giovedì 3 dicembre 2015

Il consumo di suolo in Italia e le nuove sfide europee: presentato a Milano il 5° rapporto del Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo



LEGAMBIENTE      INU      DASTU Politecnico di Milano                            2015 -  Anno Internazionale dei Suoli

“Il suolo è un alleato nella sfida globale contro il cambiamento climatico, grazie ai servizi che esso è in grado di erogare se tutelato e ben gestito”

Parte da Milano PEOPLE4SOIL, campagna europea per il suolo bene comune

Il suolo è il principale 'serbatoio' per lo stoccaggio di carbonio: nel sottile strato di suoli fertili del pianeta è infatti custodita, in forma di sostanza organica, l'immensità di 1500 miliardi di tonnellate di carbonio, equivalente a 5500 miliardi di tonnellate di CO2, circa il doppio di quella contenuta nell'atmosfera terrestre. Una quantità di carbonio che viene accumulata oppure dispersa, migliorando o peggiorando il bilancio delle emissioni climalteranti: dipende anche da come vengono gestiti e conservati i suoli. Non solo il consumo di suolo, ma anche l'agricoltura intensiva può ridurre il contenuto di sostanza organica dei suoli, mentre le foreste, il pascolo estensivo e le tecniche di agricoltura sostenibile sono in grado di conservare ed aumentare il carbonio nei suoli, sottraendolo all'atmosfera. E' questo solo uno degli esempi di 'servizi ecosistemici' del suolo: per avere un'idea degli effetti della cattiva gestione dei suoli, il rilascio dello 0,1% del carbonio contenuto nei suoli europei equivale alle emissioni annuali prodotte da ben 100 milioni di auto. “In un momento di attenzione internazionale verso la sfida climatica, ci pare essenziale richiamare il ruolo chiave del suolo, sia per neutralizzare una parte delle emissioni di gas climalteranti, sia per le funzioni fondamentali per l'adattamento delle città e del territorio ai mutati equilibri climatici, come la prevenzione dei danni legati a eventi alluvionali o a siccità” è quanto ha dichiarato Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia
Il tema dei servizi ecosistemici del suolo costituisce il perno della 5a edizione del Rapporto sul Consumo di Suolo, che anche quest'anno viene pubblicato grazie alla collaborazione tra Istituto Nazionale di Urbanistica, Legambiente e Politecnico di Milano, presentato oggi a Milano alla vigilia delle celebrazioni per l'annuale Giornata Mondiale dei Suoli del 5 dicembre. Al centro delle attenzioni dei curatori del rapporto, che raccoglie contributi di oltre 70 ricercatori di tutta Italia, c'è come sempre il tema delle espansioni urbane che determinano consumo di suolo. Ma nel 2015 - Anno internazionale dei Suoli, proclamato dalle Nazioni Unite - si è prestata attenzione anche ai fenomeni che contribuiscono al degrado e alla compromissione delle funzioni del suolo, a partire dall'erosione che vede nell'Italia il Paese Europeo che maggiormente ne soffre. Uno studio recente della CE ha infatti stimato che in tutta Europa ogni anno i campi coltivati perdano 970 milioni di tonnellate di suolo, dilavato dalla pioggia e dagli agenti atmosferici soprattutto a causa di pratiche agricole non appropriate. Ma per l'Italia l'erosione di suoli avviene con velocità 4 volte superiori rispetto alla media europea, e 7 volte superiori alla velocità con cui i processi naturali generano nuovo suolo. Un bilancio negativo che fa sì che 'scompaiano' letteralmente dai campi coltivati 200 milioni di tonnellate di suolo all'anno: è come se ogni anno questo suolo venisse caricato da una colonna di TIR lunga oltre 100.000 km. Un danno irreversibile per la fertilità dei campi coltivati, che richiede una revisione delle tecniche agricole, specie nei territori collinari.
“L'analisi dei servizi ecosistemici legati alle variazioni d'uso del suolo indica chiaramente che il depauperamento del suolo implica esponenziali riduzioni delle funzioni ecologiche di supporto, mantenimento ed approvvigionamento di materie prime, prima di tutto alimentari” spiegano Silvia Ronchi e Stefano Salata, ricercatori del Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo presso i Politecnici di Milano e Torino. “Per fermare il consumo di suolo servono politiche integrate alle diverse scale, dal livello locale a quello nazionale e comunitario, che partano dalla consapevolezza che il suolo è una risorsa limitata e non riproducibile, da cui la nostra società non può prescindere”.
I dati elaborati su base nazionale da ISPRA informano che ogni giorno vengono 'consumati' da urbanizzazioni e infrastrutture 55 ettari di suolo. Si tratta soprattutto dei suoli delle pianure e delle aree costiere, con una perdita secca non solo di paesaggi, ma anche di potenzialità produttive agricole. Le forme assunte dal consumo di suolo portano inoltre a riduzione e frammentazione degli ambienti naturali più rari e preziosi, quali quelli delle foreste planiziali, delle zone umide, delle pertinenze di corpi idrici terrestri e costieri. La cementificazione di quei suoli determina la perdita di capacità depurativa di acqua e aria, di accumulo e drenaggio di acque piovane, di trattamento e filtrazione delle sostanze tossiche, di regolazione climatica nelle città dove sempre più preoccupano fenomeni come quello delle cosiddette 'isole di calore urbane' accompagnate a severe condizioni di malessere.
“I dati raccolti dal rapporto ci ricordano che la tutela e la protezione del suolo dai processi di antropizzazione è ancora una sfida aperta – commenta Andrea Arcidiacono, esponente INU e docente del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano - Il fenomeno del consumo di suolo non rallenta e l'assenza di norme efficaci nel governo sostenibile della risorsa non facilita il compito di limitare, mitigare e compensare i consumi di suolo. Certamente il tema del suolo è entrato nell'agenda di Stato e Regioni, ma è ancora lontana la diffusione di un sistema strutturato della conoscenza che aiuti a governare gli usi del suolo alla scala locale.”
A fronte di una rincorsa di proposte legislative che dimostrano forti incongruenze, permane un allarme circa le previsioni di trasformazione contenute negli strumenti urbanistici locali, nella cui 'pancia' giacciono potenzialità edificatorie addirittura superiori a quelle avvenute negli ultimi anni, e destinate ad incidere su aree libere ad elevata qualità ambientale. E' un problema nazionale, di cui come sempre la Lombardia rappresenta la punta dell'iceberg: nonostante la crisi immobiliare, infatti, dal 2007 al 2012 l'emorragia di suoli lombardi coperti di cemento e asfalto è continuata al ritmo di 3000 ettari l'anno, ma il dato più allarmante è nelle previsioni dei piani di governo del territorio, che contemplano potenzialità edificatorie per 54.000 ettari di suoli, soprattutto agricoli: molto più di quanto perso nel decennio trascorso.
Proprio la mancanza di una direttiva europea sul suolo è l'aspetto su cui sempre più osservatori puntano la loro attenzione: ed infatti l'iniziativa odierna ha anche informato circa l'imminente lancio di una campagna europea, PEOPLE 4 SOIL, partita da Milano con il sostegno di Fondazione Cariplo, ma che già accoglie l'adesione di 140 organizzazioni di quasi tutti i Paesi, finalizzata a chiedere ai leader europei una direttiva quadro sui suoli, che diventi strumento giuridicamente vincolante per preservare il suolo e i suoi servizi ecologici, e che stabilisca un riconoscimento del suolo come bene comune: “l'Unione Europea deve dotarsi di un approccio solido e basato su principi condivisi di protezione dei suoli, sviluppando regole comuni e vincolanti per tutti gli Stati Membri, analogamente a quanto già fatto per la tutela delle acque, della qualità dell'aria e della biodiversità. Diversamente sarà difficile arginare la perdita e il degrado della risorsa naturale più preziosa del continente” dichiara Damiano Di Simine, coordinatore italiano della campagna.
L'ufficio stampa di Legambiente Lombardia, 02 87386480

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