino a 50 m di profondità. Nel Lario sono stati prelevati nel 2019, 9 campioni in 6 aree del lago (3 punti con replica). La media rilevata è pari a 392.038 particelle per chilometro quadrato di superficie. In colonna d’acqua è stato rilevato un dato medio di 0,51 particelle per metro cubo di acqua filtrata.
Inoltre tre laghi – Garda, Trasimeno e Bracciano – saranno al centro del progetto Blue Lakes che ha l’obiettivo di prevenire e ridurre l’inquinamento da microplastiche nei laghi, coinvolgendo partner scientifici, associazioni, autorità competenti e istituzioni. Il partenariato è coordinato da Legambiente e completato da Arpa Umbria, Autorità di Bacino dell’Appennino Centrale, Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), Università Politecnica delle Marche, Global Nature Fund e Fondazione Internazionale del Lago di Costanza in Germania.

Il programma della Goletta sul Lario

18 luglio | Lecco, spiaggia del Moregallo (ultima spiaggia dopo il bar "Rapa Nui”)
Ore 15 | FUORI TAPPA ore 15.00 - “Clean up della spiaggia”
Ore 16 | FUORI TAPPA ore 16.00 - Big Jump: grande tuffo nelle acque del lago


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Ufficio Stampa Goletta dei Laghi 2020
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Ufficio stampa Legambiente Lombardia
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Il monitoraggio della Goletta dei Laghi di Legambiente sulla sponda lecchese del Lario

Lecco, 16 luglio 2020


Dei sei punti monitorati due risultano fortemente inquinati
e due inquinati. I rimanenti entro i limiti.

I dati sulle microplastiche

Legambiente: “Anche quest’anno sono le foci dei fiumi e dei torrenti, gli scarichi e le canalizzazioni i veicoli principali di contaminazione batterica. Situazioni spesso cronicizzate che devono essere affrontare con urgenza”

Qui la mappa interattiva del monitoraggio, con i punti di campionamento e i risultati delle analisi

Sono stati dieci i punti monitorati quest’anno dalla Goletta dei Laghi nelle acque del Lario e sottoposti ad analisi microbiologiche. Sei i punti monitorati sulla sponda lecchese, di cui due sono risultati inquinati e due fortemente inquinati. Solo due risultati entro i limiti di legge.
Nel mirino ci sono sempre canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento microbiologico, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva nei laghi.

È questa, in sintesi, la fotografia scattata nella seconda tappa lombarda lungo le sponde del Lario da un team di tecnici e volontari di Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute dei bacini lacustri italiani. A parlarne, nel corso di una conferenza stampa tenutasi stamane a Lecco, Damiano Di Simine, responsabile scientifico Legambiente Lombardia, Costanza Panella, coordinatrice dei circoli del lecchese e presidente circolo Bellano e Laura Todde, presidente circolo Lecco.

“Con le analisi della Goletta dei Laghi vogliamo mettere in luce situazioni critiche che sfuggono ai controlli tradizionali - dichiara Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia - anche quest'anno sono le foci dei fiumi e torrenti, gli scarichi e le canalizzazioni che sboccano a lago i veicoli principali di contaminazione batterica di origine fecale, dovuta spesso all’insufficiente depurazione degli scarichi civili. Situazioni spesso cronicizzate che devono essere affrontate con urgenza,  per garantire che la qualità dell'acqua sia all'altezza degli standard imposti dalle Direttive Europe e delle aspettative di residenti e turisti"

Nel rispetto delle restrizioni per il distanziamento fisico imposte dalla pandemia, la 15esima edizione di Goletta dei Laghi quest’anno sta vivendo di una formula inedita all'insegna della partecipazione attiva dei cittadini, con più spazio a citizen science e territorialità. La missione di Goletta dei Laghi resta però sempre quella di non abbassare la guardia sulla qualità delle acque e rilevare le principali fonti di criticità per gli ecosistemi lacustri: gli scarichi non depurati e inquinanti, la cementificazione delle coste, la captazione delle acque, l’incuria e l’emergenza rifiuti, in particolare l’invasione della plastica, che non riguarda soltanto mari e oceani, ma anche fiumi e laghi.

Partner di Goletta dei laghi 2020 sono CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, e Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Media partner della campagna è invece La Nuova ecologia.

I DETTAGLI DELLE ANALISI MICROBIOLOGICHE SUL LARIO

È bene ricordare che il monitoraggio di Legambiente non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi per porre rimedio all’inquinamento dei nostri laghi, prendendo prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. Foci di fiumi e torrenti, scarichi e piccoli canali che spesso troviamo lungo le sponde dei nostri laghi, rappresentano i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali che, attraverso i corsi d’acqua, arrivano nei bacini lacustri. Il monitoraggio delle acque in questi due laghi lombardi è stato eseguito gli scorsi 6 e 7 luglio dai volontari dell’associazione.

I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo. Le analisi per la sponda lecchese sono state eseguite dal laboratorio dell’Università Bicocca Fem 2.

Sulla sponda lecchese sono due i punti giudicati “fortemente inquinati” sulla base dei dati raccolti: la foce del torrente Caldone, sul lungolago nel comune di Lecco, e la foce del torrente Meria, nel comune di Mandello del Lario.
“Inquinati” risultano la foce del torrente Inganna nel comune di Colico e foce del torrente Gallavesa nel comune di Vercurago, mentre i prelievi alla foce del fiume Adda (Colico) e dell’Esino (Perledo) sono risultati entro i limiti.
Da segnalare il fatto che alla foce del Torrente Meria, risultato “fortemente inquinato”, è permessa la balneazione, secondo il portale acque del ministero della salute.

"I risultati delle analisi sul ramo di Lecco segnalano un passo indietro rispetto allo scorso anno - dichiara Costanza Panella, coordinatrice dei circoli Legambiente del lecchese – messi a confronto con i dati storici, confermano innanzitutto la necessità di intervenire in modo efficace sugli scarichi nel fiume Caldone a Lecco, la cui foce è risultata fortemente inquinata per sette anni consecutivi, ed evidenziano che la depurazione è ancora lontana dal raggiungere un livello soddisfacente sulla foce del fiume Meria a Mandello del Lario, del torrente Inganna a Colico, dell’Esino a Perledo, del Gallavesa a Vercurago”
"Nonostante gli importanti lavori di efficientamento e ricognizioni fatte da Lario Reti Holding, persistono situazioni di acque che risultano inquinate dal punto di vista microbiologico, come quelle del Torrente Caldone che attraversa la città - dichiara Laura Todde, presidente del Circolo di Lecco -. Con l'attività di monitoraggio ci pare si sia imboccata la giusta direzione verso un percorso che ci auguriamo proceda spedito per il risanamento complessivo delle acque che entrano nel lago. Da parte nostra, continuiamo invece nell'opera di informazione e coinvolgimento dei cittadini attraverso le attività di pulizia delle spiagge e di catalogazione dei rifiuti che vedono protagonista il Circolo durante tutto il mese di luglio. Un impegno che abbiamo assunto per provare ad accendere i riflettori su un altro tipo di inquinamento, in particolare da plastiche, non meno grave di quello legato alla qualità delle acque"
I prelievi e le analisi di Goletta dei Laghi vengono eseguiti da tecnici e volontari di Legambiente. L'ufficio scientifico dell'associazione si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento, individuando laboratori certificati sul territorio. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero fino al momento dell’analisi, che avviene lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli). 
LEGENDA
Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:
INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 500 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1000 UFC/100ml
FORTEMENTE INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 1000 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 2000 UFC/100ml

Anche per l’edizione 2020 il CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, affianca, in qualità di partner principale, le campagne estive di Legambiente, Goletta dei Laghi e Goletta Verde. Nel 2019 il CONOU ha provveduto in Lombardia alla raccolta di 44.562 tonnellate di olio lubrificante usato. L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che, se smaltito impropriamente, può determinare gravi effetti inquinanti. Se gestito e rigenerato correttamente, può divenire una risorsa preziosa che torna a nuova vita sotto forma di basi lubrificanti.
«Preservare l’integrità degli ecosistemi acquatici è un obiettivo centrale per il CONOU, impegnato da 36 anni ad evitare che un rifiuto pericoloso come l’olio lubrificante usato possa danneggiare i nostri mari e laghi. Basti pensare che, dall’inizio della sua attività, il Consorzio ha salvato dall’inquinamento una superficie grande due volte il mar Mediterraneodichiara Paolo Tomasi, Presidente del CONOU.

Dopo la tappa sul Lario, il viaggio di Goletta dei Laghi in Lombardia continuerà dal 17 al 21 sul Lago d’Iseo e dal 22 al 27 su quello di Garda.

IL MONITORAGGIO RELATIVO ALLE MICROPLASTICHE

Per il quinto anno consecutivo, grazie alla collaborazione con ENEA e IRSA/CNR, è stata monitorata anche la presenza di microplastiche nelle acque dei laghi. Dallo scorso anno è stato introdotto anche il campionamento in colonna d’acqua, per stimare la presenza di microplastiche fino a 50 m di profondità. Nel Lario (lago di Como) sono stati prelevati nel 2019, 9 campioni in 6 aree del lago (3 punti con replica). La media rilevata è pari a 392.038 particelle per chilometro quadrato di superficie. In colonna d’acqua è stato rilevato un dato medio di 0,51 particelle per metro cubo di acqua filtrata.
Inoltre tre laghi – Garda, Trasimeno e Bracciano – saranno al centro del progetto Blue Lakes che ha l’obiettivo di prevenire e ridurre l’inquinamento da microplastiche nei laghi, coinvolgendo partner scientifici, associazioni, autorità competenti e istituzioni. Il partenariato è coordinato da Legambiente e completato da Arpa Umbria, Autorità di Bacino dell’Appennino Centrale, Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), Università Politecnica delle Marche, Global Nature Fund e Fondazione Internazionale del Lago di Costanza in Germania.

 
Il programma della Goletta sul Lario

18 luglio | Lecco, spiaggia del Moregallo (ultima spiaggia dopo il bar "Rapa Nui”)
Ore 15 | FUORI TAPPA ore 15.00 - “Clean up della spiaggia”
Ore 16 | FUORI TAPPA ore 16.00 - Big Jump: grande tuffo nelle acque del lago


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Ufficio Stampa Goletta dei Laghi 2020
Alessandro Tettamanti| +39 348 3156116 | golettadeilaghi@legambiente.it
Ufficio Stampa Legambiente Lombardia

Chiara Frangi| +39 347 6592784 | ufficiostampalombardia@legambiente.it

Bandiere Verdi e Nere 2020, i nuovi vessilli assegnati da Legambiente nel rapporto di Carovana delle Alpi

Roma, 16 luglio 2020                                                                                                 Comunicato stampa


Dal Friuli al Piemonte, attribuite 19 Bandiere Verdi che premiano pratiche innovative ed esperienze di qualità ambientale e culturale. 12 quelle Nere che segnalano le lacerazioni del tessuto alpino
Dalla piattaforma per trovare manodopera agricola in modo trasparente alle speculazioni sui fondi destinati al sostegno della pastorizia di montagna: meriti e demeriti di comunità e amministratori nella tutela degli ecosistemi alpini, essenziale nella ricerca di un nuovo equilibrio uomo-ambiente

Una piattaforma per trovare manodopera agricola in modo rapido e trasparente contro la piaga del caporalato, un gregge di capre giardiniere, classi elementari di robotica, percorsi lenti adottati come stile di vita da intere comunità, arte contemporanea per il recupero di spazi dismessi e accoglienza diffusa contro lo spopolamento di valli e borghi fantasma. Ma anche nuove speculazioni sui fondi della Politica agricola comunitaria (PAC) per il sostegno alla pastorizia in montagna, discariche di rifiuti speciali realizzate vicino a parchi naturali, modifiche peggiorative di leggi sulla caccia a scapito di specie in declino o minacciate a livello globale. Sono alcune delle realtà premiate dalle Bandiere Verdi e segnalate dalle Bandiere Nere 2020, raccontate nel nuovo rapporto di Carovana delle Alpi di Legambiente, che anche quest’anno ha assegnato i suoi vessilli ad attività imprenditoriali, associazioni, comunità, consorzi, Comuni e Regioni dell’arco alpino distintisi in positivo e in negativo in tema di sostenibilità. Non più semplici frammenti di montagna, ma tasselli di un mosaico ben più ampio e variegato che, di anno in anno, si arricchisce di esperienze da cui ripartire o, al contrario, da cui affrancarsi nella ricerca di un equilibrio-uomo ambiente mai percepito così tanto fondamentale come in questo particolare momento storico.
Ben 19 le Bandiere Verdi che hanno premiato pratiche innovative ed esperienze di qualità ambientale e culturale dei territori, due in più rispetto allo scorso anno; 12 (quattro in più rispetto al 2019) le Bandiere Nere che segnalano le lacerazioni del tessuto alpino, caratterizzate spesso da scelte anacronistiche dietro cui si celano controversi interessi economici o modelli lontani da quell’idea di sviluppo sostenibile chiave imprescindibile per immaginare il futuro. Nel complesso, le bandiere sono così distribuite: una Verde in Liguria; cinque Verdi e tre Nere in Piemonte; una Verde e una Nera in Valle d’Aosta; quattro Verdi e due Nere in Lombardia; due Verdi e due Nere in Trentino Alto Adige; due Verdi in Veneto; quattro Verdi e quattro Nere in Friuli Venezia Giulia.
“Negli ultimi cinquant’anni ci siamo allontanati troppo dalla materialità degli ecosistemi, così come dal bisogno di bellezza e di ritmi che ci sono propri. Difficile non accorgersene dopo l’esperienza del Coronavirus – osserva Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente – Eppure, proprio una maggiore attenzione agli equilibri naturali ridurrebbe il rischio di fenomeni come il dissesto idrogeologico o la possibilità di contrarre epidemie, e mitigherebbe gli impatti dei cambiamenti climatici, che sulle Alpi mostrano i loro effetti più drammatici ed evidenti. Il variegato paesaggio delle nostre montagne, dalle foreste ai pascoli ai terreni coltivati, ben si presta a una ricerca dell’equilibrio uomo-ambiente oggi più che mai avvertito come fondamentale: l’arco alpino ci offre straordinarie opportunità ed esempi di gestione virtuosa, recupero e valorizzazione dell’esistente da cogliere e praticare al più presto”.
“Come da tradizione, anche per il 2020 abbiamo individuato diverse buone pratiche di una montagna in cambiamento, stigmatizzando situazioni che continuano ad allarmare per i danni arrecati all’ambiente e allo sviluppo di territori che meriterebbero una gestione più in linea con le peculiarità dei luoghi, in un’ottica sostenibile dal punto di vista ambientale, socio-culturale, economico – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – Purtroppo dobbiamo rilevare che, accanto alle Verdi, anche le Bandiere Nere quest’anno sono in crescita, esempio di inefficienze, trascuratezza e sciatterie nelle scelte politiche, ma anche d’incapacità nel produrre visioni al passo coi tempi. Al contrario, il nostro vessillo green premia uno spaccato di territorio dinamico, dal significato ancor più pregnante in questo periodo: realtà che puntano su innovazione, riduzione delle emissioni CO2, condivisione di spazi e idee, meritevoli per la grinta nell’affrontare situazioni non facili e per la volontà di esprimere visioni aperte e ottimistiche”.
Le Bandiere Verdi 2020. Tra le buone pratiche insignite della Bandiera Verde, ci sono la prima piattaforma per trovare manodopera agricola in modo rapido e trasparente, del progetto Humus Job dell’associazione MiCò e Banda Valle Grana (CN), che mira a combattere caporalato e lavoro grigio; ma anche la determinazione dell’imprenditrice etiope Agitu Idea Gudeta, fuggita dal proprio Paese perché minacciata per il suo impegno contro il land grabbing, che ha fondato l’Azienda La Capra Felice (TN) e alleva capre recuperando terreni demaniali abbandonati; il progetto di rinascita del Comune di Tramonti di Sotto (PN) che passa per l’arte e la rigenerazione urbana contro la marginalizzazione di un antico borgo fantasma, e quello di Dolomiti Contemporanee (BL) che grazie all’arte ha riattivato spazi dismessi o inutilizzati, trasformandoli in luoghi di azione culturale; e ancora, l’esperienza di didattica innovativa della scuola elementare di Valle Monterosso Grana (CN) che ha fatto del legame col territorio e dell’utilizzo della robotica in classe un volano per invertire lo spopolamento di un’intera valle.
Vessillo green anche per il Comune di Pomaretto (TO), per l’eroico recupero dei vigneti di Ramiè e dei terrazzamenti per la coltivazione delle viti, tramite fondi derivanti da una quota delle bollette dell’acqua potabile; l’Associazione Movimento Lento di Roppolo (TO), che propone il viaggio lento come stile di vita e lo sviluppo di una rete di percorsi a piedi e in bici, in Italia e all’estero, e consta anche di una Scuola e di una Casa del Movimento Lento, rifugio per viandanti lungo la via Francigena e il Cammino di Oropa; l’ecomuseo del Cusio e del Mottarone in rappresentanza della Comunità del Cusio (VB), impegnata, attraverso il Contratto di lago, nel ripristino delle migliori condizioni possibili del lago d’Orta e nella valorizzazione storica e culturale dei “luoghi del lago”.
Premiate poi le Giunte regionali valdostane in carica dal 2014 a oggi per la realizzazione del percorso escursionistico sostenibile “Cammino Balteo”, sentiero ricco di emergenze storico-architettoniche che attraversa 48 comuni nell’ambito del progetto strategico “Bassa Via della Valle d’Aosta”; la Filiera del Pane bergamasca (BG) per la capacità di costruire inclusione e collaborazione con un progetto di filiera corta lungimirante e resiliente che valorizza le produzioni cerealicole biologiche delle Valli Bergamasche; il bio-distretto Valle Camonica (BS), per il progetto “Coltivare Paesaggi Resilienti” che ha dato vita a una rete di piccoli produttori con forte connotazione comunitaria e permesso il recupero di terreni abbandonati valorizzando la fertilità naturale del suolo e il consumo di prossimità, consentendo anche a forni e mulini di tornare a vivere insieme al sapore dei vecchi grani seminativi di media montagna; il Parco delle Orobie Valtellinesi (SO) per l’impegno nel ripristino dell’ambiente naturale e l’incremento degli habitat in un sito di importanza comunitaria, conseguente allo smantellamento di un impianto sciistico abbandonato; il Comune di Lecco (LC) per le sue iniziative volte a un turismo sostenibile, lo smantellamento di un comprensorio sciistico e la valorizzazione della mobilità verso la montagna, resa accessibile i mezzi pubblici.
Bandiera Verde al Condominio di Comunità di Colletta di Castelbianco (SV), sorto all’interno di un antico borgo medievale tornato a vivere grazie all’ospitalità diffusa e alla condivisione sostenibile degli spazi, modello di sintesi tra tutela ambientale e potenzialità tecnologiche; all’Azienda per il Turismo Valsugana Lagorai (TN), per la promozione di un turismo rispettoso dell’ambiente – dal progetto “Vacanze in Baita” alla valorizzazione degli alpeggi con l’iniziativa “Adotta una mucca” – e l’ottenimento della certificazione GSTC; all’Azienda agricola ‘La Calendula’ di Lisa Cantele (VI) e del padre Antonio, per la ricerca antesignana e la divulgazione (fin dagli anni ’80) sull’utilizzo delle erbe medicinali spontanee e la piantumazione di piante da frutto antiche autoctone, in un territorio che non ha compreso immediatamente l’importanza dell’agricoltura biologica; al Consorzio delle Valli e Dolomiti Friulane, che coniuga valore economico e sociale con rispetto dell’ambiente, coinvolgendo realtà produttive, istituzioni e residenti in un modello che conta 25 aziende agricole, zootecniche e forestali, attento a formazione, inclusione e cura del paesaggio.
Riconoscimento verde anche per il Comune di Pinzano al Tagliamento (PN) per gli interventi di manutenzione e ripristino del paesaggio che permesso di valorizzare siti d’interesse storico, attraverso ad esempio la bonifica da vegetazione aliena, l’impiego di capre “giardiniere” per mantenere la condizione di prato, l’installazione di panchine (recuperate da bancali di scarto) in posizione strategica sui colli di Pinzano. Infine la rete di imprese Abete bianco del Friuli - “FriûlDane”, che aggrega otto imprese della filiera bosco-legno per valorizzare prodotti in abete bianco in una logica di cooperazione, economia circolare e alta sostenibilità ambientale: un progetto pilota di filiera “efficiente”, con ridotte emissioni di CO2.
Bandiere Nere 2020. C’è poi “l’altro versante della montagna”, quello meno virtuoso, segnalato con le Bandiere Nere, come quella assegnata quest’anno alle Giunte regionali della Valle d’Aosta e amministrazioni comunali di Issogne e Champdepraz in carica negli anni 2014-2019 per avere autorizzato la realizzazione di una discarica per “rifiuti speciali non pericolosi” a due passi dal Parco Naturale del Mont Avic, naturale scrigno di ambienti protetti e biodiversità montana, con ambienti selvaggi, zone umide, laghi d’incomparabile bellezza; alla Regione Lombardia, per lo scarso impegno nell’impedire che gli ingenti sussidi della PAC vengano assegnati agli allevatori della pianura e dei fondovalle a scapito dell’allevamento di montagna e della qualità dei pascoli alpini: una rapina ai danni degli agricoltori di territori svantaggiati e a favore di grandi aziende di allevamento intensivo; al Comune di Premana (LC) per avere realizzato in pochi anni, un tratto per volta e senza chiara pianificazione, numerose strade agro-silvo-pastorali e percorsi d’alta quota su ripidi versanti: interventi destinati a far crescere il rischio idrogeologico.
Bandiera Nera assegnata anche al sindaco di Borgo Lares e Giunta della provincia di Trento (TN) per l’ampliamento dell’area sciistica di Bolbeno, con costruzione di una nuova seggiovia e raddoppiamento dell’impianto di innevamento artificiale a 600 m di quota s.l.m.: un investimento da quattro milioni di euro; al Comune di Cembra Lisignago (TN), per gli interventi che hanno portato alla parziale distruzione di una fascia di praterie umide del lago Santo di Cembra e che, se completati, trasformeranno il lago in  una piscina, stravolgendo vegetazione e paesaggio; a Regione Piemonte - Assessorato Agricoltura per avere sostenuto e approvato modifiche peggiorative alla legge regionale sulla caccia, favorendo un’esigua minoranza di cacciatori, a scapito di cittadini, ambiente e diverse specie in declino o “minacciate a livello globale”; Regione Piemonte - Assessorato ai Trasporti, per la non intenzione di riattivare il servizio ferroviario sulla linea Pinerolo-Torre Pellice, nonostante il ripristino sia sostenibile e la regione abbia già impiegato le somme necessarie al riavvio; al Comune di Verbania (VB) per avere avallato il progetto di trasformazione della piana alluvionale di Fondotoce, limitrofa alla Riserva Naturale Speciale di Fondotoce, con la costruzione di impianti ludico-sportivi e aree parcheggio: un pesante intervento strutturale finalizzato al turismo di massa in un crocevia di aree protette.  
Spostandosi in Friuli, la Bandiera Nera va all’amministrazione comunale di Pontebba per il sostegno a un progetto privato di sfruttamento idroelettrico del fiume Fella, celebrato, specie un tempo, per il colore delle sue acque: la centrale allontanerebbe definitivamente l’obiettivo di qualità ecologica previsto dalla direttiva acque; alla Parrocchia di Zuglio e al Ministero dei Beni Culturali, per la mancata tutela del Colle e della Pieve di San Pietro, interessate da opere e d’interventi privi di specifica autorizzazione in un sito vincolato dalla Soprintendenza alle Belle Arti, e segnalati da Legambiente. Vessillo nero al Servizio Idraulica della Regione FVG, per i recenti interventi “urgenti” di “protezione civile” sui corsi d'acqua montani, in particolare sul bacino del Tagliamento, eseguiti senza passare il vaglio di uno screening ambientale, con estirpazione, ad esempio, di ogni tipo di vegetazione; in ultimo, alla Direzione Centrale Risorse Forestali della Regione FVG, per i progetti di strade forestali spesso ingiustificate e pesantemente impattanti su luoghi di grande interesse naturalistico, che rischiano di compromettere la stabilità dei versanti, di comportare notevoli spese per la manutenzione, interferire con sentieri esistenti e banalizzare il paesaggio.
Qui disponibile il rapporto completo: https://bit.ly/2CGAoVO
L’ufficio stampa di Legambiente: Valentina Barresi 346 2308590 - Alice Scialoja 339 3945428

lunedì 13 luglio 2020

BIG JUMP 2020: Moria Di Pesci Nell'Olona, Legambiente: L'Olona Non È Un Collettore Fognario!


BIG JUMP 2020
Moria di pesci nel fiume Olona, Legambiente:
"Basta trattare il fiume come un collettore fognario!
Serve un monitoraggio costante e l’accertamento delle responsabilità”

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Rabbia e frustrazione per l’ennesimo scempio compiuto sull’Olona: questi i sentimenti espressi dai circoli di Legambiente lungo l’asta dell’Olona, dopo la moria di pesci che ha interessato un grande tratto di fiume.
In occasione del Big Jump, la giornata europea dedicata alla qualità delle acque dei fiumi, Legambiente accende nuovamente i riflettori sul fiume Olona, con un tuffo simbolico nel “lido” dei Mulini di Gurone a Malnate.
Fatte le dovute segnalazioni agli organismi preposti – Ats, Arpa Lombardia, società Alfa, Provincia di Varese, polizia provinciale e Carabinieri forestali - ancora nessuno ha dato risposte sulle cause che hanno portato alla morte della fauna ittica. Cosa sia successo rimane un mistero che fa infuriare gli ambientalisti, a maggior ragione essendo venuti a conoscenza di sopralluoghi effettuati sopra Varese dopo le segnalazioni di acque biancastre.
Dal gennaio 2021 la responsabilità della rete delle acque, depuratori compresi, passa nelle mani di Alfa. Ci sarà quindi un referente unico, ma per ora la catena evidentemente non funziona. Fino ad allora, però, dicono da Legambiente “vorremmo capire di chi è l’interlocutore e chi ha la responsabilità di intervenire: chi ci darà risposte su questo caso? E per le nuove criticità, a chi si potranno rivolgere i nostri volontari?”
È evidente la debolezza del controlli e la mancanza di tempestività nell’affrontare le emergenze - dice Valentina Minazzi, presidente del circolo varesino e vicepresidente regionale del Cigno Verde -  Abbiamo l’impressione che, ancora una volta si giochi al rimpallo tra le competenze dei vari enti in campo dimenticando che quelli che vengono spesi per il risanamento del fiume sono soldi pubblici. Anzi gli enti che si adoperano per far ritornare il fiume in buona salute dovrebbero essere i primi a segnalare le anomalie e a picchiare i pugni”.
I fatti risalgono a giovedì scorso quando è stata segnalata la presenza di un materiale non identificato che ha colorato le acque di bianco sopra Varese, in corrispondenza di un cantiere che utilizza bentonite per le perforazioni. Qualche giorno dopo, a valle, tra Fagnano Olona e Legnano, si è assistito a una consistente moria di pesci, oggi in fase di rimozione.
Non sappiamo come siano andati i fatti, certo è che ancora una volta a soffrirne è l’Olona. Se qualcuno ha operato non in conformità con le normative vigenti deve essere scoperto e punito perché episodi del genere non si verifichino più. Lungo il fiume permangono troppe fonti di inquinamento delle acque dovute ad aziende fallite e mai bonifiche o a scarichi non collegati. È ora di dire basta! Vogliamo un fiume pulito!”

Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Chiara Frangi
e-mail:
cell: 347 6592784

Nuovo depuratore del Garda

Lago di Garda, 25 luglio 2020 comunicato stampa Urgente ritornare a un progetto unitario che metta al centro la tutela del Lago  ...