giovedì 23 gennaio 2020

Mal'aria 2020: città lombarde nella morsa dello smog


Milano, 23 Gennaio 2019                                                                             Comunicato stampa

MAL’ARIA 2019: CAPOLUOGHI DI PROVINCIA NELLA MORSA DELLO SMOG
A MILANO 890 GIORNI DI SUPERAMENTO DEI LIMITI IN 10 ANNI
Legambiente: “Di fronte all’emergenza inquinamento si sta facendo sempre troppo poco, servono provvedimenti coordinati e strutturali in tutto il bacino padano per prevenire l'emergenza”

Nonostante il 2019 si sia chiuso con dati in miglioramento, quella che continuiamo a respirare è una Mal’aria, titolo scelto per l’annuale dossier presentato da Legambiente che fotografa la qualità dell’aria analizzando i trend degli ultimi anni. Secondo i dati elaborati dall’associazione, la situazione nelle città capoluogo di provincia è cronica: nella top25 nazionale, ci sono diverse città lombarde, a partire da Milano che si posiziona al secondo posto con 72 giorni di superamento annuale (vd. Tabella 2).
Se consideriamo gli ultimi 10 anni, ad esempio, a Milano ogni cittadino è come se avesse respirato per quasi 2 anni e mezzo aria inquinata. Sono infatti ben 890 i giorni di superamento dei limiti di Pm10 che vedono protagonista il capoluogo lombardo nonostante su base annua i valori di Pm10 si siano notevolmente ridotti (vd. Tabella 1).
«Dall’inizio del 2020 in diverse città lombarde si sono già registrati dai 15 ai 19 giorni consecutivi di superamento dei limiti di legge e, dopo una breve pausa con un’aria migliorata a seguito delle precipitazioni nello scorso weekend, i parametri sono tornati inesorabilmente a salire dalla giornata di ieri, facendoci ripiombare nell’emergenza - spiega Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. Di fronte all’emergenza non sono venute risposte chiare ma solo provvedimenti stop&go. Senza tavoli di coordinamento sovra-regionali, le azioni spot messe in campo dalle singole amministrazioni comunali risultano inutili a contrastare una situazione cronica che caratterizza tutto il bacino padano e che necessita di interventi strutturali su più livelli: mobilità, edilizia, agricoltura. Mentre le Istituzioni continuano a non avere un piano strategico strutturale e di informazione, noi continuiamo a rivolgerci ai cittadini perché adottino comportamenti più ecologici, lasciando a casa l’auto per spostarsi con i mezzi pubblici, limitando la velocità anche nelle tangenziali e autostrade, sostituendo vecchie caldaie e intervenendo sulla riqualificazione energetica degli edifici per ridurre le emissioni. Piccole azioni quotidiane di buon senso, che possono fare molto, anche in termini di educazione ad uno stile di vita più sostenibile».
A questo scopo Legambiente, insieme ai partner del progetto europeo Sharing Cities, ha lanciato ieri una campagna di sensibilizzazione aprendo una sfida social a premi per i cittadini milanesi perché si impegnino a non usare l’auto per un’intera settimana, accedendo alla community digitale che premia i comportamenti più green scaricando l’app SharingMi.
«Se nella stagione fredda a preoccupare sono le concentrazioni di polveri sottili, anche i mesi estivi non sono esenti da condizioni che rendono l’aria malsana – conclude Barbara Meggetto –. Una situazione che saremo costretti ad affrontare tra qualche mese. Non è con la chiusura dell’inverno che sparirà l’inquinamento atmosferico, l’estate porterà con sé un altro carico di inquinanti che dobbiamo imparare a conoscere per proteggere la salute dei cittadini». La causa principalmente è legata agli alti livelli di ozono, il cui limite è fissato dalla normativa in 120 microg/mc come media nelle otto ore, da non superarsi per più di 25 giorni all'anno. L’ozono troposferico, potente ossidante pericoloso per la salute, si forma a seguito di reazioni chimiche in cui sono implicati inquinanti tradizionali, come gli ossidi di azoto e composti organici volatili. Si tratta, quindi, di un inquinante secondario i cui precursori sono generalmente prodotti da combustioni e da processi che utilizzano o producono sostanze chimiche volatili, come solventi e carburanti, che si formano in aree densamente urbanizzate, ma si combina con l’ossigeno, maggiormente concentrato nelle aree extraurbane, lacustri, collinari e di campagna, in cui tende ad avere valori molto più alti.
Tabella 1 Numero di anni in cui le città capoluogo di provincia hanno superato il limite giornaliero per le polveri sottili (Pm10) dal 2010 al 2019. Il limite annuale è stabilito dal D.lgs. 155/2010 in 35 giorni con una media giornaliera superiore a 50 μg/m3
Anni di superamento Pm10
Città che hanno superato il limite dal 2010 al 2019
10/10
Brescia, Cremona, Lodi, Milano, Pavia
9/10
Bergamo, Monza
8/10
Como, Mantova
6/10
Biella, Bologna, Palermo, Pescara, Trieste, Varese
4/10
Cagliari, Firenze, Lecco, Lucca, Pesaro, Sondrio
 
Tabella 2 Classifica dei capoluoghi di provincia che nel 2019 hanno superato con almeno una centralina urbana la soglia limite di polveri sottili in un anno
Posizione
classifica
nazionale
Città
Centralina
Superamenti da gennaio 2019
2
Milano
Marche
72
8
Pavia
Piazza Minerva
65
9
Cremona
p.zza Cadorna
64
16
Mantova
Piazza Gramsci
57
17
Lodi
Viale Vignati
55
19
Brescia
Villaggio Sereno
52
22
Monza
via Machiavelli
44
Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa

Tabella 3 Classifica dei capoluoghi di provincia che nel 2019 hanno superato con almeno una centralina urbana le concentrazioni a 120 μg/m3 come media massima giornaliera calcolata su otto ore di ozono secondo il D.lgs. 155/2010 che prevede un numero massimo di 25 giorni/anno
Posizione
classifica nazionale
Città
Giorni di superamento 2019
Media giorni
superamento
in 3 anni
1
Lodi
80
74
3
Lecco
73
80
4
Bergamo
72
81
5
Monza
65
77
6
Pavia
65
64
7
Varese
65
75
8
Como
61
n.d.
11
Mantova
57
67
21
Cremona
48
63
33
Brescia
42
71
40
Milano
37
52
Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa

Il report nazionale Mal’aria è disponibile su: https://www.legambiente.it/malaria-di-citta/
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Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Silvia Valenti
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giovedì 16 gennaio 2020

Emergenza smog: in Lombardia misure d'intervento a macchia di leopardo. Stop a falò di Sant'Antonio

Emergenza smog: in Lombardia misure d'intervento a macchia di leopardo. Stop a falò di Sant'Antonio

Milano, 16 gennaio 2020                                                                              Comunicato stampa
EMERGENZA SMOG: IN LOMBARDIA SCATTANO MISURE D'INTERVENTO A MACCHIA DI LEOPARDO
Legambiente: "Regione Lombardia sta dimostrando cecità nei confronti del problema inquinamento dell'aria"
Richiesta di stop ai falò di Sant'Antonio: fonti di emissione inutile e dannosa

Immobilismo. È la parola d’ordine che sta caratterizzando la posizione di Regione Lombardia sulla questione emergenza smog. L’aria da inizio anno è tossica e i livelli di polveri sottili non accennano a diminuire in buona parte del territorio lombardo, eppure l’Assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo difende la decisione di non applicare ulteriori misure a per contrastare l’inquinamento dell’aria.
«Siamo stanchi dei botta e risposta ideologici su questioni importanti come l’inquinamento e la salute dei cittadini – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –.  Come fa l’Assessore Cattaneo a dire che i dati danno ragione a Regione Lombardia quando è proprio Arpa che certifica il dato di inquinamento giornaliero? Sarebbe più onesto dire che vedremo gli effetti delle misure strutturali in atto nel prossimo decennio (vedi rinnovo parco auto) ma le polveri sottili e gli NOx continueranno a tenerci compagnia perché non si investe abbastanza sulla riqualificazione degli edifici, non si cambia agricoltura e non si fa l’unica cosa che in altre città europee viene già attuata: limitare il più possibile la circolazione delle auto potenziando il trasporto pubblico locale rendendolo preferibile. Siamo difronte ad una situazione allarmante e la Regione Lombardia indossa il paraocchi, aspettando l’arrivo provvidenziale di pioggia e vento, dimostrando così di non essere in grado di affrontare le emergenze in tema di smog e denigrando, anzi, quei Comuni virtuosi che si pongono in prima linea per contrastarlo anche con iniziative drastiche».
Milano guida la classifica per i giorni di superamento della soglia critica di 50 microgrammi/mc di polveri sottili, ma è l’unica ad avere già attivato le misure di emergenza di secondo livello, che evidentemente funzionano se fatte rispettare: infatti è l’unica città, tra tutti i capoluoghi, ad aver migliorato, sia pur di poco, la propria situazione ambientale nella giornata di ieri che, contro le previsioni, è risultata in assoluto la peggiore in termini di qualità dell’aria da quando, negli ultimi giorni dell’anno scorso, è incominciata la fase di prolungata stabilità atmosferica. A parte Sondrio, tutti i capoluoghi sono ‘fuori legge’ per quanto riguarda lo stato di contaminazione atmosferica che, a Bergamo, Monza e nei capoluoghi della ‘Bassa’, si è attestata su valori circa doppi rispetto alle soglie di inquinamento stabilite dalla UE.
Città
giorni superamento
14/01/20
15/01/20
variazione
livello emergenza
SO
0
45
45
/
/
VA
2
54
64
19%
/
LC
1
45
82
82%
/
BS
3
60
83
38%
/
MI
20
95
85
-10%
2
CO
3
70
88
26%
/
CR
9
73
92
26%
1
LO
6
72
92
28%
1
PV
10
69
92
34%
1
MN
6
74
93
26%
1
MB
9
84
96
15%
1
BG
2
71
106
49%
/
Fonte: elaborazione Legambiente Lombardia su dati Arpa, valori medi PM10 rilevati nelle centraline urbane nelle giornate del 14 e 15 gennaio 2020

Oltre alle limitazioni di secondo livello introdotte a Milano, sono scattate le misure temporanee di primo livello nei comuni con più di 30.000 abitanti e in quelli aderenti su base volontaria nelle province di Monza, Cremona, Lodi e Mantova. Considerate le previsioni meteo, ancora favorevoli all'accumulo degli inquinanti, ancora per almeno due giorni non si potrà procedere con la disattivazione delle misure temporanee. Le limitazioni sono invece state revocate a Bergamo, Brescia. L’introduzione delle misure si articola su due livelli in base al superamento continuativo del limite giornaliero per il PM10 (50 μg/m3) registrato dalle stazioni di riferimento (per più di 4 giorni 1° livello o per più di 10 giorni 2° livello) attraverso un sistema macchinoso e non tempestivo: la verifica per stabilire l’attivazione viene effettuata nelle giornate di lunedì e giovedì (giornate di controllo) sui quattro giorni antecedenti; le misure temporanee, da attivare entro il giorno successivo a quello di controllo (ovvero martedì e venerdì), restano in vigore fino al giorno di controllo successivo.
Domani, venerdì 17 gennaio, ricorre Sant'Antonio e da tradizione in molti paesi lombardi si organizzano falò. Legambiente chiede di fermare questa pratica: «I fuochi che bruciano materiali compositi sono una fonte emissiva di CO2 in utile e dannosa – spiega Barbara Meggetto –. Siamo consci dell’aspetto folkloristico e di convivialità che questi eventi hanno per le comunità, ma non devono essere un motivo per peggiorare un’aria che già è irrespirabile. Facciamo un appello al buonsenso degli organizzatori e chiediamo di cancellare i falò in programma, propendendo per azioni simboliche di pari portata emozionale».
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Ufficio stampa Legambiente Lombardia
Silvia Valenti
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mercoledì 15 gennaio 2020

Green New Deal: le 10 opere prioritarie in Lombardia

Green New Deal: le 10 opere prioritarie in Lombardia

Milano, 15 Gennaio 2020                                                                             Comunicato stampa
DIECI OPERE PER IL GREEN NEW DEAL 2020: ECCO LE PRIORITÀ DELLA LOMBARDIA
Il contributo di Legambiente al governo e al dibattito pubblico per aumentare la qualità della vita, recuperare ritardi nelle infrastrutture, produrre un salto di qualità nella modernità
Sono 10 le opere pubbliche individuate da Legambiente nel dossier “Green New Deal Italiano” per fare aprire i cantieri e rilanciare investimenti e occupazione anche in Lombardia, inserite nelle 170 opere considerate prioritarie in tutte le regioni d’Italia, oltre a11 emergenze nazionaliin attesa di risposte concrete. A farla da padroni in Lombardia sono i temi dei trasporti e delleinfrastrutture: opere grandi, medie o piccole che consentirebbero ai lombardi di vivere e spostarsi meglio. I criteri adoperati per la selezione delle priorità sono quelli dell’utilità per i cittadini e il territorio, del miglioramento della sicurezza e della salubrità, dell’innovazione nel sistema della mobilità, di un minore consumo delle risorse naturali e di materia.
«La Lombardia è una delle regioni che vanta le più importanti eccellenze nel campo dell’innovazione, eppure proprio qui si registrano tra i più i grandi sprechi di risorse per opere incompiute, mobilità interrotta, infrastrutture obsolete e insicure, progettazioni che non tengono conto dei reali bisogni del territorio ma solo degli interessi economici degli appaltatori - dichiara Barbara Meggetto, presidente di LegambienteLombardia -. Il futuro della Lombardia è necessariamente legato alla riqualificazione delle strade e dei ponti esistenti e al miglioramento delle connessioni ferroviarie, quando al contrario in Regione si continua a tenere in vita progetti di grandi opere stradali e autostradali impattanti e inutili».
Le opere selezionate raccontano di una regione dove inadempienze, contenziosi, cattiva progettazione, piani finanziari incerti, progetti troppo ambiziosi di project financing, lievitazioni dei costi, tengono bloccate o fanno procedere a rilento opere importanti per il territorio. In primo piano c’è la necessità di connettere lo “spezzatino ferroviario” pedemontano: sulla carta i binari esistono già, da Novara fino a Brescia, ma le tratte sono segmentate e inefficaci per decongestionare il traffico di un’area che da sempre lamenta carenza di trasporti trasversali, che collegano sulla carta le più popolose province della metropoli lombarda (Novara, Varese, Como, Lecco, Monza, Bergamo e Brescia) con i due aeroporti di Malpensa e Orio al Serio, che registrano oltre 35 milioni di passeggeri l’anno. Per quanto riguarda la gronda merci est, l’associazione rileva una situazione di stallo totale: non si parla più del collegamento a doppio binario tra la linea internazionale del Gottardo (Milano-Chiasso) e la ferrovia Bergamo-Treviglio, un raccordo di aggiramento merci rispetto al nodo di Milano nella connessione tra Europa Centro-Occidentale e i porti adriatici. Nello stesso ambito anche la connessione con i valichi svizzeri che potrebbe dare una risposta all’atteso aumento dei flussi di traffico merci del sistema svizzero Alptransit, procede a rilento. La direttrice che collega Milano alle strutture intermodali del Varesotto di Busto Arsizio e Gallarate e, da qui, si innesta sulla linea svizzera del Gottardo, passando per Luino su binario unico ha subito un blocco dovuto a ricorsi ed errori nelle procedure di progetto per la riqualificazione e il raddoppio della linea Rho-Gallarate. Sempre in tema trasporti, risulta necessario rivisitare l’AV Milano-Venezia in modo coerente con i bisogni di traffico: la ferrovia tra Milano e Venezia opera in condizioni prossime alla saturazione e giustificherebbe un servizio orientato all’intercity vista la presenza di numerosi grandi centri urbani sulla direttrice. Il progetto di raddoppio invece punta tutto sull’alta velocità costringendo gran parte dell’utenza a defatiganti cambi su treni locali. Andrebbe pertanto ripensato per adeguarlo al reale fabbisogno di maggiore capacità, passeggeri e merci, con la realizzazione di stazioni anche in quelle città che oggi sono escluse dai treni a lunga percorrenza, come Treviglio. Restando in tema di raddoppi ferroviari, la linea tra Mortara (PV) e Milano affronta una notevole domanda di trasporto passeggeri, soprattutto dai due centri maggiori Vigevano e Abbiategrasso, ma viaggia su binario unico, in quanto il doppio binario da Milano arriva solo ad Albairate (MI), fermandosi a quattro chilometri da Abbiategrasso. Non è un caso che dai due grandi centri gran parte dei passeggeri optino per l’uso dell’auto, congestionando inutilmente una rete viaria che interferisce pesantemente con la qualità della vita di molti residenti. E poi ancora la Brescia-Parma, che non è in grado di accogliere materiale rotabile ‘pesante’ dei nuovi treni passeggeri e dei convogli merci a causa della vetustà della sede ferroviaria e dei manufatti, e che per di più non è elettrificata; la Mantova-Codogno su cui l’adeguamento e il raddoppio della linea consentirebbe di aumentare frequenza e puntualità, oltre che di svolgere in modo accettabile il trasporto merci; la Piacenza-Cremona il cui stato di conservazione sarebbe complessivamente adeguato ed è incomprensibile che sia stata lasciata morire sopprimendo il trasporto passeggeri.
Per quanto riguarda le infrastrutture, spicca su tutti la priorità di abbandonare il megaprogetto autostradale della Pedemontana Lombarda: un esempio di project financing velleitario, inappropriato, fallito. I soldi pubblici sono serviti a realizzare il primo tronco dell’opera, che ha devastato centinaia di ettari di preziosi boschi planiziali tra il Varesotto e il Basso Comasco, ma resta del tutto irrisolto il vero nodo di congestione, quello della Brianza centrale, che avrebbe dovuto giustificare l’opera. Piuttosto servirebbe un’opera stradale che colleghi la ex-SS35 con la SS36 a nord di Monza, fino a Vimercate, ma molto più ‘leggera’, sia in termini finanziari che territoriali, per rispondere alla domanda di spostamenti di breve gittata per il pendolarismo e la consegna delle merci, riqualificando alcuni tronchi stradali, in gran parte già esistenti ma non connessi. Altre priorità per migliorare la viabilità congestionata riguardano la riqualificazione dellaex-SS35 Milano-Lentate e SP46 Rho-Monza, la SP 114 Abbiategrasso-Milano, la SP 10 Cremona-Mantova. Anche i ponti in Lombardia soffrono di fragilità strutturali, in particolare quelli sui fiumi Po e Ticino: usura del tempo e dei materiali con cui sono costruiti ne hanno causato vari cedimenti strutturali, che hanno compromesso la stabilità dei piloni. Le discussioni sulle alternative autostradali al Ponte della Becca sul Po (autostrada Broni-Mortara), o ai Ponti di San Daniele (CR) e di Viadana (MN) (le autostrade TiBre e Cremona-Mantova), hanno fatto perdere molto tempo e risorse alla messa in sicurezza di queste infrastrutture.
«Per troppo tempo – prosegue Barbara Meggetto – tante opere indispensabili nella maglia territoriale sono state accantonate, tenute in ostaggio di un'ideologia di gigantismo infrastrutturale, dannoso per l'ambiente e velleitario sotto il profilo della sostenibilità economica: ora è il momento di mettere in fila le vere priorità, e di farlo gettando definitivamente alle spine anche opere inutili come la autostrada Cremona-Mantova, la Pedemontana e la Vigevano-Malpensa, per concentrarsi invece sulla messa in sicurezza di queste infrastrutture».
Infine il capitolo delle bonifiche vede spiccare per la nostra regione la bonifica integrale da PCB alla Caffaro di Brescia, doveroso intervento per ripristinare gli scempi ambientali causati dallo stabilimento che ha prodotto la più grande area inquinata della Lombardia disperdendo, attraverso le acque, i suoi veleni in migliaia di ettari di campi coltivati: dai pesticidi organoclorurati ad arsenico e mercurio, con valori anche migliaia di volte superiori ai limiti di legge. Ad oggi gli interventi realizzati nel sito e nelle aree urbane limitrofe sono ad un grado di avanzamento inferiore al 2%. Una bonifica che non deve più essere il simbolo nazionale dell'inadeguatezza e intempestività con cui vengono affrontate, nel Paese e anche nel resto della Lombardia, le grandi emergenze ambientali.
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Ufficio stampa Legambiente Lombardia
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martedì 14 gennaio 2020

SMOG: 19 GIORNI DI ARIA TOSSICA

Milano, 14 Gennaio 2020                                                                            Comunicato stampa

Legambiente: “Occorre una nuova generazione di misure efficaci per affrontare l’emergenza smog, per ridurre le emissioni cominciamo dai SUV”
L’associazione scrive al Sindaco metropolitano Giuseppe Sala citando i dati della IEA: a partire dal Piano Aria Clima di Milano è prioritario contrastare la crescita del peso, oltre che del numero, dei veicoli circolanti

Sono passati 19 giorni da quando, a Milano e nelle città della ‘bassa’ lombarda, si è cominciato a respirare ininterrottamente aria con livelli di polveri sottili mediamente doppi rispetto a quelli che la normativa europea considera tollerabili per la salute umana. Un contesto in cui le misure di emergenza fin qui programmate si stanno rivelando sistematicamente inefficaci. Se negli anni il livello delle concentrazioni atmosferiche degli inquinanti ha teso a ridursi, grazie ai miglioramenti di motori, impianti termici e industriali, la situazione continua invece ad andare malissimo quando occorre fronteggiare condizioni meteoclimatiche critiche, in cui gli inquinanti si accumulano determinando lo stato più nocivo per le vie respiratorie. 
«Aver abbandonato misure drastiche e impopolari, come i blocchi del traffico, se da un lato è stato giustificato dalla scarsa efficacia di questi interventi spot, ha però portato a disperderne il valore educativo: oggi la gente non pensa più che di fronte all’emergenza smog si debba anche modificare il proprio comportamento. Infatti respiriamo un’aria tossica, ma il traffico è sempre lo stesso, se non peggio, dei giorni con aria accettabile  – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. Non diamo alibi ai cittadini per non comprendere che congestionare le città di traffico e usare l’auto anche per i piccoli spostamenti come portare i figli a scuola nel proprio quartiere non abbia un impatto significativo sul peggioramento della qualità dell’aria».
Per rendere le misure più efficaci occorre fare i conti con le emissioni dell’attuale parco auto. Se è vero che i diesel, specialmente quelli delle classi euro più basse, restano i veicoli più inquinanti tra quelli circolanti, è anche sempre più chiaro che, nei modelli automobilistici più recenti, le emissioni di polveri più rilevanti non sono più dallo scarico, ma derivano dall’usura: dei freni, degli pneumatici, dell’asfalto. Già cinque anni fa, con l’ultimo aggiornamento dell’inventario delle emissioni INEMAR, era chiaro come in una città come Milano il contributo di queste emissioni fosse pari a quelle dei gas di scarico. Sebbene non siano ancora disponibili inventari emissivi con dati più aggiornati, la situazione è sicuramente peggiorata per le emissioni da usura, soprattutto a causa della corsa agli acquisti di vetture di sempre maggior peso: un SUV da due tonnellate e mezzo, oltre ad inquinare di più con i gas di scarico, causa sicuramente maggior usura su freni, pneumatici e fondo stradale, rispetto a una utilitaria da nove quintali.
L’associazione scrive una lettera aperta al Sindaco di Città Metropolitana Giuseppe Sala, con i dati pubblicati da IEA (International Energy Agency) con un appello ad adottare misure mirate alla riduzione della circolazione dei mezzi più inquinanti, un consiglio che Legambiente Lombardia rivolge anche agli altri sindaci delle città del bacino padano che in questi giorni stanno respirando un’aria malsana.
«Chiediamo al Sindaco metropolitano di Milano, in quanto garante della salute dei cittadini, di introdurre misure di emergenza che, in situazioni di inquinamento come quella che stiamo vivendo, vietino la circolazione di SUV e altre autovetture pesanti, di qualunque motorizzazione, fissando il limite a 1,2 tonnellate e, se la situazione dovesse continuare ad essere critica, di arrivare a ordinare il completo blocco del traffico, non solo nella città, ma in tutta l’area metropolitana. Chiediamo anche di stabilizzare tale misura di emergenza nel redigendo ‘piano aria clima’, in affiancamento al necessario irrigidimento per quanto riguarda la sosta, affinché sia chiaro che nelle scelte ambientali e climatiche della città di Milano non c’è spazio per i SUV» conclude Barbara Meggetto.

In allegato la lettera con i dati IEA
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martedì 17 dicembre 2019

Conclusa COP25 di Madrid

Roma, 15 dicembre 2019                                                                                                          

Legambiente: “A Madrid nessuna risposta concreta dei governi alla grande mobilitazione dei cittadini per fronteggiare l’emergenza climatica.  I prossimi anni saranno crucialiL’Europa può e deve ridurre le sue emissioni di almeno il 65% entro il 2030

Madrid ai governi è  mancato il coraggio di rispondere con impegni concreti ai milioni di cittadini, soprattutto giovani, scesi nelle piazze di tutto il mondo per chiedere un’azione forte e immediata per fronteggiare l’emergenza climatica. Lassenza di una forte leadership dell’Europa non ha consentito un accordo tra le maggiori economie del pianeta per aumentare entro il 2020 gli attuali impegni di riduzione delle emissioni al 2030, in coerenza con la soglia critica di 1.5°C prevista dall’Accordo di Parigi. I prossimi mesi saranno cruciali. L’emergenza climatica non consente ulteriori rinvii. L’Europa deve subito avviare il processo di revisione degli attuali impegni di riduzione al 2030. La Commissione entro la primavera del 2020 deve presentare la proposta di aumento dell’obiettivo al 2030, in modo che i governi  possano raggiungere un accordo non oltre il Consiglio Europeo di giugno 2020. Solo così l’Europa può arrivare al Vertice Ue-Cina, in programma il prossimo settembre a Lipsia e per la prima volta a livello di capi di stato e di governo, con una proposta in grado di spingere la Cina a sottoscrivere un accordo ambizioso in vista della COP26 di Glasgow, così  Edoardo Zanchini vicepresidente  di Legambienteche ha seguito  in questi giorni  da Madrid il vertice sul clima, commenta  la conclusione  della COP25

Per quanto riguarda la COP25, Legambiente sottolinea che i pochi passi in avanti sono stati fatti sulla revisione del sistema di aiuti (Warsaw International Mechanism for Loss and Damage – WIM) per le comunità dei paesi poveri colpite da disastri climatici. Nessun impegno chiaro dei Paesi industrializzati a mettere a disposizione di queste comunità le risorse necessarie (almeno 50 miliardi di dollari entro il 2022) per una rapida ricostruzione e ripresa economica dei territori colpiti, evitando così anche il preoccupante aumento dei profughi climatici. Risorse queste aggiuntive ai 100 miliardi di dollari l’anno per il sostegno alle azioni di mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici, già previsti per il 2020 e da estendere al 2025 in attesa della revisione complessiva del sistema di aiuti. Inoltre, non è stato raggiunto l’accordo sulle linee-guida riguardanti il ricorso ai meccanismi di mercato previsti dall’Accordo di ParigiRimangono forti divisioni, in particolare per quanto riguarda il phasing-out dei meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto e l’introduzione di criteri stringenti per evitare qualsiasi forma di “doppio conteggio” delle riduzioni di emissioni, in modo da garantire la necessaria ambizione ed integrità ambientale di tutti i meccanismi di mercato, nel pieno rispetto dei diritti umani.

Per fronteggiare l’emergenza climatica – aggiunge da Madrid Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente - si deve andare ben oltre il 55% già proposto da diversi governi europei, dall’Europarlamento e dalla Presidente della nuova Commissione Ursula van der Leyen. L’Europa può e deve ridurre le sue emissioni di almeno il 65% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, in coerenza con le indicazioni del recente Emissions Gap Report delle Nazioni Unite. Secondo il rapporto, per contenere il surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1.5°C, dal 2020 al 2030 le emissioni dovranno essere ridotte del 7.6% l’anno. Si tratta di un drastico cambio di passo se paragonato al trend attuale. In Europa, ad esempio, negli ultimi cinque anni le emissioni sono diminuite appena dello 0.25% annuo. L’Europa potrà così non solo contribuire al successo di Glasgow, ma soprattutto creare le necessarie condizioni politiche per accelerare la decarbonizzazione della nostra economia e dare gambe ad un vero Green New Deal Europeo”.

Per Legambiente in questo modo sarà possibile affrontare con determinazione l’emergenza climatica, accrescere la competitività della nostra economia, creare nuovi posti di lavoro e mettere in campo un’Europa leader nella transizione verso un’economia globale libera da fonti fossili, circolare e a zero emissioni. 

L'ufficio  stampa di Legambiente: 3496546593

giovedì 5 dicembre 2019

Giornata Mondiale del Suolo. Flashmob a Milano: fiori al posto del cemento - FOTO e VIDEO

Giornata Mondiale del Suolo. Flashmob a Milano: fiori al posto del cemento - FOTO e VIDEO

Milano, 5 Dicembre 2019                                                                             Comunicato stampa
GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO
MILANO “DEPAVIMENTA” IL SUOLO PUBBLICO: PICCONI IN AZIONE IN VIALE SUZZANI PER GENERARE UNA NUOVA AREA VERDE AL POSTO DELL'ASFALTO
Con un’azione simbolica, promossa insieme a Legambiente dall'Amministrazione Comunale in viale Suzzani, Milano celebra il World Soil Day, la giornata mondiale del suolo indetta per il 5 Dicembre dalle Nazioni Unite, “depavimentando” uno spazio stradale per riportare alla luce il suolo. Si tratta di un ampio, doppio spartitraffico da sempre inutilmente lastricato d'asfalto, che diventerà una aiuola di prato all'ingresso del Parco Nord Milano: 900 mq di superficie resa impermeabile, che sarà restituita a suolo e vegetazione. 
«Nei recenti decenni, soprattutto nelle aree urbane e metropolitane, con troppa disinvoltura si sono impermeabilizzate grandi superfici di territorio, sottraendole al suolo e alle vegetazioni– spiega Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia–. Oggi ne paghiamo le conseguenze, in termini di crescita del malessere urbano, di perdita di aree verdi, di aumento delle isole di calore, di crescente difficoltà a gestire le acque delle precipitazioni più intense. Fermare il consumo di suolo e ripristinare la permeabilità delle superfici urbane non è affatto un gesto simbolico, ma un'azione capace di portare notevoli benefici alla comunità urbana».
La contabilità ecologica dell'intervento di depavimentazione attuato oggi è significativa. Nonostante si tratti di soli 900 mq restituiti al suolo, corrispondono al ripristino della capacità digestire un volume di acque di pioggia corrispondente ad oltre un milione di litri d'acqua: vale a dire quanta ne piove in un anno, mediamente, su una simile superficie di suolo milanese. In altri termini rappresenta la quantità di consumi idrici annui di 5 famiglie, formata da acque pulite piovane costrette ad infilarsi nei condotti fognari, diluendo le acque sporche e gravando inutilmente sui costi della loro depurazione. Inoltre il suolo che verrà ripristinato in questi due nuovi fazzoletti di terra, nel suo strato fertile, potrà accumulare sostanza organica equivalente a 15 tonnellate di CO2, tanta quanta ne emette una utilitaria che percorra 10.000 km all'anno per 15 anni: un suolo che riacquista la propria fertilità si comporta come una vera e propria 'spugna' di gas climalteranti.
«Ci auguriamo che quella di oggi non resti un’iniziativa estemporanea – commenta Meggetto– ma che prenda realmente il via un programma di rivitalizzazione urbana da parte dell’amministrazione comunale, mettendo in campo cospicue risorse nel Bilancio 2020 per decementificare aree che vengano riportate alla naturalità e collaborino quindi alla mitigazione del disagio termico legato all'isola di calore urbana, aiutino a migliorare il bilancio delle emissioni climalteranti prodotte dalla città e restituiscano spazi alla vita pubblica e al verde fruibile, riducendo quelli occupati da usi impropri e inefficienti».
L'iniziativa è stata inserita da Legambiente nel repertorio di buone pratiche e azioni per il suolo prospettate nella campagna europea Soil4Life, sviluppata nell'ambito di un progetto internazionale sulla governance del suolo e la prevenzione del suo degrado in Europa.

Foto e Video in HD scaricabili QUI con interviste a Damiano Di Simine - Coordinatore scientifico di Legambiente Lombardia, Barbara Meggetto - Presidente di Legambiente Lombardia, Pierfrancesco Maran - Assessore all'Ambiente del Comune di Milano

mercoledì 4 dicembre 2019

iornata Mondiale del Suolo 5 Dicembre: dissesto idrogeologico, infrastrutture e agricoltura intensiva responsabili di degrado, erosione e consumo del suolo fertile in Lombardia

Milano, 4 Dicembre 2019                                                                            Comunicato stampa

5 DICEMBRE GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO
Legambiente: “Nuove infrastrutture stradali, piastre commerciali e logistiche: sono le protagoniste della nuova fase di consumo e degrado del suolo in Lombardia insieme alle pratiche agricole aggressive, che causano erosione e perdita di sostanza organica”

Il 5 Dicembre ricorre la Giornata Mondiale del Suolo indetta dalla FAO per richiamare l'attenzione della comunità internazionale sull'importanza di fermare il degrado dei suoli coltivati e promuovere una loro gestione sostenibile. Quest’anno il focus della giornata è sull'erosione del suolo, una minaccia a cui sono sottoposti i territori agricoli europei, ad un ritmo medio di 2,5 tonnellate di suolo eroso per ogni ettaro all’anno, che però in Italia è 4 volte maggiore: il nostro Paese è infatti campione europeo di suolo che viene perso per effetto di eventi meteorici, vento e pioggia, e che porta ad una progressiva e incessante perdita di fertilità.
Tra le minacce al suolo agricolo, tuttavia, in Lombardia resta protagonista l’aggressione del cemento e dell'asfalto. In un territorio già saturo di strade, centri commerciali, capannoni sono in fase di progettazione altre infrastrutture che rischiano di essere più impattanti che utili alla mobilità, come la Vigevano-Malpensa, la bretella Bergamo-Treviglio e l'autostrada Cremona-Mantova. Ma a preoccupare sono anche le nuove minacce da parte dell'edilizia del grande commercio, sia tradizionale, come nel caso del previsto nuovo polo commerciale di Abbiategrasso, sia, soprattutto, del nuovo e-commerce e delle sue piattaforme logistiche, come il nuovo polo logistico di Cividate nella Bassa Bergamasca, Calcio, Covo e Cortenuova per oltre 1milione di mq di superfici destinate alla logistica. 
«Per effetto dell’aumento vertiginoso della movimentazione delle merci legate al commercio digitale, lungo la direttrice della BreBeMi nella bassa bergamasca e bresciana e quella della Via Emilia tra lodigiano e piacentino assistiamo al proliferare di progetti che rischiano di rimettere in marcia il trend negativo del consumo di suolo che negli ultimi anni di crisi in Lombardia aveva rallentato la sua corsa distruttiva, dopo l'eccesso di offerta alimentato dalla speculazione immobiliare degli anni scorsi» commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia.
La Regione Lombardia negli ultimi tre anni ha pesato per il 12,4% sulla crescita delle aree urbanizzate avvenuta in tutta Italia, seconda solo al Veneto quanto a superfici cementificate di suoli agricoli. Un fenomeno che ha rallentato la sua corsa nel capoluogo regionale e nelle principali città, ma che torna a farsi sentire nelle campagne e nei centri minori presi d'assalto da speculazioni a caccia di terreni a basso costo e di amministratori locali compiacenti.
 «La conservazione della fertilità del suolo richiede l'adozione di pratiche agricole diverse da quelle sviluppate dall'agricoltura industriale – spiega Damiamo Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia –. Per limitare l'erosione e la perdita di sostanza organica occorre evitare le arature profonde, abbandonare il diserbo chimico e garantire la copertura vegetale del suolo, evitando di lasciare la terra nuda esposta agli eventi meteorici che sono sempre più frequenti, intensi ed erosivi. Per questo motivo è indispensabile una corretta allocazione delle risorse della Politica Agricola Comunitaria, affinché non produca semplici sussidi agli agricoltori, ma veri e propri incentivi per modificare macchinari e tecniche agricole, in chiave di sostenibilità». 
Per contrastare l’erosione, il degrado e il consumo di suolo, Legambiente è partner del progetto europeo Soil4Life che coinvolge partner francesi, croati italiani, quali Ersaf, ISPRA, il Politecnico di Milano, il Comune di Roma e il CREA-Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi in economia agraria, con l’obiettivo di promuovere l’uso sostenibile del suolo in quanto risorsa strategica, limitata e non rinnovabile. Un obiettivo in linea con l’impegno

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