giovedì 3 novembre 2016

ECOSISTEMA SCUOLA 2016


Bergamo nella top ten italiana, Milano al 32° posto terza tra le metropoli, Varese al 33° guadagna 8 posizioni mentre Brescia al 12° ne perde 3

Legambiente: “La sicurezza e la salute dei bambini deve essere una priorità. Il 54% del patrimonio edilizio necessita di manutenzione urgente”

Edifici scolastici sotto i riflettori. L’indagine annuale Ecosistema Scola 2016, il Rapporto che ogni anno Legambiente redige per fare il punto sullo stato di salute delle scuole italiane, mette in luce una situazione a macchia di leopardo in Lombardia. Quasi tutti i Comuni capoluogo hanno partecipato allo studio, ottenendo risultati anche molto diversi dagli anni passati: nella top ten italiana rientra solo Bergamo al 5º posto (nel 2015 i dati erano incompleti); seguono nella parte più alta Brescia, che perde tre posizioni e si classifica 12^ e Sondrio 14^; Cremona (24º), Lecco (25º), Mantova (29º), Milano (32º), Varese (33º), Monza (35º) e Pavia (43º) in zona intermedia, mentre in coda chiude Como (67º). Lodi è l'unico Comune lombardo a non inviare il questionario, in quanto commissariato. Da segnalare il salto in avanti positivo di Varese che guadagna 8 posizioni rispetto al 2015.

"La vera grande opera che necessita il nostro paese è la riqualificazione edilizia delle scuole. La nostra regione ha un patrimonio scolastico tra i più vecchi in Italia – ricorda Luca Petitto, responsabile scuole di Legambiente Lombardia circa l’80% degli istituti è stato costruito prima del 1974, solo il 3% negli ultimi 25 anni e sono molti gli edifici che necessitano ogni anno di manutenzione urgente e sono privi di certificazioni importanti, come quella di idoneità statica e di agibilità. Le strutture sono insicure, sprecano energia e pertanto sono poco adatte ad ospitare degli studenti. Il dossier di Legambiente mostra anche esempi virtuosi che possono aiutare i comuni lombardi e il governo regionale a pianificare una progettazione degli interventi in modo intelligente. La sicurezza e la salute di studenti, insegnanti e lavoratori del mondo della scuola non vanno messe in secondo piano.”

Nonostante la vetustà degli edifici, ad oggi sono state eseguite indagini diagnostiche soltanto dei solai sul 21% degli edifici (rispetto al 15% della media nazionale), ma c'è una bella fetta del patrimonio edilizio scolastico, il 55%, che necessita ancora di manutenzione urgente. A questo dato viene associato anche quello relativo alle certificazioni: poco più del 50% ha quelle di collaudo statico, di agibilità e di idoneità statica, solo il 26% quella di prevenzione incendi, tutti dati che risultano sotto la media nazionale. Malgrado la Lombardia rientri in area a rischio sismico medio, solo nel 9% degli edifici sono state eseguite le verifiche di vulnerabilità sismica.

A fronte di ciò la Lombardia è una di quelle regioni che ha stanziato più fondi per la messa in sicurezza e manutenzione: basti pensare che in media per ciascun edificio sono stati stanziati €121.346 per la manutenzione straordinaria, una somma almeno tre volte superiore alla media nazionale.

Non meno preoccupante è il dato riguardante il rischio ambientale il 90% dei Comuni lombardi ha effettuato monitoraggi sulla presenza di amianto: nell'11% degli edifici sono stati certificati casi di presenza amianto e nell’1,5% casi sospetti, solo il 7% degli edifici hanno visto azioni di bonifica. Cremona, Lecco e Milano sono i più impegnati su questo fronte, soprattutto riguardo a coperture, pavimentazioni e tubature. Comuni impegnati anche sul fronte radon (30%), con il 2% di casi certificati e meno dell’1% in cui si sono svolte azioni di bonifica. Le situazioni di inquinamento outdoor riguardano il 9% degli edifici tra 1 e 5 km da una discarica e il 2% a meno di un km da industrie.

Solo il 6% degli edifici utilizza energie rinnovabili, prevalentemente solare fotovoltaico (73%), con una piccola percentuale che proviene da impianti geotermici o pompe di calore (5%). La produzione di energia da rinnovabili copre ben il 64% dei consumi degli edifici scolastici in cui sono presenti gli impianti (49% il dato nazionale). A Bergamo, Brescia e Sondrio le scuole hanno prevalentemente impianti utili per la produzione di acqua calda, mentre a Milano abbiamo 2 scuole servite da impianti geotermici.

Sul fronte dei servizi mancano incentivi da parte dei comuni per migliorare la mobilità per recarsi a scuola: solo il 9% delle scuole lombarde usufruisce di un servizio pedibus e il 8% può contare su piste ciclabili nell’area antistante; soltanto l’1,5% degli istituti rientra in zone a traffico limitato, il 15% in zone 30 e il 24% ha attraversamenti pedonali dedicati, che possano garantire una maggior sicurezza e qualità dello spostamento casa-scuola. “In una regione che quotidianamente affronta il problema dello smog – sottolinea Luca Petitto questi dati rimarcano ancora una volta che il mezzo privilegiato per recarsi a scuola resta l’automobile. I Comuni dovrebbero fare di più per incentivare una mobilità più sostenibile garantendo che le aree adiacenti alle scuole siano più a misura di bambino”.

In Lombardia le amministrazioni investono molto in progetti educativi e in iniziative rivolte agli under 14, soprattutto Milano, Bergamo, Brescia e Cremona. Nelle mense scolastiche, prevalentemente di Varese e Bergamo, si servono pasti bio e prodotti IGP e DOP, si privilegiano prodotti a Km 0, viene raccolto il cibo inutilizzato per destinarlo alle organizzazioni no profit e vengono creati bandi di appalto per il servizio mensa che richiedono la stagionalità degli alimenti. Infine, sul fronte tecnologico e dell'innovazione, la Lombardia si rivela tra le regioni più all'avanguardia: le scuole con reti wifi sono il 70% mentre meno di una su dieci presenta reti completamente cablate.

mercoledì 2 novembre 2016

Contratto di fiume Olona, Bozzente e Lura - aggiornamento


Gentilissimi,


a questo link potete trovare il report e i documenti presentati durante il Comitato di Coordinamento del Contratto di Fiume Olona-Bozzente-Lura tenutosi al Pirelli di Milano lo scorso 17 ottobre 2016.


Ringraziandovi per la vostra attenzione, porgiamo i più cordiali saluti


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Team Tecnico dei Contratti di Fiume di Regione Lombardia

martedì 25 ottobre 2016

Il corso per le fototrappole a Rho

All'interno del progetto Olona in città, lunedì 24 ottobre, è stato realizzato in collaborazione con ERSAF un piccolo corso dedicato a spiegare ai volontari come gestire le fototrappole usate per il monitoraggio degli spostamenti della fauna locale.


Fra i concetti affrontati:
- cos'è una fotocamera ed i di modelli più utilizzati
- come e dove viene posizionata
- settaggio della fotocamera
- come scaricare le sequenze video
- esempi di video registrati








 
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venerdì 21 ottobre 2016

SMOG: MILANO ‘FUORI LEGGE’ DA OGGI ALLA FINE DELL’ANNO

MILANO, 21 OTTOBRE 2016                                                                              COMUNICATO STAMPA


Ieri a Milano il superamento del fatidico 35° giorno di sforamento della soglia consentita di inquinamento da polveri sottili. Legambiente: “Ben vengano le nuove misure per l’Area C, occorrono anche interventi strutturali, non solo provvedimenti d’emergenza”

Da ieri Milano ha esaurito la ‘franchigia’ sullo smog, ovvero il numero di giorni in cui, secondo la direttiva europea, si ritiene tollerabile lo sforamento della soglia di inquinamento di 50 microgrammi/mc di PM10 (vd. tabella 1 in allegato). Un limite discutibile, perché il valore di 50 mcg/mc è molto elevato rispetto a livelli di inquinamento compatibili con la salubrità e la sicurezza dell’aria che respiriamo: tollerarne lo sforamento per ben 35 giorni all’anno significa accettare i danni sanitari che una simile esposizione comporta per milioni di cittadini.

“I dati ci dicono che le misure fin qui attuate sono efficaci, ma insufficienti a restituire ai milanesi e lombardi un’aria salubre – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardiaper questo è necessaria una nuova serie di interventi, non solo per gestire le emergenze, ma per migliorare in modo strutturale e permanente la qualità dell’aria, a partire dall’attuazione del blocco dei diesel Euro3, dal bando delle caldaie a gasolio nell’area critica, dalla riduzione della motorizzazione privata e del traffico nei capoluoghi di provincia, da perseguire con politiche di tariffazione e di contrasto della sosta in area urbana, oltre che di potenziamento del trasporto pubblico e della ciclabilità”.

L’unica consolazione deriva dal fatto che la situazione è sensibilmente migliorata rispetto al passato (vd. tabella 2 in allegato): nel primo decennio del secolo, infatti, quella data veniva raggiunta immancabilmente nel mese di febbraio, come dire che nei primi due mesi dell’anno i giorni di aria inquinata oltre i limiti erano molto più numerosi di quelli con aria respirabile. È pur vero, però, che questo risultato, come avvenuto già nel 2014, è molto più associabile all’imprevedibile turbolenza del clima che ad un effettivo miglioramento delle emissioni. Un po’ più rassicurante è la misura delle concentrazioni medie, che però resta ancora ben al di sopra di quello raccomandato dalle organizzazioni sanitarie. Si tratta di un progresso troppo lento, legato più ai provvedimenti presi nei decenni scorsi che dello slancio attuale delle istituzioni lombarde, che continuano ad occuparsi di smog solo quando l'urgenza è pressante e per altro solo attraverso accordi ai quali i comuni possono aderire su base volontaria. È quanto accaduto, infatti, nei mesi scorsi con il Protocollo Emergenza Smog e l’ennesimo rinvio, da parte di Regione Lombardia, della messa al bando dei veicoli diesel Euro3.



Ufficio stampa Legambiente LombardiaSilvia Valenti
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02 87386480

mercoledì 12 ottobre 2016

Appunti di viaggio sull'idroelettrico

Sabato 8 ottobre si è tenuto a Milano in via Vida 7 un incontro dei circoli dell'arco alpino convocato da Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente. Presenti i circoli della Valle d'Aosta, del Piemonte, del Veneto, del Trentino, del Friuli Venezia Giulia e il regionale della Lombardia. Assenti Liguria e Alto Adige.

I racconti dei circoli, documentati e illustrati  da fotografie, hanno messo a fuoco la situazione sempre più grave dei torrenti e dei fiumi alpini a causa del proliferare di richieste di minicaptazioni a scopo idroelettrico. Valli la cui bellezza e attrazione turistica è strettamente legata al torrente che vi scorre, vengono prosciugate per le molteplici e successive captazioni che raccolgono l'acqua nelle tubazioni. Interi versanti vengono sventrati per far posto alle strutture delle centraline e alle strade di servizio. E sempre più vengono concesse deroghe che consentono di ridurre la quantità già molto scarca del DMV (deflusso minimo vitale).

La presenza di Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente nazionale, e di Giorgio Zampetti, responsabile scientifico, ha dimostrato l'importanza data all'incontro e, forse con qualche ritardo, l'attenzione del nazionale per il problema che è sentito soprattutto al nord. I circoli, in collaborazione con i comitati e le associazioni locali in particolare dei pescatori, stanno facendo un grande lavoro di ricognizione, documentazione, sollecitazione delle amministrazioni, e infine anche ricorsi.

Costanza Panella, del circolo Lario Orientale ha evidenziato che anche in Lombardia abbiamo le stesse problematiche e riferendosi alla Valvarrore segnala l'organizzazione di eventi a difesa dei torrenti e l'assegnazione per due volte la Carovana delle Alpi della bandiera verde ai due Comitati attivi nella valle. Quali risultati? Una maggior attenzione dei tecnici della Provincia nell'esaminare le domande con la richiesta delle necessarie integrazioni, e l'abbandono da parte dei richiedenti di due domande, quella sul torrente Varroncello e quella nella Val Marcia, almeno per ora.

Legambiente Lombardia ha evidenziato che vanno affrontate due categorie di problemi legate alle Grandi derivazioni (scadenza delle concessioni, assenza di miglioramento tecnologico e scarsa manutenzione degli impianti, incidere sui contenuti dei bandi di gara, per es. compensazioni territoriali) e Piccole derivazioni (problema degli incentivi, impatti ambientali soprattutto in ambito montano, impossibilità di controlli capillari, assenza di potenziale miglioramento tecnologia). Sono stati forniti alcuni dati: attualmente in Regione esistono 71 impianti di Grande Derivazione per una potenza nominale annua concessa di circa 1224 MW e 646 impianti di Piccola Derivazione per una potenza nominale media annua concessa di 277 MW. A fronte del numero impressionante, i piccoli impianti rappresentano il 22% della potenza nominale regionale. Molto meno in termini di produzione effettiva poichè si tratta di installazioni su torrenti montani che assicurano portate adeguate per limitati periodi dell'anno.  

Legambiente Lombardia ritiene che il settore dell'idroelettrico, (piccolo e grande), non necessita di incentivi. Questo perchè non esiste nè un interesse strategico nazionale all'ulteriore sviluppo di questa produzione nè un margine di miglioramento tecnologico per cui sostenere lo sviluppo e la ricerca. Può avere senso incentivare applicazioni innovative in contesti particolari, che richiedono accorgimenti tecnici non banali (es. canali irrigui, fognature) ovvero sostenere finanziariamente le realizzazioni in contesti marginali laddove l'utilizzo idroelettrico, magari off-grid, può essere vantaggioso rispetto alla connessione alla rete o offrire delle garanzie di integrazione a fronte di rischi di discontinuità. Se delle politiche di sostegno (non necessariamente di carattere economico) al settore devono essere impostate, queste devono guardare al revamping, alla messa in sicurezza, alla riorganizzazione dei grandi impianti esistenti.

I responsabili nazionali sono venuti principalmente per ascoltare e cercare insieme un metodo di lavoro capace di affrontare il problema. La discussione tra loro e i circoli presenti è stata serrata. Da un lato la sofferenza e l'impotenza di chi vede offeso il territorio in modo per di più antieconomico e dall'altro la difficoltà di chi ha il compito di interloquire con il Governo. Edoardo Zanchini ha più volte ripetuto che la strada non è quella di eliminare gli incentivi  (su cui si viene liquidati dall'interlocutore governativo), ma quella di impedire che si approvino i progetti sbagliati e quindi occorrono disposizioni legislative sia a livello nazionale sia a livello regionale. Ma per questo occorre dare maggiore visibilità al problema.

Le 4 ore previste sono passate velocemente e così si è dovuto chiudere in fretta lasciandosi con l'impegno di stare in rete e continuare senza interruzioni la discussione e la collaborazione tra i circoli alpini e il nazionale.

Si ringrazia il circolo Lario Orientale per l'ottima sintesi dell'incontro

Vai al documento di Legambiente Lombardia

SICCITA’: SCORTE IDRICHE AI MINIMI STORICI, MANCANO 2 MILIARDI DI METRI CUBI D’ACQUA

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