martedì 30 dicembre 2008

Mobilità sostenibile: il vaporetto a idrogeno di Venezia

Ne avevamo parlato oltre 2 anni fa, adesso è effettivamente partito il progetto del vaporetto a celle a combustibile a idrogeno per Venezia. Il vaporetto a idrogeno, già denominato Vision, fa parte del piano del Ministero dello Sviluppo Economico Industria 2015, relativo alla Mobilità sostenibile, e vede tra i partecipanti Fincantieri ed Ansaldo.

Vision, è a tutti gli effetti un mezzo elettrico alimentato a idrogeno ed elettricità fotovoltaica, prodotta dai pannelli sul tetto, che contribuirà a risolvere il problema dell’inquinamento in laguna provocato dai motori diesel convenzionali, ma anche alla riduzione dello spostamento d’acqua delle imbarcazioni (che danneggia le fondamenta dei palazzi della Serenissima). I tecnici hanno dichiarato che Vision “sarà silenzioso come una gondola”.

Il progetto beneficerà di un finanziamento totale di 12 milioni di euro (di cui 5 pubblici) su tre anni a partire dal prossimo febbraio. Dal 2012 inizierà la costruzione di 12 vaporetti che saranno consegnati nel 2013; il costo unitario previsto è di 2 milioni di euro a vaporetto. Vision potrebbe essere adatto sia per i navigli di Milano che per la navigazione lacustre in generale.

Da sottolineare che Vision rappresenta un’applicazione sinergica alla mobilità lagunare sostenibile dell’area veneziana, interessata da ulteriori investimenti innovativi. L’Enel, ad esempio, sta costruendo a Porto Marghera una centrale elettrica a idrogeno, nell’ambito dell’Hydrogen Park, che rappresenta una componente sostanziale della riconversione del polo chimico alle tecnologie pulite.

Fonte: Ecoblog martedì 30 dicembre 2008



lunedì 22 dicembre 2008

Le acque italiane sempre meno potabili



Acqua poco potabile quella italiana, infestata di pesticidi. Sono almeno 131 quelli trovati e nel 36,6% dei casi, le concentrazioni superano i limiti di legge delle acque potabili. Questi i dati 2006 contenuti nel dossier «Residui di prodotti fitosanitari nelle acque-Rapporto annuale, dati 2006» realizzato dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e reso noto oggi. I risultati del monitoraggio 2006, quindi, «confermano e rendono più evidente uno stato di contaminazione già rilevato negli anni precedenti». Per alcune sostanze, la contaminazione è molto diffusa e interessa sia le acque superficiali, sia quelle sotterranee di diverse regioni «e prefigura la necessità di interventi di mitigazione dell'impatto». In particolare, in Italia si impiegano circa 300 tipi di sostanze diverse, per un quantitativo complessivo di circa 150.000 tonnellate all'anno. I dati relativi al 2006 mostrano una contaminazione diffusa nelle acque superficiali, dove è stata riscontrata nel 57,3% dei 1.123 punti di monitoraggio, nel 36,6% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti previsti dalla legge. Nelle acque sotterranee, invece, sono risultati contaminati a diverso grado il 31,5% dei 2.280 punti totali di rilevamento, con il superamento dei limiti di potabilità nel 10,3% dei casi. Tra le contaminazioni più diffuse, secondo l'Ispra, «vi è quella dovuta alla terbutilazina, utilizzata in particolare nella coltura del mais e del sorgo. La contaminazione è diffusa in tutta l'area padano-veneta ma anche in alcune regioni del centro-sud».

Fonte: Il manifesto, 20-12-2008

Acqua, un diritto universale

Acqua, un diritto universale
di Emilio Molinari, Rosario Lembo

Il 10 dicembre 2008 è stato il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. Quale diritto umano è più universale, più naturale, più vitale, del diritto all'acqua? Eppure L'Onu, L'Ue, i G8, la stragrande maggioranza dei governi del mondo compreso il nostro, si rifiutano di dichiarare l'acqua come Diritto umano e si rifiutano di definire 50 litri di acqua di buona qualità per persona al giorno, come la quantità minima per vivere dignitosamente, così come afferma l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). L'Onu non si pronuncia e il suo Consiglio dei diritto umani nel marzo scorso ha rinviato di tre anni il rapporto sui diritti umani.

Ma nel nostro paese nessuno sembra indignarsi per questo. L'acqua è un Bene comune? Lo afferma il Compendio alla dottrina sociale della Chiesa, il Cnel sostiene che non è un prodotto commerciale e persino il ministro Tremonti dichiara che non può essere regolato dal mercato. Ma il 6 agosto il parlamento italiano ha votato la legge 133 dove all'articolo 23 bis, si fa obbligo ai comuni di privatizzare tutti i servizi pubblici locali, compresi i servizi idrici, dichiarandoli servizi di «rilevanza economica», in una parola l'acqua potabile diventa un bene economico la cui gestione è affidata al mercato. Inoltre, cosa vuol dire privatizzare tutti i servizi pubblici locali? E' lo svuotamento più clamoroso della funzione dei comuni e della democrazia. Cosa resta ai comuni? Gestire le paure dei cittadini? Vendere territorio, parchi e coste agli speculatori di sempre per fare cassa? Mettersi a giocare in borsa con i derivati?
Succede in Italia. E alla Lega vorremmo dire: che senso ha parlare di federalismo quando i beni comuni fondamentali dei territori, vengono consegnati a multinazionali? Privatizzare tutta l'acqua potabile del nostro paese è un terribile salto nel buio, è privatizzare la vita stessa dei cittadini italiani, giocarla in borsa, consegnarla al profitto privato, nelle mani di un cartello monopolistico di 4 multiutility (Acea- Iride- Hera-A2A) , di 2 multinazionali francesi Suez-Lyonnais des eaux e Veolia, di alcune banche come il Monte dei Paschi e a imprenditori come Caltagirone e Pisante. E' inutile girare attorno alle parole: le privatizzazioni, la legge 133, l'art. 23 bis sono una nuova tangentopoli italiana, la conferma che nel nostro paese la questione morale è completamente trasversale.
Succede in Italia, mentre il comune di Parigi toglie a Suez e Veolia il servizio idrico e lo riprende nelle proprie mani pubbliche, mentre paesi dell'America latina dichiarano nelle Costituzioni che l'acqua è un diritto umano e un bene comune pubblico. Mentre nella stessa Europa il Belgio dichiara con leggi che l'acqua è un bene comune da gestire come servizio pubblico, in Italia la politica nel suo insieme partorisce la legge 133 art. 23 bis. Eppure pochi sembrano indignarsi col governo che mette ai voti una simile legge e con l'opposizione che lo attacca perché non ha privatizzato con più decisione. Nessuno si ribella né scende nelle piazze o sommerge con una valanga di mail i propri partiti. Qualche sindaco ha un moto di dignità, protesta, oppone resistenza, qualche coraggioso giornalista denuncia con forza la gravità di quanto sta accadendo, ma l'indifferenza della società civile sconcerta. Per l'acqua potabile, nelle mani delle multinazionali o della criminalità organizzata, per l'aria di cui si vendono le quote di inquinamento, per le morti sul lavoro, il cibo, la privatizzazione delle Università e della conoscenza, per i grandi diritti universali, sociali e collettivi, non c'è indignazione, né mobilitazione, nemmeno tra i lavoratori, chiusi di fatto in una dimensione corporativa. Solo gli studenti, con la loro lotta si collocano in questo passaggio epocale che è la mercificazione dei beni comuni di cui la 133 è la concretizzazione.

L'acqua che pure è donna e madre, è fertilità, non suscita reazioni nei movimenti femminili e femministi, e come nei movimenti per i diritti degli omosessuali. Eppure il diritto negato all'acqua, discrimina chi non ha i mezzi per pagarla e è la negazione d'ogni civiltà. Il bene comune chiede a tutti di cogliere l'interesse generale, il contenuto che unifica l'intera comunità e la chiama alla partecipazione.

Ecco perché In occasione della giornata Mondiale dei Diritti Umani, come Comitato italiano per un contratto mondiale sull'acqua lanciamo un appello a tutti i movimenti, affinché condividano la nostra indignazione e lottino con noi. E' un appello che rivolgiamo anche alla Chiesa italiana e alle sue massime autorità che proclamano il diritto alla vita nelle scelte personali, ma tacciono sulla vendita obbligata del dono di dio e non denunciano il mancato riconoscimento dell'universale diritto sociale e collettivo all'acqua per tutti.

Chiediamo al Parlamento europeo che concretizzi i principi della risoluzione del marzo 2006 sul carattere pubblico dei servizi idrici, alla commissione europea affinché al 5° Forum Mondiale di Istanbul riconosca il diritto all'acqua e affidi all'Onu il Forum mondiale. Ai parlamentari italiani chiediamo un ripensamento sull'articolo 23 bis e un piano di investimenti pubblici per riparare le reti idriche e per finanziare progetti pubblici che portino l'acqua potabile a chi nel mondo non ne ha.
L'Onu nel 2006 ci ha informato che c'è una Crisi Mondiale dell'Acqua, che entro 30 anni il 60 per cento della popolazione vivrà al di sotto della soglia del conflitto idrico di 1000 metri cubi all'anno per persona, che il 48 per cento della domanda di acqua resterà senza risposta, che gli epicentri della crisi saranno: Cina-India, Usa, Mediterraneo, che 820 milioni di contadini oggi al livello di sussistenza verranno spazzati via e che 1 miliardo di profughi idrici si aggirerà disperata per il mondo.

Ma 4 Forum Mondiali dell'Acqua, presieduti dalle multinazionali Suez Lyonnais des eaux e Veolia, hanno impedito l'affermarsi del diritto umano all'acqua, l'Onu nel marzo di quest'anno ha conferito a un gruppo di imprese multinazionali utilizzatrici dell'acqua (Nestlè, Coca Cola, Pepsi Cola, Unilever, Levi Strauss, General Electric) il mandato di redigere un «Patto Mondiale per l'Acqua» che assieme al 3° Rapporto sui Programmi di gestione mondiale dell'acqua, saranno presentate come proposte per il 5° Forum Mondiale dell'acqua (marzo 2009 Istanbul) .

Tacere di fronte a queste scenari è un crimine, che ci rende tutti responsabili di aver firmato una cambiale per le prossime terribili guerre. Denunciare questa indifferenza è il modo migliore per onorare la Dichiarazione universale dei diritti umani .
E il Comitato italiano che ha partecipato alla manifestazione promossa da un Coalizione europea di venti e più associazioni impegnate a difesa dell'acqua che si è svolta il 10 dicembre davanti al Parlamento europeo, intende farlo con questo appello.
* Comitato italiano Contratto mondiale sull'acqua-Onlus (
www.contrattoacqua.it)

Fonte: Il Manifesto del 19/12/2008, articolo di Emilio Molinari, Rosario Lembo

mercoledì 26 novembre 2008

Cromo esavalente nella falda di Treviglio

Treviglio Carroccio contro Borghi: «Dall'opposizione faceva interpellanze preoccupate, ora minimizza».
L'assessore: dati non rassicuranti Cromo nell'acqua, la Lega accusa il doppiopesismo del sindaco


DAL NOSTRO INVIATO
TREVIGLIO (Bergamo) — Resta alto a Treviglio l'allarme per l'inquinamento. La terra intrisa di veleni continua a portare nelle case cocktail di sostanze chimiche disparate, frutto dei disastri provocati da varie industrie, tutte ugualmente tossiche e che navigano tra le falde dei pozzi. Concentrazioni nei limiti di legge, certamente, ma spia di una situazione che - per alcuni versi - invece di migliorare peggiora.
E' il caso dell'inquinamento da cromo esavalente che, dopo lo sversamento in una fabbrica di Ciserano, la Castelcrom, da otto anni si insinua nei pozzi di Treviglio. Nel 2001 la Regione avviò una bonifica, ma i risultati - al di là delle strumentalizzazioni di alcune parti politiche non hanno dato i frutti sperati e ora si stima che ci vorranno altri sette anni per liberare i nove pozzi di Treviglio da quel veleno notoriamente cancerogeno. Un sistema per migliorare rapidamente la qualità dell'acqua ci sarebbe: attingere più in profondità (come accade altrove), arrivando a cento metri e oltre (oggi alcuni pozzi di Treviglio si fermano a 40-60 metri). Ma questa soluzione si è arenata nelle pastoie della burocrazia (la legge richiede persino una valutazione di impatto ambientale) e ora è ferma sul tavolo della Regione. Per aggirare gli ostacoli ci vorrebbe quanto meno il riconoscimento del carattere di urgenza dell'intervento e per questo, dice l'assessore all'Ambiente del Comune, Alice Tura, è stato chiesto alle Regione di convocare subito una conferenza dei servizi.
Alle lunghezze della burocrazia si somma la contraddittorietà della legge sui limiti di cromo esavalente. Premesso che nell'acqua potabile non ci dovrebbe essere perché in natura non esiste, la normativa europea fissa limiti solo per il cromo totale (50 microgrammi per litro), che comprende il pericoloso esavalente ma anche il benefico (scherzi della chimica) trivalente. Per il cromo esavalente esiste un limite soltanto per i pozzi di spurgo scavati a fini di bonifica: 5 microgrammi per litro. Detto questo, sino all'inizio del 2008 Arpa e Cogeide (la società che gestisce l'acqua potabile) avevano rilevato in alcuni pozzi punte di oltre 20 microgrammi per il solo esavalente. «Ma - dice Patrizio Dolcini di Legambiente - a preoccupare ci sono anche altre sostanze pericolose, come i nitrati, presenti in percentuali altissime». Secondo i dati dell'assessore siamo a 25-26 milligrammi per litro (il limite è di 50). Questo inquinamento deriva dagli allevamenti di suini e bovini nei comuni circostanti, ma anche da fertilizzanti agricoli. Altri veleni sono stati prodotti da industrie (come la Farchemia o la Baslini) che con l'inquinamento del terreno hanno portato nei rubinetti perfino arsenico e sostanze farmaceutiche come i derivati delle benzodiazepine.
Alcune bonifiche sono in corso, per altre esiste solo un progetto. Il sindaco Ariella Borghi, che dal 2006 guida una giunta di centrosinistra, assicura che la situazione è sotto controllo, anche se l'assessore Tura mentre sfoglia le ultime analisi dell'Arpa dice che «i dati non sono rassicuranti». Critica, ovviamente, l'opposizione. Dice Patrizia Siliprandi (Lega): «Il sindaco quando era all'opposizione faceva interpellanze preoccupate, ora dimostra solo di essere un'irresponsabile.


Fonte: Corriere della Sera 25/11/2008


Acqua potabile di Monza


1. E’ tornato di moda bere l’acqua del rubinetto, ma che qualità ha a Monza? Le informazioni riportate dal sito web di Agam, integrate da altre sulla clorazione, mostrano al mese di ottobre 2008 un’acqua di buona qualità con presenza di elementi chimici al massimo del 50% rispetto ai limiti indicati dalla Legge in vigore in Italia.
2. Va detto, tuttavia, che ci sono sostanze (come l’arsenico) che non c’è l’obbligo di rilevare. E anche che i nitrati medi a Monza sono 25 mg/l, la metà dei 50 di legge, ma cinque volte il limite consigliato dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Bassa la presenza di solventi, media quella di trieline. Non rilevati per legge gli acidi aloacetici, "probabili cancerogeni" (B/IARC).
3. Il confronto con acque minerali in bottiglia si può vedere nel documento scaricabile qui sotto. Va precisato che queste possono avere per legge valori più elevati per le sostanze chimiche, cosa non sempre positiva. Inoltre, le bottiglie in plastica rilasciano piccole quantità di inquinanti aggiuntivi (il vetro no). Alla fine, sì all’acqua del rubinetto di Monza, ma con qualche riserva.

Analisi di Agam

Fonte: www.hqmonza.it (Comitato San Fruttuoso)

mercoledì 19 novembre 2008

11.000 borracce per bere l'acqua del rubinetto

Nei mesi di luglio e agosto Hera ha distribuito 11.000 borracce da riempire con l’acqua del rubinetto e utilizzare in ogni momento, al lavoro e nel tempo libero. Le borracce sono state distribuite a tutti i 6.400 lavoratori del Gruppo e ai clienti (circa 5.000) presso i principali sportelli aziendali. L’iniziativa, tesa a incentivare l’utilizzo dell’acqua del rubinetto e a favorire così la salvaguardia dell’ambiente, si inserisce all’interno dell’iniziativa Hera2O che ha visto l’azienda impegnata nell’installazione di erogatori di acqua di rete nelle proprie mense e negli uffici.

lunedì 20 ottobre 2008

Acqua del rubinetto alle mense delle scuole elementari

A tavola, nelle mense scolastiche, la bottiglia “confezionata” viene sostituita dalla caraffa con l’acqua del rubinetto. A partire da quest’anno scolastico, i Servizi Educativi del Comune di Varese hanno introdotto questa novità nel menu dei ragazzi delle elementari e delle media.
L’assessorato è da tempo impegnati in alcuni progetti con la finalità di sensibilizzare i bambini delle scuole dell’obbligo e le loro famiglie all’adozione di comportamenti quotidiani che favoriscano la salvaguardia dell’ambiente.
“A tal riguardo – spiega l’assessore alle Politiche educative Patrizia Tomassini (nella foto) - nell’ambito della ristorazione scolastica, oltre che prevedere l’utilizzo di moltissimi ingredienti provenienti da agricoltura biologica e chiedere all’azienda gestore del servizio di ristorazione scolastica l’acquisto di furgoni per la veicolazione dei pasti a basso tasso di inquinamento, si è deciso di servire nelle mense delle scuole dell’obbligo, a partire dal presente anno scolastico, acqua del rubinetto anziché acqua in bottiglia, sull’esempio di molti comuni italiani ( tra cui Milano, Roma, Firenze, Bologna, Venezia, Torino, Genova, Como). L’obiettivo che l’Amministrazione intende raggiungere attraverso questo progetto è di tipo educativo, in quanto mira a dimostrare che è possibile utilizzare al meglio le limitate risorse del nostro pianeta: l’utilizzo di acqua di rete permette di evitare l’impatto energetico e l’inquinamento derivante dal trasporto e il riciclaggio e/o lo smaltimento delle ingombranti e pesanti bottiglie di plastica”.
Il 28 maggio 2008 si è tenuta una Commissione Mensa per raccogliere il parere dei rappresentanti dei genitori e degli insegnanti su questa iniziativa. Vi hanno preso parte, in qualità di controllori dello stato igienico dell’acqua di Varese, il Dipartimento di Prevenzione Medico dell’ASL di Varese, il Distretto Socio Sanitario di Varese e Aspem in qualità di erogatore del servizio.
Entrambe le aziende, ASL e Aspem, verificano costantemente lo stato di salute dell’acqua; questa, come garantito all’assemblea, è di buona qualità igienica oltre ogni ragionevole dubbio. Inoltre l’ASL si è resa disponibile ad effettuare nel corso dei prossimi mesi, controlli analitici dell’acqua prelevata ai rubinetti da cui vengono riempite le brocche servite in tavola, al fine di verificare lo stato delle tubazioni interne della scuola.
Dal comune fanno sapere che "le analisi finora effettuate confermano che l’acqua dell’acquedotto non ha niente da invidiare all’acqua confezionata.
L’assemblea si è dimostrata largamente favorevole all’iniziativa e a settembre l’azienda gestore del servizio di ristorazione, Avenace Italia, ha fornito le brocche che i bambini hanno trovato in tavola".
L’acqua del rubinetto, aggiungono da Palazzo Estense, in caraffa sarà "servita" anche durante i consigli comunali e durante la giunta, al posto dell’acqua in bottiglia.

Fonte: Varese News
Mercoledi 1 Ottobre 2008 redazione@varesenews.it

SICCITA’: SCORTE IDRICHE AI MINIMI STORICI, MANCANO 2 MILIARDI DI METRI CUBI D’ACQUA

SICCITA’: SCORTE IDRICHE AI MINIMI STORICI, MANCANO 2 MILIARDI DI METRI CUBI D’ACQUA DOSSIER - ACQUA E AGRICOLTURA Occorre ridurre i fabbiso...