giovedì 22 gennaio 2015

Onda nera nel Lambro, mancano «riscontri» sui cugini Tagliabue


I proprietari dello stabilimento di Villasanta assolti dall’accusa di aver provocato il rovesciamento per coprire ammanchi di carburante. Unico condannato l’ex custode

di Federico Berni

Non ci sono «riscontri oggettivi» tali da far ritenere che i cugini Giuseppe e Rinaldo Tagliabue fossero coinvolti nel disastro della Lombarda Petroli, l’ex deposito di carburanti che provocò l’«onda nera» del Lambro. Lo scrivono i giudici di Monza, nelle motivazioni della sentenza che, tre mesi fa, ha assolto i proprietari dello stabilimento di Villasanta (Monza) dalle accuse di disastro doloso, reati fiscali, e falso, condannando l’ex custode dell’impianto Giorgio Crespi.
Demolita la tesi dell’accusa, in base alla quale il rovesciamento di tonnellate di gasolio e olio combustibile nel piazzale della Lombarda (che poi raggiunsero il Lambro), sarebbe stato provocato apposta per coprire ammanchi di carburante che non erano stati registrati fiscalmente. Troppo «negative e incalcolabili», scrivono i giudici, le conseguenze di un gesto simile, sul piano «economico, di immagine, e giudiziario», per coprire «un’illegalità che avrebbe comportato il pagamento di accise per 80mila euro più Iva».
L’ex custode Giorgio Crespi, condannato in contumacia, mai comparso in aula, ha nominato ora un avvocato di fiducia. Probabilmente l’ex addetto alla sorveglianza è l’unico in grado di chiarire il giallo in cui resta avvolta la vicenda, e di spiegare, per esempio, la presenza di quell’automobile che, la notte tra il 22 e il 23 febbraio 2010, accese i fari a intermittenza nel parcheggio antistante l’ingresso per ben 80 volte in tempi diversi. Secondo il tribunale, fu un «segnale che il sabotaggio era avvenuto». 

 

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