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"Sulla sua pelle scorreva acqua quasi a coprirlo come una veste intangibile e fresca".
giovedì 9 dicembre 2010
domenica 5 dicembre 2010
WORKSHOP L’idroelettrico che rispetta i fiumi: la certificazione CH2OICE in Italia
Martedì 14 dicembre 2010
Libera Università di Bolzano
Piazza dell'Università 1, aula D1.02
La necessità di raggiungere il “buono stato” ecologico dei corsi d’acqua entro il 2015, come previsto dalla Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE), richiederà nei prossimi anni la messa in atto di misure per ridurre l’impatto ambientale delle derivazioni ad uso idroelettrico. D’altra parte, l’obiettivo fissato dalla Direttiva 2009/28/CE di usare fonti rinnovabili per almeno il 20% dei consumi di energia, richiede un complessivo sensibile incremento di produzione di energia da sole, vento, biomasse e acqua. Esiste dunque un potenziale conflitto tra le due direttive ed è necessaria la ricerca di soluzioni che consentano di ridurre l’impatto delle derivazioni entro limiti compatibili con il “buono stato” dei corsi d’acqua, mantenendo e, possibilmente, aumentando la produzione di energia idroelettrica.
Il progetto CH2OICE (www.ch2oice.eu), con il contributo di esperti provenienti da 5 paesi europei (Italia, Francia, Slovacchia, Slovenia e Spagna), ha sviluppato una metodologia di certificazione tecnicamente ed economicamente fattibile per la produzione di energia idroelettrica che, da una parte, consenta ai produttori di verificare volontariamente la compatibilità dei loro impianti con il buono stato ecologico dei corsi d’acqua, dall’altra, permetta agli enti pubblici e agli utilizzatori finali di verificare l’effettiva sostenibilità ambientale dell’energia prodotta.
Il 14 dicembre 2010 all’Università di Bolzano saranno presentati i risultati della sperimentazione della metodologia su 4 impianti idroelettrici con diverse caratteristiche. Per i produttori, sarà possibile verificare i costi e i benefici della certificazione CH2OICE, mentre gli enti pubblici potranno valutare se e come la certificazione volontaria (e le analisi ambientali necessarie per ottenerla) possano essere usate nell’ambito della propria attività di pianificazione e autorizzazione ambientale.
INGRESSO
La partecipazione all'evento è gratuita. È gradita la registrazione, inviando nome, cognome, ente di appartenenza e contatti e-mail e telefonici a: info@ch2oice.eu
Per informazioni:
Anna Bombonato, anna.bombonato@ambienteitalia.it, tel. 0644340129, www.ch2oice.eu
venerdì 3 dicembre 2010
Interventi illegittimi sulle sponde del fiume a Nibionno (LC)
Milano, 3 dicembre 2010 | Comunicato stampa |
Lambro
Interventi illegittimi sulle sponde del fiume a Nibionno (LC)
Legambiente: “Amministrazioni irresponsabili che usano il suolo senza nessun criterio di sicurezza e tutela”
Un altro scempio si sta perpetrando ai danni del povero fiume Lambro. Ancora una volta delle opere del tutto illegittime metteranno a rischio la sicurezza di quanti vivono lungo l'asta di questo corso d'acqua. A compromettere il normale deflusso del fiume sono “i lavori in corso” nel comune di Nibionno, in provincia di Lecco, che stanno letteralmente modificando la fisionomia di un tratto del Lambro. Le opere consistono nell'innalzamento di una delle sponde e l'ampliamento di una struttura sportiva a meno di dieci metri dal corso del fiume. L'intera area, superiore ai 5000 mq, sarà innalzata di più di un metro e poi coperta con una struttura fissa, in palese contrasto con quanto disposto dal Piano stralcio per l'Assetto Idrogeologico per le fasce "B", che vieta tutti gli interventi anche di trasformazione morfologica dei luoghi che comportino una riduzione e una parzializzazione della capacità di invaso.
Per questi motivi Legambiente Lombardia ha scritto a tutti i soggetti istituzionali interessati sollecitando l'immediata interruzione dei lavori e intravvedendo un possibile abuso edilizio. “Si tratta di opere del tutto illegittime che mettono in serio rischio chi vive più a sud di Nibionno - dichiara Marzio Marzorati, responsabile Area Parchi di Legambiente Lombardia - Per non dire quanto sia poco responsabile costruire in zone che sono periodicamente soggette a esondazioni per le piene del fiume in questo tratto. A nostro parere gli interventi non rispettano nessuna delle prescrizioni imposte dall'autorizzazione emessa dalla sede territoriale di Regione Lombardia di Lecco e sono in palese contrasto con quanto disposto dall’Autorità di bacino del Po che fa divieto assoluto a costruire nelle fasce “B” del Piano stralcio per l'Assetto Idrogeologico (PAI). Quando il fiume esonderà a Milano o nella altre città – conclude Marzorati – sapremo chi ringraziare: amministrazioni irresponsabili che usano il suolo senza nessun criterio di sicurezza e di tutela”.
L'Ufficio stampa Legambiente Lombardia 02 87386480 – 349 1074971
giovedì 2 dicembre 2010
Regione Lombardia: rinviato il voto della legge regionale sull’acqua!
La mobilitazione del Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’acqua pubblica, messa in atto attraverso la mailbombing sui consiglieri regionali e il presidio davanti al Pirellone, ha determinato il rinvio della votazione da parte del Consiglio Regionale della Lombardia del progetto di legge sui servizi idrici locali.
In occasione del dibattito di oggi, 30 novembre, in Consiglio Regionale, i Comitati per l’acqua pubblica hanno organizzato un presidio e un volantinaggio all’ingresso del Pirellone; il “pressing” è poi proseguito con la presenza di una delegazione del Coordinamento Regionale dei Comitati, composta da Roberto Fumagalli e Rosario Lembo, come auditori ai lavori del Consiglio.
Grazie al lavoro di ostruzionismo da parte dei Consiglieri di opposizione, con la presentazione di una serie di emendamenti (a partire da quelli proposti dal Coordinamento Regionale acqua pubblica), unita ad una puntuale contestazione sul merito e sull’urgenza del provvedimento, la discussione si è protratta per tutta la giornata, e verso sera i partiti della maggioranza hanno accolto la proposta di rinvio della messa in votazione del provvedimento alla prossima seduta del Consiglio Regionale fissata per il 23 dicembre.
A far maturare la decisione del rinvio ha concorso certamente l’azione costante di e-mail inviate dai comitati e dai cittadini, ma ha pesato anche la presenza al presidio di amministratori di Comuni lombardi. Il relatore della legge ha letto in aula l’Appello del Coordinamento regionale acqua pubblica e le ragioni della Manifestazione del 13 novembre; alcuni consiglieri dell’opposizione hanno letto in aula durante i loro interventi i messaggi di protesta inviati via e-mail da oltre 3 mila cittadini.
Nel merito delle obiezioni al provvedimento, le preoccupazioni sottolineate dai Consiglieri sono state quelle relative all’esproprio ai Comuni della titolarità del servizio idrico, all’obbligatorietà della messa a gara della gestione dell’acqua, alla mancata salvaguardia delle gestioni affidate a società totalmente pubbliche.
A questo punto, in preparazione della prossima seduta del 23 dicembre, si rende necessaria, accanto all’azione di monitoraggio e di vigilanza dei comitati e dei cittadini, una forte mobilitazione dei Sindaci nei confronti del Consiglio Regionale e delle forze politiche ivi rappresentante, per rivendicare con forza la titolarità dei Comuni rispetto ai modelli di affidamento e di gestione dei servizi idrici.
Il rinvio del voto tiene conto anche della possibilità che venga prorogata la soppressione delle Autorità ATO, anche in attesa della sentenza della Corte Costituzionale sul ricorso presentato dalla Regione Veneto.
Fonte: Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’Acqua Pubblica
Dividendi all'arsenico: l'acqua potabile, le deroghe al regime Ue e Acea
Adesso che l'Ue ha bocciato la domanda di rinnovo della deroga per il terzo triennio consecutivo, si pone necessariamente una domanda: cosa è stato fatto, nel corso dei primi due trienni, per risolvere il problema? Perché il “problema” arsenico, che nella maggior parte dei casi è di origine naturale e non derivante da attività antropiche, può esser risolto. Per farlo, basta investire. Il governo, negli anni scorsi, ha addirittura stanziato finanziamenti a fondo perduto per “affrontare” la questione arsenico. La Regione Lombardia, tra le altre, ha avuto accesso a questi fondi, messi a disposizione delle aziende che gestiscono gli acquedotti dopo aver sottoscritto un Accordo quadro con lo Stato. In Lombardia, come spiega Giancarlo Peterlongo, direttore del settore acquedotti di Amiacque (ex Cap) il problema è stato in larga parte risolto (solo 8 Comuni, per 25mila abitanti, sono stati “bocciati” dall'Ue per aver chiesto il terzo rinnovo della deroga): “I soldi sono arrivati dallo Stato. Le Asl hanno segnalato le situazioni critiche, e i gestori sono stati tutti interpellati. Per noi, nel lodigiano è stato facile, nel pavese un po' meno. Abbiamo aperto nuovi pozzi, realizzato impianti di ossidazione per l'arsenico. Nel Lazio, in Toscana, in zone vulcaniche, forse l'arsenico è presente in maggiori concentrazioni. Però mi risulta che l'Unione europea concedesse le deroghe solo a fronte di progetti, solo documentando la pianificazione delle opere necessarie a risolvere il problema”.
Sarebbe bastato investire, quindi -e lo descrive in modo chiaro il dossier Acque potabili, il pasticcio delle deroghe, che Legambiente ha reso pubblico il 24 novembre-: “Le deroghe [devono essere considerate] come uno strumento finalizzato alla soluzione dei problemi di contaminazione. Per questo, una volta ottenute, è necessario mettere in campo tutti gli interventi utili a tornare il prima possibile a distribuire acqua potabile e di buona qualità […]”. Legambiente, nel dossier, fa l'esempio dei Comuni (117, per 1.049.844 abitanti) che hanno ottenuto il rinnovo della deroga (8 per l'arsenico, 17 per il boro, 92 per il fluoruro): “Obiettivi che -scrive l'organizzazione ambientalista- dovranno essere ottenuti nei prossimi mesi, come si vede nel termine della deroga stessa” cui Legambiente ha avuto accesso.
Tra i gestori che hanno quantificato il volume degli interventi necessari per rientrare della deroga in merito al fluoruro c'è Acea, gestore a Roma e provincia (in deroga 17 Comuni, per un totale di 145mila abitanti). Sono oltre 33 milioni di euro, per un intervento che dovrà concludersi entro il 2012. La stessa azienda, però, è fuorilegge per quanto riguarda l'arsenico. In 22 Comuni, dove vivono 252mila persone. Quanto avrebbe dovuto investire Acea, negli ultimi sei anni, per rientrare nei limiti? Non lo sappiamo, ma possiamo fare un po' di conti in tasca all'azienda, ex municipalizzato del Comune di Roma, oggi quotata in Borsa. Gli azionisti di riferimento sono, oltre all'amministrazione comunale (51%), Francesco Gaetano Caltagirone (12,993%) e Gdf Suez (10,024%). Negli ultimi anni, quando avrebbe dovuto intervenire per il problema arsenico a Roma (ma anche in altri Ambiti territoriali ottimali gestiti direttamente o attraverso società controllate) l'azienda ha distribuito dividendi per 0,19 euro per azione (2004), 0,378 (2005), 0,47 (2006), 0,54 (2007), 0,62 (2008), 0,657 (2009). Nei primi nove mesi del 2010 ha registro oltre 110 milioni di euro di utili. Ed è la stessa azienda che non è stata in grado di risolvere il problema arsenico, come "spiega" il caso Velletri, analizzato in fondo a quest'articolo.
Viene il dubbio che 3 o 6 anni la deroga non venisse concessa in cambio di un programma d'investimenti per “rimediare”. Il dubbio lo conferma il ministro della Salute Ferruccio Fazio, che interrogato il 24 novembre alla Camera dei deputati dall'onorevole Armando Dionisi dell'Udc, ha fatto orecchie da mercante. Come se il problema non fosse di sua competenza. Come se, dal 2003 ad oggi, non fosse stato possibile intervenire. Come se non fosse stato il suo ministero, “con lettera del 2 febbraio 2010 l'Italia [a chiedere] una terza deroga per alcune forniture di acqua nelle regioni Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino-Alto Adige e Umbria. La richiesta di deroga riguarda il parametro dell'arsenico per valori di 20, 30, 40 e 50 μg/l, il parametro del borio per valori di 2 e 3 mg/l e il parametro del fluoruro per valori di 2,5 mg/l.”: “Ricordo in via preliminare che le funzioni inerenti alla gestione dell'acqua potabile sono attribuite dalla normativa vigente alle autorità locali e la competenza residua del Governo e del Ministero della salute è limitata soltanto alla fissazione di eventuali valori di deroga”, ha esordito il ministro alla Camera, scaricando su altri le responsabilità; “devo dire da questo punto di vista che le regioni si sono adoperate -anche con rilevanti impegni economici- ad avviare ogni iniziativa per cercare di risolvere il problema. Ad oggi, a seguito della nota direttiva della Commissione europea, ci sono alcune situazioni di non conformità che sono rientrate nel limite previsto dalla direttiva del 1998 a seguito degli interventi fatti nel frattempo e, invece, alcune situazioni di non conformità che stanno rientrando entro 20 milligrammi”, ha continuato, e questo è vero, come dimostra l'esempio lombardo che abbiamo raccontato. “Dunque, le iniziative del Ministero sono la collaborazione con le Regioni volta a stabilire programmi di attuazione relativi o alla installazione di dearsenificatori o alla richiesta di deroghe alla Unione europea, nonché altri interventi atti a garantire a tutti i cittadini italiani un approvvigionamento idrico adeguato”. La richiesta di nuove deroghe, una soluzione all'italiana che solo una pressante azione di lobby permetterà di far digerire a Bruxelles: “C'è stata una sottovalutazione del problema in linea generale -sottolinea Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente-. I funzionari italiani non s'erano letti la legge, perché sia la norma europea (98/83/CE) che quella italiana di recepimento (31/2001) dicono che la terza deroga deve avere l'approvazione dell'Ue. C'è stata inadempienza, e una sottovalutazione grave di un iter ben definito, che a un certo punto prevedeva un passaggio formale. Stiamo parlando di questioni legate alla salute dei cittadini. Chi doveva controllare l'attuazione del piano d'intervento, non lo ha fatto. Il cronoprogramma dell'intervento è stato presentato al ministero della Salute, che deve validarne la parte sanitaria. Le Regioni, invece, non hanno fatto i controlli nei confronti dei gestori. L'omissione è del gestore, delle Regioni, del ministero della Salute. È inaccettabile -conclude Ciafani- che Fazio dica 'Non lo sapevamo'”.
Lo sapevano eccome, invece, alcuni cittadini di Velletri (Roma), riuniti nel locale Comitato acqua pubblica. Alla qualità dell'acqua è dedicato un intero capitale del loro “libro nero delle acque” (nell'allegato 2), presentato a inizio novembre, nel quale fanno il punto sulle omissioni di Acea Ato2, una controllata di Acea, gestore del servizio idrico integrato nella cittadina laziale di 53mila abitanti: “La città di Velletri -come buona parte della provincia di Roma, capitale esclusa- è soggetta ad alti tassi di metalli pesanti nell'acqua distribuita per uso umano. In particolare esiste un superamento dei valori di legge per l'Arsenico, il Vanadio e il Fluoro. L'intossicazione cronica -ovvero l'assunzione anche a minime dosi per lunghi periodi di tempo- dell'Arsenico è una delle più conosciute cause di diversi tumori -scrive il Comitato-. Attualmente il limite di legge è di 10 microgramnmi litro, ma l'Oms e l'Unione europea stanno valutando la riduzione ulteriore di questo limite, portandolo a cifre vicine allo zero. Si tratta di un principio precauzionale assolutamente condivisibile. Ci troviamo di fronte ad una vera emergenza ambientale e sanitaria, che mostra con chiarezza come la politica delle deroghe serva solo a coprire il problema. I dati mostrano poi una evidente inadempienza da parte di Acea rispetto al programma di interventi che aveva presentato alla Regione nel 2008, quando ha chiesto ed ottenuto il decreto di deroga ai limiti di legge. Nel documento il programma di interventi prevedeva di risolvere il problema dell’arsenico in buona parte entro il 2009. L’unico intervento previsto per il 2010 riguarda il pozzo di San Pietro.
Il potabilizzatore per la 167, ad esempio, doveva essere terminato sei mesi fa; la potabilizzazione dei
pozzi di colle dei Marmi e gli interventi sul pozzo Poggidoro e sulla rete Vascucce dovevano -secondo il piano di Acea- essere consegnati alla fine dello scorso anno. Delle due una -conclude il dossier-: o gli interventi indicati sono stati realizzati e questo significa che non risolveranno il problema dell’arsenico, oppure le promesse sono rimaste sulla carta”.
Fonte: Altreconomia -articolo di Luca Martinelli - 25 novembre 2010
Allarme inquinamento a Sannazzaro
SANNAZZARO – Allarme al depuratore delle acque della Raffineria Eni: la fuoriuscita dalle vasche di “troppo pieno” di liquami oleosi sta caratterizzando in queste ore le condizioni dello scolmatore, lungo circa 400 metri, che porta le acque sino al torrente Razzolo e, da qui, al Po. Per bloccare in tempo le vaste chiazze oleose e schiumose l’Eni sta agendo con un mezzo aspiratore e con una decina di barriere assorbenti. Prima che le acque finiscano nel Riazzolo, l’Arpa sta effettuando analisi continuate. Il risanamento delle acque sta avvenendo in tempo e nessuna anomalia è sinora stata riscontrata alla foce del colatore Eni con il torrente.
Fonte: La Provincia Pavese - 30 novembre 20
giovedì 25 novembre 2010
Acqua vietata causa arsenico per 1 milione d’italiani
Roma, 24 novembre 2010 Comunicato stampa
175 milioni di euro per mettere a norma gli acquedotti fuorilegge in 117 comuni
rubinetti chiusi in 128 Comuni
“Il solito pasticcio “all’italiana”. Le deroghe dovevano servire ad affrontare e risolvere definitivamente il problema, peraltro noto, della concentrazione di alcuni inquinanti presenti nelle acque distribuite in alcuni Regioni e invece sono diventate l’ennesimo escamotage per non intervenire. Per fortuna ci ha pensato l’Europa a fermare il perpetrarsi di una pratica dannosa per la salute pubblica. Ora i Comuni coinvolti facciano quello che avrebbero già dovuto fare subito dopo aver chiesto la deroga, ovvero, informare la popolazione e mettere a norma gli acquedotti. Ma non generalizziamo, 59 milioni d’italiani non hanno alcun problema con l’arsenico nelle acque potabili e possono contare su un’acqua di rubinetto garantita, controllata e di qualità”.
Così il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani, commenta la decisione della Commissione Europea di non concedere la terza deroga ai comuni italiani dove l’acqua potabile contiene concentrazioni di arsenico di molto superiori al limite di legge (10 microgrammi per litro).
L’associazione ambientalista in un documento fa il punto della situazione su deroghe e possibili soluzioni, ricordando che su 157 comuni che ne avevano fatto richiesta per tre parametri (boro, fluoruro e arsenico), 128 non l’hanno ottenuta sull’arsenico perché hanno chiesto di innalzare la sua concentrazione nell’acqua dal valore stabilito di 10 microgrammi per litro a 30, 40 o 50 microgrammi per litro, mentre è stata concessa fino a un massimo di due anni a 92 comuni per il fluoruro, a 17 per il boro e a 8 per l’arsenico ma solo fino a 20 microgrammi, seguendo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
“Per rientrare nei limiti – ha aggiunto Ciafani – è sufficiente procedere ad interventi praticabili in pochi mesi, come è già avvenuto in diverse parti d’Italia. Infatti, nel 2003 le richieste di deroga erano state avanzate da 13 Regioni su 10 parametri mentre nel febbraio 2010 la richiesta di rinnovo inviata dall’Italia ha riguardato solo 6 Regioni (Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria) per tre parametri. Dunque – conclude Ciafani - la diminuzione delle richieste, sia in termini di territori coinvolti che di parametri dimostra che, con adeguati investimenti, è possibile uscire dalla deroga garantendo ai cittadini acqua potabile nel rispetto della legge”.
Legambiente ricorda che i comuni che hanno ottenuto la deroga dovranno mettersi in regola entro i prossimi mesi e in particolare nelle 10 aree in cui è stata rinnovata sono previsti interventi per oltre 175 milioni di euro, mirati ad abbattere le concentrazioni di arsenico, fluoruro e boro nelle acque e quindi ad evitare di dover ricorrere a nuove deroghe. Gli interventi prevedono o la costruzione di nuovi acquedotti per l’approvvigionamento di acqua da fonti che hanno valori di concentrazione delle sostanze inferiori a quelli previsti dalla legge, oppure la realizzazione di sistemi di trattamento e di miscelazione delle acque.
Le deroghe hanno una durata di tre anni con possibilità di essere rinnovate al massimo per altre due volte. Le prime due deroghe vengono decise dal Ministero della Salute mentre la terza deve avere il via libera da parte della Commissione europea.
Seguono tabelle
L’Ufficio stampa Legambiente
(06.86268379-76-53-99)
Comuni interessati dalle deroghe ancora vigenti
| Zona di fornitura di acqua (regione/provincia) | Numero comuni | Popolazione interessata | Valore massimo del parametro concesso dalla deroga |
| Campania | 14 | 457.944 |
|
| Napoli | 14 | 457.944 | 2,5 mg/l di fluoruro |
| Lazio | 78 | 461.539 |
|
| Latina | 1 | 1000 | 2,5 mg/l di fluoruro |
| Roma | 17 | 145.016 | 2,5 mg/l di fluoruro |
| Viterbo | 60 | 315.523 | 2,5 mg/l di fluoruro |
| Lombardia | 6 | 11.400 |
|
| Brescia | 2 | 3.000 | 15 μg/l di arsenico |
| Lecco | 2 | 1.300* | 20 μg/l di arsenico |
| Pavia | 2 | 7.100 | 15 μg/l di arsenico |
| Toscana | 19 | 118.961 |
|
| Arezzo | 2 | 9.622 | 20 μg/l di arsenico |
|
| 2 | 1.800 | 3 mg/l di boro |
| Grosseto | 1 | 100 | 2 mg/l di boro |
| Livorno | 13 | 105.431 | 3 mg/l di boro |
| Pisa | 1 | 2.008 | 3 mg/l di boro |
| Totale | 117 | 1.049.844 |
|
*valori massimi per la stagione estiva (turisti non residenti). Popolazione residente: 284
Fonte: elaborazione Legambiente su dati Commissione europea
Deroghe e interventi
| Parametro d’interesse | Importo interventi azioni correttive | Termine deroga | |
| Provincia di Brescia | arsenico | €5.813.000 | 2011 |
| Provincia di Lecco | arsenico | €220.000 | 2011 |
| Provincia di Pavia | arsenico | €54.000 | 2010 |
| Provincia di Latina | fluoruro | €9.438.400 | 2011 |
| Provincia di Roma | fluoruro | €33.299.629 | 2012 |
| Provincia di Viterbo | fluoruro | €24.000.000 | 2012 |
| Provincia di Arezzo | arsenico | €25.000 | 2012 |
| Provincia di Arezzo | boro | €400.000 | 2012 |
| Provincia di Grosseto | boro | €1.500.000 | 2010 |
| Provincia di Livorno, Pisa, Siena, Pistoia | boro | €101.106.120 | 2012 |
| Provincia di Napoli | fluoruro | n.d. | 2010 |
| Totale |
| €175.856.149 |
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Fonte: elaborazione Legambiente su dati Commissione europea
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