lunedì 17 gennaio 2022

RAPPORTO ANIMALI IN CITTA’ 2022: SERVONO ANAGRAFI ANIMALI PIU’ EFFICIENTI. SI CONOSCE ANCORA TROPPO POCO DELLA BIODIBERSITA’ ANIMALE CHE ABITA I TERRITORI URBANIZZATI

 RAPPORTO ANIMALI IN CITTA’ 2022: SERVONO ANAGRAFI ANIMALI PIU’ EFFICIENTI.

SI CONOSCE ANCORA TROPPO POCO DELLA BIODIBERSITA’ ANIMALE CHE ABITA I TERRITORI URBANIZZATI 

 

Legambiente assegna il premio Animali in città: sul podio nazionale Mantova e Milano e tra le aziende sanitarie ATS Brescia e ATS della Montagna (Sondrio, Valtellina, Valcamonica)

 

Dossier nazionale: http://legambienteanimalhelp.it/animalincitta/



Milano, 17 Gennaio 2021 – Come vivono gli animali d’affezione nella nostra regione? Nel giorno di Sant'Antonio Abbate, protettore degli animali domestici, Legambiente pubblica il X rapporto nazionale Animali in Città, indagine che valuta le performance che Amministrazioni comunali e Aziende sanitarie dichiarano di offrire per la migliore convivenza in contesti urbani con animali padronali e selvatici. Cani e gatti sono ancora oggi le due specie che dominano tra gli animali domestici: in Lombardia risultano registrati 1.768.444 cani, vale a dire 1 cane ogni 5,6 cittadini, mentre 280.256 sono i gatti, 1 ogni 35,6 cittadini. Ma la realtà del randagismo e delle colonie feline non controllate amplia notevolmente questi dati. L’anagrafe degli animali d’affezione è, di fatto, normativamente obbligatoria per i cani e per tutti i gatti nati a partire dal 2021, mentre non lo è per i furetti. Tutto il variegato mondo animale, ricchissimo in termini quantitativi e qualitativi, che abita le case degli italiani rimane, colpevolmente e criticamente, avvolto nelle nebbie. L’assenza di un’anagrafe unica nazionale obbligatoria, ancor più in presenza delle innovazioni tecnologiche attuali, aperta a tutte le specie animali che possono, lecitamente, essere presenti nelle case degli italiani come animali d’affezione o compagnia, risulta incomprensibile e colpevole. Inoltre, è fonte primaria di maggiori difficoltà nel prevedere, organizzare e correttamente fornire tanto i necessari servizi ai cittadini, quanto nel poter pianificare, programmare e realizzare gli utili controlli, anche in ambito sanitario, per prevenire criticità, migliorare e rendere sicura la convivenza con gli amati “pet”. 

 

«Il livello di conoscenza della biodiversità animale che abita sempre più spesso i territori urbanizzati è ancora troppo scarso - sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. Eppure sarebbe molto importante monitorare tutto il variegato mondo animale, ricchissimo in termini quantitativi e qualitativi, che abita le case della nostra regione, sia in quanto valore naturale da promuovere sia per le nuove esigenze, sanitarie e di sicurezza che la convivenza tra uomini e animali comporta».

 

La gran parte degli attuali costi delle amministrazioni comunali destinata agli animali d’affezione è assorbita dalla gestione dei cani presso i canili sanitari, strutture indispensabili nel modello attuale, ma purtroppo carenti rispetto ai bisogni reali dei territori. Molto spesso canili e gattili rifugio, ma anche oasi e colonie feline e centri di addestramento per cani sono realtà che sopravvivono grazie all’impegno di privati, associazioni e gruppi di cittadini, che fanno del volontariato e della passione per gli amici a quattro zampe una vera vocazione. Lo dimostrano due esperienze positive sul territorio lombardo, il circolo Legambiente Mondo Gatto di Milano che conta 50 volontari e si prende cura di circa 140 gatti grazie al supporto di donazioni e si occupa per conto del Comune di Milano, della gestione del gattile municipale e il Canile-Gattile Sanitario/Rifugio Comprensoriale di Valle Camonica a Lozio diretto dal Consorzio Forestale "Pizzo Camino" in collaborazione con i volontari del circolo Valle Camonica di Legambiente.

 

«Ci auguriamo che sempre più Amministrazioni locali prendano atto della difficoltà legate alla condizione degli animali nelle città, con interventi mirati e con stanziamenti adeguati, facendosi carico di situazioni che, ancora oggi, spesso sono affidate alla libera iniziativa delle associazioni di volontariato - dichiara Mavj Davanzo di Legambiente Mondo Gatto -. È oggi quanto mai necessario il potenziamento e la formazione non solo degli agenti di Polizia dedicata agli interventi di protezione verso gli animali, ma anche delle guardie volontarie che intervengono nelle segnalazioni che coinvolgono animali come combattimenti, maltrattamenti, accattonaggio con animali, animal hoarding ecc. Sono ancora troppo "esili" le forze di Polizia messe in campo dalle Amministrazioni per gli interventi, soprattutto nelle città più grandi, e ancora troppo lungo il tempo di attesa in caso di necessità su segnalazione dei cittadini».

 

Sono poche, infatti, le Amministrazioni comunali che rispondendo ai questionari di Legambiente dichiarano di monitorare le colonie feline presenti nel proprio territorio. Tra i comuni più “gattofili” figura Pero (MI) con 1 gatto ogni 8 cittadini e tra le città con il maggior numero di colonie feline controllate il rapporto annovera Milano con 1.320 colonie per 20.000 gatti e 1.320 gattare/i (1 gattaro ogni 15,1 gatti). Per quanto riguarda, invece, tra i cani i Comuni più attenti al loro benessere in città figurano i lombardi Cesano Boscone (MI) dove è stata realizzata 1 area cani ogni 1.316 residenti e Milano che per offrire 1 area cani ogni 3.411 cittadini, per un totale di 403. Le performance peggiori si registrano in tre Comuni lombardi che dichiarano di spendere meno a livello nazionale per servizi dedicati agli animali d’affezione: Nerviano (MI) 0,053 euro per cittadino, Ronco Briantino (MB) 0,059 e Terno d'Isola (BG) 0,059 e Mandello del Lario (LC) 0,067 contro una spesa media di 2,4 euro per cittadino.

 

Nell’ambito della presentazione del rapporto, Legambiente riconoscere il premio nazionale “Animali in Città” alle esperienze dei Comuni e delle Aziende sanitarie che hanno realizzato le performance migliori. Il premio sarà consegnato in primavera. Nella classifica italiana si trovano le lombarde: Mantova, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 36 indicatori considerati, tra tutti i medi Comuni tra 15 e 100mila abitanti che hanno fornito i dati e Milano, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 36 indicatori considerati, tra tutte le metropoli oltre 500mila abitanti che hanno fornito i dati. Dall’analisi dei dati ricevuti dalle Aziende sanitarie i premiati del X rapporto nazionale sono: ATS Brescia e ATS della Montagna (Sondrio, Valtellina, Valcamonica), in quanto primo e secondo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 25 indicatori considerati, tra tutte le 50 Aziende sanitarie che hanno fornito dati. 




domenica 16 gennaio 2022

DOSSIER DI LEGAMBIENTE SCACCO MATTO ALLE RINNOVABILI: BUROCRAZIA E OSTACOLI ALL’ENERGIA PULITA

 

DOSSIER DI LEGAMBIENTE SCACCO MATTO ALLE RINNOVABILI: BUROCRAZIA E OSTACOLI ALL’ENERGIA PULITA

 

Legambiente: “Se anche solo il 50% delle rinnovabili oggi sulla carta venisse realizzato, l’Italia avrebbe anche già raggiunto gli obiettivi climatici europei. In Lombardia più spinta all’agrivoltaico e norme più snelle per il fotovoltaico integrato sui tetti”

 


Milano, 14 Gennaio 2022 - Nell’Italia del sole e del vento, le rinnovabili faticano a decollare, anzi il più delle volte sono ostacolate da una burocrazia farraginosa, ma anche da blocchi da parte di amministrazioni locali e regionali e spesso dalla disinformazione dei cittadini. A metterle sotto scacco matto sono normative obsolete, la lentezza nel rilascio delle autorizzazioni, la discrezionalità nelle procedure di Valutazione di impatto ambientale, vincoli da parte delle sovrintendenze, norme regionali disomogenee tra loro a cui si aggiungono contenziosi tra istituzioni. È quanto emerge dal nuovo report di Legambiente “Scacco Matto alle rinnovabili. Tutta la burocrazia che blocca lo sviluppo delle rinnovabili favorendo gas e finte soluzioni” in cui l’associazione ambientalista racconta e raccoglie venti storie simbolo di blocchi alle fonti pulite, che riguardano tutta la Penisola, dal Nord al Sud Italia. Sui ritardi pesa anche il ruolo del Ministero della Cultura a cui Legambiente chiede una netta semplificazione delle procedure per le autorizzazioni del fotovoltaico integrato sui tetti nei centri storici, perché altrimenti le Soprintendenze continueranno a dire sempre no, a beneficio di chi vuole fare fotovoltaico a terra e nuove centrali a gas.

 

«La poca chiarezza dei processi attuativi e la contraddittorietà di alcune norme sono spesso causa delle opposizioni dei territori all’installazione di impianti che possono rappresentare una svolta importante per la produzione di energia pulita – spiega Damiano Di Simine, coordinatore scientifico di Legambiente Lombardia –. Anche in Lombardia è urgente snellire le procedure, in particolare per la realizzazione dell’agrivoltaico, in grado di produrre elettricità come integrazione e non sostituzione della coltivazione agricola, per le comunità energetiche che usano localmente energia prodotta da fonte rinnovabile, scardinando la logica Nimby un po’ troppo utilizzata sui nuovi impianti, a discapito di un processo di rinnovamento importante per contrastare il cambiamento climatico».

 

Tutti questi ostacoli stanno mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi europei climatici che prevedono una riduzione del 55% delle emissioni, al 2030, rispetto ai livelli del 1990 e una copertura da rinnovabili del 72% per la parte elettrica. Un obiettivo preciso per mantenere la temperatura al di sotto del grado e mezzo e che l’Italia con i suoi 0,8 GW di potenza media annua installata negli ultimi 7 anni rischia di veder raggiunti non prima del 2100. Eppure, sottolinea Legambiente, se anche solo il 50% delle rinnovabili oggi sulla carta arrivasse al termine dell’iter autorizzativo, la nostra Penisola avrebbe già raggiunto gli obiettivi climatici europei. 


«Al momento – spiega Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – le attuali regole e procedure portano i tempi medi per ottenere l’autorizzazione alla realizzazione di un impianto eolico, ad esempio, a 5 anni contro i 6 mesi previsti dalla normativa. Tempi infiniti per le imprese, ma soprattutto per la decarbonizzazione, che ha bisogno di un quadro normativo composto da regole chiare e semplici da applicare, e che dia tempi certi alle procedure ma anche di linee guida che indichino come le diverse tecnologie debbano essere realizzate pensando sia agli obiettivi di decarbonizzazione nel 2050 quanto al modo migliore di integrarle nei territori. Inoltre, è fondamentale mettere al centro le esigenze dei territori, passando per una partecipazione attiva e costruttiva degli stessi, in grado di far realizzare 9 GW di fonti rinnovabili l’anno da qui al 2030.  Il paesaggio è un bene comune e inevitabilmente sarà trasformato dalla presenza delle rinnovabili, ma questa trasformazione deve avere un valore positivo, con rinnovabili ottimamente integrate che è quello che tutti auspichiamo, e con ciminiere e gruppi di centrali termoelettriche che verranno smantellati». 

 

Nel report Legambiente ricorda che tra le prime criticità che investono lo sviluppo delle fonti rinnovabili, nel nostro Paese, c’è la mancanza di un quadro normativo unico e certo in grado di mettere ordine e di ispirare le decisioni di tutti gli attori coinvolti nei processi di valutazione e autorizzativi. Il principale riferimento è il Decreto Interministeriale del 10 settembre 2010, emanato dal Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministero dell’Ambiente (ora Ministero della Transizione Ecologica) e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Un testo che ha ormai quasi 12 anni e risulta obsoleto rispetto a quanto è cambiato non solo in termini di conoscenze delle diverse tecnologie, ma anche di innovazione e applicabilità. Per questo l’associazione ambientalista lancia oggi le sue proposte ribadendo l’urgenza di una revisione delle linee guida, rimaste ferme al DM del 2010, con un inquadramento aggiornato del comparto delle fonti rinnovabili e attraverso un lavoro congiunto tra MITE, MISE e Ministero della Cultura. Il varo di un Testo Unico che semplifichi gli iter di autorizzazione degli impianti, definisca in modo univoco ruoli e competenze dei vari organi dello Stato e dia tempi certi alle procedure.  Inoltre, oltre a processi di semplificazione degli iter è necessaria una maggiore partecipazione dei territori, sia nell’individuazione delle strategie da attuare per il raggiungimento degli obiettivi climatici, sia nella realizzazione e individuazione dei siti dove questi devono essere collocati. 

 

 

 

20 storie esemplari dei blocchi alle rinnovabili

mercoledì 12 gennaio 2022

LA CASSAZIONE DIFENDE IL DEFLUSSO MINIMO VITALE DEI CORSI D’ACQUA

 

LA CASSAZIONE DIFENDE IL DEFLUSSO MINIMO VITALE DEI CORSI D’ACQUA

 

Legambiente: “Ora l’attenzione è sulla definizione del Deflusso Ecologico. Appello a Regione Lombardia perché prevalga la cautela per la salvaguardia del delicato equilibrio delle risorse idriche del nostro territorio, già fortemente a rischio e investimenti per la messa in sicurezza degli impianti”

 


Milano, 12 gennaio 2022 – Sospiro di sollievo per le risorse idriche lombarde. Con la sentenza 29299/2021 la Corte di Cassazione ha confermato la validità degli atti assunti dalla Regione Lombardia per quanto riguarda il Deflusso Minimo Vitale nei corsi d’acqua di Valtellina e Valchiavenna, respingendo il ricorso avanzato da A2A S.p.a. e creando un importante precedente.

La Regione Lombardia nel 2016, dopo sei anni di studi sperimentali sul Deflusso Minimo Vitale (DMV), aveva quantificato in maniera puntuale il livello minimo di portata per tutelare fiumi e torrenti presenti in queste valli. Lo studio, suddiviso in due trienni anche con il concorso scientifico di tecnici esperti, aveva portato alla definizione di linee guida e criteri rigorosi per la determinazione del DMV rispetto a quelli in essere prima del 2009, prevedendo che in alcune specifiche prese il rilascio idrico fosse di un quantitativo inferiore al 10%, valore previsto dalla legge, mentre in altre, per prevenire il deterioramento dei corsi d’acqua, fosse rilasciato un quantitativo d’acqua maggiore corrispondente al valore idrologico previsto da PTUA e fossero applicati i fattori correttivi eventualmente previsti. A2A S.p.A. si era opposta a tali valori di rilascio presentando al Tribunale Superiore delle Acque un ricorso amministrativo per chiedere l’annullamento delle due determine, ritenendo i DMV imposti troppo severi. Il tribunale, però, aveva respinto il ricorso e validato l’operato della Regione con la sentenza n. 32/2020. 

 

«Con la sentenza della Cassazione arriva un’ulteriore conferma della necessità di salvaguardare il delicato equilibrio delle risorse idriche delle valli anche con regolamenti più rigidi, perché la crisi climatica, le forti pressioni antropiche con tanti e diffusi prelievi, unitamente all’inquinamento delle acque, stanno mettendo sempre più a rischio i corpi idrici del nostro territorio – sottolinea Lorenza Tam, presidente di Legambiente Valchiavenna –. La decisione della Corte ha anche richiamato l’importante principio secondo il quale ogni tratto di un corpo idrico necessita di uno specifico Deflusso Minimo Vitale, che ha dunque un carattere dinamico, da attribuire considerando il contesto naturale in cui fiumi e torrenti sono inseriti».

 

Questo importante risultato deve essere ora consolidato nella fase di transizione dal Deflusso Minimo Vitale al Deflusso Ecologico (D.E.). Entro gennaio 2022, infatti, tutte le Regioni, compresa la Lombardia, devono definire come deve essere determinato un rilascio che, per disposizione dell’Unione Europea, non dovrà più fondarsi sul concetto di “minimo” ma risultare “idoneo” al perseguimento degli obiettivi di qualità fluviale. 

 

 

«Si tratta di una fase molto delicata e va scongiurato il rischio, a fronte delle forti pressioni esercitate dai derivatori idroelettrici ed irrigui, che si facciano passi indietro, come è avvenuto per esempio in Piemonte – dichiara Lorenzo Baio, vicedirettore di Legambiente Lombardia e responsabile Settore Acqua –. Confidiamo che la Regione Lombardia sia più saggia e prevalga un approccio scientifico, fondato sulla cautela. L'idroelettrico è di rilevanza strategica per la transizione energetica della Lombardia. È il momento di mettere in campo grandi investimenti che, però, non devono puntare ad aumentare lo sfruttamento di risorse idriche già fortemente compromesse, ma a rivedere ed aggiornare i grandi sistemi impiantistici, rendendo più performante il parco impiantistico e realizzando interventi straordinari per la manutenzione di dighe, serbatoi e condotte, con attenzione prioritaria alla sicurezza».  


Ufficio stampa Legambiente Lombardia 

Silvia Valenti

ufficiostampa@legambientelombardia.it

3498172191

SICCITA’: SCORTE IDRICHE AI MINIMI STORICI, MANCANO 2 MILIARDI DI METRI CUBI D’ACQUA

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