Il blog dell'acqua per tutte le vostre domande e questioni sul tema

L'idea di creare un nuovo blog nasce dall'esigenza mai sopita di riuscire a racchiudere in un solo luogo tutti i materiali, le normative, i file multimediali dedicati alla tematica Acqua.

A voi, navigatori, il compito di completare con le vostre idee e proposte questo strumento d'azione.

giovedì 19 novembre 2009

CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L'ACQUA” - IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA !

Si tratta della definitiva consegna al mercato di un diritto umano universale

IMPEDIAMOLO !

Con un decreto del 10 settembre scorso il Governo regala l’acqua ai privati: sottrae ai cittadini l’acqua potabile, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.

Oltre 400.000 cittadini hanno sottoscritto una legge d’iniziativa popolare per l’acqua pubblica, che riconosce il diritto all’acqua ma la proposta giace da due anni nei cassetti delle commissioni parlamentari.

Entro il prossimo 24 novembre, il decreto che privatizza l’acqua potrebbe diventare legge.

Si tratta della definitiva mercificazione di un bene essenziale alla vita

Si tratta di un provvedimento inaccettabile!

Pertanto, noi firmatari del presente Appello chiediamo:

- A tutti i Parlamentari il ritiro delle nuove norme che privatizzano l'acqua e di escludere il servizio idrico dai servizi pubblici locali di rilevanza economica riconoscendo l’autonomia di scelta dei modelli di affidamento da parte degli ATO ed Enti locali.

- Alle forze politiche di sostenere le proposte del Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua e in particolare la rapida approvazione della legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico.

- Ai Presidenti delle Regioni di presentare ricorso di costituzionalità contro l’Art.15 del D.L. 135/09 a tutela della autonomia degli Enti Locali sulla base del principio di sussidiarietà riconosciuto dalla Costituzione.

- Agli Eletti nei Consigli Comunali di prendere posizione contro l’Art.15 del D.L 135/09 e di assumere l’impegno ad inserire nello Statuto Comunale il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e dichiarando il servizio idrico privo di rilevanza economica.

- Ai Cittadini di protestare contro questo Decreto del Governo facendo pressioni sui parlamentari e raccogliendo adesioni a sostegno del presente impegno.

Il presente Appello con le firme raccolte sarà inviato anche al Presidente della Repubblica
e ai Presidenti delle due Camere

L’acqua è un diritto umano universale e un bene comune da conservare per le future generazioni.

Il servizio idrico deve essere gestito da enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori.

Salvare l’acqua è una questione di democrazia

Ottobre 2009 – Appello a cura
Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua

Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org
Sito web: www.acquabenecomune.org

Se vuoi impegnarti e sottoscrivere vai alla petizione

Legambiente “L’acqua è un bene comune”



Legambiente “L’acqua è un bene comune”

“L'acqua è un bene comune, il suo utilizzo deve rispondere a criteri di utilità pubblica. Obbligare la privatizzazione del servizio idrico, pertanto, vuol dire intraprendere la strada sbagliata. La maggior parte delle esperienze di privatizzazione di questo servizio, infatti, non hanno portato al miglioramento della qualità della risorsa, né alla diminuzione dei consumi e dei costi per i cittadini”. Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente ha commentato la fiducia del Governo sul decreto Salva-infrazioni che contiene anche la riforma dei servizi pubblici locali, compresa la liberalizzazione di quello idrico.

“Questa legge costituisce l’ennesimo attacco agli enti locali, Regioni e Comuni - ha aggiunto Cogliati Dezza – che saranno privati della possibilità di amministrare il proprio territorio, anche nella gestione di un bene primario come l’acqua, aprendo la strada ad una speculazione privata soprattutto a discapito dei cittadini. Una decisione come questa, inoltre, non tiene conto delle buone esperienze di gestione pubblica, mettendo tutti sullo stesso piano con gravi conseguenze sulla qualità del servizio offerto ai cittadini. Non si capisce, infatti, perché aziende pubbliche che, ancora oggi, garantiscono la qualità del servizio e tariffe contenute debbano ora essere obbligate a trasferire quote importanti dell’azienda a privati o addirittura a riaffidare la gestione ad altri”.

“Proseguire sulla strada della privatizzazione vuol dire che entro i prossimi quindici anni il 65% del servizio idrico dell’Europa e del Nord America sarà gestito da sole tre multinazionali. Gli interventi normativi che occorrono al nostro Paese per ripristinare su tutto il territorio nazionale un servizio idrico efficiente ed evitare speculazioni economiche e disservizi sono altri– ha concluso Cogliati Dezza -. Occorre, infatti, trovare forme innovative per rendere protagoniste le comunità locali nella partecipazione alla gestione dei servizi idrici, per vigilare sull’applicazione di un esercizio trasparente ed equo, dal punto di vista sociale, ambientale ed economico. Su questi aspetti sarebbe fondamentale intraprendere scelte distinte e puntuali in base alle esigenze territoriali e non generiche, come quelle proposte dal testo di legge in questione, per evitare casi di cattiva gestione o la prevalenza di logiche di profitto a discapito della qualità del servizio e della risorsa, come le perdite idriche e la mancanza di investimenti”.

L’ufficio stampa Legambiente 06 86268353-99 - 76 - 60

Fonte: Legambiente Roma, 17 novembre 2009

giovedì 12 novembre 2009

SALVA-INFRAZIONI: DELLA SETA, "MAGGIORANZA RENDE OBBLIGATORIA GESTIONE PRIVATA ACQUA"

"Oggi in Senato con il voto del Pdl e della Lega viene resa obbligatoria la gestione dell'acqua: una scelta che va contro l'interesse dei cittadini e che non è dettata, come falsamente sostengono governo e maggioranza, da norme europee. Una scelta tanto più grave nel caso del partito di Bossi e Calderoli, che in Padania coi suoi sindaci si batte per l'acqua bene pubblico e a Roma prende decisioni ultraliberiste.". Lo dice il senatore Roberto Della Seta, capogruppo del Pd nella commissione Ambiente, in merito all'approvazione in senato del decreto 'salva-infrazioni' che contiene norme sui servizi pubblici locali.
"L'approvazione di un emendamento del Pd a firma Bubbico - prosegue Della Seta - mette dei paletti alla privatizzazione, garantendo il rispetto della proprietà pubblica dell'acqua, come stabiliscono i principi comunitari. Nonostante questo, tuttavia, le norme approvate oggi dal Senato sono molto gravi.
L'acqua è un bene comune - prosegue Roberto Della Seta - non è una merce e in base alla Costituzione la titolarità della sua gestione è in capo alle Regioni e agli enti locali. Prevedere non la possibilità, ma l'obbligo entro 1 anno, di affidare a privati la gestione dei servizi pubblici vuol dire espropriare Regioni e Comuni del diritto-dovere di amministrare l'uso dell'acqua nell'interesse delle persone e delle comunità, e apre la strada a un monopolio privato dell'acqua nelle mani di 3 o 4 multinazionali".

Fonte: Roberto Della Seta Roma, 4 novembre 2009

mercoledì 11 novembre 2009

Acqua, tra privatizzazione e cattiva informazione


Il Senato ha dato una spallata all'acqua pubblica. Con l'approvazione dell'articolo 15 del decreto legge numero 135 la via della privatizzazione è spianata. Nelle prossime settimane il testo passerà alla Camera, poi arrivaranno i decreti attuativi, promessi dal governo entro il 31 dicembre 2009: allora l'acqua sarà davvero una merce.


Il voto di Palazzo Madama, nel pomeriggio di mercoledì 4 novembre, ha portato a un'inedita attenzione dei grandi media al tema delle mercificazione delle risorse idriche. Tra i commi dell'articolo 15, che inserisce la privatizzazione dei servizi pubblici locali nell'ambito di un provvedimento “recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”, è facile perdersi.
Proviamo, perciò, a ricostruire i principali cambiamenti rispetto alla legislazione attuale.
L'articolo 15, intanto, rende obbligatorio il ricorso alla gare per la concessione della gestione dei servizi pubblici locali (oltre all'acqua, ci sono anche rifiuti e trasporto pubblico locale). L’unica alternativa possibile è l’affidamento a società per azioni “miste” tra pubblico e privato, ma la legge impone un tetto massimo del 30% alla partecipazione degli enti locali al capitale societario.
Un altro comma dell'articolo 15, spezza le gambe a tutte le gestioni in house (ovvero gli affidamenti diretti a società per azioni a totale controllo pubblico), 58 ad oggi in Italia. Dovranno cessare per decreto alla data del 31 dicembre 2011.
Fin qui il testo di legge, che incontra il sostegno di maggioranza e opposizione. Poche le voci fuori dal coro, come quella del senatore del Pd Luigi Zanda, che nel suo intervento in aula ha motivato così la sua contrarietà al provvedimento: “Ritengo grave un principio generale come quello che questa disposizione introduce nel nostro ordinamento, ossia la liberalizzazione e sostanziale privatizzazione della gestione dell'acqua in assenza di un sistema di garanzia indipendente e adeguato. Presidente, il nostro Paese ha subito gravi conseguenze per privatizzazioni e liberalizzazioni fatte in modo affrettato e gestite in modo quanto meno discutibile. Paghiamo ancora la privatizzazione delle autostrade con aumenti di tariffe assolutamente sproporzionati e assenza totale di investimenti”.
Parole e tesi espresse in modo molto chiaro, come chiari sono quelli del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, convinti che la gestione del servizio idrico integrato non possa essere privatizzata sono anche. “Contro l'articolo 15”, il Forum ha promosso una mobilitazione nazionale e territoriale, il cui slogan è “Salviamo l’acqua dal mercato”: “Consideriamo questa approvazione illegittima ed incostituzionale -hanno spiegato in un comunicato stampa-, in quanto si espropriano i cittadini di un bene comune e 'diritto umano universale'”. E per questo hanno rilanciato una settimana di iniziative (l’elenco è sul sito www.acquabenecomune.org) che coinvolgerà oltre mille comitati locali e culminerà in un presidio davanti al Parlamento, previsto per giovedì 12 novembre.
L'analisi dell'articolo 15 e delle sue possibili conseguenze è, abbiamo visto, assai complesso. Chi sentisse il bisogno di orientarsi non può farlo di certo leggendo i giornali. Quelli mainstream fanno a gara per “mistificare” l'approvata mercificazione dell'acqua. Così, la Repubblica del 5 novembre dedica una pagina intera alla “Guerra dell'acqua in Parlamento”, arrivando a parlare di “compromesso al Senato: gestione privata, proprietà pubblica”. Paolo Rumiz sfida l'intelligenza media del cittadino italiano, che sa -o dovrebbe sapere- che l'acqua delle falde, delle sorgenti, dei fiumi e dei pozzi (quella che poi beviamo) è un bene demaniale, e perciò inalienabile. Il “sofferto” emendamento del senatore Filippo Bubbico (Pd), che secondo il giornalista de la Repubblica dovrebbe difendere l'acqua pubblica, è stato votato da maggioranza e opposizione perché è una bufala, che non dice nulle di nuovo né frena in alcun modo il processo di privatizzazione. La disinformazione la fa da padrone anche sulle colonne de Il Sole-24 Ore: “Un attuale monopolista pubblico -scrive Giorgio Santilli-, che ha avuto l'affidamento senza gara e senza nessun confronto su costi e qualità dei servizi, potrà partecipare alla gara per il servizio futuro”. Quella descritta da Santilli è l'unica “concessione” fatta dal legislatore alle spa in house: i soggetti attualmente affidatari possono tuttavia partecipare alla prima gara di affidamento del servizio sul territorio in cui attualmente operano. Quando parla di gestori che hanno ricevuto l'affidamento senza gara, il giornalista de Il Sole dovrebbe però ricordarsi (e ricordare ai lettori) che il riferimento ai soggetti che hanno avuto l'affidamento del servizio senza gara è valido, in larga parte, per le ex municipalizzate oggi spa quotate in Borsa. Tanto che la legge dispone, nello specifico, la salvaguardia degli affidamenti diretti per le società quotate in Borsa al 1° ottobre 2003. Si chiamino Acea, o Hera, sono i soggetti industriali che (insieme ad altri come Iride, A2a, Enia, Acegas, etc.) nei prossimi anni saranno protagonisti dello shopping degli acquedotti italiani. E gestiranno gli acquedotti meglio del pubblico? Se un criterio fondamentale è quello delle perdite di rete, l'acqua immessa nell'acquedotto e non fatturata, come sembra indicare Franco Debenedetti in un articolo del 5 novembre sul Corriere della Sera -“Acqua, bene pubblico ma servizio (se possibile) privato”-, la risposta è no. Debenedetti cita l'Acquedotto pugliese, “il più grande d'Europa, una spa di proprietà pubblica, [che] perderebbe il 30% dell'acqua”, ma non deve aver sfogliato l'ultimo rapporto Civicum Mediobanca sulle società controllate dai maggiori Comuni italiani. Se è vero che l'Acquedotto pugliese guida la classifica delle perdite, in classifica è seguita da Acea (con il 35,4% delle perdite): l'ex municipalizza romana oggi gestisce il servizio idrico in diverse città toscane, ma non si preoccupa di ridurre le perdite della rete idrica nella capitale (anzi, se si misura la dispersione media per chilometro di rete gestita, il dato è superiore a quello del lunghissimo Acquedotto pugliese)”. E il valore più basso? È quello di Mm: le perdite di rete per la spa pubblica del Comune di Milano sono ferme al 10,3%, livelli eccellenti su scala europea.

Fonte: Altreconomia Luca Martinelli - 06 novembre 2009

martedì 20 ottobre 2009

Appello per una nuova politica del suolo e di gestione del territorio

Ci sembra fondamentale partire da questo appello per affrontare con maggior impegno l'apertura di una nuova discussione politica, di un "nuovo corso", per quanto riguarda la gestione del territorio.

Appello

Fonte: www.gruppo183.org

L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha recentemente pubblicato un rapporto dal titolo “Regional climate change and adaptation — The Alps facing the challenge of changing water resources” che lancia l’allarme sull’impatto che i cambiamenti climatici possono produrre sulle Alpi e sul loro ruolo di 'torri d'acqua d'Europa'.

Le Alpi sono un ecosistema complesso e vulnerabile che svolge un ruolo cruciale nella raccolta e distribuzione dell’acqua nel continente europeo, offrendo servizi ecosistemici vitali a sostegno del benessere sociale ed economico di milioni di persone che vivono nelle aree di pianura.
Il cambiamento climatico globale, alterando le precipitazioni, la distribuzione della copertura nevosa e dei ghiacciai, pone una grave minaccia per il sistema idrologico alpino, con effetti a valle.

Sulla scorta delle più recenti conoscenze degli impatti del cambiamento climatico sulle Alpi, la relazione analizza i rischi che il cambiamento climatico presenta per il rifornimento e la qualità dell'acqua, individuando le esigenze, i vincoli, le opportunità e le opzioni di adattamento.

giovedì 8 ottobre 2009

Operazione Fiumi 2009


Operazione Fiumi di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile presenta i risultati inediti di Ecosistema Rischio 2009

Insoddisfacente prevenzione in molti comuni dell'Oltrepò Pavese. Allarme Olona: per il troppo cemento può finire sott'acqua anche Expo 2015

In crescita il sistema locale di protezione civile

Nel 71% dei comuni attiva h24 una struttura di protezione civile


Il 59% dei comuni della Lombardia sono a rischio idrogeologico, ovviamente primi in classifica i territori montani, con le province di Sondrio (99% dei comuni classificati 'a rischio idrogeologico') e Bergamo (75%). Il 78% delle municipalità che hanno risposto alle interviste hanno abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi e nelle aree a rischio frana, il 22% delle amministrazioni monitorate presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 54% ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali, con grave rischio non solo per l'incolumità dei dipendenti ma anche per eventuali sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni. Ancora, nel 15% dei casi presi in esame sono presenti in zone esposte a pericolo strutture sensibili, come scuole e ospedali e strutture ricettive turistiche, ad esempio alberghi o campeggi. Sono alcuni dei dati emersi dal check-up sottoposto ai comuni da Ecosistema Rischio 2009, la campagna di sensibilizzazione e prevenzione organizzata da Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile dedicata al rischio idrogeologico presentata questa mattina in conferenza stampa, a Milano, da Paola Tartabini, portavoce Operazione Fiumi, Damiano Di Simine, presidente Legambiente Lombardia, e Stefano Maullu, assessore alla Protezione Civile, Prevenzione e Polizia locale della Regione Lombardia.
Numeri che delineano il quadro di un territorio fragile, dove sono oltre 900 i comuni a rischio frane o alluvioni, e che puntano il dito contro uno sviluppo urbanistico e un uso del territorio poco rispettosi delle limitazioni imposte dal quadro dei rischi connessi all'assetto idrogeologico. Così, nonostante l’88% delle amministrazioni monitorate preveda nei propri piani urbanistici vincoli di edificabilità per le zone a rischio, un abbondante 78% dei comuni presenta abitazioni nelle aree a rischio. E le delocalizzazione procedono a rilento: solo nel 5% dei casi, infatti, sono state avviate iniziative di delocalizzazione di abitazioni dalle aree più a rischio e appena nel 4% dei comuni si è provveduto a delocalizzare strutture industriali. È evidente, quindi, che questi vincoli devono essere ulteriormente rafforzati.
Segnali positivi arrivano, invece, dalla pianificazione dell’emergenza e dall’organizzazione della protezione civile locale. Un sostanzioso 87% dei comuni, infatti, ha predisposto un piano d’emergenza con il quale fronteggiare situazioni di crisi come frane e alluvioni, e il 52% delle municipalità ha aggiornato tale piano negli ultimi due anni. Buono anche il livello di organizzazione e diffusione del sistema di protezione civile, con il 71% delle amministrazioni che hanno attivato una struttura di protezione civile attiva 24 ore su 24.
Pesa sulla diffusa esposizione della Lombardia al rischio idrogeologico, inoltre, una politica di informazione alla cittadinanza frammentaria e poco consistente. Sebbene l’informazione alla popolazione su quali siano i rischi, sui comportamenti individuali e collettivi da adottare in caso di calamità e sul piano d’emergenza predisposta dal proprio comune, rappresenti una delle principali attività di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico, soltanto il 21% delle municipalità intervistate è attiva su questo fronte. Migliore la situazione per quel che riguarda la realizzazione di esercitazioni: il 39% delle amministrazioni, infatti, ne ha organizzata almeno una nel proprio territorio durante l’ultimo anno.
“Pur riconoscendo il buon lavoro svolto dalla Regione e dagli Enti Locali nel settore delle politiche di protezione civile – commenta Paola Tartabini, portavoce di Operazione Fiumi – vorrei richiamare l’attenzione sulle politiche di mitigazione del rischio di frane e alluvioni. Un fronte sul quale la Lombardia ha ancora molta strada da fare. Secondo Ecosistema Rischio 2009, infatti, soltanto il 34% dei comuni svolge un lavoro positivo di mitigazione del rischio idrogeologico e quasi un comune su quattro non fa praticamente nulla per mitigare i rischi e prevenire i danni conseguenti ad alluvioni e frane”.
Le eccellenze regionali nella prevenzione e nella mitigazione del rischio idrogeologico sono rappresentate dai due comuni Palazzolo sull’Oglio e Gardone Val Trompia, entrambi in provincia di Brescia. In particolare Palazzolo sull’Oglio ha meritato la Maglia Rosa di Operazione Fiumi per aver messo in campo interventi di delocalizzazione, a seguito dei quali, non sono più presenti sul proprio territorio strutture in aree a rischio. L’amministrazione di Palazzolo, inoltre, effettua costantemente una manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica, e ha provveduto all’organizzazione di un efficiente sistema locale di protezione civile attraverso la redazione di un piano d’emergenza aggiornato e l’organizzazione di attività informative rivolte ai cittadini e di esercitazioni. Opposta la situazione di Zavattarello, in provincia di Pavia, che invece conquista la Maglia nera di Ecosistema Rischio 2009. Pur avendo strutture in zone esposte a pericolo di frane e alluvioni, infatti, il Comune non ha avviato sufficienti iniziative finalizzate alla mitigazione del rischio idrogeologico. Sorprende, in negativo, il fatto che diversi comuni collinari e montani dell'Oltrepò Pavese dal loro check up rilevino un quadro insoddisfacente degli interventi di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico. 'Sicuramente la montagna pavese è un'area di altissimo rischio idrogeologico - rileva Damiano Di Simine, Presidente di Legambiente Lombardia- in questo territorio sono state censite circa 3300 frane attive o quiescenti, moltissime delle quali interessano centri abitati, e la situazione è fortemente aggravata dai numerosi incendi boschivi che si sono verificati nelle ultime estati. Nessuna sottovalutazione del rischio può essere tollerata in questo territorio che presenta inquietanti analogie con quello della tragedia di Messina'
Con Operazione Fiumi, Legambiente rilancia il suo impegno per la realizzazione di una seria politica di risanamento di un territorio che risulta ancora troppo fragile, per non dover mai più assistere a inondazioni annunciate. Oggi si chiude la tappa lombarda della campagna, nel corso della quale l’equipaggio ha organizzato una giornata di informazione dedicata ai ragazzi delle scuole, a Nerviano (Mi), e una giornata di volontariato attivo per la pulizia e il monitoraggio di un tratto delle sponde dell’Olona. Il fiume Olona è stato 'adottato' da Legambiente, nell'ambito del Contratto di Fiume promosso da Regione Lombardia con tutti gli enti territoriali rivieraschi. Ma anche qui, sebbene non manchino segnali positivi come l'istituzione del PLIS (Parco Locale d'Interesse Sovracomunale) lungo il corso del Medio Olona, il quadro è molto critico, soprattutto per l'elevatissimo livello di cementificazione e consumo di suolo. I dati dell'Autorità di Bacino del fiume Po rilevano, con preoccupazione, che Il 58% dell'intero bacino del fiume Olona, dalle sorgenti sopra Varese all'area Fiera di Milano, è cementificato. 'L'urbanizzazione dei comuni dell'Alto Milanese e del Varesotto è continua e si spinge fino alle rive dei corsi d'acqua, come nel caso di Malnate dove si sta discutendo di realizzare addirittura un outlet commerciale e un nuovo carcere sulle rive del fiume – conclude Di Simine - E' prioritario salvaguardare le aree naturali in cui consentire al fiume di sfogare la violenza delle sue piene, limitando i danni a valle dove, troppo spesso, l'alveo è costretto tra argini artificiali e edifici sorti in area di esondazione: un quadro estremamente allarmante, considerato che L'Olona è il fiume che lambisce anche il sito di Expo 2015'




Ufficio Stampa Operazione Fiumi

Laura Genga tel. 348 2301239

e-mail: operazione_fiumi@legambiente.eu