"Sulla sua pelle scorreva acqua quasi a coprirlo come una veste intangibile e fresca".
venerdì 19 dicembre 2014
mercoledì 17 dicembre 2014
Un nuovo pezzo di terra divorato dal cemento nel Parco Sud: così si congeda la Provincia di Milano
Milano, 17
dicembre 2014 Comunicato
stampa
132.000
mq di capannoni per la nuova sede della Mapei, al posto dei
campi di Mediglia:
cemento in cambio di zero posti di lavoro nell'accordo di
programma a cui hanno
aderito Maroni e Podestà
Ma la
Regione Lombardia non doveva fermare il consumo di suolo?
Ha
un titolo ammiccante l'accordo di programma per la
“realizzazione di un centro
di ricerca d'avanguardia nel campo della bioedilizia e della
valorizzazione
paesaggistica e ambientale nel comune di Mediglia (MI)” a cui
ieri la Giunta
Provinciale, in una delle sue ultime sedute, ha dato la propria
adesione, dopo
quella già approvata dall'esecutivo di Palazzo Lombardia nelle
scorse
settimane. Ma il titolo è del tutto fuorviante: ad andare oltre
le parole
infatti, si scopre che l'oggetto dell'accordo urbanistico è
qualcosa di molto
più tradizionale, si tratta della costruzione di edifici, per
ben 132.000 metri
quadrati, nei campi del Parco Agricolo Sud Milano alle porte di
Mediglia, per
accogliere un centro direzionale della MAPEI, la multinazionale
della famiglia
Squinzi, entro cui ricollocare funzioni già presenti nelle sedi
milanesi della
società. Nuovi edifici ad uso uffici, che non creeranno alcun
posto di lavoro
oltre a quelli già alle dipendenze del gruppo industriale, ma in
compenso
cancelleranno un'area di suoli agricoli, fertili ed estesi
abbastanza da poter
sostenere una produzione annua di oltre 1000 quintali di farina
di mais. Succede di
nuovo dunque, e nonostante la
crisi del settore immobiliare: torna l'assalto del cemento ai
campi del Parco
Sud, nella regione che ospita l'Esposizione Universale
dell'alimentazione e che
ha spergiurato di voler scrivere la parola fine
al consumo di suolo. Ed è il boccone amaro con cui la
Provincia di Milano
si congeda definitivamente, consegnando alla nuova entità della
città
metropolitana un territorio già troppo cementificato. “Invece di
riorganizzare
e riutilizzare i tanti spazi dismessi e sottoutilizzati della
città, si
continua ad aggredire quel poco di terreni agricoli che ci
restano, senza
nemmeno il pudore di risparmiare le aree tutelate dai parchi
regionali -
dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia
- è gravissimo
che i presidenti di Regione Lombardia e Provincia di Milano,
dopo aver speso
fiumi di dichiarazioni contro il consumo di suolo, si rendano di
fatto
promotori di iniziative immobiliari che devastano il territorio,
per di più
senza aggiungere nulla al potenziale industriale della
Lombardia. E' nei fatti
concreti che si misura la reale volontà della politica di
arrestare la
cementificazione del territorio, e noi ci opporremo a questa
ennesima
speculazione ai danni della campagna lombarda. Quando leggeremo
il testo della delibera sarà interessante capire qual è
l’interesse pubblico da
parte della Provincia e come un’edificazione su ambiti agricoli
strategici può
essere compatibile con i Piano Territoriale Provinciale”. Il messaggio di
Legambiente, in attesa
del via libera anche dall'ente gestore del Parco Sud, è chiaro:
“Non lasceremo
nulla di intentato per contrastare questa nuova aggressione al
Parco Sud”.
L’Ufficio
stampa Legambiente Lombardia 02
87386480
lunedì 15 dicembre 2014
SEVESO. COMUNE, TRASFERITI AD AIPO I 20 MILIONI DI EURO PER REALIZZARE LA VASCA DI SENAGO
Giunta fissa anche i criteri per usufruire dei contributi per le attività commerciali
Milano, 12 dicembre 2014 – I 20 milioni di euro stanziati dal Comune di Milano e necessari per la realizzazione della vasca di laminazione di Senago vengono trasferiti all’Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPo). Lo ha deciso stamani la Giunta di Palazzo Marino, approvando un “pacchetto” di due nuove delibere sul tema Seveso, riguardanti sia le opere strutturali per risolvere definitivamente il problema delle esondazioni, sia lo stanziamento dei contributi per i danni subiti dai commercianti.
La prima delibera di Giunta, che trasferisce ad AIPo i 20 milioni di euro quale quota di partecipazione del Comune alla realizzazione della vasca Senago, rappresenta un altro passo avanti verso la messa in sicurezza del fiume, punto cardine del progetto Seveso, che prevede la realizzazione di 5 vasche di laminazione, del canale scolmatore nord e di un piano di depurazione delle acque. La delibera formalizza l'impegno politico del Comune nel contribuire alla realizzazione delle vasche; Milano è l'unico comune italiano che mette a disposizione risorse proprie per interventi di difesa idraulica.
“Il nostro impegno affinché il Seveso non rappresenti più una minaccia per i milanesi è costante e concreto – ha dichiarato l’assessore all’Ambiente Pierfrancesco Maran –. Dopo 30 anni di esondazioni, stiamo per realizzare un grande progetto che ci consentirà di mettere la parola fine all’emergenza. Questo è possibile solo attraverso una forte collaborazione tra Governo, Regione e Comune".
Per quanto riguarda le azioni concrete e tangibili del Comune nei confronti dei cittadini delle zone colpite dall’esondazione, la Giunta ha varato anche una delibera che fissa i criteri per l’assegnazione dei contributi (circa mezzo milione di euro) a favore di micro e piccole imprese commerciali, artigianali o di servizi che si doteranno di sistemi di allerta o di mitigazione e contenimento delle acque, come la realizzazione di paratie mobili, l’installazione di chiusure stagne, l’impermeabilizzazione dei muri.
“Questo provvedimento – spiega l’assessore al Commercio e Attività produttive Franco D’Alfonso – mira ad estendere a tutte le zone soggette alle esondazioni del Seveso i sistemi di paratie e contenimento di cui si sono già dotati alcuni commercianti e condomini della zona Niguarda, e che si sono dimostrati utili a contenere i disagi derivanti dagli allagamenti. I contributi stanziati dal Comune rappresentano quindi un aiuto concreto alle attività commerciali, in vista della soluzione definitiva del problema Seveso con le vasche di laminazione”.
Entro dicembre il Comune pubblicherà il bando per accedere ai 493 mila euro di contributi: potranno beneficiarne le micro e piccole imprese commerciali, artigianali o di servizi con sede all’interno dei DUC Isola, del DUC Prato Centenaro nonché nell’area più ampia interessata dall’ultima esondazione e compresa nel perimetro della planimetria allegata.
Il contributo sarà di 1000 euro (Iva esclusa) per ogni vetrina di negozio sino a un massimo di tre punti luce e non potrà superare il 75% del totale delle spese sostenute. In particolare, i contributi andranno a coprire due tipi d’intervento: il primo rivolto a investimenti per l’acquisizione di sistemi di contenimento e mitigazione delle acque come paratie, impermeabilizzazione dei muri, guarnizioni a chiusura stagna oltre a interventi di imbiancatura e sanificazione dei locali. Il secondo riguarda l’acquisto di impianti e sistemi di allerta capaci di integrarsi con il piano di emergenza del Comune, quali centraline elettroniche, sistemi di messaggistica istantanea ecc. Per accedere ai contributi tutti gli interventi dovranno essere effettuati nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 30 aprile 2015.
Fonte: Comunicato stampa del Comune di Milano
Acqua pubblica, città metropolitana - partecipazione
Appuntamento pubblico organizzato dal Gruppo Consiliare SINISTRA PER PISAPIA.
In collaborazione con COMITATO MILANESE ACQUAPUBBLICA
mercoledì 10 dicembre 2014
Adesione di Legambiente Lombardia all'appello regionale per la tutela dei corsi d'acqua promossa dall'APS Amici Pescatori di Braone
Si chiede una piccola, ma sostanziale modifica del precedentemente citato articolo 38 della legge regionale, ovvero prevedere l'obbligo della revoca della concessione (e non più una mera possibilità che non si attua mai) laddove venga accertata la carenza delle condizioni previste dalla definizione di DMV della stessa legge sostituendo semplicemente una sola parola, ovvero che l'articolo venga cambiato come segue;
“La concessione deve essere oggetto di revoca anche parziale da parte dell’autorità concedente, in qualunque momento, qualora venga accertata la sopravvenuta incompatibilità della concessione con gli obiettivi di qualità e di valorizzazione del corpo idrico interessato. La revoca non dà luogo a corresponsione di indennizzo, fatta salva la riduzione del canone di concessione in caso di revoca parziale”
Queste le considerazioni che Legambiente Lombardia vuole fare sue aderendo all'appello promosso dall'associazione sportiva e che vuole tutelare corsi d'acqua sempre più sotto pressione.
Per ulteriori informazioni:
Progetto Olona entra in città: contributo al Comune
Il finanziamento di Fondazione Cariplo servirà per realizzare alcune azioni tra Rho e Pregnana
Rho, 9 dicembre 2014
Il Comune di Rho ha ricevuto la comunicazione
ufficiale di Fondazione Cariplo sulla concessione di un contributo di euro 460.000,00 per il progetto "L’Olona entra in città: ricostruzione
del corridoio ecologico fluviale nel tessuto metropolitano denso -
Realizzazione" promosso dal Comune di Rho, Comune di Pregnana M.se e Legambiente
Lombardia.
Dopo il finanziamento per lo studio di
fattibilità, si passa adesso alla fase di realizzazione di alcune azioni, che
scaturiscono dai risultati delle indagini svolte.
Il progetto ha un costo di circa un milione
di euro, di cui 66mila a carico del Comune di Rho, 69mila a carico del Comune
di Pregnana M.ne e 370mila fondo di compensazione Expo 2015 oltre al
finanziamento concesso da Fondazione Cariplo di euro 460.000.
Le aree di intervento del progetto sono
localizzate all’interno del Parco Locale
del Basso Olona nei territori comunali di Rho e Pregnana Milanese e lungo i
varchi e i potenziali corridoi ecologici, che lo connettono con il Parco Agricolo Sud.
In un discorso generale di presidio territoriale,
riqualificazione fluviale e ricucitura della “rete” ecologica, appare
fondamentale il ruolo del Parco Locale del Basso Olona. Questa realtà, che però
ancora fatica ad affermarsi, tutela gli spazi aperti e la naturalità dei
luoghi, pur non riuscendo ancora ad ottenere un’azione di intervento decisiva
sul territorio stesso che presenta frammentazioni importanti, degrado e una
pronunciata banalizzazione. Il presente progetto ha dunque l’obiettivo di
connettere, deframmentare e potenziare gli elementi principali di questa parte
della Rete Ecologica Regionale, al fine di migliorare e conservare la
biodiversità e la naturalità dei luoghi. Obiettivo di lungo periodo rimane
quello di restituire spazi al fiume e ai corsi d'acqua del rhodense, per dimostrare
che è possibile riportare vita e natura lungo l'Olona e, allo stesso tempo,
migliorare la sicurezza del territorio perpetuando il millenario e delicato
equilibrio tra le comunità e il suo fiume.
Saranno monitorate le specie animali che sono
state identificate come target in seguito ai rilievi realizzati nel corso dello
studio di fattibilità: tasso, faina, anfibi, picidi e odonati. Sono previste
inoltre azioni di formazione e divulgazione per responsabilizzare
amministratori e cittadini sull’importanza della rete ecologica e la
conservazione della biodiversità, ma anche percorsi partecipativi atti a dare
una identità al Parco del Basso Olona.
“Vogliamo
puntare” dichiara Lorenzo Baio
di Legambiente Lombardia, “ a rigenerare
questo territorio su cui pesano importanti infrastrutture. Il percorso è lungo
e difficile, non ce lo nascondiamo, ma passo a passo vogliamo mostrare
concretamente che è possibile un utilizzo del suolo multifunzionale e di
qualità, che tenga da conto anche la biodiversità animale e vegetale come
elementi fondamentali e rappresentativi dello stato di salute del territorio
stesso”.
Il progetto ha come finalità le seguenti
strategie:
•
Miglioramento
dei presidi naturali (boschi, elementi lineari, aree umide) dell’area.
•
Potenziamento
delle aree di presidio della biodiversità.
•
Realizzazione
e potenziamento di corridoi e varchi ecologici tra aree.
•
Miglioramento
della fruizione leggera e a basso impatto del Parco del Basso Olona per
aumentarne il presidio della cittadinanza.
L’Assessore all’Ecologia, ambiente e mobilità
del Comune di Rho, Gianluigi Forloni,
dichiara:
“Con
la concessione del contributo di Fondazione Cariplo possiamo procedere alla
realizzazione del progetto L’Olona entra in città dopo lo studio di
fattibilità. La riconferma del finanziamento anche per questa fase dimostra
l’importanza delle scelte, che stiamo facendo riguardo la fondamentale
valorizzazione del fiume Olona e dell’ambiente che lo circonda. Altri aspetti
da sottolineare sono le azioni di formazione e divulgazione per promuovere e
sensibilizzare amministratori e cittadini. Contiamo sui percorsi partecipativi per
definire insieme una identità al Parco del Basso Olona.”
Il vice sindaco del Comune di Pregnana M.ne Angelo Bosani aggiunge:
“Tengo
a sottolineare tre aspetti nel processo di realizzazione del progetto.
- La coerenza politico – amministrativa: il Comune di Pregnana è attraversato da tre corridoi ecologici e ha partecipato e ottenuto fondi per tutti e tre, se vogliamo raggiungere gli obiettivi dati dobbiamo essere perseveranti.
- La cooperazione tra Comuni su base volontaria che ha portato allo sviluppo di attività condivise e partecipate, se vogliamo raggiungere gli obiettivi dati dobbiamo agire con unità di intenti e in questo senso il Comune di Rho è il naturale capofila.
- La concretezza del progetto: passiamo dallo studio di fattibilità all’attuazione delle opere in pochi mesi. Spesso questo tipo di progetti rimane “accademia” mentre in questo caso le risorse (importanti) sono state reperite e verranno spese realizzando quanto previsto.”
Informazioni
Referenti di progetto
Comune di Rho
Angelo Lombardi, Ufficio Tutela Ambientale
ecologia@comune.rho.mi.it ecologia.tutelaambientale@comune.rho.mi.it
tel. 02 93332259/333
Legambiente Lorenzo Baio
tel. 02.87386480 fax 02.873864487
I circoli milanesi di Legambiente premiati con l'attestato di civica benemerenza, prestigiosa onorificenza del Premio Ambrogino d’oro
Legambiente: “Un riconoscimento che valorizza
e premia l’impegno dei circoli e dei tanti volontari, in un periodo non
facile segnato dalla crisi e dai tagli indiscriminati al terzo settore”
Per Legambiente e per i suoi circoli milanesi domani arriverà un importante riconoscimento. Si tratta del Premio Ambrogino d’oro 2014, conferito
ogni anno dal Comune di Milano a chi si è distinto per opere ritenute
particolarmente meritevoli tali da dare lustro alla città. Il
premio prevede due tipi di onorificenze: medaglie d’oro e attestati di
civica benemerenza, assegnati rispettivamente a persone fisiche e
associazioni. Tra le 34 associazioni premiate con l’attestato di civica
benemerenza, domani ci saranno anche i circoli milanesi di Legambiente che
si sono distinti per il loro impegno dimostrato per la difesa e la
valorizzazione dell’ambiente, del territorio, e per la tutela degli
animali. Alla cerimonia ufficiale di consegna dei premi, in programma
domani 7 dicembre presso il Teatro Dal Verme di Milano e dove sarà
presente il sindaco Pisapia, parteciperanno i presidenti dei circoli
Legambientini insieme a Franco Beccari di Legambiente.
“Questo riconoscimento – dichiarano Rossella Muroni e Barbara Meggetto, rispettivamente direttrice generale di Legambiente e direttrice di Legambiente Lombardia - ci
riempe d’orgoglio, premia i circoli e i tanti volontari che hanno
lavorato in questi anni e dimostra come la cittadinanza attiva
rappresenti ormai una parte importante di questa società. I cittadini
vogliono essere presenti sul territorio, fare azioni concrete per la
tutela dell’ambiente e soprattutto vogliono contare nelle scelte
strategiche del Paese anche attraverso le associazioni di volontariato
come la nostra. Un impegno e una voglia che non diminuiscono neanche in
questo momento di profonda crisi economica segnato anche dai tagli
indiscriminati al terzo settore e che rappresentano un colpo basso nei
confronti del mondo del volontariato. Occorre, invece, avere il coraggio
e la lungimiranza di investire nel terzo settore per poter dar modo di
lavorare ancora di più sui territori e per i territori e dare un futuro
migliore al Paese”.
Nata nel 1980, Legambiente è l'associazione ambientalista italiana
più diffusa sul territorio con oltre 115.000 tra soci e sostenitori,
1.000 gruppi locali, 30.000 classi coinvolte in programmi di educazione
ambientale, più di 3.000 giovani che ogni anno partecipano ai campi di
volontariato, oltre 60 aree naturali gestite direttamente o in
collaborazione con altre realtà locali. Tratto distintivo
dell’associazione è stato sempre l’ambientalismo scientifico, la scelta,
cioè, di fondare ogni iniziativa per la difesa dell’ambiente su una
solida base di dati e conoscenze, che hanno permesso di accompagnare le
sue battaglie con l’indicazione di alternative concrete, realistiche,
praticabili. Questo, assieme all’attenzione costante per i temi
dell’educazione e della formazione dei cittadini, ha garantito il
profondo radicamento di Legambiente nella società.
giovedì 4 dicembre 2014
Siglate nuove convenzioni nell'ambito dei Contratti di Fiume Olona-Bozzente-Lura e Seveso
Regione Lombardia, nell'ambito dei Contratti di Fiume Olona-Bozzente-Lura e Seveso, nei giorni scorsi ha siglato una serie di nuove convenzioni.
I Comuni firmatari coinvolti sono: Malnate, Cerro Maggiore, Cislago e Cesano Maderno.
Obiettivo delle convenzioni, la realizzazione di interventi pilota, per un totale di 1.115.000 € di contributo, per la de-impermeabilizzazione di aree pubbliche e la gestione sostenibile delle acque di pioggia.
Gli interventi sono previsti dai Programma di Azione dei Contratti di Fiume approvati lo scorso settembre.
Fonte: Sito Contratti di Fiume.it
I Comuni firmatari coinvolti sono: Malnate, Cerro Maggiore, Cislago e Cesano Maderno.
Obiettivo delle convenzioni, la realizzazione di interventi pilota, per un totale di 1.115.000 € di contributo, per la de-impermeabilizzazione di aree pubbliche e la gestione sostenibile delle acque di pioggia.
Gli interventi sono previsti dai Programma di Azione dei Contratti di Fiume approvati lo scorso settembre.
Fonte: Sito Contratti di Fiume.it
mercoledì 3 dicembre 2014
L'energia "verde" che fa male ai fiumi - Dossier CIRF (2014)
INTRODUZIONE
L’esigenza di scrivere questo documento nasce da una constatazione semplice: negli ultimi anni il
numero di domande per la realizzazione di nuove derivazioni e impianti idroelettrici (in genere di
taglia piccola o molto piccola) è cresciuto in modo esponenziale in molte regioni italiane, con
migliaia di richieste in fase di valutazione e migliaia di km di corsi d’acqua che potrebbero essere a
breve derivati. Questo “nuovo periodo” per l’idroelettrico è coinciso con uno dei passaggi più
complessi in termini di pianificazione relativa ai corsi d’acqua, con tutti i problemi connessi ai gravi
ritardi nell’implementazione della Direttiva 2000/60/CE e il conseguente rischio di procedimenti di
infrazione. Questa sovrapposizione anche temporale fra l’esigenza di incrementare la produzione
di energie rinnovabili per conseguire gli obiettivi della Direttiva 2009/28/CE e quella di tradurre in
pratica gli obblighi di classificazione, tutela e miglioramento dei corpi idrici imposto dalla Direttiva
Quadro Acque ha creato e sta creando molti conflitti e generando scelte alquanto contraddittorie,
che stanno producendo conseguenze ambientali gravi, ma in relazione alle quali non sembra che ci
sia ancora sufficiente consapevolezza.
Scarica l'intero dossier
L’esigenza di scrivere questo documento nasce da una constatazione semplice: negli ultimi anni il
numero di domande per la realizzazione di nuove derivazioni e impianti idroelettrici (in genere di
taglia piccola o molto piccola) è cresciuto in modo esponenziale in molte regioni italiane, con
migliaia di richieste in fase di valutazione e migliaia di km di corsi d’acqua che potrebbero essere a
breve derivati. Questo “nuovo periodo” per l’idroelettrico è coinciso con uno dei passaggi più
complessi in termini di pianificazione relativa ai corsi d’acqua, con tutti i problemi connessi ai gravi
ritardi nell’implementazione della Direttiva 2000/60/CE e il conseguente rischio di procedimenti di
infrazione. Questa sovrapposizione anche temporale fra l’esigenza di incrementare la produzione
di energie rinnovabili per conseguire gli obiettivi della Direttiva 2009/28/CE e quella di tradurre in
pratica gli obblighi di classificazione, tutela e miglioramento dei corpi idrici imposto dalla Direttiva
Quadro Acque ha creato e sta creando molti conflitti e generando scelte alquanto contraddittorie,
che stanno producendo conseguenze ambientali gravi, ma in relazione alle quali non sembra che ci
sia ancora sufficiente consapevolezza.
Scarica l'intero dossier
PSA-Piano Straordinario Acque: i progetti nei Comuni firmatari dei Contratti di Fiume
Un lungo e proficuo confronto politico e istituzionale, ha portatoall'aggiornamento della normativa regionale in materia di acque, che va conformandosi con quella statale. Fra gli elementi cardine vi è la durata dell'affidamento della gestione dei servizi, che passa da 20 a 30 anni, in modo da facilitare l'accesso al credito da parte dei gestori, sostenendo di fatto gli investimenti di miglioramento infrastrutturale e ipotizzando anche un possibile risparmio sulla tariffa dell'acqua e, di conseguenza, sulla bolletta. Tutte le modifiche apportate non danno origine a nuove organizzazioni amministrative e quindi non implicano alcun nuovo onere a carico della finanza pubblica o dei cittadini.
In riferimento alla realizzazione di opere di
collettamento e impianti di depurazione delle acque reflue nei territori
che ne sono ancora sprovvisti, e al fine di accelerare i processi in
atto, l'Assessorato all'Ambiente regionale ha stanziato per il triennio 2014-2017 (PSA-Piano Straordinario Acque) poco più di 26 milioni di euro.
L’assessore all'Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile, Claudia Terzi, sottolinea che
"queste importanti risorse ci permetteranno di risolvere le sanzioni
sugli agglomerati provinciali condannati dall'Ue (Orzinuovi, Calco e
Valle San Martino, Melegnano, Olona Nord, Olona Sud, Robecco sul
Naviglio e Trezzano), oggetto della sentenza di condanna Ue del 10
aprile 2014 per il mancato rispetto delle disposizioni della direttiva
91/271/CE del 1991".
L'accordo sottoscritto lo scorso
ottobre tra Regione Lombardia, Dipartimento per lo Sviluppo e Coesione
economica e il Ministero dell'Ambiente porterà nelle casse
degli Enti Locali ulteriori 13.464.000 euro, che consentirà di arrivare
ad un totale di 26.473.000 euro. Di fatto, oltre ai 13.464.000 euro si
sommano i 4.127.000 euro di compartecipazione degli Enti Locali, più
8.882.000 euro delle risorse inserite nell'accordo quadro del 2002 e
autorizzate dal Ministero. L'intero importo sarà utilizzato nel
triennio 2014-2017 dagli Uffici d’Ambito territoriale su un totale di 31
interventi nelle province di: Lecco (6), Milano (16), Brescia (2) e
Monza e Brianza (7).
In allegato è disponibile l'elenco completo degli interventi e relativi importi all’indirizzo.
Riportiamo qui di seguito i progetti e i comuni firmatari dei Contratti di Fiume, interessati dal Piano Straordinario Acque:
- Melegnano (MI) - Impianto di depurazione di Melegnano - Potenziamento impianto - 1a fase.
- San Giuliano M.se (MI) - Collegamento rete fognaria della frazione Pedriano di San Giuliano M.se alla rete fognaria di Melegnano.
- Melegnano (MI) - Rifacimento collettore in sponda dx del fiume Lambro tra via Cavour e via Frisi con nuova stazione di sollevamento.
- Melegnano (MI) - Eliminazione scarichi fognari in roggia Spazzola nelle vie: Montegrappa, Piazza IV Novembre, Predabissi, Frassi, Dei Pini, Dei Giacinti, Dalie, e Giovani XXIII.
- San Giuliano M.se (MI) - Collegamento rete fognaria della frazione Mezzano di San Giuliano M.se alla rete fognaria di Melegnano.
- Melegnano (MI) - Eliminazione scarichi in roggia Spazzola in Via dei Pini, Via dei Giacinti, Via Dalie e Via Giovanni XXIII.
- Legnano (MI) - Ulteriori fognature a completamento delle zone urbanizzate - 1° lotto.
- Legnano (MI) - Ulteriori fognature a completamento delle zone urbanizzate - 2° lotto.
- Legnano (MI) - Ulteriori fognature a completamento delle zone urbanizzate.
- Cerro Maggiore, San Vittore Olona (MI) - Ulteriori fognature a completamento delle zone urbanizzate.
- Cerro Maggiore, Parabiago (MI) - Ulteriori fognature a completamento delle zone urbanizzate.
- Baranzate, Lainate, Pogliano Milanese, Pregnana Milanese, Rho, Senago (MI) - Ulteriori fognature a completamento delle zone urbanizzate.
- Ceriano Laghetto (MB) - Via Roncaccio, nuovo tratto di fognatura e dismissione di scarichi fognari in corpo d'acqua superficiale.
- Limbiate (MB) - Villaggio del Sole, nuovo tratto di fognatura e dismissione di scarichi fognari in corpo d'acqua superficiale.
- Limbiate (MB) - Via del Laghetto, nuovo tratto di fognatura per il collettamento di scarichi attualmente non allacciati alla rete.
- Limbiate (MB) - Via Verdi, nuovo tratto di fognatura per il collettamento di scarichi attualmente non allacciati alla rete.
- Lazzate (MB) - Via Delle Brughiere, nuovo tratto di fognatura per il collettamento di scarichi attualmente non allacciati alla rete.
- Misinto (MB) - Via Birago (traversa), nuovo tratto di fognatura per il collettamento di scarichi attualmente non allacciati alla rete.
Fonte: Sito Contrattidifiume.it
martedì 2 dicembre 2014
Apericena ambientalista
Vi aspettiamo per questo appuntamento che puo' servire a riscoprire un luogo ben rigenerato e condividere l'emozione del cibo con l'intrattenimento musicale e di voci del gruppo i " Ciapa No'. Saluti a tutti. Legambiente Circolo Parabiago Fb: Legambiente Parabiago
Livigno: lo Ski Business minaccia l'ultimo paesaggio del silenzio nella conca del Piccolo Tibet
Milano,
2 dicembre 2014
Comunicato stampa
“Difendiamo la Vallaccia”
Legambiente
dal giudice contro il nuovo impianto sciistico nel sito
protetto dalla UE
A rischio pascoli e prati nel regno della pernice bianca e dei grandi rapaci alpini
A rischio pascoli e prati nel regno della pernice bianca e dei grandi rapaci alpini
Decine
di ettari di sbancamenti, piloni e strade nella valle più
incontaminata tra
quelle che confluiscono nella conca di Livigno: la Vallaccia, che comincia a
Trepalle, il centro
abitato più alto d'Europa, è una spettacolare distesa di pascoli
e prati da
sfalcio, dove ancora oggi si pratica l'allevamento d'alpeggio,
ma in cui hanno
trovato casa alcune tra le specie di uccelli più spettacolari e
protetti
dell'arco alpino, come il piviere tortolino, il gallo forcello,
l’aquila reale,
il gipeto, fino alla sempre più minacciata pernice bianca. Una
valle conservata
grazie a secoli di attività d'alpeggio, ancora ben presente, in
cui gli unici
edifici del fondovalle sono una manciata di tee,
le tradizionali abitazioni rurali del Livignasco. Questo è
quanto rischia di
sparire per far posto a nuove piste da sci e impianti di
risalita. Le
ruspe sono pronte a mettersi al lavoro ma Legambiente non ci sta
e ha
presentato un ricorso per bloccare il progetto che devasterebbe
il Sito di
Interesse Comunitario “Vallaccia - Pizzo Filone”, interamente
nel territorio
amministrativo di Livigno. Tutto parte dal progetto presentato
dal gestore
degli impianti a fune del Monte della Neve, cresta montana che
sovrasta la
Vallaccia e la separa dalla valle di Livigno: la società
Mottolino s.p.a.
intende infatti realizzare di una nuova seggiovia a sei posti
che collegherebbe
proprio la località Vallaccia con Monte della Neve. Per ottenere
le
autorizzazioni necessarie però la società ha mascherato il
progetto del nuovo
impianto come un “adeguamento tecnologico e funzionale” della
vecchia seggiovia
Mottolino-Monte della Neve, ma consultando le mappe si comprende
facilmente che
qualcosa non torna: se infatti il punto di arrivo dei due
impianti sarebbe lo
stesso, le partenze invece disterebbero di ben 3 chilometri in
linea d’aria
l’una dall’altra, tale è infatti la distanza tra il Mottolino e
il fondovalle
della Vallaccia. Dopo aver ricevuto pareri negativi da tutte le
autorità
consultate, la società si è rivolta niente meno che al Consiglio
dei Ministri
per ottenere un via libera che però, per Legambiente, è
illegittimo.
“E’ un
escamotage scandaloso per ottenere
il via libera a una nuova colata di cemento – attacca Francesco
Borasi,
avvocato del Centro Azione Giuridica di Legambiente - definire
adeguamento di
un vecchio impianto sciistico la realizzazione, di fatto, di una
nuova
seggiovia che nulla c’entra con quella vecchia è il tentativo
sporco per
aggirare tutti i piani territoriali e comunali che vietano la
realizzazione di
nuove strutture per lo sci nel SIC della Vallaccia”.
Molte sono le
segnalazioni giunte a
Legambiente di cittadini dell'Alta Valtellina, affezionati alla
Vallaccia e
preoccupati, oltre che del danno gravissimo degli sbancamenti e
delle nuove
infrastrutture, anche del fatto che una nuova partenza della
funivia nel cuore
della Vallaccia avrebbe prima o poi scatenato anche appetiti
immobiliari,
facendo perdere per sempre un patrimonio naturale e culturale
che ha pochi
eguali nell'intero arco alpino. Per questo Legambiente
Lombardia ha
voluto vedere le carte e ha immediatamente depositato un ricorso
al TAR
chiedendo che il tribunale annulli la delibera del Governo che
spiana la strada
alla nuova seggiovia, imponendo invece il rispetto del drastico
parere negativo
della Soprintendenza che non aveva creduto alla favoletta
dell’adeguamento del vecchio
impianto, bocciando senza appello questo stravolgimento del
territorio montano.
“Livigno non è
zona affrancata dal
rispetto delle norme ambientali nazionali e comunitarie -
commenta Ruggero
Spada, coordinatore di Legambiente per la Provincia di
Sondrio - lo
sviluppo turistico del piccolo Tibet deve smettere di inseguire
modelli
aggressivi degli spazi montani e di utilizzare ogni forma di
elusione e di
aperta violazione delle norme che tutelano i paesaggi più
preziosi della
montagna lombarda. L'espansione del dominio sciistico nel cuore
di un sito
comunitario è una azione che, se non verrà bloccata, porterà ad
erodere
ulteriormente il patrimonio naturale su cui poggia ogni visione
di sviluppo
durevole di una località turistica ancora così prestigiosa”
Tanti anni di Befana sul Lambro.
Nel corso degli anni abbiamo potuto
constatare come l’evento “Befana sul Lambro” sia diventato una importante risorsa culturale per il territorio,
che attraverso una originale animazione-festa socio-ambientale costruita con
l’aiuto dei volontari, delle associazioni, delle istituzioni, ha avuto la forza
sufficiente per diventare un appuntamento sociale e un evento culturale capace
di incidere nell’immaginario collettivo.
La manifestazione “Befana sul Lambro” ha
superato il considerevole traguardo di venticinque anni di vita, arrivando alla
sua ventottesima edizione: un
percorso ricco di esperienze, saperi, conoscenze e partecipazione, un patrimonio culturale, progettuale,
creativo e di ricerca che non vorremmo venisse disperso, ma che, anzi,
vorremmo veder crescere.
I Comuni
del territorio, la Provincia
di Milano, la Provincia di Monza e della Brianza e la Regione Lombardia hanno mostrato negli anni un’attenzione per la prosecuzione
dell’esperienza del Laboratorio e della teatralizzazione sul fiume, ed hanno
affiancato enti, associazioni e privati
cittadini nel sostegno economico ed organizzativo alla Befana sul fiume
Lambro.
Anche molte associazioni, come ricordato, negli anni si sono aggiunte al
composito fronte che propone un modo diverso di fare animazione
socio-ambientale. Tra le tante ricordiamo il patrocinio di Emergency, della
Fondazione ABIO per il bambino in ospedale e dell’UNICEF.
Inoltre ci hanno dato e ci danno
un’importante sostegno la Protezione Civile
dei comuni di Carate Brianza e Verano Brianza, la Croce Bianca Brianza,
la marching-band di Besana Brianza,
il gruppo folk Muntanerada, l’associazione “La casa di Emma”, l’associazione
dei genitori dell’istituto comprensivo “G. Romagnosi” di Carate Brianza, i Gruppi
di acquisto solidale (G.A.S.) di zona e molti altri enti e associazioni.
In aiuto al Laboratorio si è anche radicata
una solida tradizione di volontariato,
che ha portato alla Befana sul Lambro centinaia di persone diverse, anche
provenienti da altre nazioni.
Ai volontari del territorio si sono
aggiunti, anno dopo anno, numerosi artisti
e performer che hanno contribuito con le loro arti, la loro creatività e il
loro specifico linguaggio a diffondere il messaggio della Befana sul fiume
Lambro.
Nel corso di tutti questi anni gli
operatori della C.C.A., nello spirito del Laboratorio, sono intervenuti con
presentazioni creative nelle scuole
elementari, nei centri di
aggregazione giovanile e nei centri
socio educativi. Qui abbiamo realizzato laboratori specifici per la
realizzazione e la decorazione di piccole strutture e oggetti scenici per la
festa finale.
Alcuni ospiti delle comunità terapeutiche del territorio, lavorando ai laboratori,
hanno potuto integrare il loro percorso con una esperienza di volontariato, che
è stata anche occasione di formazione e di reinserimento sociale.
lunedì 1 dicembre 2014
Contratti di Fiume, strumenti di Pianificazione di Distretto Idrografico nel Collegato Ambientale approvato dalla Camera
Nella seduta di alcuni giorni fa con l'approvazione alla Camera del
collegato ambientale, è stato inserito l'art 24 bis che, per la prima
volta nella normativa nazionale, prevede ed inquadra i Contratti di
Fiume nell'ambito della Pianificazione di distretto idrografico.
La proposta di legge, che ora attende il passaggio in Senato, recita cosi:”l'articolo 24-bis disciplina i contratti di fiume, che concorrono alla definizione e all'attuazione degli strumenti di pianificazione del distretto idrografico, quali strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali”.
La proposta di legge, che ora attende il passaggio in Senato, recita cosi:”l'articolo 24-bis disciplina i contratti di fiume, che concorrono alla definizione e all'attuazione degli strumenti di pianificazione del distretto idrografico, quali strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali”.
venerdì 28 novembre 2014
Tutto l’arco alpino si ribella all’idroelettrico selvaggio.
Comunicato Stampa e Invito
LUNEDI 24 NOVEMBRE alle ore 11 presso il CSV
Legambiente della Valle d’Aosta indice una Conferenza Stampa per fare
il punto della situazione sulle centrali idroelettriche
Petizione nazionale ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo
Economico, al Parlamento e alle Regioni. E in Valle d’Aosta?
In tutte le regioni alpine
(Friuli-Venezia-Giulia, Trentino Alto Adige, Veneto, Lombardia, Piemonte) è
scoppiata la rivolta contro i prelievi indiscriminati di acqua dai fiumi, a
favore delle centrali idroelettriche. Tutti i fiumi dell’arco alpino, e in
particolare i torrenti alpini, sono ormai sistematicamente captati a più riprese,
lungo tutto il percorso, e quindi deprivati della maggior parte della propria
acqua, con gravi danni ambientali e paesaggistici.
Nei paesi e nelle vallate in cui
questi prelievi provocano i maggiori danni anche economici, per il riflesso
sull’indotto turistico, le popolazioni locali si stanno muovendo. Si sono
costituiti dei Comitati, formati da ambientalisti, pescatori, amministratori,
cittadini. Dall’unione di tanti movimenti e comitati e con il supporto delle
maggiori associazioni ambientaliste (Legambiente, WWF, Mountain Wilderness,
CIPRA, CIRF, CAI, LIPU,…) è scaturito un
appello:
APPELLO PER LA SALVAGUARDIA DEI CORSI D’ACQUA DALL’ECCESSO DI SFRUTTAMENTO IDROELETTRICO
L’appello è stato presentato a Roma il 28 ottobre scorso,
durante una Conferenza presso la sala stampa di Montecitorio ai membri delle
Commissioni Parlamentari competenti di Camera e Senato.
In sostanza si chiede al
Ministero dello Sviluppo Economico, al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Parlamento,
alle Regioni e al Segretariato della Convenzione delle Alpi:
- l’immediata sospensione del rilascio di nuove concessioni e autorizzazioni per impianti idroelettrici, la revisione degli strumenti
di incentivo e l’apertura di un tavolo di confronto a livello nazionale;
- che si considerino in modo esplicito gli impatti cumulativi dei progetti che incidono su uno stesso bacino imbrifero e che i corsi d’acqua, in particolare quelli di montagna, vengano considerati un patrimonio di biodiversità, di valori ambientali e paesaggistici da tutelare, una risorsa preziosa per il paesaggio in grado di favorire un turismo ricreativo alternativo e meno impattante;
- che venga messo in discussione l’articolato normativo secondo il quale le opere per la realizzazione degli impianti idroelettrici sono di pubblica utilità, indifferibili ed urgenti.
Per presentare l’appello e
fornire informazioni sul suo iter è stata invitata Lunedì 24 novembre ad
Aosta una rappresentante dei Comitati che ha partecipato all’incontro di Roma:
Lucia Ruffato, presidente del Comitato Bellunese Acqua Bene Comune.
Sarà l’occasione per riflettere
sullo stato dell’idroelettrico e sul suo futuro in Valle d’Aosta, in
vista del termine, nel 2015, del blocco alla presentazione di nuove domande
determinato dalla “moratoria” introdotta con la DGR n. 1253 del 15 giugno 2012.
Legambiente Valle d’Aosta intende
fornire il proprio
contributo nel percorso che dovrà essere avviato da parte della Regione
per individuare nuove norme che limitino
i prelievi idroelettrici, al fine di salvaguardare i torrenti e i corsi d'acqua della nostra Valle.
Aosta, 19 novembre 2014
Come è andata?
Nel 2015 scadrà la moratoria Viérin sulle centrali idroelettriche. A guardare con preoccupazione a quella data è Legambiente che oggi in una conferenza stampa ha denunciato il rischio che si arrivi ad un vero e proprio “saccheggio dell’idroelettrico”.
Ad oggi sono 226 gli impianti presenti in Valle d’Aosta che producono 530MW di energia. Dal maggio 2012, data di approvazione della delibera di Giunta che limita il rilascio di nuove concessioni di derivazione ad uso idroelettrico per almeno tre anni, all’ottobre 2014 la Regione ha rilasciato 50 nuove subconcessioni di cui nove relative a domande presentate dopo la delibera. 68 sono le domande giacenti e in corso di istruttoria. “E molte altre ne arriveranno da gennaio in poi” dice Rosetta Bertolin, vice presidente di Legambiente.
“Il provvedimento dell’Amministrazione regionale – spiega Alessandra Piccioni, Presidente del Circolo valdostano – non ha bloccato l’utilizzo di acqua già concessa, ci sono delle società che avevano già un impianto e che hanno chiesto di riturbinare l’acqua più in basso, anzi la moratoria è andata a cancellare alcune limitazioni".
L’Associazione chiede quindi alla Regione di “mettersi in regola” innanzitutto con la direttiva Ue “acque”.
Legambiente nei mesi scorsi ha scritto anche al Ministero dell’Ambiente segnalando come la Regione “non ha provveduto ad individuare le aree non idonee alla realizzazione degli impianti di produzione di energie idroelettrica, né ha previsto forme di tutela per le aree di maggior pregio ambientale o di maggiore fragilità idrogeologica”.
Per l’Associazione la battaglia principe in questo scenario è quella dell’Alpe Cortlys. “E’ il tipico torrente che verrebbe captato alla sorgente, in una zona di grande pregio ambientale. Se passasse questo principio tutti i nostri torrenti sarebbero a rischio” spiega Alessandra Piccioni.
Legambiente Valle d’Aosta è oggi una fra le centinaia di associazioni locali e nazionali ad aver aderito all’appello per la salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico.
Il documento, presentato nelle scorse settimane a Roma, chiede l’immediata sospensione del rilascio di nuove concessioni, la revisione degli strumenti di incentivo, l’apertura di un tavolo di confronto a livello nazionale ma anche il superamento del Deflusso minimo vitale a favore del concetto di deflusso ecologico.
“Se è vero che l’energia idroelettrica contribuisce all’abbattimento delle emissioni di Co2 – sottolinea Lucia Ruffato Presidente del Comitato Bellunese Acqua Bene comune - il risultato finale non basta a compensare il miliardo di euro che i cittadini ogni anno danno ai costruttori per distruggere i nostri fiumi”.
di Silvia Savoye
24/11/2014
Come è andata?
Nel 2015 scadrà la moratoria Viérin sulle centrali idroelettriche. A guardare con preoccupazione a quella data è Legambiente che oggi in una conferenza stampa ha denunciato il rischio che si arrivi ad un vero e proprio “saccheggio dell’idroelettrico”.
Ad oggi sono 226 gli impianti presenti in Valle d’Aosta che producono 530MW di energia. Dal maggio 2012, data di approvazione della delibera di Giunta che limita il rilascio di nuove concessioni di derivazione ad uso idroelettrico per almeno tre anni, all’ottobre 2014 la Regione ha rilasciato 50 nuove subconcessioni di cui nove relative a domande presentate dopo la delibera. 68 sono le domande giacenti e in corso di istruttoria. “E molte altre ne arriveranno da gennaio in poi” dice Rosetta Bertolin, vice presidente di Legambiente.
“Il provvedimento dell’Amministrazione regionale – spiega Alessandra Piccioni, Presidente del Circolo valdostano – non ha bloccato l’utilizzo di acqua già concessa, ci sono delle società che avevano già un impianto e che hanno chiesto di riturbinare l’acqua più in basso, anzi la moratoria è andata a cancellare alcune limitazioni".
L’Associazione chiede quindi alla Regione di “mettersi in regola” innanzitutto con la direttiva Ue “acque”.
Legambiente nei mesi scorsi ha scritto anche al Ministero dell’Ambiente segnalando come la Regione “non ha provveduto ad individuare le aree non idonee alla realizzazione degli impianti di produzione di energie idroelettrica, né ha previsto forme di tutela per le aree di maggior pregio ambientale o di maggiore fragilità idrogeologica”.
Per l’Associazione la battaglia principe in questo scenario è quella dell’Alpe Cortlys. “E’ il tipico torrente che verrebbe captato alla sorgente, in una zona di grande pregio ambientale. Se passasse questo principio tutti i nostri torrenti sarebbero a rischio” spiega Alessandra Piccioni.
Legambiente Valle d’Aosta è oggi una fra le centinaia di associazioni locali e nazionali ad aver aderito all’appello per la salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico.
Il documento, presentato nelle scorse settimane a Roma, chiede l’immediata sospensione del rilascio di nuove concessioni, la revisione degli strumenti di incentivo, l’apertura di un tavolo di confronto a livello nazionale ma anche il superamento del Deflusso minimo vitale a favore del concetto di deflusso ecologico.
“Se è vero che l’energia idroelettrica contribuisce all’abbattimento delle emissioni di Co2 – sottolinea Lucia Ruffato Presidente del Comitato Bellunese Acqua Bene comune - il risultato finale non basta a compensare il miliardo di euro che i cittadini ogni anno danno ai costruttori per distruggere i nostri fiumi”.
di Silvia Savoye
24/11/2014
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