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lunedì 27 dicembre 2021

OCCHI PUNTATI SUL DEPURATORE DI SANT’ANTONINO TICINO A LONATE POZZOLO

 

COMUNICATO STAMPA

 

OCCHI PUNTATI SUL DEPURATORE DI SANT’ANTONINO
TICINO 
A LONATE POZZOLO

 

Sopralluogo delle associazioni e delle amministrazioni comunali 

organizzato da Alfa Srl, società di gestione del ciclo idrico integrato 

 

Legambiente: “Ci auguriamo sia un nuovo inizio per un impianto problematico da sempre. Continueremo a vigilare sul suo funzionamento”

 


Venerdì 17 Dicembre 2021 - Si è tenuto un sopralluogo presso l'impianto di depurazione di Sant'Antonino Ticino a Lonate Pozzolo (Va). Nato dalla richiesta del Coordinamento Salviamo il Ticino, di cui Legambiente fa parte, e delle amministrazioni del territorio, la visita è stata organizzata dalla società ALFA, gestore unico del Servizio Idrico Integrato della Provincia di Varese, per valutare le migliorie apportate ad un apparato che non ha mai funzionato in modo corretto. Il depuratore di Sant'Antonino, infatti, ha una lunga storia di cattiva gestione. Fino al 2020 la situazione di perenne criticità dell’impianto è stata sancita anche dai monitoraggi di ARPA Lombardia che evidenziavano una continua “non conformità”. 

 

Nonostante gli importanti impegni economici messi in campo negli ultimi decenni da   Regione Lombardia, il depuratore di Sant’Antonino, ancora fino all'anno scorso, non aveva raggiunto la piena operatività, con molte parti dell’impianto non operative o in disuso per mancata manutenzione. Il cambio di passo si è avuto nel novembre 2020 quando a Prealpi Servizi è subentrata Alfa Srl nella conduzione dell'impianto, a seguito dell'acquisizione del ramo idrico d'azienda dal 1° gennaio 2021. 

 

«Questo sopralluogo congiunto speriamo sancisca la fine di un incubo per il territorio – dichiara Lorenzo Baio, vicedirettore di Legambiente Lombardia –. Abbiamo finalmente visto dei risultati concreti nati da una gestione più trasparente e corretta dell'impianto. Sono state messe a sistema sezioni poco o del tutto non operative quali la filtrazione, la dissabbiatura, la disinfezione con acido peracetico e quella di co-defosfatazione con cloruro ferrico e di ozonizzazione. Potenziata tutta la linea fanghi e ripristinata la sezione di sedimentazione finale. Inoltre, sono stati impostati investimenti molto significativi che si avvicinano ai 60 mln di euro e che nei prossimi anni miglioreranno strutturalmente il depuratore».

 

I risultati fin qui ottenuti dal solo cambio di modalità gestionale sono anche certificati dai monitoraggi di ARPA che per la prima volta da tempo immemore, hanno registrato la conformità degli scarichi a fine settembre 2021.  Un risultato non scontato fino all'anno passato.

 

«Finalmente vediamo una luce in fondo al tunnel – spiega Claudio Spreafico del Circolo Legambiente di Turbigo –. A fronte di questi sette anni di tavoli di confronto, i miglioramenti andavano a rilento, erano scarsi e con troppe lacune. Nel frattempo il Canale Industriale, a Nosate, continuava a ricevere scarichi ricchi di schiume. Oggi crediamo che sia davvero iniziato un nuovo corso. Legambiente, insieme al Coordinamento Salviamo il Ticino, che si è da sempre battuta per migliorare l'impianto, manterrà una vigile attenzione».

 

 


Ufficio stampa Legambiente Lombardia 

Silvia Valenti

ufficiostampa@legambientelombardia.it

3498172191

martedì 20 aprile 2021

ANCORA INQUINAMENTI DOVUTI AI REFLUI ZOOTECNICI: QUESTA VOLTA È TOCCATA AL FIUME OGLIO

 

Oggi al Ministero dell'Agricoltura si avvia il dibattito sulla nuova PAC: Legambiente chiede a Regione di intraprendere un Green Deal per la sua politica agricola, perseguendo la sostenibilità dell'allevamento, riducendone l'intensità e qualificando le produzioni.

All'assessore Rolfi: “Per ridurre l'inquinamento sugli allevamenti intensivi della Lombardia è urgente un cambiamento”

 


Milano, 19 Aprile 2021 – La Lombardia è una delle prime regioni zootecniche d'Europa, al terzo posto per produzioni di latte (dopo Bretagna e Irlanda del Sud), e al primo posto in Italia per allevamento di suini, con oltre il 51% del patrimonio suinicolo nazionale concentrato tra le province di Brescia, Bergamo, Cremona e Mantova. La regione non ha abbastanza territorio per produrre i mangimi necessari ai milioni di capi allevati, li deve importare, e soprattutto non ha abbastanza terre per gestire le enormi masse di liquami degli allevamenti, che ormai sono diventate di gran lunga la maggior fonte di inquinamento per le acque e per l'aria di vaste aree del territorio regionale.
Sono ormai nella cronaca quotidiana le notizie relative a sversamenti e inquinamenti di corsi d'acqua. L'ultimo grave episodio ha riguardato il fiume Oglio che, negli scorsi giorni, è stato inquinato dagli scoli causati dalle piogge abbattutesi su campi della zona di Orzinuovi, interessati da spandimenti di liquami. E i controlli dell'ARPA provinciale confermano un disarmante quadro di sistematiche irregolarità.

 

Dati eloquenti sono anche quelli riferiti alle emissioni climalteranti: la quantità eccessiva di nutrienti che arriva al suolo attraverso i liquami animali è molta di più di quella che può essere assimilata dalle piante che vi vengono coltivate, e ciò dà luogo, oltre all'inquinamento delle acque, alla trasformazione dei composti dell'azoto che viene trasformato in protossido d'azoto, un gas serra 350 volte più potente della CO2 e che, insieme al metano prodotto dalla digestione dei bovini, fa sì che la Lombardia, da sola, produca oltre un quarto delle emissioni climalteranti di origine agricola di tutta Italia: circa 8 milioni di tonnellate di CO2eq, secondo i dati di ISPRA. Grazie a ciò, province come quella di Cremona vedono l'agricoltura come prima fonte di emissioni climalteranti, mentre in aree più industriali, come la provincia di Brescia, le emissioni di fonte agrozootecnica seguono a breve distanza quelle da combustioni industriali e da trasporti stradali, e sono molto superiori a quelle dovute al riscaldamento di case e uffici (vd. tabella).

 

"Chiediamo all'assessore regionale Rolfi un drastico cambiamento nelle politiche che investono il settore agrozootecnico. In Lombardia occorre includere la zootecnia nelle politiche necessarie a perseguire gli obiettivi del Green Deal, riducendo fortemente l'intensità di allevamento e, contestualmente, puntando alla qualificazione delle produzioni animali, con obiettivi di aumento delle certificazioni biologiche e di miglioramento progressivo del benessere animale: il tavolo nazionale di partenariato che si apre oggi al MIPAAF per l'attuazione della nuova politica agricola comunitaria è la sede in cui portare la pressante esigenza di ristrutturare e risanare le filiere zootecniche lombarde" dichiara Damiano Di Simine, coordinatore scientifico di Legambiente Lombardia.

 

Emissioni climalteranti della provincia di Brescia, elaborazione su dati INEMAR 2020 riferite all'anno 2017

Fonte

CO2 eq, Kt/anno

Combustioni nell'industria

2961

Trasporto su strada

2800

Agricoltura e zootecnia

2289

riscaldamento edifici

1919

Altre fonti emissive

2083


 


Ufficio stampa Legambiente Lombardia 

Silvia Valenti

ufficiostampa@legambientelombardia.it

3498172191

giovedì 16 luglio 2020

Il monitoraggio della Goletta dei Laghi di Legambiente sulla sponda comasca del Lario

Goletta dei Laghi a Como: il Cosia ancora "fortemente inquinato"


                                          
Como, 16 luglio 2020



Dei quattro punti monitorati uno risulta fortemente inquinati e tre entro i limiti.
I dati sulle microplastiche

Legambiente: “Anche quest’anno si riconferma la foce del torrente Cosia punto di contaminazione batterica. Una situazione cronicizzata che deve essere affrontata con urgenza”

Qui la mappa interattiva del monitoraggio, con i punti di campionamento e i risultati delle analisi

Sono stati dieci i punti monitorati quest’anno dalla Goletta dei Laghi nelle acque del Lario e sottoposti ad analisi microbiologiche. Quattro di questi si trovano sulla sponda comasca. I risultati indicano un punto fortemente inquinato, mentre i restanti tre entro i limiti.
Nel mirino ci sono sempre canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento microbiologico, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva nei laghi.

È questa, in sintesi, la fotografia scattata nella seconda tappa lombarda lungo le sponde del Lago di Como da un team di tecnici e volontari di Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute dei bacini lacustri italiani. A parlarne, nel corso di una doppia conferenza stampa tenutasi stamane a Como, e Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia e Enzo Tiso, circolo Legambiente Como.

“Con le analisi della Goletta dei Laghi vogliamo mettere in luce situazioni critiche che sfuggono ai controlli tradizionali - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. Anche quest’anno sono le foci dei fiumi e dei torrenti, gli scarichi e le canalizzazioni che sboccano a lago i veicoli principali di contaminazione batterica di origine fecale, dovuta spesso all’insufficiente depurazione degli scarichi civili. Situazioni spesso cronicizzate che devono essere affrontare con urgenza, per garantire che la qualità dell’acqua sia all’altezza degli standard imposti dalle Direttive Europee e delle aspettative di residenti e turisti. Se vogliamo preservare i nostri laghi, l'azione delle amministrazioni e dei cittadini deve andare nella stessa direzione, ossia verso una migliore efficienza degli impianti di depurazione, e una maggiore diffusione di stili di vita più sostenibili”.
Nel rispetto delle restrizioni per il distanziamento fisico imposte dalla pandemia, la 15esima edizione di Goletta dei Laghi quest’anno sta vivendo di una formula inedita all'insegna della partecipazione attiva dei cittadini, con più spazio a citizen science e territorialità. La missione di Goletta dei Laghi resta però sempre quella di non abbassare la guardia sulla qualità delle acque e rilevare le principali fonti di criticità per gli ecosistemi lacustri: gli scarichi non depurati e inquinanti, la cementificazione delle coste, la captazione delle acque, l’incuria e l’emergenza rifiuti, in particolare l’invasione della plastica, che non riguarda soltanto mari e oceani, ma anche fiumi e laghi.

Partner di Goletta dei laghi 2020 sono CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, e Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Media partner della campagna è invece La Nuova ecologia.

I DETTAGLI DELLE ANALISI MICROBIOLOGICHE SUL LARIO

È bene ricordare che il monitoraggio di Legambiente non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi per porre rimedio all’inquinamento dei nostri laghi, prendendo prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. Foci di fiumi e torrenti, scarichi e piccoli canali che spesso troviamo lungo le sponde dei nostri laghi, rappresentano i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali che, attraverso i corsi d’acqua, arrivano nei bacini lacustri. Il monitoraggio delle acque in questi due laghi lombardi è stato eseguito gli scorsi 6 e 7 luglio dai volontari dell’associazione.

I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo. Le analisi per la sponda comasca sono state eseguite dal laboratorio Servizio Ambiente di Gallarate.

Sulla sponda comasca torna ad essere “fortemente inquinato” il punto alla foce del torrente Cosia in località Giardini a Lago nel Comune di Como, mentre sono risultati dentro i limiti di legge gli altri punti.

“Preoccupa  ancora lo scarico del torrente Cosia a Como, ai Giardini a Lago nel primo bacino”  dichiara Enzo Tiso del Circolo Legambiente di Como. “Le elevate concentrazioni di inquinanti di origine fognaria rilevate - continua Tiso - non rappresentano sicuramente un fenomeno occasionale considerate le frequenti segnalazioni di schiume, colorazioni anomale o rifiuti nell’alveo del torrente, sia presso la foce dopo l’immissione delle acque del depuratore  sia nel tratto più a monte compreso il corso del suo affluente che percorre la  Valmulini. Recentemente nel primo bacino sono state segnalate morie di pesci, facendo ipotizzare un inquinamento anche di natura chimica. Le fognature della città di Como, notoriamente soggette a guasti e rotture, sono ancora a gestione comunale. Ci auguriamo che si giunga presto ad una gestione unica del sistema fognario cittadino e del depuratore, ancora in carico a Como Depur, per mettere a punto una seria e tempestiva azione di risanamento e ammodernamento degli impianti, per migliorare la qualità delle acque, non solo visiva, di questa importante e frequentatissima porzione di lago”.

I prelievi e le analisi di Goletta dei Laghi vengono eseguiti da tecnici e volontari di Legambiente. L'ufficio scientifico dell'associazione si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento, individuando laboratori certificati sul territorio. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero fino al momento dell’analisi, che avviene lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli).
LEGENDA
Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:
INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 500 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1000 UFC/100ml
FORTEMENTE INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 1000 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 2000 UFC/100ml

Anche per l’edizione 2020 il CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, affianca, in qualità di partner principale, le campagne estive di Legambiente, Goletta dei Laghi e Goletta Verde. Nel 2019 il CONOU ha provveduto in Lombardia alla raccolta di 44.562 tonnellate di olio lubrificante usato. L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che, se smaltito impropriamente, può determinare gravi effetti inquinanti. Se gestito e rigenerato correttamente, può divenire una risorsa preziosa che torna a nuova vita sotto forma di basi lubrificanti.
«Preservare l’integrità degli ecosistemi acquatici è un obiettivo centrale per il CONOU, impegnato da 36 anni ad evitare che un rifiuto pericoloso come l’olio lubrificante usato possa danneggiare i nostri mari e laghi. Basti pensare che, dall’inizio della sua attività, il Consorzio ha salvato dall’inquinamento una superficie grande due volte il mar Mediterraneodichiara Paolo Tomasi, Presidente del CONOU.

Dopo la tappa sul Lario, il viaggio di Goletta dei Laghi in Lombardia continuerà dal 17 al 21 sul Lago d’Iseo e dal 22 al 27 su quello di Garda.

IL MONITORAGGIO RELATIVO ALLE MICROPLASTICHE

Per il quinto anno consecutivo, grazie alla collaborazione con ENEA e IRSA/CNR, è stata monitorata anche la presenza di microplastiche nelle acque dei laghi. Dallo scorso anno è stato introdotto anche il campionamento in colonna d’acqua, per stimare la presenza di microplastiche fino a 50 m di profondità. Nel Lario sono stati prelevati nel 2019, 9 campioni in 6 aree del lago (3 punti con replica). La media rilevata è pari a 392.038 particelle per chilometro quadrato di superficie. In colonna d’acqua è stato rilevato un dato medio di 0,51 particelle per metro cubo di acqua filtrata.
Inoltre tre laghi – Garda, Trasimeno e Bracciano – saranno al centro del progetto Blue Lakes che ha l’obiettivo di prevenire e ridurre l’inquinamento da microplastiche nei laghi, coinvolgendo partner scientifici, associazioni, autorità competenti e istituzioni. Il partenariato è coordinato da Legambiente e completato da Arpa Umbria, Autorità di Bacino dell’Appennino Centrale, Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), Università Politecnica delle Marche, Global Nature Fund e Fondazione Internazionale del Lago di Costanza in Germania.

Il programma della Goletta sul Lario

18 luglio | Lecco, spiaggia del Moregallo (ultima spiaggia dopo il bar "Rapa Nui”)
Ore 15 | FUORI TAPPA ore 15.00 - “Clean up della spiaggia”
Ore 16 | FUORI TAPPA ore 16.00 - Big Jump: grande tuffo nelle acque del lago


______



Ufficio Stampa Goletta dei Laghi 2020
Alessandro Tettamanti| +39 348 3156116 | golettadeilaghi@legambiente.it
Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Chiara Frangi| +39 347 6592784 | ufficiostampa@legambientelombardia.it
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Il monitoraggio della Goletta dei Laghi di Legambiente sulla sponda lecchese del Lario

Lecco, 16 luglio 2020


Dei sei punti monitorati due risultano fortemente inquinati
e due inquinati. I rimanenti entro i limiti.

I dati sulle microplastiche

Legambiente: “Anche quest’anno sono le foci dei fiumi e dei torrenti, gli scarichi e le canalizzazioni i veicoli principali di contaminazione batterica. Situazioni spesso cronicizzate che devono essere affrontare con urgenza”

Qui la mappa interattiva del monitoraggio, con i punti di campionamento e i risultati delle analisi

Sono stati dieci i punti monitorati quest’anno dalla Goletta dei Laghi nelle acque del Lario e sottoposti ad analisi microbiologiche. Sei i punti monitorati sulla sponda lecchese, di cui due sono risultati inquinati e due fortemente inquinati. Solo due risultati entro i limiti di legge.
Nel mirino ci sono sempre canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento microbiologico, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva nei laghi.

È questa, in sintesi, la fotografia scattata nella seconda tappa lombarda lungo le sponde del Lario da un team di tecnici e volontari di Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute dei bacini lacustri italiani. A parlarne, nel corso di una conferenza stampa tenutasi stamane a Lecco, Damiano Di Simine, responsabile scientifico Legambiente Lombardia, Costanza Panella, coordinatrice dei circoli del lecchese e presidente circolo Bellano e Laura Todde, presidente circolo Lecco.

“Con le analisi della Goletta dei Laghi vogliamo mettere in luce situazioni critiche che sfuggono ai controlli tradizionali - dichiara Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia - anche quest'anno sono le foci dei fiumi e torrenti, gli scarichi e le canalizzazioni che sboccano a lago i veicoli principali di contaminazione batterica di origine fecale, dovuta spesso all’insufficiente depurazione degli scarichi civili. Situazioni spesso cronicizzate che devono essere affrontate con urgenza,  per garantire che la qualità dell'acqua sia all'altezza degli standard imposti dalle Direttive Europe e delle aspettative di residenti e turisti"

Nel rispetto delle restrizioni per il distanziamento fisico imposte dalla pandemia, la 15esima edizione di Goletta dei Laghi quest’anno sta vivendo di una formula inedita all'insegna della partecipazione attiva dei cittadini, con più spazio a citizen science e territorialità. La missione di Goletta dei Laghi resta però sempre quella di non abbassare la guardia sulla qualità delle acque e rilevare le principali fonti di criticità per gli ecosistemi lacustri: gli scarichi non depurati e inquinanti, la cementificazione delle coste, la captazione delle acque, l’incuria e l’emergenza rifiuti, in particolare l’invasione della plastica, che non riguarda soltanto mari e oceani, ma anche fiumi e laghi.

Partner di Goletta dei laghi 2020 sono CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, e Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Media partner della campagna è invece La Nuova ecologia.

I DETTAGLI DELLE ANALISI MICROBIOLOGICHE SUL LARIO

È bene ricordare che il monitoraggio di Legambiente non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi per porre rimedio all’inquinamento dei nostri laghi, prendendo prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. Foci di fiumi e torrenti, scarichi e piccoli canali che spesso troviamo lungo le sponde dei nostri laghi, rappresentano i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali che, attraverso i corsi d’acqua, arrivano nei bacini lacustri. Il monitoraggio delle acque in questi due laghi lombardi è stato eseguito gli scorsi 6 e 7 luglio dai volontari dell’associazione.

I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo. Le analisi per la sponda lecchese sono state eseguite dal laboratorio dell’Università Bicocca Fem 2.

Sulla sponda lecchese sono due i punti giudicati “fortemente inquinati” sulla base dei dati raccolti: la foce del torrente Caldone, sul lungolago nel comune di Lecco, e la foce del torrente Meria, nel comune di Mandello del Lario.
“Inquinati” risultano la foce del torrente Inganna nel comune di Colico e foce del torrente Gallavesa nel comune di Vercurago, mentre i prelievi alla foce del fiume Adda (Colico) e dell’Esino (Perledo) sono risultati entro i limiti.
Da segnalare il fatto che alla foce del Torrente Meria, risultato “fortemente inquinato”, è permessa la balneazione, secondo il portale acque del ministero della salute.

"I risultati delle analisi sul ramo di Lecco segnalano un passo indietro rispetto allo scorso anno - dichiara Costanza Panella, coordinatrice dei circoli Legambiente del lecchese – messi a confronto con i dati storici, confermano innanzitutto la necessità di intervenire in modo efficace sugli scarichi nel fiume Caldone a Lecco, la cui foce è risultata fortemente inquinata per sette anni consecutivi, ed evidenziano che la depurazione è ancora lontana dal raggiungere un livello soddisfacente sulla foce del fiume Meria a Mandello del Lario, del torrente Inganna a Colico, dell’Esino a Perledo, del Gallavesa a Vercurago”
"Nonostante gli importanti lavori di efficientamento e ricognizioni fatte da Lario Reti Holding, persistono situazioni di acque che risultano inquinate dal punto di vista microbiologico, come quelle del Torrente Caldone che attraversa la città - dichiara Laura Todde, presidente del Circolo di Lecco -. Con l'attività di monitoraggio ci pare si sia imboccata la giusta direzione verso un percorso che ci auguriamo proceda spedito per il risanamento complessivo delle acque che entrano nel lago. Da parte nostra, continuiamo invece nell'opera di informazione e coinvolgimento dei cittadini attraverso le attività di pulizia delle spiagge e di catalogazione dei rifiuti che vedono protagonista il Circolo durante tutto il mese di luglio. Un impegno che abbiamo assunto per provare ad accendere i riflettori su un altro tipo di inquinamento, in particolare da plastiche, non meno grave di quello legato alla qualità delle acque"
I prelievi e le analisi di Goletta dei Laghi vengono eseguiti da tecnici e volontari di Legambiente. L'ufficio scientifico dell'associazione si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento, individuando laboratori certificati sul territorio. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero fino al momento dell’analisi, che avviene lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli). 
LEGENDA
Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:
INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 500 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1000 UFC/100ml
FORTEMENTE INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 1000 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 2000 UFC/100ml

Anche per l’edizione 2020 il CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, affianca, in qualità di partner principale, le campagne estive di Legambiente, Goletta dei Laghi e Goletta Verde. Nel 2019 il CONOU ha provveduto in Lombardia alla raccolta di 44.562 tonnellate di olio lubrificante usato. L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che, se smaltito impropriamente, può determinare gravi effetti inquinanti. Se gestito e rigenerato correttamente, può divenire una risorsa preziosa che torna a nuova vita sotto forma di basi lubrificanti.
«Preservare l’integrità degli ecosistemi acquatici è un obiettivo centrale per il CONOU, impegnato da 36 anni ad evitare che un rifiuto pericoloso come l’olio lubrificante usato possa danneggiare i nostri mari e laghi. Basti pensare che, dall’inizio della sua attività, il Consorzio ha salvato dall’inquinamento una superficie grande due volte il mar Mediterraneodichiara Paolo Tomasi, Presidente del CONOU.

Dopo la tappa sul Lario, il viaggio di Goletta dei Laghi in Lombardia continuerà dal 17 al 21 sul Lago d’Iseo e dal 22 al 27 su quello di Garda.

IL MONITORAGGIO RELATIVO ALLE MICROPLASTICHE

Per il quinto anno consecutivo, grazie alla collaborazione con ENEA e IRSA/CNR, è stata monitorata anche la presenza di microplastiche nelle acque dei laghi. Dallo scorso anno è stato introdotto anche il campionamento in colonna d’acqua, per stimare la presenza di microplastiche fino a 50 m di profondità. Nel Lario (lago di Como) sono stati prelevati nel 2019, 9 campioni in 6 aree del lago (3 punti con replica). La media rilevata è pari a 392.038 particelle per chilometro quadrato di superficie. In colonna d’acqua è stato rilevato un dato medio di 0,51 particelle per metro cubo di acqua filtrata.
Inoltre tre laghi – Garda, Trasimeno e Bracciano – saranno al centro del progetto Blue Lakes che ha l’obiettivo di prevenire e ridurre l’inquinamento da microplastiche nei laghi, coinvolgendo partner scientifici, associazioni, autorità competenti e istituzioni. Il partenariato è coordinato da Legambiente e completato da Arpa Umbria, Autorità di Bacino dell’Appennino Centrale, Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), Università Politecnica delle Marche, Global Nature Fund e Fondazione Internazionale del Lago di Costanza in Germania.

 
Il programma della Goletta sul Lario

18 luglio | Lecco, spiaggia del Moregallo (ultima spiaggia dopo il bar "Rapa Nui”)
Ore 15 | FUORI TAPPA ore 15.00 - “Clean up della spiaggia”
Ore 16 | FUORI TAPPA ore 16.00 - Big Jump: grande tuffo nelle acque del lago


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Ufficio Stampa Goletta dei Laghi 2020
Alessandro Tettamanti| +39 348 3156116 | golettadeilaghi@legambiente.it
Ufficio Stampa Legambiente Lombardia

Chiara Frangi| +39 347 6592784 | ufficiostampalombardia@legambiente.it

mercoledì 15 maggio 2019

INCHIESTA SU CORRUZIONE IN PROVINCIA DI VARESE: OCCHI PUNTATI SUL DEPURATORE DI SANT’ANTONINO

Milano, 15 Maggio 2019            Comunicato stampa

                                                                                 
Legambiente: “Da anni denunciamo le gravi condizioni delle acque e l’inerzia nella gestione della depurazione. Serve un drastico cambiamento, a partire dall’azzeramento dei vertici delle aziende coinvolte”

Le acque in provincia di Varese sono sempre più torbide e non solo per gli evidenti problemi di inquinamento e mancata depurazione, ma anche per la lunga mano del malaffare che per anni si è protesa sulla gestione del ciclo dell’acqua nel territorio e che, come si sta dimostrando, ha manovrato illecitamente appalti, assegnazioni e amministrazione di impianti. Quanto sta emergendo nell’inchiesta condotta dalla Dda della Procura di Milano, infatti, ha portato alla luce un sistema di affari afferente a Caianiello che ruota anche intorno ad Alfa srl, il gestore unico del Servizio Idrico integrato che serve l’intera provincia di Varese. Nei giorni scorsi Giuseppe Filoni, presidente della società Tutela Ambientale Arno Rile Tenore indagato per abuso d’ufficio, si è presentato spontaneamente dai magistrati per collaborare all’inchiesta, nelle carte compare anche il depuratore di Sant’Antonino di Lonate Pozzolo, sul quale gli occhi di Legambiente sono puntati da anni. 

«È un sistema malato da troppo tempo – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. Abbiamo più volte denunciato che la situazione di inquinamento e di inerzia degli enti che avrebbero dovuto gestire la depurazione fosse grave. Oggi è chiaro che una delle cause sia l’intricato sistema corruttivo che per decenni ha controllato tutto quanto ruotasse intorno al ciclo dell’acqua. Che fiducia possono avere oggi i cittadini varesotti nei confronti di chi avrebbe dovuto tutelare questa risorsa vitale? È necessario ora un drastico cambiamento, quindi, a partire dall’azzeramento dei vertici delle aziende coinvolte».

Già nell’aprile del 2016 l’associazione aveva presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio (VA) per denunciare schiume molto più evidenti del normale nel tratto del fiume Olona tra Fagnano Olona e Solbiate Olona. Un evento purtroppo ricorrente, ma che si era acutizzato nel periodo tra il 13 e il 24 aprile. Non da meno la condizione in cui versano i depuratori di Olgiate Olona e Gornate Olona, con problemi irrisolti e malfunzionamenti da troppo tempo.

Sempre sul fronte depuratori, il 17 Luglio 2017 Legambiente Lombardia si era inoltre costituita parte lesa nel procedimento penale relativo all’inquinamento idrico nei pressi del depuratore Sant’Antonino, inchiesta però in seguito archiviata per l’impossibilità di individuare i responsabili del reato. Oltre all’impianto vero e proprio, Legambiente, insieme ad altre associazioni locali, aveva messo in luce l’abbandono decennale delle vasche di accumulo e dispersione, a presidio delle acque di sfioro del sistema di fognatura e collettamento al depuratore Sant’Antonino, ma posizionate in località Borsano (Busto Arsizio). Tali manufatti, costati decine di milioni alla collettività, congiuntamente alle opere di collettamento e depurazione, avevano lo scopo di liberare i terreni interessati dai reflui provenienti dalla fognatura del comune di Busto Arsizio, che, in occasione di eventi meteorici allagavano le aree in località Borsano.

La lunga storia di problemi legati al depuratore di Lonate Pozzolo registra decenni di sprechi di risorse pubbliche e inefficienze: successivamente al collaudo avvenuto nell’anno 2000, le vasche rimasero prive di gestione e manutenzione e ciò ha comportato un graduale degrado generale dell’impianto, con conseguente perdita della loro funzionalità, tanto che Regione Lombardia aveva dovuto finanziare la loro riqualificazione nel 2008 con una spesa di un milione e 500mila euro, senza però risolvere la questione della gestione. Da novembre 2016 Regione deliberò la cessione al Comune di Busto Arsizio delle opere realizzate da Regione stessa, senza che di fatto cambiasse nulla.

«La quota di scarichi illegali è importante, ma sempre più marginale – spiega Lorenzo Baio, responsabile del settore Acqua di Legambiente Lombardia – la pressione derivante dalle acque trattate dai depuratori determina invece effetti sempre più rilevanti, rendendo fondamentale l’attività sistematica di manutenzione e adeguamento degli impianti di depurazione di tutto il bacino. I dati Arpa confermano per il 2018 le scarse prestazioni di 12 dei 47 depuratori presenti nel Bacino Lambro-Seveso-Olona. La Lombardia è già cronicamente in ritardo rispetto agli obblighi imposti dalla Direttiva Acque 2000/60, nata per impedire il deterioramento dello stato dei corpi idrici dell’Unione europea, che ha già subìto una proroga al 2021 o 2027 rispetto alla precedente scadenza al 2015 per il raggiungimento dello stato ecologico buono dei corsi d’acqua e rischia, così, pesanti sanzioni».

Uscire da questo groviglio di competenze e inefficienze è ora fondamentale secondo Legambiente, per ridare qualità e dignità alle acque della provincia di Varese, togliendo quella patina di opacità che sta generando troppi danni a carico dell'ambiente.


Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Silvia Valenti
Mob. 3498172191

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