"Sulla sua pelle scorreva acqua quasi a coprirlo come una veste intangibile e fresca".
mercoledì 23 dicembre 2015
Depuratore di San Rocco: cantiere pronto, via ai lavori
“Il cantiere che cambia il quartiere”, questo lo slogan dei lavori al
depuuratore. Niente più miasmi a San Rocco. Un anno e quegli odori
saranno solo un ricordo.
Il cantiere di Brianzacque che ripulirà l’aria di S. Rocco dal terribile odore che fuoriesce dal depuratore è attivo: tra un anno potrebbe già esserci il termine dei lavori.
Inaugurato ieri, 19 dicembre, con un Open Day presso la sede di BrianzAcque di Via del Mulino, “il cantiere che cambia il quartiere” è partito. Vi avevamo già parlato di costi ed impatto dei lavori nel nostro articolo (clicca qui per leggerlo). Presente anche Roberto Scanagatti, sindaco di Monza, che si è detto soddisfatto del progetto e della decisione di aprire le porte ai cittadini e ha spiegato: “Credo che sia molto rilevante che i cittadini possano essere qui, non solo per toccare con mano dove saranno fatti i lavori, ma anche per avere una spiegazione concreta di come sarà speso il denaro pubblico”.
“L’Open day è solo l’inizio di un’operazione che sarà condotta nella massima trasparenza, tenendo costantemente informata la cittadinanza. Abbiamo infatti deciso di installare due postazioni count down, una al quartiere San Rocco, l’altra a BrianzAcque sul luogo dei cantieri, che misureranno la nostra efficienza nel rispettare i tempi di avanzamento e di realizzazione dei lavori” ha dichiarato con grande soddisfazione Enrico Boerci, presidente di BrianzAcque. Sì, perchè rispetto alla vecchia proposta di progetto, la maggior parte dei lavori sarà conclusa entro la fine del 2016.
Dopo una prima presentazione fatta dall’ingegnere di BrianzAcque Ludovico Mariani (#video 1), i numerosi cittadini presenti all’inaugurazione si sono spostati verso il cantiere sulle vasche che causano l’odore, all’interno dei cancelli di BrianzAcque lungo viale Enrico Fermi, dove hanno potuto constatare la sua attività che non ha lasciato dubbi: il cantiere è partito. A seguire, il gruppo si è spostato all’interno degli edifici, dove ha potuto vedere più in dettaglio i macchinari da cui provengono i miasmi.
L’incontro è terminato con un brindisi tra Roberto Scanagatti e Enrico Boerci che ha sancito ufficialmente l’avvio dei lavori per risolvere un problema che da anni aspetta il suo turno: niente vino per il cin-cin, solo l’acqua di BrianzAcque.
Guarda i video
Fonte: MB On line
Il cantiere di Brianzacque che ripulirà l’aria di S. Rocco dal terribile odore che fuoriesce dal depuratore è attivo: tra un anno potrebbe già esserci il termine dei lavori.
Inaugurato ieri, 19 dicembre, con un Open Day presso la sede di BrianzAcque di Via del Mulino, “il cantiere che cambia il quartiere” è partito. Vi avevamo già parlato di costi ed impatto dei lavori nel nostro articolo (clicca qui per leggerlo). Presente anche Roberto Scanagatti, sindaco di Monza, che si è detto soddisfatto del progetto e della decisione di aprire le porte ai cittadini e ha spiegato: “Credo che sia molto rilevante che i cittadini possano essere qui, non solo per toccare con mano dove saranno fatti i lavori, ma anche per avere una spiegazione concreta di come sarà speso il denaro pubblico”.
“L’Open day è solo l’inizio di un’operazione che sarà condotta nella massima trasparenza, tenendo costantemente informata la cittadinanza. Abbiamo infatti deciso di installare due postazioni count down, una al quartiere San Rocco, l’altra a BrianzAcque sul luogo dei cantieri, che misureranno la nostra efficienza nel rispettare i tempi di avanzamento e di realizzazione dei lavori” ha dichiarato con grande soddisfazione Enrico Boerci, presidente di BrianzAcque. Sì, perchè rispetto alla vecchia proposta di progetto, la maggior parte dei lavori sarà conclusa entro la fine del 2016.
Dopo una prima presentazione fatta dall’ingegnere di BrianzAcque Ludovico Mariani (#video 1), i numerosi cittadini presenti all’inaugurazione si sono spostati verso il cantiere sulle vasche che causano l’odore, all’interno dei cancelli di BrianzAcque lungo viale Enrico Fermi, dove hanno potuto constatare la sua attività che non ha lasciato dubbi: il cantiere è partito. A seguire, il gruppo si è spostato all’interno degli edifici, dove ha potuto vedere più in dettaglio i macchinari da cui provengono i miasmi.
L’incontro è terminato con un brindisi tra Roberto Scanagatti e Enrico Boerci che ha sancito ufficialmente l’avvio dei lavori per risolvere un problema che da anni aspetta il suo turno: niente vino per il cin-cin, solo l’acqua di BrianzAcque.
Guarda i video
Fonte: MB On line
lunedì 21 dicembre 2015
Novità decreto rinnovabili elettriche: è allarme per il mini-idroelettrico
Una modifica introdotta nell'ultima bozza esclude dall'accesso diretto molti impianti mini-hydro sotto i 50 kW: una novità che mette in una situazione critica moltissime imprese con progetti già avviati. Circa un centinaio le aziende a rischio secondo il CPEM, che chiede una clausola di salvaguardia.
Una modifica introdotta nell’ultima versione
della bozza Decreto Rinnovabili non fotovoltaiche rischia di portare al
fallimento numerose imprese operanti nel mini-idroelettrico. L'allarme
viene rilanciato dal CPEM, il consorzio dei produttori di energia da
minieolico, in una lettera inviata ai ministeri competenti (in allegato
in basso). La novità, escludendo dall'accesso diretto agli incentivi
molti progetti già avviati di piccoli impianti, metterebbe in difficoltà
circa un centinaio di aziende e per questo l'associazione chiede una
clausola di salvaguardia.
Impianti idroelettrici “normali” sotto ai 50 kW esclusi dall'accesso diretto
La novità contestata interessa la lettera b), comma 3, articolo 4 del decreto
così come uscito dalla Conferenza Stato-Regioni. Nella sua versione
originaria (vedi allegati in fondo), passata senza modifiche per varie
revisioni fino alla Conferenza, si stabiliva che potessero accedere
direttamente all'incentivo tutti gli impianti idroelettrici di potenza
nominale di concessione fino a 50 kW.
La soglia per l'accesso - si indicava nella vecchia versione - passava a 250 kW per gli impianti che rientrano in un elenco di casistiche
particolari, a ridotto impatto ambientale: tra le quali ad esempio gli
impianti realizzati su condotte esistenti senza aumentarne la portata.
Si confermava in sostanza quanto previsto dal decreto attualmente in
vigore, il DM 6 luglio 2012.
Nella versione del decreto uscita dalla Stato-Regioni la modifica: la nuova bozza stabilisce l'accesso diretto solo per gli impianti, fino a 250 kW, che rientrano nelle casistiche elencate:
ad esempio quelli realizzati su canali artificiali o condotte
esistenti, senza incremento né di portata derivata dal corpo idrico
naturale, né del periodo in cui ha luogo il prelievo, quelli che
utilizzano acque di restituzioni o di scarico di utenze esistenti e
altri casi.
In pratica si toglie l’accesso diretto, e quindi nei fatti la tariffa, per gli impianti idroelettrici “normali” sotto i 50 kW.
Incertezza normativa e imprese a rischio
“Gli operatori che in base alla normativa vigente hanno avviato cantieri, firmato contratti
con i fornitori, ottenuto finanziamenti bancari per progetti sotto i 50
kW non sarebbero più in grado di rispettare gli impegni presi”,
denuncia Carlo Buonfrate, presidente del CPEM nella lettera in cui si
parla di circa 100 aziende che si troverebbero in questa situazione.
Osservazioni molto simili a quelle che faceva, commentando la novità
sul piccolo idro nella nuova bozza, Alessandro Visalli, del
Coordinamento FREE. “Questa modifica - scriveva Visalli - induce, se
accolta, un ulteriore grado di incertezza e dà
continuità alla pratica di modificare le regole vigenti con costanti
effetti retroattivi che ha l'effetto di rallentare e scoraggiare gli
investimenti nel settore.”
Infatti,
aggiunge Visalli, “si deve aver presente che l'attuale sistema di
incentivazione impone un grave rischio a carico degli investitori, che
sono tenuti a programmare le iniziative sulla base delle norme vigenti
all’epoca, quindi avviarle alle prescritte autorizzazioni (che possono,
in alcuni casi, essere anche molto lunghe e onerose), poi finanziarle e
realizzarle e, solo dopo, richiedere l’accesso agli incentivi una volta
che l’impianto è 'in esercizio'. Ciò significa che tra la
programmazione e l’avvio dell’istruttoria per l’ammissibilità agli
incentivi da parte del GSE (che può anche avere esito negativo), possono
passare mesi o anni.”
Si chiede una clausola di salvaguardia
Nella
lettera il CPEM pur “non capendo il motivo” dell'esclusione dall'acceso
diretto dei piccoli impianti idroelettrici “normali”, prende atto della
decisione, ma chiede “che agli operatori che hanno sin qui seguito la
normativa sia almeno dato il tempo di adeguarsi alle nuove regole, prevedendo una clausola di salvaguardia che permetta il completamento degli investimenti in corso.”
La
clausola di salvaguardia, “da inserire nel Decreto Rinnovabili o in
alternativa nelle procedure applicative che il GSE deve redigere”,
secondo l'associazione, deve garantire l’accesso diretto agli impianti coinvolti per un periodo sufficiente a completare i lavori in corso alla data di entrata in vigore del nuovo Decreto.
Ticino Ripristinare le vasche volano e di prima pioggia di Busto Arsizio per migliorare l’efficienza del depuratore di Sant’Antonino
Milano, 19 dicembre 2015
Comunicato stampa
Legambiente: “Vasche pronte e finite, ma abbandonate per anni,
inconcepibile. Mettiamole in funzione”
A che serve costruire 3 vasche
che dovrebbero aiutare il depuratore a fare meglio il proprio mestiere nei
giorni di forti piogge se poi vengono lasciate inutilizzate? Mettiamole subito
in funzione. E’ la denuncia che oggi, durante un presidio davanti al depuratore
Sant’Antonino, lancia Legambiente. Da tempo l’associazione ambientalista,
assieme a molte amministrazioni e realtà del territorio chiedono un impegno
concreto per la risoluzione delle problematiche dell’impianto di depurazione di
Sant’Antonino. Per farlo però bisogna far sì che tutto il sistema a presidio
del depuratore funzioni a regime. Dai controlli sugli scarichi che finiscono
nella rete fognaria, al monitoraggio dei carichi in entrata e in uscita, dalle
vasche volano che limitano le portate in entrata nel depuratore nei momenti di
forti precipitazioni, alle linee di trattamento dell’impianto. Il tutto curato
e controllato fino al terminale dello scarico dell’impianto in territorio di
Nosate (MI). “Non è un’impresa impossibile. In questi anni sono stati
realizzati impianti di ben altra capacità e con prestazioni molto alte”,
afferma Legambiente.
In particolare Legambiente
Lombardia lamenta una situazione di inaccettabile ritardo per l’attivazione
delle vasche di prima pioggia (120.000 mc) e quella volano (500.000 mc) a
servizio della fognatura di Busto Arsizio e situate in località Borsano (vicino
all'inceneritore ACCAM). Questi manufatti, che hanno il compito di proteggere
l’impianto in momenti di forti precipitazioni, sono state realizzate dalla
Regione alla fine degli anni novanta, a seguito delle ordinanze dell'allora
Ministero per il coordinamento della Protezione Civile del 1987. Sempre Regione
Lombardia ha sottoscritto nel 2008 una convenzione con il comune di Busto
Arsizio e la provincia di Varese per la loro riattivazione e l’individuazione
di un soggetto in grado di garantirne la corretta gestione, stanziando
1.500.000 euro per tali interventi. Da allora però queste vasche sono ancora
ferme e inutilizzate. Il comune di Busto avrebbe finalmente individuato quale
gestore la Società Tutela Ambientale dei Torrenti Arno Rile e Tenore,
proponendo loro a marzo una bozza di convenzione, che però non è ancora stata
sottoscritta.
“Le vasche – dichiara Barbara
Meggetto presidente di Legambiente Lombardia – se funzionanti, potrebbero
ridurre le portate delle acque recapitate all’impianto di depurazione
Sant’Antonino che attualmente, in caso di evento meteorico di particolare
intensità, non riesce a trattare tutti i reflui affluenti, con conseguente
sfioro delle acque luride nel
Torrente Arno e dunque nel Ticino. In altri bacini lo Stato e la Regione stanno
investendo ingenti quantità di soldi in opere e manufatti diffusi in molti casi
discutibili, impattanti e che generano scontento nelle comunità. Per una volta
che ci sono opere già pronte e che hanno un’utilità pratica oggettiva, ecco che
giacciono inutilizzate”.
“Se queste opere fossero state
già disponibili - affermano Claudio Spreafico del Circolo Legambiente Ticino di
Turbigo e Flavio Castiglioni del Circolo Valle Olona – avrebbero potuto
facilitare le opere di ammodernamento che richiederanno anche il fermo
dell’impianto, volanizzando parte delle acque in entrata senza coinvolgere con
impatti ambientali non trascurabili il fiume Ticino”.
Nella speranza che questa
situazione venga velocemente sanata Legambiente chiede a Regione Lombardia di
mantenere una forte attenzione sul “caso Sant’Antonino” nell’ottica di chiudere
questo capitolo indecoroso.
L’ufficio stampa Legambiente Lombardia 0287386480 - 3939283998
venerdì 18 dicembre 2015
Ticino Ripristinare le vasche volano di Busto Arsizio per migliorare l’efficienza del depuratore di Sant’Antonino
Milano,
18 dicembre 2015
Invito stampa
Vasche
volano e di prima pioggia pronte da anni, ma inutilizzate
Presidio
Domani, sabato 19, alle ore 10.00, davanti alle vasche in via Strada
comunale di Arconate a Busto Arsizio (davanti ad Accam)
Da tempo l’associazione
ambientalista, assieme a molte amministrazioni e realtà del territorio chiedono
un impegno concreto per la risoluzione delle problematiche dell’impianto di
depurazione di Sant’Antonino. Per farlo però bisogna far sì che tutto il
sistema a presidio del depuratore funzioni a regime, anche le vasche volano e
quelle di prima pioggia realizzate con soldi pubblici e pronte da anni, ma mai
utilizzate.
L’ufficio stampa
Legambiente Lombardia 3939283998
mercoledì 16 dicembre 2015
La Regione blocca i provvedimenti antismog nei giorni dello sciopero del trasporto pubblico
Milano, 15 dicembre 2015 Comunicato
stampa
Legambiente:
“Inaccettabile,
le fasce di garanzia ci sono, non capiamo il motivo di questo
provvedimento”
Se
la regione non pensa ai
nostri polmoni lo facciano i cittadini: lasciamo a casa l’auto
“E’
inaccettabile, sono oltre 10 giorni
che i livelli di PM10 sono fuori dai limiti e i nostri polmoni
respirano solo smog,
e la Regione cosa fa? Sospende per ben due giorni, per i comuni
di fascia 1 e 2
(quindi oltre 500 campanili), i blocchi della circolazione per
le auto più
inquinanti”. Così Legambiente in merito alla circolare della
Regione Lombardia che
motiva la decisione con l’avvicendarsi di due scioperi indetti
per il trasporto
pubblico. “Ricordiamo alla Regione che durate gli scioperi sono
assicurate le fasce di garanzia con treni garantiti per i
pendolari che devono
recarsi a lavoro o all’università, e in particolare lo sciopero
di mercoledì
sarà solo di 4 ore e giovedì saranno garantiti i treni dalle 6
alle 9 e dalle
18 alle 21. Non c’è proprio nessuno bisogno quindi di sospendere
prevedimenti
assolutamente necessari in casi di emergenza da smog come quello
che stiamo
vivendo in questi giorni, solo ieri a Milano i livelli di PM10
hanno toccato i
90 microgrammi per metro cubo (il limite è 50). E chi deve fare
shopping per
Natale? "Per due giorni di sciopero crediamo nessuno correrà il
rischio di
rimanere senza regalo sotto l’albero di Natale”. Dichiara
Barbara Meggetto,
presidente Legambiente Lombardia".
“Invece di dare
soldi per la gratuità di
Pedemontana, la Regione proponga sconti per i treni per
invogliare i cittadini
ad utilizzare di più il trasporto pubblico locale durante giorni
di forte
inquinamento. Ancora una volta da Palazzo Lombardia ci si
dimostra non attenti
ai problemi legati allo smog e alla salute dei cittadini. Se il
provvedimento
non verrà bloccato chiediamo agli automobilisti di mandare un
forte segnale di
responsabilità che evidentemente manca ai nostri amministratori
regionali:
lasciate a casa l’auto perché ai nostri polmoni ci teniamo”.
venerdì 11 dicembre 2015
Al via oggi il X Congresso Nazionale di Legambiente a Milano
Milano, 11 dicembre 2015
Comunicato stampa
Il Cigno Verde
riunisce tutto il mondo ambientalista
per 3 giorni nello spazio ex Ansaldo
Si parte subito con un blitz
Oltre 300 piantine,
175 metri quadrati di nuove
aiuole e 20 metri cubi di terra,
contro il parcheggio
selvaggio a Milano
Oltre
300 piantine contro il parcheggio selvaggio e abusivo a Milano.
E’ stato questo
l’evento forte che stamattina ha dato inizio al X Congresso Nazionale di Legambiente, che da oggi
fino a domenica
colorerrà di giallo ambientalista il capoluogo lombardo. Il
blitz è stato
realizzato proprio davanti all’ex Ansaldo, la struttura che
ospita il congresso
di Legambiente, tra via Bergognone e via Tortona. Un centinaio
di volontari,
delegati e ragazzi del servizio civile hanno piantumato cespugli
di lantana,
spiree, viburni, corniolo e spino cervino tra gli alberi già
presenti nelle
piazzole. Legambiente ha regalato così alla città nuovo suolo e
piante, per un
totale di 175 metri quadrati di aiuole e 20 metri cubi di terra
trasportata.
In
quella che era un’aera di fabbriche oggi sta nascendo una
fabbrica di idee.
Accanto al Museo delle culture e ai laboratori di prova del
Teatro della Scala,
il Cigno Verde ha deciso di dare il suo contributo donando un
po’ di bellezza
al capoluogo lombardo. Dove prima c’era una piazzola adibita a
parcheggio, in
parte cementificata e in parte coperta di terra morta, sono
state create delle
nuove aiuole che verranno prese in adozione da Legambiente
Lombardia, la quale
si accerterà che il lavoro di oggi non verrà perso. Un evento in
linea anche
con la campagna di tesseramento 2016di Legambiente dal titolo
“Naturalmente
dirompente”, il cui scopo principale è la vittoria della natura
contro il
cemento.
Il link del video del
blitz di questa mattina: https://www.youtube.com/watch?v=xFGkjvZFkmw&feature=youtu.be
Tutti gli
aggiornamenti e i contenuti del
Congresso possono essere
seguiti sul sito congresso.legambiente.it, in streaming su
www.lanuovaecologia.tv, sui social network con l'hashtag
#legambienteX e scaricando la app "Legambiente 10.0 Congresso nazionale
2015" per iOS e Android.
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venerdì 4 dicembre 2015
“NO ai negozi spreconi” Chiudete quella porta, e abbassate il riscaldamento
Milano,
4
dicembre 2015
Comunicato stampa
Blitz di Legambiente nelle vie
dello shopping di Milano
Il 78% dei milanesi ha troppo
caldo nei negozi e l’80% dice
no alle porte sempre spalancate
Emergenza smog: ieri a Milano il
PM10 superava del doppio il
limite consentito
Secondo
il
78% dei milanesi intervistati la temperatura nei negozi in
inverno è troppo
alta, si potrebbero benissimo abbassare i riscaldamenti di
diversi gradi. Ad
essere più sensibili le donne che evidenziano come lo sbalzo di
temperatura tra
dentro e fuori esponga maggiormente al rischio di ammalarsi.
L’80% dei
cittadini ha poi risposto che non sono le porte aperte degli
shop ad invogliare
le persone ad entrare a fare acquisti. E’ questo l’esito del
questionario che i
volontari di Legambiente hanno realizzato ieri nelle vie dello
shopping di
Milano. Gli ambientalisti hanno intervistato oltre 200 milanesi
proprio
all’inizio del periodo dei tradizionali acquisti natalizi e
durante la Cop21,
la conferenza che vede coinvolti i potenti del Mondo a discutere
di cambiamenti
climatici. Le domande erano semplici: la temperatura nei negozi
di Milano è
troppo alta? E ancora: entri nei negozi più volentieri perché
c’è la porta
sempre aperta? Dai risultati, quindi, appare evidente che i
clienti sarebbero
felici di fare acquisti anche a temperature più basse
all’interno dei negozi,
per non essere costretti ogni volta alla pratica dello svestirsi
e rivestirsi,
e ancora che le porte dei negozi lasciate sempre spalancate non
determinano una
maggiore affluenza di persone nei negozi.
“In
questi
giorni di grande smog e sforamenti, l’aiuto di tutti i
cittadini, anche
di chi ha un negozio a Milano, diventa fondamentale – dichiara
Barbara
Meggetto, presidente Legambiente Lombardia -. Abbassare i
riscaldamenti, tenuti
inutilmente a temperature troppo elevate, e chiudere le porte
per risparmiare
energia contribuirebbe di molto a diminuire l’emergenza smog che
ogni anno in
questo periodo arriva a intossicare i nostri polmoni”.
Ieri
le
centraline dell’Arpa hanno registrato valori di PM10 ben al di
sopra del
limite consentito: 98 microgrammi per metrocubo (la soglia da
non superare è di
50). Ma il giorno peggiore di questa settimana è stato mercoledì
quando siamo
arrivati fino a 116 microgrammi per metrocubo registrati dalla
centralina di
via Pascal a Milano, in zona Città Studi. Ma anche in pieno
centro l’aria era
carica di polveri sottili: a due passi dal Duomo si sono toccati
i 105
microgrammi per metrocubo.
“Chiediamo
ai
negozianti di fare la loro parte per l’aria di Milano e i nostri
polmoni:
l’emergenza smog è iniziata, abbassate i riscaldamenti e
chiudete le porte dei
vostri esercizi commerciali, perché non serve ad avere più
clienti. Si facciano
inoltre maggiori controlli sugli esercenti spreconi – insiste
Meggetto -. Ma
chiediamo anche a tutti i cittadini di fare gli acquisti
natalizi evitando di
usare l’auto privata: regaliamoci un Natale diverso per noi
stessi e per l’aria
che respiriamo. Abbassare il riscaldamento delle nostre
abitazioni e spostarci
con i mezzi pubblici non eliminerà completamente il problema
dell’inquinamento
ma darà un grande contributo ad abbassare le concentrazioni di
polveri
sottili”.
giovedì 3 dicembre 2015
Il consumo di suolo in Italia e le nuove sfide europee: presentato a Milano il 5° rapporto del Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo
LEGAMBIENTE – INU
– DASTU Politecnico di
Milano 2015 -
Anno Internazionale dei Suoli
“Il suolo è un alleato nella sfida globale contro il cambiamento climatico, grazie ai servizi che esso è in grado di erogare se tutelato e ben gestito”
Parte da Milano PEOPLE4SOIL, campagna
europea per il suolo bene comune
Il suolo è il
principale 'serbatoio' per lo stoccaggio di carbonio: nel sottile strato di
suoli fertili del pianeta è infatti custodita, in forma di sostanza organica,
l'immensità di 1500 miliardi di tonnellate di carbonio, equivalente a 5500
miliardi di tonnellate di CO2, circa il doppio di quella contenuta
nell'atmosfera terrestre. Una quantità di carbonio che viene accumulata oppure
dispersa, migliorando o peggiorando il bilancio delle emissioni climalteranti:
dipende anche da come vengono gestiti e conservati i suoli. Non solo il consumo
di suolo, ma anche l'agricoltura intensiva può ridurre il contenuto di sostanza
organica dei suoli, mentre le foreste, il pascolo estensivo e le tecniche di
agricoltura sostenibile sono in grado di conservare ed aumentare il carbonio
nei suoli, sottraendolo all'atmosfera. E' questo solo uno degli esempi di
'servizi ecosistemici' del suolo: per avere un'idea degli effetti della cattiva
gestione dei suoli, il rilascio dello 0,1% del carbonio contenuto nei suoli
europei equivale alle emissioni annuali prodotte da ben 100 milioni di auto.
“In un momento di attenzione internazionale verso la sfida climatica, ci pare
essenziale richiamare il ruolo chiave del suolo, sia per neutralizzare una
parte delle emissioni di gas climalteranti, sia per le funzioni
fondamentali per l'adattamento delle città e del territorio ai mutati equilibri
climatici, come la prevenzione dei danni legati a eventi alluvionali o a
siccità” è quanto ha dichiarato Barbara
Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia
Il tema dei
servizi ecosistemici del suolo costituisce il perno della 5a edizione del
Rapporto sul Consumo di Suolo, che anche quest'anno viene pubblicato grazie
alla collaborazione tra Istituto Nazionale di Urbanistica, Legambiente e
Politecnico di Milano, presentato oggi a Milano alla vigilia delle celebrazioni
per l'annuale Giornata
Mondiale dei Suoli del 5 dicembre. Al centro delle
attenzioni dei curatori del rapporto, che raccoglie contributi di oltre 70
ricercatori di tutta Italia, c'è come sempre il tema delle espansioni urbane
che determinano consumo di suolo. Ma nel 2015 - Anno internazionale dei
Suoli, proclamato dalle Nazioni Unite - si è prestata attenzione
anche ai fenomeni che contribuiscono al degrado e alla compromissione delle
funzioni del suolo, a partire dall'erosione che vede nell'Italia il Paese
Europeo che maggiormente ne soffre. Uno studio recente della CE ha infatti
stimato che in tutta Europa ogni anno i campi coltivati perdano 970 milioni di
tonnellate di suolo, dilavato dalla pioggia e dagli agenti atmosferici
soprattutto a causa di pratiche agricole non appropriate. Ma per l'Italia
l'erosione di suoli avviene con velocità 4 volte superiori rispetto alla media
europea, e 7 volte superiori alla velocità con cui i processi naturali generano
nuovo suolo. Un bilancio negativo che fa sì che 'scompaiano' letteralmente dai
campi coltivati 200 milioni di tonnellate di suolo all'anno: è come se ogni
anno questo suolo venisse caricato da una colonna di TIR lunga oltre 100.000
km. Un danno irreversibile per la fertilità dei campi coltivati, che richiede
una revisione delle tecniche agricole, specie nei territori collinari.
“L'analisi dei
servizi ecosistemici legati alle variazioni d'uso del suolo indica chiaramente
che il depauperamento del suolo implica esponenziali riduzioni delle funzioni
ecologiche di supporto, mantenimento ed approvvigionamento di materie prime,
prima di tutto alimentari” spiegano Silvia Ronchi e Stefano Salata, ricercatori del
Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo presso i Politecnici di Milano e Torino.
“Per fermare il consumo di suolo servono politiche integrate alle diverse
scale, dal livello locale a quello nazionale e comunitario, che partano dalla
consapevolezza che il suolo è una risorsa limitata e non riproducibile, da cui
la nostra società non può prescindere”.
I dati elaborati
su base nazionale da ISPRA informano che ogni giorno vengono 'consumati' da
urbanizzazioni e infrastrutture 55 ettari di suolo. Si tratta soprattutto dei
suoli delle pianure e delle aree costiere, con una perdita secca non solo di
paesaggi, ma anche di potenzialità produttive agricole. Le forme assunte dal
consumo di suolo portano inoltre a riduzione e frammentazione degli ambienti
naturali più rari e preziosi, quali quelli delle foreste planiziali, delle zone
umide, delle pertinenze di corpi idrici terrestri e costieri. La
cementificazione di quei suoli determina la perdita di capacità depurativa di
acqua e aria, di accumulo e drenaggio di acque piovane, di trattamento e
filtrazione delle sostanze tossiche, di regolazione climatica nelle città dove
sempre più preoccupano fenomeni come quello delle cosiddette 'isole di calore
urbane' accompagnate a severe condizioni di malessere.
“I dati raccolti
dal rapporto ci ricordano che la tutela e la protezione del suolo dai processi
di antropizzazione è ancora una sfida aperta – commenta Andrea Arcidiacono, esponente INU e
docente del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di
Milano - Il fenomeno del consumo di suolo non rallenta e l'assenza di norme
efficaci nel governo sostenibile della risorsa non facilita il compito di
limitare, mitigare e compensare i consumi di suolo. Certamente il tema del
suolo è entrato nell'agenda di Stato e Regioni, ma è ancora lontana la
diffusione di un sistema strutturato della conoscenza che aiuti a governare gli
usi del suolo alla scala locale.”
A fronte di una rincorsa di proposte legislative che dimostrano forti incongruenze, permane un allarme circa le previsioni di trasformazione contenute negli strumenti urbanistici locali, nella cui 'pancia' giacciono potenzialità edificatorie addirittura superiori a quelle avvenute negli ultimi anni, e destinate ad incidere su aree libere ad elevata qualità ambientale. E' un problema nazionale, di cui come sempre la Lombardia rappresenta la punta dell'iceberg: nonostante la crisi immobiliare, infatti, dal 2007 al 2012 l'emorragia di suoli lombardi coperti di cemento e asfalto è continuata al ritmo di 3000 ettari l'anno, ma il dato più allarmante è nelle previsioni dei piani di governo del territorio, che contemplano potenzialità edificatorie per 54.000 ettari di suoli, soprattutto agricoli: molto più di quanto perso nel decennio trascorso.
A fronte di una rincorsa di proposte legislative che dimostrano forti incongruenze, permane un allarme circa le previsioni di trasformazione contenute negli strumenti urbanistici locali, nella cui 'pancia' giacciono potenzialità edificatorie addirittura superiori a quelle avvenute negli ultimi anni, e destinate ad incidere su aree libere ad elevata qualità ambientale. E' un problema nazionale, di cui come sempre la Lombardia rappresenta la punta dell'iceberg: nonostante la crisi immobiliare, infatti, dal 2007 al 2012 l'emorragia di suoli lombardi coperti di cemento e asfalto è continuata al ritmo di 3000 ettari l'anno, ma il dato più allarmante è nelle previsioni dei piani di governo del territorio, che contemplano potenzialità edificatorie per 54.000 ettari di suoli, soprattutto agricoli: molto più di quanto perso nel decennio trascorso.
Proprio la
mancanza di una direttiva europea sul suolo è l'aspetto su cui sempre più
osservatori puntano la loro attenzione: ed infatti l'iniziativa odierna ha
anche informato circa l'imminente lancio di una campagna europea, PEOPLE 4
SOIL, partita da Milano con il sostegno di Fondazione Cariplo, ma che già
accoglie l'adesione di 140 organizzazioni di quasi tutti i Paesi, finalizzata a
chiedere ai leader europei una direttiva quadro sui suoli, che diventi
strumento giuridicamente vincolante per preservare il suolo e i suoi servizi
ecologici, e che stabilisca un riconoscimento del suolo come bene comune: “l'Unione
Europea deve dotarsi di un approccio solido e basato su principi condivisi di
protezione dei suoli, sviluppando regole comuni e vincolanti per tutti gli
Stati Membri, analogamente a quanto già fatto per la tutela delle acque, della
qualità dell'aria e della biodiversità. Diversamente sarà difficile arginare la
perdita e il degrado della risorsa naturale più preziosa del continente”
dichiara Damiano
Di Simine, coordinatore italiano della campagna.
L'ufficio
stampa di Legambiente Lombardia, 02 87386480
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