martedì 4 maggio 2010

Usa, piattaforma esplosa Il petrolio verso le coste


Greggio su 1.500 km. «Disastro ambientale»

TUCSON - Trentadue navi, quattro robot sottomarini e aerei speciali. È una vera Armada quella mobilitata per evitare il disastro ambientale al largo della Louisiana. Dalla piattaforma della Bp esplosa martedì ed affondata giovedì escono mille barili di greggio al giorno. Una gigantesca marea nera cresciuta, nelle ultime ore, del 50 per cento: le valutazioni dei tecnici ritengono che copra ormai un' area di 1.500 chilometri quadrati. Una macchia che si sposta - dicono le vedette - verso nord e che potrebbe arrivare sulle spiagge entro 3 giorni. I rischi di inquinamento riguardano le coste di Florida, Louisiana e Mississippi. In particolare la marea potrebbe creare danni irreparabili ad una zona già colpita in modo severo dall' uragano Katrina. E' in pericolo, tra gli altri, l' arcipelago della Chandeleurs, a soli trenta chilometri dal punto del disastro, così come una vasta regione che accoglie delfini, gamberi e aree dove trovano ospitalità molte specie di uccelli e alligatori. Senza contare l' impatto per le località turistiche si affacciano sul Golfo del Messico. Costruita nel 2001 per conto della società svizzera Transocean e usata dalla British Petroleum, la piattaforma è stata messa fuori uso da una potente deflagrazione che ha causato un incendio e la morte di 11 operai, oltre al ferimento di altri 17. Successivamente l' enorme struttura - lunga 132 metri e in grado di estrarre 90 mila litri di petrolio al giorno - è colata a picco. Ma i responsabili hanno sostenuto che non vi sarebbero stati pericoli per l' ambiente. Un' affermazione smentita in modo drammatico. A causa di «fratture» prodottosi nelle tubature, il petrolio ha iniziato a diffondersi in modo rapido e la macchia si è ampliata.

L' attacco alla piattaforma avviene su tre livelli. In superficie opera una flottiglia di battelli della Guardia costiera che con barriere e solventi svolgono una funzione di contenimento. Dall' alto, l' onda nera viene «bombardata» da aerei che lanciano liquidi speciali. Più delicata ed importante la missione affidata a dei robot sottomarini: devono saldare un «buco» in una condotta a 1500 metri di profondità. Ma se falliranno l' impatto sarà terribile. Senza contare le polemiche politiche visto che il presidente Obama vuole rilanciare le trivellazioni petrolifere nel Golfo del Messico e in Atlantico. Gli esperti sottolineano che è necessario contenere la marea in queste ore e poi aggredirla con i detergenti. Con il passare del tempo il petrolio subirà delle modificazioni chimiche che renderanno più complesso - se non impossibile - un intervento. E difficoltà impreviste sono emerse durante il fine settimana quando le pessime condizioni climatiche hanno ostacolato il compito delle squadre di soccorso. Dalla Louisiana alla Florida si prega e si lavora per evitare il disastro. Guido Olimpio RIPRODUZIONE RISERVATA rogo nell' impianto Il precedente Il 6 luglio del 1998 la piattaforma petrolifera Piper Alpha, operante nel Mare del Nord a circa 200 chilometri da Aberdeen in Scozia, si incendiò a causa di una notevole fuga di gas. I morti furono 167. Lo studio Marsh, sulle tragedie nel settore degli idrocarburi, la considera la peggiore degli ultimi 40 anni. Dopo Piper Alpha, le compagnie decisero di cambiare gli standard di sicurezza delle piattaforme

Fonte: Olimpio Guido (27 aprile 2010) - Corriere della Sera

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