lunedì 21 novembre 2022

DOSSIER CITTA’ E CLIMA 2022

 

DOSSIER CITTA’ E CLIMA 2022:

 

Legambiente: “Periodi prolungati di siccità, ondate di calore, violente piogge ed esondazioni, black out sono tutti effetti del cambiamento climatico ma anche delle errate gestioni del territorio troppo urbanizzato e impermeabilizzato”

 


Milano, 18 Novembre 2022 – Il 2022 è stato uno degli anni più siccitosi degli ultimi decenni, a partire già dall’inverno, durante il quale sono caduti in Lombardia mediamente meno di 50 millimetri di pioggia, oltre l’85% in meno rispetto al 2021, con conseguenze sull’agricoltura, incendi e livelli minimi di fiumi, laghi e riserve idriche. In valore assoluto, secondo i dati di Arpa Lombardia, nel primo trimestre 2022 sono mancati tre miliardi di metri cubi d’acqua rispetto al 2021. A giugno la neve sulle Alpi era già totalmente esaurita, con oltre 40 giorni di anticipo rispetto alle annate medie. I laghi e gli invasi alpini, risultavano ai minimi storici del periodo, con accumuli di riserva idrica insufficienti a sostenere i fabbisogni irrigui delle campagne lombarde e la generazione idroelettrica. Quando la pioggia è scesa, in maniera copiosa, i terreni si sono dimostrati incapaci di gestire la portata, dando luogo ad alluvioni e smottamenti, come accaduto nella notte tra il 27 e il 28 luglio in Val Camonica, dove è caduta in poche ore la stessa quantità di pioggia caduta sulla provincia di Brescia nei sette mesi precedenti, causando l’esondazione dei torrenti Re e Corbello.
La siccità si è accompagnata anche ad un’ondata di calore. A luglio si sono registrate temperature record in diverse città lombarde: a Brescia e Cremona 39,5°C, a Pavia 38,9°C e a Milano 38,5°C, con una crescita della domanda di energia, e di conseguenza la pressione sulla rete elettrica, del 35% in poche settimane.
 
È il quadro dipinto dall’Osservatorio CittàClima di Legambiente, nel cui dossier annuale vengono analizzati i dati riguardanti gli eventi avversi che le aree urbane italiane devono fronteggiare a causa dei cambiamenti climatici.
 
«Periodi prolungati di siccità, ondate di calore, violente piogge ed esondazioni, black out sono tutti effetti del cambiamento climatico in atto, ma anche delle errate gestioni del territorio troppo urbanizzato – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – In particolare nell’area della Città Metropolitana di Milano (32% del suolo impermeabilizzato secondo i dati Ispra), come in Brianza e nel Varesotto, si è modificata in maniera importante la risposta idrologica e climatica del territorio, generando fenomeni di surriscaldamento estivo e eventi alluvionali più intensi e frequenti».
 
Nel rapporto trovano spazio le descrizioni di interventi infrastrutturali importanti per la messa in sicurezza del territorio, come il programma di sistemazione idraulica del Seveso a protezione del territorio di Milano dalle inondazioni. La storia della metropoli lombarda ci dice che l’impermeabilizzazione del territorio, se non ver­rà fermata o invertita, finirà col rendere obsoleta ogni soluzione ingegneristica messa a punto per governare gli estremi climatici. «Per evitare di inseguire le emergenze con nuove opere ingegneristiche che artificializzano sempre di più il territorio, siano esse canali scolmatori o vasche impermeabili, occorre un cambiamento di approccio: bisogna puntare a ripristinare la piena funzionalità del sistema idrografico, eliminando le strozzature artificiali e le tombinature dei corsi d’acqua, restituendo ai fiumi gli spazi di loro pertinenza e al suolo la propria permeabilità. Per questo Legambiente Lombardia sta lavorando a progetti con diversi partner proprio per estendere il ricorso alle cosiddette nature based solution nell’ambito degli interventi infrastrutturali» conclude Meggetto.


Nel dossier spazio anche alle buone pratiche con la segnalazione del progetto Bicocca Lab. L’Ateneo milanese ha presentato il piano di transizione ecologica e digitale del campus basato sulla rigenerazione dello spazio urbano valorizzando gli edifici esistenti. Piazze smart e sempre più verdi per la didattica all’aperto, aree relax e velostazioni per favorire la mobilità dolce, installazione di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia pulita, depavimentazione delle piazze del campus per mitigare l’isola di calore e cinque ettari di verde e 450 nuovi alberi, grazie ai quali si prevede di assorbire più di 100mila kg all’anno di CO2.


MAPPA INTERATTIVA DEL RISCHIO: WWW.CITTACLIMA.IT

 


mercoledì 19 ottobre 2022

OTTOBRE CALDO: UN DATO STAGIONALE SEMPRE PIU' RICORRENTE

 

COMUNICATO STAMPA

OTTOBRE CALDO: UN DATO STAGIONALE SEMPRE PIU' RICORRENTE

 

Posticipare l’accensione dei riscaldamenti non è austerità, ma buon senso per evitare sprechi

 

Dati e previsioni in collaborazione con la Fondazione OMD - Osservatorio Meteo Duomo: il semaforo di Legambiente Lombardia per aiutare a decidere quando è il momento ‘giusto’ per l’accensione degli impianti termici a Milano

 


Milano, 18 Ottobre 2022 - “Ottobrata”: è il termine sicuramente trending topic in questi giorni per definire l’ennesimo episodio di un semestre che, soprattutto nel Nord Italia, verrà ricordato per un clima caldo e secco con pochi precedenti. Ma a ben vedere, il caldo di questi giorni non è poi così anomalo: si tratta di una tendenza che dura da diversi anni, che a Milano viene fotografata dai dati di Fondazione OMD, Osservatorio Meteorologico Milano Duomo. Complice l’inarrestabile cambiamento climatico, il crollo termico autunnale si trascina sempre più in avanti, verso il mese di novembre, mentre ottobre, in una città come Milano, mantiene temperature medie generalmente al di sopra dei 15°C

 

TEMPERATURA MEDIA (°C) A MILANO, PERIODO 2013-2020

Ottobre 2a Decade

 Ottobre 3a Decade

Novembre 1a Decade

15.8

15.0

12.9

Dati climatici elaborati da OMD all’interno del Progetto ClimaMi (www.progettoclimami.it)


Purtroppo, però, le norme mutano più lentamente del clima: nella pianura lombarda l’avvio degli impianti termici di case e uffici è normalmente consentita dal 15 ottobre, e questo sebbene, con temperature medie all’aperto stabilmente al di sopra dei 15°C, non ci sia alcun bisogno di azionare le caldaie. C’è voluta la crisi del gas per ritardare di una settimana, al 22 ottobre, la data di accensione, un provvedimento presentato come austerità energetica, quando in realtà si tratta di una moderatissima misura di buon senso per evitare lo spreco di energia di uffici pubblici e scuole. In questo periodo, infatti, non è raro assistere a finestre spalancate per fare uscire l’inutile calore prodotto da termosifoni male o per nulla regolati, mentre nei condomini gli amministratori, per prevenire qualsiasi polemica, dispongono l’accensione degli impianti anche quando la stagione consente di stare in maniche corte all’aperto, come in questi giorni in cui è previsto che le temperature  possano arrivare addirittura a superare i 25°C di giorno, per restare intorno ai 15°C di notte, quindi con una media vicino ai 20°C.


Per questo, basandosi su dati forniti da fondazione OMD, Legambiente Lombardia quest’anno mette a disposizione uno strumento per orientarsi nella decisione sul momento giusto per dare il via alla stagione termica, rivolto ai cittadini e agli amministratori della regione milanese, al fine di scoraggiare sprechi e consumi evitabili: basandosi sulle previsioni relative alla temperatura media, il sito www.legambientelombardia.it e la pagina facebook dell’associazione ogni giorno aggiorneranno un ‘semaforo’ che indicherà quando è giunto il momento di azionare la caldaia.


“Il caro energia e la lotta alle emissioni climalteranti impongono scelte intelligenti nella gestione del calore degli edifici: per questo occorrerebbe fare un buon uso dei dati e delle informazioni che i modelli meteorologici mettono a disposizione, anche per la gestione degli impianti di climatizzazione – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - Bene il decreto MITE che posticipa la data di accensione delle caldaie, ma meglio ancora sarebbe decidere sulla base non di un calendario, ma di una previsione meteorologica che eviti di azionare gli impianti quando non ce n’è alcun bisogno”.


Ovviamente la riduzione dei giorni di accensione è solo una delle misure necessarie ad evitare sprechi di energia ed emissioni inquinanti. Ricordiamo che il decreto MITE di ottobre stabilisce anche che le temperature degli edifici debbano essere impostate a 19°C, e che il ricorso alla climatizzazione, per la Lombardia di pianura e di collina, debba avvenire per non più di 13 ore al giorno. Per non rinunciare al benessere termico poi, una serie di comportamenti e di interventi devono essere gestiti all’interno di abitazioni e uffici: dalla scelta dell’abbigliamento alla riduzione delle perdite di calore e degli spifferi, molto può essere fatto non solo per alleggerire la bolletta energetica di famiglie e imprese, ma anche per il conto delle emissioni di gas serra.


“Riteniamo che ogni azione del singolo cittadino che possa favorire il  risparmio energetico e combattere, seppur nel proprio piccolo, la crisi climatica, debba essere apprezzata - dichiara Samantha Pilati, Responsabile dei Servizi Meteorologici di Fondazione OMD - Per questo motivo appoggiamo l’iniziativa di Legambiente, fornendo una previsione delle temperature medie giornaliere attese: uno tra i principali parametri su cui si basano le decisioni riguardanti l'accensione degli impianti di riscaldamento”.


Il ‘semaforo’ messo a punto da Legambiente con i dati di Fondazione OMD prevede tre colori. Con il rosso, le caldaie è bene che restino spente, anche se il provvedimento del Governo ne autorizza l’accensione. Il giallo indica una situazione da valutare caso per caso: nelle aree rurali o periferiche è probabile che le temperature siano più fredde di quelle della città, mentre le caratteristiche e l’esposizione di ogni singola abitazione e degli infissi modificano in modo significativo la prestazione termica dell’edificio, oltre ovviamente ai parametri soggettivi, legati anche a età e stato di salute delle persone che ci abitano, e a condizioni climatiche che possono accentuare la condizione di discomfort termico anche all’interno degli edifici (forte umidità, ventosità, grande escursione termica notte/giorno, ecc). Con il verde, corrispondente a temperature medie inferiori a 14°C, invece probabilmente è arrivato il momento di avviare la stagione termica, ovviamente con la raccomandazione di adottare tutti gli accorgimenti necessari a prevenire gli sprechi energetici, oltre che di rispettare i requisiti obbligatori (che da quest’anno impongono di impostare le termoregolazioni in modo da non superare i 19°C indoor).


lunedì 17 ottobre 2022

MAL’ARIA D’AUTUNNO: ALLA VIGILIA DELLA STAGIONE INVERNALE LO SMOG TORNA A SALIRE

 

MAL’ARIA D’AUTUNNO:
ALLA VIGILIA DELLA STAGIONE INVERNALE LO SMOG TORNA A SALIRE


Legambiente: “Crisi energetica e internazionale non fermino le misure contro le emissioni inquinanti. Trasporto collettivo efficiente, limitazioni del traffico e politiche agricole incisive tra le azioni da perseguire”


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Milano, 17 Ottobre 2022 - I primi nove mesi del 2022 hanno già messo in luce la dimensione del problema della qualità dell’aria in Lombardia: il numero di giornate con inquinamento al di sopra dei limiti europei ha largamente superato la fatidica soglia dei 35 giorni in quasi tutte le città. La motorizzazione privata è in perenne congestione e le misure antismog insufficienti a fermare le polveri sottili: nonostante i riscaldamenti di case e uffici siano ancora spenti, da giorni lo smog fa registrare valori quasi doppi, rispetto ai limiti europei, in tutti i centri urbani della Pianura lombarda evidenziando, secondo Legambiente, che è nel settore dei trasporti, oltre che in quello dell’agricoltura, che occorre concentrare gli sforzi per migliorare la qualità dell’aria.

Sono dati rilevati anche dal dossier: “Mal’aria 2022 edizione autunnale. Verso città mobilità emissioni zero” realizzato da Legambiente che, nell’ambito della campagna Clean Cities, fa il punto, da inizio anno ai primi di ottobre 2022, sulla qualità dell’aria di 13 città italiane, di cui 9 che aderiscono all’obiettivo ‘Carbon Neutral’ al 2030, condiviso con altre 100 città europee, tra le quali figurano le lombarde Milano e Bergamo. Il capoluogo lombardo fa già segnare 54 giornate di sforamento dei limiti di PM10, codice giallo per Bergamo, con 23 superamenti registrati ad oggi

«Ribadiamo la necessità di continuare a limitare il traffico motorizzato, che insieme al riscaldamento domestico rappresenta uno dei problemi delle nostre città. AreaB a Milano, ad esempio, è un primo passo per limitare la congestione da traffico e rallentare le emissioni di polveri sottili in atmosfera. ora ci aspettiamo che anche città metropolitana prenda in considerazione il disagio dei comuni limitrofi arrivando a pensare ad una sua estensione. Certo è che il Move-In di Regione Lombardia, con la eccessiva generosità dei suoi chilometraggi ‘in deroga’ e concessi anche ai veicoli più inquinanti, rischia di vanificare i vantaggi di una soluzione intrapresa da Milano sulla scia di molte città europee – sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. Ma non basta. Per evitare di pagare multe salate per lo sforamento dei limiti europei degli inquinanti, una regione come la Lombardia non può ignorare una profonda revisione della gestione del sistema di trasporto collettivo: più capiente, moderno, efficiente e capillare, per poter essere una valida alternativa all’automobile privata, soprattutto in un periodo storico di rincari dei combustibili fossili. Una condizione molto lontana da quella che incontrano i pendolari nei loro spostamenti quotidiani».

Di fronte ai limiti consigliati dall’OMS, che vedrebbero ad esempio Milano superare il valore di NO2, prodotti in prevalenza dai motori diesel, del 257%, Legambiente richiama l’attenzione sulla direttiva aria che sta per essere pubblicata con valori decisamente più vicini alle soglie raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Inoltre, secondo le ultime analisi effettuate dalle agenzie ARPA del bacino padano, anche agricoltura e allevamento intensivo, le cui emissioni sono la prima e più importante causa di inquinamento da polveri sottili in Pianura Padana, e i cui effetti si fanno sentire anche nelle città, richiederebbero un piano d’azione di cui finora si sente solo la mancanza, secondo l’associazione ambientalista: «Per questo, abbiamo chiesto alle Regioni di definire una programmazione dedicata del Piano Strategico della Pac (Politica Agricola Comunitaria) che allochi risorse per investimenti finalizzati alla riduzione delle emissioni di ammoniaca, inquinante responsabile della formazione delle polveri sottili. Ma per questo inquinante serve anche che Regioni e associazioni di categoria definiscano un programma per la riduzione del carico zootecnico legato all’allevamento intensivo: con i numeri davvero eccessivi di capi allevati, specialmente in Lombardia, non ci sono mezzi tecnici efficaci per perseguire obiettivi adeguati di qualità dell’aria nella nostra regione» conclude Meggetto.

Il Dossier Mal’aria ricade nell’ambito della Clean Cities Campaign, alla sua IIIa edizione. Un’iniziativa sostenuta da Legambiente insieme ad una coalizione europea di ONG ambientaliste, think-tank, movimenti di base e organizzazioni della società civile che ha come obiettivo una mobilità urbana a zero emissioni entro il 2030. La campagna sostiene la mobilità attiva, condivisa ed elettrica per un futuro urbano più vivibile e sostenibile, inclusa la graduale eliminazione dei veicoli con motore a combustione interna dalle città.


Ufficio stampa Legambiente Lombardia 

Silvia Valenti

ufficiostampa@legambientelombardia.it

3498172191

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venerdì 16 settembre 2022

LEGAMBIENTE PRESENTA LA SUA AGENDA PER LA PROSSIMA LEGISLATURA

 

COMUNICATO STAMPA

LEGAMBIENTE PRESENTA LA SUA AGENDA PER LA PROSSIMA LEGISLATURA

100 proposte di riforme e interventi per la prossima legislatura su 20 temi. Al centro: lotta alla crisi climatica, innovazione tecnologica, lavoro, inclusione sociale, riconversione ecologica del tessuto produttivo

 

Sabato 17 alle 18 a Cascina Nascosta, viale E. Alemagna 14, Milano - Parco Sempione 


Milano, 16 settembre 2022 - Nella campagna elettorale in corso il tema della transizione ecologica è stato marginale, seppur i problemi ambientali e la crisi energetica siano tra le principali preoccupazioni degli italiani. 

Legambiente ha redatto un’Agenda per la prossima legislatura, in vista delle elezioni del 25 settembre, da presentare ai partiti. Al centro del documento, che raccoglie 100 proposte suddivise in 20 ambiti tematici, ci sono: la lotta alla crisi climatica, l’innovazione tecnologica, la valorizzazione del lavoro e della green economy, l’inclusione sociale per una giustizia climatica e la riconversione ecologica del tessuto produttivo. Temi e contenuti fondamentali per il futuro della Lombardia e dell’Italia intera che secondo l’associazione ambientalista si traducono in: nuove leggi da approvare, come ad esempio quelle sull’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili, sul consumo di suolo, sul riordino dei bonus edilizi, in materia di lotta alla gestione illecita dei rifiuti, alle illegalità lungo le filiere agroalimentari, e per la tutela della fauna e della flora protette; semplificazioni; velocizzazione degli iter autorizzativi a partire dagli impianti a fonti rinnovabili e dell’economia circolare;  approvazione di decreti attuativi mancanti, da quelli sull’end of waste per il riciclo  a quelli della legge di recepimento della direttiva RED II sulle rinnovabili, sull’agricoltura biologica o sui controlli del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (SNPA), solo per citarne alcuni. E poi, tra gli altri interventi da mettere in campo: uno spostamento di risorse pubbliche dai settori più inquinanti a quelli più innovativi e con minor impatto ambientale, intervenendo sui sussidi ambientalmente dannosi; potenziamento in organico e competenze degli uffici centrali e territoriali preposti al rilascio delle valutazioni di impatto ambientale, delle autorizzazioni e ai controlli

Il documento sarà presentato ai candidati alle prossime elezioni sabato 17 alle 18 in Cascina Nascosta in Parco Sempione a Milano. Modererà l’incontro la presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto, al quale parteciperà il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, per un confronto con Raffaele Cattaneo di Noi Moderati, Matteo Di Maio di +Europa, Eleonora Evi di Verdi-SI, Stefano Maullu di Fratelli d’Italia, Lia Quartapelle di Partito Democratico, Pierluigi Riccitelli di Movimento 5 Stelle, Bruno Tabacci di Impegno Civico.

A questo link il documento riassuntivo dell'Agenda di Legambiente.

lunedì 11 luglio 2022

BIG JUMP 2022 SVEGLIA! NON SI PUO’ FAR MORIRE IL PO

 

BIG JUMP 2022

SVEGLIA! NON SI PUO’ FAR MORIRE IL PO

 

Manifesto per il Po: 8 punti per la tutela del fiume

 

Legambiente Lombardia: “La coperta è corta per l'agricoltura, occorre modificare tecniche irrigue e colture, perchè il sistema fluviale del Bacino del Po oggi è in crisi e lo sarà sempre di più se non si riducono drasticamente i fabbisogni idrici per fare i conti con il cambiamento climatico. Urge l’istituzione di un Parco interregionale per il corso mediano del Po per la tutela dell’ecosistema”.

 


Cremona, 10 luglio 2022 - In occasione del Big Jump, l’iniziativa organizzata dallo European River Network che ogni anno consente ai cittadini di riavvicinarsi a fiumi, laghi e zone umide con un grande tuffo simbolico, Legambiente ha puntato il faro sulla crisi idrica ormai strutturale che attanaglia le regioni attraversate dal fiume Po. Attivisti dell'associazione ambientalista, in contemporanea con i partecipanti in tutta Europa, domenica pomeriggio alle 15 hanno inscenato un flash mob al motto di "Sveglia! Non si può far morire il Po" a Cremona sul Po, davanti alla Canottieri Bissolati. 

Mentre la siccità è un fatto naturale, anche se straordinario, il livello della magra non lo è. Il Po è secco sicuramente perché le precipitazioni hanno subito un drastico arresto in questa primavera e estate 2022, ma anche perchè l'acqua che dovrebbe arrivare al Po dai bacini montani è tutta intercettata per l'impiego irriguo.

In questi giorni di grande carenza idrica i soli quattro emissari dei grandi laghi prealpini, Ticino, Adda, Oglio e Mincio, hanno una portata complessiva che all'uscita dei rispettivi bacini lacustri, è di oltre 300.000 mc/sec: un terzo del dato medio del periodo, ma è comunque un quantitativo d'acqua che sarebbe in grado di dare respiro al grande fiume. L’acqua, però, non arriva al Po perchè viene prelevata lungo il percorso.

“Gli agricoltori lombardi rivendicano una priorità nell’utilizzo idrico rispetto alla salvaguardia dei deflussi fluviali e degli ecosistemi fluviali – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – ma i forti prelievi, comunque insufficienti per i fabbisogni delle campagne, fanno sì che il basso corso del Po non riceva acque da monte, il cuneo salino penetri nell’entroterra quest’anno fino a 30 km dalla foce e l’agricoltura polesana sia in ginocchio. La coperta non è mai stata così corta, e il futuro riserva grandi incognite. Occorre farsene una ragione e modificare sia le tecniche irrigue che le colture, perchè il sistema fluviale del Bacino del Po è in crisi e lo sarà sempre di più se non si riducono drasticamente i fabbisogni irrigui per adattarsi al cambiamento climatico”.

Anche i piccoli invasi finanziati dal PNRR, di cui tanto si parla in queste settimane, non salveranno l'agricoltura di una regione come la Lombardia, che ha già una capacità di invaso immensa grazie ai grandi laghi. Occorre invece una miglior gestione della risorsa idrica in un quadro di mutata disponibilità. I piccoli invasi in ambito fluviale o peggio la bacinizzazione di fiumi e torrenti avrebbero impatti devastanti a fronte di benefici tutti da dimostrare. 

In occasione dell’evento del Big Jump, che consente ogni anno di ricordare l’importanza delle acque interne, sempre più minacciate dalle attività antropiche e dagli effetti dei cambiamenti climatici, l’associazione ecologista presenta un Manifesto con 8 proposte per la riqualificazione del fiume Po e dell’intero bacino.

“Per tutelare l’ecosistema, l’economia delle regioni del bacino padano e la vita delle comunità fluviali occorre un approccio integrato che tenga in considerazione tutti gli aspetti legati all’utilizzo e alla conservazione delle risorse del territorio - dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - È evidente che questa crisi, peraltro annunciata dalle scarse nevicate invernali e piogge primaverili, risente fortemente degli effetti dei cambiamenti climatici. E, con un’alterazione anche di un solo grado in più, il ciclo dell’acqua cambia: i ghiacciai delle montagne perdono spessore e lunghezza, il permafrost si degrada, le precipitazioni variano. Dovremo dunque fare i conti con una minore disponibilità d’acqua dolce e con eventi estremi sempre più frequenti; piogge torrenziali e siccità sono due facce della stessa medaglia. Per fronteggiare questa crisi strutturale servirà perciò considerare lo stato del fiume in senso ecosistemico, così come proponiamo nel nostro Manifesto”.

Il Po non è soltanto un corso d’acqua da rappresentare mediante parametri idraulici e da gestire attraverso infrastrutture e opere di difesa, che non di rado hanno compromesso la qualità dell’ambiente fluviale, ma è anche caratterizzato dalla presenza di aree naturali protette, siti di interesse comunitario e riserve riconosciute dall’UNESCO per il loro potenziale legato allo sviluppo sostenibile delle comunità che vivono il fiume e alla loro positiva interazione con l’ecosistema fluviale stesso.

 

Il secondo aspetto sviluppato dal documento è l’impatto delle attività umane sul fiume, in particolare dal punto di vista della qualità della risorsa idrica, soggetta al rischio di inquinamento legato alle attività agrozootecniche e industriali, e della quantità di acqua prelevate per queste stesse attività e per altri usi. Secondo l’associazione ambientalista lo stato attuale del fiume dimostra la necessità di interventi immediati per assicurare il ripristino del deflusso ecologico, riducendo quindi i prelievi e governando in modo più puntuale i consumi. Puntando, ad esempio, su colture meno idroesigenti e su sistemi di contabilizzazione dei quantitativi di acqua impiegati da tutte le attività produttive, agricoltura inclusa.

 

L’associazione ecologista richiama infine l’importanza di una governance efficace delle attività da parte dei soggetti che operano all’interno del bacino per tutelare il fiume e di una maggiore sinergia. Si tratta in particolare di potenziare l’attuale sistema di aree protette, con la realizzazione del Parco nazionale del Delta del Po e l’istituzione di un Parco interregionale per il corso mediano del Po (dove sono già presenti 42 Siti della rete Natura 2000), e di sfruttare al meglio l’opportunità offerta dal progetto di Rinaturazione dell’area del Po. “Finanziato con 357 milioni di euro dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è un’opportunità senza precedenti per riqualificare l’ecosistema fluviale, ma occorre una maggiore integrazione con gli altri interventi finanziati sul territorio e un coinvolgimento effettivo delle comunità locali” conclude Legambiente.


 


Ufficio stampa Legambiente Lombardia 

Silvia Valenti

ufficiostampa@legambientelombardia.it

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SICCITA’: SCORTE IDRICHE AI MINIMI STORICI, MANCANO 2 MILIARDI DI METRI CUBI D’ACQUA

SICCITA’: SCORTE IDRICHE AI MINIMI STORICI, MANCANO 2 MILIARDI DI METRI CUBI D’ACQUA DOSSIER - ACQUA E AGRICOLTURA Occorre ridurre i fabbiso...