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"Sulla sua pelle scorreva acqua quasi a coprirlo come una veste intangibile e fresca".
lunedì 16 maggio 2011
Realizzata una brochure informativa sulla carta della qualità dei servizi del servizio idrico
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Monza, troppi scarichi nel Lambro Distrutta l'oasi ambientale in città
«In questa primavera sono rimaste solo una decina di anatre, le tre nidiate di anatroccoli osservate negli spazi dell'oasi sono già sparite, l'airone cinerino si è visto raramente, la nitticora ed il martin pescatore sono spariti e i pesci sono diminuiti - spiega Scandellari -. Tutto questo, a nostro giudizio, è dovuto al progressivo decadimento della qualità delle acque del Lambro e alla loro eutrofizzazione». Cosa è successo? «L'eutrofizzazione delle acque del fiume è in gran parte dovuta agli scarichi civili - continua il presidente di Legambiente -. Ci domandiamo perché il Parco della Valle del Lambro e la Regione Lombardia non intervengano in modo deciso per eliminare questi scempi all'ambiente ».
Il risultato, quello sì, è evidente a tutti, si vede e si sente: dal letto del fiume tramutato in una discarica abusiva alle puzze che si levano avvolgendo il centro storico. «Indice dell'eccessiva disponibilità di nutrienti nel fiume sono le abbondanti e diffuse coperture di alghe filamentose presenti sul fondo - precisa il responsabili dell'oasi naturale -. Queste, quando si staccano dal substrato, si depositano lungo le sponde o nelle piccole pozze d'acqua dove muoiono e vanno in putrefazione. Il risultato è il rilascio di cattivi odori nell'aria e di sostanze tossiche nell'acqua».
Un problema, quello dello stato di salute del Lambro, che non sembra però raccogliere l'interesse di quanti dovrebbero essere preposti alla sua salvaguardia. Tanto c'è da fare non solo per limitare l'inquinamento, ma anche per rivedere la regimazione delle acque in città. «Il Lambretto ha il fondo ancora naturale ed è in grado di effettuarne l'autodepurazione delle acque mentre il Lambro non può farlo in quanto il suo alveo è totalmente cementificato. Regolando in modo più preciso la paratia del Lambretto di via Aliprandi, si potrebbe aumentare l'acqua che scorre nel Lambro, favorendo il miglior deflusso del fiume nel centro storico, il minor ristagno dei rifiuti e delle alghe, eliminando l'immagine di paese sottosviluppato che si percepiva passando sopra il Ponte dei Leoni».
Fonte: Il Cittadino di Monza e Brianza articolo di Sarah Valtolina del 13 maggio 2011
giovedì 12 maggio 2011
Acqua, niente miracoli. Le caraffe col filtro sono inutili
TORINO - Promettono di eliminare sostanze nocive, come calcare, metalli e cloro, e di migliorare la qualità dell'acqua di rubinetto. In poco tempo le caraffe filtranti sono diventate, anche in Italia, le principali concorrenti delle acque minerali. Ma un esposto in procura, firmato non a caso da Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua (la federazione delle industrie delle acque minerali) e inviato un paio di mesi fa al procuratore Raffaele Guariniello, sosteneva il contrario: l'acqua di tre caraffe (Brita, Auchan e Viviverde), dopo il passaggio nei filtri a carboni attivi, diventerebbe "non più potabile", "depauperata di elementi nutritivi", contaminata con la "presenza di corpi estranei". Per questo la procura di Torino aveva aperto un'inchiesta, ipotizzando i reati di commercio di sostanze alimentari nocive per la salute e frode, e affidato l'incarico di analizzare l'acqua filtrata a Ivo Pavan, docente dell'Università di Torino. I risultati sono arrivati: la conclusione, secondo il consulente, è che le caraffe filtranti non migliorano l'acqua del rubinetto, già "perfetta" così com'è. Anzi, per certi versi la peggiorano, e possono diventare rischiose se quell'acqua viene bevuta da persone affette da patologie come diabete, ipertensione o cardiopatie. Nel migliore dei casi sono comunque «inutili». Guariniello ha subito scritto al Ministero della Salute e all'Istituto Superiore di Sanità per segnalare le criticità riscontrate.
«Il primo problema riguarda la durezza dell'acqua, ovvero la quantità di calcio e magnesio: dopo il trattamento i valori si abbassano notevolmente. Dopo 120 ore di utilizzo del filtro addirittura si azzerano» spiegano in procura. Vero è che nelle avvertenze delle caraffe è scritto che non devono essere usate con acque che hanno durezza inferiore ai 19 gradi francesi, altrimenti si perdono i sali minerali. Dalle analisi risulta che al posto di calcio e magnesio, vengono introdotti nell'acqua sodio e potassio con valori superiori ai limiti, (diventando così pericolosa per chi ha patologie). Compaiono elementi di cui prima non c'era traccia, come l'ammonio, o l'argento, che serve per abbassare la carica batterica. L'acqua risulta poi inacidita: «il ph iniziale (per legge compreso tra valori di 6,5 e 9,5) era 7,65 - spiegano in procura - dopo il passaggio in una caraffa risulta 6, e 5,92 al termine del filtro». Insomma per la procura «quest'acqua, se fosse pubblica, sarebbe dichiarata "non potabile"». Risulta anche, secondo il consulente «un buon abbattimento della carica batterica», che tende però a risalire con l'uso.
L'azienda tedesca Brita, che da 45 anni produce solo caraffe filtranti (ne ha vendute 300 milioni, di cui un milione e mezzo in Italia dal 2007), controbatte: «Abbiamo le certificazioni di due ministeri della salute (tedesco e austriaco). Non dichiariamo che l'acqua è pura, ma che è filtrata, perché trattiene alcune sostanze e ne rilascia altre consentite dalla legge sulle bevande. Sulle avvertenze scriviamo quale acqua usare, e di consultare il medico se si hanno problemi di salute».
Fonte: La Repubblica.it articolo di SARAH MARTINENGHI del 11 maggio 2011lunedì 9 maggio 2011
martedì 3 maggio 2011
Incontro: "Acqua bene comune"
lunedì 2 maggio 2011
Convegno: "Acqua oltre i falsi miti"
6 maggio 2011
Salone delle Mostre - Palazzo Giureconsulti
piazza Mercanti 2, Milano
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