"Sulla sua pelle scorreva acqua quasi a coprirlo come una veste intangibile e fresca".
venerdì 30 ottobre 2015
mercoledì 28 ottobre 2015
Da sempre Legambiente denuncia lo stato di degrado del Seveso
Milano,
28
ottobre 2015
Comunicato
stampa
Ora che anche la Procura di
Milano ci ha dato ragione
troviamo la cura per questo fiume prima che sia troppo tardi
Basta cemento vicino al torrente,
ripuliamo le acque e delocalizziamo
le aree produttive e
abitazioni a rischio
Da
decenni
Legambiente e le associazioni del territorio denunciano lo stato
di
degrado del torrente Seveso e del suo territorio. Spesso
controcorrente e
lasciati soli dall'immobilismo delle amministrazioni, vediamo
infine riconosciute
le nostre ragioni da parte della Procura di Milano che oggi ha
ufficializzato
un lungo lavoro di mappatura, svolto dalle Polizie provinciali e
dal Corpo
forestale, di tutte le criticità e gli abusi perpetrati in più
di cinquant’anni
lungo il corso d'acqua.
Legambiente
plaude
a questo lavoro necessario e fondamentale, ma che sarebbe stato
utile
realizzare da parte delle istituzioni sovralocali, prima di ogni
programmazione
urbanistica e di sistema. Adesso che il
problema è noto a tutti, bisogna trovare la cura, ma soprattutto
il percorso
per prevenirne che le situazioni si aggravino. Ovvero bisogna
avere una vision del
futuro per tutto il
sottobacino del Seveso. Un’idea coerente e condivisa dalle
amministrazioni
comunali, che poi sul territorio devono calarla in maniera
attiva e
partecipata. Non più subendo le istanze dei privati, per quanto
importanti, ma
dirigendone le scelte verso un disegno comune. Il gruppo tecnico
dei Contratti
di Fiume sta realizzando un Piano di Sottobacino che riteniamo
importante, ma
parallelamente devono essere approvate norme coraggiose per
rendere il principio
dell'invarianza idraulica una realtà diffusa in Lombardia
(le acque
prodotte in un territorio urbanizzato dovranno essere gestite
nel territorio
stesso), il vincolo di non edificabilità a 10 metri dal
corso d'acqua inderogabile
e pensare in un futuro a delocalizzare aree produttive e
abitazioni a
rischio. E' chiaro a tutti inoltre che, finchè dovremo gestire
acque di
qualità fra il pessimo e lo scadente, tutto sarà più complesso.
Sia in termini
di rapporto con i cittadini che di sicurezza per la qualità
delle acque di
falda. Fondamentale è chiudere il problema del collettamento e
testare il
sistema depurativo del Seveso. Mai più acque di fogna nel Seveso
o nei suoi
diretti affluenti.
“E’ una sfida impossibile? Noi pensiamo di no – dichiara Lorenzo Baio, settore acqua di Legambiente Lombardia - La riqualificazione della Ruhr in Germania, un'area che assomiglia a quella del bacino Lambro Seveso e Olona, ci insegna che è possibile disegnare un progetto di drenaggio urbano che sia capace di rispondere in modo flessibile agli eventi climatici, garantisca miglior efficienza d'uso della risorsa e una superiore qualità delle acque restituite ai corpi. Il tutto riqualificando un territorio vasto ed estremamente complicato. Chiediamo anche ai comuni del sottobacino del Seveso, coadiuvati dallo strumento dei Contratti di Fiume, di farsi portavoce di una nuova visione perché si passi dalle parole ai fatti”.
martedì 20 ottobre 2015
martedì 13 ottobre 2015
La messa in sicurezza dello scolmatore
In arrivo uno stanziamento di € 450.000 euro
per gli interventi urgenti sulle sponde del Ticino in prossimità del
canale scolmatore
Scarica qui la D.G.R. n.X/4058
Dopo
la piena eccezionale del Ticino, avvenuta a metà del mese di novembre
2014, lo sbocco del Canale Scolmatore in prossimità del fiume è stato
completamente spazzato via creando non pochi problemi alle aree
circostanti.
Una grande mobilitazione da parte di enti, associazioni e singoli cittadini attuata anche attraverso la raccolta di più di 1.000 firme ha sensibilizzato gli Enti competenti sulla necessità di prevedere interventi urgenti di ripristino.
Sono seguiti incontri tra l’Amministrazione Comunale, Regione Lombardia e AIPO (Agenzia Interregionale per il fiume Po) al fine di sollecitare i necessari finanziamenti.
La Regione Lombardia ha deciso quindi di stanziare, nell’ ambito del “Programma di interventi prioritari e urgenti di manutenzione dei corsi d’acqua e delle opere idrauliche e finanziamento di progettazioni di interventi strutturali” un finanziamento a favore del Comune di Abbiategrasso per il “ripristino difesa spondale sul fiume Ticino alla confluenza con il Canale Scolmatore di Nord Ovest” pari a €.450.000,00 tramite Delibera di Giunta Regionale D.g.r. 18 settembre 2015 - n. X/4058.
Nel frattempo, al fine di intervenire in maniera appropriata, lungo tutto il corso del fiume Ticino, è stato svolto, a cura dell’Aipo, un rilievo batimetrico che ha fornito dati sulla portata del fiume e sui vari sedimenti che determinano differenti profondità lungo il suo corso.
Una grande mobilitazione da parte di enti, associazioni e singoli cittadini attuata anche attraverso la raccolta di più di 1.000 firme ha sensibilizzato gli Enti competenti sulla necessità di prevedere interventi urgenti di ripristino.
Sono seguiti incontri tra l’Amministrazione Comunale, Regione Lombardia e AIPO (Agenzia Interregionale per il fiume Po) al fine di sollecitare i necessari finanziamenti.
La Regione Lombardia ha deciso quindi di stanziare, nell’ ambito del “Programma di interventi prioritari e urgenti di manutenzione dei corsi d’acqua e delle opere idrauliche e finanziamento di progettazioni di interventi strutturali” un finanziamento a favore del Comune di Abbiategrasso per il “ripristino difesa spondale sul fiume Ticino alla confluenza con il Canale Scolmatore di Nord Ovest” pari a €.450.000,00 tramite Delibera di Giunta Regionale D.g.r. 18 settembre 2015 - n. X/4058.
Nel frattempo, al fine di intervenire in maniera appropriata, lungo tutto il corso del fiume Ticino, è stato svolto, a cura dell’Aipo, un rilievo batimetrico che ha fornito dati sulla portata del fiume e sui vari sedimenti che determinano differenti profondità lungo il suo corso.
Milano incontra Essen, Green Capital Europea 2017
Milano, 13 ottobre
2015
COMUNICATO
STAMPA
La città tedesca presenta la sua strategia di adattamento climatico
Al
centro delle città del futuro? La gestione delle acque di pioggia
Milano come Essen? E’ la sfida che
Legambiente e Gruppo CAP lanciano da Expo immaginandosi, anche per la nuova
Città Metropolitana, un cambio di passo nella gestione delle acque come quello
che ha consentito a Essen, grande centro nella metropoli della Ruhr di ottenere
dalla Commissione Europea il riconoscimento di European Green Capital 2017, come ha spiegato questa mattina la
vicesindaca Simone Raskob nel
convegno promosso da CAP e Legambiente a Cascina Triulza in Expo. Il programma
ambientale della città tedesca che ha maggiormente impressionato la giuria
prevede di gestire in maniera differenziata l'acqua di pioggia, a partire da un
primo obiettivo che fissa al 15% la quota di acque piovane da sottrarre al
sistema misto di fognature da qui al 2020. Lo sforzo sarà quello di trovare le
soluzioni innovative capaci di permettere a queste acque di arrivare in falda o
di essere recapitate ai corsi d’acqua naturali senza sovraccaricare il sistema
dei collettori e dei depuratori, e dilazionandone la restituzione così da
attenuare le piene fluviali e i connessi rischi di esondazione. Fra le
soluzioni adottate c'è lo sviluppo di infrastrutture verdi urbane, che
affiancano alla tradizionale funzione del verde, pubblico e privato, anche la
gestione delle acque piovane con soluzioni quali il ricorso a trincee drenanti,
tetti verdi, bacini di ritenzione, rinaturalizzazione, scopertura ed espansione
dei corsi d'acqua.
“Quello tra le città e la gestione delle
acque è sempre stato un rapporto delicato – dichiara Alessandro Russo, presidente CAP Holding - tanto più oggi che
dobbiamo pensare al superamento degli stretti confini amministrativi per un
approccio su scala di bacino, costruendo un vero smart land. Un territorio
intelligente in cui i temi dell’acqua possano essere affrontati in modo
integrato. Da parte nostra – continua Russo – in qualità di gestore del
servizio idrico affermiamo da tempo che siamo pronti ad occuparci per esempio
delle acque meteoriche, la cui gestione oggi è parcellizzata fra troppi enti
diversi. L’esempio di Essen è illuminante: si tratta di un’area urbanizzata che
per dimensioni e densità è molto simile alla nostra e rappresenta senz’altro un
modello stimolante”.
Oggi la sfida è quella di governare i
processi di trasformazione urbana progettando un'infrastruttura idrica
intelligente e diffusa, che trattenga le acque piovane, le gestisca, ne
contempli il riutilizzo per usi compatibili, crei nuovi paesaggi urbani che
assecondino e moderino i deflussi. Il tema non è solo quello di 'contenere' le
acque attraverso la proliferazione di vasche e bacini artificiali, ma di
introdurre i concetti di resilienza idrica nei criteri di progettazione ed
esecuzione di edifici, quartieri, e soprattutto nella rigenerazione di intere
parti di città, riducendo l'impermeabilizzazione delle superfici e consentendo
di gestire in modo efficace ed ecologico la circolazione idrica, ed aumentando
la sicurezza a tutto beneficio dei cittadini, rispetto ai rischi connessi ai
fenomeni climatici estremi.
“Occorre disegnare un progetto delle
acque di città che sia capace di rispondere in modo non rigido agli impulsi
meteoclimatici, garantisca miglior efficienza d'uso della risorsa e una
superiore qualità delle acque restituite ai corpi idrici – insiste Damiano Di
Simine, presidente Legambiente Lombardia -. Per questo oggi prendere esempio da
città virtuose come Essen è prioritario per un’area come quella metropolitana
di Milano, che ad ogni fenomeno di pioggia intensa vede allagarsi i propri
quartieri proprio a causa della pervasiva cementificazione e
impermeabilizzazione dei suoli e delle aree fluviali. Occorre un ripensamento
degli approcci ingegneristici puri con cui fino ad oggi si sono disegnate le
reti scolanti, e per farlo bisogna pensare alle città come organismi complessi
e capaci di adattarsi al clima che cambia: per questo non basta più pensare di
gestire lo smaltimento delle acque solo realizzando tubi che scaricano verso i
comuni a valle, l'acqua deve essere invece trattenuta, gestita, e se possibile
utilmente impiegata”.
Ufficio Stampa Gruppo CAP
Ufficio stampa Legambiente Lombardia Scarica la presentazione di Essen
venerdì 9 ottobre 2015
Premana cala a valle a difesa della sua acqua
In cinquanta stamattina in Provincia contro la
centrale idroelettrica. La Soprintendenza e il Comune chiedono modifiche
. «Devasta il territorio, non bastano correttivi al progetto»
Gli alpigiani di Premana capitanati dal presidente del comitato per salvare il Fraina e tutti gli altri corsi d’acqua, Mauro Spazzadeschi, e anche alcuni rappresentanti di Legambiente - in tutto una cinquantina di persone - hanno pacificamente occupato la sala del terzo piano del palazzo della Provincia in corso Matteotti dove era riunita la prima conferenza dei servizi . All’ordine del giorno una prima valutazione del progetto presentato dalla società “Energia Futuro” di Sondrio, che opera nel campo delle energie rinnovabili, per costruire una mini centrale idroelettrica captando appunto l’acqua del torrente Fraina. Ma quel torrente non si tocca, secondo i premanesi che non hanno esitato a mobilitarsi per mettersi di traverso a un’operazione avviata già, però, sulla strada della conclusione per quanto invisa e avversatissima dalla gente di Premana
in questa prima seduta dell’iter di autorizzazione, comunque, il progetto non ha incassato i pareri favorevoli degli enti preposti. Lo Ster, ovvero la Regione, ha chiesto integrazioni, idem la Provincia, il Comune di Premana, nella persona del sindaco Nicola Fazzini, ha manifestato tutte le sue perplessità , per non parlare poi della Soprintendenza ai beni ambientali che ha a sua volta chiesto ulteriori integrazioni.
Il progetto insomma non convince e la decisione di una sospensione di novanta giorni in attesa di modifiche da parte della società, riaccende la speranza del partito di chi vuole salvare il torrente a tutti costi.
Fonte: La Provincia di Lecco - 7 ottobre 2015
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