giovedì 10 settembre 2015

Dal Parco Sud un segnale positivo per il futuro

Milano, 10 settembre 2015                                                                                                     

"Un ente pubblico che tiene la schiena dritta rispetto alle pressioni dei potenti è un ottimo auspicio
per un Paese in cui la certezza del diritto è troppo spesso solo un'opinione"


Legambiente esprime il suo apprezzamento e plauso per l'operato del Parco Agricolo Sud Milano che ieri, nel suo consiglio direttivo, ha ribadito il proprio no alla richiesta di MAPEI,  azienda del patron di Confindustria Giorgio Squinzi, che aveva richiesto con insistenza (dopo il primo no incassato a luglio) la trasformazione di 14 ettari di terreno agricolo del parco in un nuovo insediamento produttivo, con un progetto firmato dall'archistar Mario Botta, sebbene la richiesta contrastasse con tutte le pianificazioni, da quella del parco a quella della provincia metropolitana di Milano. "Per noi è una buona notizia, che dà fiducia sul futuro del Paese molto più degli indicatori economici della crescita - dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - e questo non solo perchè 14 ettari continueranno ad essere un'area agricola produttiva e protetta, ma soprattutto perchè affermano la certezza del diritto in un Paese dove è opinione diffusa che le norme, specialmente in materia di governo del territorio, valgono solo per chi non gode di sufficienti influenze per condizionare la politica. Forse è solo una goccia sottratta all'alluvione di cemento che ogni giorno incrosta i nostri suoli migliori nella compiacenza di molti amministratori pubblici, ma indubbiamente è un segnale importante, anche perchè viene da un ente, un parco regionale, che si fa carico di una grande responsabilità togliendo le castagne dal fuoco agli altri attori istituzionali coinvolti nel processo decisionale: Regione, Comune di Mediglia e Area Metropolitana".

L'ufficio stampa Legambiente Lombardia 02 87386480

giovedì 3 settembre 2015

Il Parco Sud si riprende i 52mila mq "concessi" alla Schattdecor di Rosate


La società tedesca "perseguirà soluzioni di sviluppo alternative a quelle previste nell'Accordo di Programma" e non si espanderà nei territori del Parco Agricolo Sud Milano.
La decisione di Schattdecor, risalente allo scorso marzo, ha consentito al Parco di riacquisire i 44.494 mq in aree agricole del territorio protetto, sui 52mila mq complessivi previsti per l'ampliamento dell'azienda.
Così, a distanza di tre anni dalla delibera del Consiglio provinciale che adottava la variante parziale del perimetro del Parco, lo scorso 22 luglio, il direttivo dell'Ente Parco ne ha decretato l'annullamento: ora le aree ritorneranno ad essere vincolate come agricole. Per approfondimenti clicca qui

Fonte: Associazione per il Parco Sud

mercoledì 2 settembre 2015

Ora anche Milano avrà il suo fiume!


Con l'adesione di Milano e Monza un grande passo avanti verso il grande Parco fluviale del Lambro

Dopo anni di attesa oggi Monza e Milano hanno sancito definitivamente la loro entrata nel Parco della Media Valle del Lambro, nato vent'anni fa con un accordo fra i comuni di Sesto San Giovanni, Brugherio e Cologno Monzese. Ma oggi finalmente il parco diventa una realtà di oltre 6 milioni di metri quadrati che si confronta con la nuova Area Metropolitana. Elemento strategico per preservare natura, paesaggio e fruizione, ma soprattutto il fiume. In una delle aree più densamente urbanizzate d'Europa sta finalmente per nascere un nuovo parco fluviale. E' grande la soddisfazione che esprime Legambiente per questo evento atteso da anni, perchè si possa mettere finalmente sotto tutela un territorio in grado di esprimere grandi valenze naturalistiche: il nuovo parco si colloca infatti sul tratto di fiume più delicato e compromesso, quello che collega il centro della città di Monza con il Parco agricolo Sud Milano, e che ha visto impegnata l'associazione in progetti per la riconnessione ecologica che hanno ottenuto importanti riconoscimenti e sostegni da Fondazione Cariplo. Ma le aree di ampliamento del PLIS sono anche luoghi di battaglie ambientali difficili e vinte, a partire da quella per impedire l'urbanizzazione della Cascinazza di Monza e da quella per ripristinare l'area dell'ex-ecomostro di Pontelambro.

“Vogliamo ringraziare il presidente Luca Ceccattini - commenta Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - che ha lavorato in un contesto difficile, arrivando a definire e consolidare una realtà di tutela capace di preservare il fiume Lambro e il territorio circostante. Ma vogliamo anche riconoscere il grande investimento dell'ex assessore Lucia De Cesaris che ha creduto fin dal primo giorno del suo mandato alla possibilità di recuperare natura e paesaggio in un fiume che altri hanno considerato semplicemente inguardabile. Ci aspettiamo ora che i due capoluoghi sappiano sviluppare politiche urbane che rendano questo collegamento vitale e visibile anche sotto il profilo della qualità ambientale, governando con sapienza anche i progetti per la sicurezza idraulica in modo che diventino occasioni di ripristino paesaggistico e non nuovi irrigidimenti e cementificazione delle sponde fluviali."




Fonte:

Ufficio stampa Legambiente Lombardia

Domenica 6 settembre 2015 LODI - PERCORSO NATURALISTICO E STORICO

           Ritrovo con la bici: ore 7.15 stazione F/s Parabiago
               Treni h.7,27 e h. 7,57 fino a Cassano D'Adda
          (sarà necessario dividerci in due gruppi alla partenza)
       Percorso circa 40 km - Pranzo a Lodi al Bar Letterario costo 10€
                    (possibilità di menù vegetariano)

Si consiglia di utilizzare la bicicletta adatta a circolare su fondo
sterrato essendo il 60% del percorso, di verificarla accuratamente prima
del viaggio, di dotarsi di una camera d'aria di scorta e di essere
accessoriati di luci e giubbino riflettente necessari al ritorno a
Parabiago...e nell'eventualità di pioggia un indumento protettivo...
Gli orari di ritorno da Lodi saranno intervallati di mezz'ora e l'arrivo a
Parabiago sarà h.20,02 e h.20,32.

Utilizzeremo il percorso sulla ciclabile del canale Muzza per 2/3
dell'itinerario, dove dominano gli aspetti ambientali e agricoli della
fertile pianura lombarda.

Per la visita del Centro Storico e alla Chiesa dell'Incoronata a Lodi ci
accompagneranno gli amici Paolo e figlio che incontreremo all'arrivo.

Utilizzando i link sotto si possono avere altre informazioni:

http://www.lombardia.movimentolento.it/it/resource/track/mu01

http://www.vivicassano.it/Conosci_Cassano/Il_canale_Muzza/ilcanalemuzza.html

L'invito è ad essere puntali al ritrovo e nel caso ci fossero dei
cambiamenti informare i responsabili dei Circoli Claudio e Albino.

Buona cicloescursione.

Legambiente
Fb: Legambiente Parabiago
Fb: Legambiente Nerviano



Un parco extralarge (tra cinque Comuni) sul corso del Lambro

 Oggi l’atto di nascita del corridoio verde Milano offre 300 ettari alla periferia Est

Si firma mercoledì l’atto di nascita di un nuovo grande parco metropolitano. Ha da tempo un nome: Parco della Media Valle del Lambro. I primi passi per realizzarlo sono stati fatti vent’anni fa, quando i comuni di Sesto San Giovanni, Brugherio, Cologno Monzese e Monza siglarono un patto, definendone i confini e mettendo nel tempo in cantiere opere per sei milioni di euro. Ma la svolta è arrivata ora, con l’ingresso di Milano che porta una dote di ettari (300) di terra da restituire alla natura tali da raddoppiarlo. Un tassello fondamentale, perché con il nuovo polmone verde, come in un puzzle, si completi un vasto sistema di parchi metropolitani, dal Parco Nord al parco Agricolo Sud al parco di Monza.
Fiume bistrattato
S’apre però anche una nuova pagina di storia per uno dei fiumi più bistrattati e sfruttati d’Europa, il Lambro. La convenzione tra i cinque Comuni vuole dare il «la» al riscatto di tante periferie attraversate dal corso d’acqua, che fu per lungo tempo l’asse della proto-industrializzazione della Brianza, l’unico dei tre fiumi milanesi che scorre in città a cielo aperto, attraversando Cascina Gobba, Cimiano, Parco Lambro, Lambrate - dove c’era lo stabilimento meccanico della Innocenti che nel dopoguerra lanciò lo scooter con il marchio Lambretta ispirato al fiume - , Ortica, parco Forlanini, Ponte Lambro, Monluè. E che ancora oggi riceve i reflui dei depuratori delle grandi città.
Due snodi
Il polmone verde si snoda lungo il corso del fiume. E con l’ingresso di Milano e l’ampliamento dei confini conquista due snodi fondamentali. Lo spiega bene l’architetto Luca Ceccattini, che fino ad oggi è stato il presidente del parco. «Il primo snodo è all’incrocio con il canale Martesana e i suoi itinerari ciclo-pedonali, il secondo con l’ampliamento a Monza all’incrocio con il canale Villoresi, che compie il tragitto dall’Adda al Ticino. I due snodi permettono al Parco di aprirsi su un sistema vastissimo di aree fruibili e su luoghi storici».
La periferia
L’operazione mette in connessione parchi prestigiosi - parco Lambro e Forlanini - nuove acquisizioni - Adriano, Maserati - e le aree agricole attorno a Cascina Gobba e Rubattino, includendo antiche cascine, da San Gregorio a Biblioteca, fino alla Cascinazza di Monza, strappata a progetti di speculazione edilizia. Nel 2010 i sostenitori organizzarono gli stati generali del parco. Allora arrivò l’adesione formale di Milano. Ma Ceccattini spiega: «La svolta c’è stata con il nuovo Pgt. Determinante è stato il lavoro dell’ex vicesindaco Ada Lucia De Cesaris. Milano ha fatto un lavoro poderoso, ha finalmente segnato i confini e introdotta la tutela inserendo il parco nel Pgt». Il parco oggi si amplia a 6,6 milioni di metri quadrati lungo gli 11 chilometri che vanno dal centro di Monza al Forlanini. Una delle aree più compromesse della Città metropolitana, nella quale convivono problemi legati alla questione «ambientale» per la presenza di impianti tecnologici, demolitori, cave, vecchie discariche, infrastrutture viabilistiche, complessi produttivi, aree libere da riqualificare. Ma anche denso di storia, con i suoi ex forni siderurgici grandi come cattedrali, bacini d’acqua per gli idrovolanti, ville di pregio. E per la prima volta, conclude Ceccattini, «un progetto ha come epicentro non luogo centrale città ma della periferia, e ha un’anima sociale oltre a quella ambientalista».

Fonte: Corriere della Sera - Articolo di Paola D'Amico del 2-9-2015

mercoledì 5 agosto 2015

Al via Carovana delle Alpi 2015, la campagna sullo stato di salute dell'arco alpino

Milano, 5 agosto 2015                                                                                           Comunicato stampa

In Lombardia, Legambiente assegna 3 bandiere nere ai nemici della montagna e una bandiera verde

Alpi, tra turismo sostenibile e imprenditoria di qualità e sfregi al territorio

In Lombardia l’unica bandiera verde per il 2015 se l’aggiudica il polo culturale Mercatorum e Priula – "Vie di Migranti, Artisti, dei Tasso e di Arlecchino", mentre le bandiere nere sono ben tre: ai Comuni di Bossico e Rovetta (Bg), al Comune di Valvestino (Bs) e una condivisa tra Lombardia e Trentino e Alto Adige/ Südtirol per la proposta di scissione e declassamento del Parco dello Stelvio. Sono questi i vessilli che oggi Legambiente ha consegnato in occasione della partenza della Carovana delle Alpi, la campagna annuale sullo stato di salute dell'arco alpino, che anche quest'anno torna a segnalare le situazioni più virtuose assegnando le Bandiere Verdi, e le realtà peggiori, quelle che mettono in campo le scelte più impattanti, che aumentano il consumo di suolo, che incidono pesantemente sulla qualità ambientale e sociale della vita in montagna, e che si fregiano quindi delle Bandiere Nere.

C'è un patrimonio inestimabile sulle montagne: ci sono paesaggi meravigliosi, culture antiche, beni storici e architettonici diffusi ma anche competenze particolari che garantiscono al turista e al viaggiatore esperienze memorabili; ci sono imprese moderne e sostenibili, capaci di muovere l'economia valorizzando le opportunità e le conoscenze territoriali più virtuose. Ci sono nuove esperienze di recupero agricolo e agroalimentare di qualità. Ci sono, insomma, realtà virtuose e lungimiranti che vivono la montagna senza sfruttarla e, anzi, valorizzandone aspetti e caratteristiche peculiari, spesso accompagnate da attività innovative e tecnologicamente avanzate in campo energetico o dell’economia circolare. E poi ci sono "i pirati", quelli che con le loro scelte minacciano questo inestimabile e irripetibile patrimonio.

"Il dossier di Carovana delle Alpi 2015 mostra un panorama a luci ed ombre. Certamente continuare a investire in nuove colate di cemento e in altre grandi infrastrutture stradali per aumentare l'attrattività turistica corrisponde ad una ipotesi di sviluppo obsoleta, anzi decisamente sorpassata – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - Non è sfregiando ulteriormente il territorio che potremo rispondere alla attuale crisi economica, ma bensì con una visione più ampia e lungimirante dello sviluppo imprenditoriale montano, con una strategia basata sulla valorizzazione della natura e sul protagonismo delle comunità locali, capaci di creare connessioni tra arte, cultura, tradizioni, ambiente e enogastronomia. Al contrario, applicare il modello consumistico di pianura alle località di montagna può essere doppiamente stupido, perché si perde la specificità su cui sviluppare il rilancio, e soprattutto perché si impedisce alla montagna di fare il suo mestiere di prevenzione rispetto alla sicurezza della pianura (dissesto in primis), per cui il consumo e l'impermeabilizzazione del suolo rappresentano un pessimo affare. Il rilancio della montagna può avvenire con successo grazie all'adozione delle giuste politiche di tutela e all'introduzione delle più moderne tecnologie, come avviene da qualche anno nel settore delle energie rinnovabili, settore nel quale le comunità montane spiccano per efficienza e qualità".

La bandiera verde 2015 in Lombardia. Legambiente assegna una bandiera verde al polo culturale Mercatorum e Priula – "Vie di Migranti, Artisti, dei Tasso e di Arlecchino", per aver avviato un percorso sovracomunale di tutela delle specificità territoriale con la capacità di proiettare queste peculiarità locali in un orizzonte europeo. 

Tre le
bandiere nere lombarde assegnate nel 2015. Ai Comuni di Bossico e Rovetta (Bg) in Lombardia, per non avere contrastato in nessun modo il transito abusivo e invasivo dei mezzi motorizzati sui sentieri e le strade agro-silvo-pastorali (VASP) ed avere autorizzato manifestazioni motoristiche che hanno interessato prati e boschi. Un’altra bandiera nera è assegnata al Comune di Valvestino (Bs), per voler realizzare un'opera inutile, del costo di circa 33 milioni di euro, ad altissimo impatto ambientale e priva di una seria analisi dei costi-benefici del tunnel che dovrebbe unire il sud-ovest del Trentino con la Valvestino. Chiude la lista il vessillo che unisce in negativo Lombardia, Trentino e Alto Adige/ Südtirol - e che, caso eccezionale, rappresenta un bis - per la proposta e l'avallo di un processo di scissione e declassamento del più grande Parco Nazionale delle Alpi e che va quindi al governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni, al presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher e al presidente della Provincia di Trento Ugo Rossi.

“Le Alpi rappresentano uno scrigno di bellezze e valori incomparabili – dichiara Lorenzo Baio, coordinatore lombardo della Carovana delle Alpi -. Ma anche un territorio fragile, perchè difficile, faticoso e legato ai dinamismi della natura. Per questo diventa importante valorizzarlo nel rispetto degli equilibri secolari e secondo logiche di accoglienza e sostenibilità. Purtroppo la montagna è sempre più territorio di frontiera di speculazioni edilizie e ambientazione di forme di divertimento poco rispettose della natura circostante. Noi crediamo sia possibile la multifunzionalità dell'ambiente montano, ma solo laddove ci sono regole precise e rispetto di queste regole”.


L’ufficio stampa Legambiente Lombardia 0287386480

martedì 4 agosto 2015

LURA: VOGLIAMO RISPOSTE CHIARE E CIRCOSTANZIATE





1 agosto 2015. Lungo il Lura, nel cantiere di Pedemontana, è visibile una nuova opera in via di completamento. Dalla foto,  che abbiamo scattato dal sentiero,  si evince la presenza di un canale di gronda destinato all’immissione dell’acqua, proveniente da Pedemontana, direttamente nel Lura.
Questo nuovo elemento pone dei quesiti a cui pubblicamente chiediamo risposte alle Autorità Competenti.
Domanda  1: 
L’ACQUA VERRA’ IMMESSA DIRETTAMENTE NEL LURA ATTRAVERSO IL CANALE DI GRONDA VISIBILE NEL CANTIERE? 

Domanda 2:
QUANDO LE VASCHE DI LAMINAZIONE VERRANNO COSTRUITE?
1)      Le acque provenienti da Pedemontana avrebbero dovuto essere convogliate in una  vasca di laminazione che avrebbe ridotto l’impatto di un’immissione repentina di un’elevata portata di acqua e soprattutto avrebbe depurato le acque di prima pioggia. L’acqua di dilavazione è particolarmente inquinata di metalli pesanti connessi al traffico su ruota: zinco e cadmio sono associati all’usura dei pneumatici, cromo e rame alla corrosione della carrozzeria e delle parti meccaniche in movimento, piombo e azoto agli scarichi dei veicoli e agli oli lubrificanti. Data l’elevata concentrazione di sostanze inquinanti delle cosiddette  acque di prima pioggia, queste ultime richiedono particolari procedure di smaltimento.  (Vedi anche l’art. 39 del Decreto Legislativo 11 maggio 1999 n° 152 e del Decreto Legislativo n ° 258 del 2000). Attualmente non sono visibili lavori di costruzione di alcuna vasca di laminazione, o altro impianto di depurazione e di deviazione acque in eccesso rispetto al livello di guardia del Lura, e la costruzione di Pedemontana ha oramai oltrepassato il torrente.

Domanda 3: COME PENSATE DI GESTIRE LA PORTATA DI PIENA?

2)      Alla luce di quanto sopra una risposta alla domanda 3, chiara e circostanziata, è doverosa. I dati a nostra disposizione sono i seguenti: la  portata di piena (tempo di ritorno centennale) del Lura è attualmente di 39 mc/sec. La soglia di sicurezza è 25 Mc/sec. Per cui servivano misure di messa in sicurezza (ad es. le vasche di laminazione) già prima della costruzione di Pedemontana. La situazione diventa tragica con la Pedemontana il cui canale di gronda convoglia (sempre piena centennale) 32 mc/sec (essendo Pedemontana in trincea taglia torrenti e rogge per un lungo tratto)  e a questo punto siamo a 71 contro 25. I lavori per le vasche di laminazione non sono ancora iniziati.  A nostro avviso è evidente il rischio che si corre a Saronno e a Caronno nel caso di canale di gronda della Pedemontana attivo e vasche non realizzate.

Legambiente ha posto questo quesito anni fa ed aveva avuto rassicurazioni in merito dalla DG Regionale. “Non una goccia proveniente da Pedemontana entrerà direttamente nel Lura”, ci è stato detto. A noi sembra proprio di no, ma attendiamo con fiducia risposte chiare e circostanziate da chi di competenza.

AmbienteSaronno, circolo Legambiente

SICCITA’: SCORTE IDRICHE AI MINIMI STORICI, MANCANO 2 MILIARDI DI METRI CUBI D’ACQUA

SICCITA’: SCORTE IDRICHE AI MINIMI STORICI, MANCANO 2 MILIARDI DI METRI CUBI D’ACQUA DOSSIER - ACQUA E AGRICOLTURA Occorre ridurre i fabbiso...